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Lui è tornato dalle vacanze e io non sono il suo primo pensiero

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Pensavo di essere la tua priorità finite le vacanze. Ok quindi non ci vediamo stasera. Quando? Ah ok hai tante persone e cose da fare. Vabbé ti sei divertito questa settimana con i tuoi amici? Ah ok scusa allora mi chiami dopo aspetto tue news.

Assisto casualmente a questa telefonata di una ragazza triste che, evidentemente, sta versando l’ennesima lacrima per un amore che non decollerà mai.

Perché dico che non decollerà mai? Non importa che magari i due ragazzi, lei avrà sui 30 anni, siano alle prime schermaglie di coppia, ma non importerebbe neanche che lei avesse 40 anni e lui 50.

Lui è appena rientrato da delle vacanze da solo e non sente la necessità di vederla subito. Non è la prima delle sue priorità. Le valigie da disfare? Altri amici da chiamare? La mamma? Il lavoro? L’università….

Cara amica sconosciuta, quella lacrima che ti scende silenziosa sulla guancia è anche un po’ mia.

Perché significa che hai scelto una persona che di te gliene importa poco o niente, è indifferente quanto starete insieme.

Non lo dico io lo dice la normalità in amore.

Facciamo finta per un attimo che non esista la regola per cui chi si ama veramente, per quanto mi riguarda, non pianifica neanche un giorno di vacanze separate, salvo cause di forza maggiore. Non esiste infatti che l’unico periodo dell’anno in cui io e te possiamo stare insieme tre settimane una o due te le fai per conto tuo con gli amici. Non esiste.

Perché? Lui ti dirà che è normale avere una certa libertà e che è controproducente nelle coppie stare insieme sempre.

Sono d’accordo sul sempre, sul periodo lavorativo,non sulle vacanze. Sono sicuro che il lui che sta facendo piangere la ragazza “non priorità”, durante l’anno vede ampiamente i suoi amici, va in palestra, va alla partita e tu hai uno spazio certo, ma confinato, determinato e sessualmente concentrato (non sarai la sua priorità ma ti scopa volentieri, almeno periodicamente).

Quindi le vacanze dovrebbe farle con te. Che ci va a fare a Ibiza con gli amici? A pescare? A Ibiza ci sono tanti pesci e tantissima figa. Lui dice che non hai fiducia in lui? Hai ragione. Nessun maschio andrà mai in un posto di vacanza dove ci sono donne abbronzate e seminude per cenare al ristorante fare la passeggiata andare in spiaggia a fare il bagno e poi dormire da solo. Non è Ibiza? È una settimana con amici sul monte athos? Ci scommetto che c’è una comunità di nudiste sulla vetta.

Cara Non priorità, non raccontiamocela più. Quello che mi dispiace è che questi uomini che vi mettono in fondo alla lista li salvate e non li mollate. O li mollate troppo tardi, quando vi hanno fatto svuotare tutto il sacco lacrimale.

Cosa succederà infatti dopo la squallida telefonata? Lei aspetterà paziente un invito a cena (per una pizza, sai ho speso tanto a Mallorca), racconti parziali e frammentati (mica ti può raccontare delle due gemelle cubane) scopatina a casa. È tutto? È niente.

Solo che tu pensi di poterlo cambiare perché anche sei lui “è fatto così” peró ha scelto te, sta con te e tu, forse, col tempo, potrai cambiarlo.

La risposta è no. Se lui non ha paura che tu, nella settimana in cui lui è via (e magari si è fatto sentire ma col contagocce), la regali a qualche gentile e attento nuovo pretendente, vuol dire che mette in conto di perderti e non gliene frega più di tanto. Sei sostituibile. E lo sarai sempre, salvo miracoli. E vale per te ma anche per la tua amica più grande, se ha scelto un uomo che non la ha come numero uno delle priorità. Non è geloso? O siete una coppia aperta o fa il furbo, o è tranquillo perché ti vede strainnamorata.

Qui non è questione di fiducia, qui è questione che stare insieme il più possibile, soprattutto in vacanza, è normale. Non è normale il resto.

Il consiglio? Cara amica, raccogli le forze e mollalo. L’unico posto dove è giusto avere un numero d’attesa per parlare con l’addetto è il banco dei salumi al super.

Sincerely yours

Coppia e comunicazione: Houston c’è un problema

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Coppia2.0 Houston c’è un problema è il titolo dell’articolo che Ultimavoce.it mi ha chiesto di scrivere e che trovate qui.

Il tema del pezzo è quello che sembra essere il problema numero uno della coppia moderna fresca di fidanzamento o vecchia di matrimonio: lui ha a disposizione mille tecnologie per farsi vivo con lei (o perlomeno risponderle) e non le usa (per lei: ne abusa per altri scopi). E l’articolo per Ultimavoce.it riprende quello di maggior successo del mio blog, scritto con Elisa Eliselle Guidelli che si intitola Lui non ti scrive? Non gli piaci abbastanza.

Perché non si degna di risponderti se ha messenger, sms, whatsupp, telegram, faccine e persino la voce per farlo? Scopritelo sul mio articolo per Ultimavoce.it.

Buona lettura

Lui non chiama e non scrive? Non ti ama (terza puntata)

Non mancano le tecnologie per farsi vivi...
Non mancano le tecnologie per farsi vivi…

Il tuo lui non si fa vivo, neanche con un messaggino, a meno che non ti fai viva tu? Succede nove volte su dieci? Inutile credere alle sue rassicurazioni, a quanto sia impegnato sul lavoro… Non ti ama. Lascialo o fattene una ragione.

Il mio post scritto a quattro mani con Elisa Guidelli (lo trovi qui e questo è il blog di Elisa) ha prodotto migliaia di letture in questi ultimi mesi, passando in testa alla hit del mio blog come tema più clikkato.

Quando guardo i termini di ricerca utilizzati dalle navigatrici in cerca di risposte che finiscono sul mio post non ci sono dubbi: quanti “lui non mi chiama mai, non mi scrive, non risponde”, e quanto disagio producono questi silenzi nell’era di Whatsapp e delle chat.

Già: è proprio l’era dell’amore 2.0 che ha reso chiaro come sia impossibile non comunicare, almeno una volta al giorno, grazie a vari tipi di messaggerie, pure gratis, se proprio vogliamo accettare che una telefonata sia troppo impegnativa per l’uomo che sta insieme a voi ( e questo è già un assurdo).

Non è quindi accettabile, di fronte a silenzi reiterati e protratti, scuse tipo ero molto impegnato, ho troppo lavoro. Poi magari ha parlato mezz’ora al telefono del Milan ma con voi non ha il tempo neanche di mandarvi uno straccio di faccina. Ma a chi me la vuoi raccontare?

Molte mi chiedono: quali sono i tempi accettabili di silenzio? Un giorno? Due giorni? È semplice: trovo inaccettabile che la giornata si concluda senza che il vostro lui vi saluti degnamente. Basta un niente: un pensierino. Ma lui? Non produce neanche un niente. Non è pazzesco?

La cosa che mi colpisce è che siete voi, evidentemente innamorate perse, che spesso gli trovate delle scuse. Le più diffuse? Lui è uno di poche parole, è sempre stato così. Sarà, ma anche in questo caso non è normale. L’amore vuole frequenza, vuole contiguità, non distanza.

L’altra scusa e che siete sempre voi che vi fate vive. Troppo comodo. Provate a non chiamarlo o scrivergli per 24 ore (riuscite a resistere 24 ore?) e vedete se si fa vivo lui… No? Resistete altre 24 ore… Niente? Trovatevene un altro.

Insomma, la totale reiterata mancanza di attenzione da parte di lui nell’era della comunicazione più semplice e immediata è un palese sintomo di disinteresse, è inaccettabile, non ha scuse e dimostra che voi, nella sua graduatoria delle priorità, come minimo siete agli ultimi posti, dopo amici, calcio e spesso qualcun’altra.

Troppo cattivo? No care amico, obiettivo. Sotto un minimo sindacale certe cose si accettano solo se hai le fette di prosciutto sugli occhi da innamorata. Cercate di guarire presto.

Ma vediamo cosa ne pensa la mia amica di penna Eliselle Elisa…

Nell’analisi del problema, mi ha colpito molto la sicurezza del Pellizzari nel dare la colpa all’amore.
Sarà, ma io non ne sono ormai più così sicura, e non sto parlando da donna ferita (cit.) ma da osservatrice dei costumi e delle complicate situazioni pseudosentimentalidi oggi che mi portano spesso a tenermene ai margini, per capirne le dinamiche.
E qui, caro Pellizzari, se lo lasci dire: è quel suo “evidentemente innamorate perse” che mi lascia perplessa. Perché?
Ma perché secondo me la costanza di certe donne nel raccontarsela e nel farsela raccontare non nasconde affatto l’amore (o il desiderio dell’amore), quanto invece il desiderio di appagare il proprio Ego che, proprio perché viene frustrato più e più volte dal disinteressato di turno che non le ricopre di attenzioni, ecco che rende il disinteressato improvvisamente molto interessante.
E non so se mi sono spiegata.
Non voglio fare filosofia spicciola, e lungi da me fare la psicologa dell’ultimo minuto, non ne ho i requisiti (potrei dire “grazie a Dio” ma poi so che l’Ordine degli Psicologi potrebbe farmi causa, quindi non lo dirò) né le competenze (che si limitano a qualche manuale letto per ricerche personali, ché son sempre utili), ma siamo davvero così sicuri che tutta quest’ansia per il messaggino che non arriva e questa pazienza nell’attenderlo e questa cocciutaggine nel raccontarsi scuse pur di rimanere attaccate all’idea di un uomo che non scrive ma “non è vero che non mi cerca perché non gli piaccio, è solo molto impegnato [a farsi i cazzi suoi]” siano proprio da attribuire all’innamoramento, e non invece a una più sottile e narcisistica ricerca di conferme del proprio appeal di femmina? Una ricerca che tanto è più difficoltosa, tanto più terribile nella lotta per il posto al sole e nel raggiungimento dell’obiettivo, quanto più appaga i sensi e tappa i buchi di un’autostima traballante, se non proprio inesistente?
Può essere che tutto questo sospirare per un messaggio che non arriva non celi, invece del tanto strombazzato innamoramento, un’indole viziata, una semplice grettezza nel non accettare un rifiuto, tanto da considerarlo oltreché inspiegabile, persino impossibile? Sì, perché c’è questo strano meccanismo che viene messo in atto: ricercare come pazze scatenate il proprio valore attraverso gli occhi, le attenzioni, l’affetto dell’altro. E se l’altro è sfuggente, la spiegazione è che “non è mica perché non gli piaci”, GIAMMAI! Tu non puoi non piacergli, lo capirebbe anche un completo idiota che tu non puoi ricevere un rifiuto, se l’altro non ti caga èdi certo perché ha paura, ha freddo, ha le piattole, ha la mamma in carrozzina, ha il calcetto e i cazzi suoi e sicuramente GLI PIACI, senza appello, senza ombra di dubbio, è che solo non ha il coraggio di fartelo sapere. Non ha la forza di dimostrartelo. Non ha la consapevolezza di realizzarlo.
Ebbene, no, care fanciulle. Non funziona così. Funziona diversamente. Perché a un uomo puoi anche non piacere. E puoi anche non piacergli senza per questo sentirti meno figa di come sei. A un uomo puoi anche non piacere per mille motivi, che a te non devono comunque interessare. Perché puoi passare oltre. Perché c’è una vita là fuori, ci sono altri uomini là fuori, che aspettano soltanto te.
Avete fatto caso a quanto ormai i maschietti giochino sulle insicurezze delle donne con l’utilizzo di chat e affini, per fare un po’ quel cazzo che gli pare nell’era dell’autoaffermazione e dell’autodeterminismo femminile? Cos’è, ancora ci stiamo a prendere per il culo?
Che poi, se una avesse davvero quel minimo di autostima, non dico tanto eh, un minimo, capirebbe da sola che il coglioncello sta cercando di farla fessa.
Quindi in conclusione, il mio consiglio è: l’autostima non passa da qualcun altroal di fuori di voi, passa da voi; lo so che siamo tutti fragili, che cerchiamo tutti delle sicurezze, che alle volte non ci vogliamo bene e facciamo cose di cui poi ci pentiamo perché le abbiamo fatte in un momento di debolezza e realizziamo di aver fatto le cazzate solo quando ritorniamo più lucidi, però una regola c’è e va TATUATA e letta ogni volta che sentite vacillare le vostre certezze.
La regola è: “se non vi chiama non gliene frega nulla di voi”.
E udite udite: nonostante questo, VOI SOPRAVVIVERETE!
Il mio corollario alla regola sopracitata è infatti il seguente:
Se non vi chiama, STICAZZI. Se non vi scrive, STICAZZI. Ci perde lui, mica voi. Passate oltre. Non vi serve uno che non vi chiama e non vi scrive per misurare quanto siete fighe nel momento in cui (forse?) lo farà. Tanto non lo farà mai. Vivete la vostra vita e dedicate attenzione a chi se lo merita. E STICAZZI di chi no.