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Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

il tradimento è il sintomo di un amore finito
il tradimento è il sintomo di un amore finito

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

Tradimento, corna, infedeltà, adulterio… sono termini antichi ma sempre di grande attualità.

Prima della fine degli anni ’60, soprattutto se eri donna, potevi pure finire in galera per una scappatella. Eppure succedeva lo stesso, nonostante i rischi. Come succede oggi, preludio a molti divorzi, ma anche a tante separazioni in casa o amantati infiniti.

Mi impressionano sempre le cifre in proposito, che amici avvocati matrimonialisti mi dicono essere ottimistiche, perché i numeri sono più alti: in Italia almeno il 60% delle donne ha tradito almeno una volta superando i maschietti, che sono “solo” a un “misero” 50%. Cifre, dicevamo, calcolate per difetto, non per eccesso.

Quindi siamo un paese dove più della metà della popolazione ha fatto o fa le corna, ma siamo anche un paese di bigotti e facili censori della vita altrui (mentre dal nostro armadio ormai troppo affollato fa capolino la mano di uno scheletro), dove tutto ciò ha gli epiteti negativi che abbiamo visto. Tradire si fa ma non si dice, non è bello e non conviene, almeno fino a carte legali pronte e avviate.

Ipocrita? Dipende da chi subisce e fa. Chi le corna le subisce (e chi non le ha subite, anche da una “semplice” fidanzatina. Non valgono? Sarà, ma quanto fanno soffrire, e qualcuno ci rimane pure “segnato”) urla in faccia al traditore il suo disprezzo ma, sempre le statistiche lo dicono, lo perdona sempre di più. Soli non sappiamo restare. O non conviene.

Chi le fa, le corna intendo, risponde spesso a un bisogno che, nel tempo, si è fatto più pressante: sesso coniugale morente, voglia di evadere, di risentirsi uomini o donne, noia…

E’ solo questione di tempo e di resistenza personale: chi è infelice, chi “ha bisogno”, prima o poi lo farà. Magari prima con una chat che si fa sempre più spinta, magari in un viaggio di lavoro con un collega simpatico e che ci sa fare, magari col tizio della palestra… è solo questione di tempo.

E’ solo questione di tempo perché in realtà il tradimento non esiste o, se c’è, non è che un sintomo dell’amore che finisce.

Ve lo ricordate l’amore, quello vero? Era quello che faceva davvero palpitare il cuore quando la vedevi, era quello che ti provocava paura di perderla quando l’avevi fatta arrabbiare, era quello che ti faceva sembrare un orgasmo normale il migliore della tua vita, era quello che a letto non ne avevi mai abbastanza e il telefonino esisteva solo per rispondere o chattare con lui.

Purtroppo tempus fugit e, come ho avuto modo di scrivere spesso in questo blog, anche l’amore ha un timer. Più o meno lungo a seconda dell’assortimento della coppia e del destino, che ti fa incontrare o meno altre donne o uomini della tua vita, esistono anche i colpi di fulmine, tsunami emotivi che fanno saltare qualsiasi count down dell’amore, anche se era promettente e agli inizi.

Così, un giorno, dopo mesi o anni, quegli scricchiolii che sentivi nel legno del telaio della finestra che proteggeva il tuo amore dai pericoli esterni delle tentazioni, dagli altri uomini o dalle altre donne, quei tarli nascosti fatti di routine e incomprensioni, di lei che diventa madre e non più compagna, e lui fabbricatore di soldi e non più partner, faranno spalancare i vetri sul mondo esterno, a volte crollare tutta la finestra in uno schianto secco.

Entrerà aria fresca laddove pensavi che l’aria fosse sempre la stessa, vero, ma protettiva e buona. Entrerà un vento che potrebbe portarti via.

E tradirai prima o poi. O meglio, non tradirai, ma andando con un’altra o un altro a letto metterai la parola fine a quello che una volta chiamavi amore.

Perché l’amore sarà anche a termine, ma quando c’è vuole l’esclusiva, non ti fa vedere gli altri, non c’è spazio per gli altri. E’ a tenuta stagna. Quando non lo è più è semplicemente finito. Il tradimento ne è solo la conseguenza.

Il tradimento è il termometro della febbre letale che decreta la morte dell’amore, non si dà colpa al termometro della malattia che provoca una febbre mortale.

Possiamo continuare a chiamare la FINE DELL’AMORE tradimento, per cercare di colpevolizzare il termometro e colpevolizzarci per trascinare avanti un amore morente, per fare accanimento terapeutico su coppie che non hanno più risorse per andare avanti e dove l’amante, più o meno importante che sia, non c’entra nulla, è conseguenza, non causa.

Capisco le mogli affrante che urlano: se non avesse incontrato quella lì! Sarebbe tutto a posto? No, l’amore era finito.

Non voglio giustificare nessuno, errori di percorso nelle coppie di lungo corso si fanno, e si possono anche recuperare, conosco coppie rinate dal tradimento (poche, rinate veramente). Ma sono comunque scappatelle, e possono essere una massimo due, altrimenti è un trend che dice solo una cosa: in casa qualcosa è morto, e di solito è il sesso.

E se non c’è sesso frequente e di qualità, vuol dire che il sangue della passione non arriva al cuore, e il matrimonio prima o poi subirà un infarto letale. E non ci sono farmaci che tengono, perché anche usare i figli come farmaci anti-infarto non può durare per sempre.

Dunque smettiamola di dire “quella è stata tradita, poveretta, che porco lui, che troia l’altra”, perché la verità è che quell’amore è finito, che lui non è un porco (salvo eccezioni, ma qui a noi interessa la realtà più diffusa) ma un uomo che cerca nuova linfa vitale, il sesso di qualità, e che l’altra non è una troia, perché o è lei stessa reduce da un amore finito o è solo una nuova occasione di ricominciare il gioco dell’amore.

Il gioco più bello del mondo, che ormai spesso riparte da un tradimento, che noi qui chiamiamo ancora corna come nei film in bianco e nero, e invece dovrebbe chiamarsi semplicemente THE END.

Sincerely yours

The day after San Valentino

San Valentino, festa degli innamorati. Che sono gli unici che la festeggiano volentieri, a parte gli irriducibili che da immemore tempo la snobbano come “rito commerciale” (irriducibili se sono in due, perché se lei ci crede lui, se la ama, fa buon viso a cattivo gioco).

In questo momento esiste però un day after, una specie di San valentino postumo, un deep web dell’amore che, nascosto al web ufficiale coniugale, scorre sotterraneo per festeggiare, sempre in ritardo, le ricorrenze ufficiali dell’amore.

È il day after, il momento delle coppie clandestine (brrr che sentore di peccato!)

Ma è proprio in queste ricorrenze universalmente ed espressamente dedicate all’Amore che vengono a galla tutti i difetti della freccia di Mister Cupido, una freccia che è intrisa del farmaco dell’innamoramento, una molecola che ha una efficacia limitata nel tempo, un tempo che gli esperti hanno calcolato con una durata variabile fra i 18 e i 36 mesi in media.

Il periodo dell’innamoramento ha una caratteristica principale e unica, perché è il solo parametro in cui troviamo uomo e donna che si comportano allo stesso modo nelle relazioni di coppia: principalmente con la fedeltà.

Uomo e donna innamorati non vedono gli altri, per quanto belli e disponibili siano, e quindi sono naturalmente felicemente sinceramente fedeli.

E poi? Di San Valentino in San Valentino l’innamoramento e la passione si trasformano in molte coppie (non tutte per fortuna) in una scena diversa da quella degli inizi, dove lui e lei sono al ristorante che si sbaciucchiano e non vedono l’ora di tornare a casa a letto. Nel tempo, li vedrai al tavolo col telefonino, qualche scambio di parola sui figli, telefonino e conto. Una cena come un’altra.

Ora un pensiero agli amanti, con lui preoccupato perché la moglie sta postando i piatti della cena fuori e si immagina già l’amante che li vede da rabbonire in un San Valentino postumo, the day after appunto (tutte le feste comandate sono postume per gli amanti). E lei che piange dicendo; sarà anche vero che fra loro non c’è più nulla ma i fiori e la cenetta?

San Valentino può essere anche molto doloroso cari amanti.

Comunque, stasera o domani, cioè nel vostro day after, avrete anche modo di confrontarvi su quello che avete visto su Facebook o Instagram del suo Valentino ufficiale.

E lui dovrà spiegarvi perché, dopo avervi dipinto un regime coniugale fatto di silenzi e gelidi letti voi avete visto selfie sorridenti, fiori, regali, cene stellate.

Tutta scena per tutelare l’immagine della famiglia felice, dice lui. Forse è credibile, soprattutto se a postare giubilo è la moglie, che sa e non sa che tu ci sei ma sospetta. E allora che fa? Marca il territorio, provoca, si difende come può, e io la capisco.

Nell’Età dell’innocenza, meraviglioso film sul triangolo amoroso, una apparente ingenua moglie Winona Ryder fa finta di non sapere che suo marito Daniel Day Lewis sta pensando di lasciarla per Michel Pfiffer e che fa? Gli dice che aspetta un bimbo da lui: non è vero ma lo mette in ginocchio e lui rinuncia al suo vero amore, tragedia che lo accompagnerà fino alla fine.

Certo, postare le foto del San Valentino ufficiale non allontanerà forse l’amante, ma può rovinare quello del day after.

O meglio, se ci pensate bene care amanti questa è una bella occasione per chiarirsi e chiarirvi le idee: il vostro amantato a che punto è? Riuscite ancora a reggere queste situazioni? Da quanto lo fate? Lui mente? Ancora?

Per esempio, per chiudere la serata lui e lei, la coppia ufficiale, hanno consumato? Lui dice di no, ma non lo saprete veramente mai. E comunque, il primo ufficiale vero San Valentino si è compiuto.

Però se lei ha postato i piatti e poi sono stati al telefono tutta la sera darà fastidio, ma è probabile che una volta a casa abbiano dormito.

Con buona pace della gelosia degli amanti, la più tollerante ma anche la più faticosa.

Buon San Valentino a chi ci crede. Buon day after “a tutti gli altri”…

Sincerely yours

Ma se è tornato è perché mi ama ancora?

Sono tornato perché ti amo ancora (forse) e ti ho portato pure i fiori...
Sono tornato perché ti amo ancora (forse) e ti ho portato pure i fiori…

Lui era il tuo amante, il tuo compagno, il tuo fidanzato. Era perché, dopo mesi o anni di amore dichiarato, di sesso sfrenato e di sogni di vita insieme è finita.

E’ finita perché lui vi ha tirate sceme con le promesse ma non le ha realizzate. Non ha lasciato la moglie. Non è venuto a convivere con voi. Non vi ha sposate. Non ha smesso di tradirvi. Non ha lasciato l’altra, a volte LE altre.

Così voi, dopo aver staccato tutti gli assegni del vostro conto corrente dei sentimenti firmandoglieli in bianco, li avete visti investire in vacanze con la moglie, in fiori per l’altra, in weekend “da solo” con gli amici.

Finché, alla fine del calvario dell’attesa, vi siete arrese e avete deciso voi di finirla. Lo avete lasciato perché al vostro ultimatum lui ha risposto: ti amo ma non posso. Sei il più grande amore della mia vita ma non posso. E via con le scuse. Ma non posso.

Qualche campione di sensibilità ed egoismo avrà avuto anche il coraggio di dirvi che, dopo uno, due, tre, dieci anni di promesse non mantenute non avete saputo aspettarlo e quindi è tutta colpa vostra se lui non lascia l’altra. Rido per non piangere per voi.

Bene, questa la cronaca fino ad oggi. E adesso che succede?

Sono settimane, mesi che non lo sentite. Il silenzio terapeutico (leggi qui) calato fra voi e lui dopo la vostra decisione che così non si andava più avanti sta dando i suoi frutti emotivi.

Chi prima o chi dopo, ognuna di voi sta sostituendo il panico, la rabbia, il dolore profondo, la perdita, la sensazione che senza di lui il mondo sia vuoto e senza senso, con un senso di rinnovato benessere, di indipendenza, del fatto che non vederlo fa soffrire ma finalmente ha spezzato la continuità del dolore profondo, e che c’è un mondo la fuori ancora “vivo” e, soprattutto, che state tornando di nuovo voi stesse, le grandi donne che eravate prima di conoscerlo.

Qualcuna ha magari iniziato a rivivere una sana socialità, le più evolute e meno ferite o veloci a superare la convalescenza frequentano addirittura uomini nuovi (leggi la teoria del chiodo qui) andandoci o meno a letto, questione solo di quanto la ferita si è rimarginata.

Finalmente la vita normale sta riprendendo nonostante i flash back e i fisiologici e inevitabili momenti di malinconia e qualche lacrima sul passato quando… lui si rifà vivo.

Un messaggino. Un incontro più o meno casuale per strada. Una telefonata. Quelli senza ritegno osano persino un invito “per sapere come stai”, all’insegna dei bei vecchi tempi. Per “amicizia”, almeno quello dice…

A questo punto molte di voi si sentiranno come teletrasportate da una macchina del tempo infernale nell’abisso. Tutto ciò che avete costruito in settimane, mesi di riparazione del vostro dna emotivo distrutto da come vi ha trattato per mesi, anni, di come si è fatto lasciare per sfinimento ai limiti della crudeltà, sembra crollare di fronte a una mail, un messaggio, alla sua voce, alla sua presenza.

E’ gentile, usa i ricordi del passato più belli per blandirvi, si dimostra affranto per come è finita, vi ama ancora, siete state la donna più importante della sua vita, sì è vero è rimasto con la moglie perché è malata, perché non ha soldi, perché i figli sono fragili (anche se magari hanno 20 anni) ma lui sogna e ha sempre sognato voi. E, naturalmente, con l’altra non scopa. Mai. Forse non ci ha mai scopato (eppure hanno sei figli).

Se era libero non ha altre, non ne aveva mentre eravate insieme e i vostri sospetti erano infondati e lo hanno allontanato giusto il tempo di fare le vacanze con un fantasma con la terza di seno e il culo alla brasiliana.

Insomma, l’uomo perfetto si ripalesa con tutto il suo cuore. In quel momento, molte di voi si fanno subito la domanda sbagliata, sulla quale lui ha puntato le sue fiches.

Vi chiedete se lui è tornato perché vi ama ancora, ed è il primo passo per diventare di nuovo dipendenti da lui e, soprattutto, aprirgli le porte del vostro letto, del vostro cervello, della vostra capacità di ascoltare anche tutte le sue menate con la moglie o con l’altra (siete state delle sante a sorbirvi i dettagli di che cosa lui gli avrebbe regalato a Natale e di tutte le menate di scuola dei suoi figli).

Lui è tornato perché vi ama dunque? Domanda sbagliata. Quella vera è: lui è tornato, ma che cosa è cambiato?

Ha lasciato la moglie? E’ finalmente libero? Ha in mano la separazione scritta? Oppure vi sta rassicurando, a voce, per la milionesima volta, che adesso davvero lo farà? E’ tornato per rimanere o è solo di passaggio?

Perché, al netto del fatto che lui vi sta dicendo, esattamente come vi ha detto mille volte finché VOI non lo avete lasciato per distruzione fisica e mentale e fine fisiologica delle lacrime da versare, dicevo al netto che lui vi dice IO TI AMO E NON POSSO VIVERE SENZA DI TE… che cosa è cambiato concretamente? Vivrà ora adesso con te? O aspettiamo i “tempi tecnici”? Ma per favore, ragionate!

L’altra c’è? Scopate e poi lui torna a casa “per sistemare le cose”? No ragazze, per favore, non scherziamo con la vostra salute sentimentale e anche mentale.

Questo, se le cose non sono cambiate realmente e stiamo di nuovo a promesse per il futuro, può anche darvi nuove scadenze (la prossima estate sarò libero: chissà perché non il prossimo mese, settimana; lasciami il tempo di preparare il divorzio… ma come, lo dovevi preparare due anni fa!) ma non fatevi abbindolare.

Perché lui è lì per un solo motivo: ha bisogno di voi. Del vostro corpo. Della vostra testa. Della vostra disponibilità che rasenta la geisha.

Lui non vi ama, ama solo se stesso e i suoi bisogni. Vi ha amato forse, siete forse davvero stata la MIGLIORE di tutte (ed è per questo che torna anche), ma non vi sposerà, non lascerà l’altra, a meno che alle parole ci siano i fatti ora, qui, subito.

Vuoi entrare nel mio letto perché mi ami e te ne accorgi solo davvero adesso o di nuovo proprio perché questo “periodo di riflessione” (leggi qui) ha funzionato? Va bene, ma non esci da quella porta, non torni più a casa da lei. E vedrete che lui, di fronte a questo, non entrerà in casa vostra.

Perché è tornato allora? Perché vuole scoparvi. Perché vuole la sua psicologa e tutto quello che non gli dà l’altra, ma senza rinunciare a nulla. Vuole voi come completamento, l’altra per tutti i soliti motivi. Vuole due donne. Magari fra un po’ anche tre, una scappatella dalle due “ufficiali” ci sta, abbassiamo l”età anagrafica delle scopate ogni tanto.

Siete di fronte a un “mostro” di egoismo? La risposta è sì se non si ritira subito da questo tentativo non serio e a “scopo di scopata”, rendendosi conto che non può e non deve farlo se non ha deciso davvero di stare con voi e basta. Attente ai narcisisti (leggi qui)!

Non importa che sia confuso davvero anche lui, non si fa soffrire la gente perché lui ha “bisogno di rivederti” a costo di riaprire una ferita che si stava rimarginando lacerandola. Non importa che sia “solo per provare a rimanere amici”: chi ha amato e poi si è lasciato drammaticamente non può diventare amico (leggi qui).

Sono tutte scuse e il prezzo di questo ritorno non lo paga lui lo pagate voi. E lui, che è in cattiva fede anche se si dà mille scuse per rivedervi tutte validissime e ricolme di buone intenzioni, non si fa scrupolo di rifarvi male.

Ma non si rende conto che se vi abbandonerà di nuovo voi, oltre che distrutte nuovamente, vi odierete per esserci ricascate e la vostra autostima richiederà il triplo del tempo di prima per risollevarsi? No, per lui saranno problemi vostri. Lui sarà di nuovo lontano.

Lui, come alcune di voi mi scrivono, sta davvero male e ha problemi patologici affettivi che vengono dal suo rapporto con la madre o il bisnonno cretese? Voi ci avete provato, non siete una terapeuta… che si faccia curare seriamente e guarisca dai suoi problemi affettivi con chi di dovere. Se poi ci sarete quel giorno, karma. Ma guarito, non da guarire! Avete già dato, non ha funzionato, chiaro?

E poi ragazze, non confondete più l’amore con la sua voglia di figa, come qualcuno saggiamente ha detto.

Che fare? Non fate l’errore di ascoltarlo troppo, di rispondere al messaggio, di vederlo. Se proprio non ce la fate a mettergli un muro davanti, torturatevi il minimo indispensabile per capire se è cambiato tutto (qualcosa non basta) o siamo alle parole per l’ennesima volta.

Qualcuno torna davvero con serie intenzioni ma devono essere senza appello, senza ulteriori ritardi e senza esitazioni, senza se e senza ma. Potete dire finalmente e, soprattutto realizzare immediatamente cose semplici ma impossibili fino a ieri come: stasera dormi qui. Domani ci vediamo. Sabato partiamo. Ti chiamo io quando voglio. Ti presento alle mie amiche, alle persone che contano per me.

Non andateci a cena o a pranzo “per parlarne per l’ennesima ultima ultimissima giuro volta”. Men che meno a letto.

Altrimenti tutto quello che avrete sofferto e fatto per liberarvi dal suo giogo emotivo non sarò servito a nulla e ricadrete nel baratro.

Non ce la fate? La tentazione è troppo forte? Prendete tempo prima di rivederlo e andata dall’amica o dal terapeuta, esperto, quel che volete per farvi consigliare e aiutare, ma soprattutto per ragionare a voce alta su questo “ritorno di fiamma”, la sua concretezza e le conseguenze fisiche e reali di riprovarci con lui.

Siete riuscite, come spero, a respingere l’attacco e dopo un po’ lui, senza ritegno e pietà, ci riprova? Bloccate il numero. Bloccate le chat. Bloccate tutto. Altro che amore, questo è egoismo da diffida con zona di rispetto lontano da voi tipo polizia scientifica.

Non cadete più nella trappola del tutto chiacchiere, libidine ed egoismo. Vivete di nuovo. Troverete, così, anche il vero amore (leggi qui). Perché, come diceva il grande Indro, i cimiteri sono pieni di persone indispensabili.

Sincerely yours

Per dimenticarlo usa la classifica del chiodo scaccia chiodo

La classifica del chiodo scaccia chiodo - foto ANP
La classifica del chiodo scaccia chiodo – foto ANP

Lui ti ha lasciato, o si è fatto lasciare (per stremo delle tue forze) e ora sei lì a disperarti pensando ai bei tempi passati? Sei lì a farti mille seghe mentali sul perché ti diceva che ti amava tanto e poi “puff”, sparito per un’altra o per la moglie? Sei lì a stare chiusa in casa mangiandoti le unghie e chili di cioccolato pensando a quanto il tuo mondo sia solo ancora e sempre lui? Sei lì a pensare che tutti gli uomini sono degli stronzi ed è meglio comprare un gatto, forse due?

Inutile e sbagliato. La rinascita è a portata di mano e, credimi, migliaia di storie scritte su questo blog ne sono la prova. Basta un po’ di tempo (in due mesi si sta già molto meglio) e “aiutati che il Ciel ti aiuta“, che tradotto in questo blog significa che devi ricominciare a uscire e trovarti un CHIODO, cioè un uomo che ha una caratteristica fondamentale, come spiego nel mio precedente articolo: regala spensieratezza (e non serve andarci a letto, almeno non subito e mai se non se lo merita).

Per questo ospito volentieri Silvia che, oltre a essere una assidua lettrice e commentatrice illuminata, sta mettendo in pratica con successo la teoria del chiodo scaccia chiodo e ce lo racconta qui di seguito, facendo una vera e propria CLASSIFICA DEL CHIODO. Lei parla di amanti di lungo corso, ma la sua/nostra regola vale anche per i fidanzati innamorati lasciati in tangenziale. Vai Silvia!

Il “Chiodo”(cit. A.N.Pellizzari) è un uomo piacente, piacevole e soprattutto LIBERO che avrà il compito -grato per noi, forse ingrato per lui- come un novello Caronte, di traghettarci fuori dalla palude degli amanti, se non verso una verdissima prateria con casetta, giardino, 5 figli e 15 gatti, quantomeno verso un normale e banale praticello in grado di ricordarci che esiste un mondo normale di relazioni al di là della melma vischiosa che abbiamo sperimentato nella palude.

Abbiamo già appurato che, dopo una lunga storia da amante, una delle cure più efficaci da seguire per tirarsi fuori dal baratro è la “chiodo-terapia”.

La regola base perchè il chiodo funzioni è che deve essere solo e soltanto considerato come uno strumento per distogliere la nostra attenzione ed energia dall’amante.

Ma quello che dobbiamo stamparci sulla fronte è che il chiodo è qualcosa di funzionale a noi, una medicina da prendere se e solo se ci va di farlo e nelle dosi che noi riteniamo opportune per tirarci fuori da quella palude nella quale non riusciamo più a muoverci.

In questa fase è controproducente fare cose che non abbiamo voglia di fare, quindi non dobbiamo andarci a letto solo per ripicca se non ce la sentiamo, ma dobbiamo solo cogliere l’occasione per staccare testa e cuore da situazioni che hanno già prosciugato abbondantemente la nostra energia e che d’ora in avanti non dobbiamo più alimentare in alcun modo.

Attenzione però: non è sufficiente trovare un “chiodo”… va scelto. Quindi è necessario identificare pochi requisiti di base che il chiodo deve soddisfare per poter assolvere alla sua funzione, pena esclusione della sua candidatura.

Il nostro amante (o ex) è sposato, è tipicamente pesante, spesso fa le cose più complicate di quello che sono e non è assolutamente rispettoso di noi in nessun senso quindi, a pensarci bene, i requisiti del chiodo sono basati sulla regola dell’opposto.

Il chiodo deve essere…
1. Libero: il chiodo deve essere rigorosamente single, se no siamo punto e a capo.
2. Leggero: la leggerezza è un requisito irrinunciabile nel chiodo.
3. Semplificatore: Il chiodo deve semplificare e facilitare il nostro processo di guarigione, non sono quindi ammessi gli indecisi, i fanatici delle seghe mentali e nemmeno i finti intellettuali.
4. Rispettoso: se gli facciamo notre che non è aria e quel giorno non abbiamo voglia di vederlo, lui deve stare nel suo e rispettare il territorio. Questo per noi non è l’inizio di una storia, è un pezzo necessaio alla nostra guarigione e come tale va vissuto.

Il chiodo è quindi uno strumento che, a seconda della tipologia e durata della nostra storia precedente, può assumere diverse forme variando di intensità ed efficacia ma che, in ogni caso, deve rispondere a dei requisiti specifici e deve avere l’unico scopo di tirarci fuori dalla palude, iniziando a corrodere lentamente ma inesorabilmente tutta quell’area di pensieri ed emozioni dedicata in esclusiva a “lui”, all’ex, esattamente al pari di una nuova app sullo smartphone che ti rialloca lo spazio in memoria.

Esistono poi varie sfumature di chiodo, ma la classifica può essere come segue:

Chiodino: flirt superficiale, il tipo conosciuto in palestra che ti dà una mano a fare la panca, il barista che ti fa il cuoricino sul cappuccino la mattina e ti fa pure gli occhi dolci. Con il chiodino ci fai due chiacchiere, non necessariamente ci si è scambiati i numeri di telefono, al massimo siamo amici su facebook e instagram e ci mettiamo qualche like a vicenda, ma questo permette già di sottrarre quei 40 secondi di pensiero all’area suddettadedicata a “lui”. Se è carino e ci va, al chiodino possiamo anche dare il numero di telefono e uscirci a fare una bevuta, durante la quale verrà decisa la sua sorte (eventuale upgrade in classifica o cancellazione insindacabile dalla lista).

Chiodo: a questa fase ci si può arrivare per upgrade dalla precedente, se la prima serata è andata discretamente, lui non ci ha fatto cascare le braccia (e le ovaie), ha retto bene una conversazione di due-tre ore e ha rispettato i minimi sindacali di educazione e galanteria (ha pagato la bevuta, per esempio). Se dopo inizia uno scambio di whatsappini e c’è anche qualche telefonata, può scattare la seconda uscita, ma solo dopo decideremo se l’upgrade a chiodo può essere effettuato. Side effect importante, qui i 40 secondi sottratti al pensiero di “lui” iniziano a diventare minuti, anche ore se l’uscita funziona bene, a seconda della validità del chiodo. E, ricordiamoci, questo è il nostro primo vero obiettivo nel suo utilizzo.

Master Chiodo: un vero chiodo lo si può diventare dopo un po’ di frequentazione, telefonate e qualche uscita decente in cui siamo state bene e, ovviamente, in cui c’è stato qualche contatto fisico, magari un bacio, perché dobbiamo capire se toccarlo e avvicinarci fisicamente a lui ci fa schifo, ci è indifferente o ci può piacere. Più il chiodo sale in classifica e migliora la sua presenza nel quotidiano, più la porzione di RAM dedicata all’amante o ex amante si ridimensionerà.

• Chiodo Supremo: quando ci andiamo a letto una, due, più volte, il chiodo sta egregiamente assolvendo alla sua funzione, pertanto diventa supremo a pieno titolo.

Grazie Silvia, preziosa e divertente classifica. Ma, a parte i sorrisi che può strappare la descrizione dei vari chiodi, c’è molto di vero in quello che dice la nostra amica, anche perché ha provato sulla sua pelle quanto un uomo può deludere e ferire. Ma oggi, anche grazie al “aiutati che il CHIODO ti aiuta”, è quasi fuori dal tunnel.

Leggete, commentate, confrontatevi… anche lei vi risponderà.

Sincerely yours

Ho incontrato un narcisista

Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)
Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)

Incontrare un narcisista può essere devastante da un punto di vista emotivo e di autostima. Lo testimonia qui Daniela Luciani, amica e preziosa contributor di questo blog, che ha raccolto nel post che segue le storie di alcune donne alle prese con un narcisista.

Che, come scoprirete, non è sempre l’uomo forte, bello, fascinoso e sciupafemmine, ma si presenta anche sotto le vesti di uomo “comune”, ancora più infido perché apparentemente innocuo.

E invece anche questo tipo di narciso è un vampiro dei sentimenti e delle emozioni altrui, uno che vi succhierà amore, vitalità espressiva ed energia emotiva fino a lasciarvi prostrate e sole. Un vampiro capace, nelle situazioni più gravi, di danneggiare il vostro Dna emotivo al punto dal rendervi zoppe, anche per lungo tempo, dal punto di vista sentimentale.

Daniela ci spiega come lei e le sue amiche hanno incontrato un narcisista patologico, che cosa è successo ma, cosa più importante, come ne sono uscite.

Ecco cosa ci scrive

Chissà quanti nella vita ne incontriamo ma non li riconosciamo. Di narcisisti ne è pieno il mondo e, spesso, li rifuggiamo d’istinto perché le persone piene di sé ed egocentriche risultano spesso anche antipatiche.

Quelli che evitiamo in maniera inconscia, perché magari non ci puntano o perché non ne veniamo attratte subito, sono ben più pericolosi e purtroppo prima o poi ci si può cascare: sono i narcisisti patologici.

Ecco dunque il racconto dell’esperienza di più amiche che si sono ritrovate alle prese con un narcisista in cui potersi riconoscere e trarre spunto per la propria “salvezza”.

Non sono una psicologa, per cui rimando l’approfondimento sulla patologia a ricerche che possono facilmente essere condotte autonomamente su libri, internet o quant’altro.

Farò solo distinzione fra overt e covert: bello e compiaciuto, di successo, se non nella vita, almeno con le donne, il narcisista overt era, col senno di poi, davanti ai nostri occhi. Di lui ci gratifica l’essere state scelte per poi capire che siamo un numero tra le tante. Questo, in sintesi, per la cronaca.

Io mi soffermerò sul covert, più difficile da individuare.

Non bello, quasi sfigato, non di successo, nelle sembianze pacifico, un tipo tranquillo, all’apparenza sensibile e dall’animo delicato, sopraffatto dal destino poco generoso con lui, e dall’aver realizzato di aver fatto scelte sbagliate, circondandosi di persone che non sono in grado di riconoscerne il vero valore.

Ecco che d’un tratto vi riconosce come preda, gli piacete perché siete “normale”, non troppo esuberante ma sicura, ai suoi occhi vincente, con un carattere positivo, entusiasta della vita e aperta agli altri: tutto quello che lui vorrebbe essere ma non si sente di poter essere.

Allora che fa? Cerca qualcuno che lo sia, attirandolo a sé per succhiare energia emotiva, non per farla sua, ma solo per sottrarla all’altro privandolo e lasciandolo come la copia di sè stesso.

Chi ci è passato si renderà conto di come in un percorso estenuante e doloroso questa persona sia passata dall’essere dolce, sensibile, divertente, rispettosa, gratificante e presente alla totale incomunicabilità, alla mancanza di empatia, alla crudeltà e all’assenza.

Tutte mascherate dall’opposto di quel che sono al fine di destabilizzare, colpevolizzare l’altro e attuare una manipolazione costante.

Seduce in punta di piedi, fingendo di aprirsi per far aprire l’altro, ostentando fiducia per ottenere la fiducia dell’altro, essendoci sempre fino a rendersi indispensabile per fagocitarvi interamente come un serpente, in modo che poi, dopo avervi dato tutto, possa in un solo, destabilizzante e quasi mortale colpo, togliervi tutto.

Quando siete totalmente “sue”, non è detto che il soggetto in questione vi chieda di fare sesso, è più facile negli overt, i covert possono anche avere problemi sessuali, latenti o meno.

E, dopo avervi riempite di complimenti a 360 gradi un giorno potrebbe uscirsene con una frase del tipo “sei una cozza… tornatene da dove vieni”

Lì la vittima, tramortita e incredula cerca spiegazioni che non tarderanno ad arrivare, ma saranno inconsistenti e assurde, per poi ripartire con questo tira e molla che io preferisco definire volare in cielo per poi precipitare rovinosamente al suolo.

Tutto questo avviene in maniera lenta, costante, subdola e crudele tanto che la vittima diventa paradossalmente complice del suo aguzzino giustificandolo e cercando di compiacerlo perché volare alto piace, arrivare a toccare il cielo è bellissimo e forse cambiando atteggiamento, accondiscendendo sempre più ai suoi umori non si precipiterà al suolo.

Cercando di gestire la situazione si commette un grosso errore: la situazione è gestita magistralmente solo dal narcisista patologico, ogni sua mossa non può venire contrastata. Nega anche l’evidenza!

E allora collaboriamo, lo accontentiamo… ma lui non è soddisfatto, rilancia e vuole sempre di più… lui vuole tutto, finché, succhiate tutte le energie da chi gli donava amore illudendosi di essere ricambiato, il tipo non scappa lasciandovi insoddisfatta, piena di dubbi, frustrazione e con l’autostima sotto i piedi. Nel frattempo ha già puntato un’altra vittima che ha abboccato.

…il vostro orgoglio ferito potrebbe spingervi a voler tagliare i ponti e lui vi scongiurerà di ascoltarlo di dargli una seconda possibilità… perché in realtà lui… vi voleva solo mettere alla prova. L’assurdità della situazione potrebbe spingervi a perdonarlo… big mistake!

In questo percorso, mentre lui vi gestisce, nuove vittime sono ricercate costantemente, ma non sempre abboccano, ecco perché lui torna da te, ma quando quella giusta abboccherà lui non tornerà più. Almeno fino a quando non inizieranno i problemi anche con questa.

E come chiuderà con voi? Con un crudele lasciami in pace. Capito? Ciao.

A questo segue silenzio tombale suggellato da lapide sepolcrale!

Poi però potrebbe ripalesarsi per vedere se ancora ci siete, se ha ancora appeal su di voi ma solo per darsi coraggio: voi non gli interessate più, siete solo uno strumento. La sua ricerca è continua e incessante.

A questo punto chi ci è già passato lo ha identificato alle prime avvisaglie (la prima caduta da alta quota… massimo la seconda) ed è corso ai ripari cancellando, evitando ogni contatto e ignorando ogni tentativo di riavvicinamento.

Chi purtroppo è alla prima esperienza, si trova in un baratro in cui non si fa che continuare a precipitare.

L’unica soluzione è l’aiuto esterno, un professionista in grado di farvi capire che nulla è dipeso da voi, che non avete fatto errori, che non avreste potuto fare nulla per far andare le cose in modo diverso e soprattutto che questo tipo di esperienze non devono chiudervi alla vita.

Se ci siete cascate è perché avete fiducia nel prossimo e credete nei sentimenti, questi sono i vostri punti di forza e tali devono restare.

Queste persone non possono essere aiutate facendo l’errore di credere di poterle guarire: c’è solo una persona che può guarire e salvarsi: VOI!!

Allora rispondetegli un bel “Bene. Peggio per te. Ti auguro buona fortuna. Ti ho voluto bene davvero ma ora per me non esisti più. Chiaro? Ciao”.

Il narcisista si liquida così. Bisogna lasciar andare. Rialzarsi senza restare sul campo. Capire che sì, siamo circondati da narcisisti, sì, prima o poi ci ricapiterà o capiterà ad una nostra amica ma no, questa volta lo sappiamo, questa volta non ci facciamo fregare, le nostre attenzioni sappiamo che dobbiamo dedicarle a chi le merita, a chi ci corrisponde, a chi da noi tira fuori solo il meglio, a chi è in grado di dare.

A chi la nostra energia, il nostro entusiasmo e la nostra positività le fa volare alto, a chi ci accompagna liberi e leggeri perché ormai, soli o in compagnia, sappiamo volare con le nostre ali.

Grazie Daniela, perché è importante il “se lo conosci lo eviti”, ma anche sapere che al narcisista si può e si deve sopravvivere, e che è sbagliato fare il suo gioco, cioè pensare di essere sbagliate, trasformandosi in zombie emotivi incapaci di avere nuove bellissime storie d’amore.

Sincerely yours

Ma la pausa di riflessione serve?

Rifletto corteggiando altre
Ti spiace se mentre siamo in pausa di riflessione mi faccio il mondo?

Mi serve una pausa di riflessione. Ci serve una pausa di riflessione. È il momento clou di moltissime coppie. Di tutti i tipi, dai fidanzati (a volte anche senza aver compiuto un anno di anniversario) agli amanti, passando per i matrimoni decotti (almeno dagli indizi).

La pausa di riflessione è stata inventata nel 1457 da tal Nicolò dei Pellicciai, nobile decaduto veneziano (per le troppe spese) il quale, interpretando la summa di tutti i difetti maschili nei rapporti con le donne, ebbe a scrivere un libello sull’argomento, il “De prendere tempo in copulatio libertatis erga omnes” (latino volgarizzato che significa, in sintesi: prendo tempo con una per scoparmi il mondo, poi magari torno), che oltre a teorizzare le regole della pausa di riflessione per, lo scrive lui stesso, “adiuvare lo maschio a mantenere lo piede in due calzari senza incorrere in nefaste contumelie e legulei”, ebbe così fortuna da consentirgli di sperperare tutti i nuovi denari incamerati con il libretto in ulteriori riflessioni alte e brune.

Scherzi a parte, letto il libello del mio avo, ho capito che certe spiegazioni sono rimaste valide anche dopo secoli e, come al solito, qui mi voglio concentrare sulle motivazioni maschili di cotanta richiesta. Eccole, divise per scusa palese e traduzione recondita.

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHÉ SONO CONFUSO
È la pausa di riflessione più diffusa fra i single, separati o divorziati che stanno con una donna da meno di un anno o giù di lì.
La confusione è la scusa: uno è confuso quando non capisce più non si sa che cosa, ma alla vostra domanda “ma tu mi ami ancora” risponde confusamente:”sì certo, Oddio penso di sì, ne sono quasi sicuro, sono molto confuso”.
Proviamo a non vederci per un po’ così mi schiarisco le idee. I messaggini e qualche telefonata sono concessi perché, dice lui, questa pausa di riflessione non è un addio ma un arrivederci.
Nel libello del Nicolò il veneziano viene spiegata la recondita motivazione di un comportamento in tal guisa. Il nobile Serenissimo spiega di aver chiesto all’epoca alla fidanzata di turno la pausa di riflessione perché aveva intrapreso intensa corrispondenza con tale Donna Marianna di Torcello, e ormai le epistole erano arrivate all’erotico spinto, tanto che i due avevano già un appuntamento in una locanda dalle parti di San Michele.
Riportata ai giorni nostri, la motivazione recondita rimane la stessa: il tuo lui sta chattando da circa un mese con una bellona conosciuta su facebook, per esempio pescata fra le tue amiche (gli uomini sono pigri e odiano perdere troppo tempo prima di scopare, a meno che non siano per l’onanismo virtuale, leggi qui per approfondire il tema). Ormai si sono anche visti e piaciuti e lui, la prossima volta, è sicuro che la cena finirà in un orgasmo, il suo basta e avanza.
Però non vuole sentirsi colpevole, non vuole perderti (non si sa mai, l’altra promette bene ma potrebbe essere un sacco di patate mentre tu sei una certezza, come sai fare tu i tortellini…) e, dato che lei è una tua “amica di Facebook” (di serie b, mica è scemo a farsi beccare da una tua amica vera) vuole evitare sputtanamento eventuale urbi et orbi in bacheca. Quindi, citando il mio avo ” non esiste al mondo di miliore cosa in codesti frangenti che tener calma la femina al focolare mentre si va a goder de l’Amur de altra femina calda e nova”.
Così lui ti chiede una pausa non tanto lunga, diciamo che non ci vediamo per un mesetto, che è sufficiente per trombarsi bene l’altra. A codesta potrà inoltre dire di essere libero, dopo che in chat ha detto che era in crisi con te (siete amiche su facebook ma come tante, e quindi all’oscuro della trama del novello casanova) e fare con lei innumerevoli giri dell’orologio a letto.
Come vi accorgerete se la pausa di riflessione diventa tombale? Dai messaggini e telefonate. All’inizio sono sempre rassicuranti, perché lui si sente in colpa, vuole accertarsi che voi non abbiate sgamato la comune amica e vuole che rimaniate ad aspettarlo facendo il risotto che gli piace tanto, perché l’altra sì scopa bene, ma non sa fare il risotto.
Se i messaggi e le telefonate si fanno sempre più rare e voi, tentando un contatto, ottenete risposte da telegramma in ritardo di 24 ore preferisce la carbonara al risotto (leggi perché non mi scrive qui) e farete anche molta fatica per sentirvi dire di nuovo “sono sempre più confuso”.
Già perché l’uomo non lascia mai, si fa sempre lasciare. Cito Nicolò dei Pellicciai:” lo più periglioso atto che gentilomo possa esercitare su donna de facto in abandono est palesarle il de facto stesso cum vere motivazioni”: ciò può esporre a strali tali e tanti da indurre la Serenissima a comminare esilio (oggi bloccato su facebook)”.
Quindi non solo non ti lascerà (leggi qui), ma ti tirerà scema finché non lo farai tu.
Consigli? All’annuncio controlla bene i suoi movimenti social (aumentati? Stranoooooo) e dopo le prime telefonate prova a dirgli: ho conosciuto Ugo, posso scoparmelo? E vedi come reagisce. Se salta di gioia capisci. Se ti fa una scenata ma dice “lo sapevo che non eri la mia donna del destino” e coglie l’occasione capisci. Se ti dice perché no, liberi tutti, servirà per capire meglio capisci. Se mette giù il telefono e corre da te ti ama: in questo caso digli che Ugo non esiste. Al contrario, fatti subito Ugo. In ogni caso la pausa di riflessione sarà servita soprattutto a te.

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHE’ SIAMO IN CRISI
Questa è la pausa di riflessione tipica dei matrimoni in crisi.
Qui i casi sono due.
O lui ha già un’altra da tempo che lo sta pressando per separarsi anche se non se la sente, e tenta di mantenere il piede in due scarpe con una mossa disperata che è quella di uscire “temporaneamente” da casa (di solito finisce dai suoi genitori, che già significa temporaneo del temporaneo), in modo da non mettere te di fronte a una separazione “vera” e calmare l’amante che finalmente vede segni di vita e un progresso magari dopo anni di attesa e promesse.
O lui ha un’amante fresca che lo ha travolto fisicamente e mentalmente e vuole godersi un periodo di intensiva con lei ma con il paracadute, e cioè con te che lo aspetti.
Consigli? Come ho già avuto modo di scrivere, inutile cercare e, una volta scoperta l’amante, prendersela con lei. La febbre non è colpa del termometro e un’amante si insinua sempre in una situazione già in crisi, non la provoca salvo i rari casi di colpo di fulmine, che possono avvenire soprattutto in giovane età (dopo i 40 si chiamano miracoli). Quindi il tradimento nasce, nella maggioranza dei casi, per un concorso di colpa fra coniugi (leggi qui).
La domanda tua è: io lo amo ancora? Pensare che possa avermi tradito o tradirmi non mi impedirebbe di riprovarci con lui? Se la riposta è sì non puoi impedirgli di uscire ma puoi lavorare perché lui senta la tua reale mancanza. Lui non sa ancora se l’amante è davvero la nuova compagna, altrimenti non avrebbe chiesto una pausa di riflessione, avrebbe chiesto la separazione. Certo, come narra Nicolò l’antico l’uomo è “nunc vile e semper attendista”, ma di solito pausa di riflessione significa anche tenersi aperta la via del rientro. Anche se la tua è spalancata, ricorda che in amore vince chi fugge (leggi qui) e se lui pensa che sei lì a fare il suo risotto in attesa del ritorno del figliol prodigo si farà gli affari suoi. Se invece si accorgerà, finalmente in assenza della tua presenza, che la terra frana sotto i piedi e potrebbe perderti per sempre… Ah, adegua messaggi e telefonate a questa strategia. Ti pieghi ma non ti spezzi (era il motto del mio avo).

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHE’ TI AMO ANCORA
No, questa volta non è una presa per i fondelli del mio antenato. Lui probabilmente vi ama ancora ma problemi, litigate e routine più errori di coppia, soprattutto se prolungati nel tempo, vi hanno messo in crisi. Può esserci stata un’altra donna, o magari un altro uomo per voi, anche temporanei, ma sono i sintomi dello stesso male. Qui motivazione e scusa recondita collimano. Se siete veramente in crisi e lui è uno con le palle, che a situazioni di stallo reagisce sempre con l’azione, la sua richiesta di pausa è realistica e non nasconde amanti. Se poi avrà altre donne fa parte della risposta alla sua domanda: amo ancora mia moglie? Per saperlo ormai, fatte tutte le altre prove, non gli resta che quella del distacco. Tu devi chiederti: io voglio lui qui con me per motivi che nulla hanno a che fare con l’amore di coppia, tipo paura, solitudine, soldi o figli? Se la risposta è sì il periodo di prova si concluderà con una separazione definitiva. Se vi amate ancora la distanza, il silenzio risveglierà il MI MANCHI, un potentissimo motore di recupero. Le coppie che da una crisi rinascono sono una minoranza lo so, ma ci sono. Ovviamente non parlo delle coppie che stanno assieme per convenienza, per i figli e sono separati in casa o matrimoni azienda. Parlo delle coppie che rinascono dalle ceneri.

ps
ho giocato con un mio presunto avo ispirato dall’opera che vedete nella foto e che mi regalò mio zio Plinio Calore, ultimo di una dinastia di mercanti d’arte in famiglia. In realtà il mio avo vero si chiamava Vittore (1459-1543) nobile veneziano scrittore e autore di un trattato di intonazione addirittura religiosa. A lui chiedo venia per le licenze storiche e araldiche, per il latino maccheronico e l’irrispettosità dei temi (anche se i Veneziani tutti potrebbero dare lezioni in campo amoroso).

Viva San Marco, viva Venezia!

Sincerely yours

Amanti: manuale di sopravvivenza per le feste

Buone feste una sega
Buone feste una sega

Gli amanti odiano il Natale perché i rispettivi devono stare in famiglia e fino all’8 gennaio mediamente non ci si rivede, magari non ci si sente e non si brinda neanche a Capodanno.

Ha da passà a nuttata, diceva il grande Edoardo in Filumena Marturano, ed è così anche per gli amanti, di qualunque fascia siano (e le vedremo fra poco). Ma esiste un manuale di sopravvivenza per le feste, una serie cioè di regole e accortezze che possano far passare a nuttata ai miei amici amanti e lettori minimizzando l’attesa è il dolore, lo struggimento che porta inevitabilmente con sé la separazione forzata per tanti, troppi giorni e, soprattutto, il fatto che comunque lui passerà questi giorni con l’altra e lei con l’altro?

Ci proviamo e, come al solito, mi dedico alle mie preferite, le amanti donne. Qualcosa però potrà risultare utile anche per voi maschietti.

Manuale di sopravvivenza per amanti innamorati
Sono gli amanti della prima fase, diciamo entro il primo anno di amantanto, quelli che ancora hanno un futuro possibile davanti insieme e godono al massimo dei benefici dell’essere amanti, cioè sesso complicità adrenalina novità e rinnovo di sentimenti sopiti. Molti di loro si dichiarano già innamorati, molti lo sono davvero (soprattutto le donne, l’uomo magari ne è convinto ma vedremo la verità solo al momento delle scelte, leggi qui) e sono alle prese, forse per la prima volta se si sono conosciuti dopo l’estate, a un distacco così lungo e pesante dall’amato. Come sopravvivere al periodo in questione senza soffrire troppo?
1. Avendo un obiettivo di incontro già fissato è chiaro. Aver pianificato con l’amante una data, possibilmente un weekend dopo le feste comandate nel quale recuperare, magari appunto dormendo insieme in un posto di vacanza, il Natale e il capodanno proibiti agli amanti, è come dire a un lavoratore che si è sudato lo stipendio per tutto l’anno che alla data X avrà il tanto aspettato aumento. Dà speranza, dà una metà da raggiungere e alimenta i sogni positivi, non quelli negativi. Avere una data insieme concreta è il Graal degli amanti per sopravvivere.
2. Messaggini. Grazie a Dio i tanti vituperati social funzionano bene anche sotto le feste e quindi sono un’ancora di salvezza per le comunicazioni. A patto che vengano vissuti non come una droga (Oddio non mi risponde da due ore) ma con la consapevolezza che l’altro potrebbe essere vestito da babbo natale nel momento in cui gli avete scritto sono nuda qui che ti penso sopra di me. Se usati al momento giusto e con cadenza umana (tre-quattro al giorno, facciamo cinque dai!) danno ossigeno e fanno guadagnare tempo.
3. Il telefono, la sua voce. Non c’è niente di più appagante che sentirlo, fosse anche per un minuto. Una sua telefonata e un ti amo possono far guadagnare ore di serenità e sopravvivenza a qualsiasi amante. Non è comodo come un messaggio o come un cuoricino ma ha un peso specifico cardiaco enormemente più grande. Certo, non impostate la vostra sopravvivenza sul numero e frequenza di telefonate giornaliere perché è come chiedere a una persona sperduta nel deserto del Sahara di far durare mezzo litro d’acqua da natale a dopo capodanno.
4. Foto. Le foto personali ed esplicite fanno tanto bene soprattutto a lui ma vanno centellinate e mandate in orari e canali sicuri, perché le foto hanno il difetto di apparire sullo schermo all’improvviso.
5. Torture. Se vuoi sopravvivere alle feste natalizie, per quanto tu sia sicura del suo amore, ti consiglio di non andare a curiosare sul profilo della moglie. Ci troverai sicuramente foto di famiglia che, per quanto ovvie in questo periodo, ti faranno comunque male. Può anche capitare che la moglie tagghi lui e quindi puoi ritrovarti le stesse foto anche sul suo profilo, tienine conto. L’importante, per sopravvivere, è che tu non ti trasformi in questo periodo in una sorta di investigatrice fra lui i suoi amici e la famiglia correlata per vedere cosa succede. Cosa vuoi che succeda? Festeggiano in famiglia il Natale, ovvio. Vederlo ti farà solo male, evita e aspetta che passi a nuttata. Anzi non guardare neanche il suo di profilo.

Manuale di sopravvivenza per amanti in prova
Gli amanti in prova sono quelli che hanno già superato la fase ludica dell’amantato e quindi sono di solito quelli che hanno superato l’anno di frequentazione e probabilmente non sono alla prima esperienza di divisione obbligatoria a Natale. Sono anche quelli che si sono lasciati più di una volta di fronte alle oggettive difficoltà di mandare all’aria il precedente matrimonio per i soliti motivi che sono i figli e i sensi di colpa, condivisi se tutti e due hanno una famiglia o solo di lui, anche perché le donne mediamente sono più decisioniste e coraggiose. Per loro la sopravvivenza è più dura degli amanti alle prime armi e innamorati perché la speranza in un futuro insieme ha già subito duri attacchi, marce indietro e rinnovi tipo bollo dell’auto. Di solito lui, prima di partire con la famiglia, ha detto la fatidica frase: “dopo queste vacanze prendo una decisione definitiva”. O, in qualche modo, più o meno chiaro, vi ha fatto capire che questa sarà l’ultima vacanza senza di voi.
Su questi elementi si basa il vostro manuale di sopravvivenza.
1. Valutate il peso della sua promessa. Più è stringente più vi darà forza. È diverso uno che dice “questa è l’ultima volta senza di te” da “dopo questa volta ne parliamo seriamente” (prima non era una cosa seria?) o fa delle proiezioni sulle vacanze estive, ben lontane e che puzzano di “prendo tempo”. Fra l’altro, ha già programmato il vostro incontro dopo le feste comandate? Se sì e avete dei dati precisi come gli amanti innamorati, fategli capire scrivendogli che sarà lì che parlerete della decisione finale, che per voi (e dovrebbe essere così anche per lui) sarà il modo di coniugare il suo ritorno trionfale e le vacanze da soli, per quanto brevi, con un impegno serio per il futuro. Sopravviverete meglio con questo impegno aggiuntivo da parte sua, che rafforza quello generale. Ovviamente, più glisserà sulla cosa, o se addirittura reagirà con stizza (tipo “ti ho già detto che prenderò una decisione cosa vuoi di più!”) più la vostra sopravvivenza sarà minata da un pensiero infausto ma forse suffragato da indizi pesanti, e cioè: anche questo giro mi sa che mi frega o rimanda. Però… nel film il Ponte delle spie un grande Tom Hanks chiede alla spia russa Abel (un ancora più grande Mark Ryalance, Oscar per questo film) se non ha paura della pena di morte prevista nel suo caso e lui risponde laconico: SERVIREBBE? È quello che dico a te: servirebbe tormentarsi troppo sul dopo feste? No. E allora rimanda le grandi domande al dopo.
2. Stesso discorso visto prima per social e messaggi. Inutile immaginarsi una frequenza normale (sarà sotto la normalità) e struggersi per il tempo che passa. A voi consiglio solo una cosa: se siete single non vivete in casa attaccate ai momenti in cui potrebbe chiamare o scrivere, il cellulare si chiama mobile perché potete portarvelo appresso. Uscite, agganciate amici e “trascinatevi” alle feste. Più siete distratte più passerà il tempo. No a film romantici e strappalacrime o storie d’amore: nel vostro caso no. Fanno sognare, ma fanno venire il magone.
3. Se anche voi siete sposate non fatevi prendere dal nervoso. La mancanza del vostro vero amore e la precarietà della vostra storia, con tutti i dubbi che si porta il passato è la spada di damocle del suo “dopo le vacanze prendo una decisione” potrebbe rendervi particolarmente nervose. E cosa fa un’amante quando è particolarmente nervosa? Attacca briga col coniuge, che vede come unico vero impedimento alla sua felicità. Così però passerete le feste a litigare inutilmente e per più o meno futili motivi (per i grandi capitoli del fallimento del vostro matrimonio immagino abbiate già fatto dibattiti ormai diventati sterili) che non vi porteranno ad altro risultato se non a sopravvivere malissimo, nel peggiore dei modi, alle feste (di peggiore c’è solo l’outing, cioè riferire al coniuge della presenza dell’amante in un momento di delirio e senza il consenso dell’altro amante mettendo nei guai non una famiglia ma due). Quindi calma e gesso a Natale siamo tutti buoni anche se con le corna o meno.

Manuale di sopravvivenza per amanti in crisi
Dicesi amanti in crisi quelli che hanno ormai all’attivo diversi anni di amantato è ormai sanno tutto sul calvario delle feste, oppure quelli in cui lui o lei hanno già detto che il “rispettivo” non lo lasciano, oppure quelli che si sono già lasciati di solito per presa di coscienza di solito della donna che ha capito che l’altro promette promette ma poi ha scelto la moglie. Qui apparentemente il manuale di sopravvivenza non serve ma in realtà sì per alcuni motivi fondamentali. Il primo: le feste in famiglia sono le peggiori nelle famiglie in crisi perché i coniugi, che già navigavano in cattive acque, ora stanno insieme 24 ore su 24 ed è più facile scannarsi. Inoltre, lui, anche se ha detto che non la lascia, anche se lo hai dovuto lasciare perché non si decideva e ha fatto 47 retromarce nonostante le promesse, sentirà fortemente la vostra mancanza. Solo una cosa è più forte della mancanza: il suo egoismo e senso del possesso, quindi pur non avendo cambiato idea sul vostro destino, proverà a contattarvi. Il secondo: se state applicando come ho già suggerito in questi casi la regola del silenzio (leggi qui) il manuale di sopravvivenza vi servirà a lenire la nostalgia dei bei tempi (spesso brutti per colpa del lui) passati.
1. Messaggi e faccine: sarà il primo tentativo che lui farà per vedere se rispondete. Non rispondete, anche se volete.
2. Chat: non si accetta neanche per gli auguri di fine anno e. Buon anno. Buon anno un cazzo, sei con la moglie e sono tre anni che non la lasci.
3. Telefonate: pericolosissime ovvio. La sua voce suadente è come un bicchiere di grappa per un alcolizzato. Basta un goccio e rivedrete i pipistrelli che escono dall’armadio. Se vi volete bene no no no!
4. Chi non tromba a Capodanno non tromba tutto l’anno. La metà degli uomini che dicono che non fanno più sesso con la moglie continuano a farlo, anche se sporadicamente, nonostante le assicurazioni che vi danno. Sporadicamente significa che ci sono delle occasioni come il compleanno di lei, il loro anniversario, San Valentino, natale e Capodanno in cui lui tromba per quieto vivere certo, ma non sarà il solito mal di schiena a salvarlo. Devi esserne conscia non per piangere sul routinario amplesso coniugale, ma per trombare tu se puoi. Che vuol dire che dovresti come minimo, a capodanno, essere a una festa con musica e almeno un’amica del cuore, possibilmente lontano il più possibile dai luoghi che ti ricordano i vostri incontri. In questo contesto, ci saranno spero diversi possibili chiodi (leggi chiodo scaccia chiodo). I chiodi sono uomini adulti single piacenti che ti corteggiano. Non devono farti schifo perché tu sei ancora innamorata di pinocchietto tuo, capisco che tu non ti senta pronta a fare una gang bang con loro ma non esageriamo! Se uno è carino, gentile, educato e non ti fa schifo, non è detto che devi andarci a letto ma almeno distraiti facendoti corteggiare. E se per caso l’ormone miracolosamente ti si risveglia approfittane senza sensi di colpa: il tuo amante, d’altronde, li riserva tutti per la moglie.
5. Controllo dei social: qui il suggerimento è contrario a quello degli altri due tipi di amanti. Dacci un’occhiata al suo profilo e a quelli annessi. Non troppo, quanto basta. Scoprirai davvero se, come ti dice, sta soffrendo le pene d’inferno o in realtà vive in un nuovo mulino candido. Certo, sui social spesso si finge, ma un uomo che è separato in casa non ha 10 foto raggiante con la moglie, ne ha due con sorrisino di prammatica. Non ha foto di giubilo, ha foto normali. Lo so, farà male, ma in questo caso la medicina è amara ma farà guarire. È solo questione di tempo e neanche troppo, credimi.
E la tua sopravvivenza si basa sulla consapevolezza che lui, il tuo amante, per quanto abbia detto e fatto o ha mentito più o meno consapevolmente da quando ti ha promesso di vivere una nuova vita con te (e noi maschi abbiamo dentro di noi la risposta vera) o non ha avuto i coglioni per farlo. Uno più biasimabile uno meno forse, ma non te ne deve fregare un cazzo a questo punto: avanti un altro, scelto meglio questa volta però. Per esempio, libero di stato?

Buon Natale care amanti, donne fra le mie preferite perché capaci di provare sentimenti da adolescenti anche dopo i fatidici 40.

Agli amanti felici innamorati auguro di coronare il loro sogno nel giro di un anno e di godersi questi momenti bellissimi, impareggiabili. E ricordate: sognare è possibile e non pochi nuovi matrimoni nascono da coppie come voi.

Agli amanti in prova auguro di non fare più prove. O lui passa questa o chiudete ora. Più aspettate più chiudere sarà doloroso.

Agli amanti in crisi auguro a lui, che sa nel profondo di aver scelto la moglie, di avere la dignità e il coraggio di non disturbare e turbare più l’ex amante smettendo di nascondere libidine e possessività dietro al solito ti amo ma non posso.
E a te, cara amica che hai creduto in un sogno, ti auguro di capire che non era il sogno a essere sbagliato, ma lui. Si sbaglia, però, per imparare. Le delusioni, per quanto lunghe e profonde, per fortuna non ti impediranno di innamorarti di nuovo, ma della persona giusta. A meno che tu non preferisca la clausura. Ma sappi che Babbo Natale ama la tua preziosa femminilità viva, non appesa un chiodo.

Auguri a tutti coloro che amano, hanno amato e ameranno

Sincerely yours

Nuovi amori: non accontentarti più

Se sei di nuovo libera da un po’, quando incontrerai un uomo che dimostra interesse per te non accontentarti più.

Accontentarsi significa passare sopra a certi suoi lati che già dai primi istanti non ti convincono.

Il vostro sesto senso femminile è ineguagliabile. È quello che vi fa storcere il naso quando lui, le prime volte, si dimostra evasivo su domande anche ovvie e sulle quali è assurdo mentire. Ed è anche quello che, finita in modo deludente una storia vi fa dire: lo avevo capito che era così ma non ho voluto ascoltarMI.

Mi è rimasto impresso il tipo che aveva raccontato di avere solo un figlio e ne aveva tre: forse pensava di rendersi più appetibile così? Quanto a lungo avrebbe potuto nascondere la cosa? Certe bugie sono stupide e, in quanto tali e grossolane, rivelatrici.

Un’amica mi dice: ma Alessandro tu la fai troppo facile. Io sono una donna seria e matura, ho un matrimonio alle spalle e ho avuto diverse storie anche importanti. Il mio essere oggi esigente mi taglia fuori dal “mercato” perché una donna seria ed esigente come me deve competere con molte più donne disposte ad accettare compromessi pur di non rimanere sole.

Donne che accettano di andare a letto con un uomo che ha dei lati già non convincenti ma che pensano “ci penseremo dopo oppure io lo cambierò” (a questo proposito consiglio di leggere la crocerossina e anche l’omologatrice di materassi).

Continua la mia amica: se non voglio votarmi alla clausura, di fronte a questa concorrenza disposta a bersi anche balle evidenti e comportamenti non lineari da questi uomini già dai primi incontri, dovrò scendere a compromessi anch’io.

Insomma, la dura legge del mercato degli uomini oggi disponibili imporrebbe alle donne o la solitudine o il compromesso, e a ridimensionare i sogni sull’uomo ideale per iniziare almeno a vivere qualche storia, incrociando le dita per il futuro della stessa.

Insomma, è come in economia, o almeno quella che vogliono venderci come il nuovo futuro del prendere o lasciare: siccome c’è la crisi o accetti un salario più basso e magari in nero o rimani disoccupata.

Una parola sola: ribellatevi!

Intanto intendiamoci bene su una cosa: il sesso non può e non deve essere la vostra moneta di scambio per avere una storia. Se decidi di fare sesso con un uomo deve: piacerti ovvio, avere voglia di fare sesso tu e in quell’occasione, avere voglia di farlo con lui, essere conscia che il sesso non è un regalo che gli fai ma è una cosa che piace a te e che ti servirà, ferme le premesse viste, per capire molte cose, tipo la vostra compatibilità e non solo a letto. Il sesso di buona qualità è un regalo che fai innanzitutto a te in qualità di donna.

Lo so, per voi è diverso. A parte le donne “maschio” che vivono il sesso prevalentemente come gli uomini, cioè come puro divertimento, molte di voi devono trovare in lui quel quid in più per fare sesso con uno sconosciuto. E quel quid è, che per quanto lui sia sconosciuto, già dai primi approcci vi sembri conosciuto, cioè vi susciti anche sentimenti e non solo voglia e libidine (fermo restando che a tutte capita, prima o poi, una sana scopata a finalità prettamente ludica, e meno male!).

Dove sta l’errore in questa formula “non c’è sesso senza sentimento”? Il vostro pretendere che in 30-60 giorni di conoscenza senza fare sesso possiate avere un compendio coppia uguale a quello di una coppia innamorata. No signore: normalmente ci si piace, fisicamente e intellettualmente, si scopa e poi, se tutto quadra, si va avanti e succede di essere sempre più presi fino a innamorarsi.

Quindi non accontentatevi, ma non pretendete neanche miracoli che succedono solo in caso di colpo di fulmine, un miracolo che funziona al contrario: prima ci si innamora, quasi in un istante, poi si fa l’amore, ma è come se loro due lo avessero fatto da sempre. Sono affinità elettive rare, che toccano solo i prescelti dal destino. Io non ci credevo ma l’ho visto succedere. Una volta ma è successo. Però non si punta sui miracoli, qui parliamo di normale trend di coppia, le eccezioni ci fanno sognare ma sono… miracoli dell’amore.

Torniamo alla realtà e al non accontentarsi.

Alla mia amica ho spiegato che non si baratta la qualità con il compromesso. Questo non significa vivere di estremi, e cioè o trovi il principe azzurro o ci provi con tutti, altrimenti rimani sola mentre le altre si divertono.

Non accontentarsi significa non ricadere negli errori del passato e non accettare atteggiamenti e comportamenti maschili che, proprio perché espressi addirittura in fase di conquista, quella che dovrebbe essere “perfetta” anche nell’interesse del corteggiatore (spesso prettamente sessuale, soprattutto all’inizio), è già zoppicante.

Si vabbè Alessandro, bei principi e parole, ma in pratica? In pratica ecco i 10 comandamenti di chi, non accontentandosi, trova storie appaganti. Magari non l’amore della vita, ma così si inizia bene.

Ecco i 10 comandamenti di chi non si accontenta.

1. Forza. Lui deve essere un Uomo. Se ti corteggia deve essere deciso ed efficace. Le mammole e i bambini che hanno bisogno delle tue assicurazioni o istruzioni per averti lasciamoli alle crocerossine.

2. Verità. Lui non deve dire bugie. È più sono inutili e stupide più è da licenziare in tronco per giusta causa. Quindi alla prima contraddizione inserite la lama della verità fino all’elsa senza timore e fatelo fuori. Un mentitore di fronte alla domanda giusta crolla. Poi questi bugiardi si dimenticano spesso di quello che avevano detto, soprattutto se ne raccontano troppe.

3. Evasività. Lui non deve essere evasivo. Chi evita domande personali, cambia discorso o risponde con domande ha qualcosa da nascondere, e di solito è un’altra donna, che c’è già o sta corteggiando. Già non avete l’esclusiva.

4. Indipendenza. Indipendenza significa non fare tutto insieme ma neanche non fare quasi nulla insieme. Già dall’inizio, il vedersi spesso è normale, non vedersi tanto no. Ma come, non siete la novità? La conquista? Il sesso nuovo tutto da scoprire? E già vi riserva poco tempo fra amici suoi, sport, hobby, parenti e lavoro? Occhio allo stashing (leggi qui). Indipendenza non è tu sei un accessorio della mia vita.

5. Esclusiva. Sei la sua nuova donna. Hai un’esclusiva. Innanzitutto sulle altre. Quindi no a quello che continua a fare lo scemo sui social, che si gira per guardare il culo di quella mentre è a manina con te o che vive al telefono non si sa con chi. Il suo nuovo sole sei tu, anche se non brilla ancora del vero amore.

6. Orgoglio. Se corteggio desidero e voglio una donna veramente, perché mi piace ma anche mi intriga, pur essendo come ogni uomo medio interessato in primissima ad averti anch’io, come molti altri per fortuna, cerco la tua intelligenza, compagnia e piacere di stare insieme non solo a letto. Dunque io sarò orgoglioso di camminare al tuo fianco, di godermi un ristorante con te e imboccarti, di presentarti agli amici, di vivere in pubblico con te. Io sono orgoglioso di te. Io ti ammiro. Anche se non sono ancora innamorato. Orgoglio, ammirazione oggi significano che mi piaci davvero, domani che ti amerò.

7. Telepatia. Le coppie che conosco che si amano con successo hanno sviluppato da subito una sorta di telepatia. Dicono le stesse cose contemporaneamente, si anticipano insieme domande e risposte, ridono per questo, godono per questo. Non dico che questo potere debba essere da subito forte e prepotente, ma un uomo che instaura con te questa energia mentale è un uomo che è profondamente interessato a quello che pensi e dici, al punto da “leggerti nel pensiero”. Ed è bellissimo. E almeno un pochino deve esserci.

8. Bacio. Le coppie che funzionano si baciano tantissimo. Sono come degli adolescenti. Si baciano a lungo, con gusto, in pubblico. A volte sono imbarazzanti, io le trovo stupende queste coppie che slinguano appena possono. Già si mangiano prima di amarsi. Diffida di un non bacione, di uno che sfugge a una penetrazione linguale perché non si fa, è infantile o altro. Chi non bacia non amerà perché decide a tavolino quando ci si bacia e quando no. Non a caso le coppie in crisi non si baciano più.

9. Coerenza. Una coppia nuova, fin dai primi minuti di vita, assume dei comportamenti che rappresentano le fondamenta del suo futuro. Da queste fondamenta, che per esempio sono il tempo dedicato all’altro, piccole attenzioni come ricordarsi ciò che l’altro racconta perché importante per lei, devono avere un trend di crescita coerente. Una escalation positiva e costante. Ci si vede man mano di più. Si dorme insieme a un certo punto, non si torna a casa subito “dopo”. E poi weekend. E poi vacanze. L’amore è semplice, chi lo fa difficile non ama.

10. Il piacere. Il piacere totale e reciproco di stare insieme. Dare e ricevere piacere senza calcoli ma con spontaneità. Quel piacere unico che vi fa sorridere appena lo vedete, il piacere di vedere nei suoi occhi l’entusiasmo nel rivedervi che fa a sua volta sorridere voi. Quella sensazione di benessere che vi pervade già da quando scegliete l’abito da indossare per andare all’appuntamento con lui. La felicità che avvertite nel trascorre il tempo insieme qualunque cosa facciate, perché tutto è perfetto, tutto vi piace, non dovete farvi andare bene niente, in attesa
di tempi migliori, forse sarà presto ma già dall’inizio sentite che le premesse sono quelle giuste, che non vi state accontentando.
Se non vi sentite bene con voi stesse è perché non state bene con lui e se non state bene con lui ora non ci starete neanche dopo. Le nuove coppie trasmettono il loro benessere a chi sta loro intorno, anche gli amici se ne accorgeranno confermandovi di essere sulla strada giusta. Puntate al massimo, è quello che vi meritate, se è amore, è quello che otterrete!

Questi sono i 10 comandamenti di chi, non accontentandosi, troverà un uomo “migliore”, secondo il mio modesto ma consapevole parere.

Una sorta di Bushido del chi non si accontenta, le regole che i Samurai seguono a costo di spenderci una vita e fare il suicidio rituale, il seppuku, pur di non violarle. I Samurai erano puri e decisi come il vero amore.

Cara amica, spero che terrai conto almeno di qualcuno di questi comandamenti, che penso ti aiuteranno a vivere un futuro non di Estremi (sola o con tutti) ma di Equilibrio.

Amore è equilibrio, è pura democrazia, è etico pur essendo fuori, spesso, dalle regole degli altri. Perché gli altri non esistono. Esistiamo solo noi. Io e te.

Sincerely yours

E Cupido punì l’uomo che non credeva al colpo di fulmine ordinando a una stella di cadere facendogli ardere il cuore. Egli non fu dunque folgorato da un lampo, trafitto da una freccia, ma arse per sempre nel rogo del loro inaspettato amore. ANP

La foto viene dal web e la amo. Se l’autore vorrà farmelo sapere, sarò felice di ringraziarlo e citarlo. Magari è proprio lui, Cupido. Lei penso di sapere chi è…

In amore vince chi fugge?

Lui ha la licenza di ripescarti quando vuole
Lui ha la licenza di ripescarti quando vuole

Dice un vecchio adagio: in amore vince chi fugge. Io lo correggerei dicendo: finché lui sa che tu lo aspetti potrà andare dove vuole e tornare da te quando vuole.

È una regola senza connotazione di genere ma che viene applicata più spesso dagli uomini, perché più cinici e strategici, e più subita dalle donne, più sentimentali e arrendevoli, se innamorate.

E vale per le nuove fidanzate trascurate, per le mogli tradite e per le amanti che aspettano da troppi mesi, a volte anni, che lui scelga e che decidono di provare a lasciare l’eterno indeciso.

Si parte sempre da voi. Dalla fidanzata che si accorge di essere trascurata e a un certo punto dice il fatidico “torna da me quando sei convinto davvero” (leggi lui ti tratta male). Dalla moglie che scopre di essere stata tradita e che pensa di perdonare e ricostruire, a patto che lui lasci davvero l’amante (Leggi ti ha perdonato ma come ha fatto?). E infine l’amante che, stremata dalle sue promesse disattese mille volte di lasciare la moglie adotta il codice del silenzio (leggi qui).

Vi racconto come funziona per noi uomini il giochino. Funziona come la pesca. Noi buttiamo l’esca e voi abboccate. Vi peschiamo e vi portiamo nel nostro laghetto, dove abbiamo fatto vivere tanti pesci, anzi, potreste trovarvi non da sole in questo lago privato: pesci moglie, pesci “altre” possono esserci arrivati prima di voi. Ogni volta che vogliamo mangiarvi vi ripeschiamo. I pesci, però, imparano perché sono furbi. Diventa sempre più difficile ripescarli, non vengono su subito come la prima volta. E allora il pescatore deve affinare la tecnica: non può più dare uno strappo alla lenza perché rischia che voi lasciate e fuggiate spaventate. No, deve giocare di mulinello: tira la lenza e poi vi lascia lasco per nuotare. Poi ritira la lenza in tensione. Poi molla. Quando sarete abbastanza stanche arriverà lo strappo. L’amo si conficcherà nella vostra gola e non potrete impedire alla lenza di tirarvi fuori dall’acqua, ancora una volta. Per essere mangiate, ancora una volta. E rimesse poi nello stesso lago. Ad aspettare che torni lo stesso pescatore. Tu aspetti.

Storia triste, lo so, ma il mio compito è quello di raccontarvi quello che so, che mi raccontate voi, quello che vedo e quello, mea culpa, che ho fatto in passato anch’io più volte.

Ma come facciamo a tenervi legate alla lenza? Approfittiamo del fatto che voi siete innamorate, o comunque molto più prese di noi e che mollare la storia, chiudere, è la vostra ultima opzione. Le donne, insegna il parto, sanno soffrire pene indicibili prima di mollare. Questo vi rende madri eccezionali, lavoratrici decise e preziose, ma anche vittime dei sentimenti e resistenti, troppo resistenti al dolore del cuore. Noi maschi invece non lasciamo mai (leggi qui perché).

A parte la vostra condizione, noi maschi mettiamo in atto tutta una serie di “trucchi” per tenervi legate nonostante siate in “pausa di riflessione” o silenzio per colpa nostra. Eccone alcuni, in crescendo a seconda dei livelli di efficacia e di bisogno..

PRIMO LIVELLO: I MESSAGGINI
Le faccine (o emoticon) hanno cambiato la vita all’uomo moderno che vuole tenere il piede in due scarpe. Un classico esempio? Il fidanzato distratto che ti vuole tenere come base sicura ma intanto “gioca” sui social con altre possibili prede viene messo in pausa da te che ti sei rotta delle sue balle, dei buchi neri di notizie. Oppure non lo hai messo in aspettativa, sei lì che aspetti che voglia di nuovo uscire con te. Come fa lui a tenervi sulla corda o a sapere che siete sempre lì? Con un cuoricino. Un fiorellino. Un bacino. Ci mette un secondo. Gli costa un nulla. Eppure così vi fa sapere che vi ha pensato. Voi non sapete che è durato un secondo. Anzi, penserete “chissà quanto si è tormentato prima di mandarmi la faccina”. No, lui ha solo ributtato la lenza. Per vedere se il galleggiante si muove o sparisce nell’acqua, perché hai di nuovo abboccato. Basta che gli rispondi e lo saprà. Più in fretta gli risponderai più saprà che pendi dalle sue labbra. Più gli risponderai in modo articolato e maggiore del suo (più faccine delle sue, addirittura frasi, addirittura carine) più lui saprà di tenerti in pugno. E’ bastata una faccina per illudervi ancora. E lui potrà aspettare tranquillo di venirvi a trovare (e scopare) quando vuole, e proseguire con le sue nuove “attività”.

IL MESSAGGINO NON E’ BASTATO? LA FRASETTA
Capita che siate più dure del previsto. Magari siete l’amante, in media più sgamata (e trattata male) della fidanzatina. Quindi non avete risposto al messaggio. Lui è pensieroso. L’esca per il pesce non è bastata. Qui bisogna impegnarsi di più. Anche perché lei è incazzata, evidentemente. E già, ti ha beccato che chattavi con quella fighetta su Facebook e non sei stato convincente, mentre lei in costume da bagno lo era. E già, non è stato bello sapere che anche dopo questo Natale non potrete fare un weekend insieme da lungo tempo programmato. Che fare? Ma, soprattutto, che scrivere? Mi manchi. Scusa sono stato uno stupido conti solo tu. Ho voglia di vederti. Quelle chat non significano nulla. E via così. Gettata la lenza vale la regola “risposta, in quanto tempo, quanto elaborata e calda”. Servirà a lui per sapere se siete sempre nel laghetto di sua proprietà, nonostante lui abbia già un appuntamento per un aperitivo con la ragazza in costume o abbia prenotato con la famiglia lo stesso weekend che dovevate vedervi. Basterà che rispondiate nel modo giusto e lui sceglierà la mossa dopo, sapendo però che siete ancora lì, ad aspettarlo.

LA FRASETTA NON E’ BASTATA: IL MESSAGGIO VOCALE
Ahia, lei non ha risposto alla faccina, non ha risposto alla frasetta romantica… Lui inizia a essere in crisi. non è che “questa” si sta davvero staccando? Non è che si è davvero stufata? Non è che sta uscendo per i cazzi suoi dopo che il mondo ero solo io? Ahia. Qui ci vuole la mia bella voce radiofonica. La situazione non è così grave da telefonarle. Meglio un bel messaggio da lasciare lì, in modo che lo possa riascoltare, che inizi con Amore… Tesoro… Patatina o come cavolo vi chiama nell’intimità. Risposta? Stesse regole viste.

IL MESSAGGIO VOCALE NON E’ BASTATO: LA TELEFONATA
Allarme rosso! Faccine, frasette, persino il vocale alla Sinatra niente… Cazzo, ma non è che questa ha trovato un canale che collega il mio laghetto al mare e ha incontrato un cefalo d’altura che ha fatto da chiodo scaccia chiodo (leggi qui la grande funzione salvifica del chiodo). Qui bisogna prendere il coraggio in mano insieme al cellulare. Quante chiamate dovrà fare lui perché gli rispondiate? Quanto tempo gli dedicherete? Dal vostro tono, dalla vostra voce, da quello che direte lui capirà tutto in pochi minuti: se siete ormai lontane oppure, nonostante la “resistenza” che avete fatto ora state capitolando. Basteranno pochi minuti di telefonata per capire. Io ne avrò fatte 100 di queste telefonate. In tutte 100 capivo che lei c’era ancora. Nonostante non ci vedessimo da 20 giorni, nonostante l’avessi delusa per la 99ma volta, sentivo che lei era lì pronta a vedermi e ad accogliermi nel suo letto. Alla 101 non c’è stata più risposta. E allora ho dovuto correre. Fisicamente, altro che telefono.

LA TELEFONATA NON E’ BASTATA O E’ STATA DESTABILIZZANTE: IN GINOCCHIO DA TE
Alla 101ma telefonata lei non ha risposto. Sai dalle tue fonti (amiche comuni compiacenti, amici spie, profili spie) che sta pure uscendo, vedendo gente. Qui i casi sono due: o non te ne frega niente e quindi lasci andare perché il fidanzamento ti stava ormai stretto e l’amantato stava diventando ingestibile oppure te ne frega davvero, hai tirato troppo la lenza, il pesce ha imparato tutti i trucchi e sta guizzando via. La lenza si è rotta. Il pesce non ama più la solita esca. Che tu abbia deciso o no di “sposarla” (una decisione che puoi annunciare ma anche continuare a rimandare) ora la priorità è recuperare lenza e pesce. Non hai scelta. Devi incontrarla e guardarla negli occhi, giocartela di persona. Cena, aperitivo, almeno un caffè. E ora sta a te, a voi, ragazze, donne e Superdonne amiche e lettrici.

Avrete a questo punto capito come usiamo (non tutti, ma buona parte di noi maschietti) lenza, amo e mulinello per tenervi a nostra disposizione anche quando voi ci avete messo finalmente (ma quanta pazienza avete!) in discussione.

Avete capito che in amore vince chi fugge. Non chi aspetta troppo.

Molte di voi si sono sentite dire “non hai saputo aspettare, non hai saputo pazientare, hai mollato nel momento sbagliato, se avessi aspettato ancora un po’ sarei stato per sempre tuo”: balle, ballissime! Ma come, lui ha anche il coraggio di addossarvi la colpa dell’insuccesso della coppia perché non avete aspettato abbastanza? Ma vaffa! Voi siete spesso troppo, troppo pazienti, altro che aspettare ancora.

Però… a parte questa razza particolare che va lasciata immediatamente dopo aver pronunciato “non hai saputo” sta a voi misurare la sua sincerità. Se è arrivato in ginocchio da voi è veramente disperato per la paura di perdervi o è l’ennesimo tentativo di farvi rientrare nel suo laghetto privato?

La risposta dipende da vari fattori.
1. Quante volte avete assistito a questa scena? Più di tre volte? Se avete forti dubbi non posso darvi torto.
2. Quanta paura di perdervi leggete nei suoi occhi? L’avevate mai vista prima così? Se la risposta è tanta paura e mai vista prima nei suoi occhi, se ci tenete o lo amate ancora, forse vale la pena ritentarci. Ma basta con le parole e via con i fatti. Mai più galline in bikini e inizia il count down della separazione (con la nuova legge ci vuole un anno, non 5).
3. Da quanto tempo state insieme? Se siete insieme da poco lui può essere inciampato in un incidente o è così e non cambierà mai. Vedi il punto uno o due. Se siete insieme da tanto brutto segno se si comporta così ed è, spero per voi, una novità. Se siete amanti il tempo non lavora mai a favore. Dopo il periodo ludico e superato l’anno di conoscenza, ogni stop, silenzio e incidente di percorso grave, ogni lasciata e ripresa crea un solco. E’ arrivato il momento di chiudere per sempre? Forse sì.

Amiche, l’amore ha poche regole e sono semplici: basta ricordare quando siete state innamorati per rimembrarle. I sotterfugi non hanno a che fare con l’amore. I trucchetti non c’entrano. L’amore non vuole un pesce rinchiuso in un lago e il pescatore che arriva e fa quello che vuole.

Smettila di aspettare e, se deve essere così, lascialo fuggire. Tenerselo alle sue condizioni, soffrendo così, non va bene.

ps: chiusa la storia, a volte certi signori si rifanno vivi dopo mesi, anni, tastando il terreno con gli stessi strumenti che vi ho descritto. Una sola parola: non Abboccate!

L’amore non vuole pescatori e prede: vuole due vele che navigano parallele verso il mare aperto, vicine ma anche indipendenti, libere di seguire la stessa rotta, verso un orizzonte che forse non si vede ma è sereno, solcando le onde della felicità, superando le burrasche con la volontà di stare sempre, semplicemente, insieme.

Sincerely yours