Rita all'epoca, in una delle nostre fughe d'amore
Rita all’epoca, in una delle nostre fughe d’amore

Continua il racconto di come ho conosciuto mia moglie in viaggio di nozze. Dopo il primo incontro con Rita, tornata dalle Maldive dove faceva l’animatrice, decidiamo di passare il nostro primo weekend da soli. Un piccolo disastro

Se avete letto la prima (leggi qui) e la seconda parte (leggi qui) della storia, sapete che la prima uscita con Rita, l’animatrice conosciuta in viaggio di nozze alle Maldive, per un contrattempo logistico si era limitata a tante risate, molti baci ma niente di più. Una serata promettente e piena di promesse, vista la grande propensione della bella ragazza per un sesso giocoso e senza tanti pensieri.

Pianifico a breve, con lei, un weekend a Verona. La città mi piace moltissimo, la conosco abbastanza e mi sento a mio agio, su un terreno conosciuto. Partiamo un sabato pomeriggio. La musica in auto è sovrastata dalle risate, sembriamo due studentelli che sono scappati da scuola per evitare il compito di matematica. L’albergo è bellissimo, costruito sulle rovine romane. Lei si cambia, io le salto addosso. Consumiamo una specie di aperitivo sexy ma lei mi ferma: con calma mi dice, c’è tutta la notte. E io ho fame.

Il ristorante è caldo e gremito, e noi mangiamo e beviamo come due vecchi amici e compagni di scuola. Lei è bellissima, simpatica, perfetta. Nessuna domanda sul matrimonio, nessuna nota stonata o interrogazioni sul passato (se non grande curiosità sulle storie reciproche). Mi sembrava davvero di essere con un amico, ma con delle gambe mozzafiato e, l’ho già detto, un lato B clamoroso. Ancora una volta mi colpiscono due cose, lato emisfero cerebrale non sessuale: la sua arguzia e la quantità di avventure spensierate avute in una manciata di anni.

La cena da alpini finisce (lei regge il vino come un Veneziano). Fuori fa freddo e non si trova un taxi neanche a pagarlo oro. Inizia una lunga camminata abbracciati come i fidanzatini di Peynet: ci si ferma e ci si bacia. Profondamente. Ci si ferma e si ride. Ci si ferma e ci si ribacia. Dopo molto tempo arriviamo in camera.

Inizia una vera battaglia: lei ha questo modo femminile e al tempo stesso ferino di gestire la sua prorompente sessualità. Possiede, non viene posseduta. Atletica e dinamica, non mi dà quel senso di fragilità che ho trovato spesso nelle donne con cui sono stato, essendo io un uomo alto e strutturato fisicamente non certo da virgulto. Sembriamo due lottatori.

La sua schiena nuda sembra scolpita dal Canova. I suoi occhi da cerbiatto sono penetranti come quelli di un lupo. La sua bocca, perfetta, è la pennellata su un viso così bello. La pelle è bianca, liscia, quella di una donna nordica. I capelli lunghi, arrivano fino ai glutei meravigliosi.

E qui succede un miracolo o un disastro, dipende dai punti di vista. Io mi emoziono, non funziono. Mi era successo solo una volta in vita mia, quella precedente, e mi succede solo se sono innamorato, cioè quando l’emozione sovrasta la mia infinita libidine. E l’emozione deve essere tanta. Mi scuso, ho un po’ di febbre, ho preso freddo. Tutte cose abbastanza vere, ma io mi sento una… merda.

C’è solo un momento in cui un uomo è davvero vulnerabile con una donna: questo. Potete distruggerci con una frase, uno sguardo, una risatina fra l’imbarazzato e il diabolico. E poi non darci modo di recuperare. Andarvene, senza prova d’appello. E noi saremo morti. E spesso, molti di noi, poi mentiranno o vi descriveranno come delle zoccole, o incapaci, voi, non noi.

La guardo imbarazzato: lei non è una donna qualsiasi, tra noi c’era quasi una gara di esperienza in atto, con promesse di grande divertimento. E adesso? E adesso, mi dice lei, stai tranquillo: abbiamo tutta la notte, io non scappo da nessuna parte, sono qui. Rimango stupito, ammaliato da quanto un Amazzone può essere accudente e calmante. Penso: io che faccio cilecca… Ma non sono innamorato! Il karma sta già tessendo la sua trama.

Parliamo a lungo, guardiamo la tv, mangiamo porcherie del minibar, lei bellissima di fianco a me. E ci addormentiamo. All’alba la luce si inchina sulla sua schiena nuda: sta dormendo vicino a me. La stringo, la bacio: facciamo l’amore. E lo rifacciamo. E lo rifacciamo. Abbiamo, insieme, esorcizzato il terrore di ogni uomo: non superare la prima volta con una nuova amante. Merito solo suo, del suo atteggiamento e delle sue parole, così adulte per una ragazza di 24 anni che ha passato più tempo alle Maldive che nel mondo reale.

La guardo e penso: in quella testa così bella c’è qualcosa, molto di più di una normale 24enne. Chissà dove riuscirà ad arrivare questa maschiaccia così sensuale e femminile, così intelligente. E adesso? E adesso, dice lei, tu a casa tua con la tua vita e io parto per San Martino di Castrozza. Altro villaggio, altro viaggio.

Arrivederci alla quarta puntata cari lettori (leggi qui), dove la ragazza che ho conosciuto in viaggio di nozze da divertimento si trasfomerà nella mia nuova ragione di vita.

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