Per riconquistarla le avrò mandato un milione di rose. Foto Paolo Lanz
Per riconquistarla le avrò mandato un milione di rose. Foto Paolo Lanz

Dopo aver conosciuto Rita durante il mio viaggio di nozze, inizia una travagliata storia d’amore, fatta di centinaia di rotture e riappacificazioni, che dura per 5 anni. Lei mi lascia definitivamente e io ho un’ultima carta da giocarmi. “Stranamore”

Dove eravamo rimasti? Io con il cuore spezzato, lasciato anche da Rita, in trasferta “divertimento puro” a Rimini, un nome una garanzia di trombata purtroppo. Ciò che mi arrovellava dell’attesa che il più lungo weekend della mia vita passasse, era che lei finisse a letto con un altro. Lo so, può sembrare assurdo, possessivo ed egoistico, ma sentivo che se lo avesse fatto sarebbe stata davvero una strada senza ritorno.

Nel frattempo, anche per uscire da uno stato catatonico angosciato, dovevo preparare la mia mossa vincente. Quando sarebbe tornata, come le avevo anticipato, le avrei offerto un long weekend indimenticabile. Dovevo organizzare tutto, prenotare tutto. Senza rete però.

Avevo scelto la Costa Azzurra per cominciare, prenotando una camera in un albergo molto romantico a La Roquebrune, un delizioso villaggio che domina la baia del Principato. Poi saremmo andati a Cannes e Nizza, altro mio posto favorito. Poi un giretto a Saint Paul de Vance, con obbligo di pranzo alla Colombe d’or e, per finire, Verona, il nostro posto della prima notte (sperando di non fare la stessa figura per l’emozione: leggi qui), lì dove tutto cominciò. Queste erano le carte che mi volevo giocare.

Ma, soprattutto, volevo giocarmi la carta che gli amanti non possono giocarsi mai: essere innamorati alla luce del sole, ufficialmente, davanti a tutti. Camminare mano nella mano per le strade, baciarsi in pubblico, stare abbracciati in pubblico, accarezzarsi in pubblico, starsi addosso nei bar e nei ristoranti senza il timore di incontrare qualcuno che conosci. Ero pronto per questo. In più, la separazione era ormai avviata, procedura in tasca.

Insomma, ero pronto finalmente a darle tutto quello che voleva, dopo lunghi, magnifici e insieme terribili anni di attesa per lei, per colpa mia. Già ma Rimini? Da lì nessuna notizia, neanche dai miei agenti all’Avana. Ho passato tre giorni terrificanti. Poi arriva il lunedì e la chiamo al lavoro.

Mi risponde allegra. Ahia. Volutamente non chiedo nulla di Rimini. Le ripropongo il long we con me: ti porterò in posti bellissimi, te lo prometto, partenza giovedì. Risposta: non so se verrò, te lo dirò quando avrò deciso. Ti aspetto a casa mia per partire giovedì pomeriggio, ribatto io.

Passa un’altra lunga settimana, fra il terrore che lei non venga giovedì e quello di che cosa potrebbe aver combinato a Rimini. Faccio l’investigatore con le amiche, ma sanno poco o niente, nessun dettaglio importante. Non mi resta che aspettare. Ricordo che giovedì, al giornale, era di turno un caro amico medico. Gli ho fatto una testa così: verrà? Non verrà? Verrà? Lui, pur sapendo tutta la nostra storia, da maschio alfa emette solo una sentenza: se non viene è una stronza. Rido ancora quando ci penso.

Sono le 17 e sono a casa. Suona il campanello. Apro: è lei con una borsa in mano. Mi sorride e mi dice: sono pronta, dove andiamo? Ce l’ho fatta! Ora non devo fare più un erorre. Da questo momento in poi devo farla sentire la regina del mondo. Partiamo per La Roquebrune.

Durante il viaggio le faccio vedere le carte della separazione. Le legge, mi pare soddisfatta. Bene, posso osare e tastare il terreno su Rimini. Lei è molto diretta, come al solito: vuoi sapere se ho scopato? Sì, rispondo. Mi fissa negli occhi per un lungo istante e poi, finalmente, dice: non sarei qui.

Mi sembra di essermi liberato di un macigno da 80 kg sul cuore. Non solo non l’ha fatto, ma ha anche resistito alle lusinghe di un marpione locale, padrone di discoteche e locali vari, che ha portato in giro lei e la sua amica a farle divertire come pazze. Mi racconta anche che a un certo punto l’ha portata in una discoteca chiusa di sua proprietà, ha messo un lento e si è messo a ballare con lei. Ci ha provato ma lei ha rifiutato dicendo: c’è un’altra persona che è ancora importante per me. E mi sorride.

Inizia così forse il più bel weekend della nostra vita, anche se Cuba era stata meravigliosa, nonostante l’epilogo tragico (leggi qui). A La Roquebrune facciamo l’amore davanti a una vista mozzafiato. Lei si addormenta e io la veglio (si, avete capito bene, la veglio) tutta la notte, quasi volessi riappropriarmi di tutti i momenti perduti, di tutti quei momenti in cui ho rinunciato a guardare il suo bel viso. Rimiro le sue fattezze in ogni dettaglio. La bocca, gli occhi, i capelli che le arrivano fino al sedere, quel lato B che mi aveva colpito fin dal primo giorno alle Maldive (leggi qui la prima puntata). E quella carnagione bianca, da anglosassone, più bella della più belle delle abbronzature.

Giriamo per la Costa Azzurra a manina, abbracciandoci, facendo mille fotografie: lei gode come me del fatto di essere finalmente insieme di fronte al mondo. Ci godiamo ogni songolo istante. Lei vede un vestito in una vetrina? E’ suo. Vede un anello? E’ suo. A un certo punto è lei a tenermi lontano dai negozi perché ha capito che le comprerei anche un motoscafo. Pranziamo e ceniamo nei migliori ristoranti di Cannes, Nizza, e poi La Colombe d’or…

Ultima tappa Verona. E lì scatta il mio “Stranamore”. Immaginatevi Piazza delle Erbe, assolata e gremita di turisti. Siamo in mezzo alla piazza, io vestito in giacca e cravatta, lei elegantissima. Io mi metto in ginocchio davanti a lei, le prendo la mano e, davanti a milioni di giapponesi che scattano foto, le dico: PERDONAMI. Segue un lungo bacio Hollywoodiano, che credo sia finito in più di un caricatore di diapo (si usavano quelle, all’epoca) di qualche sconosciuto.

Viaggio di ritorno spensierato e allegro. La lascio a casa sua, siamo felici, anche se lei sento che è ancora guardinga. Chi ha seguito questa saga sa che per me questo era il momento più delicato, quello dei ripensamenti. Ci baciamo, ci sentiamo domani.

Il giorno dopo la chiamo. Come stai, lei mi dice. Io rispondo: vuoi venire a vivere da me? Pausa, immagino con un gran sorriso, e risposta: dammi un po’ di tempo.

L’Odissea è finita. Finalmente sono approdato a Itaca, e Penelope non solo non si è risposata, ma ha saputo aspettarmi. E il sottoscritto, con il pesante arco di corno che solo lui poteva tendere, ha finalmente ucciso tutti i suoi fantasmi. Non ci resta che vivere. Insieme.

Molte persone che ci conoscono dicono, ma che bella coppia che siete dopo tanti anni. Il nostro segreto? Dopo che hai pianto tutte le lacrime che potevi piangere, non rimangono che i sorrisi. E goderti i frutti dell’amore. Compresi i tre figli.

La prossima puntata sarà dedicata al mio secondo e ultimo matrimonio, perché fa parte integrante di questo racconto. E della nascita del mio primo figlio Nicolò. La saga continua: leggi qui.

PS: anche Rita darà una sua versione di quanto vissuto, proprio su questi schermi. Stay tuned, stay foolish!

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8Commenti

  • lucia, 2 Gennaio 2015 @ 23:04 Rispondi

    Meraviglia, vi adoro, un abbraccio

    • alessandro pellizzari, 2 Gennaio 2015 @ 23:05 Rispondi

      love

  • MariaGiovanna Luini, 5 Gennaio 2015 @ 11:31 Rispondi

    Sai che io per te ho una specie di venerazione incrollabile unita ad affetto e stima perché sei un grandissimo scrittore ed eccellente “capo” giornalistico. Ma una scarpata con tacco 14 sulla fronte, una sola ci mancherebbe, da parte di Rita ci voleva. Tifo da stadio per lei.

    • Eliselle, 5 Gennaio 2015 @ 11:46 Rispondi

      HAHAHHAHAAHAHHAHA grande MariaGiovanna!

    • alessandro pellizzari, 5 Gennaio 2015 @ 14:29 Rispondi

      Amore mio Maria Giovanna, e aggiungerei con annesso ferro di cavallo. Non a caso quando le lettrici mi lusingano sottolineando quanto io sia un uomo ideale, replico ricordando le forche caudine che ho fatto passare a Rita e come in gioventù io sia stato un killer sentimentale dei peggiori. Oggi pentito e schierato con voi per avere qualche probabilità, non dico di non andare all’inferno ma, perlomeno, di avere una suite fra i lussuriosi

  • Paola Grandin, 6 Gennaio 2015 @ 07:40 Rispondi

    Il problema è che più siete bastardi e più siete interessanti…e sai molto bene che se non avessi giocato con quei tira e molla…probabilmente non saresti riuscito a legare Rita per la vita…

    • alessandro pellizzari, 6 Gennaio 2015 @ 08:42 Rispondi

      Sì ma ho veramente esagerato, non trovi?

      • Eliselle, 6 Gennaio 2015 @ 14:10 Rispondi

        “esagerato” è un eufemismo 😀

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