Home » Posts tagged 'morte'

Tag Archives: morte

Dormire, morire forse

Amleto, Sir Olivier
Amleto, Sir Olivier

Dormire, morire forse

Avete mai pensato di farla finita? Sì, di suicidarvi. Quattromila persone in Italia ogni anno si suicidano. Per motivi economici, perché sono stati licenziati (i nuovi grandi big killer figli della crisi e del lavoratore diventato numero e non più risorsa), per amore, per depressione, la madre di tutti i suicidi.

Si pensa di farla finita quando si è soli, ci si sente con le spalle al muro e nell’impossibilità di uscire da una situazione che ci fa sentire come topi in trappola, o meglio, io immagino spesso uno scorpione che è circondato dal fuoco e usa il suo pungiglione letale per uccidersi.

È la mancanza di capacità di vedere un futuro e nessuna via di fuga, la paura di perdere tutto e la depressione a far pensare a un atto estremo.

Oppure l’impossibilità di amare l’amata o dovervi rinunciare, per un errore del passato, per esempio. In L’età dell’innocenza, Daniel Day Lewis arriva a pensare a un intervento divino tipo fulmine risolutore per uscire dal blocco sentimentale che lo pietrifica.

La depressione, poi, ama il suicidio. Lo considera il suo capolavoro finale. Prima ti toglie le forze, poi le speranze, poi cerca di toglierti la vita. A volte ce la fa, soprattutto in chi rimane molto solo. spesso, per fortuna, no, e le persone si salvano, guariscono persino. Grazie ai medici, a un giusto mix di terapia psicologica e chimica e ai parenti e amici più vicini, alle persone che ti vogliono davvero bene, e che lottano per te e con te.

Mi diceva un’esperta che arrivano da lei molti manager e lavoratori licenziati o “accantonati” che parlano di suicidio. Lei ha il gravoso compito di individuare subito chi è davvero a rischio di farlo, perché per fortuna fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e molti pensano al suicidio genericamente, tipo “adesso mi ammazzo”, ma spesso e per fortuna, nonostante la disperazione o la depressione, l’istinto di conservazione prevale.

Certo che 4000 all’anno sono tanti. Si parla della fascia degli over40 per la crisi, ma ci sono anche tante donne rimaste sole, ragazzi…

Quello che deve farsi strada è la speranza. La speranza di rinascita. Se nel buio totale della disperazione e della solitudine si riaccende questa flebile luce puoi rinascere.

Ma per fare questo ci vuole l’aiuto, da soli, chiusi nella tomba della camera da letto, non ce la facciamo.

Allora, se stai pensando a cose brutte alle quali non avevi mai pensato, se sei soverchiato dai lutti, dalla mancanza di soldi, da un amore che sta morendo, dal lavoro che di colpo e senza preavviso da fonte di ricchezza e orgoglio diventa carestia e umiliazione corri subito da un amico vero, da chi ti vuole bene e chiedi di portarti da un medico, uno specialista della mente. Così ne uscirai.

Parlare, parlarne, scriverne, tu, noi tutti: questo è salvifico.

Te lo augura chi ha visto, sentito, ascoltato, provato le stesse sensazioni.

Allora…

Un abbraccio a tutti coloro che vorrebbero risorgere dai propri olocausti, perché hanno in loro già una piccola ma importante forza per farlo.

E da credente, una preghiera per chi non c’è l’ha fatta ed è scappato dalla vita: spero che il Signore, nonostante il gesto compiuto, lo abbia accolto in Paradiso, per “guarirlo” dall’inferno passato in terra. Amen

« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

Piccoli grandi orizzonti

image

Ognuno di noi ha i suoi orizzonti: io vorrei veder crescere felici i miei figli. Ma ho imparato in questi giorni che gli orizzonti possono essere grandi anche se piccoli e a breve termine.

Un uomo di 56 anni, un atleta, spera di entrare finalmente in unità spinale dopo mesi di intensiva, per poter forse recuperare piccoli grandi movimenti.

Un’anziana zia guarda suo figlio handicappato e spera che l’operazione le permetta forse di trascorrere un ultimo Natale insieme.

Un nonna stanca guarda con serenità i suoi tre nipoti consapevole che sono gli ultimi sguardi, ma in fondo il Signore ha voluto così. È così sia.

Siamo fortunati noi che oggi possiamo lanciare degli sguardi lontani sull’orizzonte. Anche se avvolti dalle lacrime

L’amore con le spalle al muro

20140629-111519-40519154.jpg

Niente trasforma le persone come l’amore. In termini di felicità, ma anche di disperazione. Gli amori travagliati, prima di arrivare alla fine della storia o a un nuovo felice inizio passano per momenti in cui lui e lei hanno le spalle al muro, si trovano cioè in una situazione di impasse emotivo così forte e bloccante da desiderare che un evento straordinario li liberi dal blocco, li stacchi dal muro del dolore dell’impossibilità.

Questa terra di mezzo è un muro, dove a un certo punto lui o lei, o,tutti e due, si ritrovano addossati, incapaci di reagire. L’impasse della situazione, in questa fase, è tale che due persone normali possono arrivare ad anelare un evento esterno e risolutivo, che le tolga dal muro dell’impossibilità di lasciarsi e al tempo stesso di proseguire, di non amarsi più o di amarsi fino in fondo. A volte arrivano a desiderare la morte.

La sala era buia e, sullo schermo, il protagonista guardava scendere la neve nel Cottage dove, solo qualche giorno prima, aveva amato la donna della sua vita. I suoi pensieri erano stati interrotti dall’irruzione sgraziata della moglie, che aveva iniziato a fare una serie di domande superficiali e di logistica inerenti alla loro avvizzita vita di coppia. Lui rispondeva a monosillabi, odiandola per aver interrotto i suoi ricordi e… Per esistere. Dio, ti prego, fai che succeda qualcosa, fai qualcosa che sì…… Mi liberi di lei! In sala, a queste parole, l’uomo si era sentito smarrito. A fianco aveva sua moglie, non la donna della sua vita che, in un’altra sala, in un’altra città, stava assistendo allo stesso film. In un misto di vergogna e di realizzazione, aveva capito che anche lui, non riuscendo a scegliere fra amore e dovere, si era sentito così con le spalle al muro da sperare nella morte decisa da un ente supremo dell’unico ostacolo alla sua felicità. Incapace di decidere di lasciare semplicemente la sua vita precedente e disperato per la vergogna di quel pensiero, aveva ripensato alla morte, ma alla sua, comunque risolutiva.

L’aereo volava sul Mediterraneo. Lui nelle prime file, lei in fondo, con un paio di occhialoni scuri che riuscivano a stento a mascherarne il pianto. Avevano appena passato insieme la settimana più bella della loro vita. Ma ora era finita, e lui doveva tornare alla realtà del suo matrimonio. Non c’era spazio per l’amore, solo per la vita reale. Così avevano consumato, piangendo, l’ultimo meraviglioso amplesso, e si erano detti addio prima di salire sullo stesso aereo. Mentre volava, si faceva in lui spazio una preghiera blasfema: Dio, ti prego, fai cadere questo aereo, decidi tu per me e poni fine a questo strazio. Era sincero, convinto e, in quel momento, disperato. All’aereoporto sua moglie lo aspettava. Lui le aveva sorriso, mentre una figura snella, alta, dai lunghi capelli e con un paio di occhialoni scuri, se ne andava sfiorandolo, forse dalla sua vita. L’aereo non era caduto. Purtroppo, aveva pensato. Ma era stato solo un lampo. La vita doveva continuare.

Daniel Day Lewis, protagonista dell’Età dell’innocenza, emblema della prima storia, sceglie di vivere con la moglie e rinunciare all’amore. Il suo destino sarà quello di una vita serena forse, ma senza amore vero. Chi lo seguiva in sala? Non sappiamo se sia ancora incollato a quel muro, abbia reagito scegliendo l’amore o deciso di vivere come l’attore il resto della sua vita.

Il protagonista della seconda storia è atterrato sano e salvo (e ne sono inconsapevoli riconoscenti i passeggeri di quell’aereo), ma aver pensato in modo così cinico e reale alla morte come via di fuga gli ha aperto gli occhi. Mi dicono che oggi vive con la donna dagli occhiali neri, che ha saputo aspettare. E che hanno molti figli.

L’amore ostacolato è una forza così dirompente che può creare una nuova vita o distruggerla sentimentalmente, sta a noi avere la forza di staccarci dal muro. Niente è così vicino alla morte della felicità come l’amore. E niente può provocare una resurrezione o un’agonia lunga una vita come l’amore. Tutti sopravviviamo a questi sentimenti, per fortuna la vita ci porta avanti senza gesti estremi (parliamo di gente normale, non di pazzi o criminali), ma la felicità può davvero morire o rinascere.

Il #necrologio ai tempi di #Facebook

20140501-195138.jpg

Oggi Facebook mi ha annunciato la scomparsa di una persona che conoscevo e stimavo. E non è la prima volta.

Ha un effetto strano. È come se ti arrivasse una telefonata che te lo annuncia, lo sgomento è lo stesso, ma la comunanza è immediata. Subito puoi chiedere notizie, può condividere dolore e ricordi, può farti partecipe del lutto altrui.

Mi ricordo quando se ne è andato mio padre. Volevo vivere nel silenzio assoluto, ma quei tanti post di amici mi hanno fatto davvero piacere.

Una cosa strana di Facebook è che i profili, anche quando i loro titolari se ne sono andati, rimangono nel web. Aleggiano nella rete, ogni tanto fanno capolino. E ci ricordano chi eravate, anche se non postate più.

Conosco un uomo buono e innamorato che ha perso sua moglie, una nostra amica, che non ha chiuso il profilo dell’amata, anzi.

Ogni tanto scrive qualcosa, come se le portasse dei fiori. E lo fanno anche gli amici.

Ecco, portiamo i nostri fiori ai nostri amici e cari che se ne vanno. Basta un post, anche su Facebook

Nella miniatura, Giuseppe di Arimatea raccoglie il sangue di Gesù nel Graal. Papà, mamma, Roberta, Riccarda, riposate in pace. Insieme

@anpellizzari

Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e uscirà in tutte le librerie il 21 novembre 2019.

Premax Shop