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Category Archives: Dr. House chi?

Coronavirus: come ci sta cambiando la vita

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Care lettrici e lettori, su Starbene in edicola da ieri 10 marzo fino a lunedì prossimo compreso trovate il mio speciale sul Coronavirus con un taglio un po’ originale: come e in che cosa ci sta cambiando la vita, a parte le cose che sappiamo già e che sono evidenti. Non a caso, come molti di voi immagino, sono in smart working!

Ecco la prova

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State a casa e ricordatevi che sono tre le cose importanti nella vita, come mi disse tempo fa un famoso professore: la salute, la salute e la salute!

Su starbene.it trovate tutti gli aggiornamenti e anche il servizio telefonico di Starbene con il professor Pregliasco: il famoso virologo vi risponde ogni martedì e giovedì dalle 13 alle 14.

 

Sincerely yours

Guerra al colesterolo su Starbene

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Sul nuovo numero di Starbene da oggi in edicola trovate il mio articolo con tutte le novità terapeutiche e strategiche per combattere e battere il colesterolo cattivo. Leggete, fate leggere (anche ai partner con l’Ldl alto) e commentate: vi risponderò anche su questi temi.

 

Sincerely yours

Troppi errori al Pronto Soccorso

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Per il mio giornale Starbene ho intervistato Daniele Coen, medico di Pronto Soccorso e medicina d’urgenza per 35 anni (15 come responsabile) in un grande ospedale milanese.

 

Un’intervista illuminante da tanti punti di vista, quello dei pazienti ma anche quello degli operatori chiamati a fare un mestiere massacrante, difficile e magnifico.

Coen, che ha scritto per Mondadori Margini di errore, perché i medici sbagliano, mi ha raccontato quanti errori si fanno, i più frequenti, perché si sbaglia, quando si sbaglia e… molto altro che potrete leggere sul settimanale da martedì 28 gennaio in edicola.

Buona lettura!

 

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Reumatologia da zero a 100

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Cari lettori, ho avuto l’onore e il privilegio di presentare questa iniziativa al pubblico e ai colleghi della stampa, unica nel suo genere, firmata da un’istituzione della città di Milano (e non solo), il Gaetano Pini, che rappresenta una importante conquista per la salute pubblica, a partire da quella dei tanti bambini affetti da malattie reumatiche, un tema che, essendo papà, mi preme particolarmente.  Ospito quindi volentieri il comunicato stampa dell’iniziativa. Leggetelo: capirete l’importanza dell’iniziativa. E diffondetelo: chi ha questi problemi deve sapere dove sono le eccellenze, anche per la ricerca.
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Buone notizie per gli oltre 5 milioni di italiani con malattie reumatiche (di cui il 75% donne)
Stessi sintomi, stesse modalità ma senza distinzione di età.
Cambia la gestione delle malattie reumatiche grazie al 1° progetto nazionale per la migliore continuità clinica del paziente da 0 a 100 (anni)  
Si chiama “Da zero a cento” il primo e unico progetto nazionale di reumatologia in grado di gestire e accudire pazienti di tutte le età sotto l’unico tetto del Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano. A vantaggio di una gestione più consapevole e autonoma dopo l’adolescenza, una maggiore continuità di cura e di informazioni cliniche e psicologiche. Con un occhio molto attento alla ricerca e alla diagnosi precoce
in tempi decisamente più rapidi
Milano, 03 dicembre 2019 – Negli over 60 la più frequente forma reumatologica è l’artrosi (più di 4 milioni di pazienti),per gli under 50 l’artrite reumatoide (0,5%) e per i giovani sotto i 16 anni l’artrite idiopatica giovanile (incidenza di 1 a 1000). Come un cerchio che si chiude, i principali segni di una malattia reumatica toccano tutte le fasce di età con gli stessi sintomi: rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, zoppia, non sempre dolore. E la peculiarità è che colpiscono nello stesso modo tutte le età.
È questo il contesto in cui si inserisce il progetto di reumatologia “Da zero a cento”, grazie alla lungimiranza e all’azione dell’Istituzione dei due fondatori e promotori a latere dell’incontro organizzato dalle due unità operative di reumatologia (clinica e dell’età evolutiva)  dell’ASST Gaetano Pini-CTO e dell’Università di Milano.
La reumatologia “Da zero a cento” è un progetto, unico nel suo genere in Italia, che oggi diventa realtà. Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell’accudimento del paziente dall’anno zero, appunto, fino al’età avanzata (come cento anni), nella stessa struttura ad alta specializzazione – spiega Roberto CAPORALI, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia Clinica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell’Università di Milano”.
Un bambino che entra nel Progetto “Da zero a cento” potrà ora contare non solo su un team multidisciplinare di esperti (dagli ortopedici agli oculisti), coordinato dal reumatologo pediatra, ma anche sulla continuità di cure, di condivisione delle informazioni cliniche e psicologiche che lo riguardano fino all’età adulta e anche dopo.
Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti –  continua Rolando CIMAZ Responsabile Unità Operativa Complessa di  Reumatologia Pediatrica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Il ragazzo che diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché
per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più
e più atonoma della malattia. Anche le terapie posso cambiare, come i referenti, che di
solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il
medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a
diventare il nuovo “pediatra”. Una rivoluzione che spesso porta a diagnosi ritardate (dai 6
mesi all’anno e mezzo di media), ma anche all’abbandono delle terapie in atto”.
Si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in 10 anni la metà delle forme
più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità
nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50% dei pazienti, e una persona su 5
dovrà sottoporsi a un intervento per protesi articolare. “E’ strettamente fondamentale che
la diagnosi arrivi il più presto possibile, e una struttura come la nostra ha anche questo
compito – precisa Caporali –  Il nostro obiettivo è la diagnosi sotto il ritardo medio attuale,
quindi sotto i 6 mesi: puntiamo a entro i 3 mesi. Anche perché le malattie reumatiche
hanno un andamento evolutivo cronico e possono portare alla disabilità. La diagnosi
precoce è fondamentale ed è un obiettivo primario del progetto da zero a 100”.
In media i ritardi delle diagnosi variano dai sei mesi all’anno e mezzo, per una serie di motivi legati alla complessità di queste malattie e alla transizione fra pediatra e medico di base che crea un “vuoto” anche diagnostico. “La transizione, ovvero il passaggio dall’età pediatrica a quella della maggiore età ha un impatto psicologico pesante sui ragazzi e sulle famiglie – spiega Silvia OSTUZZI,Responsabile Progetti ALOMAR (Associazione Lombarda Dei Malati Reumatici)– Avere un riferimento unico e una continuità nel tempo è un vantaggio enorme. Noi come Associazione affianchiamo il progetto sul campo, con informazione, aiuto e supporto a tutte le persone affette da malattie reumatiche, da zero a 100 anni. Ci sentiamo a tutti gli effetti parte del team”. “Sono molti i giovani pazienti che possono soffrire per mesi prima che venga fatta loro l’esatta diagnosi e prescritta una cura efficace – precisa Valeria GERLONI, Presidente ARG (Associazione Artrite Reumatoide Giovanile) – Il nostro impegno è a fianco dei genitori, pediatri e insegnanti per evitare che possano scambiare i primi sintomi dell’artrite idiopatica giovanile (es. presenza di dolore e/o tumefazione persistente, la cadenza mattutina del dolore, dito o ginocchio gonfio, difficoltà motoria che migliora con il movimento) per dolori postumi di un gioco, sottovalutando la necessità di indagini approfondite”
Esiste anche una responsabilità dei familiari di pazienti in età avanzata che pensano che l’artrite sia una normale conseguenza della vecchiaia. “Non è così, ed è un vero peccato, perché si può fare molto per i sintomi, per il decorso di queste malattie e per la qualità di vita, soprattutto per l’artrite reumatoide. E oggi abbiamo soluzioni terapeutiche nuove – conclude Caporali – Un intervento su questa patologia porterebbe vantaggi anche sulla spesa complessiva che in Italia supera i 4 miliardi di euro l’anno, dei quali la metà sono in perdita di produttività per malattia sul lavoro. L’artrite reumatoide è responsabile ogni anno di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro, con un costo di circa un miliardo e mezzo l’anno (in perdita di produttività si sfiora il miliardo di euro”.
I due team cosi concepiti e organizzati, oltre a curare i pazienti a stretto contatto, sono anche nelle condizioni di studiare e produrre ricerche insieme. “Uno dei campi su cui concentreremo i nostri sforzi sarà proprio quello dello studio delle differenze e delle concordanze fra diverse età in campo terapeutico – conclude Caporali – Vogliamo anche capire perché le donne si ammalano di più, dato che ad oggi non ci sono spiegazioni definitive: la teoria che si basa sugli assetti ormonali femminili è solo un’ipotesi, dobbiamo capire di più”. Il progetto “Da zero a cento” è operativo: basta prenotare una visita presso il Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano per entrare nel “sistema” ad alta specializzazione che accompagnerà il paziente per tutta la vita.

 

Come nasce il vaccino antinfluenzale

Starbene del 16 ottobre
Starbene del 16 ottobre

Sul numero in edicola di Starbene trovate il mio reportage sui vaccini.

Sono stato in Normandia a seguire, passo dopo passo, la nascita del vaccino antinfluenzale che molti di noi useranno a breve. Sicurezza, controlli, tecnologia: è stato un viaggio interessante anche da questo punto di vista.

Ah, vi racconto anche come sarà l’influenza quest’anno, le persone che dovrebbero vaccinarsi, quando farlo… Su Starbene ora in edicola. Buona lettura!

Melanoma: il mio articolo su Starbene

La copertina di Starbene in edicola martedì 24 luglio
La copertina di Starbene in edicola martedì 24 luglio

Care lettrici, cari lettori, da oggi martedì 24 luglio trovate in edicola su Starbene, il settimanale di salute della Mondadori dove sono vicecaporedattore, il mio articolo “Melanoma, perché oggi fa più paura”.

Le ultime novità sul tumore della pelle più aggressivo, il problema delle ricadute, il ruolo dei raggi e delle scottature, l’allarme lampade e le nuove terapie.

Leggete e commentate.

Sincerely yours

Lui è sparito ma ti controlla: fa orbiting

l'uomo che fa orbiting ti controlla e osserva come se fossi la terra
l’uomo che fa orbiting ti controlla e osserva come se fossi la terra

Orbiting significa orbitare intorno a una persona con cui si è stati insieme per controllarla a distanza, ed è un neologismo che è entrato a far parte del lessico delle distorsioni dell’amore, del calvario delle donne diventate ex.

Fanno orbiting quegli uomini che se ne sono andati dopo mesi di frequentazione, o quegli amanti che dopo aver promesso mari e monti sono tornati dalla moglie.

Gente che si è fatta lasciare o che ha lasciato praticando spesso anche il Ghosting, sono cioè diventati fantasmi di colpo senza dare spiegazioni del perché e del percome vi hanno lasciato. Ma del Ghosting voglio parlarvene in un prossimo post.

Che cos’è invece l’orbiting con un esempio concreto.

L’uomo che fa orbiting vi ha lasciato o si è fatto lasciare e questo lo abbiamo capito. È sparito molto spesso letteralmente, nel senso che non risponde ai vostri messaggi, alle vostre telefonate, a nessun tipo di comunicazione. È semplicemente scomparso. Comportamento tipico per esempio degli amanti che vengono scoperti dalla moglie e passano da un modo di agire del tipo voglio vivere con te al silenzio assoluto.

L’orbiting si concretizza col fatto di rimanere nella vostra orbita: voi siete la terra e lui è un austronauta che ci gira intorno e osserva quello che fate.

Lui continua a non rispondere, non chiama, non si fa più vivo ma voi ne sentite la presenza perché sapete che legge le cose che scrivete su Facebook, le vostre storie sui vari social, verifica quando siete on-line sulle varie chat e possibilmente con chi lo siete in parallelo, legge quello che scrivete agli amici in comune e interagisce con essi ma non interagisce con voi, se non perché lo vedete che lascia tracce senza commentare, neanche con una faccina, semmai la mette all’altro o all’altra che replica nella vostra conversazione.

Controlla quello che fate e probabilmente si informa con i conoscenti comuni di quella che è la vostra vita attuale. Insomma mantiene un controllo a distanza su quello che dite e quello che vivete e scrivete.

La domanda che mi fate è: perché è ancora in orbita intorno al vostro mondo, pur non rispondendo e non facendosi vivo? Pur avendo chiuso con voi?

Me la fate perché, diciamoci la verità, siete ancora prese da lui, innamorate, o comunque vi tormenta il fatto di sapere perché vi ha lasciate, visto che non vi ha dato spiegazioni o non ve ne ha date abbastanza, oppure ha avuto comportamenti ambigui e contrastanti che vi hanno mandato in confusione. Voi vi state ancora chiedendo perché vi ha lasciato o si è fatto lasciare e, adesso, perché orbita ancora intorno a voi.

La risposta sta anche nel tipo di uomo con cui avete avuto a che fare.

Ci sono i narcisisti, di cui abbiamo già parlato, ci sono i seriali, ci sono gli amanti pentiti, ci sono gli struzzi, ci sono quelli che che non sono capaci di amare le donne, gli anafettivi di ritorno o viscerali.

Facciamoci una serie di domande e cerchiamo di dare le risposte anche con l’aiuto di un esperto vero: io, come dico sempre, sono solo un testimone delle vostre storie e uso, al massimo, la calcolatrice per misurare la ripetitività di certi comportamenti in amore, quella che chiamo epidemiologia di coppia e che dice: se in una stessa situazione amorosa otto persone su dieci si comportano allo stesso modo, quello sarà l’atteggiamento maggioritario e che si ripete nel tempo e nella storia.

Dicevo che il tipo di orbiting dipende dal tipo di uomo.

Iniziamo con il narcisista.
Perché il narcisista fa orbiting? L’uomo che ama solo se stesso succhia energia emotiva dal vostro essere per buttarvi via quando siete rimaste uno straccio (leggi anche qui). Però la sua sete di controllo, la sua sete di potere su di voi non si esaurisce con la fine della vostra storia. Il narciso ritorna sempre, anche sottoforma di astronauta che orbita intorno alla vostra vita sociale e reale. Quindi lui trae dal controllo su quello che scrivete e dal farvi sentire comunque la sua presenza, anche se solo presunta o virtuale, un piacere patologico che è quello di sapere che voi non riuscite a staccarvi da lui, non riuscite a staccare la spina, non riuscite a dimenticarlo, e lui può riprendervi quando vuole. Quindi il godimento che prima poteva essere fisico, se il narciso era overt (sessualità presente), o solo psicologico, se il narciso era covert (sessualià assente o minima), ora diventa il godimento di vedere che voi sopportate la sua presenza e probabilmente sperate in un suo ritorno o in un suo semplice cenno. Lui è il Re sole e voi siete ancora lì, alla sua corte, siete la ex favorita che continua a rimanere a Versailles soffrendo le pene dell’inferno sapendo che, probabilmente, lui ha già un’altra favorita. Voi non riuscite a staccare dal lui. Questo gli basta e avanza. Per ora, perché il controllo serve anche per rientrare dalla finestra, non si sa mai.

L’altro astronauta orbitante è l’ex amante.
Dopo anni che vi dice che lui non ha rapporti con la moglie, che ormai lui e la moglie sono fratelli, che lui ha occhi e cuore solo per voi siete arrivati a un punto in cui, mettendolo con le spalle al muro (della serie o me o lei) ha risposto tornando dalla moglie, magari dicendovi che vi ama alla follia ma che non può lasciarla per i soliti motivi che c’erano prima, c’erano durante e che ci sono anche dopo nonostante le promesse e i sogni condivisi (figli soldi malattie e il femore della nonna). E allora perché rimane nei paraggi? Perché, come molte di voi raccontano, lui non vi lascia andare, si è fatto lasciare, ma non vi lascia andare? Anche in questo caso, come nel caso del narciso, è una forma di controllo, ma qui non è un godimento egoistico egocentrico e fine a se stesso, qui l’egoismo non si esprime con il potere di controllo e basta. Qui l’amante rimane della vostra orbita di ex intanto perché vuole vedere se vi trovate un altro: se vi trovate un altro a lui è preclusa la via del ritorno, una cosa che prima o poi cercherà di sfruttare, perché se ci pensate bene il suo bisogno di trovare un’altra donna risponde a un bisogno molto preciso, fisico e sessuale. Infatti, se le donne tradiscono soprattutto per noia, non solo sessuale ma anche emotiva, l’uomo tradisce soprattutto per un bisogno sessuale, fisico. Che non passerà tornando con la moglie. Allora o lui è un seriale e vi avrà sostituita con un’altra amante, oppure non è un seriale e quindi prima o poi vorrà tornare nel vostro letto. Ma diciamo che anche i seriali vogliono riassaggiare certe pietanze, magari in tempi di magra. Quindi l’orbitare intorno a voi significa controllare quand’è il momento giusto per riproporsi. Ecco perché dice spesso rimaniamo amici, ecco perché rimane nella vostra orbita.

Lo struzzo, l’uomo che di fronte alle responsabilità mette la testa dentro a un buco (leggi anche qui), rimane nell’orbita perché quando vi ha lasciato o si è fatto lasciare si era spaventato dall’impegno che potevate rappresentare per lui. Lui, che in fondo vuole solo una gran movimento sessuale, cioè cambiare donne senza prendersi responsabilità. In questo sta la sua vigliaccheria: voi eravate così bella, così intelligente, così tanta da imporre una scelta che lui non si sente di fare. Lui non può fronteggiare una donna superiore o troppo impegnativa. Sarebbe come scegliere di prendersi responsabilità sul lavoro, cosa che questo tipo di uomo non fa, non a caso, anche se è in posizioni di potere, ci è arrivato con una lunga storia da Yes man. Lui non si prende responsabilità di nessun tipo, però vi desidera e quindi rimane nella vostra orbita. Non illudetevi: è solo una questione fisica, e lui non ha nessuna intenzione di riprendere una relazione seria. Una volta che vi avrà riassaggiato, in un momento di vostra debolezza e riapertura, scapperà di nuovo o rimetterà la testa nella sua buca.

I seriali spesso coincidono con gli uomini che non sono capaci per vari motivi di amare le donne, gli anafettivi di ritorno o viscerali, e questa è l’ultima categoria che fa spesso orbiting.
Il seriale anafettivo, proprio perché vede la donna come uno strumento di piacere usa e getta, una collezione, qualcosa che deve essere cambiato a piacimento, a differenza degli altri “liquidatori di amori” molto spesso non si fa lasciare ma lascia lui, anche se pratica con frequenza il ghosting, cioè lascia senza dare spiegazioni e sparisce, appunto, come un fantasma. Perché orbita ancora intorno a voi? Per una questione logistica, puramente logistica. Qualsiasi uomo, anche il più prestante, il più sciupafemmine, ha dei momenti di stasi, cioè dei momenti in cui le varie donne che sta pasturando e che tiene in stand-by in chat per vedere quale sarà la prossima a entrare nel suo letto spariscono: non ci sono, non sono disponibili. Sono i classici periodi di magra che capitano anche ai più avvezzi al cucco social-generalizzato, ai pescatori a strascico via chat. E allora quando sei nel deserto e hai sete che cosa fai? Visto che di oasi nuove non ce ne sono all’orizzonte, il nostro amico torna all’oasi precedente, che sa dove si trova, che conosce bene, alla quale si è già abbeverato fino a prosciugarla. Ed è proprio grazie all’orbitarci intorno, nonostante abbia impalmato almeno altre cinque femmine nel frattempo, che sa che c’è ancora acqua da bere (nonostante tutto) in quell’oasi, “vecchia” ma sicura, e che lei è ancora single, e che in fondo potrebbe ancora essere lì ad aspettarlo. A quel punto lui si rifarà vivo. Dapprima in punta di piedi: faccina, like, messaggino. Poi attaccherà col grosso delle forze, facendo breccia nei punti che lui conosce bene.

L’orbiting può essere adottato anche da altri tipi di uomo, ma questi sono i profili che più lo usano.

Ma tu come mai sei vittima di questo, e cioè stai subendo coscientemente l’orbiting tollerandolo?

La risposta è semplice: anche se tu sei ferita e in certi momenti odi persino il tuo ex e vorresti fare di tutto per liberartene, sei ancora presa da lui, sei ancora dipendente da lui, sei ancora innamorata di lui, e dentro di te speri che lui ritiro ritorni.

Quindi non prendi l’orbita per quello che è, cioè una sorta di controllo inaccettabile e viscido, ma la prendi come l’ultima speranza di vederlo, di riallacciare, di rilanciare la coppia.

Ecco perché non fai l’unica cosa che dovresti fare in questi frangenti, e cioè impedirgli di orbitare intorno al tuo mondo, impedirgli di tornare, impedirgli di farti di nuovo del male, ancora più male di quello che ti ha fatto.

Che fare dunque in questi casi? Come dico spesso farsi aiutare da un esperto psicologo o psichiatra o comunque un “guru” nella terapia di coppia, soprattutto se ci sono sintomi di dipendenza (hai capito cosa devi fare ma non ci riesci pur provandoci diverse volte), fa la differenza.

Vediamo allora cosa ne pensa dell’uomo che fa orbiting lo psicoterapeuta Adriano Formoso, illuminato “sbrogliatore” di guai delle coppie (per saperne di più su di lui lo trovate qui).

Per parlare di orbiting è inevitabile porre l’attenzione su le radici nei traumi infantili che hanno impedito all’“uomo orbiting” di costruire un’identità funzionale alle relazioni personali e sociali. I legami e l’affettivtà sono le prove più difficili da affrontare perché spesso, il soggetto che fa orbiting, non ha sviluppato una idea chiara di sé e della propria vita, sostituendo il proprio sé reale, fragile e traumatizzato, con un’idea delirante di sé, grandiosa e reattiva.
Generalmente “l’uomo orbiting” è soggetto ad un costante senso di vuoto nel profondo e incline alla depressione a cui cerca di sfuggire, talvolta atteggiandosi a persona brillante che non ha bisogno di nulla e di nessuno, talvolta da “soft-stalker invisibile” chiuso nel risentimento e mosso dal piacere di padroneggiare osservazioni altrui non del tutto desiderate.La donna che non sa difendersi dall’uomo “orbiting” diventa vittima dell’ossessione amorosa percependo costui un essere migliore e con maggior successo rispetto a se stessa.Nelle mie stanze d’analisi incontro molte donne che idealizzano e percepiscono l’altro come un essere più forte e più capace di amare, senza sospettare minimamente di avere a che fare con una personalità fragile e con un’affettività sofferente. Così molte collaborano involontariamente e a volte consapevolmente all’orbiting di alcuni uomini, annullandosi e senza pensare quanto siano indispensabili al loro “carnefice”.

Il nostro esperto sottolinea bene le motivazioni profonde di molti uomini che fanno orbiting, ed è giusto analizzare certi aspetti che producono comportamenti anomali per capire le loro dinamiche, e per capire come mai molte donne li subiscono, li sopportano, cercano addirittura di soccorrerli, di “guarirli”, quasi fossero loro lo specialista.

Ma se è giusto ed è bene sapere perché un uomo arriva a fare orbiting io qui aggiungo una cosa semplice: se vuoi fare del male alle mie amiche, caro uomo che prima prende e poi molla, e che poi controlla a distanza, fai una cosa sola. Fatti curare, perché il primo a vivere male, dopo aver fatto vivere male gli altri, sei tu.

Conosco molti uomini che fanno orbiting. Forse hanno avuto un’infanzia difficile ma quando fanno orbiting lo fanno a ragion veduta con obiettivi precisi. Lo fanno per egoismo e per potere. Lo fanno per gelosia fine a se stessa e per esercitare il loro potere di controllo sulle ex.

Io ti ho presa, ti ho fatto innamorare, ti ho trattata prima bene e poi male, ti ho mollata sparendo senza spiegazioni e adesso sfrutto ciò che ti lega ancora a me per controllarti a distanza. Perché, se voglio, torno quando e come mi pare e ti riprendo.

Un uomo così per me può aver avuto tutti i problemi di questo mondo con la mamma, col papà, con la ex o col panettiere ma non deve fare il fantasma orbitante con chi gli vuole e gli ha voluto bene.

Quindi tu, cara amica, non fare la donna ospedale. Non sei una psicologa professionista. Per quanto tu ti senta crocerossina e lo ami ancora lascia ai veri esperti il lavoro da esperti, ammesso che lui abbia voglia di farsi aiutare invece di mietere vittime.

Se hai ancora le forze dentro di te per reagire da sola, l’unica cosa da fare è staccare la spina e impedire l’orbita adesso.

Ottenere questa cosa è molto semplice da un punto di vista pratico, quanto difficile da un punto di vista psicologico, perché significa che il ghosting lo devi iniziare a fare tu. Devi sparire e soprattutto non devi fare orbiting tu.

Cosa significa in pratica? Sostanzialmente bloccare il suo numero, bloccare il suo profilo, bloccare le chat, cancellare tutto, arrivare forse anche a non avere amicizie in comune, altrimenti in qualche modo vedrai cosa fa.

E poi smettere di controllare quando è on-line e con chi potrebbe essere on-line (molto difficile da fare), lasciando aperta la possibilità di vederlo nella messaggeria o nei contatti.

Quindi la cosa deve essere radicale per essere efficace: cancellate il suo numero, cancellate i collegamenti, mettete le sue e-mail nello spam.

Molte di voi si nascondono dietro al dito dell’educazione e del “non si fa e io sono superiore a queste cose”.

Forse un giorno lo sarai, Ma tu oggi sai dentro di te che in realtà questa tua presunta superiorità è una grandissima debolezza che nasconde la speranza che lui torni, che nasconde il fatto che tu appena vedi che in qualche modo lui sta orbitando intorno al tuo mondo sogni di poter ricominciare.

Sbagliatissimo. Depurati da questa menzogna che ti stai raccontando: taglia ogni tipo di comunicazione. Non fare orbiting anche tu.

E poi, scusa, con tutti gli uomini che ci sono, perché proprio tu devi dare ancora corda a uno dei maschi più problematici circolanti sul mercato? Ricordati: riprendere un uomo che ti ha deluso e trattato come ti ha trattato, e poi essere lasciata di nuovo, significherà creare un danno emotivo ai tuoi sentimenti e alla tua femminilità e capacità di interagire con l’altro sesso talmente pesante che in certi casi potrebbe essere una via senza ritorno.

Gli astronauti lasciali nello spazio profondo.

Sincerely yours

Uomini che non amano: il reduce ammaccato

L'uomo in crisi reduce ammaccato secondo Rebecca Pellizzari, 8 anni, mia figlia
L’uomo in crisi reduce ammaccato secondo Rebecca Pellizzari, 8 anni, mia figlia

Il reduce ammaccato rappresenta, nella grande famiglia degli uomini che non amano, cioè ormai incapaci di costruire relazioni normali per durata e coinvolgimento con una donna, una delle presenze più frequenti e insidiose.

Già perché se incontrare un narciso può uccidere emotivamente (leggi qui), incontrare un reduce ammaccato lascia dentro una stanchezza emotiva che può protrarsi per lungo tempo e interferire, poi, nei tuoi futuri rapporti con gli uomini, anche quelli “sani emotivamente”.

Questo tipo di uomo in crisi mi fa venire in mente la mononucleosi, la famosa malattia del bacio che non uccide (quasi mai salvo complicazioni rare) ma ti lascia senza forze per mesi, sonnolenta e incapace di sollevare persino la borsa della spesa.

Ecco, il reduce ammaccato fa un effetto mononucleosi, se hai la sventura di cedere alle sue iniziali lusinghe, fare coppia con lui per più di 3-4 settimane (fase del contagio) e non ti accorgi per tempo (diciamo nei primissimi mesi di frequentazione, fase acuta della malattia) di qual è la sua vera natura, e cioè quella di un virus che prosciuga forze mentali e fisiche alla propria partner.

E non è facile accorgersi subito che si ha a che fare con un reduce ammaccato, perché anche lui “deve mangiare-contagiare” e quindi, per procurarsi relazioni nuove, almeno ai primi appuntamenti, durante le prime settimane di frequentazione, indossa una maschera che lo rende generalmente simpatico, seducente, interessante, sexy. In una parola, quello che dovrebbe essere un uomo “normalmente interessante”.

Però, se ci pensate col senno di poi, il finto maschio alfa aveva già dei sintomi rivelatori della sua vera identità di ammaccato. A partire dall’identikit di partenza.

Già perché il reduce ammaccato è di solito un uomo vicino ai 40 e “rimane così” fino ai 60 anni e oltre, separato o divorziato (anche più volte), oppure è un single impenitente con qualche convivenza (che lui dice lunga), senza figli o con figli “addebitati” più che meno alla ex, scolarità medio-alta, cultura buona che sciorina soprattutto all’inizio per rendersi interessante, non eccessivamente sportivo (se per sport non si intende seguire le partite alla TV), con molte amicizie maschili reali e molte femminili sui social. Sessualmente, all’inizio, molto attivo

Mi rendo conto che questo identikit può combaciare con moltissimi uomini che non è detto che si rivelino poi dei reduci ammaccati, ma in una manciata di poche settimane, se concederete al soggetto in questione le vostre attenzioni, vi si rivelerà in tutto il suo splendore (si fa per dire).

Ma chi è, realmente, questo reduce ammaccato, una volta svestita la maschera da cucco iniziale?

Dicesi reduce ammaccato l’uomo che per esperienze pregresse, sua indole, un innato senso di sottovalutazione del genere femminile (confermatosi nel fluire delle sue vicende amorose) e inguaribile voglia di singletudine mista a promiscuità nella ricerca di nuove femmine da consumare (e non solo fisicamente), si rivela nel tempo come un soggetto esattamente contrario a quanto promesso e presentato fino al momento dei primi rapporti completi. Un soggetto eminentemente lamentoso, pedante, noioso e spesso tirchio.

Era brillante? Diventa mano a mano noioso e lamentoso, ammorbandoti sempre di più con i suoi problemi presenti, passati e futuri che ne condizionano la felicità e, di riflesso, le vostre uscite, persino il sesso (credo che sia stato un reduce ammaccato a coniare il popolare detto “il cxx non vuole pensieri”).

Era splendido? Ora vi ammorba con il mutuo, con il commercialista che non sa fare i conti, con gli alimenti dei figli o le pretese della ex (e gli scappa ogni tanto un “siete tutte uguali”), nei viaggi passa il tempo a controllare gli scontrini della carta di credito e ti propone di fare cassa comune come al liceo. Insomma, da principe a taccagno.

Era prestante? Beh, il sesso si fa inesorabilmente meno frequente e attivo dopo le sperimentazioni interessanti dei primi giri di orologio. Qualità e quantità cambiano. Perché lui non ha voglia e ne ha sempre meno, perché ci sono tanti problemi da risolvere e i pensieri, si sa, non aiutano. Così le sveltine guadagnano terreno su quelle ore esplorative dei primi tempi a letto, e le richieste di essere “coccolato” senza ricambiare più frequenti. E le vostre proposte indecenti per muovere un po’ lo stagno? Più che indecenti diventano inopportune: non sarà mai il momento giusto.

Era sociale? Tu casa es su casa. Perché andare al cinema, a teatro, al ristorante o vedere gli amici come una volta quando si può risparmiare rimanendo a casa tua dove, fra l’altro, tu cucini così bene? Sai che risparmio (soprattutto per lui, tu devi fare la spesa)! E poi, fra le quattro mura domestiche, lui ti può usare come personal Psicologa, sciorinando tutti i suoi guai e lamentele. Ah, vi vedete anche meno perché lui ha tutti quei problemi da risolvere… poi però te ne parla, tanto.

Era curato? Ora vi si presenta spesso in versione nutria. Barba sfatta, doccia a secco (leggi abuso di deodorante), inesplorabile dell’ombelico in giù. Si è lasciato andare, ha smesso gli abiti di seduttore per rimettere su la giacchetta consunta e che sa ancora di canfora del suo passato, la sua copertina di Linus che è l’abito dell’uomo lamentoso e trascinato. Ferito dalla vita e dalle donne. E dagli amici. E dalla mamma. Pure dai cugini.

Insomma, ecco che ti si rivela in tutto il suo grigiore il reduce ammaccato, come una vecchia auto piena di gibolli e ruggine, sopravvissuta a mille mogli e guai, ma sempre pronta a rievocarli e riversarli sulla compagna di turno.

Che di solito ha una forte indole da crocerossina (leggi qui), soprattutto se cerca di resistere a fianco del noioso e lamentoso partner. Io ti salverò e ti cambierò in un nuovo uomo, pensa illudendosi lei.

E invece lui, che non è migliorabile, cambierà fisicamente lei. Si perché il reduce sarà ammaccato, ma non lo è così tanto da sopire il suo lato narcisista (leggi qui) che richiede nuove prede da un lato per rinnovare il suo bisogno di piacere e autostima (ce l’ha, ce l’ha, solo che è monocentrica ed egoista) e dall’altro per scaricare su una nuova partner tutto il suo bagaglio di sconfitte e disillusioni, per poi dire: anche questa non è all’altezza della situazione, nessuna è all’altezza della mia situazione.

Trovo analogie fra il reduce e il mammone (leggi qui), solo che il secondo non cerca solo una discarica emotiva nella partner. Essendo cozza, cerca un solido appiglio per accasarsi. Il reduce no: lui ha fatto la guerra, si trova bene solo con altri reduci. Quindi, una volta che la crocerossina ha lenito le sue ferite, cambia ospedale perché, in fondo, quella fasciatura mica l’aveva fatta così bene.

Questo è quanto penso io, ma vediamo cosa ci dice una vera esperta, l’amica Giovanna Crespi. Chi è Giovanna? In due parole è una psichiatra e psicoterapeuta, coordinatrice locale della sezione Onda Osservatorio nazionale donna per lo studio e prevenzione dei disagi psichici nella donna. Ma su di lei trovate più notizie qui, sul suo sito.

Ecco come legge il reduce ammaccato la dottoressa Crespi

Il reduce ammaccato è colui che è in debito con la vita dalla quale pretende una ricompensa infinita e lo fa in modo subdolo, in termini tecnici con comportamento passivo-aggressivo.

Invece di trovare soluzioni ai problemi quotidiani il passivo-aggressivo esprime una rabbia rivendicativa verso il mondo e lo fa passivamente attraverso atteggiamenti di impotenza, arrendevolezza. Ma attenzione, non avendo il coraggio di affrontare le situazioni, tende, il reduce, a manipolarle a suo piacimento e convenienza.

È un buco nero che risucchia energie , perché lui non ha più nulla da dare, perché ha già dato tutto, è come un sacco vuoto, da riempire e con molte pretese.

Per alcune donne questa diventa una sfida pericolosa!

Questa situazione di bisogno attrae infatti molte persone, che si identificano con la sofferenza dell’altro cercando in ogni modo di alleviarla. Ed è proprio questa sfida che rende tutto complicato e vischioso.

Nel tentativo di lenire la sofferenza del reduce bisognoso si cerca in realtà di dar sollievo alla propria sete d’amore e di mancanza di attenzioni, come le bambine che quando sentono la mancanza di ciò di cui hanno bisogno cullano e coccolano la propria bambola. Così, prendendosi cura del reduce, si cerca di alleviare le proprie sofferenze con la convinzione che, riuscendo a eliminare le sue ammaccature, si avrà sollievo anche per le proprie.

Ma, purtroppo, il reduce le ammaccature se le porta come medaglie, trofei da esibire e, pertanto, difficilmente se ne vorrà privare. Così, più che ottenere sollievo si incorre in una profonda frustrazione con peggioramento della propria immagine e identità.

Alla base di tutto ciò vi è nelle donne, che incappano in un reduce ammaccato, un bisogno d’affermazione di sé attraverso il riflesso dell’altro, per cui il consiglio è fare di meno, preservarsi, pensare di più alla proprie ammaccature e non a quelle dell’altro, e vivere la relazione come un valore aggiunto, non cercando nella stessa una cura ai propri problemi personali o uno specchio ove ricercare la propria identità.

Fare di meno significa dedicare meno tempo a pensare alle sue pseudo preoccupazioni, ai suoi problemi, e porre più attenzione a voi stesse e alla vostra vita.

Imparare a lasciar perdere… a non entrare nei giochi di interazione quali il cercare di “aiutare” cercare di “spiegare”… Occorre rinunciare al bisogno di vincere o lottare con il reduce ammaccato mantenendo la propria centralità e dignità, avere piena consapevolezza di se stesse di cosa è giusto per voi per star bene.

Questo il parere di Giovanna Crespi che, come avrete capito, vive le vostre storie di crocerossine dell’ammaccato (come vi chiamo io) quando ormai, spesso, ci siete dentro fino al collo, ed è difficile recuperare senza l’aiuto di un esperto.

Il mio consiglio, da semplice osservatore e amante della semplicità felice dell’amore vero, è questo: fidatevi del vostro intuito, non sottovalutate i primi sintomi della sua “malattia” e usateli per… scappare a gambe levate! Prima, non dopo, quando è tutto più difficile.

Sincerely yours

Un sentito grazie a Rebecca Pellizzari, mia figlia, per aver pazientemente ascoltato la mia descrizione del reduce ammaccato per realizzare la sua prima opera sul mio blog. Ti amo mia Rebecca.

Ho incontrato un narcisista

Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)
Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)

Incontrare un narcisista può essere devastante da un punto di vista emotivo e di autostima. Lo testimonia qui Daniela Luciani, amica e preziosa contributor di questo blog, che ha raccolto nel post che segue le storie di alcune donne alle prese con un narcisista.

Che, come scoprirete, non è sempre l’uomo forte, bello, fascinoso e sciupafemmine, ma si presenta anche sotto le vesti di uomo “comune”, ancora più infido perché apparentemente innocuo.

E invece anche questo tipo di narciso è un vampiro dei sentimenti e delle emozioni altrui, uno che vi succhierà amore, vitalità espressiva ed energia emotiva fino a lasciarvi prostrate e sole. Un vampiro capace, nelle situazioni più gravi, di danneggiare il vostro Dna emotivo al punto dal rendervi zoppe, anche per lungo tempo, dal punto di vista sentimentale.

Daniela ci spiega come lei e le sue amiche hanno incontrato un narcisista patologico, che cosa è successo ma, cosa più importante, come ne sono uscite.

Ecco cosa ci scrive

Chissà quanti nella vita ne incontriamo ma non li riconosciamo. Di narcisisti ne è pieno il mondo e, spesso, li rifuggiamo d’istinto perché le persone piene di sé ed egocentriche risultano spesso anche antipatiche.

Quelli che evitiamo in maniera inconscia, perché magari non ci puntano o perché non ne veniamo attratte subito, sono ben più pericolosi e purtroppo prima o poi ci si può cascare: sono i narcisisti patologici.

Ecco dunque il racconto dell’esperienza di più amiche che si sono ritrovate alle prese con un narcisista in cui potersi riconoscere e trarre spunto per la propria “salvezza”.

Non sono una psicologa, per cui rimando l’approfondimento sulla patologia a ricerche che possono facilmente essere condotte autonomamente su libri, internet o quant’altro.

Farò solo distinzione fra overt e covert: bello e compiaciuto, di successo, se non nella vita, almeno con le donne, il narcisista overt era, col senno di poi, davanti ai nostri occhi. Di lui ci gratifica l’essere state scelte per poi capire che siamo un numero tra le tante. Questo, in sintesi, per la cronaca.

Io mi soffermerò sul covert, più difficile da individuare.

Non bello, quasi sfigato, non di successo, nelle sembianze pacifico, un tipo tranquillo, all’apparenza sensibile e dall’animo delicato, sopraffatto dal destino poco generoso con lui, e dall’aver realizzato di aver fatto scelte sbagliate, circondandosi di persone che non sono in grado di riconoscerne il vero valore.

Ecco che d’un tratto vi riconosce come preda, gli piacete perché siete “normale”, non troppo esuberante ma sicura, ai suoi occhi vincente, con un carattere positivo, entusiasta della vita e aperta agli altri: tutto quello che lui vorrebbe essere ma non si sente di poter essere.

Allora che fa? Cerca qualcuno che lo sia, attirandolo a sé per succhiare energia emotiva, non per farla sua, ma solo per sottrarla all’altro privandolo e lasciandolo come la copia di sè stesso.

Chi ci è passato si renderà conto di come in un percorso estenuante e doloroso questa persona sia passata dall’essere dolce, sensibile, divertente, rispettosa, gratificante e presente alla totale incomunicabilità, alla mancanza di empatia, alla crudeltà e all’assenza.

Tutte mascherate dall’opposto di quel che sono al fine di destabilizzare, colpevolizzare l’altro e attuare una manipolazione costante.

Seduce in punta di piedi, fingendo di aprirsi per far aprire l’altro, ostentando fiducia per ottenere la fiducia dell’altro, essendoci sempre fino a rendersi indispensabile per fagocitarvi interamente come un serpente, in modo che poi, dopo avervi dato tutto, possa in un solo, destabilizzante e quasi mortale colpo, togliervi tutto.

Quando siete totalmente “sue”, non è detto che il soggetto in questione vi chieda di fare sesso, è più facile negli overt, i covert possono anche avere problemi sessuali, latenti o meno.

E, dopo avervi riempite di complimenti a 360 gradi un giorno potrebbe uscirsene con una frase del tipo “sei una cozza… tornatene da dove vieni”

Lì la vittima, tramortita e incredula cerca spiegazioni che non tarderanno ad arrivare, ma saranno inconsistenti e assurde, per poi ripartire con questo tira e molla che io preferisco definire volare in cielo per poi precipitare rovinosamente al suolo.

Tutto questo avviene in maniera lenta, costante, subdola e crudele tanto che la vittima diventa paradossalmente complice del suo aguzzino giustificandolo e cercando di compiacerlo perché volare alto piace, arrivare a toccare il cielo è bellissimo e forse cambiando atteggiamento, accondiscendendo sempre più ai suoi umori non si precipiterà al suolo.

Cercando di gestire la situazione si commette un grosso errore: la situazione è gestita magistralmente solo dal narcisista patologico, ogni sua mossa non può venire contrastata. Nega anche l’evidenza!

E allora collaboriamo, lo accontentiamo… ma lui non è soddisfatto, rilancia e vuole sempre di più… lui vuole tutto, finché, succhiate tutte le energie da chi gli donava amore illudendosi di essere ricambiato, il tipo non scappa lasciandovi insoddisfatta, piena di dubbi, frustrazione e con l’autostima sotto i piedi. Nel frattempo ha già puntato un’altra vittima che ha abboccato.

…il vostro orgoglio ferito potrebbe spingervi a voler tagliare i ponti e lui vi scongiurerà di ascoltarlo di dargli una seconda possibilità… perché in realtà lui… vi voleva solo mettere alla prova. L’assurdità della situazione potrebbe spingervi a perdonarlo… big mistake!

In questo percorso, mentre lui vi gestisce, nuove vittime sono ricercate costantemente, ma non sempre abboccano, ecco perché lui torna da te, ma quando quella giusta abboccherà lui non tornerà più. Almeno fino a quando non inizieranno i problemi anche con questa.

E come chiuderà con voi? Con un crudele lasciami in pace. Capito? Ciao.

A questo segue silenzio tombale suggellato da lapide sepolcrale!

Poi però potrebbe ripalesarsi per vedere se ancora ci siete, se ha ancora appeal su di voi ma solo per darsi coraggio: voi non gli interessate più, siete solo uno strumento. La sua ricerca è continua e incessante.

A questo punto chi ci è già passato lo ha identificato alle prime avvisaglie (la prima caduta da alta quota… massimo la seconda) ed è corso ai ripari cancellando, evitando ogni contatto e ignorando ogni tentativo di riavvicinamento.

Chi purtroppo è alla prima esperienza, si trova in un baratro in cui non si fa che continuare a precipitare.

L’unica soluzione è l’aiuto esterno, un professionista in grado di farvi capire che nulla è dipeso da voi, che non avete fatto errori, che non avreste potuto fare nulla per far andare le cose in modo diverso e soprattutto che questo tipo di esperienze non devono chiudervi alla vita.

Se ci siete cascate è perché avete fiducia nel prossimo e credete nei sentimenti, questi sono i vostri punti di forza e tali devono restare.

Queste persone non possono essere aiutate facendo l’errore di credere di poterle guarire: c’è solo una persona che può guarire e salvarsi: VOI!!

Allora rispondetegli un bel “Bene. Peggio per te. Ti auguro buona fortuna. Ti ho voluto bene davvero ma ora per me non esisti più. Chiaro? Ciao”.

Il narcisista si liquida così. Bisogna lasciar andare. Rialzarsi senza restare sul campo. Capire che sì, siamo circondati da narcisisti, sì, prima o poi ci ricapiterà o capiterà ad una nostra amica ma no, questa volta lo sappiamo, questa volta non ci facciamo fregare, le nostre attenzioni sappiamo che dobbiamo dedicarle a chi le merita, a chi ci corrisponde, a chi da noi tira fuori solo il meglio, a chi è in grado di dare.

A chi la nostra energia, il nostro entusiasmo e la nostra positività le fa volare alto, a chi ci accompagna liberi e leggeri perché ormai, soli o in compagnia, sappiamo volare con le nostre ali.

Grazie Daniela, perché è importante il “se lo conosci lo eviti”, ma anche sapere che al narcisista si può e si deve sopravvivere, e che è sbagliato fare il suo gioco, cioè pensare di essere sbagliate, trasformandosi in zombie emotivi incapaci di avere nuove bellissime storie d’amore.

Sincerely yours

Partono gli eventi e le serate Pellizzari: cosa è successo in Toscana

Incontro con i lettori nella meravigliosa Toscana
Incontro con i lettori nella meravigliosa Toscana

Amiche e amici, il mio blog non è più solo mio, adesso è “fisicamente” vostro.

Nato da un aggiornamento professionale come esercizio spirituale 2.0 nel 2014 siamo passati da 37mila lettori alle centinaia di migliaia di oggi.

E pensare che quattro anni fa il mio intento, oltre a quello di prendere dimestichezza con la tecnologia, era soprattutto parlare della mia Venezia è cazzeggiare qua e là come si può fare su un diario online.

Poi ho aperto il canale SuperDonne, perché uno dei temi che mi intrigava di più era il Sapere perché le mie amiche belle, intelligenti e single non riuscivano a trovare uno “straccio” d’uomo in grado di intessere con loro non dico la storia della vita, non dico l’Amore ma almeno una relazione decente in grado di superare qualche mese”.

È così ho iniziato, lo sapete, a parlare di quello che io chiamo il Mercato degli uomini papabili, a fare profili dei tipi di uomini che incontrate, a parlare di amanti.

Siete arrivate (e arrivati, gli uomini qui sono circa il 20%) in tante, facendo la gioia di qualsiasi scrittore e giornalista, che è quella di toccare con mano che ciò che scrivi interessa e viene letto da tanti.

Così ho deciso, con la forza del vostro entusiasmo e delle vostre richieste, di portare questo blog e i suoi temi fuori dal web e iniziare a incontrarvi, per parlarne anche direttamente.

Grazie a una lettrice (poi divenuta anche contributor del blog, leggi qui l’articolo sulla prima sera e la prova del gioco), e amica, Daniela Luciani, che ha avuto la voglia e l’entusiasmo di ospitarmi nella sua splendida Le buche Wine Resort and Spa, il mio blog è uscito da queste pagine per venirvi a trovare di persona.

Partendo dalla Toscana, terra a me cara (mi sono sposato nella bellissima Cortona) dove in quel di Sarteano (provincia di Siena) ho incontrato gli ospiti di Daniela e suo marito Riccardo.

Il tema di discussione era tosto: può una coppia resistere alle intemperie del tempo che passa rimanendo unita di fronte a routine, problemi, figli incombenti e litigi vari? E anche “robette” tipo “la fedeltà esiste davvero o resiste solo nel periodo di innamoramento”, quei 18-36 mesi che gli esperti indicano come “al sicuro” da ogni tentazione esterna per il livello di passione e la qualità del sesso?

Per una volta, devo dirvi, ho trovato l’intervento degli uomini, di solito defilati e silenziosi (soprattutto in presenza delle mogli), sagaci e puntuti. Per esempio, un bel tema legato alla qualità del sesso di coppia è stato quello della eiaculazione precoce maschile, un problema molto diffuso, sottaciuto da maschi e compagne per imbarazzo o superficialità (soprattutto maschile, della serie tanto io sono venuto), spesso tollerato (quante donne fingono l’orgasmo!) e spesso ignorato al punto da portare la coppia a un sesso totalmente insoddisfacente per lei (e qui mi piace ricordare la famosa battuta della vignetta di Altan con lei che dice a lui “complimenti, più veloce del cambio gomme al box Ferrari”).

Un lettore, a un certo punto ha avuto l’ardire di esclamare: “beh certo, se voi ci fate fare l’amore una volta al mese, per forza non si dura!”. Coraggioso, sincero e utile: io, lo sapete, sono più spesso un censore dei comportamenti maschili, ma anche le donne a volte fanno la loro parte nel creare una situazione traballante sul fronte sesso di coppia, un bastione che, se cede, fa crollare il castello e apre il ponte levatoio alle avventure con altri o altre.

Abbiamo parlato tanto anche di coppia aperta e separati in casa, cioè dei nuovi tentativi di stare insieme pur riservando la categoria sesso ad altri esterni alla coppia, in modo più sporadico (i separati in casa) o frequente e ufficiale (coppia aperta) e tutti, pur non prendendo posizione se non per dire “conosco tantissimi separati in casa e matrimoni bianchi” hanno convenuto sul fatto che la coppia si deve dar da fare soprattutto sul sesso per mantenersi unita, riprendendosi anche degli spazi che lavoro, figli, stanchezza e routine hanno eroso nel tempo a cene da soli, weekend fuga romantica e altri strumenti salvacoppia.

L’incontro è durato un’ora in più del previsto, e questo mi fa molto piacere perché significa che se i lettori non ti mollano vuol dire che l’interesse è alto e l’oratore non noioso.

Domande, risposte, le vostre storie a ruota libera, è stato davvero bello e pieno di spunti per nuovi articoli che vedrete. Sono saltati fuori persino “trucchi”, quasi tutti sexy, per ravvivare il rapporto. Siete curiosi? Beh, certe signore hanno capito che non sempre sesso significa avere un rapporto sessuale completo ma “dedicarsi” solo al marito e viceversa. Banale? Sarà, ma solo una minoranza lo fa, almeno periodicamente (e non parlo di quelle amiche che lo fanno per dare un contentino al marito riservando ad altri la “cena completa”…).

Dunque, sono soddisfatto, e voglio condividere con voi il successo di questo esperimento. Ecco perché questo sarà solo il primo degli eventi con il mio blog “itinerante”, ai quali seguiranno delle serate Pellizzari (vi darò conto anche di quella poi avvenuta a Milano, siamo passati dallo Spicy tea di Daniela all’aperitivo) fra aperitivi e persino cene.

Lo voglio fare io e lo chiedete voi in tante anche sui miei social: ho avuto inviti praticamente ovunque: Roma, Firenze, Torino, Bologna, Modena, Lecce…

Le Buche wine Resort sono solo un fantastico inizio, un vero spicy tea ma… se il buongiorno si vede dal mattino, ci vedremo spesso care lettrici e lettori (sì, siete sempre invitati anche voi uomini).

Sincerely yours

Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e Dal 21 novembre 2019 potete acquistarlo direttamente su Amazon

@anpellizzari

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