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Amore sul posto di lavoro

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Fare l’amore sul posto di lavoro è rischioso?

La risposta sembrerebbe essere sì a giudicare dalla notizia di settimana scorsa che riguarda un alto dirigente di Macdonald che, avendo una relazione con una dipendente, si è dimesso in quanto, riferiscono le agenzie di stampa, avrebbe violato il codice etico dell’azienda. Che lei fosse consenziente non ha fatto differenza.

Ma a prescindere dalle regole aziendali e dai rapporti fra capo e collaboratori, particolarmente delicati (e qui non voglio entrare nel capitolo molestie o simili, rimango sulle relazioni normali) in realtà l’amore sul posto di lavoro è sempre stato “pericoloso” quanto diffuso.

Tantissimi amori nascono sul posto dove passiamo più ore e dove abbiamo la possibilità di conoscere persone diverse, ma anche di apprezzarle in modo sottile e graduale.

Un conto è infatti “conoscere” una persona in un locale, a una festa o su facebook, un conto è frequentare “obbligatoriamente” un collega.

Questo “obbligo” ha l’innegabile vantaggio che prima che uno dei due faccia il passo, il tempo condiviso insieme rappresenterà una specie di preliminare più o meno lungo dove ti puoi accorgere di pregi e difetti dell’altro, puoi fare test, vivere un crescendo di confidenza, stima ed empatia. Dalle riunioni ai caffè. Tutti elementi propedeutici all’amore o che, almeno, favoriscono una storia.

Dunque il posto di lavoro è un ottimo sito di incontri, ma è anche “pericoloso”.

Non solo perché il capo che invita a cena rischia poi di avere dei problemi, o chi accetta l’invito di esporsi ad avances non gradite (non sono del partito “ma allora non ci dovevi uscire”: rivendico il diritto di chiunque di accettare un invito senza essere o sentirsi obbligato a fare qualcosa di diverso che mangiare e chiacchierare)…

Il problema sta quando la storia finisce, soprattutto se finisce male.

Allora, tutti i vantaggi del più popolare sito di incontri diventeranno effetti collaterali.

Il tempo passato insieme per lavoro, i rapporti gerarchici, il doversi vedere comunque, se la storia si è chiusa male per almeno uno dei due, diventa un problema. Soprattutto se la professionalità non subentra gestendo al meglio i momenti delicati e i tentativi, sempre possibili, di recuperare il rapporto.

Allora, il famoso caffè che vi ha permesso di essere da soli per la prima volta e di far crescere il rapporto diventerà un’occasione temuta e da evitare. Le riunioni non saranno più un gioco sottile ed erotico di scambio di sguardi ma una pena da scontare rimanendo nella stessa stanza per ore con la persona che ti ha lasciato, e che magari ora detesti.

Dunque il buonsenso consiglierebbe di non andare a caccia all’interno del perimetro aziendale, mai. Le storie finiscono, e un conto è gestire il dopo ognuno a casa sua, un conto è farlo scrivania contro scrivania o nella stanza accanto. Non parliamo degli open space.

Questa la voce della razionalità.

La voce dell’amore invece mi dice esattamente il contrario.

 

La voce dell’amore mi dice che hanno ragione. Il mondo è già pieno zeppo di regole, ci manca solo che se ne aggiungano altre che regolino con chi e dove dobbiamo costruire una storia e siamo davvero alla frutta.

L’amore è semplice e spontaneo, e sa anche rischiare. Se Cupido, ogni volta che ci fa incontrare, si mettesse a fare i conti su come potrebbe andare a finire non nascerebbe nessuna storia. L’amore sa rischiare.

 

Dunque, tenuto conto di tutti i pro e contro dell’amore sul lavoro, se incontriamo quella che sembra la persona giusta e siamo ricambiati al diavolo i timori, se il rischio è solo quello di avere una storia che poi finisce proprio lì.

Chi fotte sul lavoro si fotte, diceva un mio amico con una certa “eleganza”: poi ha trovato la compagna sul lavoro. Mai dire mai.

Ci sono solo due casi nei quali l’amore sul lavoro è una iattura da evitare a ogni costo: se espone al licenziamento (mangiare è un bene primario) o se lui è sposato.

Lo dico per le single, ma anche per quelle donne sposate con il matrimonio in crisi e che decidono di farsi una scappatella, e che vedono nel fatto che il collega sia sposato una garanzia di non ingerenza nel menage ufficiale, e magari una grande comodità in termini di tempo e di copertura delle balle da rifilare al coniuge (è tutto più facile no?).

Il problema non è la comodità o il “è successo”, in questi casi, il problema è sempre quando la storia finisce.

E le storie fra amanti finiscono otto volte su dieci, e di queste otto almeno la metà finisce malissimo, con lei lasciata ancora innamorata e lui che le aveva promesso una nuova vita insieme e un figlio e che il giorno dopo parla solo della cara moglie.

Credetemi, voi che avete un lui in ufficio che vi fa gli occhi dolci con la fede al dito: scappare a gambe levate e neanche iniziare, ma manco il caffè!

È successo, dicono molte di voi, ora in lacrime: ma se ci pensate bene, colpi di fulmine a parte (rarissimi) prima che succeda davvero c’è un crescendo di tempi e accadimenti che va fermato sul nascere, non al parcheggio del motel.

Voi non avete idea del prezzo che dovrete pagare se lui vi lascia o si fa lasciare, soprattutto se non è una persona corretta o che fa prevalere, almeno sul lavoro, la professionalità su quello che c’è stato.

Basta leggere i tanti commenti su questo blog e sulle storie iniziate e finite nell’ambiente di lavoro.

C’è di tutto. Uomini che vogliono continuare a farvi fare le amanti e rompono con scuse assurde ogni due per tre, uomini che reagiscono alla fine della storia criticando o denigrando il vostro lavoro davanti a tutti quando fino al giorno prima eravate Dio, mogli incazzate che piazzano scenate al posteggio davanti all’uscita dell’azienda o che vi aspettano sotto il portone, gente che si deve licenziare e trovare un altro lavoro (facile di questi tempi) o si fa spostare di sede o rinuncia alla carriera per fuggire dall’ex (che può essere anche donna, ma è meno frequente), scene indigeribili di lui che dopo aver chiuso con voi fa il marpione con la collega della sedia di fianco… Un calvario. Che dovete evitare.

Persino i coniugi che lavorano insieme da anni fatto fatica a non litigare, figuriamoci voi che siete ex, quale tensione dovrete passare. Se poi avete fatto la follia nella follia, e cioè avete accettato le lusinghe di un uomo che ha la moglie nella stessa azienda, la pena del dopo sarà “capitale”, soprattutto se lei vi scopre.

Infine, quasi tutte le storie di amanti finiscono con l’adozione da parte della donna del Codice del silenzio, il no contact forzato dopo che è diventato evidente che lui non lascerà la moglie e lei non intende fare l’amante a vita.

Già archiviarlo, non chiamarlo, non rispondere a messaggi (dal come stai a soffro senza di te) e telefonate è difficile se non lavorate insieme, figuriamoci se lui è il vostro dirimpettaio, ma anche se lavora al piano di sotto non è tanto meglio. Diventa impossibile o quasi, e ha un costo emotivo triplo, non doppio, soprattutto se lui non vi ignora (che fa comunque malissimo) e continua a fare il carino con la scusa di rimanere “in buoni rapporti”, mentre in realtà vuole solo che scopiate ancora con lui.

Insomma, gli amanti sul posto di lavoro sono quelli che soffrono di più, che pagano il prezzo più alto nel caso, molto frequente, di fallimento. In queste situazioni non posso cedere il passo all’amore.

Concludo augurando al signore che si è dovuto licenziare un nuovo lavoro e tanta felicità con la sua nuova compagna.

A voi single che vi incontrate in mensa o in riunione altrettanta felicità e un posto di lavoro solido a sufficienza per farvi costruire una famiglia.

E a te che stai fantasticando sul tipo affascinante, simpatico, gentile ma sposatissimo (certo, sicuramente in crisi, lo sono quasi tutti gli uomini sposati…), di volgere lo sguardo verso lidi non lontani, lontanissimi dalla sede della tua azienda.

Sincerely yours

foto da Pixabay

Per contatti: anpellizzari@icloud.com

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