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Codice del silenzio ai tempi del Coronavirus

 

Secondo la Matematica del cuore e l’epidemiologia di coppia secondo Pellizzari dicesi Codice del silenzio (Cds) quel periodo di no contact più o meno lungo che serve a una donna per sganciarsi da un uomo che non la merita, sia esso un fidanzato che non la ama abbastanza o, più spesso, un amante che a parole, e per troppo tempo, dice di amare lei ma poi resta con la moglie.

Mi avete chiesto che cosa succede in genere nei mesi che caratterizzano il Re dei no contact, anche sul fronte del destinatario del Cds, lui.

Ne scrivo volentieri, anche perché la quarantena da Coronavirus ha reso di fatto più attuale e realizzabile, volenti o nolenti, il Cds per tutti. La quarantena, come leggerete, è un’occasione unica per mettere in pratica il vostro primo Cds o quello finalmente definitivo.

Andiamo per gradi, riassumendo anche un po’ di cose.

A CHI È DESTINATO IL CDS

A tutti quegli uomini (in alcuni casi donne, ma sono una minoranza, diciamo che la proporzione è di una donna su cinque uomini), amanti o compagni o fidanzati di tutte le età che non vi amano nei fatti. Quasi tutti gli uomini affermano anche esagerando (che non è mai un buon segno) di amarvi alla follia, che siete la donna della loro vita, che non possono vivere senza di voi ma, alla prova dei fatti e al netto delle promesse e dei paroloni, di fatto vi trascurano e/o non vi amano abbastanza, fermo restando che per l’amore vero “abbastanza” non esiste, o ami o non ami, non ci sono riserve, limiti, territori delimitati. Un esempio tipico è il fidanzato che vi dedica gli scarti del suo tempo giustificandoli con cazzate tipo la libertà individuale (anche la vostra certo!), il lavoro, i suoi amici. O quello che fa stashing, nascondendovi agli altri, parenti compresi. Il principe degli aventi diritto al Cds è sicuramente l’amante che, dopo avervi ripetutamente promesso una vita insieme rimane o ritorna sempre dalla moglie.  L’uomo che si merita il Cds, in una parola, è l’uomo che vi fa soffrire, che vi lascia insoddisfatte, deluse, che promette a vuoto, che parla tanto e realizza poco, che non vi basta, che vuol farvi fare l’amante a vita, chiunque sia.

A CHI È UTILE IL CDS

A te, cara lettrice, che lo metti in pratica per porre la parola fine a un calvario che dura da troppo tempo, fatto di promesse troppe volte disilluse, fatto di tempo sempre più risicato, di delusioni che superano ormai di gran lunga le gioie del passato. Se da tempo gli ripeti inutilmente che non vuoi più fare l’amante, se da tempo gli ripeti inutilmente che vuoi condividere più tempo con lui e risulta tutto inutile, anzi, ne avete parlato senza successo (per colpa sua) troppe volte, il Cds è il vostro stop, il vostro basta. Il Cds è quindi utile, anzi direi necessario, a tutte le donne che sono arrivate al capolinea della sofferenza o delle disillusioni e delusioni per i suoi comportamenti. 

PERCHE’ FARLO

  1. Perché siete al capolinea e avete aspettato troppo che lui facesse quello che gli chiedevate e aveva più volte promesso
  2. Perché state soffrendo troppo, la sofferenza supera ormai il piacere di vederlo
  3. Per evitare una dipendenza sentimentale, che si avvera quando il vostro cervello sa quello che è giusto fare e non ci riesce più, pur tentando più volte. Tipico il caso di chi interrompe il Cds a più riprese e riapre le porte al sedicente amore ritrovato ma poi scopre che nulla di nuovo accade: lui non lascia la moglie.
  4. Perché è l’unico modo di risalire in superficie dopo che lui vi ha fatto toccare il fondo
  5. Perché è l’unico modo per fargli capire che per voi è ora di basta e che la prossima volta che si farà vivo o porta veri nuovi fatti o sarà la fine per sempre
  6. Perché a mano a mano che vi distaccherete da lui starete meglio, fino a riprendere aria e fare una vita normale
  7. Perché se lui non tornerà da ufficiale e gentiluomo in tempo il Cds vi farà scattare il famoso relè, quello che magari non eliminerà i ricordi del passato con lui, ma sicuramente il legame. Così potrete conoscere altri uomini e reinnamorarvi di uno, vi prego, libero davvero.
  8. Perché, anche se avevate deciso voi di fare il Cds, vi ci ha spinto lui non ottemperando alle sue promesse ma con la vigliaccheria di chi vi fa soffrire in modo che decidiate voi di allontanarvi. In modo che lui potrà sempre dire “lo hai deciso tu”. Dirà così l’angioletto, quello che non voglio farti soffrire e devi fare la tua vita ma vi ha fatto soffrire così tanto da non darvi scelta. Se questo è un uomo… ricordatevene della sua vigliaccheria.
  9. Perché lui è stato scoperto dalla moglie e vi ha addossato tutte le colpe diventando il suo zerbino e rinnegandovi.
  10. Perché con la scusa del coronavirus ha diradato ancora di più i messaggi e le telefonate, come magari ha già fatto a Natale e nelle feste comandate. Basta quarantene vere o false.
  11. Perché, pochi ma buoni, quelli che veramente vi amano spesso hanno bisogno di una spintina per realizzare quello che già sanno, e cioè che voglio vivere con voi.

FUNZIONA SOLO SE…

  1. È un no contact assoluto: non dovete cedere alla tentazione di contattarlo o di rispondere ai suoi inevitabii tentativi di sentirvi con delle scuse banali, tipo come stai visto che c’è il Coronavirus. Non rispondete, perché il secondo messaggio dopo come stai sarà il suo mi manchi. In realtà non è cambiato un bel niente e lui vi sta scrivendo in bagno perché di là c’è la moglie che non lascia. Infatti vive con lei, non con voi. Se cedete e rispondete, tutto il tempo di silenzio accumulato in depurazione si perderà e in più lui capirà che può approfittarne ancora senza dare nulla che non siano parole carine quanto effimere.
  2. Se non lo fate solo ed esclusivamente nella speranza che lui si rifarà vivo. Dovete farlo innanzitutto per voi, per affrancarvi da una situazione che era senza uscita. Dovete fare come quelle tante di voi che si separano dal marito perché il matrimonio è finito di per se stesso, non perché hanno trovato un amante e per l’amante, che è solo la conseguenza del matrimonio già fallito. Queste donne giustamente dicono: io mi separo per me, poi se c’è anche lui bene, meglio. Anche per voi è così: io stacco perché a me non va più bene e non voglio più fare l’amante, se torna per tempo meglio. Ma non fate il Cds solo per “costringerlo” a uscire allo scoperto.
  3. Capisco che andiate a guardare il suo status, le foto che posta la moglie, quando si collega… È normale e umano che una persona che ha appena iniziato il Cds, soprattutto ancora innamorata (e voi siete stufe ma ancora innamorate) lo faccia, ma non potete farlo superati i due mesi di Cds. Piuttosto bloccate tutto e superate la paura che bloccandolo non si rifarà più vivo: se non si rifà vivo è perché non contate niente, non perché non riesce a mandarvi messaggi. In più, se vede che vi collegate, saprà che vi ha ancora in pugno. Staccate pure il wifi se serve.  No orbiting, fa solo male a voi e rafforza lui. 
  4. Non deve avere interruzioni, ne vostre perché avete voglia di scrivergli o perché gli rispondete: solo così starete sempre meglio
  5. Non deve essere più della terza volta che lo fate. Molte di voi lo hanno fatto almeno due volte e lui è riuscito a farvelo interrompere, o siete state voi a cedere. Avete visto però che interrompendolo è come se abbiate rinunciato a bere per poi ubriacarvi di nuovo: tutto da rifare, tutto più difficile. La prima volta una può cedere, siete innamorate. Vi deluderà ancora. La seconda volta cercherà di vendervi fatti, ma spesso sono fumo negli occhi: se lui bara ci sta che ci speriate un secondo giro, ma deve essere l’ultimo. Altrimenti è dipendenza da curare.

 

QUANTO DURA IL CDS

Per te: dipende da quanto siete stati insieme e con che frequenza. Più siete stati amanti, più vi siete frequentati assiduamente, più lungo dovrà essere il Cds. Diciamo che si va da un minimo di 3 mesi ai 12 mesi secondo le vostre testimonianze. In media dopo 6-7 mesi si sta molto meglio, la sofferenza ha picchi nei primi due mesi, ricadute nel terzo e quarto miste a momenti di scoramento e pianti, poi va sempre meglio, fino allo scatto del relè. O al suo ritorno da ufficiale e gentiluomo con fatti veri: succede in uno/due casi su dieci e in media entro i 2-4 mesi di vostro Cds. Gli uomini non resistono infatti tanto ai Cds: purtroppo non resistono sia gli innamorati veri (che hanno soprattutto paura di perdervi) sia i cialtroni che hanno solo voglia fisica o tentano di barare per l’ennesima volta.

Per lui:

Primi 15 giorni: è felice. Si è finalmente liberato della zavorra, complice il vostro sbroccare all’ennesimo bidone (anche telefonico) agevolato dal Coronavirus, e quindi niente più scenate, corse in bagno a telefonare, sensi di colpa. È libero e si può dedicare alla sua ritrovata famiglia. La dieta sembra funzionare.

Dal 15mo al 30mo giorno: si accorge che il suo matrimonio non è che è migliorato (anzi, la quarantena da coronavirus è peggio delle vacanze insieme, quelle che di solito fanno scoppiare le coppie claudicanti) e che quindi voi avevate un senso che andava aldilà del sesso. In ogni caso anche i primi morsi del sesso di qualità che manca (dal primo giorno di Cds ha ripreso ad avere rapporti sessuali  più intensi – già li aveva, che credevi? – ma non sono soddisfacenti). Proverà a scriverti come stai o mi manchi o qualsiasi melliflua cazzata solo per vedere se abbocchi o almeno leggi, sai si fa per educazione… L’educazione la tira fuori anche l’ultimo dei più stronzi, ricordati sempre come ti ha trattato prima di pensare “rispondo perché sono educata”.

Fra il primo e il quarto mese di Cds

Ormai la fame è tanta. Ci proverà pesantemente a ricontattarti. Se è un seriale perché non ha beccato un’altra, la quarantena non aiuta, allora vuole riscaldarti a puntino per riprendere quando si potrà. Se non ha intenzione di lasciare la moglie cercherà di “spiegarti” che le cose sono cambiate, farà altre promesse per vederti e sentirti: il suo obiettivo è farti interrompere il Cds per ricominciare chat propedeutiche a un trionfale ritorno nel vostro letto. Se è davvero innamorato vi annuncerà fatti veri e ve li presenterà con prove appena possibile: voi rimandate l’incontro alla verifica delle stesse sul campo, la teoria non ha più spazio. Se non gliene frega più niente e ha preso la palla al balzo del vostro Cds non si rifarà più vivo dopo il terzo/quarto mese di silenzio. Forse orbiterà sui vostri social ma solo per curiosità e senso del possesso o narcisismo. Ma non tornerà.

 

QUANDO SI RIFARA’ VIVO

Perché, credetemi, nove su dieci si rifanno vivi.  Chi lo fa dopo tre settimane, chi dopo due mesi, chi quando si potrà tornare a scopare in giro finito il coronavirus. Vi dirà che si è reso conto che non può vivere senza di voi, che gli siete mancate tantissimo e che sta troppo male. Benissimo: quindi divorzia? No perché se è solo per vedervi e spiegarvi traducete la parola spiegarvi in scoparvi. Se davvero ci sono novità devono essere dimostrate a fatti, non a voce. Occhio a quelli che vivono fuori casa ma con la scusa dei figli ci vanno solo ogni tanto. Occhio a quelli che vanno dall’avvocato ma solo per farci una chiacchierata e non avviano le pratiche. Occhio a quelli che non hanno molto più tempo di quanto ve ne dedicassero prima.  Occhio a quelli che si rifaranno vivi quando si potrà di nuovo girare dopo il coronavirus. A questi non gliene frega niente di quanto vi farà male interrompere il vostro silenzio, sono solo egoisti.

APPROFITTATE DI QUESTA QUARANTENA FORZATA

Care amanti deluse e sempre bidonate, care fidanzate Cenerentola sempre bistrattate, approfittate di questa situazione di no contact federale istituzional-statale per iniziare un vero, serio Cds definitivo. La quarantena forzata vi aiuterà a chiarirvi le idee su di lui e a scoprire che il mondo, senza relazioni ormai diventate tossiche o troppo strette, è destinato a essere un mondo migliore. Più sano in tutti i sensi.

 

Sincerely yours

 

 

 

Divorce Day: 1 coppia su 4 dopo le feste decide di separarsi

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Quando le vacanze di Natale possono rivelarsi fatali per la coppia
 
Sono stati gli avvocati inglesi i primi a battezzare così il giorno in cui ci si rivolge al legale per cambiare vita. Un fenomeno anche italiano dopo i periodi “forzati” in famiglia e spesso lontani da un amante. Si poteva evitare, era già nell’aria? E come va a finire in genere? Risponde il sessuologo e gli autori del nuovo libro su coppia e amanti “La matematica del cuore”
Dopo le vacanze di Natale, pare che i luoghi più affollati siano due: le palestre e i tribunali. Il primo si ripete ogni anno al seguito di una serie di buoni propositi. Il secondo invece è il risultato di una decisione che vale per il 25% delle coppie in crisi, dopo che le tensioni sono arrivate al culmine proprio nel periodo festivo.
Basti pensare che solo a Milano tra il 7 e il 30 gennaio si registra un incremento del 35%(1) delle richieste di separazione, andando a incidere sul trend degli ultimi 30 anni che registra un numero quadruplicato di divorzi in Italia (2), passando da quasi 400mila a oltre 1,5 milioni.
“Passare più tempo insieme, rispetto al solito, fa emergere tutte le incompatibilità. Anche perché molti si sentono sotto pressione: pensano di dover trascorrere un Natale perfetto, proprio come quelli dei film delle feste – spiega Marco ROSSI, sessuologo e psichiatra (marcorossi.it) – E così, anche quando si rendono conto che il rapporto è irrimediabilmente compromesso, si sentono obbligati a rimanere con il partner fino alla fine delle vacanze. Senza dubbio la vacanza pone alla coppia compiti emotivi nuovi. Intanto obbliga a essere fianco a fianco, interrompendo una routine consolidata e rassicurante. Quando non c’è l’abitudine di condividere, e con questo si intende non solo abitare sotto lo stesso tetto ma stare e fare cose insieme, il vivere fianco a fianco per diversi giorni può non venire così facile e spontaneo. Può essere un momento in cui energie e interessi vengono ritirati dalle attività di routine per concentrarsi sulla relazione e, allora, questo momento risulta caricato esageratamente di aspettative impossibili. O, semplicemente, può far affiorare difficoltà di coppia che la vita abituale, carica di impegni e distrazioni, nasconde. Questo periodo dell’anno – continua ROSSI – evoca una risposta così emotiva che a volte le persone vogliono dissimulare le negatività della loro vita e concentrarsi sulle cose felici. Ma solo fino a quando le vacanze finiscono”
Numerose le occasioni di litigi che accompagnano il periodo delle feste, dalla corsa ai regali, alle recite dei figli, allo stress dei preparativi, alle cene obbligate. I motivi di frizione nella coppia sono molti, senza dimenticare quello più classico di tutti, l’infedeltà.
“Il fondo lo toccano soprattutto coloro che prima delle feste hanno iniziato una storia clandestina – continua Alessandro Nicolò PELLIZZARI, giornalista, blogger e autore de “La matematica del cuore” – Avere l’amante avrà trasformato i momenti col coniuge in una sorta di tortura. Soprattutto per le donne, da sempre più convinte e coinvolte quando scelgono un altro uomo. Gli uomini invece avranno tirato fuori la cattiveria alimentata dal rancore per il coniuge, visto ormai come principale impedimento per coronare il nuovo sogno d’amore. Tutto ciò si traduce in litigi quotidiani che proseguono anche dopo la Befana. È questo il periodo in cui il mio blog (alessandropellizzari.com) registra un’impennata di testimonianze di amanti in crisi. Queste vacanze infatti, se sanciscono il “Divorce Day” per le coppie in bilico, per gli amanti hanno un effetto altrettanto devastante- continua PELLIZZARI – Ancora più a rischio gli amanti “oltre”, quelli che hanno ormai superato i sei mesi di relazione o addirittura l’anno, categoria con il morale a terra a seguito del primo distacco forzato delle festività. Gli amanti che hanno superato i 12 mesi di storia hanno invece vissuto il secondo Natale divisi, speranzosi dell’attesa notizia di voler costruire una vita insieme”.
Nel libro “La matematica del cuore” la prima parte è dedicata alle relazioni in generale, toccando l’argomento vacanze come momento particolarmente difficile per le coppie in equilibrio precario. Nella seconda parte, quella dedicata agli amanti, non a caso l’ultimo capitolo è intitolato “Diario di sopravvivenza per le feste”.
“Le coppie in crisi fanno in genere due errori capitali, cercando di sistemare i loro guai sentimentali ma ottenendo il risultato contrario: cercare un figlio e programmare una vacanza insieme. Avere un figlio, per quanto bello sia, è un evento che per la sua portata di fatica e di richiesta di tempo e attenzioni mette a dura prova anche le coppie più affiatate, figuriamoci quelle claudicanti – conclude ELISELLE, autrice del libro – La vacanza invece si dimostra letale perché la coppia in crisi spesso sopravvive grazie alla scarsa condivisione del tempo, vuoi per il lavoro vuoi per le incombenze familiari. Le distanze tengono sopiti i problemi che continuano a covare sotto la cenere, ma non appena si ricomincia a stare più insieme, bastano un paio di settimane scarse per innescare i meccanismi classici provocati dalla frustrazione e dal disamore, con l’unica conclusione possibile: fuoco, lapilli e distruzione”.
Tutte queste “operazioni di calcolo” del cuore, tra mariti che si dividono, amanti che si moltiplicano e mogli che si sommano, vengono ben raccontate nel nuovo libro “La matematica del cuore”. E aiutano a spiegare la sofferenza di tantissime coppie in un momento tanto atteso come le vacanze di Natale ma che riesce a far traballare il matrimonio.
Gli autori de “La matematica del cuore” 
Alessandro Nicolò Pellizzari (Milano 1961 ma veneziano di famiglia e nel cuore) è padre di tre figli. Doveva fare l’avvocato ma è diventato giornalista più di trent’anni fa. Prima al Corriere della Sera come collaboratore del Corriere Salute poi in Mondadori, a Starbene, occupandosi sempre di medicina e sanità e dove oggi è vicecaporedattore. Ha scritto diversi libri di salute e benessere con Sperling, Electa e Mondadori (l’ultimo è Liberi dalle diete). Autore televisivo e docente di comunicazione, ha fatto anche parte di diversi Comitati etici ospedalieri e di Società scientifiche. Il suo blog sulla coppia, che ha toccato il milione di visite, è www.alessandropellizzari.com
Eliselle è nata a Sassuolo, è laureata in Storia Medievale, scrive e organizza eventi letterari. Ha al suo attivo dieci romanzi di generi differenti, numerosissimi racconti, diversi saggi e collabora con magazine, testate e portali online occupandosi di stili di vita, interviste, letteratura e guide alternative. Nel 2010 è uscita con la guida Centouno modi per diventare bella, milionaria e stronza (Newton Compton), nel 2015 ha pubblicato con Carlo Vanni un ebook gratuito intitolato 24 motivi + 1 per cui l’amore dura tre anni (Damster Edizioni) come regalo di Natale ai lettori. Il suo sito personale è www.eliselle.com
Il libro
Titolo “La matematica del cuore”
Disponibile in tutte le librerie e negli store online
Editore Cairo
Pagine n° 366
Costo € 16,00
Note
(1) FamilyLegal
(2) Dati Istat. 1991-2018

Honey trapper, la spia del tradimento

La bella spia russa in Spies like us con Chase e Aykroyd
La bella spia russa in Spies like us con Chase e Aykroyd

Ormai gli inglesismi imperversano e quindi la “spia” professionista che svela i tradimenti degli altri si chiama, oggi, Honey trapper.

L’Honey Trapper sarebbe un professionista, maschio o femmina, che di mestiere fa da esca per mogli e mariti sospetti di tradimento (o potenziale tale) e su commissione  contattata il partner per vedere se resiste alle lusinghe dell’altro sesso oppure è a prova di tentazione, per quanto forte sia.

Il sito inglese che gestirebbe anche queste figure di segugi del tradimento sarebbe intasato di richieste in questo periodo di Natale. Sarà…

Possiamo anche chiamarli honey trapper, ma qui si tratta, in parole povere, di fare la Mata Hari 2.0 del tradimento potenziale. E lo trovo discutibile, anche nella modalità, anche se poi non si “consuma”.

Se ho dei dubbi sul coniuge e proprio voglio rivolgermi a un professionista contatto un’agenzia investigativa e voglio prove inconfutabili non test di fedeltà mandando la seduttrice professionista di turno.

Io voglio prove di quello che è successo in passato o sta succedendo adesso imputabili solo a lui o a lei, non voglio provocare artificialmente una situazione e fare un test di fedeltà usando una professionista che, fosse anche per investigare, ci prova o fa in modo che tu ci provi.

E poi alzi la mano l’uomo che, intercettato da una gnocca imperiale, non gli darebbe retta. Certo, bisogna vedere come ti approccia la ragazza (ormai i fake online dal nome esotico e bella presenza  si sprecano, ne ho scovati bloccati e segnalati sui social almeno 200), ma se è una professionista non lo farà certo solo online e in un italiano stentato. E se è credibile e l’approccio reale sfido qualunque maschietto a non tentennare di fronte all’occasione. L’occasione fa l’uomo ladro, a volte anche se è innamorato.

Quindi, se fossi una moglie gelosa non metterei mai alla prova strumentalmente il mio uomo mandandogli una superfighissima a tentarlo: non si gioca col fuoco e, si sa, la carne del maschio è debolissima. Non si manda un killer a sparare a uno e poi ci si lamenta se fa centro.

Certo, direte voi, un uomo innamorato veramente non vede neanche Bella Hadid passargli a fianco, e posso essere d’accordo, ma siamo oggettivi: sono davvero pochi anche gli innamorati a prova di bellezze imperiali, figuriamoci se insistono perché le porti fuori a cena o ti danno appuntamento in un albergo, siamo obiettivi!

Perché un conto è che io, uomo innamorato, eviti come la peste luoghi e situazioni che possono indurmi in tentazione e prevengo così ogni possibile rischio, un conto è che tu fidanzata o moglie mi spedisci una bellissima pagata per sedurmi che insiste e mi provoca reiteratamente. È molto diverso…

E poi gli inglesi, con le Honey trapper non hanno scoperto nulla: le italiane da tempo si arrangiano a costo zero usando le amiche per scoprire se il compagno fa il pistola su web.

Di solito capita (soprattutto ai seriali alle prime armi o ai traditori neofiti) che lui chieda l’amicizia a un’amica della partner senza accorgersi della liason fra le due (gli uomini sui social guardano le foto, non leggono), la tipa interpellata chiede alla partner se lo conosce e, dopo un attimo di sgomento le due si accordano perché l’amica faccia la gatta morta per mettere alla prova il potenziale fedifrago.

Nei casi più intraprendenti, la partner prende l’iniziativa e, siccome sente puzza di bruciato in casa, chiede a un’amica che lui non conosce di farsi avanti sui social e verificarne la serietà amorosa.

Tutte cose che nella mia classifica del “non si fa” si collocano Insieme a cose tipo l’uomo che promette e racconta la qualunque  per scopare, la moglie che dà la colpa del fallimento del suo matrimonio all’amante e non se la prende innanzitutto col marito e, infine, il partner che trafuga il cellulare del rispettivo per vedere cosa c’è dentro.

Non si fa perché è brutto, scorretto e anche pericoloso perché, se io uomo fedele di turno dovessi scoprire che hai fatto una cosa del genere, metterei immediatamente in discussione il mio amore e la mia stima per te. Occhio quindi a mandare amiche in avanscoperta con la persona sbagliata. La gelosia non giustifica sospetti ingiustificati e campati in aria.

Fra l’altro, i traditori più sgamati e di lungo corso hanno spesso l’esperienza sufficiente per non cadere in queste trappole, al punto che voi vi ritrovereste, dopo la prova superata da lui per arguzia e non per innocenza, a sentirvi al sicuro e lui ad avere ancora più mano libera per cornificarvi.

Dunque no alle Honey trapper pagate apposta  o fai da te.

La vera Honey trapper rimane il tuo sesto senso femminile e quella vocina che ti dice “qualcosa nel suo comportamento non mi torna”. Seguili e non seppellirli sotto il tappeto della comfort zone ma affronta il tuo lui  a viso aperto, a campo aperto: la trasparenza, unita al tuo intuito e al guardarlo bene negli occhi quando risponderà alle tue domande (domande, non accuse) ti terrà sempre dalla parte della ragione e, in tempo reale, o spegnerà i tuoi sospetti o li accrescerà. E lui non avrà ragione di non rispondere a domande semplici e corrette: solo i colpevoli si arrabbiano e contrattaccano sempre di fronte a richieste lecite di chiarimenti.

Certo che se mi mandi l’amica figa che ci prova… se me ne accorgo e sono innocente saranno davvero guai. Si può rovinare davvero tutto esagerando con certi giochini.

Un utlimo consiglio: se davvero il tuo sesto senso suona il campanello dall’allarme fagli pure il tuo “interrogatorio” con le antenne alzate ma ricorda che spesso  i momenti in cui uno si può tradire, contraddire e rivelare sono quelli che seguono il quarto grado: gli scoop migliori che ricordo di aver fatto sono quelli davanti al caffè dopo l’intervista, quando tutti sono belli rilassati e le pistole sono apparentemente nella fondina.

Sincerely yours

 

Lo blocco oppure no

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Lo blocco o non lo blocco? Questo è il dilemma che si pongono tutte quelle lettrici vittime di un uomo che le ha lasciate o, molto più spesso, si è fatto lasciare.

Donne che di solito sono passate attraverso la classica trafila dell’amante media.

Semestri o anni di amantato costellati da tante promesse di vita futura in comune e pochi fatti inframmezzati da bidoni plurimi e vacanze tombali per il no contact di lui in famiglia. Vedi il Natale alle porte, tanto per capirci.

Parlo anche di quelle fidanzate che si sono beccate un seriale e che, all’ennesimo tradimento o avviso di tradimento hanno deciso che dopo la terza volta non si perdona più, soprattutto se lui ci ha provato anche con la tua amica (uno dei casi più frequenti).

Queste due grandi tipologie di donne, tradite dalle stesse categorie di uomini, si ritrovano prima o poi a dover uscire da storie che le rendono, nella migliore delle ipotesi, infelici. E che non hanno futuro: lo sposato non lascerà mai la moglie e il seriale non sarà mai fedele.

Nel 70% dei casi il primo tentativo di uscire da queste situazioni è su iniziativa della vittima stessa, che adotta il codice del silenzio. Nella restante percentuale è invece lui a far subire il no contact a lei, o perché viene beccato dalla moglie (e si volatilizza in un secondo con la stessa facilità con la quale diceva ti amo all’amante il giorno prima) o perché, stufo della fidanzata rompiballe, si sgancia facendo l’offeso per l’ennesima accusa fondatissima di tradimento, dedicandosi così anima e corpo alla nuova preda, che c’è quasi sempre. Non a caso il codice del silenzio deciso da questa tipologia coincide di solito con un litigio con voi, magari banale, ma che lui porta alle estreme conseguenze proprio per avere la scusa di chiudere facendo la vittima offesissima.

Un’altra cosa che accomuna amanti tradite e fidanzate di seriali è che il codice del silenzio, adottato o subìto, nove volte su 10 viene interrotto dall’ex in questione.

Il lui in questione in questi casi, è solo questione di mesi (ma a volte anche di settimane), si rifarà vivo interrompendo il vostro silenzio. Si rifarà vivo per due motivi: scopare e avere la discarica emotiva o stampella gratis.

Si rifarà vivo facendo il finto altruista, con un classico come stai, mi manchi o soffro troppo senza di te e tutte le declinazioni del pentimento e bisogno d’amore. Poco importa che queste interruzioni azzerino i vostri progressi di disintossicazione da lui e rendano vane le sofferenze patite fino al ricontact, quelli sono cazzi vostri.

Non ci saranno fatti nuovi: lui vuole farvi continuare a fare l’amante a prezzo zero o ribeccarvi come fidanzata perché è tempo di magra nei terreni di caccia dei seriali o si è preso un due di picche o la sostituta si è rivelata peggio di voi (a letto o come rompiballe). Nella peggiore delle ipotesi i fatti nuovi saranno falsi affitti da single e fuoriuscite da casa o false visite ad avvocati. E tante tante promesse, come al solito. I giuramenti si sprecano dalle labbra di questi cialtroni, che non di rado osano anche giurare sui figli. Solo questo dovrebbe darvi la misura di che “uomini” sono.

Quindi tornano sempre, prima o poi, spinti dalla fame (anche di farvi fare le discariche emotive) e non certo dall’amore.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al tema del titolo, il blocco sui social e messaggerie varie.

Quando scatta il codice del silenzio ed è lui a imporlo di solito blocca. Lo fa quasi sempre chi è beccato dalla moglie, perché inizia a vivere nel terrore che vi facciate vive in un momento inopportuno, visto che spesso il telefonino dell’uomo zerbino diventa proprietà della moglie. Oppure vi bloccano perché, come nella migliore tradizione narcisistica, questo mettervi all’indice su comando gli dà un senso di potere sadico, della serie sono io che ti sblocco e ti riblocco quando voglio.

Quelli che non vi bloccano sono di solito quelli che si rifanno vivi prima, nonostante abbiano imposto loro il codice del silenzio direttamente o indirettamente. Sono quelli che già nel momento in cui hanno deciso di mettervi all’indice pensano a quando vi ripescheranno in caso di bisogno o voglia. Non bloccano perché vogliono fare orbiting: sono quelli che mentre siete in quarantena controllano il vostro stato, mettono dei like sotto le vostre foto ma rigorosamente a commenti di altri, interloquiscono con i vostri amici senza chiedere di voi espressamente, sono presenti e non presenti allo stesso modo nella vostra vita. Avete presente lo squalo che prima di attaccare fa i girotondi intorno la preda a cerchi sempre più stretti? Ecco. Ti vedo e non ti vedo, mi vedi e non mi vedi.

Fateci caso: un’altra cosa accomuna questi maschi; così come non si fanno il minimo scrupolo di interrompere anche il più doloroso e faticoso codice del silenzio a loro bisogno e piacere, così non si fanno il minimo scrupolo a bloccarvi e sbloccarvi.

I campioni in questo campo sono quelli che vi bloccavano già on demand, cioè quando stavate ancora insieme come amanti o fidanzate del seriale e loro erano in vacanza con la famiglia o con gli amici e con la scusa del lavoro imponevano un black out, giusto il tempo di divertirsi con altre. In fondo, pensano oggi, se hai digerito il no contact delle precedenti vacanze comandate e pure il ritorno a vacanze finite della serie “eccomi qui sono tornato come se niente fosse” perché mai non dovresti digerirti in un sol boccone un no contact più lungo?

Dicevo: loro non si fanno mai scrupoli, voi sempre. E tanti.

Un classico femminile è “io non lo blocco perché sono educata e superiore a certe cose” che, tradotto, spesso vuol dire “io non lo blocco perché spero che torni, se lo blocco mi lascia definitivamente”. Come se non vi avesse mai lasciato, o già lasciato, anche se ha fatto in modo di farsi lasciare.

Non vi biasimo, non siete stupide o alcolizzate di sentimenti, siete innamorate e in buona fede, e la speranza è sempre l’ultima a morire. Bloccare, da parte vostra, significa prendere una strada che vi sembra senza ritorno (anche se fidatevi lui si farà vivo lo stesso, e ci sono mille modi per farlo), una strada che fa molta paura e che non tutte sono pronte a percorrere. Occorre che scatti il famoso relè per farlo e, non a caso, il vero blocco al femminile arriva dopo mesi di codice del silenzio, quando intravedete la luce in fondo al tunnel e avete la forza di prendere decisioni del genere.

Ragazze, forse vi può essere utile sapere però che lo sblocco non viene interpretato come io sono educata e superiore a certe cose, ma viene interpretato dal cialtrone medio come non ce la fa senza di me e semaforo verde. Come quei prepotenti che prendono la diplomazia per debolezza e finché non gli dai un calcio in culo pensano di poterne dare sempre di più a te, tanto digerisci tutto.

Ma bloccarlo non significa solo mettervi al riparo dall’orbiting e da continue incursioni che possono rovinare anche una giornata nella quale eravate riuscite a relegarlo a pensieri minori e fugaci, bloccarlo significa dirgli stop seriamente, fargli vedere che avete carattere, che questa volta l’ha fatta o rifatta grossa per l’ultima volta, e voi siete veramente decise a chiudere. Non potete digerire più nulla. Stop.

Paradossalmente, se avete la speranza più o meno recondita che lui torni sui suoi passi con reali intenzioni da ufficiale e gentiluomo, è molto più producente un blocco da silenzio completo che qualsiasi porta socchiusa o blocchi parziali e altalenanti, che sanno di indecisione e fragilità. Ti blocco sul social ma non su wapp, su telegram sì ma su insta no. E’ come far sapere al nemico che stai tentando di resistere in trincea ma sei ferita e a corto di munizioni. Attaccherà di sicuro, ma quando vuole lui. E se non attaccherà morirete dissanguate nell’attesa che lo faccia.

Perché l’uomo medio di questo tipo, oltre a essere egoista è spesso anche pigro, e quindi quando vede che la vostra messaggeria è ancora aperta si dice: “bene, non mi ha bloccato, appena mia moglie mi toglie il guinzaglio mi faccio vivo, appena mi sono fatto quella bionda con la quale chatto da un po’ mi rifaccio vivo”. La porta socchiusa ha un effetto rimando sui due neuroni di certi soggetti, quella bloccata come minimo ti viene voglia di spingerla per vedere se si apre o è chiusa a doppia mandata. E’ solo questione di tempo.

Intendiamoci: se non dovesse farsi più vivo o desistere dopo qualche tentativo, o più frequentemente rifarsi vivo con mille belle parole e pentimenti ma con le stesse intenzioni di prima (fai l’amante ancora per un po’, riprendimi nel tuo letto fino al prossimo tradimento ammesso che tu riesca a scoprirmi) il risultato e significato della cosa è sempre lo stesso; non ti ama. Ti ha amato? E chi se ne frega scusa, fosse anche stato così per un periodo anche lungo, ammesso che non fosse il solito “entusiasmo” di chi è innamorato quando tutto fila liscio e soprattutto si fa come vuole lui, lui ora è quello che vedi: ti ha lasciato, si è fatto lasciare, ti ha tradito, non ti ha scelto. Non si vive di ricordi, al limite si vivacchia, e male.

Può continuare pure a chiamarlo amore ma è come quello che ti lascia dicendo “ti amo sei la mia vita ma amo mia moglie”.

Insomma, non ho dubbi: bloccare sì o no? Sì e al più presto possibile. In fondo il bello dei social e delle chat è che ci permettono di fare anche una pulizia che nel mondo reale non è sempre possibile fare, penso soprattutto a quelle sfortunate che si sono innamorate di un uomo che non le merita e che lavora con loro.

Bloccare totalmente e subito è anche un presupposto essenziale di riuscita piena e in tempi ragionevoli del famoso Codice del silenzio, e non è poco, è la startup della vostra rinascita emotiva.

Quindi, care amiche, buon blocco totale globale immediato! Ci guadagnerete in serenità perché il tempo, lui sì che è galantuomo.

Sincerely yours

 

ps

da maschietto aggiungo: ma io lo bloccherei solo perché non ficchi il naso nelle mie cose orari e collegamento non richiesto no? Non ha più nessun diritto

Testa cuore e sesto senso femminile

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Seguire la testa o il cuore? E quanto fidarsi del famoso sesto senso femminile? Rispondo secondo le regole de La matematica del cuore in questo video girato alla Prima della presentazione del libro a Milano

 

 

 

Semplicemente donna

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Semplicemente donna

di Daniela Luisa Luciani

Viviamo le nostre vite, le nostre scelte come sentiamo e come desideriamo, poi, capita di avere una battuta d’arresto per motivi non legati ad una situazione di passaggio ma ad uno stato di cose: essere donna. Un lavoro a cui si ambiva che ci viene precluso, perché l’affidabilità di una donna passa per le vite di cui deve farsi carico. Dietro questo, ci sono tantissimi condizionamenti culturali, l’uomo ha il tempo e la possibilità di mettersi completamente a disposizione ma perché? Non ha genitori, figli di cui farsi carico come le donne? Siamo proprio sicure di aver la libertà che viene tanto decantata? Paesi occidentali, famiglie moderne eppure anche tra noi la libertà reale tante volte viene meno, schiacciata dalla violenza, fisica, verbale psicologica, subdola e in varie forme che non conosce limiti di età, classe sociale o ambiente. Triste è che i limiti imposti ci vengono da una cultura radicata nelle stesse donne, nonne, madri a cui è stata imposta ma che continuano a diffonderla e c’è chi si ribella ma c’è anche chi la attua ancora in modo “naturale”. “Quel lavoro porta via troppo tempo alla famiglia”, “chi si occuperà dei figli”, “chi della casa”, allora fai un lavoro meno impegnativo e quindi meno pagato. Se non puoi ambire ad un lavoro “da uomo”, tanto vale non studiare per quello, ma per qualcosa di più semplice che poi qualcosa da fare si trova o c’è sempre un uomo che penserà a te, rendendoti dipendente. Facile pensare che siano meccanismi che appartengono al passato, la realtà e i fatti di cronaca ci dicono altro.

E’ proprio a questi modelli comportamentali che si incomincia a ribellarsi, molto viene fatto ma moltissimo ancora è da fare, allo sradicamento di questi preconcetti e a tanto altro che mira il premio “Semplicemente Donna”, giunto alla sua settima edizione (www.premiosemplicementedonna.com). Il presidente Angelo Morelli e la vice presidente Chiara Fatai sono a capo del comitato Organizzatore formato da altri 22 membri fra imprenditori, dirigenti, amministratori, medici e docenti, affiancati da una giuria composta da 25 membri tra cui scrittori, giornalisti, ex-premiate e persone impegnate nella promozione dei diritti e dei riconoscimenti delle donne di tutto il mondo. La straordinarietà di questo premio stà proprio nell’ampiezza del suo raggio, i riconoscimenti per il coraggio, l’impegno sociale e civile, l’informazione, la ricerca scientifica e i diritti umani, sono a livello internazionale. Proprio per questo, la manifestazione, svoltasi quest’anno tra Castiglion Fiorentino ed Arezzo ha ricevuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, il patrocinio della Camera dei Deputati, del Comune di Castiglion Fiorentino, della Regione Toscana e della Provincia di Arezzo, solo per citarne alcuni. Questo progetto vuole dare voce a questo tema soprattutto attraverso la prevenzione “La vera azione di contrasto contro la violenza è un’azione educativa culturale. Costruire, quindi, forme di contrasto contro la violenza in ogni genere, cercando la massima divulgazione ed il massimo confronto” questo uno degli obiettivi divenuto quasi un motto.

Tra le premiate di quest’anno Suraya Pakzad per i Diritti Umani, Nicoletta Milione per Donna Coraggio, Susanna Rosi per la Ricerca Scientifica e Monica Peruzzi per l’Informazione che hanno ricevuto il premio da alcune delle donne premiate lo scorso anno come Filomena Lamberti, Widad Akreyi solo per citarne alcune. Ognuna con la sua storia, fatta di violenze e privazioni perpetrate da regimi o da persone a loro vicine come mariti o compagni o donne che per vedere loro riconosciuto un ruolo a cui sulla carta hanno diritto, sono costrette a recarsi all’estero perchè nella realtà, non è così semplice e mancano modelli femminili a cui fare riferimento.

Moltissime donne sono ancora vittime di violenza, un fenomeno sommerso ma in crescita, i dati preoccupanti che invece emergono da denunce e richieste di aiuto, parlano di 6 milioni di donne tra i 16 ed i 70 anni,solo in Italia che, almeno una volta nella vita, abbiano subito una forma di violenza.

Dai dati emerge anche che i punti su cui, chi attua la violenza, fa forza, sono la dipendenza emotiva ed economica della vittima, ragion per cui occorre lavorare sull’autostima e l’indipendenza della donna. Vanno anche abbattuti stereotipi che vedono la realizzazione personale nella relazione col partner, tutti meccanismi subdoli e silenti che intrappolano e rendono più difficile non solo spezzare le catene ma, a volte, anche il semplice parlarne. Tanto si fa ma tantissimo si deve ancora fare, bene tenere alta l’attenzione, ottime le iniziative come il citato evento “Semplicemente Donna” ma agiamo tutte a cominciare dal nostro quotidiano, non accettando, non subendo e non passando sopra, ma anche supportando, educando figlie e figli alla parità di genere e soprattutto attuando una solidarietà femminile non in situazioni che si presentano sporadicamente ma in ogni azione e pensiero che accompagna la nostra giornata di donna fiera e consapevole del suo valore.

Esco di casa ma voglio stare da solo

Pixabay
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Il sogno di ogni amante: lui esce di casa, finalmente, magari dopo anni di amantato, per formare una coppia ufficiale con la tanto decantata vera unica donna (che non è più la ex moglie) della sua vita. Voi.

E invece? Esco di casa ma voglio stare da solo. Esce sì, ma vuole restare solo nel nuovo appartamento da neo scapolo, avete capito bene.

Colpo di scena: siete finalmente liberi di vedervi e invece lui vi ferma e vi dice di aspettare, di dargli ancora tempo. Per riflettere, per riprendersi dal grande salto dalla vita precedente, perché lo consiglia il legale, perché i figli vanno a trovarlo, perché si sente male e frastornato, perché deve ritrovare se stesso. Ti prego ora che puoi pure dormire qui stai lontana: quando sarò pronto ti chiamerò. Ora devo pensare, abituarmi, i figli mi danno problemi da quando sono fuori, sono depresso, sto male, ho il jet lag.

Una situazione, questa, che colpisce non poche di voi. Dopo un percorso mediamente lungo da amanti (parliamo in media di 2-3 anni ma su questo blog ci sono anche casi da 5, da 16 e da 20!) almeno il 20% dei pochi che “finalmente escono” tira lo scherzetto del “esco di casa ma voglio stare da solo”.

Vabbè, dite voi, ho sopportato tanto e tanto a lungo aspetterò che lo shock dell’uscita si calmi, che lui riprenda il controllo di se stesso e del nostro rapporto.

S B A G L I A T O!

Sbagliato perché non è normale che un uomo che finalmente si decide di lasciare la moglie per voi (ma fosse anche per se stesso e, come fanno molte di voi, perché il suo matrimonio è comunque finito e avere l’amante non ne è stata la causa ma la conseguenza) non faccia festa ma faccia il muso, non spalanchi la sua porta a voi ma dica ci vediamo fra un po’, non veda l’ora di dormire e fare il giro dell’orologio in un ambiente nuovo suo e vostro e invece preferisce dormire da solo in un letto freddo.

È confuso? Ma come confuso, eri confuso quando dovevi lasciare la moglie, ora che hai deciso non puoi essere confuso! Forse frastornato, ma è un motivo in più per averti vicino in questo momento di transizione, non per stare da solo.

La verità? Ecco cosa si cela spesso dietro queste uscite che si rivelano farlocche e temporanee.

Lui non ha scelto di uscire di casa

Quella che ti presenta come una libera, sofferta scelta personale in realtà nasconde il fatto che la moglie lo ha beccato (oppure si è stufata di averlo fra i piedi musone e triste) e gli ha fatto fare le valigie. Se lo ha beccato gli ha detto “fuori!”, se non ne può più del depresso in casa gli ha detto “vai fuori e schiarisciti le idee, poi vediamo”. Questo fanno le mogli dotate di attributi, prima o poi. Quindi lui vi nasconde che è la moglie che lo ha sbattuto fuori, e fa l’eroe con voi. E la vittima. L’eroe perché ha avuto “il fegato” di decidere finalmente (ma pensa che bravo, meglio tardi che mai!), e la vittima perché ha rinunciato per voi alla bella vita (ma non stava male in casa? Non era ormai tutto insopportabile?), ai figli (che c’erano anche quando scopavate tre anni fa) e al suo tenore di vita, comodità e tutto il cucuzzaro. Peccato che mentre sta nel monolocale arredato a pensare ha già iniziato la trattativa con la moglie per il rientro con firma dell’armistizio. Voi non lo sapete (e se lo sapete la scusa è vado a trovare i figli), ma lui ha già iniziato, dopo anche solo una settimana di fuori casa, a rientrare o cercare di rientrare periodicamente lì. E certo, se vuole fare la pace con la moglie, se vuole rabbonirla o tornare sotto il tetto coniugale mica può frequentarvi o rischiare che vi trovino nella nuova abitazione! Ecco perché vi chiede di stare lontana e non approfitta subito dei benefit della singletudine e di voi, “ex” amante ora potenzialmente fidanzata ufficiale. Sta trattando il rientro.

È un finto nuovo alloggio

Non è raro che lui vi venda la nuova casa come il suo nuovo mondo e in realtà non ci vive, se non sporadicamente. Ci sono anche casi in cui lui parla di crisi alla moglie e lei, ormai disidratata dalle discussioni, avalla una temporanea uscita “così ti schiarisci le idee” (sono le mogli che hanno più paura di perdere il marito, perlopiù, a scendere a questo compromesso, ma anche loro spesso voglio tirare il fiato). Ma il più delle volte lui dorme ancora 5 giorni su sette a casa sua, e il nuovo appartamento è solo simbolico, temporaneo. E il fatto che lo abbia comprato non è una garanzia: la maggior parte delle volte, chi può economicamente lo compra ufficialmente per l’amante perché “potrebbe essere la nostra nuova casa”, ma poi scoprite che lo ha intestato ai figli e che in realtà lo considera un investimento familiare, e così lo ha presentato alla moglie. Perché non vi fa entrare in casa? Perché non può farsi scoprire dalla moglie in questo momento delicato (anche lui è in trattativa, alla moglie magari ha detto che è solo confuso, che è una pausa di riflessione) e perché non vuole farvi vedere che in bagno non c’è neanche lo spazzolino, ci sono i libri del figlio che usa il posto per studiare in tranquillità o per portarci (lui sì) la fidanzata e nell’armadio ci sono due vestiti in croce. Quella è una fake casa, o un investimento di famiglia. Non a caso o non vi scopa più, lo fa meno o, se proprio lo dovete fare, si va in un motel o a casa vostra. A casa sua meglio di no. Chissà perché…

Vuole l’anno sabbatico

Fra gli uomini scoperti e cacciati dalla moglie o, in una minoranza di casi, quelli che scelgono davvero di uscire, ci sono anche quelli che si dicono: ma perché io che adesso, a caro prezzo, ho trovato la mia libertà, mi devo infilare in un altro rapporto di coppia invece di scoparmi il mondo? Questi sono quelli che non vi tengono del tutto fuori dalla nuova casa, ma ve la centellinano, con la scusa di doversi abituare alla loro nuova vita. Vi fanno venire lì, magari per scopare regolarmente (non troppo), ma non vi fanno restare a dormire, perché non dovete mettere radici. Non potete restare nel weekend, perché ufficialmente è ancora presto e l’avvocato non lo consiglia per un po’. In realtà lui o sta già ronzando intorno ad altre o ne ha già una quasi cotta con cui inizia a uscire. La casa gli serve per scopare le altre, non solo voi. E quando entra la prima preda, ve ne accorgerete perché non solo calerà la vostra frequenza chez lui, ma vi ritroverete con alcuni dei problemi quotidiani che avevate quando stava con la moglie, tipo telefonate vietate alla sera, non risposte dopo una certa ora, strani e lunghi black out nelle comunicazioni e lui però online alle due di notte ma non con voi. Si sta vivendo il suo anno sexual sabbatico, e non è detto che sopravviverete a lungo alla concorrenza delle altre. Se ci siete è perché vi usa per i tempi di magra, finché non ve ne accorgerete o romperete troppo le balle. Ecco perché si è messo a dieta, ecco perché fa palestra, ha cambiato look, fa il ragazzino, ha i social che sembrano il book di un modello… non lo ha fatto per voi, ormai “seconda moglie”, lo fa per la nuova carina giovane e disponibile.

Insomma, un uomo che esce di casa, se vi ama, vi spalancherà le sue porte. Se non lo fa, se tutto sembra quasi come prima o rimane difficile, o siamo nei casi di cui sopra o comunque c’è qualcosa che non va. Non è amore, non ha deciso e, se ha deciso, non ha deciso per voi.

Quindi mettetelo subito alle corde: è uscito per voi, per lui o per la moglie? Se ha la coda di paglia vi attaccherà, farà l’offeso, sguscerà come un anguilla. Ma è come se vi rispondesse. Se non ha niente da temere o nascondere si resetterà, e capirà che non può lasciarvi fuori dalla porta neanche per un po’. Altrimenti il codice del silenzio riparte, perché lui in realtà non vi ha scelto. O siete dentro o fuori.

sincerely yours

#lamatematicadelcuore

per contatti: anpellizzari@icloud.com

Lui fa la vittima

Lui fa la vittima
Lui fa la vittima

Lui fa la vittima

E pensare che quando lo avete conosciuto altro che vittima, sembrava il prototipo del maschio Alfa, l’uomo con la U maiuscola, il Maschio che non deve chiedere mai!

E adesso? Cos’è successo? Cosa lo ha trasformato da gran simpatico in musone, da Rocco la spada nella doccia in Peppino la sveltina? Perché l’uomo tutto d’un pezzo ora ha la lacrimuccia facile e vuole la mamma?

Ma che domande fate! Voi lo avete trasformato in una povera vittima!

Perché non siete abbastanza pazienti e comprensive.

Pensateci un attimo.

Sono tre anni che siete la sua amante e già rompete perché lui lasci sua moglie. È vero che lui è due anni che vi parla di vita insieme e persino di figli, ma dategli un attimo. Volete aspettare almeno altri tre anni? Da brave, per forza poi lui è depresso.

Ma lo capite che pretendere che lui almeno dica alla moglie che esiste una evidente crisi matrimoniale per iniziare un percorso di distacco graduale è una pretesa assurda prima del terzo anno di amantato? E poi lui come fa a rifiutare i rapporti con la moglie che altrimenti se ne accorge? Lo stressate poverino.

Ma non gli lasciate neanche festeggiare l’anniversario con l’altra in santa pace e rompete pure perché lei posta le foto da famiglia felice e lui si presta nonostante improba resistenza?  Gli togliete serenità, così lui soffre.

E non pretenderete mica che il prossimo Natale possa rispondere a messaggi e telefonate vero? Vi sentirete il 7 gennaio, prima si fa peccato, non mischiamo il sacro col profano! In fondo avevate accettato non solo di non fare mai weekend insieme, ma lui non ha mai potuto passare neanche una notte con voi, che cosa le diceva? Mettetevi nei suoi panni (sempre!)

Ma anche se non siete amanti lo volete capire che lui ha bisogno di stare con i suoi amici? Che le vacanze vanno fatte con gli amici? Che c’è lo sport con gli amici? I viaggi da solo a Cuba a fare snowboard o la ciaspolata sulla neve (questa volta in Tailandia) con gli amici? Gli amici sono un tesoro, la fidanzata deve capire sempre. Un’ora per lei poi si trova dai.

E quella scenata e i like con la bellona di Facebook? Aguzzine, lui ha bisogno di socializzare, altrimenti si immusonisce.

Sono solo alcuni esempi del perché un uomo fa la vittima.

Il vittimismo è lo strumento più subdolo e frequentemente usato da chi vuol farsi i cazzi suoi impunemente, amante o single che sia. Al massimo è disposto a sopportare un dieci minuti di vostre lamentele alle quali risponderà con musi, silenzi, faccia da funerale.

Voi non capite. La mamma malata, lo zio d’America malato, il figlio con un unghia spezzata, il lavoro che non gli dà quello che lui merita, la crisi che gli ha tolto i soldi per cambiare auto ogni tre anni… Sono drammi!

Certi uomini sono specializzati in vittimismo, come quei calciatori che se solo li sfiori vanno a terra urlando come se gli avessero sparato, ma appena l’arbitro si gira sono già lì a fare i cialtroni con un’altra.

Fare la vittima però funziona molto bene con la maggior parte delle donne. Richiama nel profondo il vostro istinto materno, evoca la crocerossina che c’è in voi, suscita l’istinto di protezione della leonessa per il suo cucciolo indifeso.

Lui lo sa e piange. È impressionante quanti uomini piangono e riescono a piangere a comando: sono un esercito di finte vittime. Lo hanno  imparato dalle donne che piangere risolve quelle situazioni con le spalle al muro, come quella volta che gli avete smascherato l’ennesima bugia e lui non trovava specchi sui quali arrampicarsi. Solo che le donne piangono perché soffrono davvero, per emozione, non mettendosi le lacrime artificiali.

Dai, un uomo che soffre e piange non può non farti provare compassione. E così lo perdoni per la seimilionesima volta.

Vi racconto un aneddoto.

Avevo un amico single di 40 anni che aveva una fidanzata ufficiale e altre ed eventuali. Ogni volta che lei lo beccava a fare il furbo lui faceva la vittima, appellandosi alla convenzione di Ginevra. Piangeva si disperava con lei le diceva di sentirsi umiliato per i suoi sospetti e millantava una depressione per la quale diceva di prendere dei farmaci che non comprava mai. Una sera doveva raggiungerci a una tavolata di soli maschi ma era in ritardo perché lei gli aveva fatto una scenata di gelosia (fondata). A tavola mi ha mostrato un messaggio di lei che diceva: scusa tesoro ho esagerato non volevo farti piangere capisco i tuoi problemi di salute. Ti aspetto dopo cena amore mio. Il suo commento con me è stato: vedi che funziona? Non solo. È stato allegro e in formissima per tutta la serata, al punto che ha agganciato una di una tavolata vicina di sole donne. E siccome questa ha accettato un drink dopo cena lui ha scritto alla fidanzata che non passava perché era molto giù di morale e aveva solo bisogno di dormire. Non male per una vittima in cura per depressione.

Il mio amico sarà anche stato un seriale professionista di vittimismo, ma il succo è quello: indurvi pietà per scamparla continuando a fare quello che vogliamo, che spesso è non lasciare la moglie ma tenervi come amante o cornificarvi impunemente come fidanzate.

Riusciamo persino a farvi venire i sensi di colpa. Non a caso non poche di voi mi scrivono: io ho ragione, lui tante parole e pochi fatti, ma dice che il mio pressing per fargli lasciare la moglie lo sta consumando, sta incidendo sulla sua salute, ho paura che gli venga la depressione. Però quando non facevate pressing e scopavate senza un domani lui era un altro, e sanissimo no?

Se ci pensate bene prima di fare la vittima per colpa vostra ha iniziato a fare la vittima per colpa della moglie. Acida, assente, asessuata, persino cattiva. L’uomo vittima è sempre vittima di qualcuno al quale addebitare i suoi comportamenti ingiustificati e ingiustificabili. L’ho tradita perché è un’arpia. Non posso lasciarla perché mi rovinerebbe.

Le vittime poi hanno un asso nella manica: i figli. Gli stessi che non gli hanno impedito di venire a letto con voi per anni di fila ora che lui fa la vittima diventano un impedimento invalicabile per stare con voi. Persino il figlio manager trentenne sposato con figli si risveglia bambino che vuole dormire nel lettone con mamma e papà se gli chiedete di separarsi. Non potete mica fargli perdere suo figlio vero? Non potete separarlo dai suoi figli! Però scopare voleva e vuole continuare a scopare. 

Persino quando interrompono senza uno straccio di novità il vostro difficile Codice del silenzio lo fanno perché soffrono: tu non capisci quanto mi fai soffrire. Naturalmente che soffriate voi, e che lui interrompendo il no contact è come se vi tirasse una coltellata è un dettaglio. È lui la vittima, voi siete il carnefice. Il fatto che abbia scelto lui di rimanere a casa è un altro dettaglio.

Questi uomini vittima sono distrutti ma dimostrano di avere insospettabili risorse in tragedie greche e drammoni pari solo alle arti messe in campo ai tempi della vostra conquista.

Insomma care amiche, non diventate vittime di false vittime, uomini che solo ieri erano tutti d’un pezzo e che ora vengono a raccontarvi di essere fragili come il cristallo e magari per colpa vostra.

Sincerely yours

Foto Pixabay

 

Overposting: quando la moglie esagera con le foto

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Perché la moglie di lui ha iniziato a postare tutte quelle foto di coppia sui social?

Se lo chiedono gli amici sui social, che assistono più o meno accondiscendenti (c’è chi si spertica in like e “che belli!” e chi sbuffa pensando “basta”) a veri e propri fenomeni di overposting, come chiamano gli inglesi l’eccesso di postare foto con lei o lui che immortalano e condividono urbi et orbi anche la forfora del partner.

Se lo chiedono, almeno sul mio blog, soprattutto le ex o in crisi con lui, amanti o meno che siano, e che assistono alla kermesse con la moglie riesumata o la nuova di turno. E che, in modo ironico, qualificano questo fenomeno come una parodia triste della famosa pubblicità col mulino.

Vi dico come la penso.

Innanzitutto conosco coppie felici e senza problemi che non solo postano foto di coppia, ma hanno addirittura la foto in coppia nello status della chat. Sono coppie felici che funzionano senza ombra di dubbio, e non hanno scheletri nell’armadio.

Poi ci sono coppie (tante) in crisi conclamata (e dove spesso c’è anche una storia clandestina in atto) che postano molte foto gaudenti insieme, hanno gli status delle chat con queste foto e addirittura il profilo social in comune (ma qui siamo nei casi estremi).

Che cosa differenzia i felici dai finti felici? L’overposting e la contingenza temporale dell’apparizione delle foto.

La coppia felice ha sempre postato foto di famiglia, e lo fa in modo frequente ma non ossessivo. Compleanni, qualche festa, un viaggio, un ristorante particolarmente bello con cena a lume di candela, anniversari, l’immancabile Natale. Non è overposting ossessivo, è postare in modo frequente. Qui, semmai dovessimo fare una critica, a volte lo scopo recondito della foto non è tanto il dimostrare che “lui è mio siamo felicissimi facciamo tutto insieme anche la pipì tu stai lontana bastarda” ma il “schiuma che siamo alle Maldive e tu no, guarda che mangio l’aragosta, ho comprato il bolide nuovo”. Roba da arricchiti che mi fa un po’ pena ma si sa, l’Italia era un paese fondato sul lavoro e oggi è spesso fondato sull’invidia (o forse lo era da tempo). Però la coppia in oggetto, sbruffona o no, è effettivamente felice. Lo prova anche il fatto che questa mania di divulgare le foto è una consuetudine inveterata, non una novità apparsa all’improvviso dopo decenni di matrimonio. Altro indizio di felicità: le foto non sono solo e ossessivamente io e lui io e lei e poi io e lui. Ci sono i figli, il cane, la famiglia. Un mix di felicità.

La lei infelice, o quella in crisi o timorosa di perdere il partner, o perché la crisi è ormai evidente e dichiarata, o perché sospetta che ci sia un’altra, o perché ha scoperto che c’è o c’era un’altra (non a caso il fenomeno dell’overposting è più evidente in quest’ultimo caso) reagisce postando foto in modo quasi compulsivo, con caratteristiche che spesso si ripetono, come insegna non solo la mia epidemiologia di coppia, ma anche la scienza.

Una ricerca pubblicata sul Personality and social Psychology bullettin dice infatti che una visibilità relazionale con tante foto e post di coppia o del proprio partner può essere sintomo di insicurezza nel rapporto, condizione che, overpostando, si vuol celare al mondo, dando l’impressione contraria.

Quali sono allora gli indizi che possono far pensare che tutta quella felicità di coppia suggerisca esattamente il contrario?

1. La frequenza. Non vengono immortalate solo le feste canoniche o qualche momento piacevole come fanno le coppie felici, ma tutto, anche lui che si soffia il naso o loro mentre svuotano l’armadio per le pulizie di Pasqua, lui che beve un pregiato e rarissimo bicchiere d’acqua e loro che fanno la spesa spingendo il carrello insieme pronunciando smile perché il sorriso non venga troppo ghigno.
2. Il numero di foto. Tutti i giorni o quasi, più volte al giorno. L’overposting è una vera rottura di coglioni non solo per l’eventuale amante, ma anche per il migliore amico che all’ennesima notifica di foto dove i due si pettinano pronuncia ad alta voce un bel esticazzi e schiaccia consunto il bottone annulla notifiche o non seguire più. Ah, naturalmente alle feste comandate e i veri eventi dove tutte le persone normali postano qualcosa lo sforzo e la produzione si raddoppia. Tre alberi di Natale contro uno. E chi sbuca al posto della stella? Chi ci sta al posto di Giuseppe e Maria nel presepe? Ma loro e le loro faccione sorridenti, c’è da chiederlo?
3. I protagonisti. Chi c’è sempre nelle foto? Lui. Lei. Lui e lei. Lei e lui. In ogni posizione non del kamasutra (se potessero postare anche quelle lo farebbero) ma della sua versione divulgabile. E se ci sono amici? La versione più frequente è quella dell’ultima cena di Leonardo, con Gesù al centro interpretato a turno da lui e da lei e Tommaso con il solito dito del non ci credo voglio le prove fotografiche. Ma anche se ci sono altri sono la cornice, la scusa per postare la settecentesima volta, non il quadro.
4. Marco il territorio. L’overposting serve anche a marcare il territorio. Ogni foto dice lui è mio. Se sei quella con la quale lui ha fatto il pirla in chat statti lontana, ti vedo e ti marco. Se sei quell’amica degli amici che gli mette i like e sotto sotto lo ha notato che è un bell’uomo la foto dovrà avere l’effetto di una sbarra calata con guardia armata. Se sei l’amante scoperta o presunta ti dimostro che lui preferisce me, vive per me, sei stata solo un errore, una sbandata, un film non a lieto fine per te sono io la titolare come lo sono sempre stata. Ho vinto io lo si vede anche dalle gestualità nelle foto, dai sorrisi, dalle pose.
5. La tempistica. Da quando è iniziato questo bombardamento mediatico? E com’era prima il trend delle foto postate? Chi maschera insicurezza e infelicità dietro un profilo social di coppia felice inizia l’overposting da un evento preciso. Lui ha fatto outing (palesando la crisi ma quasi mai l’esistenza di un’altra, anche perché non sempre c’è) e lei ha detto riproviamoci e magari è iniziata una terapia di coppia. Oppure lei ha scoperto lui e dopo le scenate di rito i due hanno deciso di liquidare l’amante e si sono ripromessi amore eterno. Oppure lei sospetta e quindi inizia a marcare pesantemente il territorio. Da quel momento è overposting, prima non era così. E si nota.
6. Quando lui dorme fuori. Ogni dormita fuori in trasferta o per lavoro di lui per lei potrebbe essere a rischio fuoripista. Questo timore, oltre a triplicare le telefonate giornaliere, triplica anche le foto di coppia. Che lanciano così un duplice messaggio: da una parte quello che dice io sono la titolare, ci sono anche se lui è distante e vigilo, ti sto marcando e guardando e guai a te se non metti cuoricino like e commentino lezioso. Se non lo fai ti chiamo subito così mi mandi una foto col quotidiano del giorno in mano e sfondo del luogo tipo prova in vita della vittima di un rapimento. Secondo messaggio all’altra che sottende il sottile godimento di sapere che effetto farà tutto quel mettere foto sull’amante: dalla crisi di nervi alla litigata, altro che piacevole trasferta. Si chiama tecnica fotografica di rompere le uova nel paniere dell’altra.
7. Le tette. Una quota dell’overposting sarà personale. E le foto saranno tutte della serie guarda quanto sono bella e avvenente e ancora desiderabile per lui. Della serie: cara amante mica ci sei solo tu nella competizione in camera da letto, non hai idea di quante volte e come lo facciamo. Altro che casalinga in pantofole! Il risultato è assicurato, anche perché il 90% degli uomini assicura all’amante che con lei non scopa da anni e non fa nulla per farsi piacere.

Ecco spiegato, anche alle amanti, perché lei posta così tanto.

E lui, perché si presta a questa farsa? Molti di quelli che vengono scoperti si tramutano nel giro di minuti, secondo più secondo meno, in zerbini rinnegando la povera amante, quella che fino a ieri amavano più di tutto al mondo e che non potrei vivere senza di te, e non è raro che lascino che la moglie scotenni a parole la malcapitata dimenticandosi che il povero lui non è una vittima di una maga circe ma un ex (da pochi minuti) amante sicuramente consenziente e spesso molto mandrillo. Nel contratto dello zerbino, che di solito si intitola Adesso fai tutto quello che ti dico io sennò ti rovino, c’è anche la clausola vessatoria di prestarsi alla realizzazione di book fotografici per la durata minima di sei mesi, tempo nel quale, in media, l’overposting da tradimento inizia a quietarsi.

Se lui invece non è stato scoperto ma l’allarme della moglie è scattato lui resetta i suoi bollori e, per non alimentare ulteriori sospetti, acconsente non solo a fare da modello, ma di solito mette in castigo l’amante con calo della frequenza fisica. A nulla varranno le proteste di quest’ultima che non potrà non notare la miriade di nuove foto da piccioncini dei coniugi: verrà liquidata con lo sai che lei ha la mania delle foto io devo accontentarla devo fare finta a me non me ne frega niente Porta pazienza ci sentiamo domani e ci vediamo forse settimana prossima ora scusami devo tornare sul set che il fotografo e l’art director mi aspettano. Il ricatto sarà: Se acconsento alle foto non la faccio arrabbiare e noi ci vediamo di più.

Più difficile per lui giustificare un improvviso fiorire di foto da amorevoli coniugi se all’amante ha propinato la diffusissima storia di letti separati, serate passate silenti davanti alla tv o addormentati sul divano e colloqui limitati alle bollette del gas. Ma due praticamente separati in casa non fanno foto da piccionicini felici.

Insomma care amanti badate bene: chi si presta alla pantomima delle foto potrà assicurarvi che vi ama, ma non è già stato neanche in grado di dire a lei basta foto (un conto sono quelle della comunione del figlio un conto quelle a cavallo del cammello abbracciati) ma è disposto a certe falsità e pantomime pubbliche. Gran brutto segno per voi. E “lo faccio solo per lei, abbi pazienza” non mi convince per niente, minimizzare la cosa non è rassicurante per nessuno, puzza di furbo e di cialtrone, soprattutto se è overposting, e non una tantum. Cosa farà uno che non sa dire no alla commedia sui social quando gli chiederete di mollare la moglie? Farà una foto ricordo?

L’amore non si prova sui social, si prova a casa e in camera da letto.

Sincerely yours

 

foto Pixabay

La Matematica del cuore: presentazione a Milano

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Il 27 novembre alle ore 18,30, nella storica e bellissima Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, presenterò in prima visione il mio libro La matematica del cuore.

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Con me ci sarà Eliselle, scrittrice e coautrice della Matematica del cuore, voce femminile di questo dialogo-manuale sulle relazioni amorose, e Manuela Porta, giornalista scrittrice che ci presenterà a voi.

Sarà l’occasione per conoscerci dal vivo, firmare le vostre copie, dedicarvi dei miei pensieri e rispondere alle vostre domande.

Per saperne di più vai su Eventi Mondadori 

Vi aspetto numerose e numerosi!

Sincerely yours

Ps

Trovate tutte le informazioni su questo evento e i prossimi su Facebook: basta cercare la pagina della Matematica del cuore e … già che ci siete mettete il vostro like, grazie!

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Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e Dal 21 novembre 2019 potete acquistarlo direttamente su Amazon

@anpellizzari