La Francia pone argine al sempre connessi, dando la possibilità ai dipendenti di non leggere le email di lavoro dopo le 18.

Non mi piacciono i divieti statali e le ingerenze nel privato: magari l’intenzione è buona (difendere i lavoratori dalle esondazioni lavorative a orari notturni), ma il difetto di queste cose è che sono sempre rigide.

Intanto le 18 mi sembra un orario veramente limitante. Impiegatizio direi. Cosa significa, che alle 18,01 quella mail, magari importante (della serie leggerla subito mi cambia la vita domani) la perdo?

E poi dipende dai ruoli, dal tipo di professione, dalle necessità.

Smartphone e tablet sono strumenti. Li accendi, li spegni, rispondi non rispondi, decidi tu, non lo stato.

La chat di Facebook mi ha risolto molti problemi soprattutto in agosto, quando i collaboratori sono connessi ai social e non al computer.

Poi intendiamoci c’è il buon senso. Se è domenica e vedi che sono collegato, mi scrivi di lavoro solo se è importante, no? E se lo fai te lo dico. Ne parliamo lunedì grazie, sono in famiglia. Aaaah scusa scusa scusa!

Insomma, lo Stato già ti dice quante volte respirare, adesso anche leggere? Speriamo che l’ideona francese non valichi le Alpi ma si sa, noi siamo specializzati nel cogliere il peggio delle altrui idee, magari aggravandole: non mi stupirebbe un italianissimo “le email di lavoro si leggono solo dalle 10 alle 12.

In certe professioni non solo la cosa è improponibile, ma la trovo rigidamente impiegatizia, sicuramente non consona al giornalismo. Anche perché, come dice il mister di calcio di mio figlio: se non volevi prendere calci dovevi fare la ballerina.

E il sempre connessi ha più pregi che difetti. Basta che dipenda da noi, non da un ente supremo.

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