nonno Gino

La mia famiglia, dal punto di vista militare, è divisa in due: quelli che ci credono e ricordano il Servizio o la guerra con un certo patriottismo, e altri che vedono tutto ciò che è militare come fumo negli occhi.

Mio nonno, il professor Gino Calore, sul Piave c’era. Lui era un’artista, sarebbe diventato professore di storia dell’arte e rinomato restauratore a Padova e Venezia. Figlio di un benestante macellaio padovano, fu spedito al fronte.

Subito si accorsero che il nonno non era fatto per la guerra, e non poteva certo essere mandato in prima linea uno che era stato punito perché aveva messo nel fucile i fagioli.

Mi raccontava, vantandosi con me, che non aveva mai sparato un colpo per tutta la guerra (che per fortuna, per lui era stata breve, come leggeremo) e che per nulla al mondo avrebbe mai ucciso o fatto del male a un essere umano.

Certo, non c’era scelta: in guerra ci doveva andare, altrimenti lo avrebbero prelevato i Carabinieri. E quindi ci andò, con i fagioli nel fucile.

Non tutti i comandanti di allora erano dei folli e mio nonno ebbe la fortuna di averne uno che apprezzava la sua cultura, comprendeva la sua incapacità di combattere e il rifiuto viscerale di uccidere.

Così gli aveva affidato un camion per il trasporto di munizioni, con il quale il nonno, rischiando la vita solo per le condizioni della strada, si inerpicava sulle mulattierie usando il mezzo come un asino con le ruote.

Un giorno, mi racconta, un cecchino austriaco colpisce una delle granate che trasportava, mentre stava guidando. L’esplosione risultatane aveva distrutto il camion e lo aveva fatto volare in arie per diversi metri. Il nonno si era ritrovato in mutande in un campo vicino alla strada, con una gamba malconcia. Un miracolo: il buon Dio aveva guardato giù, risparmiando la vita a quel soldato con i fagioli nel fucile, incapace di fare del male a qualunque essere umano.

Il nonno finì la guerra in ospedale, e poi tornò alla sua famiglia. Se quel camion non lo avesse fatto volare come un angelo io non sarei qui a raccontarvi di lui, e mia mamma non sarebbe stata la madre tanto amata che ho avuto.

Io ho un concetto diverso della vita militare, e non so se il nonno sarebbe stato contento del mio servizio militare nei Carabinieri. Sarebbe però stato contento di vedermi crescere, e crescere i miei figli senza guerre.

E che Dio ci preservi da esse perché, come dice il saggio: solo i morti hanno visto la fine delle guerre.

ps
Comandante del nonno mai conosciuto, spero tu sia sopravissuto come lui alla Grande Guerra: io ti ringrazio per aver salvato il nonno dalla trincea, tutta la mia famiglia ti è debitrice.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava andare avanti.
S’udiva intanto dallae amate sponde,
sommesso e lieve il mormorìo dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: non passa lo straniero!

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2Commenti

  • Ariel, 6 Marzo 2019 @ 02:32 Rispondi

    @Alessandro
    Ma pure a tarda notte mi ritrovo ancora qui a farmi il mio bel giro tra le tue parole racconti memorie della tua storia famigliare

    ,ma un gioiellino leggerti pure qui
    Che Bello il tuo Nonno !
    E un uomo che mette i fagioli nel fucile viene voglia subito di abbracciarlo e ascoltare la sua storia con attesa partecipazione affettuosa.

    Ma grazie ,@Alessandro ,lo sai che mi pice leggerti e infatti sto ancora qui a scriverti,notte tempo!!!

    • alessandro pellizzari, 6 Marzo 2019 @ 07:07 Rispondi

      Grazie

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