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Codice del silenzio ai tempi del Coronavirus

 

Secondo la Matematica del cuore e l’epidemiologia di coppia secondo Pellizzari dicesi Codice del silenzio (Cds) quel periodo di no contact più o meno lungo che serve a una donna per sganciarsi da un uomo che non la merita, sia esso un fidanzato che non la ama abbastanza o, più spesso, un amante che a parole, e per troppo tempo, dice di amare lei ma poi resta con la moglie.

Mi avete chiesto che cosa succede in genere nei mesi che caratterizzano il Re dei no contact, anche sul fronte del destinatario del Cds, lui.

Ne scrivo volentieri, anche perché la quarantena da Coronavirus ha reso di fatto più attuale e realizzabile, volenti o nolenti, il Cds per tutti. La quarantena, come leggerete, è un’occasione unica per mettere in pratica il vostro primo Cds o quello finalmente definitivo.

Andiamo per gradi, riassumendo anche un po’ di cose.

A CHI È DESTINATO IL CDS

A tutti quegli uomini (in alcuni casi donne, ma sono una minoranza, diciamo che la proporzione è di una donna su cinque uomini), amanti o compagni o fidanzati di tutte le età che non vi amano nei fatti. Quasi tutti gli uomini affermano anche esagerando (che non è mai un buon segno) di amarvi alla follia, che siete la donna della loro vita, che non possono vivere senza di voi ma, alla prova dei fatti e al netto delle promesse e dei paroloni, di fatto vi trascurano e/o non vi amano abbastanza, fermo restando che per l’amore vero “abbastanza” non esiste, o ami o non ami, non ci sono riserve, limiti, territori delimitati. Un esempio tipico è il fidanzato che vi dedica gli scarti del suo tempo giustificandoli con cazzate tipo la libertà individuale (anche la vostra certo!), il lavoro, i suoi amici. O quello che fa stashing, nascondendovi agli altri, parenti compresi. Il principe degli aventi diritto al Cds è sicuramente l’amante che, dopo avervi ripetutamente promesso una vita insieme rimane o ritorna sempre dalla moglie.  L’uomo che si merita il Cds, in una parola, è l’uomo che vi fa soffrire, che vi lascia insoddisfatte, deluse, che promette a vuoto, che parla tanto e realizza poco, che non vi basta, che vuol farvi fare l’amante a vita, chiunque sia.

A CHI È UTILE IL CDS

A te, cara lettrice, che lo metti in pratica per porre la parola fine a un calvario che dura da troppo tempo, fatto di promesse troppe volte disilluse, fatto di tempo sempre più risicato, di delusioni che superano ormai di gran lunga le gioie del passato. Se da tempo gli ripeti inutilmente che non vuoi più fare l’amante, se da tempo gli ripeti inutilmente che vuoi condividere più tempo con lui e risulta tutto inutile, anzi, ne avete parlato senza successo (per colpa sua) troppe volte, il Cds è il vostro stop, il vostro basta. Il Cds è quindi utile, anzi direi necessario, a tutte le donne che sono arrivate al capolinea della sofferenza o delle disillusioni e delusioni per i suoi comportamenti. 

PERCHE’ FARLO

  1. Perché siete al capolinea e avete aspettato troppo che lui facesse quello che gli chiedevate e aveva più volte promesso
  2. Perché state soffrendo troppo, la sofferenza supera ormai il piacere di vederlo
  3. Per evitare una dipendenza sentimentale, che si avvera quando il vostro cervello sa quello che è giusto fare e non ci riesce più, pur tentando più volte. Tipico il caso di chi interrompe il Cds a più riprese e riapre le porte al sedicente amore ritrovato ma poi scopre che nulla di nuovo accade: lui non lascia la moglie.
  4. Perché è l’unico modo di risalire in superficie dopo che lui vi ha fatto toccare il fondo
  5. Perché è l’unico modo per fargli capire che per voi è ora di basta e che la prossima volta che si farà vivo o porta veri nuovi fatti o sarà la fine per sempre
  6. Perché a mano a mano che vi distaccherete da lui starete meglio, fino a riprendere aria e fare una vita normale
  7. Perché se lui non tornerà da ufficiale e gentiluomo in tempo il Cds vi farà scattare il famoso relè, quello che magari non eliminerà i ricordi del passato con lui, ma sicuramente il legame. Così potrete conoscere altri uomini e reinnamorarvi di uno, vi prego, libero davvero.
  8. Perché, anche se avevate deciso voi di fare il Cds, vi ci ha spinto lui non ottemperando alle sue promesse ma con la vigliaccheria di chi vi fa soffrire in modo che decidiate voi di allontanarvi. In modo che lui potrà sempre dire “lo hai deciso tu”. Dirà così l’angioletto, quello che non voglio farti soffrire e devi fare la tua vita ma vi ha fatto soffrire così tanto da non darvi scelta. Se questo è un uomo… ricordatevene della sua vigliaccheria.
  9. Perché lui è stato scoperto dalla moglie e vi ha addossato tutte le colpe diventando il suo zerbino e rinnegandovi.
  10. Perché con la scusa del coronavirus ha diradato ancora di più i messaggi e le telefonate, come magari ha già fatto a Natale e nelle feste comandate. Basta quarantene vere o false.
  11. Perché, pochi ma buoni, quelli che veramente vi amano spesso hanno bisogno di una spintina per realizzare quello che già sanno, e cioè che voglio vivere con voi.

FUNZIONA SOLO SE…

  1. È un no contact assoluto: non dovete cedere alla tentazione di contattarlo o di rispondere ai suoi inevitabii tentativi di sentirvi con delle scuse banali, tipo come stai visto che c’è il Coronavirus. Non rispondete, perché il secondo messaggio dopo come stai sarà il suo mi manchi. In realtà non è cambiato un bel niente e lui vi sta scrivendo in bagno perché di là c’è la moglie che non lascia. Infatti vive con lei, non con voi. Se cedete e rispondete, tutto il tempo di silenzio accumulato in depurazione si perderà e in più lui capirà che può approfittarne ancora senza dare nulla che non siano parole carine quanto effimere.
  2. Se non lo fate solo ed esclusivamente nella speranza che lui si rifarà vivo. Dovete farlo innanzitutto per voi, per affrancarvi da una situazione che era senza uscita. Dovete fare come quelle tante di voi che si separano dal marito perché il matrimonio è finito di per se stesso, non perché hanno trovato un amante e per l’amante, che è solo la conseguenza del matrimonio già fallito. Queste donne giustamente dicono: io mi separo per me, poi se c’è anche lui bene, meglio. Anche per voi è così: io stacco perché a me non va più bene e non voglio più fare l’amante, se torna per tempo meglio. Ma non fate il Cds solo per “costringerlo” a uscire allo scoperto.
  3. Capisco che andiate a guardare il suo status, le foto che posta la moglie, quando si collega… È normale e umano che una persona che ha appena iniziato il Cds, soprattutto ancora innamorata (e voi siete stufe ma ancora innamorate) lo faccia, ma non potete farlo superati i due mesi di Cds. Piuttosto bloccate tutto e superate la paura che bloccandolo non si rifarà più vivo: se non si rifà vivo è perché non contate niente, non perché non riesce a mandarvi messaggi. In più, se vede che vi collegate, saprà che vi ha ancora in pugno. Staccate pure il wifi se serve.  No orbiting, fa solo male a voi e rafforza lui. 
  4. Non deve avere interruzioni, ne vostre perché avete voglia di scrivergli o perché gli rispondete: solo così starete sempre meglio
  5. Non deve essere più della terza volta che lo fate. Molte di voi lo hanno fatto almeno due volte e lui è riuscito a farvelo interrompere, o siete state voi a cedere. Avete visto però che interrompendolo è come se abbiate rinunciato a bere per poi ubriacarvi di nuovo: tutto da rifare, tutto più difficile. La prima volta una può cedere, siete innamorate. Vi deluderà ancora. La seconda volta cercherà di vendervi fatti, ma spesso sono fumo negli occhi: se lui bara ci sta che ci speriate un secondo giro, ma deve essere l’ultimo. Altrimenti è dipendenza da curare.

 

QUANTO DURA IL CDS

Per te: dipende da quanto siete stati insieme e con che frequenza. Più siete stati amanti, più vi siete frequentati assiduamente, più lungo dovrà essere il Cds. Diciamo che si va da un minimo di 3 mesi ai 12 mesi secondo le vostre testimonianze. In media dopo 6-7 mesi si sta molto meglio, la sofferenza ha picchi nei primi due mesi, ricadute nel terzo e quarto miste a momenti di scoramento e pianti, poi va sempre meglio, fino allo scatto del relè. O al suo ritorno da ufficiale e gentiluomo con fatti veri: succede in uno/due casi su dieci e in media entro i 2-4 mesi di vostro Cds. Gli uomini non resistono infatti tanto ai Cds: purtroppo non resistono sia gli innamorati veri (che hanno soprattutto paura di perdervi) sia i cialtroni che hanno solo voglia fisica o tentano di barare per l’ennesima volta.

Per lui:

Primi 15 giorni: è felice. Si è finalmente liberato della zavorra, complice il vostro sbroccare all’ennesimo bidone (anche telefonico) agevolato dal Coronavirus, e quindi niente più scenate, corse in bagno a telefonare, sensi di colpa. È libero e si può dedicare alla sua ritrovata famiglia. La dieta sembra funzionare.

Dal 15mo al 30mo giorno: si accorge che il suo matrimonio non è che è migliorato (anzi, la quarantena da coronavirus è peggio delle vacanze insieme, quelle che di solito fanno scoppiare le coppie claudicanti) e che quindi voi avevate un senso che andava aldilà del sesso. In ogni caso anche i primi morsi del sesso di qualità che manca (dal primo giorno di Cds ha ripreso ad avere rapporti sessuali  più intensi – già li aveva, che credevi? – ma non sono soddisfacenti). Proverà a scriverti come stai o mi manchi o qualsiasi melliflua cazzata solo per vedere se abbocchi o almeno leggi, sai si fa per educazione… L’educazione la tira fuori anche l’ultimo dei più stronzi, ricordati sempre come ti ha trattato prima di pensare “rispondo perché sono educata”.

Fra il primo e il quarto mese di Cds

Ormai la fame è tanta. Ci proverà pesantemente a ricontattarti. Se è un seriale perché non ha beccato un’altra, la quarantena non aiuta, allora vuole riscaldarti a puntino per riprendere quando si potrà. Se non ha intenzione di lasciare la moglie cercherà di “spiegarti” che le cose sono cambiate, farà altre promesse per vederti e sentirti: il suo obiettivo è farti interrompere il Cds per ricominciare chat propedeutiche a un trionfale ritorno nel vostro letto. Se è davvero innamorato vi annuncerà fatti veri e ve li presenterà con prove appena possibile: voi rimandate l’incontro alla verifica delle stesse sul campo, la teoria non ha più spazio. Se non gliene frega più niente e ha preso la palla al balzo del vostro Cds non si rifarà più vivo dopo il terzo/quarto mese di silenzio. Forse orbiterà sui vostri social ma solo per curiosità e senso del possesso o narcisismo. Ma non tornerà.

 

QUANDO SI RIFARA’ VIVO

Perché, credetemi, nove su dieci si rifanno vivi.  Chi lo fa dopo tre settimane, chi dopo due mesi, chi quando si potrà tornare a scopare in giro finito il coronavirus. Vi dirà che si è reso conto che non può vivere senza di voi, che gli siete mancate tantissimo e che sta troppo male. Benissimo: quindi divorzia? No perché se è solo per vedervi e spiegarvi traducete la parola spiegarvi in scoparvi. Se davvero ci sono novità devono essere dimostrate a fatti, non a voce. Occhio a quelli che vivono fuori casa ma con la scusa dei figli ci vanno solo ogni tanto. Occhio a quelli che vanno dall’avvocato ma solo per farci una chiacchierata e non avviano le pratiche. Occhio a quelli che non hanno molto più tempo di quanto ve ne dedicassero prima.  Occhio a quelli che si rifaranno vivi quando si potrà di nuovo girare dopo il coronavirus. A questi non gliene frega niente di quanto vi farà male interrompere il vostro silenzio, sono solo egoisti.

APPROFITTATE DI QUESTA QUARANTENA FORZATA

Care amanti deluse e sempre bidonate, care fidanzate Cenerentola sempre bistrattate, approfittate di questa situazione di no contact federale istituzional-statale per iniziare un vero, serio Cds definitivo. La quarantena forzata vi aiuterà a chiarirvi le idee su di lui e a scoprire che il mondo, senza relazioni ormai diventate tossiche o troppo strette, è destinato a essere un mondo migliore. Più sano in tutti i sensi.

 

Sincerely yours

 

 

 

Coronavirus: come ci sta cambiando la vita

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Care lettrici e lettori, su Starbene in edicola da ieri 10 marzo fino a lunedì prossimo compreso trovate il mio speciale sul Coronavirus con un taglio un po’ originale: come e in che cosa ci sta cambiando la vita, a parte le cose che sappiamo già e che sono evidenti. Non a caso, come molti di voi immagino, sono in smart working!

Ecco la prova

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State a casa e ricordatevi che sono tre le cose importanti nella vita, come mi disse tempo fa un famoso professore: la salute, la salute e la salute!

Su starbene.it trovate tutti gli aggiornamenti e anche il servizio telefonico di Starbene con il professor Pregliasco: il famoso virologo vi risponde ogni martedì e giovedì dalle 13 alle 14.

 

Sincerely yours

Guerra al colesterolo su Starbene

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Sul nuovo numero di Starbene da oggi in edicola trovate il mio articolo con tutte le novità terapeutiche e strategiche per combattere e battere il colesterolo cattivo. Leggete, fate leggere (anche ai partner con l’Ldl alto) e commentate: vi risponderò anche su questi temi.

 

Sincerely yours

Troppi errori al Pronto Soccorso

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Per il mio giornale Starbene ho intervistato Daniele Coen, medico di Pronto Soccorso e medicina d’urgenza per 35 anni (15 come responsabile) in un grande ospedale milanese.

 

Un’intervista illuminante da tanti punti di vista, quello dei pazienti ma anche quello degli operatori chiamati a fare un mestiere massacrante, difficile e magnifico.

Coen, che ha scritto per Mondadori Margini di errore, perché i medici sbagliano, mi ha raccontato quanti errori si fanno, i più frequenti, perché si sbaglia, quando si sbaglia e… molto altro che potrete leggere sul settimanale da martedì 28 gennaio in edicola.

Buona lettura!

 

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Starbene e La matematica del cuore

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Fra le tante recensioni che si sta guadagnando La matematica del cuore sui giornali e online mi ha fatto ovviamente particolare piacere quella del mio giornale Starbene (ci lavoro dal 1993).

Doppio piacere perché il vicedirettore Sabrina Barbieri ha deciso di dare ampio spazio alla recensione, di posizionarla nella primissima parte del nostro settimanale e di affidare l’articolo all’amica e collega Antonella Paglicci, che vi anticipo presenterà una delle tappe del tour del mio libro e di Eliselle ad Arezzo.

Per chi si fosse perso il numero di Starbene ecco la pagina su La matematica del cuore, utile anche per chi non ha ancora acquistato il libro, così grazie ad Antonella se ne può fare un’idea.

 

 

grazie Starbene!

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IL TOUR IN TAPPE

Milano a gennaio

Modena e Parma il 16 febbraio

Roma e Torino a febbraio

Arezzo a marzo

Venezia a Maggio

Reumatologia da zero a 100

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Cari lettori, ho avuto l’onore e il privilegio di presentare questa iniziativa al pubblico e ai colleghi della stampa, unica nel suo genere, firmata da un’istituzione della città di Milano (e non solo), il Gaetano Pini, che rappresenta una importante conquista per la salute pubblica, a partire da quella dei tanti bambini affetti da malattie reumatiche, un tema che, essendo papà, mi preme particolarmente.  Ospito quindi volentieri il comunicato stampa dell’iniziativa. Leggetelo: capirete l’importanza dell’iniziativa. E diffondetelo: chi ha questi problemi deve sapere dove sono le eccellenze, anche per la ricerca.
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Buone notizie per gli oltre 5 milioni di italiani con malattie reumatiche (di cui il 75% donne)
Stessi sintomi, stesse modalità ma senza distinzione di età.
Cambia la gestione delle malattie reumatiche grazie al 1° progetto nazionale per la migliore continuità clinica del paziente da 0 a 100 (anni)  
Si chiama “Da zero a cento” il primo e unico progetto nazionale di reumatologia in grado di gestire e accudire pazienti di tutte le età sotto l’unico tetto del Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano. A vantaggio di una gestione più consapevole e autonoma dopo l’adolescenza, una maggiore continuità di cura e di informazioni cliniche e psicologiche. Con un occhio molto attento alla ricerca e alla diagnosi precoce
in tempi decisamente più rapidi
Milano, 03 dicembre 2019 – Negli over 60 la più frequente forma reumatologica è l’artrosi (più di 4 milioni di pazienti),per gli under 50 l’artrite reumatoide (0,5%) e per i giovani sotto i 16 anni l’artrite idiopatica giovanile (incidenza di 1 a 1000). Come un cerchio che si chiude, i principali segni di una malattia reumatica toccano tutte le fasce di età con gli stessi sintomi: rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, zoppia, non sempre dolore. E la peculiarità è che colpiscono nello stesso modo tutte le età.
È questo il contesto in cui si inserisce il progetto di reumatologia “Da zero a cento”, grazie alla lungimiranza e all’azione dell’Istituzione dei due fondatori e promotori a latere dell’incontro organizzato dalle due unità operative di reumatologia (clinica e dell’età evolutiva)  dell’ASST Gaetano Pini-CTO e dell’Università di Milano.
La reumatologia “Da zero a cento” è un progetto, unico nel suo genere in Italia, che oggi diventa realtà. Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell’accudimento del paziente dall’anno zero, appunto, fino al’età avanzata (come cento anni), nella stessa struttura ad alta specializzazione – spiega Roberto CAPORALI, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia Clinica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell’Università di Milano”.
Un bambino che entra nel Progetto “Da zero a cento” potrà ora contare non solo su un team multidisciplinare di esperti (dagli ortopedici agli oculisti), coordinato dal reumatologo pediatra, ma anche sulla continuità di cure, di condivisione delle informazioni cliniche e psicologiche che lo riguardano fino all’età adulta e anche dopo.
Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti –  continua Rolando CIMAZ Responsabile Unità Operativa Complessa di  Reumatologia Pediatrica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Il ragazzo che diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché
per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più
e più atonoma della malattia. Anche le terapie posso cambiare, come i referenti, che di
solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il
medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a
diventare il nuovo “pediatra”. Una rivoluzione che spesso porta a diagnosi ritardate (dai 6
mesi all’anno e mezzo di media), ma anche all’abbandono delle terapie in atto”.
Si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in 10 anni la metà delle forme
più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità
nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50% dei pazienti, e una persona su 5
dovrà sottoporsi a un intervento per protesi articolare. “E’ strettamente fondamentale che
la diagnosi arrivi il più presto possibile, e una struttura come la nostra ha anche questo
compito – precisa Caporali –  Il nostro obiettivo è la diagnosi sotto il ritardo medio attuale,
quindi sotto i 6 mesi: puntiamo a entro i 3 mesi. Anche perché le malattie reumatiche
hanno un andamento evolutivo cronico e possono portare alla disabilità. La diagnosi
precoce è fondamentale ed è un obiettivo primario del progetto da zero a 100”.
In media i ritardi delle diagnosi variano dai sei mesi all’anno e mezzo, per una serie di motivi legati alla complessità di queste malattie e alla transizione fra pediatra e medico di base che crea un “vuoto” anche diagnostico. “La transizione, ovvero il passaggio dall’età pediatrica a quella della maggiore età ha un impatto psicologico pesante sui ragazzi e sulle famiglie – spiega Silvia OSTUZZI,Responsabile Progetti ALOMAR (Associazione Lombarda Dei Malati Reumatici)– Avere un riferimento unico e una continuità nel tempo è un vantaggio enorme. Noi come Associazione affianchiamo il progetto sul campo, con informazione, aiuto e supporto a tutte le persone affette da malattie reumatiche, da zero a 100 anni. Ci sentiamo a tutti gli effetti parte del team”. “Sono molti i giovani pazienti che possono soffrire per mesi prima che venga fatta loro l’esatta diagnosi e prescritta una cura efficace – precisa Valeria GERLONI, Presidente ARG (Associazione Artrite Reumatoide Giovanile) – Il nostro impegno è a fianco dei genitori, pediatri e insegnanti per evitare che possano scambiare i primi sintomi dell’artrite idiopatica giovanile (es. presenza di dolore e/o tumefazione persistente, la cadenza mattutina del dolore, dito o ginocchio gonfio, difficoltà motoria che migliora con il movimento) per dolori postumi di un gioco, sottovalutando la necessità di indagini approfondite”
Esiste anche una responsabilità dei familiari di pazienti in età avanzata che pensano che l’artrite sia una normale conseguenza della vecchiaia. “Non è così, ed è un vero peccato, perché si può fare molto per i sintomi, per il decorso di queste malattie e per la qualità di vita, soprattutto per l’artrite reumatoide. E oggi abbiamo soluzioni terapeutiche nuove – conclude Caporali – Un intervento su questa patologia porterebbe vantaggi anche sulla spesa complessiva che in Italia supera i 4 miliardi di euro l’anno, dei quali la metà sono in perdita di produttività per malattia sul lavoro. L’artrite reumatoide è responsabile ogni anno di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro, con un costo di circa un miliardo e mezzo l’anno (in perdita di produttività si sfiora il miliardo di euro”.
I due team cosi concepiti e organizzati, oltre a curare i pazienti a stretto contatto, sono anche nelle condizioni di studiare e produrre ricerche insieme. “Uno dei campi su cui concentreremo i nostri sforzi sarà proprio quello dello studio delle differenze e delle concordanze fra diverse età in campo terapeutico – conclude Caporali – Vogliamo anche capire perché le donne si ammalano di più, dato che ad oggi non ci sono spiegazioni definitive: la teoria che si basa sugli assetti ormonali femminili è solo un’ipotesi, dobbiamo capire di più”. Il progetto “Da zero a cento” è operativo: basta prenotare una visita presso il Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano per entrare nel “sistema” ad alta specializzazione che accompagnerà il paziente per tutta la vita.

 

Matematica del cuore: le storie che racconti le hai vissute?

4 domande sulla Matematica del Cuore

Special guest Rebecca Pellizzari

  1. Ma le storie di coppia che racconti nel libro tu le hai vissute?
  2. Descrivi molti profili di uomini da sposare o evitare. Tu in che profili ti riconosci?
  3. Dove troviamo la Matematica del Cuore? E quando?
  4. Avremo l’occasione di incontrarti?

#lamatematicadelcuore #ilmiolibro #alessandropellizzari #acasadiale #blogpellizzari #amantato #tradimento #amanti #amore #coppia #fidanzatidiversi #amare #moglie #marito

Www.alessandropellizzari.com

 

 

La Matematica del cuore: presentazione a Milano

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Il 27 novembre alle ore 18,30, nella storica e bellissima Libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, presenterò in prima visione il mio libro La matematica del cuore.

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Con me ci sarà Eliselle, scrittrice e coautrice della Matematica del cuore, voce femminile di questo dialogo-manuale sulle relazioni amorose, e Manuela Porta, giornalista scrittrice che ci presenterà a voi.

Sarà l’occasione per conoscerci dal vivo, firmare le vostre copie, dedicarvi dei miei pensieri e rispondere alle vostre domande.

Per saperne di più vai su Eventi Mondadori 

Vi aspetto numerose e numerosi!

Sincerely yours

Ps

Trovate tutte le informazioni su questo evento e i prossimi su Facebook: basta cercare la pagina della Matematica del cuore e … già che ci siete mettete il vostro like, grazie!

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La matematica del cuore, il mio nuovo libro

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Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e uscirà in tutte le librerie il 21 novembre 2019.

Non solo: vi aspetto per la presentazione e il firmacopie il 27 novembre alle 18,30 nella magnifica libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano.

 

La matematica del cuore, sottotitolo Riflessioni sulla vita di coppia, rappresenta per me il punto di arrivo di un viaggio che è partito cinque anni fa, con la nascita del mio blog alessandropellizzari.com.

Nato come esercizio tecnologico professionale (all’epoca inauguravo i social del mio giornale, Starbene) e divertissement di scrittura, da allora il blog è passato da poche migliaia di lettori ai 2 milioni odierni con quasi il doppio delle visite.

“Colpa” vostra, care lettrici. Io sul blog volevo scrivere di Venezia, la città della mia famiglia e dove sono cresciuto, di giornalismo e di sanità, di politica e massimi sistemi. E invece è diventato un blog sulla coppia.

Perché da quando, nel 2014, ho aperto il canale Superdonne, che doveva rispondere alla domanda “perché le mie amiche belle e intelligenti non riescono non dico a trovare l’uomo della loro vita, ma almeno un partner normale che duri più di qualche mese” apriti cielo, ho “dovuto” scrivere sempre di più, ormai quasi esclusivamente, di relazioni, di amanti, di amore.

Merito vostro, dicevo, e delle centinaia di migliaia di storie che mi raccontate, di commenti quotidiani, di messaggi personali.

Ed è dai vostri racconti che nasce La matematica del cuore. E dalle vostre domande. Una delle quali spiega perché La matematica del cuore è scritta insieme a Eliselle, al secolo Elisa Guidelli.

Eliselle è una scrittrice (di tanti libri), un cervello fine (è laureata in storia medievale: suo è il best seller Matilde di Canossa), una ragazza sagace e attenta alle dinamiche di coppia. Non a caso il suo blog, la faccia generica, è speculare per temi e toni al mio.

E non a caso il post in assoluto più letto del mio blog, Lui non mi scrive non mi telefona non mi risponde è stato scritto a quattro mani con lei.

Un successo di coppia scrivente che non potevamo non replicare quando abbiamo ideato insieme La matematica del cuore.

L’altra persona che vi voglio presentare è Manuela Porta. Manuela non è “solo” l’autrice della prefazione della Matematica del cuore, ma ne è anche il Mentor. Senza di lei il libro non sarebbe cresciuto e arrivato fin da voi. Ispiratrice, collega giornalista ma anche amica e confidente: quanti confronti io e lei sulle tematiche dell’amore! Avrete modo di conoscerla e apprezzarla alla presentazione del 27 novembre: sarà infatti lei (e chi meglio di lei) a condurre la serata.

Ma che cosa troverete in queste 366 pagine della Matematica del cuore?

Grandi classici del blog, come la pietra miliare della liaison con Elisa, ma anche il super letto Codice del silenzio e altri ancora. Tantissimi inediti, novità, regole e botta e risposta uomo-donna. “Vecchio” e nuovo vi accompagneranno attraverso le due sezioni del libro, una dedicata alla coppia in generale e una agli amanti, uno dei miei temi preferiti.

La Matematica del cuore è un botta e risposta fra me ed Eliselle su questi temi, ma non ci siamo limitati a dare le nostre prospettive, io commentatore dei diffusi malcostumi sentimentali maschili e lei vigile e concreta interprete dell’altra metà del cielo… Questo è anche un manuale che dà risposte, consigli, regole ispiratrici.

Perché quella che io definisco epidemiologia di coppia permette di costruire una vera e propria Matematica del cuore, dove l’uomo è la costante (visto la ripetitività dei suoi comportamenti) e la donna è la meravigliosa variabile.

Ecco perché possiamo dare quasi tutte le risposte ai “di lui” comportamenti, ecco perché è possibile prevedere l’andamento nel tempo e l’epilogo di molte storie.

Rileggendo il libro prima di dare il Si stampi, pur conoscendo a memoria i miei scritti e le risposte di Eliselle, mi sono divertito e ho riprovato certe emozioni, quelle che provo ogni volta che interagisco con voi, care lettrici e cari lettori.

Spero che La matematica del cuore vi emozioni e, soprattutto, vi aiuti, dandovi le risposte che cercate o, almeno, una nuova via in amore, una nuova road map verso la felicità e, spesso, la rinascita emotiva.

Ci leggiamo in libreria dal 21 novembre e ci vediamo alla presentazione del libro a Milano, il 27 novembre.

Sincerely yours

Spiare il suo cellulare

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L’ultimo gossip corre sul web: a quanto pare Elisa Isoardi avrebbe confessato pubblicamente di controllare il cellulare di Matteo Salvini per gelosia.

Dunque anche i personaggi pubblici sono esseri umani e, come tantissimi, Elisa non ha resistito alla tentazione di controllare il telefono del fidanzato.

Tantissimi lo fanno, lo hanno fatto: basta leggere i commenti su questo blog, o il minisondaggio che ho fatto sulla pagina facebook dedicata alessandropellizzari.com.

Quasi tutti gli amanti che mi raccontano le loro storie sono stati beccati perché hanno lasciato incustodito il telefono, è apparso un messaggio inequivocabile al momento sbagliato o addirittura, i più “tecnologici” e con forte propensione a fare il detective, si sono impossessati della scatola “nera” inserendo localizzatori e sistemi di lettura dei messaggi da remoto.

Non è compito di questo blog approfondire gli aspetti legali di un fenomeno che, per quanto di massa e diffuso, può in certi casi configurare anche un illecito.

Detto questo torniamo al rapporto di coppia con verifica sul cellulare: molti lo hanno fatto, ma quanti lo farebbero?

Una buona quota di voi lettrici dice che non lo farebbe mai e che se ci sono dei sospetti va affrontata la persona chiedendogli spiegazioni e guardandola direttamente negli occhi, una risposta nobile, corretta, che condivido ma… alla prova dei fatti molte di voi non hanno resistito a guardare nel telefonino perché avevano visto una frequenza anomala dell’uso del cellulare, orari strani di chat e cancellazioni furtive e immediate se per caso apparivate dietro di lui in modo inaspettato.

Mi si potrebbe contestare che affrontare un uomo che desta sospetti e che ha qualcosa da nascondere sul telefono (e chi non ha segreti…) significa solo sentirsi dire un sacco di balle (mio padre, vecchia scuola maschilista, diceva: negare, negare sempre, negare anche di fronte l’evidenza) e metterlo in guardia con la conseguenza della sparizione di tutte le prove e la moltiplicazione non dei pani e dei pesci ma delle nuove password (che poi è una risposta eloquente già di per se stessa no?).

Non posso darvi torto: gli uomini che colgono la palla al balzo per dire la verità e ufficializzare una crisi di coppia sono pochi. La maggior parte nega a meno che le prove non siano schiaccianti: allora la maggior parte si genuflette di fronte alla moglie e defenestra in pochi minuti amantati che durano da anni, dove i ti amo si sprecavano come il coraggio di affrontare il coniuge sull’argomento.

Il problema è che la gelosia è uno dei motori dell’amore, e vive in equilibrio con la fiducia. Come ho già scritto, la gelosia è un termometro dell’amore. Parlo di gelosia normale, non patologica e fine a se stessa. Si può essere gelosi del proprio uomo senza fare scenate inutili o spiare: la fiducia è quella che spegne la gelosia quando lui esce con gli amici e fra voi va tutto bene.

Il problema è se non va tutto bene, se si fa meno sesso, se lui è più distante, se i momenti in comune stanno diventando routine. Allora certi comportamenti possono fare venire dei dubbi e allora è difficile resistere alla tentazione di aprire la scatola dei segreti, lo capisco.

Una tentazione fortissima, una sorta di prova del nove sulla sua fedeltà.

Il problema è che questa dimostrazione di mancanza di fiducia, soprattutto se fatta “a freddo”, cogliendo l’occasione quando non ci sono fondati sospetti che qualcosa non vada fra di voi, denuncia un’anomalia nella coppia che può portare molto lontani.

Molte di voi, nel sondaggio che ho fatto, affermano di aver spiato il cellulare del partner solo una volta, perché avevano dei dubbi. La maggior parte, purtroppo, ha avuto una conferma di questi dubbi, e la coppia si è rotta.

Ma altri, e non pochi, non hanno trovato nulla. O, peggio, hanno trovato messaggi a interpretazione aperta. Cosa vuol dire? Quante di voi ricevono messaggi da uomini che vi corteggiano più o meno apertamente? Tante. E non trovo che sia un delitto rispondere in modo cortese, ma anche compiaciuto: una corte garbata fa piacere a tutte, ma rispondere senza mandare a quel paese non significa accettare la corte o iniziare un tradimento, non esageriamo. E, meno di voi, anche noi uomini veniamo corteggiati. E se la cosa può fare piacere a voi figuriamoci come può sentirsi un uomo oggetto dei complimenti di una bella donna! Ma non è detto, soprattutto se siamo felici e innamorati, che questo significhi automaticamente provarci.

Dunque il rischio di trovare delle chat che non sono la pistola fumante ma lasciano a libera interpretazione è pericoloso e potenzialmente fuorviante. Ma anche non trovare nulla può esserlo.

La gelosia, se diventa cieca o schiaccia sotto il suo tallone la fiducia, ci fa vedere in una chat quello che altri non vedrebbero. Così frasi innocue o da corteggiamento light e fine a se stesso diventano prove di tradimento o voglia di tradire. E “non ho trovato nulla” diventa “impossibile non aver trovato nulla, lui ha cancellato tutto quindi qualcosa da nascondere c’era”.

In questi casi spiare il telefonino non è più da L’occasione fa la donna investigatore ma può diventare una vera e propria dipendenza. Si inizia una volta e non si finisce più.

Con conseguenze anche gravi nella vita di coppia, soprattutto se il tradimento non c’era. Mettetevi nei panni dell’altro, totalmente innocente o reo al massimo di aver risposto gentilmente a un complimento di una bella donna: scoprire che viene violata la sua privacy, che esiste un dubbio e una mancanza di fiducia può offendere profondamente e mettere il partner che ha violato il telefono non solo dalla parte del torto, ma in una luce negativa mai successa prima. Dubbi, fiducia, domande verranno allora a chi è stato sospettato. E queste vicende non si risolvono sempre con un “vabbè capisco sei stata gelosa”, possono portare anche a rotture o all’inizio di una crisi di coppia.

Spiare il telefono significa anche vivere male, soprattutto se l’investigazione non porta a nulla. Solo una minoranza si mette il cuore in pace e non ci riprova, e ancora meno usano questo momento di debolezza per affrontare il partner e dirgli: ho fatto una stupidaggine, ti ho guardato il telefono e ti chiedo perdono. Ma L’ho fatto perché ho visto questo, ho colto questo, trasformiamo il mio errore in un confronto che spazzi via tutte le nubi.

Commenta sul sondaggio un lettore:
Se senti il bisogno di spiare il telefonino vuol dire che c’è già qualcosa che non va. Non potrei mai stare con una persona che non mi ispira assoluta fiducia. La persona che sta al mio fianco deve farmi sentire sereno.

Commenta una lettrice:
Mai fatto…..nemmeno quando (scoperto poi dopo che era un dubbio giustificato) ho avuto dubbi. Ho preferito puntare sul cercare di capire perché le cose non andavano più bene tra noi. Se le cose non vanno nella coppia la “colpa” è di entrambi.

Anch’io la penso così ma sono indulgente con chi cade in tentazione: il dubbio è un tarlo che lavora anche nelle menti più equilibrate.

Dunque Parlarne subito è fondamentale. Soprattutto se si è caduti nella tentazione dello spionaggio.

Non è con il controllo che una coppia si spiega e supera i problemi, è con la trasparenza. E poi voi donne avete quel sesto senso che in un confronto con lui è meglio della lampada sugli occhi di un interrogatorio da vecchio film. Fidatevi di voi e di quello che sentite, non di quello che leggete.

E poi Essere sempre dalla parte della dignità e della ragione è un vantaggio inestimabile. Spiare vi fa passare dalla parte del torto, e l’unico modo per rimediare è confessarlo subito. Se lo scoprisse prima lui sarebbe grave. Se lui, dopo che ha scoperto la violazione del suo telefono lo blindasse, avrebbe solo ragione: siete state voi a violarlo. Convincetelo che non è necessario. Se ci credete, ovvio.

Sincerely yours

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Foto Pixabay

 

 

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