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Il Poke e i linguaggi segreti degli amanti

poke

Sapete che cos’è un Poke? No? Benvenuti fra i non pochi frequentatori di Facebook come me che non lo sapevano. Non perché il Poke sia un mistero (esiste da quando esiste il social più famoso), ma perché viene usato poco recentemente e dopo un successo iniziale, almeno sembra da noi in Italia, se non da certi “addetti ai lavori”, per esempio gli amanti.

Il Poke è una manina (vedi foto) che per me rappresenta una ditata sulla spalla, della serie ehi ciao, ma anche ehi ci sono, oppure ehi chiamami. Esiste una sezione nei comandi di Facebook (che non ricordo neanche più dove sia) dove tu puoi scegliere a chi mandare un poke. Insomma, un modo per approcciare o per ricordare in maniera mininvasiva che esisti a qualcuno.

A parte che c’era già il grande Totò che usava una sorta di poke reale per disturbare il suo interlocutore: ricordo come toccava continuamente col dito l’antipatico di turno per fargli perdere la pazienza, e come ci riusciva bene.

Il poke nella realtà, cioè se lo usassimo fuori dal virtuale per approcciare una donna, penso rischieremmo uno schiaffone o comunque un viatico per il due di picche. Ve la immaginate la ditata sulla schiena con un “scusa posso presentarmi?”…

Il poke comunque è stato oggetto di recente dibattito, non solo sulla mia bacheca di Facebook, e tanti hanno chiesto: ma a cosa serve? Nell’epoca delle faccine credo poco generalmente, mentre resiste il mitico dito Ok alla Facebook. Se vuoi attirare l’attenzione di qualcuno nel messaggio non ci metti un dito ma un fiore, un cuore, al massimo la manina.

E allora a che serve? Sembra serva soprattutto agli amanti, mi hanno raccontato/confessato alcuni adepti della cosa, o almeno a quelli che hanno rischiato come minimo una volta di essere scoperti dai rispettivi “ufficiali” via chat.

Tutti gli amanti si scrivono in chat, e lo fanno spessissimo: c’è chi usa messenger, chi whatsapp, persino qualcuno instagram. Bacini, bacetti, cuoricini, fino alle foto spinte e alle porcate irripetibili (beati gli amanti che si divertono anche così, sesso H24).

Il problema è che scripta manent, e basta un attimo di distrazione perché quella scatola nera della nostra vita che è il telefonino cada nelle mani sbagliate, senza contare che se la nostra password è la data di nascita o 12345, prima o poi, non ci sarà neanche bisogno di sottrarci il telefono per farsi gli affari nostri, e poco conta che sia un reato… Un marito sospettoso o, peggio, una moglie con dei dubbi, dei risvolti penali di quello che fa nel guardare la posta degli altri in quel momento non interessa nulla, vuole sapere dei risvolti “penieni”, anche a costo di improvvisarsi detective.

Quindi gli amanti che usano il poke (più discreto di uno squillo di telefono o di un messaggio in lettere più o meno chiare, tipo “ci sono”… vallo a spiegare quel “ci sono” poi) pare siano quelli più scafati o che si sono già presi uno spavento perché quasi scoperti, ma sono sopravissuti alla fatidica domanda: “chi è questo qui/questa qui che ti manda il cuoricino?”, ammesso che abbiate avuto la fortuna che fosse un cuoricino e niente altro di più esplicito…

Questi sopravissuti all’incidente potenzialmente letale per il matrimonio e simili, forti dello spavento e della lezione impartita, dunque si sarebbero fatti molto più attenti.

Le loro comunicazioni fra amanti sono diventate più accorte, mi racconta per esempio Anna, 41 anni, amante da un anno, sposato lui sposata lei. E dato che è impossibile per gli amanti, visto il tempo a disposizione, parlarsi sempre al telefono (per esempio di notte), i nostri amici (quanti ne conosciamo, e quanti di noi sono stati amanti!) hanno dovuto industriarsi.

Così rieccoci con il poke, messaggio poco capibile per gli eventuali osservatori scomodi, qualcosa di non leggibile immediatamente e chiaramente (al massimo vi beccherete la domanda: chi è questo qui che ti manda un dito? Alla quale la stragrande maggioranza risponde boh, sarà un errore) ma subito traducibile per il linguaggio segreto degli amanti.

Ed ecco che poke allora diventa “sei libera”?, “puoi parlare, chiamare?”, oppure, per i più sgamati significa “Vai di là”.

Vai di là di solito è una mail con nome finto che i due amanti si sono scambiati per passarsi soprattutto fotografie di un certo tipo, un classico dell’amantato. Ma pochi usano questo metodo perché, mi spiega sempre la mia amica Anna, la mail non è una chat, può andar bene se foto e messaggi te li vuoi tenere o li leggi in un secondo tempo, ma vuoi mettere col bello della chat che ha il dialogo immediato e che ti infiamma sempre di più? Allora meglio qualcosa tipo Telegram.

Telegram? In effetti, quando i miei amici (non solo Anna) mi hanno fatto scoprire questa chat tempo fa, mi sono detto: beh, sembra fatta apposta per la segretezza. Ha un codice aggiuntivo per entrarci (o l’impronta del dito, comodissima se hai il telefono con questa opzione), puoi iniziare una conversazione segreta con lei o con lui che ha un timer di autodistruzione che imposti (va da pochi minuti a ore e giorni) e che cancella, udite udite, non solo quello che hai scritto tu sul tuo telefono, cosa che gli amanti dovrebbero già fare di deafult per far sparire le tracce compromettenti (ahia, quante dimenticanze…), ma anche dall’altra parte sparisce istantaneamente tutto, cioè sul telefono di chi riceve i tuoi messaggi. E non credo siano molte le chat che consentono una cancellazione totale bilaterale timerizzata del genere, ditemi voi se sbaglio.

Quindi la sequenza dell’amantato 2.0 sarebbe il poke e poi ci si trova su telegram o in altri lidi, se non vogliamo avere neanche le notifiche (criptate in questo caso) che ci avvertono di un messaggio.

Il poke dunque sopravvive, almeno nei racconti di chi ha voluto confidarsi sul suo uso “promiscuo” (termine ironico, sapete quanto sia indulgente sul sesso e sulle storie parallele…), fra gli amanti delle chat e non solo.

Ma in effetti da noi sembra che pochi lo usino e lo conoscano o, forse, hanno smesso di usarlo dopo i primi tempi, per comodità o prese più… dirette.

E nonostante il fatto che i numeri degli amanti rappresentino un “mercato” potenziale enorme: secondo le stime, immagino per difetto (non si risponde volentieri a certi sondaggi, o forse non si dice sempre la verità, come con le domande sul sesso tipo “quanto duri” o “quanto ce l’hai grande”), il 60% degli uomini ha tradito almeno una volta e lo ha fatto anche il 50% delle donne.

Io però tutti questi poke da amanti non li vedo. Ma forse perché non vanno fatti vedere… Il codice del silenzio è condanna e insieme salvezza (e tensione erotica, why not) di due non liberi che si amano.

Che ne pensate? Voi usate il poke? E perché?

Sincerely yours

Il circo dei profili su Facebook 

Alla soglia dei fatidici 5000 amici (più i 1500 followers della pagina dedicata al mio blog) posso stilare una sorta di elenco di profili tipici di chi solca le bacheche del social più usato nel nostro paesiello, Fra amici dai caratteri diversi, amici attivi e silenti, conosciuti nella realtà o in chat, bannati o esclusi dalle mie schiere, motu mio o proprio. 
Sapete che mi piacciono i riferimenti storici da nobile decaduto, e quindi ne faccio uno, con riferimento alla foto: chi vedo su Facebook mi ricorda il Circo Volante del Barone Von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca della prima guerra mondiale. Un circo di aereoplani variopinti, pilotati da assi in qualche aspetto dei social, ma anche da principianti (nonostante la militanza) destinati a essere spesso abbattuti, in bacheca o in chat. 
Ma passiamo ai profili. Ah: non vogliatemene, sto anche un po’ scherzando. Anche….

Il mattatore (maschio)

Un presenzialista. Passa molto tempo su FB, legge tutto e commenta tutto, anche in modo sagace, dalla politica alle foto femminili. Non è che nella vita non fa un cazzo, ma è in genere molto solo. FB è una sorta di bar dello sport ma anche una fidanzata in attesa di una reale.

“voglio ma non posso” (femmina)

Sfoggia spesso un’immagine-foto falsa della donna che vorrebbe essere, di solito sensuale e spregiudicata, ma nella vita lei è una morigerata, tutta casa e chiesa. Sfoga però la sua grande passionalità sopita attraverso commenti e immagini che trasudano sesso. Se usa la sua immagine vera, fa un mix fra cose serie e immagini artistiche passionali. Ogni tanto concede qualche foto ammiccante. In chat è oggetto delle attenzioni dei morti di figa che hanno annusato la sua voglia repressa di scatenare la sua passionalità, ma lei scarta i trogloditi e ne sceglie uno di spasimante, con il quale ha lunghe conversazioni che travalicano l’erotico, ma che non si concretizzeranno mai in un incontro. Vuole ma non può: famiglia, paura, sensi di colpa. Il fuoco che le arde dentro prima o poi si spegnerà per mancanza di orgasmi.

Il grande cuccone (maschio)

Lui sta su FB per farsi più donne possibili. Attenzione: non è un morto di figa. Il morto di figa non ha metodo: manda cazzi in chat alla terza frase, ha un repertorio di parole elementare e spara nel mucchio con la speranza di coglierne una a casaccio. No, il grande cuccone studia le bacheche degli altri, maschi e femmine, rubando e copiando frasi e foto che ne mettano in risalto l’immagine. Quale immagine: la più appetibile possibile per la donna di turno. Così, come un camaleonte, passa dal romantico al macho, dal Misterioso al trasparente come l’acqua a seconda della preda. Un vero lavoro il suo su FB. 

L’intellettuale zoppicante (maschio e femmina) 

si distingue per saccente presenzialismo o distanza che utilizza per distinguersi dalla folla di FB, della quale non può fare a meno ma che disprezza più o meno velatamente. Tende a circondarsi di followers festanti che non sanno fare altro che dirgli mi piace bravo sei la migliore. I dissidenti li tollera massimo per tre post, poi li banna. Maitre a penser di se stessa/o non condivide, mette pochi mi piace (se non hanno il pane dategli brioches) e tenta sempre di essere originale e in controtendenza. Quindi se tutti dicono bello quello, lei o lui dicono, come minimo, “deja vu”. Trattasi spesso di zoppicanti onanisti del proprio io.

Il rompipalle (maschio)

Nella vita reale è anche una persona per bene ma, una volta scoperto FB, il troll che è in lui ha il sopravvento. Educato e sottomesso alla moglie dal vivo, si sfoga sulle bacheche altrui cercando di provocare zizzania anche se si parla del meteo. Fastidioso, saccente, insultante, quando si accorge che lo stanno bannando in troppi fa il leccaculo, soprattutto con le donne, in media più comprensive. Ma prima o poi offende anche quelle. 

La maestrina (femmina)

Sa tutto lei. Ha sempre ragione lei. Ed è destinata a insegnare agli altri come si vive veramente bene. Seguitissima e perfetta su FB, nella vita reale ha pagato il suo know how con grandi facciate contro uomini che non se la meritavano. Vive in singletudine inframmezzata da tentativi di partnership, che spesso si riducono a incontri sessuali o non incontri. Rischio zittellaggine alto. 

L’animalista (maschio e femmina)

Che siano gatti, cani o lombrichi, l’animalista ha da tempo sostituito l’uomo (e spesso i suoi attributi) con uno o più animali che riempiono la sua bacheca. Foto del gatto che lecca, che gioca, che piscia e che fa la cacca. Il tesorino di mamma esonda dalla bacheca dell’animalista ed è più importante di ogni forma di vita umana. Solo la maniaca dei figli può superare la densità di peli di gatto o bava di cane del soggetto in questione. Che raggiunge l’orgasmo solo quando versa l’otto per mille al veterinario. 

La vegetariana kabulista (femmina)

Si sa I musulmani pensano che il maiale sia impuro. Per lei questo è nulla: perché conduce una personale jihad contro qualsiasi persona che, come dice, si ciba di cadaveri di poveri animali. Ebbra di tofu e di altre prelibatezze che sanno di cartone, è incazzata nera col mondo per mancanza di proteine animali e pronta a insultare e polemizzare con chiunque osi mangiare un moscerino inavvertitamente inghiottito andando in moto. Per farsela, se ne avete il coraggio, niente vino. Una bella insalata e sarà alticcia e disponibile, basta condirla tanto. 

Il bombardiere (maschio) 

Sta su FB tutto il giorno. Posta in continuazione le cose che gli piacciono: calcio, donne, paesaggi, scarpe, culi. È un feticista di FB è dei social, e non condivide mai meno di dieci cose di seguito, a volte interessanti, a volte onanistiche. Per restargli amico dovete sopportare il suo continuo presenzialismo ma… se non ci fosse lui, che vuoto in bacheca. Mi ci riconosco un po’ nevvero?

Il guardone (maschio e femmina)

Guarda e non commenta. Legge tutto ma non scrive. Qualche mi piace, qualche fugace condivisione. Nella vita, uomo o donna che sia, è di quelli che a tavola sta zitto e ascolta. Vive attraverso la vita degli altri. Ogni tanto ne trovano uno morto in casa, ma dopo settimane, perché non lo cerca nessuno. Su FB è come se non ci fosse, ma la vita degli altri gli tiene compagnia. 

La figa di Facebook (femmina)

In costume. In abiti succinti. In atteggiamento ammiccante o provocante. Lo sguardo maliardo e penetrante. Il profilo? Ce l’ha solo lei, quindi è sprezzante. Se le chiedi l’amicizia ti chiede in chat: chi sei? Ci conosciamo? Come nasci? Ma se metti le poppe al vento, non è perché vuoi essere contattata? No, la sua patata d’oro la mostra solo al visconte di Cambronne: e merde alor! (Waterloo)

Lo scrivente (maschio e femmina)

Sembra che su FB siano tutti scrittori. Chatta un pochino e ognuno ha un libro nel cassetto e, se scopre che sei un addetto ai lavori, rompe subito i coglioni perché tu lo legga o gli passi dei contatti che lui o lei ritengono fagioli, ma che sono frutto di decenni di esperienza e preziosissimi. Questo se è alle prime armi. Se si ritiene già fatto e finito, scopri che ha pubblicato due robe con l’editore più famoso in Bangladesh. Pontifica sprizzando disagio e ispirazione a ogni post, e ama farsi ritrarre con libri in mano fra tamerici e coccole aulenti. L’italiano sarà anche corretto, non è questo che uccide i suoi scritti. È la noia. 

Il morto di figa (maschio)

Non legge, guarda le figure. Ti chiede se sei sposata perché non ha neanche letto, sotto il tuo nome, che sei sposata. A volte non guarda neanche di dove sei, perché alla peggio se ci stai a fare un po’ di chat sessuale basta una mano, non occorre guidare. Il suo repertorio? Ciao sei bellissima. Seconda frase: ci vediamo? Terza frase: ti manda il suo uccello.

La salutista naturista (femmina)

Noi ai vaccini, provocano malattie. La polmonite si cura col polline delle api del Kilimangiaro. L’antibiotico va bene ma prendine una sola pastiglia perché altrimenti i batteri diventano resistenti. Il bidet si fa solo con l’acqua distillata. E il vibratore deve essere di frassino, altrimenti ti viene l’allergia al clitoride. I farmaci, comunque, sono un complotto delle case farmaceutiche che hanno provocato l’11 settembre per vendere aerosol contro la polvere. 

Il ripetitore (maschio e femmina)

Il suo repertorio è quasi pari al morto di figa, solo che per lui il bene primario su FB non è la figa ma il numero di amici. Che cerca di ampliare o di mantenere a suon di che bello, hai proprio ragione, non potevi dirlo meglio, approvo ogni singola parola. Non è leccaculo, è solo limitato. E soffre di solitudine. Siate magnanimi.

” vi lascio” (maschio e femmina)

Basta con FB mi ha stufato. I dibattiti diventano scontri, non condividete mai le mie cose, mi fraintendete, ho deciso di chiudere il profilo mi spiace solo per pochi amici ma questo mondo virtuale è pieno di incomprensione brutta gente cattivi. Ce l’ho detto alla maestra ma mi ha detto di tornare al banco e di non rompere i coglioni. Allora me ne vado, chiudo il profilo, addio! No dai resta! Ok resto 

To be continued…

Ogni riferimento a persone o fatti non è casuale 
Sincerely yours 

Facebook e i segnalatori di capezzoli

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Facebook non sopporta i capezzoli. Me ne sono accorto perché è molto tollerante sulle immagini di seni di donne più o meno scoperti e altre amenità ma guai a vedere un lembo di areola, ti blocca subito.

O meglio, ti blocca se un segnalatore (o segnalatrice: mi dicono che sono di più le donne) seriale ti piglia di mira. Ci sono persone anche molto strane sui Social: guardoni, spie, ricattatori in erba, hacker fai da te, segaioli, zitelle inacidite, secchezze vaginali precoci, aviopeniche frustrate, semplici invidiosi.

In un certo qual modo sono gli omologhi dei troll su Twitter: solo che sul Social da 140 battute ti insultano (mi ricordo quello che voleva fossi buttato nelle foibe perché non sono stalinista e sostenevo i Marò), quindi anche se sgradevoli sono almeno attivi e agiscono allo scoperto. Su Facebook sono tendenzialmente delatori, spie anonime, segnalano contando sul segreto (non esistono segreti sul web, poveri illusi: chiedete alla polizia postale e agli avvocati), segnalano magari foto a decine in gruppo, giusto per pescarne una, nella massa, che fb non digerisca. Vigliacchetti certo, ma intendiamoci, purtroppo trovano qualcuno che gli dà retta.

L’ultimo che mi ha segnalato è probabilmente un maschietto che si è inviperito per un mio articolo che pigliava in giro la pochezza di certi uomini nel trattare le donne, poco avvezzi a un corteggiamento decente e con una visione della coppia da t-rex.

Questi tizi sono tutti uguali: prima lanciano accuse di qualunquismo e di fame di audience da parte mia (come se un giornalista o chiunque scrivesse in pubblico lo facesse allo scopo di non essere letto…) e poi, non avendo frecce concrete al loro arco per reggere un confronto pubblico decente ma in compenso una grossa coda di paglia, passano agli insulti e alle segnalazioni. Ominicchi e donnine da bannare subito, da querelare nel caso (non c’è niente di più educativo per questi che pagare risarcimenti e spese legali per imparare certe lezioni sul web: ormai ci sono avvocati specializzati in questo).

Anch’io ho segnalato qualche volta e vale la pena segnalare, è uno strumento utile: scene di violenza, brutali… ho segnalato una pagina di bestemmie: Niente, è ancora lì, rientrava negli standard di accettabilità del Social. Mentre i capezzoli guai, persino una mamma che allattava è stata bloccata, mi raccontano. Mentre vedo che culi (certi meravigliosi, lo ammetto, infatti non li segnalo) e varie passano inosservati, persino scene di amplesso come foto di profilo resistono per periodi anche lunghi, riapparendo fra le proposte di amicizia. Insomma non si capisce il concetto di pornografia di fb, capezzoli a parte. Quelli mai.

Un’altra cosa inaccettabile del blocco su Fb è il contestuale blocco della chat. A me non me ne frega nulla che messenger sia di vostra proprietà! Posso accettare un blocco della mia bacheca che è visibile, ma la chat sono cazzi miei e di chi mi scrive. Anzi peggio! Gli amici mi possono scrivere ma io non posso rispondere, facendo la figura dello stronzo. Non è molto in linea con la New WAY of worldwide communication del fondatore, mi pare.

Idem per le pagine aggregate al tuo profilo Facebook, come quella che illustra questo blog: bloccata anche quella. Eh no, qui ci voglio strumenti di ricorso e appello più seri e veloci, altrimenti siamo tutti in balia dei segnalatori compulsivi!

E i gruppi? A parte la peculiarità del fatto che uno ti può iscrivere A un gruppo di default senza chiederti il permesso (così se non te ne accorgi magari rimani per mesi iscritto ai fan della squadra avversaria o peggio… No peggio è impossibile), quando sei bloccato possono iscriverti e tu non ti puoi cancellare! Lo hanno fatto a me iscrivendomi a una sorta di hot line e annunci sexy (interessante… Scherzo! Cancellata).

Insomma caro Facebook, sei uno strumento magnifico, quasi perfetto. Ci hai fatto piangere col filmatino dei ricordi. Ci salvi dalle figuracce di non ricordarsi un compleanno o il nome della fidanzata nuova del tuo amico. Hai salvato dalla solitudine milioni di destinati ad adottare milioni di gatti, hai fatto trombare (virtualmente e non) milioni di chattatori notturni, hai permesso il sesso virtuale urbi et orbi (si sa che a farsi certe cose si diventa ciechi), ci hai reso le star de noialtri e creato il più bel bar dello sport digitale… Non mi cadere su due capezzoli!

Sincerely pro Facebook

Gli uomini su Facebook

Ci sono gli uomini veri, i mezzi uomini, gli ominicchi, i ruffiani e i quaqquaraqquà. Trovo che questa meravigliosa citazione de il Giorno della civetta calzi a pennello per descrivere le varie tipologie di uomini che frequentano Facebook e i social in generale. Vediamo come li vedo io.

I VERI UOMINI
Come dice don Mariano nel film (un bravissimo Lee j. Cobb) i veri uomini sono veramente pochi, anche su Facebook. Essenzialmente sono persone normali, educate, corrette. Non praticano la pesca a strascico con le donne ma, essendo uomini, non disdegnano il mezzo per corteggiare, se rimangono “colpiti”. Seguono il bushido. In particolare due regole:
1. L’uomo vero coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. Lo fa soprattutto con le donne e i fanciulli.
2. Vi è un solo giudice dell’onore: te stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.
Persone apparentemente semplici, ma decise e coerenti, anche nell’ammettere gli errori. Una rarità. L’uomo vero Vi corteggerà con discrezione, educazione ma ferma intenzione. Di scoparvi? Perché, è sbagliato? Ma non solo per quello, il vero uomo si annoia con le stupide e apprezza l’intelligenza, che ritiene erotica.

I MEZZI UOMINI
Mezzo non è una parola che mi piace, io non ho vie di mezzo. Ma, visto il panorama degli uomini che frequentano i social, essere per metà uomo è già molto. Significa, nell’approccio con voi, avere un pari mix di forze e debolezze che vi può piacere. Attente però alle debolezze. Posso ammettere che un uomo, passati i 40 anni, si sia strutturato nelle sue manie e abitudini, ma non può essere una sorpresa per voi esagerata, cioè rivelarsi totalmente diverso da quello che propone in chat o in bacheca. Insomma, un buon partito se le zone d’ombra non prevedono l’incapacità di amare veramente qualcuno oltre a se stesso.

GLI OMINICCHI
Leoni in bacheca, tentennanti nella realtà. Il classico ominicchio è quello che vi corteggia focosamente in chat, tutto belle parole e audacia, e poi, al momento del primo incontro, si sgonfia come un pallone. Non sa decidere dove portarvi e chiede a voi. Parla poco, si intimidisce. Spesso non quaglia. Saltargli addosso voi? Non lo trasformerà in una categoria superiore. Non fatevi prendere dal “io lo migliorerò” tipicamente femminile: un ominicchio è per sempre.

I RUFFIANI
Sono pronto a tollerare e forse compatire l’ominicchio alle prese con una Superdonna, ma il ruffiano no. Il ruffiano è un serpente, e più è bravo e più voi ci cascherete. Corteggiatore bugiardo, di solito nasconde terze e quarte famiglie, vi blandisce sapendo che poi vi ferirà, lecca la vostra mente per leccare il vostro corpo. Voi non contate nulla: conta il portarvi a letto, le vostre conoscenze, i vostri soldi, magari solo la vostra casa in un bel posto di villeggiatura. Il ruffiano vi porta in alto per togliere la mano di colpo. Diradatosi l’alone di profumo, vi renderete conto che era solo smog. Diffidate dai leccaculo cicisbei: possono dare piacere in chi è a corto di complimenti e attenzioni da tempo, ma è solo eroina tagliata male.

I QUAQQUARAQUÀ
I più pericolosi. Sono un mix degli uomini precedenti. Camaleontici, si presentano come veri uomini, si rivelano a breve termine mezzi, pensano come ominicchi, agiscono spesso come ruffiani, ma sono vuoti dentro. La loro caratteristica è l’esagerazione: ti amo e non sono minimamente innamorati. Ti sposo e sono single irrecuperabili. Voglio dei figli da te e non terrebbero neanche un cane. Siete la più sexy e poi non gli tira. Bidonano spesso. Sono bugiardi perché per loro mentire è la verità. Sono senza onore, soprattutto con voi. Scappate subito.

Auguro a tutte voi un uomo vero

Sincerely yours

Donna, single e con figlio: perché gli uomini scappano

i figli degli altri? Una potenziale condanna per alcuni
i figli degli altri? Una potenziale condanna per alcuni

Sei bella, intelligente, single ma hai un figlio o più figli da una precedente relazione? Ci sono uomini che non ti frequenteranno mai solo per questo. E non importa se i tuoi figli sono grandicelli e hanno la loro vita (a meno che non siano sposati pure loro): anche un maggiorenne ancora economicamente dipendente dalla mamma è uno status insormontabile per molti uomini.

Questa riflessione nasce da una domanda di un’amica, che ha iniziato a chiedersi se il deserto di pretendenti seri (quelli per scopare non saranno mai un problema vero?) che la circonda (e circonda molte donne come lei, assolutamente appetibili) non dipenda dal fatto che ha un figlio.

Mi dice, giustamente: perché uno dovrebbe evitarmi solo per questo? Mica mi deve sposare? Mio figlio è indipendente, studia e ha ormai la sua vita fuori da casa, anche se ci dorme ancora. E trova assurdo che un uomo non inizi neanche una relazione per questa presenza incomoda.

Sembra assurdo, in effetti, che un uomo possa decidere a priori di non frequentare una bella donna, sola e disponibile, solo perché ha un adolescente o un maggiorenne che gravita, per quanto poco, ancora nella sfera della mamma, ma non lo è.

La prova che spiega la mentalità maschile anche in questo frangente? Ancora una volta Facebook usato come social per cuccare e selezione del personale femminile.

Facebook viene usato da molti uomini per cuccare perché risponde al primo desiderata di ogni uomo: non perdere o investire troppo tempo con una donna per portarsela a letto.

Ecco perché la selezione avviene in fretta: si parte dalla foto, hai un bel viso non hai un bel viso. Poi si cerca il corpo, foto in costume, vestiti succinti: sei figa non sei figa. Poi si cercano atteggiamenti sexy, anche larvati: occhiolini, lingue fuori, scollature in bella mostra fino ai più audaci. Poi si passa in chat. Pochi si prendono la briga di leggere le informnazioni se non per sapere anni (poche li mettono) e ubicazione territoriale. Se ci sono foto di bambini, soprattutto piccoli ed è chiaro che non sono nipoti, si passa a un’altra.

Se invece l’uomo scopre durante la chat o le prime telefonate, anche se la cosa si fa interessante, che esiste un figlio, non lo vedrete più. Di solito la sequenza è questa, dopo un po’ che chattate: che lavoro fai (così si fa un’idea della vostra disponibilità di tempo ed economica, evitiamo quelle che hanno bisogno di soldi)? Sei separata-divorziata (per alcuni uomini questo ha una valenza erotica: chissà perché gli uomini in genere pensano che le ex siano più disponibili e generalmente più porche… strano ma è così)? Hai figli? E qui casca l’asino. Piccoli uguale fuga precipitosa: una palla al piede. Medi adolescenti oddio dovrò sorbirmi i suoi problemi, almeno raccontati. Adulti ma dipendenti economicamente? Ce ne scampi Iddio: fintamente autonomi chissà quando se ne andranno, cosa pretenderanno e come minimo entreranno in casa mentre tu la stai inseguendo nudo per il corridoio…

Altro problema: il tuo ex. Se ci sono figli quanto gravita nella tua vita? Paga gli alimenti o è insolvente? È un rompicoglioni? Vi siete lasciati bene o male? Insomma, un quarto incomodo oltre al figlio… Ma chi me lo fa fare? Per una scopata? Passiamo alla prossima.

Ma anche se l’ex non esiste No, meglio neanche iniziare una relazione così. E’ una perdita di tempo. E’ un rischio inutile di guai, problemi, rotture di palle. Sì, sei bella e anche simpatica, ma passiamo alla prossima. Se ha un figlio deve fare il notaio, che può servire, di meno non se ne parla.

La mia amica ribatte: ma anche quelli che hanno loro figli la pensano così? Purtroppo sì, anzi. Chi non ha figli non capisce che cosa significa famiglia, è come se parlassi di bridge a uno che gioca a rubamazzetto. Se invece ha i suoi, contano solo quelli, magari sono già un esempio negativo (vedi separazioni con assegno di mantenimento), comunque lui è a posto e ha già i suoi, non ne vuole altri, non ne cerca altri già fatti. Al limite, se mai si innamorerà, ne farà dei Suoi, ma tu non devi averne.

Lo so, per fortuna non tutti gli uomini sono così, ma dovete pensare che tanti vedono le occasioni di conoscere una donna (con i social o nei locali o come volete, ma imperano i social proprio per la comodità) come quando entrano in un concessionario d’auto: quello che vale è che il carro piaccia, sia ben accessoriato e non abbia problemi burocratici, meglio se pronta chiavi in mano con un modico anticipo (una cena, per esempio).

La mia amica ribatte: bene, allora dovremmo nascondere l’esistenza di un figlio finché la preda non è nelle nostre mani… Grave errore. Il fatto che lui non vi voglia perché semplicemente avete un figlio è un’ottima selezione che vi proteggerà dagli egoisti atavici, dagli scopatori indefessi e da tutti quegli uomini dai quali non potrete mai trarre uno straccio di coinvolgimento, se non sessuale, e di sentimento.

Care amiche, dovete mettervi in testa che questi soggetti vanno evitati, non migliorati e riformati. Il vostro trenino dell’amore deve avere due binari, a mio modesto parere. Quello ultraselettivo, destinato alla ricerca di un partner con la P maiuscola, con cui poter fare progetti: e qui la strada può essere lunga e i test che Lui deve superare, non voi, molteplici e in difficoltà crescente, altro che figli!

L’altra strada è quella del sesso. Mentre cercate il vero amore o anche semplicemente un uomo “normale” scopate quelli che vi attizzano, non importa quanto affidabili siano. Un errore che fanno molte donne è quello di mettersi in stand by in attesa del tipo per cui ne vale la pena. Sbagliato. Dividete bene la parte fisica da quella del grande progetto, che naturalmente la comprende. Scopare uno che vi piace senza tante palle vi fa bene, fa bene alla vostra autostima ed equilibrio ormonale, e vi serve per fare una migliore selezione sul fronte veri papabili. Gli uomini dicono che una donna alla quale manca il sesso si avizzisce: a parte la guasconata, un po’ di verità c’è. In attesa del principe azzurro, quello che se vede i vostri figli ci gioca e sorride, fatevi dei bei tagliandi. Vi faranno un gran bene e sapete benissimo come gestire il puro sesso. Non c’è bisogno di esagerare, non dovete trasformarvi in omologatrici di materassi. Però La donna educanda alla quale il sesso non piace come al maschio è un mito. O il prodotto di troppi fallimenti.

Sincerely yours

L’amico del cuore? Un giorno te la chiederà. E se non gliela dai, sparirà

Harry non è amico di Sally
Harry non è amico di Sally

L’amicizia fra uomo e donna non esiste (lo avevo già scritto qui), se non si è stati ex o si è andati anche a letto insieme. Eppure continuo ad avere amiche che mi chiedono perché il loro amico del cuore a un certo punto ci prova e tutto cambia, l’amicizia si volatilizza.

In particolare, vale la pena di tornare sul punto per il racconto che mi ha fatto un’amica, bella e intelligente. Dice che ha praticamente solo amici maschi, diversi dei quali di presentano come di serie A, cioè di quelli con i quali condividi le confidenze più profonde e ci puoi davvero contare.

Bene, dice la mia amica, la tragedia sta nel fatto che, prima o poi, questi amici fanno outing, dichiarandosi innamorati o trasformandosi in pretendenti la prova d’amore.

Lei ci rimane malissimo, di sasso, anche perché, di solito, di fronte alla sua sorpresa e alle sue spiegazioni di quanto grande e importante possa essere un’amicizia maschile non a scopo di scopaggio vede, in più o meno breve termine, sparire l’ex grandissimo amico, ormai conscio che qui non si batte un chiodo.

E lei, da brava ragazza un po’ crocerossina e un po’ self-inquisitrice (lo siete o lo siete state tutte un po’: leggi qui) si chiede anche, con cruccio e uno strisciante senso di colpa: avrò fatto qualcosa per illuderlo, per fargli pensare la cosa sbagliata?

La risposta è no, ma dipende un po’ anche dalla tipologia del finto miglior amico delle donne, che è trina. Solo una cosa accomuna tutte le tipologie: lui non vi è amico affatto (se non per brevi momenti, quando vi usa come confidente o scarica stress, ma il fine recondito è sempre scoparvi, non illudetevi), vi vuole, vi desidera e aspetta solo il momento opportuno. Perché fa il vostro amico? Perché siete belle, semplice.

IL FINTO MIGLIOR AMICO TIMIDO
È il peggiore, perché assomiglia più di tutti a un amico vero. La sua timidezza e inconcludenza con le donne, che voi forse conoscete attraverso le sue confidenze, i racconti dei vari rapporti sempre difettosi o radi, farà in modo che il momento dell’outing, cioè quando vi rivelerà la vera natura del suo interesse per voi, possa verificarsi anche dopo anni. Questo è un uomo che resiste anche ai vostri abbracci, che è capace di starvi di fianco con un’erezione in corso senza provarci, che anche se dormite assieme una notte da bravi amici non allungherà la mano. Perché ha paura del due di picche, e spera sempre in una vostra prima mossa. Conta sul tempo che invece si sa, per le donne, più passa e più lavora contro il sesso. Chi diventa troppo amico non tromba. A un certo punto cederà anche lui e vi salterà addosso, nel modo meno appropriato e strategico possibile e nel momento più sbagliato. Non Fatevene una colpa, non si è trasformato da amico in allupato, era solo lento e imbranato.

IL FINTO MIGLIOR AMICO TATTICO
Questo è diventato vostro amico perché pensa che sia l’unico modo per scoparvi. Siete troppo belle, troppo ambite, troppo corteggiate, la concorrenza è fitta come un bosco. Che arma usare allora per avere delle prelazioni, dei privilegi rispetto agli altri? Semplice: la carta della Vera amicizia. Intendiamoci, non è del tutto un bugiardo questo uomo: ci saranno momenti in cui vi tratterà da vera confidente, magari vi parlerà delle sue storie (anche per vedere che effetto vi fa, se vi ingelosite) ma la sua bussola sarà sempre orientata a sud, lì fra le vostre gambe. Un test? Provate a spingere leggermente sull’acceleratore delle moine, passando dalla semplice mano nella mano quando vi accompagna a fare shopping a un abbraccio un po’ più lungo sul divano quando siete da soli. Se è il nostro uomo, il tattico, tenterà di cacciarvi un metro di lingua in gola. Altrimenti è il timido.

IL FINTO MIGLIOR AMICO BANDIERA
Assomiglia al tattico, ma non si concentra così tanto su di voi. Ha una donna in ogni porto, ma voi siete la prescelta, la preda più ambita. Per questo ha deciso di fingersi vostro amico. Intanto tromba le altre. Ogni tanto prova a raccontarvi, soprattutto dei dettagli sessuali, per vedere se vi eccitano e se si apre un pertugio. Non è molto paziente, quindi concentra le espressioni di finta amicizia in un lasso di tempo non lungo puntando sulla quantità, sulla presenza e sul moltiplicare le occasioni da soli per saltarvi addosso al primo stormir di fronda.

Ecco, ora mi aspetto i vostri soliti distinguo: ma il mio amico è diverso, il mio amico e vero, il mio è a prova di sesso. Se siete così sicure provate a fargli un’avance, e vedrete.

L’amicizia fra uomo e donna non esiste. Forse quella della donna verso un uomo, ma è destinata a crollare di fronte al richiamo del lupo.

Sincerely yours

Coppie felici su Facebook, infelici nella vita

Il lato oscuro della felicità
Il lato oscuro della felicità

A proposito del mio post sul mio blog intitolato Sto tanto su Facebook perché sono sola/solo che potete leggere qui trovo molto interessante l’intervento commento di Grazia Scanavini che aggiungo qui sotto, soprattutto per la parte della cosiddetta famiglia felice su Facebook che nella realtà invece scricchiola da tutte le parti, e del proiettare sui social l’immagine che vorremmo essere e non quello che siamo veramente.

Davvero non è tutto oro quello che luccica su Facebook in termini di coppia e di felicità.

In fondo, queste famiglie infelici nella realtà e felici sui social, è come se lanciassero un urlo di dolore. È come se dicessero noi eravamo così, ora non lo siamo più, ma vorremmo forse, tornare alla felicità.

Spesso è un componente della coppia in particolare che lancia il grido di dolore, quello che posta più foto, quello che soffre e sogna di più. Un tentativo ultimo, virtuale e onirico di salvare il bello del passato per trasportarlo in un presente in picchiata.

Ipocrisia? Salame sugli occhi? Forse solo tristezza e bisogno di chiedere aiuto

Ma veniamo a cosa scrive Grazia Scanavini a commento del mio post sulla solitudine e Facebook

Scrive Grazia: Pensavo proprio pochi giorni fa, in occasione della festa del papà, quanto la vetrina facebucchiana sia una distorsione della realtà in tanti casi (non in tutti, chiaro): una donna che io conosco molto bene e che si lamenta sempre perché non sopporta più il marito (perché lui non fa un cazzo, non gioca coi figli, se ne frega di tutto…) ha pubblicato un selfie di se stessa con i figli, tutti con la bocca a cuore come se mandassero un bacio, taggando il marito… e sulla foto aveva scritto “sei il migliore del mondo”.
Quella è probabilmente una donna sola… ma anche molto finta! E la racconta a se stessa se trova appagamento nei like e nei commenti, perché quella che sta mettendo in mostra non è la sua vita reale ma quella che vorrebbe, probabilmente.

E allora io, ai soli come questa donna, auguro che ogni sera gli salti la connessione… magari guardandosi alle spalle si accorgeranno che c’è ancora qualcosa da fare per non sentirsi così. Qualsiasi essa sia.

Beh Grazia, concludendo, c’è anche del dolore in Danimarca, non solo del finto. Poi, sull’agire, sono d’accordo con te

Sto tanto su Facebook perché sono sola/solo

Artù ultimo atto: in solitudine
Artù ultimo atto: in solitudine

Sto tanto su Facebook perché sono sola. Questa frase di un’amica, bella e triste (la frase, ma anche l’amica) mi ha fatto riflettere molto sull’uso che faccio e che facciamo dei Social.

Mi ha fatto riflettere anche sui “rimproveri” che ogni tanto mi prendo da chi mi dice “stai troppo su Facebook”. Io sto su Fb perché sono solo.

O meglio, nel mio caso voglio ritagliarmi uno spazio di solitudine, come se andassi a fare un’ora di tennis, ma molto più comodo e, per me, piacevole, visto che ho un blog personale e adoro scrivere. Mi rilassa, mi viene spontaneo.

Ma torniamo alla mia amica bella e sola. Lei sta su Facebook davvero perché le facciamo compagnia. Tutti noi le facciamo compagnia. Quelli migliori di noi fanno compagnia alla sua intelligenza, quelli più interessati alla sua bellezza.

E credo che ci siano un sacco di persone, single di fatto o di destino (si può essere soli anche da sposati o circondati dai figli) che hanno trovato in Facebook non solo uno svago, una specie di bar dove fare due chiacchiere, ma un vero compagno di vita.

Noi soli di Facebook siamo riconoscibili non solo dalla frequenza con cui stiamo sul social (non siamo dei reclusi, tutti noi abbiamo una vita e delle attività reali), ma dall’importanza che diamo a questo strumento.

Ci viene spontaneo condividere ogni cosa: un pensiero, un film, un piatto. Il mio arguto amico Andrea, per prendere in giro i solitari culinari di Facebook, una volta ha scritto che i piatti si possono mangiare anche senza fotografarli.

Ecco, questi siamo noi. Non siamo “dipendenti” da Facebook, Facebook è il nostro rifugio. Qualcosa ci manca, e quello che ci manca ce lo fornisce FB.

Alla mia bella amica forse manca amore? Non lo so. Tutti coloro che hanno un “buco” di sentimenti usano FB come il cioccolato. Che il buco sia una storia ormai finita, una storia che manca o una storia che traballa, la Comunità di Facebook lenisce la solitudine come una stecca di cioccolato fa dimenticare altre voglie.

Già, questa comunità tanto vituperata (da me per primo, il bannatore), fatta di falsi amici, maniaci sessuali, cucadores incalliti, finti profili spioni, gatte morte, morti di figa, ottenuta la debita tara ha un mondo di persone che ascoltano, capiscono, interagiscono, ti abbracciano, ti confortano. E tu no sei più solo.

Alcuni addirittura trovano l’anima gemella o, semplicemente, una scopata che non facevano bene da un po’.

Ma torniamo agli altri “solitari” di Facebook. Dicevo: ogni profilo del solitario di FB ha un buco da riempire.

Credo che l’invenzione di FB sia rivoluzionaria per due motivi: permette di conoscere uomini e donne come nessun altro strumento simile (gli altri sono tutte copie o cugini venuti dopo) e poi ha portato il Bar dello sport, della politica, del gossip, delle cazzate e delle cose importanti nella casa di chi è veramente solo.

Anche chi vive dei gatti e con i gatti, e quindi autosufficiente in quanto sposato con i gatti, ha l’occasione di postare i suoi gatti ammorbandoci tutti. Così come noi ammorbiamo i nostri debitori, d’altronde. Per esempio con i nostri figli, amen

Scherzi a parte, noi soli non siamo più soli. E, soprattutto, ora non siamo più soli in coda in auto, se la donna che ci sta davanti al ristorante è diventata noiosa, se sono le tre di notte e tutti dormono tranne te, amica di FB, se siamo in un prato o in attesa della visita medica.

Stare tanto su Facebook non è una mania, è un bisogno. È un piacere replicabile quante volte vuoi, dove vuoi

Chiedetevi voi, che non state sempre su Facebook, se siete davvero liberi dalla solitudine o, invece, non vi siete accorti di quanto siete soli e potreste invece stare insieme a noi.

Sincerely yours

Facebook, il grande mietitore di amicizie. Anche reali

Il mietitore e il giudizio nei Tarot Marsigliesi
Il mietitore e il giudizio nei Tarot Marsigliesi

Trovo Facebook uno strumento sempre più interessante e meraviglioso.

Ho scoperto che è un ottimo selezionatore di amicizie, anche retroattivo.

Grazie a Fb, puoi scoprire che persone con le quali qui hai degli scazzi tremendi resistono e rimangono amiche nella vita reale. Della serie, non basta scazzarsi qui per rovinare un’amicizia.

Oppure, l’amicizia reale è talmente fragile che basta Fb per farla saltare.

O, ancora, che si può chiudere un’amicizia qui per divergenze varie e continuare felicemente a frequentarsi.

Oppure Fb ti fa scoprire che un legame reale non aveva motivo di esistere

E scopri dei lati della personalità degli altri che forse avresti scoperto dopo anni nella vita reale: fb ti fa risparmiare tempo e relazioni inutili.

Usate Fb come selezione del personale, funziona!

fb ha dunque cambiato le dinamiche anche delle amicizie reali. Io ho sempre detto che il virtuale non può avere il sopravvento sul reale. Mi devo ricredere. Il virtuale può essere addirittura propedeutico al reale, nel campo dell’amicizia. O un buon eraser

Unica differenza con la vita reale: lo stile. Sul social è facile un po’ scivolare. Come tutti gli strumenti digitali da un punto di vista psicologico tende a togliere i freni. Quindi ci sono persone che qua dicono cose che non ti ripeterebbero mai in faccia. Ma anche in questi casi si può recuperare se l’offesa non è di quelle senza ritorno.

Insomma, bisognerebbe rendere obbligatoria la frequentazione su fb per almeno tre mesi prima di frequentarsi nella vita vera, e di sei mesi prima di fidanzarsi!

Quanti input interessanti dalla genialità di Zuck. Se Asimov fosse ancora vivo lo avrebbe inserito nell’Enciclopedia Galattica come motore della Psicostoria.

D’ora in poi, quando farò una nuova amicizia, e alla fine di una cena ci diremo “ma quanto ci si diverte insieme dobbiamo rifare!” risponderò: prima diventiamo amici su Fb, e vediamo se regge…

I #logorroici su Facebook: come non farsi leggere sui social

La Divina Commedia: provate a postarla tutta...
La Divina Commedia: provate a postarla tutta…

All’esame di giornalismo, la prova scritta più difficile non era il tema, o articolo se volete: era il riassunto di un lancio Ansa.

E sapete perché? Perché la sintesi è il bene assoluto di ogni forma di scrittura, non solo quella giornalistica.

E invece cosa trovi su Facebook and company? Le cosiddette impiombate.

Dicesi impiombata post di oltre 700 battute, fitte fitte, senza capoversi, dal contenuto anche interessante, ma impossibile da leggere sia per ritmo che per mancanza di pazienza e perdita di lucidità alla quarta riga.

Qualcuno ha dimostrato, scientificamente, che oltre i 20 minuti di discorso l’attenzione si volatilizza. Il tempo scende a dieci se il discorso viene letto da un testo, e non fatto a braccio.

Questo principio si applica anche allo scritto. I minuti sono i caratteri, il loro numero e la lunghezza del post.

Certo, non tutti hanno il dono della sintesi, ma non ci si applicano neanche.

La logorrea applicata ai social è devastante, perché Internet è il mondo della sintesi. Questo aggrava la responsabilità lessicale di chi impiomba i suoi post.

È il motivo per il quale i logorroici disdegnano Twitter, il cui grande merito è proprio la negazione della logorrea a monte: Dio salvi i 140 caratteri!

Intendiamoci: ho detto sintesi, non ho detto povertà di linguaggio e contenuti, che è l’altro grande problema di internet. Articoli tagliati malamente e discorsi spezzati o inconcludenti, faccine e faccette al posto delle parole, acronimi incomprensibili in quanto acronimi per adepti e mai spiegati… Tutto questo è grave quanto la logorrea.

La sintesi, invece, è la regina del buon scrivere. Grandi come Montanelli riuscivano, in poche righe, a spiegare concetti difficili senza diventare scarni.

Di Montanelli ce n’era uno, ma molti di voi, che scrivono per diletto sui social, sono degli ottimi sintetici. Peccato che la maggioranza sia logorroica.

Perché? Il logorroico è di tre tipi: quello naturale, quello autocelebrativo e quello autorale.

Quello naturale è fatto così: scrive quanto parla, e non ha e avrà mai il dono della sintesi. Perdonabile, anche se rimane spesso illeggibile. Mi è simpatico, a volte mi sforzo di leggerlo.

Il logorroico autocelebrativo non dovrebbe stare su Internet. Il suo scrivere la Divina Commedia è spesso autoreferenziale, spesso onanistico, ebbro di sfoggio culturale, maniacalmente e volutamente criptico,con linguaggio per adepti. Nulla di male, ma che xx ci fai sui social? Non sarai lì per lo share, perché sei destinato ad averne quanto la Corrazzata Potiemkin mandata in onda a domenica in… No, è autocelebrazione e basta. Per adepti che non si leggono fra loro: troppo intenti a scriversi addosso.

Il logorroico autorale crede di essere uno scrittore. Pensa che scrivere sia sempre fare un romanzo. Non sa che cos’è un titolo o un sommario. Sono quelli che pensano che aver avuto dei bei voti nei temi delle elementari sia sufficiente per ammorbare la più vasta platea con migliaia e migliaia di caratteri sull’esegesi del diritto romano. Purtroppo, ogni tanto, qualcuno di questi si crede anche giornalista e si propone come collaboratore.

Chiudo rivolgendomi a tutti costoro con un appello: abbandonate i social e sfogatevi aprendo un blog.

Il blog è un diario dove, forse, la regola della sintesi può essere ogni tanto violata.

Inoltre, è il tuo diario: non farai male a nessuno che non voglia venire a leggerti per farsi del male.

Il blog è come Alien: nello spazio profondo nessuno può sentirti urlare.

Sincerely yours

Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e Dal 21 novembre 2019 potete acquistarlo direttamente su Amazon

@anpellizzari

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