Il lato oscuro della felicità
Il lato oscuro della felicità

A proposito del mio post sul mio blog intitolato Sto tanto su Facebook perché sono sola/solo che potete leggere qui trovo molto interessante l’intervento commento di Grazia Scanavini che aggiungo qui sotto, soprattutto per la parte della cosiddetta famiglia felice su Facebook che nella realtà invece scricchiola da tutte le parti, e del proiettare sui social l’immagine che vorremmo essere e non quello che siamo veramente.

Davvero non è tutto oro quello che luccica su Facebook in termini di coppia e di felicità.

In fondo, queste famiglie infelici nella realtà e felici sui social, è come se lanciassero un urlo di dolore. È come se dicessero noi eravamo così, ora non lo siamo più, ma vorremmo forse, tornare alla felicità.

Spesso è un componente della coppia in particolare che lancia il grido di dolore, quello che posta più foto, quello che soffre e sogna di più. Un tentativo ultimo, virtuale e onirico di salvare il bello del passato per trasportarlo in un presente in picchiata.

Ipocrisia? Salame sugli occhi? Forse solo tristezza e bisogno di chiedere aiuto

Ma veniamo a cosa scrive Grazia Scanavini a commento del mio post sulla solitudine e Facebook

Scrive Grazia: Pensavo proprio pochi giorni fa, in occasione della festa del papà, quanto la vetrina facebucchiana sia una distorsione della realtà in tanti casi (non in tutti, chiaro): una donna che io conosco molto bene e che si lamenta sempre perché non sopporta più il marito (perché lui non fa un cazzo, non gioca coi figli, se ne frega di tutto…) ha pubblicato un selfie di se stessa con i figli, tutti con la bocca a cuore come se mandassero un bacio, taggando il marito… e sulla foto aveva scritto “sei il migliore del mondo”.
Quella è probabilmente una donna sola… ma anche molto finta! E la racconta a se stessa se trova appagamento nei like e nei commenti, perché quella che sta mettendo in mostra non è la sua vita reale ma quella che vorrebbe, probabilmente.

E allora io, ai soli come questa donna, auguro che ogni sera gli salti la connessione… magari guardandosi alle spalle si accorgeranno che c’è ancora qualcosa da fare per non sentirsi così. Qualsiasi essa sia.

Beh Grazia, concludendo, c’è anche del dolore in Danimarca, non solo del finto. Poi, sull’agire, sono d’accordo con te

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