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Il puzzle moglie più amante

Foto Pixabay
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Quando si ha un’amante non si forma un triangolo ma un puzzle

un uomo può amare moglie e amante, cioè indistintamente tutte le parti del puzzle?

può farlo anche se tradisce la moglie e dedica all’amante solo una parte della sua vita?

rispondo alla domanda di molte commentatrici.

 

No.

 

moglie e amante insieme per la maggioranza degli uomini rappresentano un puzzle che serve a completare una figura unica e completa per le personali esigenze sentimentali e fisiche.

 

Ma nessuna delle due figure da sola completa il quadro.

Con una differenza.

La moglie è il centro del disegno e l’amante la cornice.

 

Quindi, quando lui dovrà scegliere, sacrificherà la cornice e terrà il disegno.

 

Le cornici possono cambiare, il disegno è unico

ogni tanto qualcuno parte dalla cornice e costruisce un nuovo disegno. Unico

sincerely yours

 

anpellizzari@icloud.com

 

 

Confronto finale

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Confronto finale

Fra voi è appena finita e molte lettrici mi chiedono (e quindi torno su un argomento sul quale ho già scritto): cosa ne pensi di un ultimo incontro? Di un confronto finale? È finita certo, ma io non voglio che finisca senza un vero ultimo confronto faccia a faccia.

Di solito questo bisogno lo avverte chi di voi ha subito una fine brusca, per esempio perché è stata costretta ad adottare il Codice del silenzio perché lui in pratica vuole farvi fare l’amante a vita, perché è stato beccato dalla moglie e si è volatilizzato, perché dopo aver spergiurato di amarvi vi ha detto non posso con un messaggino…

Me lo deve un confronto finale mi dite, e avete ragione. Se fosse una persona corretta, se i mesi, spesso anni di molte cose belle (nonostante le brutte, come le false promesse) valgono qualcosa lui non dovrebbe avere nessuna remora a reggere un ultimo incontro.

Mi deve delle spiegazioni o, anche se ci siamo detti tutto, mi deve la parola Fine, deve mettere, devo poter mettere la parola fine a questa storia. Non si può chiudere con un laconico messaggio, una litigata o, peggio, col silenzio.

Il problema è che molti uomini non sono affatto corretti e fanno prevalere la loro vigliaccheria ed egoismo anche sull’ultima cosa che dovrebbero fare per voi. E così, dopo i ti amerò per sempre, sarai sempre nel mio cuore, ah se solo ti avessi incontrato prima negano l’ultimo faccia a faccia.

I più stronzi, i più aridi, quelli del messaggino liquidatorio sono anche capaci di replicare alla richiesta di ultimo incontro con nefandezze tipo: che cosa non ti è chiaro, ne abbiamo già parlato fin troppo, sarebbe inutile. Certi non rispondono neanche.

Ma chiedere un confronto finale è utile, fa bene a chi lo chiede? Vediamone i pro e contro.

PRO

  1. L’amore, anche quello tormentato degli amanti, ha bisogno di una parola fine. Serve a chiudere davvero, a porre fine alla speranza in quelle storie che speranza non hanno, come quegli amantati che si trascinano oltre i due o tre anni, il massimo fisiologico consentito a questo tipo di storie. Amantati che per anni vivono non più di gioie ma di ricordi, di tira e molla e di promesse disattese. La parola fine e i perché della parola fine vanno detti, faccia a faccia, un’ultima volta.
  2. Il peso del vero addio deve essere sentito da tutti e due. Lui deve toccare con mano quello che perde chiudendo. E anche tu. Solo così finisce lo stillicidio del tira e molla.
  3. Se lui crede di potersela cavare con un messaggio o la sparizione non è un uomo. Scenda in campo per un ultima volta: ve lo deve.
  4. Vi siete detti tutto e sarebbe un’inutile ripetizione. Falso. Soprattutto dopo una prima parziale fase di silenzio, diciamo una settimana/15 giorni, il confronto va fatto, vanno ribaditi in faccia responsabilità ed errori. Quasi fosse un funerale vichingo del vostro amore, in modo che sia chiaro che da lì tornare indietro sarebbe un miracolo. Non a caso si chiama confronto finale.
  5. Il confronto finale serve per adottare seriamente, e quindi farlo funzionare, il codice del silenzio. La sensazione deve essere quella che è davvero finita, e che si sono dette davvero le ultime parole. Serve anche a lui per sapere che se torna deve farlo coscio di dover superare un confine quasi invalicabile, con una solida scala di fatti e non di parole.
  6. Il confronto deve mettere anche la parola fine alle sue parole. Tante, troppe per troppo tempo. Sarà l’occasione per dire le fatidiche ultime. Potranno essere sostituite solo dai fatti.
  7. Il confronto finale dà disperazione, con la consapevolezza dichiarata che è finita davvero, ma darà nel tempo anche sollievo e la capacità di non girarsi più indietro, perché dietro non c’è più nulla, se non i bei ricordi che lui sarà riuscito a non cancellare anche partecipando a questo ultimo confronto.
  8. Il confronto finale servirà a resistere meglio quando e se lui si rifarà vivo con una scusa per interrompere il vostro silenzio. Almeno non potrà dirvi “non possiamo chiudere così senza spiegazioni” anche se la chiusura l’ha  provocata lui. Non ci saranno pendenze aperte se non quelle che millanterà lui. E che non dovete ascoltare.

CONTRO

  1. Per avere un ultimo confronto bisogna avere gli attributi: e non parlo solo di lui, parlo di voi. Rivederlo, reggere il sentimento che provate ancora per lui per chiudere sarà doloroso, molto doloroso, al punto che molte non chiudono affatto, e accettano di continuare a fare l’amante “ancora per un po’”. Non vi biasimo per questo, è comprensibile e succede a tante, ma ciò procrastinerà solo la sofferenza. Il confronto finale si affronta quando si è veramente preparate a reggerlo.
  2. Perché sottoporsi ancora una volta all’umiliazione di sentire le solite mille scuse o addirittura vedere lui che cerca di scaricare su di voi le colpe del fallimento? Non ne vale la pena.
  3. Il confronto può rivelarsi una trappola: può convincervi a un’ultima scopata insieme (fa malissimo al codice del silenzio) o addirittura a “rimanere in contatto” o peggio “amici”, condannandovi ad altri mesi di agonia. Meglio non rischiare.
  4. Potrete trovarvi di fronte a un muro di gomma, un amante cambiato, che parla della moglie come di un rinnovato amore mentre fino a una settimana prima la voleva lasciare. Potreste ritrovarvi davanti all’ombra di chi avete amato, un essere cinico e silenzioso (o che dice cose terribili) che vi farà del male. Ancora. Perché subire tutto ciò?
  5. vederlo avrà un costo emotivo superiore a quello di non vederlo. E di non parlargli.
  6. Chiedetevi se non vi avviate al confronto con la recondita speranza che lui torni sui suoi passi. È normale intendiamoci, ma se sotto sotto è l’unica vera motivazione dell’incontro preparatevi a una delusione cocente.
  7. Quello che succederà al confronto per colpa sua potrebbe rovinarvi in due ore tutto quello che c’è stato di bello fra di voi nel passato. Salvate almeno i ricordi.

Ok abbiamo fatto l’elenco dei pro e contro ma cosa fare veramente? Confronto si o no?

Penso che il confronto finale ci voglia per tutti. E Per tutte le ragioni elencate nei pro, ma anche per quelle contro.

I contro devono servire a rendervi conto che l’uomo che avete amato e che diceva di amarvi non c’è più o non c’è Mai stato, se dal ripercorrere con lui tutte le tappe della vostra storia ne escono troppe truffe e menzogne.

Il confronto è un percorso finale, una catarsi, che sul momento magari vi darà solo dolore, ma che saprà lavorare dentro di voi e far funzionare il codice del silenzio che seguirà, quello vero, totale anche grazie a quest’ultimo confronto.

E se fosse negativo e tombale sarà servito per capire che era finita davvero, e ognuno dei due era destinato a una vita diversa, opposta ma libera da pesanti e inutili (ormai) legami psicologici.

Dunque il confronto finale Va fatto, anche se lo chiede lui. E se lo chiede lui purtroppo in nove casi su 10 è per convincervi a continuare più o meno così, a dargli tempo (ancora!), non è per mostrarvi l’atto di separazione. Andateci, consce che i suoi tentativi di farvi fare l’amante a vita devono rappresentare il suo confronto finale quanto fallimentare.

E se lui rifiuta il confronto? Usate la vostra rabbia e delusione per la sua vigliaccheria per tumularlo immediatamente (se non si farà più vivo, ma è una minoranza) o per aspettare il suo cadavere in riva al fiume della vita. Passeranno al massimo pochi mesi perché chieda lui un incontro (nel frattempo il suo matrimonio non sarà migliorato): sarà il momento di negarglielo voi. Perché il vostro lo avete avuto nel momento del suo rifiuto a incontrarvi, la madre di tutte le vigliaccate.

Sincerely yours

Ps

Anche se come foto ho scelto mezzogiorno di fuoco il vostro confronto finale non deve essere un duello o un party degli insulti e delle accuse. Nessuna sparatoria: il confronto deve essere “letale” nella sua oggettività ma corretto, persino educato. Dite quello che pensate e credete. Per l’ultima volta e che sia davvero l’ultima. 

Uomo che piange non ama

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Uomo che piange non ama

Una volta il pianto era esclusivo appannaggio femminile, tanto che non pochi uomini erano e sono soliti arrabbiarsi perché “quando sei in difficoltà piangi sempre, mi disarmi con le lacrime e tenti di risolverla così”.

Come se il pianto femminile fosse una scorrettezza nel dialogo di coppia mentre, come scopriremo, spesso lo è se usato al maschile.

Peccato che il pianto sia un moto profondo dell’animo femminile, non una debolezza o, come pensano alcuni di noi incapaci di elaborare emozioni sincere e profonde, una mossa strategica.

Oggi il pianto al maschile è sempre più frequente. Piange l’uomo che “non riesce” a decidere fra la moglie e l’amante. Piange l’uomo che ti ha costretta al codice del silenzio forzato perché ha tradito tutte le sue promesse ma vuole tornare con te. Piange il marito scoperto con un’altra dalla moglie per restare a casa, e tu così scopri di colpo che quella che lui descriveva come un’ombra della sua vita conta eccome, conta tanto che lui sceglie lei. Piange l’uomo che parte per le vacanze con lei, perché ti amo troppo ma… piange lo stesso uomo al rientro delle vacanze, dopo non essersi fatto vivo per due settimane neanche con un messaggio, piange per rientrare nel tuo letto.

Lui piange quindi mi ama: quale prova d’amore più sincera e spontanea. Se piange lui mi ama, nonostante tutto, molte di voi mi dicono. Se piange, nonostante quello che fa nella realtà, “in fondo” mi ama.

Lacrime di coccodrillo.

Recita Wikipedia: Il detto trae origine dal mito secondo cui i coccodrilliverserebbero lacrime di pentimento dopo aver ucciso le loro prede o dopo averle divorate. Esistono diverse varianti di questo mito; spesso la credenza è riferita in modo specifico al caso di coccodrilli che divorano prede umane, ma in alcuni casi viene anche riportato che a piangere sarebbe la femmina di coccodrillo che ha appena divorato i propri piccoli.

Ho visto con i miei occhi uomini piangere al telefono con l’amante per rabbonirla e poi dopo due secondi ridere e scherzare con gli amici.

Ho sentito con le mie orecchie di pianti seguiti da chat e richieste di amicizia ad altre donne, un minuto dopo che il coccodrillo aveva digerito il confronto con la partner ignara, che pure, dopo averlo cazziato per qualche peccato reale e fondato, di fronte al pianto si è prodigata a consolarlo.

Ho letto di storie dove lui piange per farsi perdonare dopo avervi tirato uno schiaffo. Ignobile pianto di un violento contro le donne.

Tutti questi imperdonabili piangono per strategia e per ottenere qualcosa. Lacrime false.

Ma ci sono lacrime vere? Sono convinto che certi uomini piangano perché si sentono male, sentono dolore per amore, è successo anche a me.

Fatta la tara ai caratteri piagnoni, quelli che della lacrima fanno un mezzo di comunicazione ordinario (l’amica e collega scrittrice Eliselle parla di uomini col ciclo) come riconoscere lacrime vere da quelle del coccodrillo?

Fatti care amiche, ancora una volta dai fatti.

Quanto vale il pianto di un uomo che vi ha tradito e continua a tradire? Di quello che ha disatteso per l’ennesima volta le sue promesse? Di quello che vi ha mentito spudoratamente su cose molto importanti e continua a mentire?

Nulla. Il pianto non è amore in questi casi, è un’ultima carta che si gioca l’uomo scorretto dentro l’anima per farvi fare quello che vuole lui, ancora una volta.

Diffidate del pianto maschile, se non è seguito da fatti che giustifichino una cosa importante come la lacrima.

Solo l’uomo coccodrillo piange per uno scopo. Gli esseri normali piangono per dolore o per felicità.

Diffidate del pianto facile e mirato: non è amore. L’uomo che ama davvero piange per commozione e felicità perché non deve lasciare o procurare dolore a se o all’amata. L’uomo che ama non piange, si commuove sull’altare con voi e perché gli donate vostro figlio, suo figlio 

Sincerely yours

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Non ti scrivo e telefono sono in vacanza con lei

Foto Pixabay
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Lui non telefona. Nemmeno scrive. Neppure un messaggino. E lo fa per settimane, non per giorni.

E non risponde ai tuoi messaggi perché “eravamo d’accordo così”, perché “sai che quando sono con lei non posso”. È in vacanza con lei. 

Tutte scuse. In 24 ore nessuno è incapace di scrivere neanche una virgola. In una settimana nessuno non è in grado di fare un saluto telefonico di un minuto. Neanche se fosse in carcere.

Sparisce solo chi vuole sparire. Come non trovare un minuto per scrivere o telefonare? È più difficile non trovarlo.

Care amanti, ma anche fidanzate di serie b mollate in pieno agosto perché lui deve andare con gli amici a “pescare” o giocare a carte in qualche posto esotico dove la popolazione femminile è “inesistente” , questa presa di posizione dittatoriale (non ti scrivo non ti rispondo punto, quel non posso è menzogna)  deve farvi riflettere sullo stato dei vostri rapporti.

Il no contact quando è ancora in corso una relazione è inaccettabile, e lo è ancora di più se poi il fidanzato o l’amante si ripresentano a vacanze finite sbavando per la voglia di venire a letto con voi, o perché sono andati in bianco nonostante le velleità da morto di F o perché, sposato, ne ha avuto come al solito a uffa dei 2 minuti alla missionaria con la moglie.

Il no contact imposto da lui è semplicemente scandaloso.

È scandaloso che quando sta con lei tu non devi interferire col sacro rito di ferragosto, ma poi devi tornare in attività come se niente fosse.

Questa non è come vuol far credere lui la normalità delle vacanze in regime di rapporto extraconiugale o all’insegna dei rispettivi spazi di libertà da fidanzamento illuminato, è dittatura dei sentimenti, è umiliazione imposta.

Perché è semplicemente umiliante che lui non vi dedichi neanche il minimo del suo tempo, a maggior ragione perché siete lontani e dovete ingoiarvi già le vacanze separate.

E non importa che anche tu sia sposata e debba agire pure tu sotto copertura, tu lo trovi il tempo per scrivere o chiamare, eccome se ce l’hai e vuoi. Lui no.

Trovo più corretto quello che vi dice “prendiamoci una pausa di riflessione” di quello che decide per tutte e due e impone il non sentirsi tenendovi però al guinzaglio di un rapporto che non è dichiarato finito ma è come se fosse messo in stan by festivo. Almeno quello che dichiara il momento di riflessione si prende il rischio che voi lo mandiate a cgare e che, giustamente, durante le vacanze, se volete farvi il mondo ve lo facciate. Per l’altro siete ancora ufficialmente o clandestinamente fidanzati, però non farti viva che c’è lei.

Ancora più significativo il no contact impostovi dal cosiddetto separato in casa, quello che vi ha adescato assicurandovi che fra lui e la moglie non c’è più nulla tranne la gestione dei figli e l’ordinaria amministrazione. Il vero separato in casa, nel suo patto di convivenza non belligerante, pur avendo la clausola di almeno una parte di vacanze per stare insieme con i figli (se non ci sono chiedetevi come mai un separato fa le vacanze con la moglie), prevede anche che ognuno si faccia i czzi propri, con discrezione ed educazione certo, ma che se li faccia. Questo prevede che quando voglio io mi allontano e ti chiamo. E invece no. Chiedetevi allora se questa separazione in casa è stata comunicata anche alla mogliettina, perché allora c’è molto che non torna.

Insomma, il no contact, al netto delle normali precauzioni per non farsi scoprire, significa che lui non vi ama e voi, nelle sue priorità, siete in fondo alla scala, sicuramente dopo moglie amico e sua comfort zone. Se foste una carta sareste il due di picche quando a briscola comanda cuori.

Se accettate questo siete pericolosamente nella zona dipendenza, non siete semplicemente innamorate che si bevono le sue mille scuse.

Non chiamarmi non posso scriverti non posso telefonare è dittatura sentimentale, un ordine e decisione unilaterale di un uomo che dice di amarvi solo per suo bisogno e interesse.

Al no contact non solo si risponde con il no contact  ma anche con la chiusura del rapporto, e la presa di coscienza che dovete ribellarvi definitivamente a questa sua decisione che rende palese lo zero rispetto per voi, il suo “sentimento” subordinato ai benefit che gli date, fisici psicologici e morali.

Durante le sue vacanze senza di lui la prima cosa da fare è bloccarlo sui social. È una presa di posizione ferma ed eloquente che serve anche a impedirgli di fare orbiting , cioè di controllare se siete sempre di sua proprietà o vi state divertendo un po’ troppo. Via l’amicizia, eccessivo forse bloccarlo ma via subito l’amicizia. È il primo passo per voi, vi farà stare meglio riappropriarvi della dignità.

Avete paura di perderlo? Non puoi perdere quello che è già perduto o non è tuo. E non esiste strategia al mondo che possa convincere un uomo ad amarti se ti tratta così. Non si ama ubbidendo agli ordini. Men che meno si ama DANDO ORDINI. 

Devi iniziare a investire sul tuo futuro senza di lui, questo è il vero significato della sua richiesta di no contact estivo. A meno che tu non voglia vivere in una dittatura.

Togliergli l’amicizia e poi?

Serve guardare il suo profilo o quello dell’altra? Solo una volta, giusto il tempo per vedere la scena della famigliola felice che immortala il gelato mangiato in due e per rafforzare l’unica vera convinzione: lui ti sta prendendo per i fondelli e, se una crisi c’è, è la vostra, la loro coppia  regge ancora e reggerà nonostante te. Non importa se perché non te l’ha raccontata giusta, se per i figli o per i soldi. Loro reggono al punto che tu non puoi contattarlo. Fatti. Questi sono i fatti. 

Bloccare le messaggerie e il numero? Eccessivo, a meno che lui non inizi a tempestarvi di domande sul perché non lasciate che lui possa vigilare su di voi, mentre voi non potete chiamarlo o scrivergli, tanto non vi risponde. Allora bloccate.

E se è lui a bloccare voi? Beh, se siete disposte a sopportare una cosa del genere senza archiviarlo immediatamente  vi consiglio un bravo psicologo esperto di dipendenze affettive. Se mi rispondete “però quando torna poi mi sblocca” prendete appuntamento con lo psicologo domani. Non sto facendo ironia, ma a tutto c’è un limite, anche alle umiliazioni. E se voi sopportate anche questo vuol dire che non avete più il controllo su di voi, non su di lui.

Una volta tornato dalle vacanze in famiglia spesso si rifarà vivo come se niente fosse, anche se ha visto che non vi siete fatte vive. Che fare? Se non ha capito il messaggio subliminale del vostro no contact rafforzato dal togliergli l’amicizia sui vostri social avete due strade: liquidarlo con un messaggio, trattandolo come vi ha trattato lui col no contact dittatoriale o convocandolo a un aperitivo (non di più) per dirgli in faccia che avete chiuso voi e perché.

Sconsiglio l’incontro se vi sentite deboli: c’è il rischio che vi faccia su con le solite balle e ci scopiate, che è l’unica cosa che vuole davvero dopo l’astinenza estiva (non che non abbia scopato con la moglie, ci ha scopato eccome, ma sa benissimo la differenza di qualità nel farlo con voi e ha voglia). Limitatevi a un messaggio e fregatevene del suo “non si fa così”… da che pulpito! Il dittatore fa sempre lezioni di democrazia… agli altri. 

In ogni caso l’umiliazione estiva del no contact perché c’è lei deve essere un nuovo inizio per voi senza di lui. Lui Vi sta dando una grande occasione: il no contact è la prova che tutti i suoi sentimenti sono stati millantato credito e che lui non è alla vostra altezza. Approfittatene, altrimenti a Natale sarete d’accapo.

sincerely yours

per contatti anpellizzari@icloud.com

Sono stata una stupida

 

Foto Pixabay
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Sono stata una stupida. Gli ho creduto, mi sono bevuta le bugie più evidenti, ho creduto alle promesse più belle quanto improbabili, ho sopportato mille marce indietro, bidoni dell’ultimo momento, persino umiliazioni. Sono stata una stupida e me ne vergogno.

Siete in tante a dirmi così quando arrivate al codice del silenzio, cioè alla decisione di staccare ogni contatto con lui, dopo che per mesi, non di rado anche per anni, la promessa di lasciare la moglie e di costruire un futuro con voi è stata fatta e disattesa mille volte. Anzi, lui non ha neanche avuto il coraggio di lasciarvi, si è fatto lasciare a furia di farvi soffrire. O è sparito senza tante spiegazioni, magari lasciando uno scarno messaggio tipo ti amo tanto ma non posso, non voglio farti soffrire.

Che stupide siete state? Non siete state stupide per niente. Essere innamorate non significa diventare stupide.

La maggior parte di voi sedicenti stupide sono donne che, ogni giorno, prendono decisioni importanti e strategiche. Per l’azienda, per la professione, per i figli, per la famiglia, per se stesse.

Non a caso molte di voi osservano, nella fase di liberazione dal giogo della dipendenza dall’uomo che  si rivela un bidone: non capisco come mai io, abituata a essere decisa e lucida sul lavoro e in tutti gli altri versanti della vita, mi sia ritrovata a pendere dalle labbra di un bugiardo o comunque di un uomo che, dopo mille ti amo e progetti, non è stato neanche all’altezza di un fidanzamento fra adolescenti.

Certo è che non vi manca neanche la capacità di decidere nei sentimenti: una buona parte di voi ha saputo scegliere la separazione e ha lasciato il marito conscia dei problemi economici e logistici della scelta ma con un coraggio che noi uomini ce lo sognamo, sobbarcandovi spesso quasi in toto i figli. Non sarà un caso che voi sapete affrontare un miracolo-prova come il parto e noi ne siamo stati esclusi. Il padre eterno sapeva che non sarebbero più nati bambini, ad aspettare la decisione e una prova di coraggio del genere dagli uomini.

E allora che cosa non funziona o non ha funzionato con lui, perché voi così forti coraggiose e strutturate vi siete fatte menare per il naso da un uomo che poi si è rivelato molto diverso da quello di cui vi siete innamorate?

Ripeto: non siete stupide. L’amore rende cieche? In parte sì, ma proprio perché non siete stupide non basta essere innamorate.

Per cadere nella trappola di un uomo che poi vi deluderà occorre che lui bari fin dall’inizio. Occorrono bugie. Tante. Omissioni. Tante.

In una storia d’amore, anche se ha tutti i limiti di una storia fra amanti, ci sono degli snodi dove si decide se andare avanti o fermarsi.

All’inizio, per esempio, molte di voi hanno deciso di accettare la corte di uno sposato perché lo stesso sposato ha presentato la sua situazione coniugale in modo disastroso, da separati in casa, con la moglie arpia o sorella (nel migliore dei casi) che non scopa da decenni. Mentendo sapendo di mentire.

Certo, non è come essere liberi, ma un uomo che vi piace, simpatico, affascinante che vi dice sì sono sposato ma è solo una formalità, se convince spesso anche quelle di voi che non prenderebbero mai in considerazione uno impegnato (e invece poi ci cadono) figuriamoci le sposate deluse dal matrimonio che non escludono storie anche con i non single.

Però alla base di questo step c’è già la scorrettezza maschile di presentare una situazione in modo da rendervi appetibile la relazione, senza contare che non sono pochi quelli che mentono spudoratamente al punto di presentarsi come liberi che liberi non sono.

Quindi spesso andate avanti perché credete di avere a che fare con un uomo sostanzialmente libero, e quindi in grado, in un futuro e almeno in teoria, di costruire qualcosa con voi. Falso e impossibile fin da subito: lui lo sa, voi no. Gli uomini da patti chiari fin da subito, della serie se vuoi stiamo insieme ma io non lascerò mai la mia famiglia sono sempre più rari e i furbi e bugiardi rappresentano la maggioranza.

Dunque avete deciso di andare avanti sulla base di informazioni false e tendenziose.

Intanto però vi frequentate e la storia cresce, fra le sue assicurazioni e sfoghi su quanto la moglie sia insopportabile, e voi passate dalla fase di piacere e interesse alla fase di innamoramento.

Innamoramento che lui di solito consolida soprattutto a parole, nonostante le limitazioni oggettive che pone una storia clandestina.

Progetti per il futuro, persino figli e matrimonio arrivano a essere promessi: peccato che lui sappia benissimo che sono al massimo sogni condivisi, perché lui non lascerà mai la moglie. La prova? Otto uomini su dieci, se scoperti, abbandonano l’amante invece di cogliere l’occasione per mettere il punto al matrimonio fallito. E la decisione è sempre così repentina che è evidente che era sempre stato così. Uno non abbandona la nave degli amanti in un secondo se non aveva già la scialuppa di salvataggio pronta e il salvagente indossato. E non conta se siete insieme da anni. Lui torna subito da lei perché non ha mai avuto l’intenzione di lasciarla.

Promesse e sogni condivisi rafforzano nel tempo il vostro innamoramento: così iniziate a vederci meno bene. Si chiama miopia da innamoramento.

Perché siete felici e speranzose, è lui che ve ne dà il propellente. Certo difetti ce ne sono: qualche bidone, poche uscite, niente notti insieme…

Ma siete disposte a sopportare i limiti e i difetti della relazione, in fondo lo sapevate che lui era sposato. E poi il sesso con lui non ha paragoni, anche le poche ore insieme sono fantastiche, figuriamoci poi quelle di voi che hanno la fortuna di avere un amante che per professione città e libertà personale può essere assiduo al punto da fare anche delle vacanze insieme!

Tutto bene dunque, anche i limiti della storia. Non è stupidità è amore. E gli eventuali dubbi ve li dissiperà lui, con mille assicurazioni e promesse per il futuro.

Ma i nodi sono destinati a venire al pettine, come le bugie, che hanno le gambe corte. È solo questione di tempo.

E così, superato in media l’anno di amantato, per quanto siate rese miopi dall’amore, i conti inizieranno a non tornarvi.

Ne ha parlato alla moglie? No. Le prossime vacanze le farete insieme? No. Ha visto l’avvocato? Domani. Quella casa per noi? Costa troppo. Dormiamo insieme? Magari la prossima. Questo sarà l’ultimo Natale divisi? Vediamo, sai ci sono i figli. E magari voi avete invece già ufficializzato la crisi in casa e parlate di consensuale.

Gli inevitabili confronti e spiegazioni che chiederete e si moltiplicheranno man mano che la vostra storia zoppica saranno ancora infarciti da balle e promesse, ma lui sa che ha ormai il coltello dalla parte del manico: siete inevitabilmente innamorate e, nonostante le delusioni crescenti, non avete ancora la forza di lasciare, men che meno di essere lasciate.

È una sorta di dipendenza, non stupidità. A volte non basta la forza di volontà e il toccare con mano la realtà: a volte occorre la psicoterapia per liberarsi del giogo. Parlo soprattutto di quelle che arrivano a sopportare umiliazioni evidenti, come quella dell’uomo che arriva a raccontare tutto della moglie, compresi dettagli dell’intimità. O quello che vi dice ti amo ma la sposo o è incinta. A tutto c’è un limite, ma non è essere sceme, è dipendenza in questi casi.

Perché lo fanno? Egoismo, ma anche impostazione mentale.

Certi uomini credono che le donne siano davvero stupide, credulone o deboli solo perché arrivano ad accettare certe situazioni.

Non pensano che una donna che ama porti estrema pazienza in nome proprio dell’amore perché molti uomini non amano, fanno solo quello che gli conviene o, perlomeno, non amano voi o non amano più.

L’epilogo è sempre lo stesso e comunque inevitabile. L’attesa perenne e senza fatti un giorno finirà. Di solito perché voi non ne potete più. E inizierà il fatidico Codice del silenzio.

In questa fase sarete ancora innamorate ma, proprio perché non siete stupide, di fronte alla realtà della sua pochezza o disonestà, egoismo o pavidità, se non avete il giogo della dipendenza che può sciogliere solo un terapeuta, troverete il coraggio di interrompere il circolo vizioso di telefonate messaggi e altri trucchi per farvi fare solo una cosa: quello che vuole lui.

Quindi basta giudicarvi e, soprattutto, giudicare gli errori passati. Perché la differenza fra noi e voi, anche nel mondo degli amanti, è che voi siete mediamente e indubitabilmente più oneste e decise di noi nei sentimenti. Ed essere onesti in amore è la prima cosa. Altrimenti non è amore.

Allora siate voi ad amare voi stesse, a cominciare da un po’ di indulgenza. Gli avete creduto, avete sperato in questa storia, non ha funzionato? Si impara e si va oltre, proprio perché non siete delle stupide ma delle donne che ci mettono il cuore, sempre.

Sincerely yours

PS

L’atteggiamento tipico maschile a riguardo
lo vedo anche dai pochi commenti critici di qualche uomo sul blog: le accuse contro quello che scrivo sono sempre generiche, per esempio di femminismo e ammiccamento alle lettrici, mai specifiche e circostanziate. Ma non solo perché i critici non hanno argomenti a loro favore che non siano la battuta da bar (molti leggono poi solo le prime 5 righe dei post o i titoli), ma perché vi considerano così allocche da potervi bere delle balle sui maschi, esattamente come quelle che raccontano tanti di loro. Chi non rispetta l’intelligenza delle donne perché ne è riuscito a fregarne qualcuna non riesce a capacitarsi che voi possiate pensare e ribellarvi, aprire gli occhi e decidere. Sono io che vi “convinco”. Deve essere sempre un maschio quello che pilota la vostra intelligenza.

 

Il successo dello sposato

da wikipedia

 

Come mai in così tante scegliete di avere una storia con un uomo sposato o comunque già impegnato? Almeno la metà di voi lo fa o lo ha fatto, e sono stime per difetto. Se poi i dati ci dicono che 6 italiane su 10 hanno tradito almeno una volta, almeno 4 di queste 6 lo ha fatto con o anche con un uomo sposato.

Ma il successo degli sposati non coinvolge solo le donne già impegnate, coinvolge anche single, separate e divorziate, cioè donne che sono già passate attraverso i dolori del matrimonio.

Perché?

Intanto l’uomo sposato compete sul mercato con i single, i separati e i divorziati. Dai vostri tanti racconti, in questo campo emerge un panorama devastante. Il single è spesso deludente.

Se è giovane vuole divertirsi, non vuole impegni, non pensa a figli e famiglia (l’obiettivo di tante di voi, soprattutto le under 40) e se vi va bene vi regala quasi il 50% del suo tempo e delle sue attenzioni. Poco sentimentale, molto basic. È quello che risponde a una vostra articolata frase d’amore 24 ore dopo con una misera faccina.

Se è un quarantenne che ha avuto qualche storia importante che non è durata e/o non ha figli si comporta peggio del single giovane perché oltre a voler divertirsi e non avere legami “soffocanti” ha ormai una sua impostazione e abitudini da single solitario inveterate.

Se è un divorziato separato avrà spesso tutti gli acciacchi di chi ha un matrimonio fallito alle spalle. Quindi diffidenza verso le donne (che crede tutte uguali), voglia di divertirsi dirompente (covata per anni), spesso brillante all’inizio ma dopo il letto musone, scontroso, taciturno, i figli, l’assegno da pagare un pacco insomma.

Dunque, il mercato degli uomini papabili è inflazionato da maschi poco propensi per i legami e le storie serie, magari ottimi per farci una botta e via ma ingestibili, fin da subito o quasi, sul fronte sentimenti. Si salva un 15-20% che rappresenta l’eccezione e che va a ruba, destinato a creare un legame forte appena trova quella giusta.

Ecco perché lo sposato ha grande successo: la concorrenza non regge il paragone.

Lo sposato che va di moda è mediamente un uomo di una certa età (40-50 ma hanno successo anche i versus 60), di successo, sicuro di se, che si tiene bene, simpatico, affascinante, con possibilità economiche (almeno palesate all’inizio, poi bisogna vedere se è un tirchio dopo che vi ha ripassato). Insomma, l’uomo apparentemente perfetto se non fosse per quel dettaglio della moglie e figli.

Purtroppo spesso lo incontrate sul o per lavoro, cosa che complicherà enormemente la situazione se la liason, da puro divertimento, si trasforma in qualcosa di più sentimentale.

Insomma, lo sposato ha un grande fascino, e ci cadete quasi tutte prima o poi, stufe di incontrare maschi che non fanno gli uomini, non fanno i compagni e fuori dal materasso hanno la verve di una mucca che guarda un treno.

Tutte? Sì ho detto tutte. Almeno tre categorie di donne su 4. Eccole.

LA SPOSATA
È la categoria di donne che forse sfrutta il meglio dello sposato, semplicemente perché, essendo sposata a sua volta, se decide di accogliere nel suo letto uno impegnato è perché il suo matrimonio non va al 100% e vuole nuove attenzioni e spesso anche sesso di qualità. Vuole, in una parola, divertirsi e svagarsi anche lei, per poi rientrare all’ovile che, per quanto difettoso rimane il suo punto di riferimento, figli in testa. E allora chi meglio di uno con l’anello al dito? Non sarà mai appiccicoso, pericoloso, ha gli stessi problemi e stessi ritmi. Insomma, meglio di così se vuoi tradire al sicuro? Peccato che la cosa funzioni se la sposata è talmente strutturata da impedire che la storia duri più di 3-6 mesi o ha un controllo tale sulla sua emotività da fermarsi prima di innamorarsi. Donne così ce ne sono poche. Anche perché più mangi una torta che ti piace più vorresti continuare a mangiarla. Ed è così anche per lui. Quindi che succede? Che al terzo/sesto mese di frequentazione ludica lei inizia a provare sentimenti. Lui magari anche, o li simula (ma spesso è solo entusiasmo e lussuria) perché sa già che non lascerà mai la famiglia (non era il patto iniziale?). E poi molti uomini, a mano a mano che si avvicina il giro di boa della fase sentimentale di una relazione clandestina tendono a raccontare all’amante che in fondo a casa non ci stanno così bene, che con la moglie non scopano (attenti a quelli che parlano male della moglie, si rivelano spesso, poi, i peggiori anche con voi), tutte balle che servono a rabbonirvi, a coinvolgervi di più (soprattutto a letto o a fare quello che vuole lui) e a procrastinare il consumo della torta. Dicevo: al giro di boa di solito ci si guarda negli occhi e la donna (lui non si espone quasi mai) si chiede e gli chiede se non sia il caso di fermarsi o tentare di trasformare il rapporto in mera amicizia. Di solito lui risponde in modo che la donna dica lei andiamo avanti ancora per un po’, perché sotto gli occhi lucidi del quasi innamorato (se non lo ha già dichiarato o lo dichiara contestualmente) a lui interessa scoparvi incessantemente ancora per un bel po’. Inutile dire che i tentativi di amicizia fra amanti naufragano nel 95% dei casi alla prima cena da amici con relativo amplesso in bagno, in auto o dove si può. Quindi andate avanti. Siete già un po’ innamorate, o almeno legate quel tanto da non riuscire a dire stop. Il risultato? Approderete alla fine dell’anno in un crescendo rossiniano di progetti e sentimenti, ma quando voi sarete pronte a far saltare il vostro matrimonio lui farà marcia indietro. E da qui, anche l’amazzone più controllata che ha “usato” lo sposato a scopo ludico inizierà il calvario di tutte le amanti che hanno un uomo che rimane con la titolare. Disastro.

LA DEMOCRATICA
Ci sono donne che si fanno zero problemi ad andare con gli sposati. Sono donne spesso considerate troppo “leggere”. A me piace il medioevo come storia ma non applicato alle relazioni di coppia, quindi io definisco queste donne, giovani e meno giovani, libere e non offuscate da illusioni di moralità, come dice Ash in Alien. Se un uomo sposato decide di tradire è un problema suo, non di una single di libere vedute. Il sesso è un fatto naturale che avviene fra persone consenzienti adulte, punto. Quindi ci sono donne che non hanno pregiudizi sugli sposati, sono come i soliti single che prendi e lasci, anzi sono meglio. La fede al dito di lui è una garanzia di libertà autonomia e non appiccicosità per una donna libera che vuole restare libera. Almeno all’inizio. Perché anche per la democratica vale la regola della torta: se ti piace più la mangi e più la mangeresti. Così il tempo passa e lui assume un ruolo sempre più importante nella vostra vita e, superati i fatidici sei mesi anche la democratica si troverà invischiata in una storia che non domina più. La democratica è diventata un’amante classica, con tutti i difetti del ruolo. E così i suoi weekend in famiglia e i tuoi con le amiche diventeranno attese di una sua telefonate, la lontananza si trasformerà da libertà in sofferenza. Addio democrazia.

QUELLA CHE IO MAI CON UNO SPOSATO
C’è sempre qualcuno che pensa di essere più bravo, più forte e più intelligente degli altri. Quante donne commentano e scrivono: io non capisco le donne che vanno con gli sposati, forse hanno bassa autostima… Un bel gruppetto. Ma sapete quante di queste poi nella vita si ritrovano per destino beffardo in un amantato che le invischia da anni? Tantissime, basta leggere i commenti in questo blog. Perfino le mogli tradite, quelle che a volte se la prendono con le amanti invece che col marito (non le capirò mai: detestare il termometro perché misura la febbre…), mi scrivono: non lo avrei mai immaginato ma ora mi ritrovo a fare l’amante anch’io! Perché? Perché certi sposati sono fenomenali, furbi e pazienti corteggiatori. Di fronte a una che io mai con gli sposati lavorano in modo sottile ma incessante, progressivo ed efficace. Caffè, pranzi, telefonate e amicizia di qualità all’inizio: una finta amicizia divertente e lusinghiera condita da un corteggiamento discreto ma sempre presente. Così dal io mai con uno sposato si arriva al peccato che sei sposato. E il tempo passa, lavora, fra risate e complicità, si passa poi alle cene finché una serata particolarmente bella e ispirante ed ecco che anche la io mai con gli sposati si dirà: come sto bene con lui ma che c’e di male a farci un giro…. Ed eccola invischiata in anni di amantato in un batter d’occhio! Destino beffardo e… mai dire mai.

E invece chi riesce a resistere allo sposato? L’EX AMANTE
L’unica donna in grado di resistere allo sposato è l’ex amante che ha avuto una storia lunga e travagliata con uno della categoria. Una donna che ha passato tutti i gironi dell’inferno delle amanti, dalle promesse più belle miseramente disattese al sorbirsi prove di schiavismo, prove emotive laceranti che solo l’egoismo di certi uomini può imporre a persone che dicono di amare e prove così disumane che solo chi all’innamoramento ha aggiunto una forma più o meno forte di dipendenza (andate dallo psicoterapeuta per tempo!) può accettare di subire. Attese infinite, delusioni a pioggia, promesse infrante, persino accuse. Al peggio non c’e mai fine e l’ex amante lo sa perché a un certo punto, aiutata o meno, ha rotto le catene della dipendenza e, per quanto innamorata, ha detto basta, passando attraverso faticosi codici del silenzio, rifacendoli perché l’altro ci riprovava (egoismo senza fine) fino ad arrivare all’agognata consapevolezza del questo sì possiamo dire mai, Mai più con uno sposato. Queste sono le donne davvero immuni dagli sposati. Certo, ci sono le recidive, le crocerossine e quelle che a costo di sputare sangue portano avanti la loro lacerata bandiera del Io ti cambierò, ma spero che tra le ex amanti siano solo delle eccezioni.

Dunque, care amiche, lo sposato sarà affascinante e di moda, forse apparentemente meglio di tanti uomini liberi ma io vi avverto: alla larga come se fosse peste, anche se siete le più strutturate donne del pianeta. Perché, come dicono alcuni medici illuminati, per non ammalarsi non è che bisogna fumare poco oppure ogni tanto, occorre non fumare e basta.

Ditemi cosa ne pensate commentando sul blog o scrivendomi a anpellizzari@icloud.com.

Sincerely yours

 

ps LO SPOSATO SUL LAVORO

Care, l’ho accennato all’inizio. Il peggio dello sposato lo trovate sul luogo di lavoro, perché per quanto “comodo” e a tiro all’inizio, quando sarà finita non solo sarà più difficile staccarsi e dimenticare (anche perché non pochi gentiluomini se ne approfittano della contiguità quotidiana per riprovarci o altro) ma lo avrete sempre fra le palle. Prima o poi per fortuna diventerete indifferenti e lui trasparente, ma sai che fatica! Alcune di voi sono arrivate persino a pensare di cambiare lavoro… quindi NO sposati ma NO NO NO! sposati sul lavoro!

Il tradimento, veleno e medicina della coppia

Il tradimento, veleno e panacea - foto Pixabay
Il tradimento, veleno e panacea – foto Pixabay

 

Il tradimento morde come un serpente quando lo scopri. Ti avvelena, distruggendo la coppia, disgregandola in un abisso di dubbio e mancanza di fiducia.

Oppure è una medicina salvifica, che fa riemergere dai torpori e dall’indifferenza che hanno portato la stessa coppia al tradimento. Il veleno allora immunizza lui e lei da futuri tradimenti, se riescono a sopravvivere al morso.

letale se la fiducia non decolla, letale se il dubbio serpeggia ogni volta che lei esce con le amiche, lui fa tardi al lavoro, lei viaggia, lui dorme fuori

 

Dal tradimento una coppia muore o risorge

 

Sul tradimento gli amanti prosperano o decadono, si consumano.

 

Anche gli amanti che hanno reso possibile il tradimento o ne escono distrutti o formano una nuova coppia.

 

Il tradimento è sublime nei suo effetti, perché porta alla soluzione estrema. Il tradimento distrugge per ricostruire. Sempre.

Poveri coloro che non riescono a trasformare il tradimento in rinascita, in un nuovo futuro. Vivono nel limbo. Pur avendo toccato il fondo non saliranno mai in superficie, anche se la vedono. Che grande occasione sprecata.

 

Poveri coloro che usano il tradimento per sopravvivere senza cambiare mai. Respirano, vero, ma non nuoteranno mai in mare aperto. Con lei

 

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce. O che risorge

 

sincerely yours

 

anpellizzari@icloud.com

 

 

 

il chiarimento finale

Il chiarimento finale ti serve davvero?

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Il chiarimento finale serve o fa peggio? 

Lui ti ha lasciata dopo aver giurato amore e poi è sparito o perché beccato dalla moglie o perché non si sa (di solito ha un’altra considerata meglio di te o semplicemente si è stufato ma non ha il coraggio di dirtelo): serve un chiarimento finale o no? 

Un chiarimento finale dove lo metti con le spalle al muro su cose tipo “il mutuo e i figli c’erano anche mentre mi scopavi e giuravi amore un anno fa” ci sta ma serve solo a te perché lui è spesso in malafede dall’inizio o comunque non è disposto a dire mai la verità, neanche alla fine.

 

Lui quando giura amore tre volte su 4 ha la rata del mutuo in tasca e la foto dei figli nel portafoglio, non la tua. Per carità i figli sono sacri ma dillo  subito! Invece no.

 

Il chiarimento finale Serve a te per sfogarti e per chiudere definitivamente .

 

Attenta però : se lo fai per avere una speranza e sentire una buona parola lui probabilmente  ti abbindolerà di nuovo con un mucchio di parole e zero fatti e tu soffrirai il doppio quindi pesa bene questa scelta. Oppure ti dirà che ti ama ma… ciao ciao. Sei pronta a questo?

Il chiarimento all’uomo non serve quasi mai perché se ne frega delle “ragioni e delle palle che ha detto” e ha già deciso e al massimo conta altre balle per rifarsi un giro. A te serve? No di sicuro se covi la recondita speranza che un ultimo incontro lo faccia rinsavire. Altra facciata contro il muro della moglie o del suo non amore.

Il silenzio totale invece vince sempre: o torna in ginocchio o ti da la prova finale che non era alla tua altezza. Il codice del silenzio vince sempre

 

sincerely yours

 

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Confessioni di un seriale

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Incontro Stefano, 51 anni, bell’uomo, libero professionista di successo, sposato da venti anni con due figli. Stefano è un seriale. Non conosce il mio blog perché “non me ne frega niente di sapere come la pensano le donne, l’importante è che ci stiano”. E ride facendomi l’occhiolino: conta sulla solidarietà da bar al maschile. Ne approfitto per saperne di più.

Tu sei un seriale?

Cosa vuol dire seriale

Vuol dire che ti fai le donne in serie, come in una catena di montaggio

Me ne faccio tante, anche in parallelo, se vuoi chiamami seriale. Ma non sono un morto di F, quello mi da molto fastidio quando qualcuna si arrabbia e me lo dice perché la mollo per un’altra o mi scopre con un’altra, io non prendo tutto quello che arriva, io ho sempre donne che mi piacciono e non mi pare di adattarmi, di essere di bocca buona. Io non mi faccio le brutte

Quante avventure hai in un anno?

L’anno scorso otto. In questo momento sto con due contemporaneamente, ma sono di due città diverse.

Quasi una al mese…

In media le mie storie durano due mesi, ma ci sono volte come adesso che ho due donne in parallelo, a volte tre.

E sei sposato

Ho un matrimono “azienda”. Io e mia moglie non ci amiamo da quando è nato il secondo figlio ma abbiamo molti interessi economici in comune oltre a dover tirar su i due fratelli, che sono ancora molto giovani e non indipendenti. Ogni tanto scopo anche con mia moglie, ma roba tipo un sabato sì uno no. Dovere coniugale (ride).

Tua moglie non è gelosa, non hai paura che scopra i tuoi tradimenti?

Non le interessano. Se sa tace e passa oltre. Per lei è importante che io porti i soldi a casa e sia un buon padre. Poi sa che per lavoro viaggio, faccio tardi e a volte dormo fuori. Viviamo così da anni e va bene a tutti e due.

E tu non hai paura che lei ti tradisca?

No, non credo che lo faccia e se lo ha fatto sono robe da poco di cui non mi sono neanche accorto. E poi è tutta casa e figli. Sarebbe come essere geloso del mio commercialista (ride, ride spesso).

Torniamo alle altre: a loro cosa racconti della tua vita?

Il meno possibile. Racconto che sono separato, perché sono poche le donne ormai che ti danno retta se sanno che non sei libero. Certe non accettano neanche più che tu sia separato in casa anche se lo sei per davvero.

E come fai a gestire una balla del genere? Non ti chiedono di venire a casa tua? Non ti telefonano di sera?

Quelle che fanno così o potrebbero fare così le sgamo al primo caffè e non arrivo neanche alla cena. Io pesco donne che riesco ad affascinare da subito, che mi credono anche perché all’inizio sono molto credibile e dico un sacco di balle raccontate bene, sono un ottimo attore. Poi la mia vita in effetti è molto libera e si presta a gestire anche telefonate non previste, che però io dopo un primo periodo di avvicinamento scoraggio. Dico che il mio lavoro dura 24 ore, in casa non si può andare perché ho l’affidamento dei figli e c’è mia madre, se sei proprio una che mi piace (e duri più di due mesi, raro) vengo a casa tua, andiamo in albergo o al limite ti porto nella casa al mare che è mia.

Insomma, ci cadono tutte?

Non tutte. Tante sono diffidenti, diciamo che su 5 donne che conosco tre fanno troppe domande o diventano dubbiose, e io le sgancio al primo caffè o al massimo all’aperitivo che concentro in pochi giorni, per accelerare la pratica (ride). Altre si capisce che, anche se ci stanno, ti si attaccheranno alla giugulare fra messaggi, telefonate e richieste di presenza per cui o le evito da subito o, se riesco a portarmele a letto, ci faccio un paio di giri e poi sparisco.

Come scegli le tue “candidate”? 

Prediligo la Quarantenne, divorziata o separata, lavoratrice, con diverse storie fallimentari alle spalle, a partire dal matrimonio, con figli o no (ma io preferisco con figli, perché metabolizzano meglio quando racconto storie per non vederle o chiamarle appellandomi al mio ruolo di padre). Sono donne che non hanno un’ottima opinione degli uomini perché hanno avuto esperienze più o meno negative con quelli prima di me. Hanno provato di tutto: andare con gli uomini solo per sesso, ma non gli va bene alla lunga perché sono delle sentimentali e, prima o poi, vogliono una storia seria. Cercano uomini per una relazione più lunga e seria, cosa che vogliono tutte, ma vedono poi che sono pochi gli uomini liberi sopra i 40 che vogliono una cosa del genere. Noi reduci da matrimoni fallimentari vogliamo divertirci, nella maggior parte dei casi, non costruire nuovi matrimoni. E poi le donne sono tante: se ti piacciono le ciliegie ti accontenteresti di mangiarne una sola (ride)?

Insomma, sono donne che un po’ ti vogliono credere…

Sì, nonostante tutto sono delle sognatrici che sperano sempre di trovare quello giusto. E io, oltre a essere un bell’uomo e di successo, sono anche un ottimo attore, e riesco a convincerle che forse non è sempre e solo un sogno. Io mi diverto a sedurle, a raccontare storie: se ci fai caso racconto pochissimo di me realmente, mi sono costruito un personaggio a metà fra la realtà e la fantasia. Sono simpatico, le faccio ridere molto e sono bravo a letto. E colgo bene il loro lato romantico. Io dico a tutte che sono innamorato di loro dopo qualche settimana: non mi sono mai innamorato di nessuna, ma ti sfido ad accorgertene.

Allora le ritieni delle allocche che si fanno su con niente?

Certe credono a quasi tutto quello che racconto, in effetti. Altre sospettano, ma mettono da parte i dubbi perché magari faccio buona impressione e loro pensano “mica li posso mandare via tutti, questo mi piace”. Spesso sono donne insicure sul da farsi, nonostante le esperienze negative precedenti. Poi ci sono le crocerossine, no non quelle che vogliono soccorrerti, io non sono un piagnone lamentoso che parla del divorzio, degli alimenti e dei suoi problemi. Sono le crocerossine che dicono tu sei un uomo con problemi, forse sei anche un seriale, ma io ti cambierò, potresti essere perfetto una volta cambiato… Ripeto, di me dico pochissimo, faccio tante domande alle donne, è un’ottima tattica farle parlare, adorano parlare per ore: ascoltarle senza guardare il telefono è uno degli scotti che devi pagare per fartele, devi essere paziente all’inizio.

Come ti presenti

Io mi presento come un figo molto solido, un maschio alfa come si dice, ma gentile, divertente, seduttivo, gentiluomo, romantico, faccio il sognatore alla ricerca della donna della sua vita nonostante le cattive esperienze… Quelle che con il loro sesto senso percepiscono che sono uno sciupafemmine sono quelle crocerossine che, come dicevo, si dicono “sì, sì fai il figo ma io ti cambierò, ti plasmerò come dico io”… Non ci è riuscita neanche mia moglie (che rimane la madre dei miei figli, sia chiaro, non la lascerò mai) figuriamoci una che, per quanto figa, durerà massimo tre mesi se va bene (risata fragorosa). Altre, ancora, vogliono credere alla favola del principe azzurro che prima o poi arriverà, una volta che si sono rimesse dall’ultima storia andata male. Ripeto: sono una minoranza, due donne su cinque di quelle che ci stanno poi con me. Le altre le evito, tempo perso, troppo strutturate o “pericolose”. Troppe domande, troppo sospettose, tengono loro la situazione in mano, e invece devo tenerla io.

Dove le trovi tutte queste donne

Principalmente sui social, che so usare molto bene. Il mio profilo mostra quel tanto che serve per agganciarle: foto, foto sportive, ritratti, in costume (mi curo molto), non puoi vedere i miei amici, nessun riferimento alla famiglia. Foto di luoghi visitati, di bei posti: trasmetto la sensazione di essere un uomo dinamico, sportivo, benestante ma, oltre a quello, tu non vedi niente sul mio profilo. Non a caso riesco a farmi anche le amiche delle amiche: io guardo sempre molto bene i profili di quelle che mi interessano. Primo perché si capisce se sono quelle giuste o a rischio, tipo quelle che mettono frasi contro gli uomini, si capisce che sono amanti ferite e lasciate, o sono in clausura perché siamo tutti uguali. Con queste non ci perdo un secondo. Quelle che parlano d’amore, si capisce che sono sole o mettono foto in costume e un po’ sexy sono interessanti ma vanno vagliate. Sai quante ne incontro che hanno la foto superfiltrata e poi ti trovi al museo delle cere, o mettono una foto di 10 anni prima e te le ritrovi mummificate? Via, via. Guarda, è quasi una professione, ma mi diverto, mi distrae molto, i social hanno permesso nel cuccaggio quello che solo ieri era impossibile anche se non lavorassi e fossi libero davvero (mi fa l’occhiolino).

Come avviene il contatto?

Intanto sono un bell’uomo e quindi un 30% mi contatta senza che io faccia fatica. Sono le migliori, le più motivate. Fra queste ci sono le sposate in cerca di avventure, le migliori in assoluto. Non rompono, hanno tanta voglia di scopare e divertirsi, si va a letto in fretta ma attenzione… Anche queste si innamorano e tendono ad avere un amante fisso, cosa che non sono disposto a fare. Vanno trattate come le altre.

E quelle che contatti tu?

Sono single, separate o divorziate che hanno la fila fuori di richieste di amicizia o messaggi demenziali di approccio. Io chiedo sempre l’amicizia in modo che possano controllare il mio profilo, che di solito è convincente. Poi iniziano le chat che so gestire molto bene, si passa ai numeri di telefono (rigorosamente il mio secondo telefono, dedicato alle ragazze), al telefono do il meglio, incontro e via. Io vinco perché gli altri uomini sono incapaci di corteggiare perché o sono dei pescatori a strascico (ci provano con tutte belle o brutte e hanno un repertorio ripetitivo e si fanno sgamare) o perché sono degli imbranati alle prime armi col tradimento e sono pieni di sensi di colpa, cercano sesso ma anche la “mamma”. La donna vuole un uomo solido come me.

In quanto tempo riesci a portartele a letto?

Massimo in cinque incontri, spesso in due, tre. Il primo non si conta, il caffè. Poi aperitivo e subito dopo cena se promette bene: molte ci vado a letto già al secondo incontro. Al terzo la maggioranza, le donne pensano che darla subito sia disdicevole o un premio troppo anticipato. Le più difficile, alla quinta volta, ma devi essere davvero bella perché io resista. Ogni tanto corteggio più a lungo: mi è capitato e una che ha capitolato dopo due mesi di chat: io la contattavo ogni giorno e intanto mi facevo le altre. Poi ha accettatto di vedermi, l’ho convinta.

Sei generoso economicamente, fai regali  o sei un tirchio?

Tirchio non mi piace sono oculato, lo devo essere perché, nonostante guadagni bene, mica posso buttarli i soldi, soprattutto con chi non ne vale la pena. E poi devo fare tanti “colloqui” (ride). Quindi molti caffè e aperitivi in posti che conosco dove mi fanno lo sconto. Anche al ristorante le porto sempre negli stessi due tre posti dove non ho sorprese col conto e non mi fanno scherzi. I motel costano poco e appena posso vado a casa loro che anche il digestivo è offerto (ride a crepapelle). Regali non li faccio mai. Ogni tanto investo qualche weekend ma le porto a casa mia al mare e cucino io che fa figo e costa poco.

 

Insomma, tirchio nei sentimenti e nell’offrire…

I soldi li spendo per me mica per scopare. Io non pago le donne per scopare.

Come ti comporti durante la fase di corteggiamento?

Do il meglio e soprattutto molta disponibilità. Mando messaggi e rispondo spesso, la cerco spesso, faccio diverse telefonate e rispondo anche a quelle in entrata, anche di sera, pur limitandole da subito (basta spegnere il telefono: sono al lavoro, cene fuori, figli o sono stanco e dormo). Faccio sentire la donna coccolata e al centro dell’attenzione, un mix fra corteggiamento romantico e sexy, per stimolare la loro voglia (donne e uomini a letto sono uguali, sono le donne trascurate dai loro uomini che non hanno voglia… apparentemente, ci vuole quello giusto e divampano subito – sghignazza fastidiosamente).

E quando finalmente ci vai a letto?

Nessuna si è mai lamentata, è il mio vero regalo e lì sono davvero me stesso. Ho molta esperienza, sono dotato, fantasioso, sono bravo.

Tutti multiorgasmi allora, mai una che finge con te…

Non credo. E se anche fosse chi se ne frega. Io faccio di tutto per farti godere, mi piace dare piacere, ma l’importante che sia soddisfatto io. Tanto durerà comunque poco: anche il sesso più appagante dopo una decina di volte diventa ripetitivo, e vuoi mangiare altre ciliegie (tracanna il drink con voluttà).

Hai mai avuto incidenti di percorso?

Una volta una mi ha beccato che volevo uscire con l’amica e mi ha fatto una scenata in un locale. Io non l’ho lasciata neanche finire e me ne sono andato, bloccandola su tutti i fronti. Certo ho perso l’amica che era molto più carina di lei ma non era il caso di insistere. In un altro caso ho speso molte energie per protrarmi a letto una che alla fine non si è convinta della mia buona fede e non ci è stata, ma è successo anni fa quando ancora non ero un professionista (occhiolino).

Ma ti piace vivere così?

Sì. È elettrizzante cambiare donne così spesso. Fare sesso, tanto, spesso e con persone diverse. Non mi annoio come succedeva nel matrimonio. Mi appaga fisicamente e mentalmente. Sono come Casanova.

Casanova amava le donne, la femminilità, tu no, le usi

Ma io mi immedesimo molto nel ruolo dell’innamorato delle donne, di tutte le donne, e poi Casanova era un seriale come me, altro che amore. L’amore è per i figli, per tua madre. L’amore fra uomini e donne non esiste, e se c’è dura pochissimo. Siamo fatti per avere più partner, uomini ma anche donne. La fedeltà è un mito contronatura. Le uso? Siamo tutti adulti e consenzienti nessuno ti obbliga a venire con me.

Come le sganci una volta che ti sei… stufato?

Inizio a non chiamare, a diradare i messaggi, ad accampare scuse di lavoro e di obblighi verso i figli che fanno saltare sempre più appuntamenti. In due settimane di solito le lascio. Scrivo: guarda, è stato bello ma non funziona, complice il mio periodo “difficile” (invento problemi). Se vedo che si appiccicano o tendono a rifarrsi vive sparisco o blocco su tutti i fronti.

Sei tornato con qualcuna?

Sì, in tempi di magra: succede che ci siano periodo in cui la media delle possibili nuove fidanzate cali, e allora mi rifaccio vivo con quelle che erano state più malleabili o disponibili. Una minoranza ci sta di nuovo, perché io, nonostante tutto, sono fra i i migliori (e mi rifila una fastidiosissima pacca sulla spalla da amicone).

Non pensi alle ferite emotive che lasci alle donne che si innamorano di te?

Poche si innamorano nel lasso di tempo breve che concedo. Certo, molte sono coinvolte, ci sperano, gli piaccio molto, sono felici a letto quando stanno con me, con me si divertono. Quando le lascio non capiscono e si fanno mille domande, ci rimangono male. Ma mica è colpa mia se il mondo è fatto di relazioni superficiali: anche certe donne ti usano e gettano.

Ti è successo che una donna ti usasse?

No. Forse, non mi ricordo. Ero giovane.

Un consiglio alle donne per evitarti

Stai chiedendo all’oste se il vino è buono?

Tu cosa faresti se incontrassi uno come te

Ci starei! Scherzi a parte io vedo che quelle che non si fanno affascinare da me sono quelle che fanno tante domande, mi fanno parlare, fanno finta di caderci ma intanto di fanno le radiografie. Sono delle seriali in gonnella, pur non comportandosi come gli uomini. Sono le più pericolose non perché ti si attaccano (anzi, ti sganciano loro) ma perché se si accorgono delle tue reali intenzioni fanno le profumaie, ti fanno credere che ci stanno e poi ti danno il 2 di picche. Una una volta, ed era davvero bellissima, si è fatta corteggiare, è uscita a cena con me, ha bevuto e ordinato le cose più costose, mi ha fatto capire che il gioco era fatto e poi alla fine mi ha detto: “sono stanca, vado a casa, grazie di tutto”. Le ho detto: ma ti accompagno io! E lei: “no grazie prendo un taxi e poi ci potrebbe già essere il mio fidanzato”. Ma non eri single? “Certo, come te”. Sparita con un sorriso, nemmeno un bacio.

Insomma, una ti ha punito

Macché punito. Mi ha fregato la sua bellezza e mi ha fatto credere che le sue moine fossero aperture verso il letto. Invece era furba.

Grazie Stefano, spero che il tuo racconto aiuti le mie lettrici a evitare come la peste uomini come te

Non contarci giornalista, alle donne gli stronzi piacciono! Eccome se piacciono! Stronzi ma belli, simpatici, bravi amatori…  Risata fragorosa. Ciao giornalista, mi dice, offri tu vero? Si alza, sorridendo alle due ragazze sedute di fianco a noi che lo guardano orripilate. Credo abbiano sentito almeno parte delle sue “avventure”. Basta sentire anche poco…

Sincerely yours

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Amanti felici

Amanti felici
Amanti felici

Ci siamo conosciuti su Facebook, un anno fa. Io sposata con figli, lui sposato con figli, qualche anno di differenza. Le nostre vite allora erano apparentemente serene, ma quanto fossero realmente felici lo sapevamo già prima di incontrarci.

Sono una donna ammirata in genere, ma non lascio facilmente spazio agli uomini. Potrei dirvi che lo faccio perché sono appagata, ma non lo ero ormai da tempo, quando ho conosciuto lui.

Non sono neanche il tipo da collezionare amicizie social (soprattutto maschili: ignoro molte delle richieste che mi arrivano), non ne avrei il tempo oltre che la voglia, fra gli impegni dei miei figli e gli impegni di lavoro. Ma a lui l’amicizia l’ho chiesta io.

Sarà stato un segno (io credo al destino che allinea due stelle) ma è stata la prima volta che ho chiesto l’amicizia a un uomo, a un estraneo su un social. Certo, lui fa il mio stesso lavoro, diciamo che avevo la “scusa” per interagire con lui. La verità è che lo trovavo affascinante, come uomo ma soprattutto per quello che affermava.

Così ho fatto il primo passo. Non ho saputo resistere, non ho voluto resistere.

Lui ha risposto con entusiasmo, avevo capito subito che è un uomo sensibile alla bellezza femminile, anche troppo. Conscia di questo, e del fatto che stavo interagendo con un possibile collezionista di donne (anche se non mi dava dell’idea del seriale tante volte descritto in questo blog, piuttosto di un selettivo, per quanto amante delle donne) abbiamo iniziato lunghe conversazioni, prima scritte, poi telefoniche.

Abbiamo iniziato condividendo le stesse filosofie di lavoro per poi parlare di cose sempre più intime. Ma, pur vivendo nella stessa città, esitavo a incontrarlo e lui non spingeva per un primo incontro. Era un crescendo di ragionamenti, battute, risate, confidenze ormai anche profonde, ma sempre un po’ col freno tirato, per la paura di guastare qualcosa (allora non sapevo cosa), di anticipare i tempi.

La confidenza cresceva, i suoi complimenti anche. Io mi sentivo bene a parlare con lui. Troppo bene. Menti gemelle. Stesso spirito, stesse visioni, persino sul lavoro.

Dopo tre settimane di conversazioni lui ha rotto gli argini e mi ha invitato a cena: niente, caffè, niente aperitivo, quelli sono per le persone che devono tastare il terreno, per noi i messaggi e le telefonate scambiate fino ad allora ci facevano sembrare la nostra “amicizia” non virtuale, ma reale e viva da anni.

Quella sera ero emozionata. Mi chiedevo: come sarà la realtà? Ve la faccio breve: se esistono i colpi di fulmine, è capitato a me e a lui. Abbiamo resistito a malapena con gli antipasti, ma al primo eravamo già in terrazza a baciarci. E niente dolce, il dolce siamo stati noi. In pochi minuti eravamo fuori dal ristorante e in un hotel, a fare sesso: strepitoso, voluttuoso passionale ma anche dolce. Io credo fossimo già innamorati quella sera, lo so sembra impossibile, ma il colpo di fulmine per me ha funzionato così.

Sono tornata a casa tardi, camminando a un metro d’altezza dal posteggio a casa, sussurrando al telefono con lui. Sono entrata, ho baciato i miei figli e mi sono infilata nel letto dove mio marito dormiva profondamente, come fa sempre, presto, alla sera. Era come se lui non fosse disteso vicino a me, ma non lo era da tanto, pur essendoci tutte le sere.

Sensi di colpa? Zero. Felicità? Mille. Appagamento sessuale? Duemila. Intesa mentale? Di più. E una sola idea in testa: a quando la prossima volta?

Un mese dopo ci siamo detti ti amo (a voce: la realtà era già evidente nel terrazzo di quel ristorante) e abbiamo iniziato a fantasticare su un nostro futuro insieme. Due professionisti pragmatici che sognano come dei bambini entusiasti fra le lenzuola di un albergo. Era tutto bellissimo, ci amavamo davvero. Ma c’erano i nostri matrimoni, i nostri figli, e due visioni, le uniche, differenti su questo.

Io, conscia che il mio matrimonio era in discesa da diversi anni, pur non avendo mai avuto una storia extraconiugale prima (non perché la escludessi per principio, ma perché non avevo ancora trovato un lui come lui), ero pronta a iniziare una nuova vita e a parlarne con mio marito, con i miei due piccoli uomini che, per quanto giovani avrebbero, ero sicura, capito, e io avrei continuato a essere una buona madre come lo sono sempre stata (e anche mio marito, l’unica cosa che non gli ho mai contestato).

Lui, nonostante avesse avuto diverse storie durante i suoi dieci anni di matrimonio, e per quanto il rapporto con la moglie fosse freddo da anni, riteneva intoccabili le sue due bimbe, più piccole dei miei. Diceva che era la prima volta che una donna gli faceva prendere in considerazione la possibilità, anche se teorica, di costruire una nuova vita. Era tentato ma riluttante, combattuto per quanto innamorato.

Quanto tempo mi dai per decidere, mi ha detto. Ho risposto: guarda, io domani parlo con mio marito di divorzio, indipedentemente da te. Tu non c’entri, io non mi separo per te. Certo ora ci sei, ma magari fra un mese no, io non decido per te: è un passo che dovevo già fare da tempo e ora è maturato. Ma per me stessa, non perché ho conosciuto te, per quanto tu sia importante. Ma non si possono provare certe cose se il tuo matrimonio non è già finito. E, colpo di fulmine o no, il mio matrimonio era già al capolinea, un fulmine non entra da una finestra se non è spalancata e tu non sei un’antenna in grado di attirare la scarica elettrica.

Quanto tempo? Nessuno e poco. Io credo che se mi ami davvero potranno forse passare mesi, non anni. Io intanto sarò libera, per me innanzittuto, per te se lo vorrai, per altri se sarà il caso.

Io in un mese ero separata. Lui no. Mio marito ha fatto di tutto per rimandare, ma la storia era chiusa: io ero decisa e non ho lasciato spazi che non c’erano più da anni. Per fortuna e per intelligenza, ci siamo concentrati sul rendere la cosa meno pesante possibile ai figli e, devo dire, ci stiamo riuscendo.

E lui? Quando mi sono separata lui si è spaventato: gli uomini più decisi sul lavoro non lo sono altrettanto nei sentimenti e nel trasformarli dal dire al fare, ma io sì.

È andato in crisi. Io non posso adesso, non me la sento. Ti capisco, gli ho detto, e ti ricordo che questo è un mio percorso personale, non il tuo se non vuoi o non sei pronto. Però, e sono stata chiara, se mi ami non esistono Ma. Entro l’inzio del nuovo anno o siamo insieme o non lo siamo più. Per quanto ti ami, io non farò mai l’amante a lungo. E tu sei ancora sposato. I figli? Ti capisco. Ma i miei sono sereni, e lui è già fuori casa. Lo saranno anche le tue, tua moglie non è una brutta persona, è un bravo genitore. E genitori si rimane sempre. Anzi, certi uomini con la separazione migliorano anch come genitori.

Abbiamo continuato a frequentarci fino a Natale, vedendoci spesso, amandoci come non mai, passando anche notti e weekend insime, tutto perfetto ma… si avvicinava la fine del famoso anno di amantato e lui era ancora lì. Io non dicevo niente, solo una cosa, a novembre: pensi che dopo Natale potremo fare il nostro primo viaggio insieme?

La domanda e il Natale, l’ultimo potenziale in casa, lo hanno mandato in tilt. Ha prevalso il dubbio e la paura sull’amore, le figlie sembravano due giganti pronte a sbarrare ogni sua uscita (anche se in realtà erano serene, loro non erano una coppia da litigi in pubblico) e abbiamo avuto la nostra ultima cena. Nella mia nuova casa, i figli nell’altra con il padre per il weekend.

Mi ha detto non ce la faccio, ed è giusto che tu ti rifaccia una vita, io non posso… Tu sei più coraggiosa di me. Facciamo l’amore, ho detto io. Alla fine, sulla porta, un ultimo bacio e lui mi dice: andrai via da sola? Ti troverai un altro?

Andrò via con un’amica, i figli li terrà lui. Andrò lontano, a divertirmi. Un altro uomo? Io ti amo ancora, ma adesso so che che tu non mi ami abbastanza: sarà inevitabile, per come mi conosco, trovare un altro prima o poi. Forse non sarà un colpo di fulmine come il nostro, forse non sarà amore, ma io mi conosco: vivo, sono giovane e finalmente libera.

Lui piangeva, io no. Quando se ne è andato ho pianto tutta la notte. Ero innamorata persa e lui aveva rinunciato a noi, come fanno tanti uomini che fanno prevalere la mente sul cuore, noi in effetti siamo più coraggiose. Non ero delusa, ero disperata. Ma non ero pentita di nulla: avevo vissuto un amore vero fino in fondo, senza fargli pressioni o trucchi, avevo intrapreso la mia nuova strada personale, divorziando, non per lui, ma per me.

Questa consapevolezza mi aiutava molto, e leniva il mio dolore temperando anche la delusione di non aver visto l’uomo tutto d’un pezzo che lui era farlo fino in fondo. Amavo ancora e stimavo il mio amante, ma i campioni si vedono agli ultimi metri della corsa: se molli prima del traguardo tutto lo sforzo che hai fatto prima è stato inutile, e tu non puoi salire sul podio con me. E io sul podio già c’ero, perché io la mia nuova vita, e da sola, me l’ero già iniziata a costruire.

Natale è passato abbastanza sereno. Lui non si è fatto vivo: aveva preso la sua decisione, non è il tipo da piagnucolare per convincermi, con messaggini e telefonate, a continuare a fare l’amante, mi conosce, è una persona corretta (anche se non coraggiosa fino in fondo, evidentemete, ma ha le palle per non disturbarmi a vuoto). Mi sono goduta i mie maschietti, abbiamo festeggiato con il mio ex marito in concordia (anche lui ha capito che eravamo alla frutta ma non ieri, l’altro ieri: gli uomini credono di essere innamorati di certe mogli, ma sono innamorati della routine confortevole, anche se non felice).

Ho fatto i biglietti per il Paradiso con la mia amica. Parto in buona compagnia, innamorata, triste, ma ottimista. Quel che sarà sarà. Addio mio lui, abbiamo avuto una grande occasione che è difficile si ripeterà, i colpi di fulmine cadono una volta nella vita beccandoti in piemo come è successo a noi. Peccato, davvero peccato. Ma la vita continua.

Al check in ero preoccupata: Silvia è sempre in ritardo, ma non è che possiamo perderci un viaggio per il Paradiso così. O forse sì. Ero disposta a partire anche da sola, ero pronta ad affrontare la vita da sola. Sola… io ho i miei figli, e sempre ci saranno. Poi si vedrà.

Silvia era lui. Lo vedo avanzare verso di me col suo sorriso smagliante, la valigia e un biglietto alzato in alto, come se fosse una bandiera. Questa è la mia seprazione, mostrandomi il suo biglietto sullo stesso aereo per il Paradiso, e poi mi ha baciato come sempre. Non era vestito da ufficiale e gentiluomo, ma l’effeto era quello. Aveva avuto il coraggio di salire sul podio con me. E mentre volavamo insieme verso il vero Paradiso, il nostro, è iniziata la nostra storia d’amore anno primo. O secondo, quella crisi non conta più nulla ormai. Contano i fatti. E noi siamo insieme. Liberi di amarci come ci siamo amati da subito.

 

Questa non è una favola, è successo e, nonostante la maggioranza delle storie fra amanti non finisca bene, questa è a lieto fine. Questa e altre, per fortuna. E per fortuna anche gli uomini sanno seguire il cuore come voi donne, almeno qualche volta. Auguro a tutte voi che me lo avtete chiesto un finale così, ma anche un inizio così: il colpo di fulmine è raro (più raro dei lieto fine), ma meraviglioso. Basterebbe quello? No, non facciamoci mai bastare nulla. L’amore è semplice: sceglie la felicità. Tutta. Totale

Sincerely yours

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