sposaDodici anni fa, il 6 aprile 2002, mi sposavo per la seconda e ultima volta.

 

Mi sono sposato con Rita che era incinta di Nicolò, che sarebbe nato il primo agosto, il primo dei nostri tre figli.

 

Ci siamo sposati a Cortona, in Val di Chiana, perché quello era il nostro rifugio, nella lunga storia travagliata e bellissima, fra la mia separazione e la convivenza con Rita, che ha preceduto il coronamento della nostra felicità.

 

A Cortona, in una delle nostre fughe d’amore, è stato concepito Nicolò. Quindi Cortona, per noi, è importante, e se ci riusciamo ci torniamo ogni anno. Perché ci serve per ricordare chi siamo come coppia e il percorso, in salita, che abbiamo dovuto fare e che dobbiamo fare.

 

Già perché chi ci conosce come coppia ci considera un’icona della perfezione. Sempre insieme, innamorati, una bella famiglia, tre figli bellissimi, grande intesa…

 

Non è così. O meglio, è così ma ce lo dobbiamo guadagnare ogni giorno, non è e non sarà mai uno status acquisito e immutabile.

 

Certo, dopo anni difficili, quelli della mia separazione, tutte le lacrime sembravano essere state consumate, e quindi rimaneva solo la gioia di stare insieme.

 

Io volevo subito un figlio ma Rita voleva farsi una carriera. E’ stata accontentata e io sono orgoglioso di quello che ha fatto ed è diventata.

 

Poi, quando è rimasta incinta di Nicolò abbiamo deciso di sposarci: lo abbiamo deciso a Cortona e che sarebbe stato a Cortona.

 

Chi ha partecipato al matrimonio se lo ricorda: è durato un weekend. L’Hotel San Michele interamente occupato da nostri amici, tanto che quando ti affacciavi a una finestra vedevi qualcuno che conoscevi. E poi quella scena indimenticabile in piazza, di lei che arriva in un vestito rosso fuoco, solo lei poteva farlo. Bellissima. E poi la cena di nozze al Falconiere, un posto da sogno dove torniamo il più possibile, la nostra ricarica di coppia (e ci torniamo rigorosamente senza figli).

 

I figli… Abbiamo avuto tre figli bellissimi e ogni figlio è stata una gioia ma ha resettato la coppia. Come racconto in un altro post, i figli sono terremoti per due che si amano. Ma abbiamo resistito, imparato e siamo andati avanti.

 

Oggi siamo insieme. Consci che ogni giorno deve essere un giorno in cui ce la dobbiamo guadagnare la felicità di coppia. Perché siamo esigenti, non ci basta stare insieme perché ormai è così. Vogliamo essere felici. Io le offro il 100% e voglio da lei il 100%, non importa quanto tempo sia passato, quanto lavoro dobbiamo fare, quanto sono importanti, invasivi e bellissimi i nostri figli.

 

La coppia è la cosa più importante: i pilasti della famiglia li reggiamo io e Rita. Se ci amiamo, tutto il resto è affrontabile. Insieme.

 

Buon anniversario  a chi si ama e lotta per questo. Ogni giorno

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6Commenti

  • Gianluca, 7 Aprile 2014 @ 08:40 Rispondi

    Le storie d’amore, le migliori, le più vere, le più durature, sono quelle in salita. Questa storia, Alessandro, mi ha reso meno nuvolosa questa giornata. Auguroni a te e a Rita!

    • alessandro pellizzari, 7 Aprile 2014 @ 08:44 Rispondi

      Grazie Mille. Sì non ci sono cose belle che non ti sudi. Poi per carità la fortuna ci vuole sempre ma, anche in amore, olio di … Sentimento e attenzioni!

  • antonella bersani, 7 Aprile 2014 @ 15:00 Rispondi

    Funzione se si è in due a impegnarsi per la coppia, riempiendola di mistero, gioia, dialogo e romanticismo. Ma se è uno soltanto……. Qualcosa non va.

    • alessandro pellizzari, 7 Aprile 2014 @ 19:05 Rispondi

      Hai perfettamente ragione. Tutto il gioco sta nell’equilibrio e nel gioco paritario fra le parti. Non a caso cito i figli come sbilanciamento della coppia perché di solito che cosa fanno… Trasformano le mogli in madri, le amanti in donne stanche e gli uomini in scaricabarile. Tutto questo può annientare la coppia più solida. Ecco perché la coppia deve lottare per mantenere i suoi spazi. E comportarsi come nulla sia dato come acquisito, come dici bene tu, persino il romanticismo, che dopo anni di convivenza, soprattutto a un uomo, può sembrare superfluo. Anche perché contare sulla resistenza di uno dei due, quello che si impegna di più, è molto pericoloso ed è un gioco a termine. Perché può portare a un epilogo che statisticamente cambia in base al genere. Quando una donna ha capito che la situazione è irrecuperabile ti lascia. Un uomo ti fa le corna. E ti lascia se trova una donna che decide questo per lui. Ecco la posta in gioco.

  • antonella bersani, 8 Aprile 2014 @ 10:07 Rispondi

    perfettamente d’accordo.

    • alessandro pellizzari, 8 Aprile 2014 @ 11:51 Rispondi

      Già

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