Lo blocco oppure no

IMG_4012

 

 

Lo blocco o non lo blocco? Questo è il dilemma che si pongono tutte quelle lettrici vittime di un uomo che le ha lasciate o, molto più spesso, si è fatto lasciare.

Donne che di solito sono passate attraverso la classica trafila dell’amante media.

Semestri o anni di amantato costellati da tante promesse di vita futura in comune e pochi fatti inframmezzati da bidoni plurimi e vacanze tombali per il no contact di lui in famiglia. Vedi il Natale alle porte, tanto per capirci.

Parlo anche di quelle fidanzate che si sono beccate un seriale e che, all’ennesimo tradimento o avviso di tradimento hanno deciso che dopo la terza volta non si perdona più, soprattutto se lui ci ha provato anche con la tua amica (uno dei casi più frequenti).

Queste due grandi tipologie di donne, tradite dalle stesse categorie di uomini, si ritrovano prima o poi a dover uscire da storie che le rendono, nella migliore delle ipotesi, infelici. E che non hanno futuro: lo sposato non lascerà mai la moglie e il seriale non sarà mai fedele.

Nel 70% dei casi il primo tentativo di uscire da queste situazioni è su iniziativa della vittima stessa, che adotta il codice del silenzio. Nella restante percentuale è invece lui a far subire il no contact a lei, o perché viene beccato dalla moglie (e si volatilizza in un secondo con la stessa facilità con la quale diceva ti amo all’amante il giorno prima) o perché, stufo della fidanzata rompiballe, si sgancia facendo l’offeso per l’ennesima accusa fondatissima di tradimento, dedicandosi così anima e corpo alla nuova preda, che c’è quasi sempre. Non a caso il codice del silenzio deciso da questa tipologia coincide di solito con un litigio con voi, magari banale, ma che lui porta alle estreme conseguenze proprio per avere la scusa di chiudere facendo la vittima offesissima.

Un’altra cosa che accomuna amanti tradite e fidanzate di seriali è che il codice del silenzio, adottato o subìto, nove volte su 10 viene interrotto dall’ex in questione.

Il lui in questione in questi casi, è solo questione di mesi (ma a volte anche di settimane), si rifarà vivo interrompendo il vostro silenzio. Si rifarà vivo per due motivi: scopare e avere la discarica emotiva o stampella gratis.

Si rifarà vivo facendo il finto altruista, con un classico come stai, mi manchi o soffro troppo senza di te e tutte le declinazioni del pentimento e bisogno d’amore. Poco importa che queste interruzioni azzerino i vostri progressi di disintossicazione da lui e rendano vane le sofferenze patite fino al ricontact, quelli sono cazzi vostri.

Non ci saranno fatti nuovi: lui vuole farvi continuare a fare l’amante a prezzo zero o ribeccarvi come fidanzata perché è tempo di magra nei terreni di caccia dei seriali o si è preso un due di picche o la sostituta si è rivelata peggio di voi (a letto o come rompiballe). Nella peggiore delle ipotesi i fatti nuovi saranno falsi affitti da single e fuoriuscite da casa o false visite ad avvocati. E tante tante promesse, come al solito. I giuramenti si sprecano dalle labbra di questi cialtroni, che non di rado osano anche giurare sui figli. Solo questo dovrebbe darvi la misura di che “uomini” sono.

Quindi tornano sempre, prima o poi, spinti dalla fame (anche di farvi fare le discariche emotive) e non certo dall’amore.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al tema del titolo, il blocco sui social e messaggerie varie.

Quando scatta il codice del silenzio ed è lui a imporlo di solito blocca. Lo fa quasi sempre chi è beccato dalla moglie, perché inizia a vivere nel terrore che vi facciate vive in un momento inopportuno, visto che spesso il telefonino dell’uomo zerbino diventa proprietà della moglie. Oppure vi bloccano perché, come nella migliore tradizione narcisistica, questo mettervi all’indice su comando gli dà un senso di potere sadico, della serie sono io che ti sblocco e ti riblocco quando voglio.

Quelli che non vi bloccano sono di solito quelli che si rifanno vivi prima, nonostante abbiano imposto loro il codice del silenzio direttamente o indirettamente. Sono quelli che già nel momento in cui hanno deciso di mettervi all’indice pensano a quando vi ripescheranno in caso di bisogno o voglia. Non bloccano perché vogliono fare orbiting: sono quelli che mentre siete in quarantena controllano il vostro stato, mettono dei like sotto le vostre foto ma rigorosamente a commenti di altri, interloquiscono con i vostri amici senza chiedere di voi espressamente, sono presenti e non presenti allo stesso modo nella vostra vita. Avete presente lo squalo che prima di attaccare fa i girotondi intorno la preda a cerchi sempre più stretti? Ecco. Ti vedo e non ti vedo, mi vedi e non mi vedi.

Fateci caso: un’altra cosa accomuna questi maschi; così come non si fanno il minimo scrupolo di interrompere anche il più doloroso e faticoso codice del silenzio a loro bisogno e piacere, così non si fanno il minimo scrupolo a bloccarvi e sbloccarvi.

I campioni in questo campo sono quelli che vi bloccavano già on demand, cioè quando stavate ancora insieme come amanti o fidanzate del seriale e loro erano in vacanza con la famiglia o con gli amici e con la scusa del lavoro imponevano un black out, giusto il tempo di divertirsi con altre. In fondo, pensano oggi, se hai digerito il no contact delle precedenti vacanze comandate e pure il ritorno a vacanze finite della serie “eccomi qui sono tornato come se niente fosse” perché mai non dovresti digerirti in un sol boccone un no contact più lungo?

Dicevo: loro non si fanno mai scrupoli, voi sempre. E tanti.

Un classico femminile è “io non lo blocco perché sono educata e superiore a certe cose” che, tradotto, spesso vuol dire “io non lo blocco perché spero che torni, se lo blocco mi lascia definitivamente”. Come se non vi avesse mai lasciato, o già lasciato, anche se ha fatto in modo di farsi lasciare.

Non vi biasimo, non siete stupide o alcolizzate di sentimenti, siete innamorate e in buona fede, e la speranza è sempre l’ultima a morire. Bloccare, da parte vostra, significa prendere una strada che vi sembra senza ritorno (anche se fidatevi lui si farà vivo lo stesso, e ci sono mille modi per farlo), una strada che fa molta paura e che non tutte sono pronte a percorrere. Occorre che scatti il famoso relè per farlo e, non a caso, il vero blocco al femminile arriva dopo mesi di codice del silenzio, quando intravedete la luce in fondo al tunnel e avete la forza di prendere decisioni del genere.

Ragazze, forse vi può essere utile sapere però che lo sblocco non viene interpretato come io sono educata e superiore a certe cose, ma viene interpretato dal cialtrone medio come non ce la fa senza di me e semaforo verde. Come quei prepotenti che prendono la diplomazia per debolezza e finché non gli dai un calcio in culo pensano di poterne dare sempre di più a te, tanto digerisci tutto.

Ma bloccarlo non significa solo mettervi al riparo dall’orbiting e da continue incursioni che possono rovinare anche una giornata nella quale eravate riuscite a relegarlo a pensieri minori e fugaci, bloccarlo significa dirgli stop seriamente, fargli vedere che avete carattere, che questa volta l’ha fatta o rifatta grossa per l’ultima volta, e voi siete veramente decise a chiudere. Non potete digerire più nulla. Stop.

Paradossalmente, se avete la speranza più o meno recondita che lui torni sui suoi passi con reali intenzioni da ufficiale e gentiluomo, è molto più producente un blocco da silenzio completo che qualsiasi porta socchiusa o blocchi parziali e altalenanti, che sanno di indecisione e fragilità. Ti blocco sul social ma non su wapp, su telegram sì ma su insta no. E’ come far sapere al nemico che stai tentando di resistere in trincea ma sei ferita e a corto di munizioni. Attaccherà di sicuro, ma quando vuole lui. E se non attaccherà morirete dissanguate nell’attesa che lo faccia.

Perché l’uomo medio di questo tipo, oltre a essere egoista è spesso anche pigro, e quindi quando vede che la vostra messaggeria è ancora aperta si dice: “bene, non mi ha bloccato, appena mia moglie mi toglie il guinzaglio mi faccio vivo, appena mi sono fatto quella bionda con la quale chatto da un po’ mi rifaccio vivo”. La porta socchiusa ha un effetto rimando sui due neuroni di certi soggetti, quella bloccata come minimo ti viene voglia di spingerla per vedere se si apre o è chiusa a doppia mandata. E’ solo questione di tempo.

Intendiamoci: se non dovesse farsi più vivo o desistere dopo qualche tentativo, o più frequentemente rifarsi vivo con mille belle parole e pentimenti ma con le stesse intenzioni di prima (fai l’amante ancora per un po’, riprendimi nel tuo letto fino al prossimo tradimento ammesso che tu riesca a scoprirmi) il risultato e significato della cosa è sempre lo stesso; non ti ama. Ti ha amato? E chi se ne frega scusa, fosse anche stato così per un periodo anche lungo, ammesso che non fosse il solito “entusiasmo” di chi è innamorato quando tutto fila liscio e soprattutto si fa come vuole lui, lui ora è quello che vedi: ti ha lasciato, si è fatto lasciare, ti ha tradito, non ti ha scelto. Non si vive di ricordi, al limite si vivacchia, e male.

Può continuare pure a chiamarlo amore ma è come quello che ti lascia dicendo “ti amo sei la mia vita ma amo mia moglie”.

Insomma, non ho dubbi: bloccare sì o no? Sì e al più presto possibile. In fondo il bello dei social e delle chat è che ci permettono di fare anche una pulizia che nel mondo reale non è sempre possibile fare, penso soprattutto a quelle sfortunate che si sono innamorate di un uomo che non le merita e che lavora con loro.

Bloccare totalmente e subito è anche un presupposto essenziale di riuscita piena e in tempi ragionevoli del famoso Codice del silenzio, e non è poco, è la startup della vostra rinascita emotiva.

Quindi, care amiche, buon blocco totale globale immediato! Ci guadagnerete in serenità perché il tempo, lui sì che è galantuomo.

Sincerely yours

 

ps

da maschietto aggiungo: ma io lo bloccherei solo perché non ficchi il naso nelle mie cose orari e collegamento non richiesto no? Non ha più nessun diritto

Starbene e La matematica del cuore

E72BFB04-B7DD-4DE9-9DC3-D2FCE80041B3

Fra le tante recensioni che si sta guadagnando La matematica del cuore sui giornali e online mi ha fatto ovviamente particolare piacere quella del mio giornale Starbene (ci lavoro dal 1993).

Doppio piacere perché il vicedirettore Sabrina Barbieri ha deciso di dare ampio spazio alla recensione, di posizionarla nella primissima parte del nostro settimanale e di affidare l’articolo all’amica e collega Antonella Paglicci, che vi anticipo presenterà una delle tappe del tour del mio libro e di Eliselle ad Arezzo.

Per chi si fosse perso il numero di Starbene ecco la pagina su La matematica del cuore, utile anche per chi non ha ancora acquistato il libro, così grazie ad Antonella se ne può fare un’idea.

 

 

grazie Starbene!

5E4A61C9-276D-416A-A3A0-300FAD532B2C

IL TOUR IN TAPPE

Milano a gennaio

Modena e Parma il 16 febbraio

Roma e Torino a febbraio

Arezzo a marzo

Venezia a Maggio

Testa cuore e sesto senso femminile

807BC9A0-2803-4290-A01F-E43F995BD4DD

Seguire la testa o il cuore? E quanto fidarsi del famoso sesto senso femminile? Rispondo secondo le regole de La matematica del cuore in questo video girato alla Prima della presentazione del libro a Milano

 

 

 

Cosa regalare all’amante

IMG_3469

Cosa regalare all’amante non rappresenta un gesto qualsiasi, ma un gesto pieno di significati anche nascosti, soprattutto se il regalo viene fatto da un uomo.

Gli amanti, si sa, vivono in un mondo parallelo dove il tempo è concentrato o dilatato. Concentrato in poche ore di passione o dilatato in attesa che feste di famiglia come il Natale passino per rivedersi. Tutto si anticipa o si rimanda.

Ecco allora che anche il regalo al fidanzato diverso o alla fidanzata diversa, come amo chiamare io gli amanti, assume significati importanti, e legati alla fase dell’amantato che si sta vivendo.

Ricordo che le fasi dell’amantato, secondo la mia epidemiologia di coppia e la matematica del cuore sono tre: la fase ludica, che corrisponde ai primi 6 mesi della storia, la fase di innamoramento, che va dai primi 6 mesi ai 12-18 mesi, la fase delle decisioni (nasce una nuova coppia oppure no) che va dai 12 mesi al terzo anno massimo di storia. Tutto ciò che supera i tre anni è anomalia: significa di solito che lui non lascia la moglie nonostante le promesse e lei, l’amante, o sceglie la via del codice del silenzio o entra in una sorta di dipendenza infelice continuando a fare l’amante per non perdere lui.

Ma torniamo ai regali e al loro significato recondito, dividendoli per categoria.

IL REGALO SEXY
Intimo voluttuoso, sex toys, manette, completini da guerra… che sia lui o lei a regalarli, nei primi 6 mesi di amantato è assolutamente normale. La fase ludica è dominata dalla passione e dalla sessualità prorompente, dalla scoperta di nuove frontiere sessuali e dalla violazione di ogni confine dettato dalla routine matrimoniale. Con l’amante si fa tutto e di più, si esplora, si osa. Dopo i primi sei mesi la cosa cambia, perché i sentimenti dovrebbero guadagnare terreno. Non che la passione cali, ma non dovrebbe essere più il primo e unico pensiero. È la fase in cui, se fra gli amanti c’è di più del sesso, ci si vede anche per il piacere di stare insieme, anche senza farlo. È un upgrade sentimentale, che deve essere espresso anche col regalo. Di solito, proprio per questi motivi, la donna smette di fare regali sexy (fosse anche comprarsi un completino da indossare per lui: se lo fa è un di più, non un regalo mirato) e inizia a fare regali personali. Se lui invece insiste con i regali sexy vuol dire o che, nonostante eventuali dichiarazioni di amore (lui è passato dal sto bene con te al ti amo o credo di essere/sono innamorato) in realtà lui è rimasto o vuole rimanere nella fase sessuale. Peggio ancora se avete superato l’anno di amantato. Un sex toy o un perizoma regalato al secondo natale vissuto insieme significa spesso che lui, parole a parte (lo sottolineo), nei fatti vuole farvi fare l’amante e il vostro ruolo rimane eminentemente sessuale, brutto segno se speravate, complici le sue dichiarazioni d’amore, in un sentimento maturo proiettato verso una futura vita in comune. Occhio…

IL REGALO PERSONALIZZATO
Un regalo di Natale pensato e ponderato, su misura per lui o per lei, che dimostra che ci hai messo la testa, hai investito del tempo in amore, hai capito cosa piace e non piace, è dedicato (il regalo non è qualcosa che piace e soddisfa eminentemente te, ma lui o lei) ha sempre un significato positivo. Nei primi sei mesi di amantato è sintomo che l’amore sta davvero facendo breccia attraverso l’euforia della lussuria. Di solito le donne, più evolute e veloci nei sentimenti, fanno un regalo di questo tipo dopo solo tre mesi. In tre mesi sentono già che la storia con l’amante ha delle potenzialità che vanno oltre la stanza di un motel. E se è l’uomo a farlo? Ottimo segno. Se ha colto i tuoi gusti e arriva a osare una sorpresa che traduce in un regalo il fatto che ha capito chi sei e cosa ti piace non solo ha investito mente e tempo nello scoprirti, ma gli interessi anche vestita, e non solo nuda. Un profumo perfetto per te, un vestito della taglia giusta e secondo i tuoi gusti, un viaggio per due, un libro che ti colpisca: i regali su misura sono amore già nei primi sei mesi, sono dovuti dopo i sei mesi e non diventano mai scontati, neanche al terzo anno.

IL REGALO COSTOSO
Per quanto possa far piacere, se non rientra psicologicamente nella categoria precedente è un regalo dal significato potenzialmente negativo. Non lo è solo se l’amantato è entrato felicemente nel terzo anno, e per felicemente intendo che gli amanti sono felici anche perché si stanno avviando alla separazione e a costruire una nuova coppia insieme. In questa fase il regalo costoso, se non è “distratto” (vedremo poi la categoria specifica), è come il regalo di un certo livello nella coppia omologata: ti regalo quella borsa preziosa perché so che la desideri, quell’orologio perché vai pazzo per gli orologi belli. Nei primi sei mesi di amantato o nei primi 12/24 mesi, soprattutto se le cose non vanno bene tra di voi (lui continua a fare il tira e molla sul vostro futuro e non dà segni di schiodarsi dalla moglie), il regalo costoso puzza di merce di scambio.
Parlo non di regali mediamente costosi (se mi regali la maglia della mia marca preferita ok, mi conosci e non esageri, se ti regalo un telefono di alta gamma mi vengono dei dubbi, anche se lui ti dice “per stare sempre in contatto”; non deve stare con te in contatto telefonico, ma fisico!), ma parlo di regali esagerati. Ripeto, soprattutto se le cose non vanno troppo bene fra di voi sanno di risarcimento e compensazione: questo Natale ancora una volta andrò via con la famiglia, lei posterà foto gioiose del matrimonio perfetto, non potrai chiamarmi quasi mai, io non risponderò al 90% dei messaggi perché sono con lei ma… eccoti qui il tennis di diamanti per tenerti tranquilla. Però non chiamarmi, quando hai voglia di chiamarmi guarda il braccialetto. Non mi piace. Sa di comprare, di tenere buona. Men che meno mi piace un uomo che nei primi 6 mesi di amantato accetta regali costosi dall’amante, peggio se non ricambia adeguatamente: ho molti racconti di uomini che, con la scusa dell’amore, si fanno comprare cose costose, si fanno dare persino denaro che non restituiscono mai, regali che  non ricambiano mai. Occhio ragazze perché gli sfruttatori (che non si innamorano mai) ci sono eccome. State in campana, l’uomo deve sempre essere signore e gentiluomo. Sempre.

IL REGALO DISTRATTO
Dicesi regalo distratto o quello che dimostra che lui non ha capito un cazzo di te (è come se a me regalassero un piatto di melanzane, che odio) o quello che, per quanto di valore, dimostra che lui non ci ha messo minimamente la testa, anzi ha scelto il regalo di marca perché “va sempre bene”, è un jolly e non si sbaglia mai. Non è vero, soprattutto per una donna, soprattutto per un’amante. Il regalo distratto, in tutte le fasi di un amantato, dimostra quanto superficiale e distante sia lui dal vero amore, nonostante le promesse e le frasi d’amore sprecate. Il regalo distratto non ha mai un buon significato.

IL REGALO PREZIOSO
È diverso dal regalo costoso. Parlo dei gioielli. Diamonds are a girl’s best friend? Ho già detto del regalo costoso e che una signora non si fa mai comprare, ma c’è un ma… I gioielli, nel linguaggio segreto degli amanti, hanno un valore generalmente positivo. Dipende però più dal tipo di gioiello che dal suo valore. Un anello per esempio. Un anello regalato da lui a lei ha un forte significato emotivo. Di fatto sostituisce la fede nuziale, soprattutto se lui o lei non la portano più perché, anche se non ancora in fase di separazione, hanno ufficializzato la crisi coniugale con questo segnale apparentemente dettaglio. Regalare un anello all’amante significa impegnarsi, e lei lo indosserà come prova tangibile che, anche se sta ancora col marito, lei è di un altro uomo ormai. L’anello non ha mai un significato a caso. Braccialetti, orologi, orecchini possono essere il regalo di chiunque (anche se tutto ciò che viene indossato dall’amata o dall’amato è un marchio di appartenenza positivo), l’anello è IL segno. Chi riceve un gioiello, soprattutto se è un anello, deve avere anche il coraggio di portarlo e giustificarlo, perché non tutti si bevono me lo sono comprata, e anche questo fatto dà valore al regalo e alla sua accettazione. Nei primi sei mesi di amantato è quindi un segno di grande coinvolgimento anticipato un regalo come questo. Nel proseguio è il sintomo di un’evoluzione positiva dell’amantato. Se arriva al terzo anno, cioè tardi, i casi sono due: o sa di recupero oltre i tempi supplementari (mi puzza l’anello regalato per interrompere un codice del silenzio, per esempio) o è una dichiarazione definitiva, e allora la carta del pacchetto deve essere quella bollata della separazione.

IL REGALO POVERO
Lungi da me fare la classifica sociale del regalo all’amante, ognuno fa quello che può. È il discorso che faccio sull’uomo che non paga il ristorante: va benissimo anche una pizza, se è quello che ti permettono le tue tasche, non va bene neanche una pizza mai. In questo blog è rimasto un caso eclatante e significativo il tizio, assolutamente di buone sostanze, che ha regalato a una di voi (dopo aver ricevuto regali non eccessivi ma preziosi) un portachiavi della sua azienda. Peggio del regalo distratto (che almeno a volte è di una certa consistenza o alla peggio riciclabile), il regalo da pezzente è peggio di nulla. Significa che voi non valete nulla, neanche il pensiero. Anche regalare una rosa non va bene: è un regalo da furbetto, perché ti regalo La Rosa rossa simbolo di amore ma in realtà ho investito pochi euro e un minuto di tempo per procurarmela, e non è un regalo di Natale, è un non regalo con l’aggravante del furbetto che fa appello ai tuoi sentimenti. Peggio solo la stella di Natale, bellissima e in tema, ma la regali alla zia, non all’amante.

IL REGALO INTERCETTATO O DIMENTICATO
Una delle massime offese che un amante può arrecarvi a mio modesto parere non è non farvi nulla, ma fare quello che più volte è stato descritto in questo blog. Ti avevo fatto un bellissimo maglione, lo avevo in auto e mia moglie l’ha trovato: ho dovuto regalarlo a lei. Dammi tempo che te lo ricompro. Sì, magari uguale. Magari dello stesso colore, così tu e la moglie andate in giro come gemelline. Intanto non lo regali alla moglie anche se ti ha beccato, fai lo sforzo di inventarti una balla per difendere il mio regalo. Secondo non ti vergogni a raccontare questa storia? Non è apprezzabile la tua buona fede e che racconti quello che è successo, fa schifo che non ti vergogni a raccontare quello che hai fatto. E poi non ti presenti a mani vuote perché la moglie ti ha “scippato” il regalo. Pessimo anche l’amante che se lo è dimenticato, o che non ha fatto in tempo a comprarlo e te lo darà a gennaio perché prima è sospetto o non riesce a vederti. Tutte mosse che dicono una sola cosa: a qualsiasi punto siate della vostra storia il tuo valore è vicino allo zero.

NON FARMI REGALI
Se lui ti dice non farmi regali è come quello che ti chiama tesoro cara cicci picci pupi ma mai amore. È un uomo che già dagli atti più elementari vuole farti vedere che devi stare al tuo posto di amante, che sarai sempre seconda e che non avrai mai un ruolo importante. Dire non farmi regali non ne voglio per me non sono importanti è un modo vigliacco per non dirti io a te di regali non ne faccio perché sarebbe darti troppa importanza o un’importanza che non hai. Peggio di questo tipo di amante c’è solo quello che fa il regalo da pezzente perché non ha il coraggio di non farti nulla ma nello stesso tempo non vuole esagerare, perché altrimenti questa si monta la testa e in fondo per me è solo una bella scopata. Oggi, domani avanti un’altra.

Dunque care amiche amanti, guardate bene il regalo che vi arriva da lui, e confrontatelo con quello che voi avete fatto a lui col cuore e spontaneamente. Vi dirà molte cose, da non sottovalutare. Perché il regalo di un amante non è mai solo un regalo
Sincerely yours

Reumatologia da zero a 100

47C623C0-9F36-4B2C-8D1A-1F89F81CD1CF

 

Cari lettori, ho avuto l’onore e il privilegio di presentare questa iniziativa al pubblico e ai colleghi della stampa, unica nel suo genere, firmata da un’istituzione della città di Milano (e non solo), il Gaetano Pini, che rappresenta una importante conquista per la salute pubblica, a partire da quella dei tanti bambini affetti da malattie reumatiche, un tema che, essendo papà, mi preme particolarmente.  Ospito quindi volentieri il comunicato stampa dell’iniziativa. Leggetelo: capirete l’importanza dell’iniziativa. E diffondetelo: chi ha questi problemi deve sapere dove sono le eccellenze, anche per la ricerca.
 4FFEFE47-AF0F-4FE0-85CB-9ACE298A2EC3
Buone notizie per gli oltre 5 milioni di italiani con malattie reumatiche (di cui il 75% donne)
Stessi sintomi, stesse modalità ma senza distinzione di età.
Cambia la gestione delle malattie reumatiche grazie al 1° progetto nazionale per la migliore continuità clinica del paziente da 0 a 100 (anni)  
Si chiama “Da zero a cento” il primo e unico progetto nazionale di reumatologia in grado di gestire e accudire pazienti di tutte le età sotto l’unico tetto del Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano. A vantaggio di una gestione più consapevole e autonoma dopo l’adolescenza, una maggiore continuità di cura e di informazioni cliniche e psicologiche. Con un occhio molto attento alla ricerca e alla diagnosi precoce
in tempi decisamente più rapidi
Milano, 03 dicembre 2019 – Negli over 60 la più frequente forma reumatologica è l’artrosi (più di 4 milioni di pazienti),per gli under 50 l’artrite reumatoide (0,5%) e per i giovani sotto i 16 anni l’artrite idiopatica giovanile (incidenza di 1 a 1000). Come un cerchio che si chiude, i principali segni di una malattia reumatica toccano tutte le fasce di età con gli stessi sintomi: rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, zoppia, non sempre dolore. E la peculiarità è che colpiscono nello stesso modo tutte le età.
È questo il contesto in cui si inserisce il progetto di reumatologia “Da zero a cento”, grazie alla lungimiranza e all’azione dell’Istituzione dei due fondatori e promotori a latere dell’incontro organizzato dalle due unità operative di reumatologia (clinica e dell’età evolutiva)  dell’ASST Gaetano Pini-CTO e dell’Università di Milano.
La reumatologia “Da zero a cento” è un progetto, unico nel suo genere in Italia, che oggi diventa realtà. Ha come obiettivo quello di prendere in carico i pazienti affetti da malattie reumatologiche seguendoli con continuità clinica nella gestione e nell’accudimento del paziente dall’anno zero, appunto, fino al’età avanzata (come cento anni), nella stessa struttura ad alta specializzazione – spiega Roberto CAPORALI, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Reumatologia Clinica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Sono dunque due le anime: quella della cura dei bambini e quella della cura degli adulti, dove abbiamo messo tutta la nostra esperienza, quella del Gaetano Pini di Milano come ospedale e dell’Università di Milano”.
Un bambino che entra nel Progetto “Da zero a cento” potrà ora contare non solo su un team multidisciplinare di esperti (dagli ortopedici agli oculisti), coordinato dal reumatologo pediatra, ma anche sulla continuità di cure, di condivisione delle informazioni cliniche e psicologiche che lo riguardano fino all’età adulta e anche dopo.
Stiamo dando una svolta al problema del momento della transizione in modo indolore, evitando interruzioni e rivoluzioni di struttura e di riferimenti –  continua Rolando CIMAZ Responsabile Unità Operativa Complessa di  Reumatologia Pediatrica, ASST Gaetano Pini-CTO di Milano – Il ragazzo che diventa adulto di solito si trova spiazzato, perché
per la sua malattia passa repentinamente dalla gestione dei genitori a una gestione più
e più atonoma della malattia. Anche le terapie posso cambiare, come i referenti, che di
solito sono in un altro ospedale rispetto a quello di riferimento pediatrico, e sarà poi il
medico di base, che non è sempre preparato in questo campo così specialistico, a
diventare il nuovo “pediatra”. Una rivoluzione che spesso porta a diagnosi ritardate (dai 6
mesi all’anno e mezzo di media), ma anche all’abbandono delle terapie in atto”.
Si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in 10 anni la metà delle forme
più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità
nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50% dei pazienti, e una persona su 5
dovrà sottoporsi a un intervento per protesi articolare. “E’ strettamente fondamentale che
la diagnosi arrivi il più presto possibile, e una struttura come la nostra ha anche questo
compito – precisa Caporali –  Il nostro obiettivo è la diagnosi sotto il ritardo medio attuale,
quindi sotto i 6 mesi: puntiamo a entro i 3 mesi. Anche perché le malattie reumatiche
hanno un andamento evolutivo cronico e possono portare alla disabilità. La diagnosi
precoce è fondamentale ed è un obiettivo primario del progetto da zero a 100”.
In media i ritardi delle diagnosi variano dai sei mesi all’anno e mezzo, per una serie di motivi legati alla complessità di queste malattie e alla transizione fra pediatra e medico di base che crea un “vuoto” anche diagnostico. “La transizione, ovvero il passaggio dall’età pediatrica a quella della maggiore età ha un impatto psicologico pesante sui ragazzi e sulle famiglie – spiega Silvia OSTUZZI,Responsabile Progetti ALOMAR (Associazione Lombarda Dei Malati Reumatici)– Avere un riferimento unico e una continuità nel tempo è un vantaggio enorme. Noi come Associazione affianchiamo il progetto sul campo, con informazione, aiuto e supporto a tutte le persone affette da malattie reumatiche, da zero a 100 anni. Ci sentiamo a tutti gli effetti parte del team”. “Sono molti i giovani pazienti che possono soffrire per mesi prima che venga fatta loro l’esatta diagnosi e prescritta una cura efficace – precisa Valeria GERLONI, Presidente ARG (Associazione Artrite Reumatoide Giovanile) – Il nostro impegno è a fianco dei genitori, pediatri e insegnanti per evitare che possano scambiare i primi sintomi dell’artrite idiopatica giovanile (es. presenza di dolore e/o tumefazione persistente, la cadenza mattutina del dolore, dito o ginocchio gonfio, difficoltà motoria che migliora con il movimento) per dolori postumi di un gioco, sottovalutando la necessità di indagini approfondite”
Esiste anche una responsabilità dei familiari di pazienti in età avanzata che pensano che l’artrite sia una normale conseguenza della vecchiaia. “Non è così, ed è un vero peccato, perché si può fare molto per i sintomi, per il decorso di queste malattie e per la qualità di vita, soprattutto per l’artrite reumatoide. E oggi abbiamo soluzioni terapeutiche nuove – conclude Caporali – Un intervento su questa patologia porterebbe vantaggi anche sulla spesa complessiva che in Italia supera i 4 miliardi di euro l’anno, dei quali la metà sono in perdita di produttività per malattia sul lavoro. L’artrite reumatoide è responsabile ogni anno di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro, con un costo di circa un miliardo e mezzo l’anno (in perdita di produttività si sfiora il miliardo di euro”.
I due team cosi concepiti e organizzati, oltre a curare i pazienti a stretto contatto, sono anche nelle condizioni di studiare e produrre ricerche insieme. “Uno dei campi su cui concentreremo i nostri sforzi sarà proprio quello dello studio delle differenze e delle concordanze fra diverse età in campo terapeutico – conclude Caporali – Vogliamo anche capire perché le donne si ammalano di più, dato che ad oggi non ci sono spiegazioni definitive: la teoria che si basa sugli assetti ormonali femminili è solo un’ipotesi, dobbiamo capire di più”. Il progetto “Da zero a cento” è operativo: basta prenotare una visita presso il Presidio Ospedaliero Gaetano Pini di Milano per entrare nel “sistema” ad alta specializzazione che accompagnerà il paziente per tutta la vita.

 

Semplicemente donna

FAF66858-8248-48A2-B557-0D7C97D2193C

Semplicemente donna

di Daniela Luisa Luciani

Viviamo le nostre vite, le nostre scelte come sentiamo e come desideriamo, poi, capita di avere una battuta d’arresto per motivi non legati ad una situazione di passaggio ma ad uno stato di cose: essere donna. Un lavoro a cui si ambiva che ci viene precluso, perché l’affidabilità di una donna passa per le vite di cui deve farsi carico. Dietro questo, ci sono tantissimi condizionamenti culturali, l’uomo ha il tempo e la possibilità di mettersi completamente a disposizione ma perché? Non ha genitori, figli di cui farsi carico come le donne? Siamo proprio sicure di aver la libertà che viene tanto decantata? Paesi occidentali, famiglie moderne eppure anche tra noi la libertà reale tante volte viene meno, schiacciata dalla violenza, fisica, verbale psicologica, subdola e in varie forme che non conosce limiti di età, classe sociale o ambiente. Triste è che i limiti imposti ci vengono da una cultura radicata nelle stesse donne, nonne, madri a cui è stata imposta ma che continuano a diffonderla e c’è chi si ribella ma c’è anche chi la attua ancora in modo “naturale”. “Quel lavoro porta via troppo tempo alla famiglia”, “chi si occuperà dei figli”, “chi della casa”, allora fai un lavoro meno impegnativo e quindi meno pagato. Se non puoi ambire ad un lavoro “da uomo”, tanto vale non studiare per quello, ma per qualcosa di più semplice che poi qualcosa da fare si trova o c’è sempre un uomo che penserà a te, rendendoti dipendente. Facile pensare che siano meccanismi che appartengono al passato, la realtà e i fatti di cronaca ci dicono altro.

E’ proprio a questi modelli comportamentali che si incomincia a ribellarsi, molto viene fatto ma moltissimo ancora è da fare, allo sradicamento di questi preconcetti e a tanto altro che mira il premio “Semplicemente Donna”, giunto alla sua settima edizione (www.premiosemplicementedonna.com). Il presidente Angelo Morelli e la vice presidente Chiara Fatai sono a capo del comitato Organizzatore formato da altri 22 membri fra imprenditori, dirigenti, amministratori, medici e docenti, affiancati da una giuria composta da 25 membri tra cui scrittori, giornalisti, ex-premiate e persone impegnate nella promozione dei diritti e dei riconoscimenti delle donne di tutto il mondo. La straordinarietà di questo premio stà proprio nell’ampiezza del suo raggio, i riconoscimenti per il coraggio, l’impegno sociale e civile, l’informazione, la ricerca scientifica e i diritti umani, sono a livello internazionale. Proprio per questo, la manifestazione, svoltasi quest’anno tra Castiglion Fiorentino ed Arezzo ha ricevuto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, il patrocinio della Camera dei Deputati, del Comune di Castiglion Fiorentino, della Regione Toscana e della Provincia di Arezzo, solo per citarne alcuni. Questo progetto vuole dare voce a questo tema soprattutto attraverso la prevenzione “La vera azione di contrasto contro la violenza è un’azione educativa culturale. Costruire, quindi, forme di contrasto contro la violenza in ogni genere, cercando la massima divulgazione ed il massimo confronto” questo uno degli obiettivi divenuto quasi un motto.

Tra le premiate di quest’anno Suraya Pakzad per i Diritti Umani, Nicoletta Milione per Donna Coraggio, Susanna Rosi per la Ricerca Scientifica e Monica Peruzzi per l’Informazione che hanno ricevuto il premio da alcune delle donne premiate lo scorso anno come Filomena Lamberti, Widad Akreyi solo per citarne alcune. Ognuna con la sua storia, fatta di violenze e privazioni perpetrate da regimi o da persone a loro vicine come mariti o compagni o donne che per vedere loro riconosciuto un ruolo a cui sulla carta hanno diritto, sono costrette a recarsi all’estero perchè nella realtà, non è così semplice e mancano modelli femminili a cui fare riferimento.

Moltissime donne sono ancora vittime di violenza, un fenomeno sommerso ma in crescita, i dati preoccupanti che invece emergono da denunce e richieste di aiuto, parlano di 6 milioni di donne tra i 16 ed i 70 anni,solo in Italia che, almeno una volta nella vita, abbiano subito una forma di violenza.

Dai dati emerge anche che i punti su cui, chi attua la violenza, fa forza, sono la dipendenza emotiva ed economica della vittima, ragion per cui occorre lavorare sull’autostima e l’indipendenza della donna. Vanno anche abbattuti stereotipi che vedono la realizzazione personale nella relazione col partner, tutti meccanismi subdoli e silenti che intrappolano e rendono più difficile non solo spezzare le catene ma, a volte, anche il semplice parlarne. Tanto si fa ma tantissimo si deve ancora fare, bene tenere alta l’attenzione, ottime le iniziative come il citato evento “Semplicemente Donna” ma agiamo tutte a cominciare dal nostro quotidiano, non accettando, non subendo e non passando sopra, ma anche supportando, educando figlie e figli alla parità di genere e soprattutto attuando una solidarietà femminile non in situazioni che si presentano sporadicamente ma in ogni azione e pensiero che accompagna la nostra giornata di donna fiera e consapevole del suo valore.

Un uomo sensibile ne La matematica del cuore

La matematica del cuore
La matematica del cuore

Esistono uomini sensibili come le donne, e che partner sono? Rispondo in questo video

 

 

 

 

Mia figlia Rebecca e la Matematica del cuore

Chi mi segue sa che mia figlia Rebecca è la intervistatrice ufficiale dei video della Matematica del cuore. Naturalmente è stata la guest star della Prima del libro alla Rizzoli Galleria di Milano. Ecco il video

 

Esco di casa ma voglio stare da solo

Pixabay
Pixabay

Il sogno di ogni amante: lui esce di casa, finalmente, magari dopo anni di amantato, per formare una coppia ufficiale con la tanto decantata vera unica donna (che non è più la ex moglie) della sua vita. Voi.

E invece? Esco di casa ma voglio stare da solo. Esce sì, ma vuole restare solo nel nuovo appartamento da neo scapolo, avete capito bene.

Colpo di scena: siete finalmente liberi di vedervi e invece lui vi ferma e vi dice di aspettare, di dargli ancora tempo. Per riflettere, per riprendersi dal grande salto dalla vita precedente, perché lo consiglia il legale, perché i figli vanno a trovarlo, perché si sente male e frastornato, perché deve ritrovare se stesso. Ti prego ora che puoi pure dormire qui stai lontana: quando sarò pronto ti chiamerò. Ora devo pensare, abituarmi, i figli mi danno problemi da quando sono fuori, sono depresso, sto male, ho il jet lag.

Una situazione, questa, che colpisce non poche di voi. Dopo un percorso mediamente lungo da amanti (parliamo in media di 2-3 anni ma su questo blog ci sono anche casi da 5, da 16 e da 20!) almeno il 20% dei pochi che “finalmente escono” tira lo scherzetto del “esco di casa ma voglio stare da solo”.

Vabbè, dite voi, ho sopportato tanto e tanto a lungo aspetterò che lo shock dell’uscita si calmi, che lui riprenda il controllo di se stesso e del nostro rapporto.

S B A G L I A T O!

Sbagliato perché non è normale che un uomo che finalmente si decide di lasciare la moglie per voi (ma fosse anche per se stesso e, come fanno molte di voi, perché il suo matrimonio è comunque finito e avere l’amante non ne è stata la causa ma la conseguenza) non faccia festa ma faccia il muso, non spalanchi la sua porta a voi ma dica ci vediamo fra un po’, non veda l’ora di dormire e fare il giro dell’orologio in un ambiente nuovo suo e vostro e invece preferisce dormire da solo in un letto freddo.

È confuso? Ma come confuso, eri confuso quando dovevi lasciare la moglie, ora che hai deciso non puoi essere confuso! Forse frastornato, ma è un motivo in più per averti vicino in questo momento di transizione, non per stare da solo.

La verità? Ecco cosa si cela spesso dietro queste uscite che si rivelano farlocche e temporanee.

Lui non ha scelto di uscire di casa

Quella che ti presenta come una libera, sofferta scelta personale in realtà nasconde il fatto che la moglie lo ha beccato (oppure si è stufata di averlo fra i piedi musone e triste) e gli ha fatto fare le valigie. Se lo ha beccato gli ha detto “fuori!”, se non ne può più del depresso in casa gli ha detto “vai fuori e schiarisciti le idee, poi vediamo”. Questo fanno le mogli dotate di attributi, prima o poi. Quindi lui vi nasconde che è la moglie che lo ha sbattuto fuori, e fa l’eroe con voi. E la vittima. L’eroe perché ha avuto “il fegato” di decidere finalmente (ma pensa che bravo, meglio tardi che mai!), e la vittima perché ha rinunciato per voi alla bella vita (ma non stava male in casa? Non era ormai tutto insopportabile?), ai figli (che c’erano anche quando scopavate tre anni fa) e al suo tenore di vita, comodità e tutto il cucuzzaro. Peccato che mentre sta nel monolocale arredato a pensare ha già iniziato la trattativa con la moglie per il rientro con firma dell’armistizio. Voi non lo sapete (e se lo sapete la scusa è vado a trovare i figli), ma lui ha già iniziato, dopo anche solo una settimana di fuori casa, a rientrare o cercare di rientrare periodicamente lì. E certo, se vuole fare la pace con la moglie, se vuole rabbonirla o tornare sotto il tetto coniugale mica può frequentarvi o rischiare che vi trovino nella nuova abitazione! Ecco perché vi chiede di stare lontana e non approfitta subito dei benefit della singletudine e di voi, “ex” amante ora potenzialmente fidanzata ufficiale. Sta trattando il rientro.

È un finto nuovo alloggio

Non è raro che lui vi venda la nuova casa come il suo nuovo mondo e in realtà non ci vive, se non sporadicamente. Ci sono anche casi in cui lui parla di crisi alla moglie e lei, ormai disidratata dalle discussioni, avalla una temporanea uscita “così ti schiarisci le idee” (sono le mogli che hanno più paura di perdere il marito, perlopiù, a scendere a questo compromesso, ma anche loro spesso voglio tirare il fiato). Ma il più delle volte lui dorme ancora 5 giorni su sette a casa sua, e il nuovo appartamento è solo simbolico, temporaneo. E il fatto che lo abbia comprato non è una garanzia: la maggior parte delle volte, chi può economicamente lo compra ufficialmente per l’amante perché “potrebbe essere la nostra nuova casa”, ma poi scoprite che lo ha intestato ai figli e che in realtà lo considera un investimento familiare, e così lo ha presentato alla moglie. Perché non vi fa entrare in casa? Perché non può farsi scoprire dalla moglie in questo momento delicato (anche lui è in trattativa, alla moglie magari ha detto che è solo confuso, che è una pausa di riflessione) e perché non vuole farvi vedere che in bagno non c’è neanche lo spazzolino, ci sono i libri del figlio che usa il posto per studiare in tranquillità o per portarci (lui sì) la fidanzata e nell’armadio ci sono due vestiti in croce. Quella è una fake casa, o un investimento di famiglia. Non a caso o non vi scopa più, lo fa meno o, se proprio lo dovete fare, si va in un motel o a casa vostra. A casa sua meglio di no. Chissà perché…

Vuole l’anno sabbatico

Fra gli uomini scoperti e cacciati dalla moglie o, in una minoranza di casi, quelli che scelgono davvero di uscire, ci sono anche quelli che si dicono: ma perché io che adesso, a caro prezzo, ho trovato la mia libertà, mi devo infilare in un altro rapporto di coppia invece di scoparmi il mondo? Questi sono quelli che non vi tengono del tutto fuori dalla nuova casa, ma ve la centellinano, con la scusa di doversi abituare alla loro nuova vita. Vi fanno venire lì, magari per scopare regolarmente (non troppo), ma non vi fanno restare a dormire, perché non dovete mettere radici. Non potete restare nel weekend, perché ufficialmente è ancora presto e l’avvocato non lo consiglia per un po’. In realtà lui o sta già ronzando intorno ad altre o ne ha già una quasi cotta con cui inizia a uscire. La casa gli serve per scopare le altre, non solo voi. E quando entra la prima preda, ve ne accorgerete perché non solo calerà la vostra frequenza chez lui, ma vi ritroverete con alcuni dei problemi quotidiani che avevate quando stava con la moglie, tipo telefonate vietate alla sera, non risposte dopo una certa ora, strani e lunghi black out nelle comunicazioni e lui però online alle due di notte ma non con voi. Si sta vivendo il suo anno sexual sabbatico, e non è detto che sopravviverete a lungo alla concorrenza delle altre. Se ci siete è perché vi usa per i tempi di magra, finché non ve ne accorgerete o romperete troppo le balle. Ecco perché si è messo a dieta, ecco perché fa palestra, ha cambiato look, fa il ragazzino, ha i social che sembrano il book di un modello… non lo ha fatto per voi, ormai “seconda moglie”, lo fa per la nuova carina giovane e disponibile.

Insomma, un uomo che esce di casa, se vi ama, vi spalancherà le sue porte. Se non lo fa, se tutto sembra quasi come prima o rimane difficile, o siamo nei casi di cui sopra o comunque c’è qualcosa che non va. Non è amore, non ha deciso e, se ha deciso, non ha deciso per voi.

Quindi mettetelo subito alle corde: è uscito per voi, per lui o per la moglie? Se ha la coda di paglia vi attaccherà, farà l’offeso, sguscerà come un anguilla. Ma è come se vi rispondesse. Se non ha niente da temere o nascondere si resetterà, e capirà che non può lasciarvi fuori dalla porta neanche per un po’. Altrimenti il codice del silenzio riparte, perché lui in realtà non vi ha scelto. O siete dentro o fuori.

sincerely yours

#lamatematicadelcuore

per contatti: anpellizzari@icloud.com

Matematica del cuore story

DBC5A436-46D3-431C-BD18-8E76D8F520F9

Com’è nata la matematica del cuore? Come ci siamo conosciuti io ed Eliselle? Che cosa c’entra il fatto che lui non scrive e non risponde?

 

Scopritelo in questo video

 

 

Ecco La matematica del cuore, il mio nuovo libro

Ci siamo finalmente! Ve lo avevo annunciato, molte lettrici lo aspettavano e ora posso dirvi, rivelarvi tutto: il mio nuovo libro si intitola La matematica del cuore e Dal 21 novembre 2019 potete acquistarlo direttamente su Amazon

@anpellizzari

Commenti recenti

Premax Shop