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Primo appuntamento: la prova del gioco

devi provarlo per vedere se non ha difetti
devi provarlo per vedere se non ha difetti

Avete letto su questo blog Primo appuntamento: dopo quanto tempo fare sesso? Leggetevelo su questo link ma vi riassumo velocemente di che cosa si trattava, perché devo fare un aggiornamento sul tema che spero vi piacerà.

Il tema in sostanza era: ci esci e lo fai la prima sera, dopo un po’ o dopo un BEL PO’?
Tre testimonianze.
Rita, che ho chiamato la decisionista, che dice che in sostanza se c’è feeling e ti immagini bene a letto con lui inutile perderci tempo e fare la finta santarellina o la bigotta, decidete voi.
Monica, la chiamo l’imprenditrice perché ha la teoria del 4. Un’impresa, dice, ha 4 fasi e decolla solo alla quarta “sera”, quindi mai concedersi prima.
Elena fa fare agli uomini una sorta di maratona: devono frequentarla per almeno due tre mesi rimanendo a bocca asciutta prima di ottenere quella che i nostri nonni chiamavano “la prova d’amore”, che mi fa ancora tanto ridere come concetto (ma davvero siamo molto lontani da quei tempi? Ogni tanto ho dei dubbi…).

Rita ne usciva in minoranza, anche nei commenti delle lettrici e amiche sui social. Una minoranza alla quale voglio fare la tara, perché non tutte voi in pubblica bacheca avete sempre il coraggio di dire… “ma a me se uno piace me lo porto a letto al più presto”.

Siamo in Italia d’altronde, paese teoricamente libertino ma in pratica spesso molto bigotto, in prima fila gli uomini che la vorrebbero subito ma poi ti giudicano male (sia se gliela dai sia se non gliela dai).

Ma ecco la sorpresa: fra le mie lettrici ne compare una che, letto l’articolo suddetto, lancia una tesi assolutamente affascinante e intelligente, che a me è piaciuta e che vi giro per farvi riflettere.

E’ la versione della prova del gioco, o meglio del giocattolo.

Sapete che ogni tanto ospito qui colleghe, amiche ma anche lettrici che abbiano da dire (o da scrivere, se lo sanno e vogliono fare) qualcosa di interessante e che vada al di là di un apprezzatissimo ma breve commento, quindi ecco la…

LA VERSIONE DI DANIELA, ovvero “provare per credere”

Leggendo quanto scritto dalle tre amiche precedenti, mi viene in mente
un esempio che sfida preconcetti e strategie da attuare su quando
concedersi rispetto a un primo appuntamento con una nuova conoscenza.

Supponiamo che sia martedì, abbiamo acquistato un giocattolo, la sera
dobbiamo andare a dormire presto, il giorno dopo abbiamo la
solita levataccia per andare a lavorare, che facciamo? Cediamo alla
voglia di aprirlo comunque e giocarci un pò? Aspettiamo il sabato che
abbiamo la giornata a disposizione per giocarci con calma? Oppure ci
pregustiamo l’attesa, sabato lo scartiamo ma non ci giochiamo, magari
solo un pò e ci ripromettiamo di accenderlo per divertirci a giocare
quando avremo letto il manuale e scoperto tutti i suoi trucchi e segreti
e ne conosciamo perfettamente il meccanismo?

In tutto questo, però, non abbiamo considerato un fattore: il giocattolo
che abbiamo comprato HA UN DIFETTO!!!!

A questo punto mi chiedo: quando sarebbe stato meglio scoprirlo?

Se agissi come Rita, la “decisionista”: Martedì sera….chi se ne frega
se domani mattina avrò gli occhi gonfi e sonno tutto il giorno, ho deciso di cedere alla curiosità e alla voglia di giocarci fino a notte fonda……OPS il
giocattolo è rotto!! Pazienza…per fortuna me ne sono accorta subito,
ora di sabato l’avrò già sostituito! Anzi da ora in avanti proverò
subito i giocattoli nuovi perchè così ci gioco appena possibile, quanto
mi pare e senza sorprese sgradite!

Se agissi come Monica, l'”imprenditrice”: Mi pregusto l’attesa…mercoledì, giovedì, venerdì e finalmente è sabato!! Quanta gioia, quanta emozione, quante aspettative
di bei giochi……NOOOOOO il giocattolo è rotto…. accidenti, se solo lo
avessi aperto martedì non avrei sprecato il sabato e non avrei tutta
questa delusione per l’attesa inutile.

Se agissi come Elena, la “maratoneta”: Meglio non aprire subito i giocattoli, si sciupano. Meglio aspettare, giocarci poco la volta, non accenderlo pregustando l’attesa,far crescere il desiderio di giocarci un bel giorno quando tutto sarà
perfetto, nessuno intorno, libera da impegni e tanta voglia cresciuta
col passare del tempo e l’avvicinarsi del fatidico momento magico….

MA CHE SUCCEDE? PERCHE’ NON PARTE? DOVEVA ACCENDERSI SPOSTANDO LA
LEVETTA…MALEDIZIONE….CAVOLI…..E’ ROTTO!!!!!!!! Quanta rabbia,
delusione, frustrazione, tutti quei giochi su cui avevo fantasticato e
che non potrò fare…mi viene quasi da piangere…. se lo avessi aperto
quel fatidico martedì non ci avrei investito tanto e ora non starei così
male e no mi sentirei persino sciocca….

Personalmente, pensando a tutte queste evenienze mi sento di dirci: facciamo quello che vogliamo e sentiamo, senza giudicarci ma facendoci un regalo…

ESPRIMIAMOCI LIBERAMENTE, SPONTANEAMENTE

se sarà l’uomo a giudicarci vorrà dire che lo avevamo sopravvalutato e
quindi non era quello giusto. Se una cosa ci va e ci piace, se l’uomo
con cui siamo uscite ci ha regalato una serata appagante e stuzzicante
al punto che oltre che mentalmente ci sentiamo coinvolte anche
fisicamente….divertiamoci fino in fondo!! Magari scopriamo che è
l’uomo dei nostri sogni o che il giocattolo, almeno questa volta, funziona!

Daniela Luisa Luciani

Grazie Daniela, molto convincente e divertente la tua visione dei fatti, che porta acqua al mulino della versione di Rita, quella “pronti e via”, ma con un pizzico di praticità in più.
E io cosa ne penso? Penso che bisogna ritrovare spontaneità anche nel sesso, e non solo nelle relazioni umane. Non possiamo sempre calcolare, pensare, soppesare, misurare tutto e tutti prima. Poi voi siete donne, fidatevi del vostro istinto e, perché no, delle vostre voglie e dei vostri ormoni (è una balla quella dell’uomo sempre arrapato e la donna tutta e solo cervello). Non dico di non fare selezione, ci mancherebbe, con i soggetti maschili in giro per le chat… ma quella si fa prima dell’incontro fatidico, quello potenzialmente decisivo.

O no? Ditemi cosa ne pensate, commentate!

Sincerely yours

Donne, non tirate troppo la corda dopo il primo incontro

iStock
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Le donne che tirano troppo la corda dopo il primo incontro con un uomo, cioè esagerano con pretese, test di affidabilità e tempi biblici prima di concedere quella che i nostri nonni chiamavano la “prova d’amore”, che tradotto in slang moderno significa “finalmente darcela”, si terranno forse al sicuro da esperienze negative (probabilmente le ennesime nella loro storia sentimentale), ma perderanno altrettanto sicuramente buone occasioni e buoni partner, perché a tutto c’è un limite, e la corda dell’uomo medio italiano, si sa, è in genere corta e spesso fragile.

Meglio sole che male accompagnate? Certo, ma se siete fra quelle che hanno deciso di archiviare sentimenti e sesso perché “non se ne salva uno” è inutile che leggiate questo articolo, ed è forse meglio che vi compriate un gatto, animale che, peraltro, io amo quasi come il cane, ma che è tipico nell’immaginario maschile del ritiro femminile dalle attività sportive.

Battute a parte, le cattive esperienze del passato mi auguro che comunque vi abbiano lasciato un sano margine per farvi, almeno ogni tanto, un “tagliando” divertente e spensierato con qualcuno che forse non vi sposerà, ma vi farà raggiungere almeno un orgasmo. Serenità e spensieratezza (vere, non “forzate”), almeno una tantum, a voi: ve lo auguro davvero.

Ma se non siete delle kabuliste del “adesso basta uomini” e “fanno schifo tutti non se ne salva uno“, o per voi questo è solo un momento di scoramento e passaggio (certi uomini, vi capisco, farebbero passare la voglia di avere una relazione anche alla più passionale delle donne), forse qualche considerazione maschile su questo tema può esservi d’aiuto per rettificare il tiro della vostra gestione delle relazioni amorose, impedendovi appunto di tirare la corda della pazienza dell’uomo medio al punto da farla spezzare prima di capire se lui è un soggetto da “ne vale la pena o no”.

Intendiamoci, chi mi segue su questo blog sa che non sono tenero con l’uomo medio italiano. Questo blog è ricco di profili che descrivono cosa offre in genere il cosiddetto mercato degli uomini papabili, fra single, sposati, separati e divorziati.

Il panorama può essere desolante ma, credetemi, pur facendo il pessimista, di uomini potenzialmente “normali”, e cioè in grado di interessarsi a una donna non solo per le sue grazie, non morti di figa e in grado di costruire una relazione decente e duratura (almeno qualche mese?) ce ne sono. Tre su dieci? Quattro su dieci? Non lo so, ci sono e non sono così rari, testimoniano le mie fonti, che poi siete voi lettrici che mi raccontate le vostre esperienze, passate e contemporanee.

Dunque facciamo il caso che incontriate un uomo che, all’apparenza e di primo acchito, ha una serie di caratteristiche sufficienti per farne la conoscenza reale o, se lo avete conosciuto fuori dai social, proseguire nella famosa e naturale escalation di incontri. Vi piace, è simpatico, è libero (ciò vuol dire single o separato -c’è ne sono tanti-, e comunque in grado di frequentarvi e dedicarvi tempo decentemente).

Avete sezionato il suo profilo facebook scrutando fra i suoi post, avete analizzato le sue fotografie, avete controllato amicizie soprattutto per accertarvi che non sia un pescatore a strascico di donne, avete chattato con lui facendo domande dirette o trabocchetto, alla ricerca di bugie incongruenze o contraddizioni. Lui vi ha risposto gentile, sereno e anche convincente. Insomma, ha superato il primo livello del test “è uno papabile?”. E quindi decidete di accettare un suo invito.

Già invito, ma quale? Voi pensate sempre che l’uomo voglia andare al sodo il più in fretta possibile e non perdere tempo mentre voi siete magari per il caffè, un modo mininvasivo per passare al secondo livello del test senza “compromettersi” con un aperitivo o, “peggio”, una cena.

Anche l’uomo, invece, se vi ha conosciuto solo sui social e ha dubbi sulla vostra reale bellezza (certe foto e filtri fanno miracoli, e voi lo sapete) potrebbe preferire come voi un semplice caffè di partenza ma… se è un “coraggioso” e si dimostra convinto delle vostre “potenzialità di partner”, se vi trova davvero interessante, potrebbe offrirvi subito un aperitivo con possibile sforamento su cena e dopocena, persino direttamente la cena! Orrore! Orrore? E perché ? Il fatto che voglia stare con voi più di un caffè non significa che sia della orrida (appunto) categoria “io ti pago la cena e quindi tu ci devi stare”. Quindi primo consiglio: non tirate la corda e accettate almeno l’aperitivo, persino la cena, perché no.

Il primo incontro faccia a faccia è importante. O si va avanti o ci si saluta, spesso dicendo il fatidico ci sentiamo, mentre io preferirei uno schietto “non sei il mio tipo, scusa, amici come prima”.

Discorsi invece della serie “guarda sono uscita ma ho un periodo no e non voglio o cerco nessuno” o sono veri, e quindi vanno rispettati ma andrebbero fatti correttamente PRIMA di uscire, altrimenti che cazzo ci esci a fare ( non tiratemi fuori la storia dell’amicizia fra uomo e donna che non esiste, Leggete qui), oppure se sono finti e sono un test per vedere se lui, nonostante oggettive e dichiarate difficoltà (della serie questa è una difficilissima da conquistare) va avanti col corteggiamento, non ci siamo.

Gli uomini non vanno smontati ma neanche galvanizzati con una sorta di pretattica, perché esagerare dicendo non voglio nessuno non cerco nessuno non me ne frega niente è dichiarare disinteresse e tirare la corda. Scappa di sicuro quello che vuole una botta e via, ma rischia di scappare, se non subito a breve, anche il più paziente degli uomini normali al quale magari interessate. Quindi se “Non mi interessa più” è un bluff, è un bluff sbagliato e un autogol. Se è vero non usciteci, non esiste un uomo, soprattutto appena conosciuto, che vuole SOLO diventare vostro amico.

Tutti vogliamo portarvi a letto, anche se non tutti vogliono solo quello, ma comunque sempre ANCHE quello. Si chiama NORMALITÀ, non morire di figa. Lo si vede soprattutto in quegli uomini in cui capite chiaramente che non hanno bisogno di elemosinare sesso in giro perché, se come voi sono attraenti o interessanti, le scopate si rimediano sempre.

Non esagerare, non tirare troppo la corda significa anche non pretendere l’impossibile, tipo un contratto scritto. Racconta un caro amico, di solito paziente con le donne e sicuramente di successo con loro, che gli è capitato di recente una nuova conoscente incontrata su un social, una situazione talmente assurda ma così reale da avermi ispirato questo articolo. All’inizio tutto bene sembra: le chat si susseguono in un crescendo rossiniano fino all’appuntamento per un caffè (vi ho già detto che cosa penso del caffè). La ragazza però abita lontano e il mio amico, lei dice, dovrebbe andarci apposta a prendere il caffè, insomma lei pretende una specie di prova d’amore da 600 chilometri circa. Lui, secondo me più che intelligentemente da persona normale, risponde che con gli impegni lavorativi (sì, anche gli uomini lavorano) che ha magari potrebbe associare l’utile al dilettevole, e le chiede di aspettare un’occasione, non distante di secoli, di una sua visita non dico proprio lì, ma magari a un’ora di auto. Apriti cielo. Il mio amico viene investito da vituperi, accuse di pressapochismo e pescatore a strascico, morto di figa e inattendibile… Ma ti chiedo, cara signora neanche tanto imberbe, ma per caso tutte queste pretese da post matrimonio sono il frutto di una consumazione biblica? Di un contratto, di una fideiussione o di un bel cambialone? No? E allora, scusa lo dico io per il mio amico, che cazzo pretendi? Fra di voi c’è la Salerno Reggio Calabria, non vi siete mai visti, mai baciati e tu, per il primo caffè, pretendi il mondo e metti pure in dubbio la serietà di una persona? Ma allora sei peggio della Patata d’oro (leggi qui), che almeno questi casini li fa dopo essere stata a letto col malcapitato, non prima.

Ma lasciamo perdere le tiratrici di corda assurde e torniamo a quelle più reali ma non meno diffuse. Quelle che ci prendi l’aperitivo, ti fanno il secondo test (il primo è quello in chat) e lo passi.
Poi ci fai la prima cena, aridaie con le stesse domande (mixate e cammuffate in modo diverso ma sono le stesse della chat e dell’aperitivo), le superi e non osi neanche tentare di portartela a letto perché si sa, per le donne italiane andare a letto la prima sera con un uomo, per quanto bello simpatico e a prova di test non si fa. E’ disdicevole, poi che idea si fa lui, il mondo… Solo poche donne evolute sono in grado di gestire una decisione del genere.

Sì, ho detto evolute, perché il sesso non deve c’entrare nulla con la storia in atto, non è merce di scambio: l’uomo che pensa “le ho offerto una, due, tre cene ora me la deve dare per forza” è un pirla certo, ma anche la donna che pensa “non gliela devo dare finché proprio non ne può più” è una tiratrice di corda che ci si impicca da sola. Il sesso NON E’ MERCE DI SCAMBIO, E VALE ANCHE PER LE DONNE. E’ semplicemente, normalmente, il gioco più bello del mondo, il linguaggio più profondo, l’esperanto dei sessi, la normalità fra un uomo e una donna che si incontrano e si piacciono.

Quindi non usate il sesso all’orizzonte per prolungare inutilmente i test. Sapete quando devono finire i test? Non contano le cene, gli aperitivi, la supercazzola: i test devono finire quando ci si bacia.

Il bacio è quasi tutto. Quando facevo legge si diceva: dato diritto privato mezzo avvocato. Ecco: dato un bacio sai se puoi andare avanti o no, perché ha un’intimità forse più significativa di un primo amplesso.

Quindi, che fa la tiratrice di corda? Dopo il primo bacio, andato bene (se va male ciao a tutti, è giusto), riprende la litania delle cene, degli appuntamenti interrogatorio, del tornare indietro invece di andare avanti. Cara amica, o sei convinta oppure no. Non sei convinta? Si convincerà lui perché la corda si strappa, e tu avrai perso una persona che ha già dimostrato pazienza e disponibilità, merce rara nel maschio medio italiano.

E sparirà dalla tua vita. Chissà, magari sarebbe stata una bella storia, ma non lo saprai mai, perché hai preferito il terzo grado a una bella, sana, illuminante scopata (anche per te, mica scopa e gode solo lui no?).

Peccato. Anche perché tornare indietro raramente è possibile in questi casi. Perché se lui ha investito parecchio tempo (e denaro, sì di questi tempi conta molto, deve contare molto, fermo restando come la penso io sul tema: leggi qui) fino a che, tirando la corda, si è rotta, non avrà voglia di ripararla. E magari, la volta dopo, la taglierà lui per primo, la corda.

Dico sempre che il mercato degli uomini papabili è spesso disarmante e proprio per colpa degli uomini, ma ci sono casi in cui il concorso di colpa è evidente. A nessuno piace essere tamponato perché avete voluto mettervi il rossetto per la quinta volta mentre siete alla guida…

Quindi fate selezione ma non tirate troppo la corda, amiche mie, piuttosto mandateci a cagare, scusate lo slang, prima, subito, e in fretta. Soprattutto, come dicono le mitiche protagoniste di Sex and the city, “forse la stai tirando alla lunga perché non ti piace davvero”. Ma allora siate corrette come lo sanno essere solo le Superdonne: sganciate in fretta.

Sincerely yours

L’uomo che non paga il ristorante

Il mio ristorante preferito, il Relais Chateaux Il Falconiere di Silvia Baracchi
Il mio ristorante preferito, il Relais Chateaux Il Falconiere di Silvia Baracchi a Cortona

L’uomo che non paga il ristorante

Mi sto divertendo un sacco su Facebook perché ho scatenato i commenti di un gruppo di amiche pubblicando una scenetta nella quale lui al primo incontro le dice: scusa volevo offrire io ma poi ho pensato che tu guadagni di più e hai anche consumato di più (cit. Pagina FB Uomini col mestruo)

Il titolo del dialogo era braccino corto: io l’ho condiviso con le amiche.

Io non ho dubbi in proposito: è l’uomo che deve sempre pagare, Che sia il primo il secondo il 100º appuntamento (beh non esageriamo!). Questione di galanteria, educazione, rispetto della donna.

I miei genitori mi hanno insegnato così e io pagavo il gelatino alla fidanzatina dei 14 anni.

Non pagare o dividere il conto, che trovo altrettanto grave, È per me inaccettabile, e lo dovrebbe essere per ogni maschio su questa faccia della terra che voglia farsi chiamare gentiluomo.

Ma i furbi del non pagare il conto hanno un alleato insperato: siete proprio voi donne.

Con questa storia della parità dei sessi e del fatto che la donna deve sempre dimostrare quello che è già nella realtà, E cioè che è pari al maschio in tutto (secondo me è superiore al maschio in tutto), la storia delle quote rosa e il femminismo di ritorno della serie il portafoglio è mio e me lo gestisco io, quelli che contano sul non pagare il conto o dividerlo si trovano di fronte a signore che offrono golose opportunità di risparmio. Orrore!

Intendiamoci, non biasimo il gesto dell’amica che tira fuori il portafoglio o chiede di contribuire e insiste un pochino, ma questa è una cosa che potete tranquillamente risparmiarvi anche perché così non ci obbligate ad alzarci prima del caffè O a far finta di andare in bagno per evitare qualsiasi tentativo di contribuire al budget.

Sarà perché non giudico le donne da quanto guadagnano, dalla loro posizione sociale o da altro che sia connesso al denaro: le donne sono signore da coccolare, punto. E da trattare come regine, sempre, soprattutto se ti piacciono e te le vuoi conquistare. Vada come vada.

Sarà perché non sono invidioso se una donna guadagna molto più di me o ha una posizione di potere più forte della mia: vuol dire solo che è brava, non vuol dire che deve pagare lei perché guadagna di più.

Il mio discorso rimane valido anche se certi uomini sono in difficoltà economiche: devi invitare una ragazza fuori? Non hai soldi per portarla in un ristorante di alto livello? Non importa: offri un aperitivo, una pizza (un panino eviterei mi fa brutto, a meno che non siate universitari), vai in trattoria, aspetti e risparmi i soldi per fare bella figura. Ci sono 1000 modi per trattare bene una signora. Amico non ci sono scuse: devi pagare tu!

Trovo anche molto discutibile il discorso che fanno certe donne che dicono: pago io o divido così è chiaro che la cena non significa un dopo assicurato. Ma con chi siete uscite? L’uomo che dà per scontato che gliela date perché paga un conto o qualsiasi cosa è immensamente peggio dell’uomo che divide o chiede a voi di pagare. Quindi evitiamo: non è su queste cose che si decide se andare a letto assieme oppure no. E se avete il minimo sospetto che lui possa pensarla così non vi conviene neanche accettare di uscire.

Insomma l’uomo che non paga al primo appuntamento e susseguenti conti che riguardano il vostro divertimento è un uomo da tenere alla larga: è un sintomo gravissimo di egoismo e di non. Galanteria.

E non ascoltate il finto intellettuale che dice io a queste cose non ci bado io sono diverso io sono superiore io sono femminista… Quante parole per non cacciare la lira! Pensate quando dovrete organizzare il matrimonio e avrete a che fare con i conti della preparazione: se è lui il predestinato è meglio preavvertire papà che bisogna tirare fuori tutti i soldi noi. Rischio di uomo che vuole appendere il cappello altissimo, occhio!

Il peggiore? Quello che aspetta il conto al tavolo e poi con sguardo languido ti dice: sono 40 a testa alla mancia penso io.

Quindi care amiche toglietevi dalla testa ogni dubbio e il portafoglio lasciatelo pure a casa così non vi viene nessuna tentazione e anzi se dovesse fare il “distratto” per non pagare alla fine gli dite semplicemente: adesso che cosa facciamo che io non ho portato neanche il portafoglio? Sarebbe uno scherzo ottimo: fateglielo!

Insomma il manina corta, l'”intellettuale” che non bada al denaro, il diverso moderno e avanguardista non solo sono da evitare per non pagare il conto ma sono da evitare nella vita perché potrebbero non “pagare” ben altri conti amorosi!

Donna avvertita….

Inviato da iPhone

Primo appuntamento: dopo quanto tempo fare sesso?

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Vi siete conosciuti non importa dove e come (chat, amici, per caso), vi siete esteticamente piaciuti e ora lui vi ha invitato fuori a cena o per un aperitivo. La domanda è: se le cose andranno bene, quando è il momento giusto per fare sesso? Subito o è meglio aspettare? E quanto? Regole precise al millimetro non ce ne sono, a parte quella maggiormente in voga che dice “al primo appuntamento non si fa”, ma ho interpellato alcune amiche che vi presentano le loro teorie interessanti. Leggetele, poi vi dico la mia.

La teoria di Rita: dipende da quanto ti piace
Secondo Rita decidere quando fare sesso con uno che ti piace dipende solo da quanto ti piace fisicamente. Anche la prima sera, se lui conferma le impressioni preliminari e le rilancia. Mi dice: devi immaginarti già a letto con lui… Come la vedi? La cosa ti eccita? La prova del nove è il bacio. Se ti bacia bene facci sesso, anche subito, al massimo la volta dopo, così vi scaldate ancora di più nell’attesa. Rita, dico io, ma non hai il timore che lui ti giudichi una poco di buono (leggi qui cosa ne penso in un altro articolo) che “la dà via subito” o sparisca perché ha ottenuto quello che voleva, pure in modo facile e veloce? Risposta: se fa così è uno di quei coglioni che giudicano “troie” le donne che gestiscono il sesso come gli uomini, senza preconcetti e pregiudizi; meglio disfarsene prima che faccia danni psicologici. Se gli è bastata una scopata e poi sparisce probabilmente lui ha dato tutto e non ha molto da proporre: a casa.

La teoria di Monica: la regola imprenditoriale del 4
Monica esclude categoricamente il sesso la prima sera e fa un paragone con i tempi di una nuova impresa. Il primo anno va tutto bene, il secondo vengono fuori eventuali problemi, il terzo l’azienda si assesta e il quarto, finalmente, si possono fare progetti. Con un nuovo corteggiatore interessante ciò si traduce (per fortuna per lui e per la mia amica) in numero di appuntamenti non infiniti. Il primo è esplorativo. Il secondo di approfondimento e verifica. Il terzo confermativo nel bene e nel male. Il quarto… Dipende dal bacio, dice Monica. Se bacia male può essere bello e simpatico ma mi dispiace, grazie e arrivederci.

La teoria di Elena: se resiste 2-3 mesi è papabile
Elena ha provato di tutto con gli uomini. A starci subito ma, dice, anche se è quello che auspicano e dichiarano ai quattro venti che le donne sessualmente sono pari agli uomini, poi ti giudicano male e la storia dura poco. Idem sui tempi intermedi. Quindi, mi dice Elena, l’uomo deve essere testato sulla resistenza. Se tu gli interessi davvero e non solo per una botta e via deve reggere più incontri, sicuramente più di una decina, spalmati in 2-3 mesi di frequentazione in crescendo. Solo così, alla fine, parlando, baciandosi e facendo i fidanzatini “a rate” hai la probabilità seria che a lui interessi veramente è che si possa imbastire una storia degna di questo nome. Quindi se la deve sudare…

Queste le tre posizioni dominanti nelle teorie delle mie tre amiche, che rappresentano un po’ il pensiero maggioritario (o minoritario, come sembrerebbe nel caso di Rita) di molte lettrici e frequentatrici dei miei social. Ma la domanda principale rimane: dopo quanto tempo fare sesso? Chi ha ragione delle tre? Vediamo

Rita decide molto sulla base del fattore fisico, anche se nella discussione aggiunge che non è tutto ovviamente (deve essere simpatico, divertente, intelligente), ma alla fine è quell’immaginarsi a letto con lui che la fa decidere. Ha perfettamente ragione quando dice che se poi viene giudicata male lui è un maschio dalle vedute retrograde, quindi inutile. Sicuramente lei “guadagna tempo”, nella selezione dell’uomo che potrebbe funzionare come futuro compagno ma… Cara Rita, siamo in Italia, un paesino dove non solo i maschi giudicano male chi si concede “troppo presto” (pur mirando proprio a quello: non credete a quelli che vi dicono che per loro il sesso è una componente della coppia neanche prioritaria, è tutto marketing maschile, leggete qui) ma persino le tue amiche diranno “sì però non puoi darla via così”. Quindi no, la prima sera no. Strategicamente no. Trovo ridicolo darla la seconda volta però, che differenza c’è con la prima? Giusto per dire agli amanti del bon ton sessuale che “però non gliel’ho data subito”? Mah…

Monica dimostra di avere una strategia molto precisa, che non a caso paragona a quella di una nuova azienda. La regola del 4, che lei poi precisa è estensibile, mai accorciabile, dipende tutta dal comportamento del maschio. Insomma, sembra più un colloquio di lavoro che un incontro galante. Intendiamoci, Monica si sa divertire e vuole divertirsi (ha “superato” diversi matrimoni), ma “conosce bene gli uomini” e dice che anche un passo falso durante questa prima fase può essere molto eloquente. Il limite di questo approccio è che può essere molto stressante, anche per Monica: si testa, si testa ma non si quaglia quasi mai. È vero che il mercato degli uomini disponibili oggi è quello che è, ma forse un pizzico di istintività in più alla “Rita” non guasterebbe. Tre è il numero perfetto anche in questo campo? Forse sì.

Elena non sente ragioni: se mi vuoi mi devi meritare. Devi lavorare con pazienza, bene e per un bel po’ di tempo prima di riuscire a portarmi a letto. Cara Elena, ma così gli uomini si stufano, e le donne disponibili sono tante! Tu dirai, meglio così, alla larga morti di figa, poco titolati, impazienti e non strutturati. Sai che cosa fa il classico Uomo da pesca a strascico? Poniamo che tu gli interessi davvero, o che comunque prenda il portarti a letto come una sfida. Credi che, nell’attesa della tua capitolazione, fra un vostro appuntamento è l’altro, bacini bacetti frasine corroboranti e messaggini in chat non si dia da fare? Sai qual è il trend del single maschile? Quello del “signore degli anelli”: una per scoparla quando voglio, una per sentirla sempre è una per un giorno averla, e comunque lui, alla fine, per ghermirle tutte. Sei solo un tasto del suo pianoforte dear. Quindi è probabile e frequente che quella che tu credi sia un’attenzione dedicata, sia italianissimamente condivisa con almeno altre tre pretendenti a breve e medio termine. Ecco perché la maggior parte non arriva a superare la tua prova, o se lo fa trucca e tu difficilmente lo saprai. Quindi la tua strategia è ad alto rischio, e potrebbe farti passare molto tempo in stand by. Anche sessualmente. Cosa dici? Puoi avere quelli che vuoi quando vuoi? Se sei carina e non rompiballe certamente, ma sappiamo che il tuo credo è un altro. Buona astinenza dunque, anche se qualche principe azzurro che vada bene a te magari in giro c’è…

Insomma, sembrerebbe che il tempo ideale per concedere le proprie grazie a un nuovo pretendente sia fra il terzo e non oltre il quinto appuntamento serio, cioè tale da mettervi alla prova reciprocamente. La scoperta dell’acqua calda? Questo è almeno in teoria, tenendo conto di non cadere nel cosiddetto “errore” di darla la prima sera e in quello opposto, meno criticato da un punto di vista del falso bon ton imperante e bigotto, ma letale è noioso come una lunga attesa

Ho scritto teoricamente, perché se è vero che, come ci insegna la Psicostoria del grande Asimov, i comportamenti umani sono prevedibili e matematicamente incasellabili, esistono per fortuna delle variabili che ci rendono umani e fanno deragliare le noiose statistiche, per quanto attendibili.

Una di queste è il sesso. Come dice giustamente Rita e altre mie amiche come Maria e Betta, la chimica che scatta fra due persone può scardinare qualsiasi regola sociale o di opportunità e portarvi a letto nel giro di due ore. Ed è bello, perché istintivo e passionale. Magari un “errore”, perché non durerà, ma a Patto che lui sia almeno la metà di quello che gli uomini di solito millantano di essere capaci di fare a letto, sarà del buonissimo e piacevole e distraente e rasserenante sesso.

Ma non dimentichiamoci il bacio. Tutte Le mie amiche lo considerano una vera prova del nove, quasi una cartina di tornasole, Monica addirittura decide se andare avanti o no dalla qualità e da cosa esprime un bacio. La maggioranza la pensa così, ed è giusto, come ho scritto qui, se volete leggere.

La morale! Regola del tre a parte, usate il vostro sesto senso al primo appuntamento e a quelli che seguiranno, indipendentemente dal numero. È una delle armi più potenti della femminilità, ma molte di voi la mettono da parte, troppo prese a presentarsi bene. No. Siate voi stesse e soprattutto ascoltate e osservate il vostro uomo. Come si comporta, come si muove, cosa dice… Ma ascoltate soprattutto la sensazione che vi dà: piacere? Dubbio? Pericolo? Insicurezza? Interesse? Relax? Precarietà? Bugia? Su questo decidete. E, naturalmente, su come bacia.

Buona caccia

« Le leggi della storia sono assolute come quelle della fisica, e se in essa le probabilità di errore sono maggiori, è solo perché la storia ha a che fare con gli esseri umani che sono assai meno numerosi degli atomi, ed è per questa ragione che le variazioni individuali hanno un maggior valore. »
(Bayta Darell, Fondazione e Impero, cap. 11)

Il primo appuntamento: quando lui non decide neanche dove andare #primoappuntamento

Certi uomini hanno poca ciccia
Certi uomini hanno poca ciccia

Primo appuntamento. Lei: a che ora ci vediamo. Lui: quando preferisci. Lei: dove andiamo di bello? Lui: non so, hai preferenze? Lei: fine del primo appuntamento.

Questo scambio, raccontato sulla bacheca di un’amica, mi fornisce lo spunto per parlare di quanto, già al primo appuntamento, un uomo può dare indizi importanti sul suo interesse per voi e/o sulla sua pochezza come potenziale partner.

La mia amica, come molte di voi single, single di ritorno, separate, divorziate e quindi sul mercato delle papabili ci è già passata e non ha perso tempo: non ci è uscita, declinando l’invito. Chi non ha il minimo sindacale di decidere neanche orario e destinazione, figuriamoci sui temi medio grandi di coppia che cosa combinerà.

Ma… Ha fatto bene, si chiederanno in molte? Non è esagerata? Non è stata troppo rigida? Magari questo poi a cena si trasformava in principe azzurro, tutto romanticismo ma con la giusta spruzzata di machismo che vi fa immaginare possibile andare a letto con lui, o almeno una escalation.

Grazie ai miei superpoteri di amico delle donne, per dimostrarvi chi ha ragione veramente, mi teletrasporterò nel cervello del pretendente moscio della mia amica ragionando come lui “ad alta voce”.

Tutto parte da un primo incontro, non importa dove. Prima conversazione, lui si accorge che può interessare e osare un primo appuntamento, visto che ottiene anche il numero telefonico.

Lui pensa: sì carina, ma non dobbiamo fare troppa fatica per scoparcela. Poi questa è un po’ intellettuale e culturalmente evoluta quindi complessa, forse logorroica, analitica, magari neanche zoccola.

Mmmmm… Ma alla fine te la tromberesti? Mah sì. Allora proviamoci. Dove la porto? E che cazzo ne so. Se poi questa è cerebraloide e io sbaglio mi fa una testa così e, magari dopo averci investito una cena, manco me la molla. Mi sembra sicura di se stessa, facciamole fare l’uomo, risparmiamo neuroni, passi falsi e commenti e lasciamo fare a lei.

A che ora? Io farei alle otto, in due ore mangiamo, la riaccompagno a casa alle 22, alle 23,30 circa siamo al secondo giro e a mezzanotte sono a casa che domani ho la partita di tennis. Però poi non vorrei scoprire il mio gioco, vediamo cosa dice lei. Se sceglie di vederci presto magari vuole una serata lunga…

Ce li avrà lei i goldoni? Forse no, che palle mi tocca fermarmi a prenderli. E il budget sale. La cena mi costerà 150, i goldoni 15, magari mi tocca dare 5 euro a uno per una rosa al ristorante, figa ma perché queste non le puoi fare fuori con una pizza? Ah, ma al secondo giro o mi invita lei a cena a casa sua o pizza e birra assicurate! E se mi porta in un posto caro voglio vedere se poi ha il coraggio di non darmela subito!

Riesco per un attimo dal cervello del tizio del primo appuntamento e facciamo finta che la cena abbia seguito. Hanno seguito però anche le pochezze del maschio “che non decide e scopo ma senza fare troppa fatica”.

A tavola il vero uomo, che dovrebbe aver scelto un suo campo dove giocarsi la partita (e quindi suggerire lui i piatti, scegliere il vino) ma ha fatto il grande errore di delegare, potrebbe recuperare leggendo lui il menu e facendovi delle proposte, e il vino è strettamente di sua competenza.

Invece, se è sotto il minimo sindacale, vi farà scegliere anche il vino costringendovi, da vero gentleman, a dare un’occhiata alle cifre. Terribile! Ma ormai siete lì e dovete giocare.

Voglio essere buono. È sicuramente maleducato, poco galante, ma magari è simpatico e scopabile. Dategli una chance che duri l’antipasto, massimo il primo.

Se prima di ordinare il secondo è stato noioso, avete parlato sempre voi o, peggio, ha parlato sempre lui di quanto è bravo nello sport, nel lavoro e nella vita, ecco una piccola lezioncina che potete impartirgli e che non scorderà.

Visto che vi ha fatto ordinare fino a quel punto da sole ordinate di nuovo. Aragosta direi. E una seconda bottiglia da 200 euro. Godetevela a sue spese. Ordinate anche un bel whiskey di malto 16 anni alla fine. Qui i casi sono due: se è davvero pezzente interverrà sulle vostre scelte dicendovi, papale papale, no costa troppo. A quel punto andate a casa con un taxi. Subito. Tanto “quella troia voleva l’aragosta” ve lo beccherete comunque.

Oppure soffrirà in silenzio, ma con un pensiero fisso: beh cara, con quello che ho speso me la devi dare subito, come se le vostre grazie, e i tempi di consegna, dipendessero dalla cifra finale della ricevuta.

Sarà infuriato quando, sotto casa vostra, cercherà di baciarvi o vi chiederà di salire (dipende da quanto il salasso gli brucia) e voi gli direte: scusa, sono molto stanca, grazie di tutto. O vi sottrarrete al bacio dicendo: grazie di tutto.

Non lo sentirete mai più. Non lo vedrete mai più. Non aspetterà neanche di vedere che siete entrate nel portone sane e salve. Nell’etere, forse, echeggerà dalla sua macchina sgommante di rabbia un “vaffanculo troiaaaaaaa”.

Chissà perché per certi uomini una che non te la molla diventa automaticamente una troia… Comunque voi sarete salve e vi sarete anche un po’ vendicate della serata con l’uomo che quantifica le scopate in portate, tempo e parole investite.

Ma non contate sul fatto che abbia imparato la lezione: certi uomini non imparano mai, non migliorano mai. Meglio non uscirci, come ha fatto la mia amica.

Sincerely yours

Ps
Ora mi aspetto i soliti commenti maschili. Baggianate, banalità, mica siamo tutti uguali, luoghi comuni. Certo, luoghi comuni. Anzi, comunissimi. Per diffusione.

@anpellizzari

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