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Lui ti “nasconde”? Fa stashing e… non ti amerà mai

mai con i suoi amici o famiglia
mai con i suoi amici o famiglia

Lui ti nasconde? Non ti fa mai uscire in pubblico con lui, non conosci i suoi amici, men che meno i familiari, sai poco della sua vita?

No non siete amanti, che qualche ragione di segretezza c’è l’avrebbero: vi siete messi insieme da poco.

Gli anglosassoni lo chiamano stashing che vuol dire, appunto, nascondere, mettere da parte.

È bene per te riconoscere questo atteggiamento nel tuo nuovo partner perché se davvero sta facendo stashing con te, la possibilità che lui voglia costruire una storia vera, duratura, addirittura che ti ami (prima o poi) è pari a quella che avrebbe un pesce ferito di sopravvivere nella vasca dei piranha.

Quindi con lo “stasher” non hai futuro: o accetti le sue regole per stare con lui finché non si stuferà o gli dai tu il benservito subito, presto, prima che danneggi il tuo dna emotivo in modo faticosamente riparabile.

Stasher… come potremmo chiamarlo in Italiano? Stronzo egoista? Nooo ce ne sono troppi, si confonderebbe. Ci sono! Lo chiameremo l’uomo dell’organo! E sai perché (così ti anticipo cosa pensa lui di te veramente)? Perché quando parla di te con gli amici che gli chiedono “ma questa che ti scopi ultimamente ce la fai vedere” lui risponde: è solo un “organo”, uno strumento. Lo so, brutto ma realistico. Se vuoi usiamo passatempo, tappabuchi, ma sai che in certe cose preferisco essere cinico e diretto come… uno stasher.

Che cosa vuole realmente e solamente da te l’uomo dell’organo. Facile: l’organo. Che non è lo strumento musicale preferito da Bach. Vuole scoparti e basta.

All’inizio è gentile, sembra un corteggiatore normale (altrimenti col cavolo che ci stai), ma presto cambierà.

Tu non gli piaci veramente, o meglio hai qualcosa che gli piace (viso, culo, tette) ma non sarà mai abbastanza per farti indossare il tailleur da fidanzata ufficiale o compagna, quella che per intenderci si sfoggia con piacere in pubblico vantandosi anche della preda di livello con gli amici che sbavano per la tua bellezza.

Magari gli piace una tua forma di sensualità, qualcosa che gli trasmette un messaggio visivo (molti maschi non pensano IL sesso nel suo insieme, pensano a singole scene porno con macro inquadratura), come la bocca. Nel caso te ne accorgerai perché a letto ti chiederà di fare/usare soprattutto quella parte.

In ogni caso, tornando a bomba, oh scusa all’organo, a lui interessa scoparti e basta.

La tua intelligenza? Non importa. Dici cose sensate e interessanti? Va bene, copriranno il tempo breve che ti concederà prima o dopo averti scopato.. Il tuo cervello è un riempitivo, un accessorio sacrificabile dell’organo.

Ti chiederai: ma perché mai mi tiene con sé (tranquilla, al massimo qualche mese, fino a che non si stufa o trova una che lo coinvolge veramente)? Perché, una volta addestrata a fare quello che vuole lui, sei una scopata comoda e pronta, on demand.

Bene, abbiamo capito cosa vuole l’uomo dell’organo, ma come riconoscerlo?

Dicevamo che stashing significa nascondere, tenere da parte. In qualche modo lo stasher si comporta come un amante che ti deve nascondere per non farsi beccare dalla moglie, ma ci sono differenze fondamentali. L’amante può amare, lui no.

Intanto uscite in pubblico pochissimo. Perché lui si “vergogna” di te (non sei abbastanza mostrabile per lui, non importa se sei carina davvero, per lui non lo sei abbastanza o non gliene frega punto) quindi cinema di periferia (al buio non si vede), ristoranti fuori mano e a tarda ora quando i più se ne sono andati (meglio pizzerie, si spende meno) e ti chiede di raggiungerlo in un punto con i mezzi, così nessuno ti vede in auto con lui. Forse si vergogna davvero di te (il suo narcisismo ambisce a vette molto più alte secondo i suoi gusti ma si sa, non sono sempre disponibili), si vergogna ma non tanto da non venire a letto con te.

Lui preferisce venire a casa tua, magari mangiare qualcosa (se ha tempo) e scoparti. Niente coccole, gli danno fastidio (le chiama smancerie), sesso duro e puro, ti bacia pochissimo e non ha tenerezze, poche, centellinate perché gliele chiedi. Si preoccupa solo che tu usi precauzioni, ma spesso ci pensa lui perché non si fida di nessuno.

Dormire da te? No ti disturberebbe e non riuscirebbe a riposare, lui è abituato a dormire da solo.

Weekend insieme? Ritagli di weekend vorrai dire! Lui deve uscire con i suoi amici (che non ti presenta, le coppie moderne devono avere i loro spazi, sai che noia fare tutto insieme… peccato che voi manco lo shopping insieme) ti raggiunge prima o dopo. Passa a mezzanotte… a scoparti. Oppure ti scopa alle otto, mangia qualcosa e poi esce.

Ti racconta il minimo indispensabile della sua vita. Sai poco della sua famiglia, del lavoro. Ti parla di cose generiche, magari di sport, del meteo, di un hobby. Ma niente mai di troppo personale. Meno sai meglio è, tanto lui sa che non durerà, quindi perché condividere? A te chiede poco (se chiede chiederai anche tu non va bene) e ti interrompe spesso perché si annoia quando parli. Inutile perdere tempo ad ascoltare quando vuoi solo scopare.

Scrive poco, risponde in ritardo ai messaggi (leggi l’articolo perché non mi risponde qui), si limita a monosillabi e faccine. Dopo ore, mezze giornate. Doveva lavorare, non disturbarlo.

Non siete amici sui social (al massimo ti ha contattato su messenger e non vuole che tu veda quello che fa, scrive e il suo entourage), non conosci i suoi amici (non ti piacerebbero dice) non vuole che frequentiate le tue amicizie: voglio stare da solo con te abbiamo già poco tempo, preferisco stare solo con te, è più bello dice. Ma non è vero, ti vende un’esclusività e un’attenzione che non è reale.

Ti sta addestrando a fare quello che vuole lui: non uscire, non condividere, aspettarlo, non sapere, non chiedere e scopare.

Perché accetti questa misera vita di coppia? Perché lui è bello e ti piace un sacco. Perché quel “voglio stare da solo con te” te lo fai suonare come un privilegio, non come quello che è, una scusa. Perché in fondo i bei tenebrosi silenziosi misteriosi che ti trattano un po’ male ti sono sempre un po’ piaciuti. Perché pensi che sia timido o un ferito da qualche donna che lo ha trattato male e il tuo spirito da crocerossina ti suggerisce “io ti salverò e cambierò”. Perché pensi che andando avanti migliorerà. E quindi fai quello che vuole, vivendo di speranze e di briciole di quello che ti sembra almeno affetto.

A qualche lettrice che ci legge potrai sembrare una schiava, una poveretta che non si accorge di essere usata.

Più a rischio stashing le donne che escono da una relazione lunga e importante, che pensano di viverne una leggera e di passaggio, per poi trovarsi coinvolte emotivamente e distrutte nell’autostima… Di solito all’inizio non si fa caso all’atteggiamento “isolante” di lui e si accetta perché si parte un po’ insieme con le stesse idee di puro divertimento… poi però la donna si lascia coinvolgere e non capisce perché per lui è sempre uguale se non peggio.

E poi, care amiche che vi stupite su come si possa cadere nella rete dell’uomo dell’organo, anche se cinicamente ho descritto come agisce e cosa pensa davvero questo tipo di maschio può davvero sembrare non egoista ma gentile a tratti, riservato ma non stronzo.

E poi è bello, ti scopa spesso (l’unico vantaggio, anche se come dicevo tende a usare solo quella parte di te che gli piace davvero, quindi poca varietà) e tu pensi di poter investire nel futuro. Ci sono stasher gentili che invece che aridi sembrano timidi e musoni. Confonderai i suoi egoismi per manie che magari puoi cambiare, migliorare nel tempo.

Quindi vai avanti, in fondo non sei ancora innamorata, però sei presa abbastanza da lui e speri che la situazione migliori.

Fermati qui. Perché i casi sono due.

O ti lascerà lui (lo stasher uomo organo è uno dei pochi che lascia, spesso solo con un misero messaggio e senza rivederti per spiegare, al massimo breve telefonata di congedo) perché si sarà stufato o, più probabilmente, perché ha trovato una che gli piace davvero o solo più di te…

Oppure…

Se già lo stai riconoscendo dalle mie parole affrontalo. Se ci tieni ribalta la situazione. Chiedigli quello che non ti dà. Se rimanda ponigli termini temporali per vedere i suoi amici, per uscire, per avere una storia NORMALE.

Si arrabbia, se la prende con te, dice che non lo capisci, lo vuoi soffocare, non hai capito il concetto di libertà nella coppia? Tutte balle. Mandalo a cagare!

Se mi sbaglio ti darà quello che chiedi e non è un suonatore d’organi, forse voleva farlo ma tu un po’ hai fatto breccia. Forse… Ma mi raccomando… fatti non parole!

Se sparisce avevo ragione e tu hai fatto bene a metterlo con le spalle al muro e mandarlo a cagare o, semplicemente, vedere che ci mette davvero un attimo ad andarsene, alle prime richieste legittime di normalità di coppia. E lo avrai fatto prima di sentirti dipendente nei suoi confronti, prima di innamorarti davvero.

Non si rifarà più vivo. Forse qualche tentativo per saggiare il terreno con messaggi interlocutori ma non farti fregare: forse c’è penuria di figa in giro e lui cerca un porto sicuro e conosciuto pret a porter. Non rispondere. Non cadere nella trappola per poi sentirti riusata e rivedere la stessa superficialità, una volta ottenuto quello che vuole.

Soffrirai un po’ ma non troppo. Ti mancherà ma non troppo. In due mesi sarà un non troppo brutto ricordo. Ma solo perché hai agito tu e per tempo. Prima di essere abbandonata in un autogrill. È diverso: sei tu che sei scesa dalla sua auto e hai preso un pullman in direzione opposta.

Come diceva il mitico Bracardi: stashing FANGALA!

Sincerely yours

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Hermit crab - Coenobita perlatus

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Un’amica di Facebook mi fornisce un nuovo, interessante profilo dal mercato degli uomini papabili: l’uomo paguro.

Sapete come fa il paguro no? Gira con la sua casetta sulle spalle a caccia di cibo che, con le sue tenaglione, ingurgita avido.

Appena c’è un rischio, un pericolo, il paguro si ritrae nella sua fortezza. Non solo. Man mano che mangia e che cresce, cambia casa occupandone una più grande lasciata libera da un paguro come lui, ma che è diventato più grosso.

Non solo: il paguro è un simbionte. Se può si procura un’attinia che decide di trasportarsi sulla sua casetta, cioè un animale “adesivo” con tentacoli urticanti che lo protegge e che, per questo, si accontenta delle briciole del cibo che il paguro le lascia.

Kwiktor
Kwiktor

Questa lezioncina di biologia marina, che mi riporta indietro a una mia ricerca delle medie sulla simbiosi ieri, e oggi al mio acquario dove vive da anni un paguro, mi serviva per spiegarvi le dinamiche dell’uomo paguro.

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Per l’uomo paguro il cibo sono le donne. Come vedete dalla foto, un paguro è un animale curioso, che può apparire forte (riesce a trasportare pesi non indifferenti) e anche bello, perché può avere colori sgargianti e simil-arcobaleno. L’uomo paguro, quindi, può attrarre le donne. Solo che se ne “ciba”.

Potrebbe essere paragonabile in un certo senso allo sportivo, un profilo che ho già descritto e che potete leggere clikkando qui, ma mentre lo sportivo colleziona trofei e mette in bacheca le donne conquistate (di solito ha anche un archivio con foto ricordo) l’uomo paguro non colleziona, mangia. Anzi, si nutre dei vostri sentimenti.

Quando riesce ad afferrarvi con le sue tenaglie, molto forti, vi sentite prese e soggiogate. Il resto del compito lo fa il carattere dell’uomo paguro. Gli fate domande alle quali lui non vuole rispondere? Si chiude nella sua conchiglia, e non vi risponde oppure vi risponde con una domanda, oppure svicola. Sparisce, non risponde ai messaggi, finché voi non rinunciate ad avere la risposta alla quale tenevate.

Perché non hai risposto al telefono? Ma tu mi ami? Dov’eri ieri sera? Chi è questa che ti manda messaggi o ti mette tutti questi like su facebook? Ma tu vuoi dei figli? Ma tu mi sposerai? Lascerai mai tua moglie? Niente. Lui si ritira nel suo guscio inespugnabile. E se voi cedete rinunciando, per stanchezza o debolezza a ottenere una risposta vuol dire che ormai siete ben salde nelle sue chele, e che lui si sta cibando non solo del vostro corpo, ma anche dei vostri sentimenti.

Dicevo che l’uomo paguro, mangiandosi sempre più donne, cresce e deve cambiare casa. Più vi mangia più acquisisce esperienza, diventa bello grosso, astuto e forte. Quindi a un certo punto lascerà i vostri poveri resti per ghermire un’altra di voi, una casa-donna più grande, comoda, appetibile. Lo farà senza rimorsi, tanto alla domanda “perché mi hai lasciato” o “hai un’altra” risponderà ritirandosi nel nuovo grande guscio. Imprendibile, insondabile, inespugnabile. L’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

E l’attinia, l’animale urticante che si porta a spasso? Di solito è la partner, perché anche l’uomo paguro può essere sposato o convivente o fidanzato, ma questo non gli impedisce di cacciare altre donne. Tanto l’attinia rimane lì, accontentandosi delle briciole che lui gli passa, accontentandosi di farsi vedere insieme a lui, in bella vista sulla sua conchiglia.

Anzi, lo difende con i suoi tentacoli dalle altre donne, che lui comunque riesce a catturare e consumare. Lo perdona ogni volta e lo difende dicendo che sono le prede, non il predatore, le vere colpevoli, e va avanti così. Finché l’uomo paguro non lascia anche lei, quando cambia casa per un guscio più grande e una donna più interessante, un’attinia più urticante e seducente, nuova.

Avete riconosciuto un uomo paguro che sta cercando di stringervi fra le sue chele? Depuratevi dal fascino dei suoi colori e della sua forza, e quelle tenaglie non illudetevi, sono per ghermirvi e controllarvi, non braccia possenti di un uomo che saprà proteggervi.

Avete dubbi? Misurate la sua reticenza, anche sulle piccole cose. Quanto sapete di lui? Quanto vi racconta di lui? Non confondete il suo “lasciarvi parlare” con la capacità di ascoltare le donne e comprenderle: è solo una tattica per non parlare lui ma far parlare sempre voi. Ricordate: l’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

Provate a fargli una domanda cruciale per la vostra coppia, sul presente o sul futuro, e se lo vedrete ritirarsi, sparire nella sua conchiglia, non avrete più dubbi. Lui non ha bisogno di mentirvi, la sua forza sta nel non rispondere mai, sta nel ritirarsi nella conchiglia.

Questo è l’uomo paguro e, a meno che non abbiate il desiderio di diventare un’attinia, se imparate a riconoscerlo potrete evitare le sue chele, o una simbiosi poco felice.

Sincerely yours

Foto apertura: globalP

Esistono relazioni che creano dipendenza?

lucifer

Una relazione può creare dipendenza? No, non parlo di quelle relazioni che vanno a finire sui giornali perché si arriva a eccessi patologici tipo violenza o schiavismo.

No, parlo di quel tipo di sudditanza strisciante, quotidiana, dolorosa ma non letale che prova chi è innamorato ma non corrisposto. Dipendenza appunto.

Amanti, nuove coppie, vecchie coppie: quando l’equilibrio democratico che dovrebbe governare il vero amore vede invece il prevalere di uno sull’altro, perché uno ama meno dell’altro (a volte molto meno), chi è innamorato totalmente diventa succube in modo più o meno accentuato, più o meno doloroso, perché è dipendente di una persona che, in misura da accertare caso per caso, può fare a meno di lui, di lei.

I sintomi di dipendenza sono più subdoli nelle coppie tradizionali, che stanno costruendo insieme le regole immediate e future del rapporto di coppia, perché spesso partono da piccole cose, da piccole privazioni in crescendo che uno subisce per colpa dell’altro, e che sopporta perché ha paura di perderlo.

Negli amanti i sintomi di dipendenza sono più chiari, perché il rapporto parte già con dei paletti molto evidenti: il tempo insieme sarà poco e rubato, niente feste comandate condivise, niente vacanze se non sporadiche. Qui è la parte emotiva e il ruolo dell’altra, la moglie o convivente o fidanzata ufficiale, che spesso sono i veri indicatori della dipendenza di uno dei due.

Parlavamo di tempo condiviso. Iniziamo dalla coppia “regular”.

Se è vero che una coppia deve, per preservare l’identità dei suoi componenti (quanto è importante non condividere tutto per garantirsi longevità amorosa, lo credo fermamente dopo due matrimoni, diverse storie importanti e i tanti vostri racconti) avere un’area personale riservata, è anche vero che questa quota non può superare un minimo sindacabile accettabile di tempo non condiviso.

Il suo calcio o la sua palestra? Ci stanno, ma non possono sempre far saltare il weekend insieme. Le uscite da soli con gli amici? Sono sanissime e raccomandabili, ma non possono superare o scalzare le uscite a due. Sempre o troppo. Non parliamo delle vacanze separate (anche parzialmente), un sintomo inequivocabile di disagio di coppia e dipendenza di chi lo accetta, se non è davvero (davvero!) frutto di un volere comune.

Insomma, se immaginiamo la vita di una coppia felice, e poche balle si è felici se si sta insieme parecchio non il meno possibile, il 70% del tempo deve essere condiviso. Se uno dei due impone all’altro, che accetta suo malgrado, un’area privata superiore si crea un malessere di coppia e una particolare forma di dipendenza: accetto che tu faccia quello che vuoi per molto più tempo di quello che vorrei perché ho paura di perderti, e se ho paura di perderti imponendo le mie giuste ragioni (un equilibrio più a favore della coppia) sento che mi amerai meno o te ne andrai.

Sì, ma in questo caso l’amore dell’altro dov’è se è pronto ad andarsene o a rivedere la sua quota di “amore” perché non vuole stare abbastanza con te? Semplice: in questi casi tirate avanti voi perché, grazie alla vostra dipendenza da lui o da lei, accettate ciò che non accettereste mai se non foste “dipendenti”.

E così in tante altre piccole, medie e grandi cose: accettate che lei vi interrompa o vi sconfessi davanti a estranei, amici o peggio i figli (gravissimo: i genitori devono essere un monolito unico e compatto con i ragazzi, si litiga dopo, in privata sede). Nel sesso lui si soddisfa e non pensa al vostro orgasmo, o vi chiede troppo spesso solo di soddisfare lui. Si guarda solo quello che vuole lei al cinema o alla tv. Non si esce mai insieme. Il calcio, il lavoro sono intoccabili e soverchianti. Insomma, piccole grandi cose che, sommate e prolungate nel tempo, dicono solo una cosa: state sopportando tutto questo perché? Perché gli volete bene senza remore o riserve? E lui? E Lei?

Gliene avete parlato? Certo che gliene avete parlato, e tante volte. Qui la dipendenza si vede da come sono cambiate le risposte del “dominante” di coppia. Prima erano: “sì hai ragione mi prenderò più tempo per noi”. Poi è diventato: “sì hai ragione”, magari guardando il telefonino. Poi: “ho bisogno dei miei spazi faccio quello che posso”. Infine: “non essere opprimente, lasciami vivere!”. E voi? Giù il rospo. Lui dominante, voi dipendente, succube, silente, prima o poi.

Magari minacciate, sbraitate. Ma mi ricordate quella povera prof del mio liceo che era troppo buona. Ogni volta che entrava, tutta la classe si trasformava in uno zoo: chi faceva il verso del gallo (io), chi la scimmia, chi l’elefante, perfino le ragazze imitavano animali, persino la secchiona di classe rideva. Un’umiliazione che la povera prof tentava, ogni volta, di ribattere allo stesso modo. Prendeva il registro di classe e diceva: ora vi scrivo una nota. Una nota che non arrivava mai. Tanto che il sottoscritto, all’epoca studente scapestrato e dominante crudele, l’ennesima volta ebbe pure il coraggio di sfidarla dicendole: tanto non la scrivi. E non la scrisse. Pierino e il lupo. Io dominante, lei dipendente, in quella strana coppia scolastica. Ma non siamo molto distanti dalle dinamiche di coppia vera.

Negli amanti la dipendenza non è tanto legata al tempo, anche se poi incide anche su questo rendendolo meno disponibile e più virtuale (tanta chat/messaggini e pochi incontri) o sessuale (poche ore di solo sesso), ma al ruolo dell’altra, come dicevo.

Nella prima fase dell’amantato l’altra, cioè la “titolare”, non ha molto peso. La coppia “clandestina” (modo orripilante di descrivere due che si piacciono e scopano insieme anche se sono occupati su altri fronti, un po’ come “traditori”, altro vecchiologismo da confessionale) se la gode quando può, come può e non ci pensa troppo.

Poi, però, se l’amantato tende verso l’anno di longevità, spesso uno dei due si innamora. E qui iniziano i guai. E la dipendenza. Perché di solito l’uomo (è lui nella maggior parte dei casi), pur dichiarandosi innamorato (e spesso crede di esserlo davvero, ma di fatto lo è con riserva) non lascia la moglie. I motivi sono sempre quelli (affetto, senso di colpa, abitudine, paura di un nuovo grande passo, soldi, figli), ma nella dipendenza è l’atteggiamento che conta. Lui soffre? Quanto soffre? Più o meno di voi? In ogni caso, anche se sembra soffrire come voi, è lui che prende la decisione di non mollare la moglie. O il marito. E voi non prendete la decisione, per questo, di mollare lui. A volte per anni. Di infelicità. Ecco la vostra dipendenza. Anche voi avete paura di perdere qualcosa che non è vostro al 100%, e ve lo fate bastare. Per anni.

La dipendenza è infelicità, sia che siate amanti trascurati o membri di una coppia dove l’altro fa sostanzialmente quello che vuole. Si nutre di quella porzione rimasta di bello della coppia (sesso, risate, pochi momenti ok insieme) che però il dominante ha ridotto a suo piacere, immagine e somiglianza.

Dunque l’altro, il dominante, è il diavolo? E qui mi ricollego all’immagine di questo articolo con l’angelo caduto che in una serie tv di successo, Lucifer, si lamenta di essere diventato, nei secoli dei secoli, il capro espiatorio di tutte le malefatte dell’uomo.

E qui forse vi stupirò, care lettrici e lettori. Il dominante non è Lucifero, il dipendente non è sempre la vittima (ripeto, parliamo di casi normali, non di violenza o patologie o cronaca nera, anche se certe dipendenze possono portare a certi abissi).

Io credo fermamente, ancora di più nelle dinamiche di coppia, che noi siamo i fautori del nostro destino. Noi forgiamo la coppia, i suoi equilibri, le sue fattezze.

Spesso si dice che le donne cercano di plasmare il proprio uomo secondo un ideale di principe azzurro che si sono fatte, se quello che hanno scelto non è conforme al 100% a questo ideale. Lo fa anche l’uomo, non tanto per plasmarvi, ma per farsi, spesso, i fattacci suoi senza rompimenti di palle. Ma non è dominio questo, in un equilibrio di coppia fa parte del crescere e cambiare insieme. Dominio è rinunciare alla propria volontà e identità e felicità a quote crescenti e nel tempo.

Ma il dominante, che sia un lui o una lei, non è il diavolo. Nulla vi viene fatto fare che voi non vogliate fare. Siete voi che avete deciso di sopportare, non vedere, inghiottire i rospi, aspettare, accettare, chinare il capo. Lui/lei sono cattivi, crudeli? Forse, ma è una ragione in più per bloccarli, lasciarli. Avete scelto voi la via della dipendenza. Potevate lasciare in ogni momento, e lo sapete.

Siete infelici? Siete ancora in tempo per spezzare le catene che voi stessi avete forgiato. Non ce la fate? Scegliete un tutor: può essere un amico vero o un professionista, cuonselor o psicoterapeuta o, perché no, un bravo medico psichiatra che sappia anche dialogare, non solo prescrivere farmaci (mica è il medico dei matti, come si diceva una volta).

Sarà un percorso doloroso, vero, ma la libertà non ha prezzo. E dietro la libertà c’è spesso una nuova esperienza, sicuramente più consapevole e felice. Anzi, la seconda cosa da fare, dopo il tutor, è farsi un nuovo amico o amica (fosse anche solo per ridere e/o scoparci, per sentirsi di nuovo “importanti”, guardati e desiderati), credetemi.

Dunque, la risposta a “esistono relazioni che creano dipendenza” per me, salvo rari casi (ripeto: non parliamo di casi estremi ma di dinamiche di coppia normali, per quanto affardellate dall’infelicità), è NO.

Non prendetevela quindi con il diavolo, perché il diavolo, al massimo, siamo noi. Noi che scegliamo la via della “dipendenza” da un altro che non ci ama quanto noi lo amiamo senza ribellarci subito, durante, dopo, comunque in tempo.

Sincerely yours

Per non sbagliare uomo segui la Regola dell’Uno

Per fare l'amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d'assalto)
Per fare l’amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d’assalto)

Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E’ un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all’amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni
di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di
coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo
dell’autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per
risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere [così concreti,
uh, ché l’amore è roba per animi puri ed elevati, deh!] alle vostre nascenti
storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà
trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all’inizio,
onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo
che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET [i famosi Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying, ovvero i single
ostili alle relazioni su cui ho costruito il mio nuovo romanzo] e il sempiterno
errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione,
idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima
delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo
scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro
tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore,
non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è,
ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma
comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più
restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria,
ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi
scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai
interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di
uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento
con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui
non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di
autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che
qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa,
allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali
dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli
elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del
problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si
possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa
del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la
paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa
per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno
frequentemente di una coppia fissa [il ché non è necessariamente un male, ma
che almeno sia una relazione che faccia stare bene, e che non debba essere
fonte di ansia o preoccupazione]:
1 non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di
relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora
vaffanculo
2 mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come
sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e
allora vaffanculo
3 fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un
altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo
vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4 chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per
vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro?
e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi
interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a
settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia
nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria,
semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché
una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo
con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a
settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo
stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo
per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie
d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per
voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa
mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa

L’uomo che non paga il ristorante

Il mio ristorante preferito, il Relais Chateaux Il Falconiere di Silvia Baracchi
Il mio ristorante preferito, il Relais Chateaux Il Falconiere di Silvia Baracchi a Cortona

L’uomo che non paga il ristorante

Mi sto divertendo un sacco su Facebook perché ho scatenato i commenti di un gruppo di amiche pubblicando una scenetta nella quale lui al primo incontro le dice: scusa volevo offrire io ma poi ho pensato che tu guadagni di più e hai anche consumato di più (cit. Pagina FB Uomini col mestruo)

Il titolo del dialogo era braccino corto: io l’ho condiviso con le amiche.

Io non ho dubbi in proposito: è l’uomo che deve sempre pagare, Che sia il primo il secondo il 100º appuntamento (beh non esageriamo!). Questione di galanteria, educazione, rispetto della donna.

I miei genitori mi hanno insegnato così e io pagavo il gelatino alla fidanzatina dei 14 anni.

Non pagare o dividere il conto, che trovo altrettanto grave, È per me inaccettabile, e lo dovrebbe essere per ogni maschio su questa faccia della terra che voglia farsi chiamare gentiluomo.

Ma i furbi del non pagare il conto hanno un alleato insperato: siete proprio voi donne.

Con questa storia della parità dei sessi e del fatto che la donna deve sempre dimostrare quello che è già nella realtà, E cioè che è pari al maschio in tutto (secondo me è superiore al maschio in tutto), la storia delle quote rosa e il femminismo di ritorno della serie il portafoglio è mio e me lo gestisco io, quelli che contano sul non pagare il conto o dividerlo si trovano di fronte a signore che offrono golose opportunità di risparmio. Orrore!

Intendiamoci, non biasimo il gesto dell’amica che tira fuori il portafoglio o chiede di contribuire e insiste un pochino, ma questa è una cosa che potete tranquillamente risparmiarvi anche perché così non ci obbligate ad alzarci prima del caffè O a far finta di andare in bagno per evitare qualsiasi tentativo di contribuire al budget.

Sarà perché non giudico le donne da quanto guadagnano, dalla loro posizione sociale o da altro che sia connesso al denaro: le donne sono signore da coccolare, punto. E da trattare come regine, sempre, soprattutto se ti piacciono e te le vuoi conquistare. Vada come vada.

Sarà perché non sono invidioso se una donna guadagna molto più di me o ha una posizione di potere più forte della mia: vuol dire solo che è brava, non vuol dire che deve pagare lei perché guadagna di più.

Il mio discorso rimane valido anche se certi uomini sono in difficoltà economiche: devi invitare una ragazza fuori? Non hai soldi per portarla in un ristorante di alto livello? Non importa: offri un aperitivo, una pizza (un panino eviterei mi fa brutto, a meno che non siate universitari), vai in trattoria, aspetti e risparmi i soldi per fare bella figura. Ci sono 1000 modi per trattare bene una signora. Amico non ci sono scuse: devi pagare tu!

Trovo anche molto discutibile il discorso che fanno certe donne che dicono: pago io o divido così è chiaro che la cena non significa un dopo assicurato. Ma con chi siete uscite? L’uomo che dà per scontato che gliela date perché paga un conto o qualsiasi cosa è immensamente peggio dell’uomo che divide o chiede a voi di pagare. Quindi evitiamo: non è su queste cose che si decide se andare a letto assieme oppure no. E se avete il minimo sospetto che lui possa pensarla così non vi conviene neanche accettare di uscire.

Insomma l’uomo che non paga al primo appuntamento e susseguenti conti che riguardano il vostro divertimento è un uomo da tenere alla larga: è un sintomo gravissimo di egoismo e di non. Galanteria.

E non ascoltate il finto intellettuale che dice io a queste cose non ci bado io sono diverso io sono superiore io sono femminista… Quante parole per non cacciare la lira! Pensate quando dovrete organizzare il matrimonio e avrete a che fare con i conti della preparazione: se è lui il predestinato è meglio preavvertire papà che bisogna tirare fuori tutti i soldi noi. Rischio di uomo che vuole appendere il cappello altissimo, occhio!

Il peggiore? Quello che aspetta il conto al tavolo e poi con sguardo languido ti dice: sono 40 a testa alla mancia penso io.

Quindi care amiche toglietevi dalla testa ogni dubbio e il portafoglio lasciatelo pure a casa così non vi viene nessuna tentazione e anzi se dovesse fare il “distratto” per non pagare alla fine gli dite semplicemente: adesso che cosa facciamo che io non ho portato neanche il portafoglio? Sarebbe uno scherzo ottimo: fateglielo!

Insomma il manina corta, l'”intellettuale” che non bada al denaro, il diverso moderno e avanguardista non solo sono da evitare per non pagare il conto ma sono da evitare nella vita perché potrebbero non “pagare” ben altri conti amorosi!

Donna avvertita….

Inviato da iPhone

Amanti. È tutto ok ma lui ha bisogno di confessarlo. Lo scaricabarile

Venezia, Santa Maria dei miracoli. Non è la scala verso il confessionale
Venezia, Santa Maria dei miracoli. Non è la scala verso il confessionale

Lui ha trovato l’amante perfetta. Bella. Riservata. Assetata di sesso. Impegnata come lui e con figli. Serenità, sesso, gioco. Nessun pensiero i primi mesi: gli amanti non sono innamorati, stanno solo bene insieme, e completano insieme le mancanze che la parte ufficiale della coppia non fornisce più. I due amanti hanno così ritrovato complicità e gioco dove ora c’è routine, e sesso passionale, quello “bello e sporco”, laddove ora domina la posizione del missionario una volta ogni 15 giorni (se va bene).

Tutto ok quindi: nessuno dei due si sognerebbe di mollare le rispettive famiglie e figli, ai quali tengono, compresi i coniugi, nonostante i difetti, evidemente “riparabili” all’esterno.

Peccato che lui nasconda un segreto: è un uomo “scaricabarile”.

Che significa? Significa che non ha coraggio e i coglioni per gestire neanche un amantato così mininvasivo e perfetto. Ci riesce qualche mese ma poi, i sensi di colpa, che però non gli impediscono di cercarsi altre donne, lo assalgono.

E allora, giorno dopo giorno, gli si guasta (e lo guasta anche all’amante) il piacere pieno e corroborante che una storia parallela perfetta può dare.

Ha in testa solo una cosa, che piano piano diventa un’ossessione. Parlarne alla moglie. Fare outing. No, non lo fa per amore della famiglia o per pentimento, lo fa per pulirsi la coscienza. In cuor suo spera addirittura in una pacca sulla spalla della moglie, in un perdono e più di un occhio chiuso per poter continuare, magari più avanti, a frequentare l’amante con una sorta di tacito permesso.

Un Vigliacchetto scaricabarile che è pronto a far disperare la moglie ma a tenersela giurando e spergiurando di non farlo mai più.

E l’amante? In questa fase per lui non conta più. Il più delle volte non l’avverte neanche che ha intenzione di parlarne alla moglie. Così, l’amica ignara, oltre allo shock dell’outing rischia di essere messa nei guai con la sua famiglia, figli e marito, dallo strisciare dello scaricabarile verso il confessionale della moglie, che può far scoppiare un casino inenarrabile ben oltre le sue mura domestiche.

Ma lui, vomitata la sua colpa, magari tinta di piccole bugie che fanno apparire lui un povero uomo sedotto da un’arpia assetata di sesso, si sentirà bene, finalmente sereno, e magari verrà anche perdonato. L’amante? Ho dovuto farlo, una questione morale, di giustizia: questi i suoi trenta denari. Ma vaffanculo! Quando facevate i numeri in auto o al motel mica ti facevi problemi, verginella dei miei stivali, caro scaricabarile. Magari facevi anche il Maschio: io, io, io…

Beh, i maschi veri sanno tenere i segreti, le colpe, i vizi e i peccati, li fanno, li vivono fino in fondo e se li godono senza far soffrire nessuno. Senza danneggiare nessuno. E non si cagano sotto a ogni stormir di foglia. Loro hanno prenotato una suite nel girone dei lussuriosi, e va bene così.

Sentite un mio certo disprezzo per lo scaricabarile? Sì lo confesso.

Di solito è uno che si comporta così anche nel lavoro. Se non è in posizione di comando tradisce i colleghi addebitando a loro i suoi errori. Se comanda ed è un capetto (spero non di più) è sempre colpa dello staff, mai sua, fa esporre gli altri, pronto a scappare o sgambettare se c’è pericolo. Il suo motto è: io non ero d’accordo, non l’ho fatto o deciso io. Io non c’ero. Io non ne ho la responsabilità.

Perché è un ominicchio egoista che fa soffrire inutilmente non una, ma due donne alla volta. E non ha neanche la forza di rinunciare ai suoi bisogni: una volta quietata la moglie e abbandonata l’amante, quella brava e seria, se ne troverà un’altra.

Fino al prossimo giro di lacrime da coccodrillo.

Amiche, evitatelo come la peste. O, ai primi segni di lacrime via, giù dalla finestra (in senso figurato, mi raccomando). Quando vedete che il trend sereno e godereccio cala inspiegabilmente e lui inizia a parlare in modo diverso di moglie e famiglia (prima magari non le citava neanche) fategli un piccolo interrogatorio per scoprire se se la sta facendo sotto e via a gambe levate!

Sincerely yours

La prima cena tu e lui… delle beffe

Beffa: Atto o fatto deludente rispetto alle attese o che addirittura si risolve in un danno, in una perdita
Beffa: Atto o fatto deludente rispetto alle attese o che addirittura si risolve in un danno, in una perdita

La prima cena fra un uomo e una donna dovrebbe essere uno dei passaggi normali e divertenti del corteggiamento, non troppo carica di aspettative ma neanche insignificante come un caffè preso in piedi al bancone del bar. Eppure, nel nostro Paese (quasi un’esclusiva europea) per lui e per lei la prima cena si appesantisce di tali e tanti significati che a volte la tramutano, appunto, in cena delle beffe.

Intanto partiamo da un punto fisso: se siete arrivati ad andare fuori a cena insieme vuol dire che a lui sicuramente piacete e che ci vuole provare (questo almeno nel 90% dei casi), mentre per voi o è la stessa cosa (fatto salvo il fatto di dargliela subito, che vedremo dopo) o ha degli elementi che vi fanno accettare l’invito (simpatia, intelligenza, curiosità o, semplicemente, avete voglia di uscire e perché non con lui?).

L’incontro però spesso si carica di stereotipi e imprevisti che lo possono trasformare in “tragedia”: per lui appena finita la cena, per voi se dopo la cena la cosa è andata avanti. Analizziamoli.

Lei: se mi piace non ci scopo subito non sono una zoccola e lui sparisce
Immaginiamo che la cena vada davvero bene, vi piacete, vi divertite, lui vi sfiora la mano, voi ricambiate, un bacio sul collo, risatine, vino a volontà. Ci scappa pure un bel bacio sotto casa. Lui lo sa che la leggenda italiana dice che non la si molla la prima sera altrimenti o si è una zoccola o lui, ottenuto quello che voleva, passerà a un’altra, ma ci proverà lo stesso soprattutto se vi baciate. In tasca ha i preservativi (altrimenti è un fesso, un perdente a priori o uno che gli piace rischiare qualche malattia: da mandare a casa subito). Ci prova. Voi decidete di usare il “come corri”: è chiaro che lui dovrà insistere, almeno con un altro appuntamento. Qui può starci la beffa da parte sua e non esserci un proseguio: preparatevi a incontrare l’imbranato, quello che non è ancora abbastanza uomo, o è timido o tonto che è quello che se non gli date abbondantissimi segnali di starci (quasi glielo dovete dire: guarda non te la do adesso ma la prossima volta sì) non capisce, si smonta, e non ci ritenta per paura del due di picche. Poi c’è il contabile, quello che si fissa un budget da spendere per ottenere la scopata e qui se erano previste due cene ok, altrimenti si dilegua e passa alla prossima. Lo sciupafemmine invece molla il colpo perché davvero lui non ha tempo da perdere, su Facebook ne ha sei o sette da invitare e se non la molli al primo colpo sei tempo perduto, peccato. Infine lo stressato: gli siete piaciute ma quest’uomo non vuole problemi e, durante la cena, si è accorto che siete una donna “problematica”: separata, problemi economici, figli rompipalle, poco tempo libero, salute cagionevole, troppi casini no no, alla larga! Quindi anche un uomo può dare un 2 di picche dopo la prima cena, ma in questi casi non avete perso nulla.
Nota filosofica: non mi stancherò mai di scrivere che definire “zoccola” una donna perché decide di fare del sesso libero come e quando vuole è da bacchettoni (non lo fate abbastanza), invidiosi (lei lo fa e voi no) o cornuti (ce l’avete con tutte le donne libere del mondo perché siete stati traditi): ma cosa c’entrano le donne? Sapete che il 50% delle persone tradisce almeno una volta? Allora siamo tutti troie, una sì e una no. Chiamasi zoccola quella che si fa pagare e lo fa di mestiere.
Sul non darla la prima volta: ridicolo e inutile. Se lo fate per non essere giudicate, imparate a fottervene delle amiche o raccontate meno. Se avete paura di perderlo non è che aspettare altri appuntamenti rappresenti polizza assicurativa, credetemi.Se avete voglia di dargliela subito dategliela! Godrete (ve lo auguro, visto il mercato degli uomini “abili”) innanzitutto voi.

Se lei è un rebus
Ora mi metto dalla parte dell’uomo. La cena è stata bella, divertente, lei vi piace un sacco, avete fatto battute e approcci soft ma non avete ottenuto che risatine, a volte si è ritratta, insomma non si capisce se ci sta o no. La riportate a casa, lei vi ringrazia per la serata bellissima e si affretta a scendere. Inutile chiederle di accompagnarla al portone: non ci sta. Sì, ebbene sì: una donna, pur sapendo benissimo quello che avete in mente, può far finta di non saperlo e decidere di uscire con voi per vedere come va a finire, per farsi quattro risate o semplicemente una mangiata in compagnia. No, non è una stronza, siete voi che siete ancora ancorati all’idea che accettare di venire fuori a cena significa darla in automatico: voi pagate il conto, lei paga la mangiata. Orrore. Non è che questa donna non fa per voi, siete voi che non fate per lei. Molti uomini, raccontando di questi che considerano a torto 2 di picche chiamano troie le ragazze che non ci sono state subito: un controsenso da deficienti invidiosi, della serie la volpe e l’uva, a meno che non parliamo della profumaia, la gatta morta 2.0, che potete leggere qui. Allora siete incappati in una trappola. Insomma, o tentate un’altra volta ma i segnali devono essere in crescendo, oppure rischiate di diventare un amico. Niente sesso, mai più. E a voi, caro maschio, nove volte su dieci l’amicizia non interessa.

Tutto bene ma lui sparisce
Ma che bella cena! Lui brillante, carino, assolutamente promettente! Vi ha corteggiato come si deve, senza esagerare ma bello sicuro. A voi piace… Qui i casi sono due. Decidete di aspettare un prossimo appuntamento per dargliela. Lui sparisce. Oddio cosa avete sbagliato? Nulla: durante la cena avete detto o fatto qualcosa che non gli piace (vedi lo stressato descritto più in alto), forse siete meno bella che sulla foto di Facebook, oppure si aspettava tutt’altro. No lui altri soldi e tempo con voi non li spende. Quindi sparisce: non risponde, non chiama eccetera (leggi qui).
Oppure decidete di dargliela la prima sera. E lui se la prende. Attenzione: da qui nasce il grande equivoco che “darla subito fa scappare gli uomini”; semmai è il contrario. Ipotizziamo che durante la cena per lui non sia andato tutto come doveva e decida già che non siete la donna ideale. Però siete carina, oppure non gli piace la faccia ma avete un corpo da urlo, o viceversa… Pochissimi uomini, di fronte alla vostra disponibilità faranno una prova: è sempe una ciulata diranno, proviamo (certi faranno anche il conto di aver ammortizzato la cena). Poi però spariscono: ma non è perché gliel’avete data subito, è perché non avete superato il test cena. Anzi, magari scopre che a letto siete una bomba e quindi ci saranno altre volte, ma questo è comunque un uomo destinato a sparire a breve. Ve ne accorgerete dalle attenzioni, che saranno poche, superficiali e molto finalizzate a trombare. Per esempio la secondo volta non vi inviterà in uno costoso ristorante ma a casa sua, con la scusa che cucina lui. Il piano è: due piatti di rosticceria e due ore di cavalcata, poi ti chiama il taxi per tornare a casa. Non biasimatelo, succede anche agli uomini di scoprire sul pezzo che è una cena delle beffe, solo che noi siamo più materialisti di voi: non rinunciamo al sesso.
Nota filosofica per le signore: anche questa è una cosa che ripeto spesso perché mi fa arrabbiare… In questi casi non si fanno scenate! Ma come, io ti ho dato la cosa più preziosa che avevo e tu sparisci? Hai preso la mia patata d’oro e ora ti dilegui? E via con insulti, telefonate, nei casi peggiori (da denuncia) sputtanamenti via facebook e fra gli amici. No care signore: voi avete dato, ma avete anche preso. Il mercato è libero e una scopata non è una promessa di matrimonio. Lui è stato stornzo, forse maleducato? Cancellatelo dalla vostra vita, ma da signore quali siete, non da stalker impazzite.

Insomma, ecco perché certe cene promettenti si trasformano in cene delle beffe, “per colpa” di lui o di lei. E’ il gioco dell’amore care lettrici e lettori: un po’ di rischio lo rende più bello. E meno scontato è un incontro, più sarà gradevole il finale, se è quello che desiderate.

Il finto romantico

Cyrano de Bergerac aiuta Cristiano a fare il romantico
Cyrano de Bergerac aiuta Cristiano a fare il romantico

Nel mercato degli uomini papabili c’è anche il finto romantico.

Il finto romantico, per competere nella gara fra i tanti uomini che frequentano le pagine dei Social con il principale scopo di scoparsi più donne possibili, ha selezionato come cavallo di Troia per fare breccia nei vostri cuori un filone di romanticismo che propina sia come presentazione di sé stesso sia come approccio in chat.

Come si presenta.
Sdolcinato fino a provocare una crisi iperglicemica, cerca di temperare la sua immagine fotografica e caratteriale, spesso tutt’altro che romantica, con un repertorio di frasi da bigliettino per innamorati che scova su internet e che sapientemente memorizza in un file dedicato. Internet è il suo Cyrano de Bergerac e lui, novello Cristiano piacione cuccone ma a corto di idee, si fa suggerire aforismi imbellettati da tutti. Suggerire… Ruba perlopiù. Infatti, una delle caratteristiche del finto romantico, è quella di essere un assiduo frequentatore di social dove, fateci caso, condivide raramente le cose che postano gli altri e che gli piacciono per un motivo soltanto: deve venderle come sue. Quindi copia link, frasi, cartelli parlanti e poi li ripropone come se li avesse scovati lui, come se fossero farina del suo sacco. Ma è il Cyrano di turno che glieli suggerisce. Posta anche molti fiori, cuccioli di animali, tramonti con lui e lei mano nella mano ma, soprattutto, tonnellate di frasi al miele di acacia.

Chi è veramente il finto romantico
Un uomo che nulla ha di romantico, in realtà. L’unico motivo per il quale si presenta tutto rose e bacetti è scopare, scoparsele il più possibile. Rispetto al pescatore a strascico (leggi qui il suo profilo) non contatta più donne possibili, ma ne sceglie due o tre e si dedica a loro contemporaneamente, anche perché non ha un repertorio così vasto di frasi fatte che può depauperare in due tre giorni di corteggiamento melenso, e che poi è attento a diversificare, perché in media più furbo del pescatore a strascico. Come “uomo romantico” pensa in realtà che ogni lasciata è persa, quindi è abbastanza di bocca buona e non punta solo alle strafighe. Alla peggio, dice, te la scopi una volta e poi la saluti. Evita le superdonne troppo strutturate e ironiche, perché non sopporta di essere preso in giro quando scrive robe tipo “sono innamorato della tua anima non del tuo corpo” e poi sa che non si digeriscono le sue palle allo zucchero filato. Piuttosto cerca di farsele amiche, e le legge molto, per usarle come altri Cyrano; guardate come interagisce con queste donne forti… Diventa meno romantico e più simpatico, sostituisce gradualmente le frasi dolciastre con le battute da figo. Anyway, lui vuole scopare, punto, il romanticismo è solo uno strumento di lavoro.

Perché evitarlo
Vabbè, che c’è di male a “fare” un po’ i romantici, direte voi? Nulla, se non si esagera e, soprattutto, se si è almeno un po’ sinceri. Se, cioè, dietro alla montagna di salamelecchi, nuvolette e cieli azzurri non si nasconde, come spesso accade, un uomo arido, calcolatore, approfittatore, e tutto quello che di bello vi dice fa parte di un copione. Un pallista che si rivela una volta che gliel’avete mollata per quello che è: spariranno presto attenzioni e frasi di circostanza, perché ha ottenuto quello che voleva e… Avanti un’altra. Il finto romantico è quello che poi vi manda a casa in taxi perché dopo lui non ha voglia di accompagnarvi, è quello che “poi” non vi porta più fuori perché costa e non ha voglia, è quello che sostituisce presto grandi preliminari dedicati con sveltine e fellatio non ricambiate. È quello che poi dorme e, romanticamente, non rompere i coglioni. No ragazze, alla larga, perché soffrirete se vi invaghite di una mente dolce e raffinata ma costruita a tavolino. Prevenire è meglio che curare.

Come riconoscerlo
Cone scrivevo, il suo repertorio è principalmente quello: una sorta di autopresentazione attraverso frasi e immagini che lo rendano di aspetto dolce, quasi femminile, addirittura fragile per certi versi. Lui non fa il supermacho, quello lo lascia alla concorrenza. Il suo scopo è che vediate in lui un uomo sì, ma tenero e tutto da coccolare, premuroso, attento a voi e anche un po’ poeta. Insomma, di quelli che si è buttato via lo stampo.
Non vedrete mai sulla sua bacheca foto di donne piacenti o provocanti: a lui quella roba lì nn interessa, noooo, ed è conscio che qualcuna di voi potrebbe giudicarlo male se posta la playmate di maggio, e poi striderebbe con il suo profilo romantico no? Al massimo si limita a mettere mi piace o a fare battute (morigerate o imperscrutabili) su queste foto postate da altri, ma giusto per far vedere che non è morto e che la circolazione è attiva anche dall’ombelico in giù.
Come mai è libero? Ma è chiaro! Un uomo così dolce è stato sicuramente vittima di qualche zoccola senza cuore (e voi donne non vi risparmiate critiche a solidarietà zero). Oppure ha fallito, fino a oggi, la sua ricerca di una romanticona come lui. Lui poi non lascia ma viene sempre lasciato, come un cucciolo legato al guardrail. Poverino, che tenerezza, ma come si fa a non abbracciarlo e baciarlo tutto?
A qualcuna di voi amiche sentimentali ma con i piedi saldi in terra può venire il dubbio che un uomo così poi abbia dei problemi a letto (visto il diffuso problema di performance sessuali maschili medie che molte di voi mi raccontano), défaillances che lui maschera col troppo romanticismo: provate a stuzzicarlo in chat (in pubblico manterrà sempre il suo aplomb romantico… Altrimenti si tradisce) sul sesso e presto vi accorgerete che il romanticone è anche capace di mandarvi in quattro e quattr’otto la foto del suo attrezzo, se pensa che sia una scorciatoia per venire al dunque è può smettere di decantarvi le rose di maggio. Non è quello il problema, anzi lo è, perché tutto cela solo quella intenzione lì, scoparvi. Punto.

Finisco dicendo che siamo tutti adulti e vaccinati, quindi usiamo e veniamo usati. Se il finto romantico vi aggrada e siete consapevoli che è tutta o quasi una farsa, potete anche provarlo. Ma se siete in cerca di una storia seria, e quindi con una naturale dose romantica che la sostenga, non investite un minuto in questo tipo d’uomo, perché rimarrete inevitabilmente deluse.

Non c’è nulla di più brutto di un “ti amo” venduto al mercato del cucco seriale.

Sincerely yours

I pescatori a strascico di donne sui social: chi sono e come riconoscerli

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Molti uomini sono su Facebook con lo scopo principale di trovare una donna e scoparsela al più presto. Fra questi, molto diffusi, sono i cosiddetti pescatori a strascico.

Chi sono? corteggiatori seriali. Le loro caratteristiche principali sono le seguenti.

1. La loro foto del profilo sfoggia o un primo piano con sorriso a trecento denti e sguardo sornione (della serie simpaticone ma anche ammiccante stallone) oppure, se palestrati o fisicati, foto in costume con pacco visibile (se c’è, se è minuto foto dagli addominali in su). Poi c’è chi mostra il macchinone o l’orologione, perché è rimasto fermo alla donna che si sbranda sul Porsche.

2. Non leggono minimamente il tuo profilo, il tempo è… Scopare, neanche denaro. Quindi si concentrano sulla foto (cosa dice la tua foto? Sei figa? Magari sei troia? Leggi qui come possono interpretarla) e al massimo vedono se sei sposata o single o che cosa. Poi ti chiedono l’amicizia, a te e ad altre dieci contemporaneamente: basta schiacciare il bottone sulle foto appetibili.

3. Seconda fase: tu accetti l’amicizia è il pescatore a strascico ti messaggia immediatamente. Ha un repertorio fisso fatto di frasi secondo lui di comprovata efficacia. Qualche esempio? Ti trovo interessante. Donne da scopare ne posso avere quante ne voglio a me interessano quelle intelligenti, profonde. Mi hai colpito perché sei affascinante e ironica. Cerco la donna della mia vita, voglio innamorarmi. Sono sposato ma separato in casa, nei fatti, per i figli… Il repertorio è lungo, leggi qui altre tipiche chicche del pescatore a strascico.

4. Sono multitasking. Nel senso che giocano contemporaneamente su più chat. Parlano con te ma anche con altre contemporaneamente (ecco spiegate quelle pause un po’ troppo lunghe e anomale durante la conversazione: se chiedi spiegazioni… scusa ho risposto al telefono). A volte il volume di chat aperte è così alto che si sbagliano e mandano messaggi alle persone che non c’entrano, facendosi sgamare.

5. Usano il copia incolla. I più digitalmente avanzati, invece di ripetere il repertorio a memoria si sono fatti un documento dal quale pescano le frasi più efficaci e che usano di più. Mi hanno raccontato di un “professionista” che si è iscritto come donna a un sito di incontri (le donne non pagano di solito) e ha imparato le dinamiche migliori dell’approccio chattando con le “colleghe” e facendo tesoro dei loro commenti, ma anche interagendo con gli altri maschi. Poi si è costruito una lista Faq ed è entrato come uomo nello stesso sito: assicura grande successo, dice lui.

6. Sono bugiardi. Quasi tutto è falso all’inizio. Mestiere, reddito, età, stato civile. Qualche verità te la regalano per arrivare all’appuntamento. Se pensano che tu sia abbastanza troia osano mandarti una foto del loro attrezzo. Anche questa di solito falsa. Ah, naturalmente a letto sono una bomba! Speriamo almeno che non te ne capiti uno microdotato, impotente o eiaculatore precoce (ce ne sono tanti).

7. No perditempo. Se vedono che sei complessa, fai troppe domande o sei sospettosa spariscono, soprattutto se un’altra pollastra sta dando i suoi frutti. Magari ricompaiono dopo settimane, sono stati all’estero, hanno lavorato tanto o avuto grossi problemi. Se sei complicata non desistono solo se il mercato langue e tu sei davvero figa: allora vale la pena di cercare di reggere la conversazione. Nel frattempo schiacciano 39 altre richieste di amicizia.

8. Fanno i romantici, fra cuoricini, fiorellini, bacettini. Però, appena intravedono una apertura sul sesso, son subito… Uccellini! O tentativi di scrivere porcate in chat. Occhio ai maniaci del sesso virtuale: leggi qui.

9. Dopo aver ottenuto la tua amicizia e iniziato la chat, non leggeranno i tuoi post (non sanno leggere, guardano le figure) ma frugheranno fra le tue foto. Te ne accorgi perché spuntano i mi piace sulle foto in costume, con la scollatura, in abitino stretto e tutte quelle che per il pescatore seriale hanno un significato penieno.

10. Fanno incetta delle tue amiche. I più scafati aspettano di vedere come va con te, ma i bulimici della pesca a strascico vanno a vedere se c’è qualche figa fra le tue amiche e, forti della tua amicizia, chiedono quella delle tue coetanee (o meno) più fighe. Una mossa spesso controproducente, se la tua amica ti chiede “chi è questo?” E tu giustamente ti incazzi perché erano solo 10 minuti che chattava con te.

Insomma, il pescatore a strascico cerca di presentarsi per quello che non è: un selettivo in cerca davvero dell’amore della sua vita. Se hai letto bene i 10 punti che lo contraddistinguono non dovrebbe essere difficile sgamarlo, evitando di perdere tempo o di fare il passo falso di uscirci pensando che sia un uomo che cerca un rapporto non solo sessuale. Nel caso di dubbio, fagli molte domande: o si tradirà o si stuferà perché sei troppo faticosa. Un altro buon metodo? Se vedi che ha agganciato una tua amica, chiedile cosa le sta raccontando: è probabile che abbiate la stessa versione dello stesso tema in tempo reale!

Sincerely yours

Primo appuntamento: dopo quanto tempo fare sesso?

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Vi siete conosciuti non importa dove e come (chat, amici, per caso), vi siete esteticamente piaciuti e ora lui vi ha invitato fuori a cena o per un aperitivo. La domanda è: se le cose andranno bene, quando è il momento giusto per fare sesso? Subito o è meglio aspettare? E quanto? Regole precise al millimetro non ce ne sono, a parte quella maggiormente in voga che dice “al primo appuntamento non si fa”, ma ho interpellato alcune amiche che vi presentano le loro teorie interessanti. Leggetele, poi vi dico la mia.

La teoria di Rita: dipende da quanto ti piace
Secondo Rita decidere quando fare sesso con uno che ti piace dipende solo da quanto ti piace fisicamente. Anche la prima sera, se lui conferma le impressioni preliminari e le rilancia. Mi dice: devi immaginarti già a letto con lui… Come la vedi? La cosa ti eccita? La prova del nove è il bacio. Se ti bacia bene facci sesso, anche subito, al massimo la volta dopo, così vi scaldate ancora di più nell’attesa. Rita, dico io, ma non hai il timore che lui ti giudichi una poco di buono (leggi qui cosa ne penso in un altro articolo) che “la dà via subito” o sparisca perché ha ottenuto quello che voleva, pure in modo facile e veloce? Risposta: se fa così è uno di quei coglioni che giudicano “troie” le donne che gestiscono il sesso come gli uomini, senza preconcetti e pregiudizi; meglio disfarsene prima che faccia danni psicologici. Se gli è bastata una scopata e poi sparisce probabilmente lui ha dato tutto e non ha molto da proporre: a casa.

La teoria di Monica: la regola imprenditoriale del 4
Monica esclude categoricamente il sesso la prima sera e fa un paragone con i tempi di una nuova impresa. Il primo anno va tutto bene, il secondo vengono fuori eventuali problemi, il terzo l’azienda si assesta e il quarto, finalmente, si possono fare progetti. Con un nuovo corteggiatore interessante ciò si traduce (per fortuna per lui e per la mia amica) in numero di appuntamenti non infiniti. Il primo è esplorativo. Il secondo di approfondimento e verifica. Il terzo confermativo nel bene e nel male. Il quarto… Dipende dal bacio, dice Monica. Se bacia male può essere bello e simpatico ma mi dispiace, grazie e arrivederci.

La teoria di Elena: se resiste 2-3 mesi è papabile
Elena ha provato di tutto con gli uomini. A starci subito ma, dice, anche se è quello che auspicano e dichiarano ai quattro venti che le donne sessualmente sono pari agli uomini, poi ti giudicano male e la storia dura poco. Idem sui tempi intermedi. Quindi, mi dice Elena, l’uomo deve essere testato sulla resistenza. Se tu gli interessi davvero e non solo per una botta e via deve reggere più incontri, sicuramente più di una decina, spalmati in 2-3 mesi di frequentazione in crescendo. Solo così, alla fine, parlando, baciandosi e facendo i fidanzatini “a rate” hai la probabilità seria che a lui interessi veramente è che si possa imbastire una storia degna di questo nome. Quindi se la deve sudare…

Queste le tre posizioni dominanti nelle teorie delle mie tre amiche, che rappresentano un po’ il pensiero maggioritario (o minoritario, come sembrerebbe nel caso di Rita) di molte lettrici e frequentatrici dei miei social. Ma la domanda principale rimane: dopo quanto tempo fare sesso? Chi ha ragione delle tre? Vediamo

Rita decide molto sulla base del fattore fisico, anche se nella discussione aggiunge che non è tutto ovviamente (deve essere simpatico, divertente, intelligente), ma alla fine è quell’immaginarsi a letto con lui che la fa decidere. Ha perfettamente ragione quando dice che se poi viene giudicata male lui è un maschio dalle vedute retrograde, quindi inutile. Sicuramente lei “guadagna tempo”, nella selezione dell’uomo che potrebbe funzionare come futuro compagno ma… Cara Rita, siamo in Italia, un paesino dove non solo i maschi giudicano male chi si concede “troppo presto” (pur mirando proprio a quello: non credete a quelli che vi dicono che per loro il sesso è una componente della coppia neanche prioritaria, è tutto marketing maschile, leggete qui) ma persino le tue amiche diranno “sì però non puoi darla via così”. Quindi no, la prima sera no. Strategicamente no. Trovo ridicolo darla la seconda volta però, che differenza c’è con la prima? Giusto per dire agli amanti del bon ton sessuale che “però non gliel’ho data subito”? Mah…

Monica dimostra di avere una strategia molto precisa, che non a caso paragona a quella di una nuova azienda. La regola del 4, che lei poi precisa è estensibile, mai accorciabile, dipende tutta dal comportamento del maschio. Insomma, sembra più un colloquio di lavoro che un incontro galante. Intendiamoci, Monica si sa divertire e vuole divertirsi (ha “superato” diversi matrimoni), ma “conosce bene gli uomini” e dice che anche un passo falso durante questa prima fase può essere molto eloquente. Il limite di questo approccio è che può essere molto stressante, anche per Monica: si testa, si testa ma non si quaglia quasi mai. È vero che il mercato degli uomini disponibili oggi è quello che è, ma forse un pizzico di istintività in più alla “Rita” non guasterebbe. Tre è il numero perfetto anche in questo campo? Forse sì.

Elena non sente ragioni: se mi vuoi mi devi meritare. Devi lavorare con pazienza, bene e per un bel po’ di tempo prima di riuscire a portarmi a letto. Cara Elena, ma così gli uomini si stufano, e le donne disponibili sono tante! Tu dirai, meglio così, alla larga morti di figa, poco titolati, impazienti e non strutturati. Sai che cosa fa il classico Uomo da pesca a strascico? Poniamo che tu gli interessi davvero, o che comunque prenda il portarti a letto come una sfida. Credi che, nell’attesa della tua capitolazione, fra un vostro appuntamento è l’altro, bacini bacetti frasine corroboranti e messaggini in chat non si dia da fare? Sai qual è il trend del single maschile? Quello del “signore degli anelli”: una per scoparla quando voglio, una per sentirla sempre è una per un giorno averla, e comunque lui, alla fine, per ghermirle tutte. Sei solo un tasto del suo pianoforte dear. Quindi è probabile e frequente che quella che tu credi sia un’attenzione dedicata, sia italianissimamente condivisa con almeno altre tre pretendenti a breve e medio termine. Ecco perché la maggior parte non arriva a superare la tua prova, o se lo fa trucca e tu difficilmente lo saprai. Quindi la tua strategia è ad alto rischio, e potrebbe farti passare molto tempo in stand by. Anche sessualmente. Cosa dici? Puoi avere quelli che vuoi quando vuoi? Se sei carina e non rompiballe certamente, ma sappiamo che il tuo credo è un altro. Buona astinenza dunque, anche se qualche principe azzurro che vada bene a te magari in giro c’è…

Insomma, sembrerebbe che il tempo ideale per concedere le proprie grazie a un nuovo pretendente sia fra il terzo e non oltre il quinto appuntamento serio, cioè tale da mettervi alla prova reciprocamente. La scoperta dell’acqua calda? Questo è almeno in teoria, tenendo conto di non cadere nel cosiddetto “errore” di darla la prima sera e in quello opposto, meno criticato da un punto di vista del falso bon ton imperante e bigotto, ma letale è noioso come una lunga attesa

Ho scritto teoricamente, perché se è vero che, come ci insegna la Psicostoria del grande Asimov, i comportamenti umani sono prevedibili e matematicamente incasellabili, esistono per fortuna delle variabili che ci rendono umani e fanno deragliare le noiose statistiche, per quanto attendibili.

Una di queste è il sesso. Come dice giustamente Rita e altre mie amiche come Maria e Betta, la chimica che scatta fra due persone può scardinare qualsiasi regola sociale o di opportunità e portarvi a letto nel giro di due ore. Ed è bello, perché istintivo e passionale. Magari un “errore”, perché non durerà, ma a Patto che lui sia almeno la metà di quello che gli uomini di solito millantano di essere capaci di fare a letto, sarà del buonissimo e piacevole e distraente e rasserenante sesso.

Ma non dimentichiamoci il bacio. Tutte Le mie amiche lo considerano una vera prova del nove, quasi una cartina di tornasole, Monica addirittura decide se andare avanti o no dalla qualità e da cosa esprime un bacio. La maggioranza la pensa così, ed è giusto, come ho scritto qui, se volete leggere.

La morale! Regola del tre a parte, usate il vostro sesto senso al primo appuntamento e a quelli che seguiranno, indipendentemente dal numero. È una delle armi più potenti della femminilità, ma molte di voi la mettono da parte, troppo prese a presentarsi bene. No. Siate voi stesse e soprattutto ascoltate e osservate il vostro uomo. Come si comporta, come si muove, cosa dice… Ma ascoltate soprattutto la sensazione che vi dà: piacere? Dubbio? Pericolo? Insicurezza? Interesse? Relax? Precarietà? Bugia? Su questo decidete. E, naturalmente, su come bacia.

Buona caccia

« Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore. »
(Bayta Darell, Fondazione e Impero, cap. 11)