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Amore: perché le donne soffrono e gli uomini no

divertirsi, la priorità maschile
divertirsi, la priorità maschile

Perché noi uomini viviamo le relazioni con le donne in modo più superficiale, ludico e, anche quando ci sono dei problemi, con una minima sofferenza?

Perché c’è una così abissale differenza, nella maggioranza dei casi, nel coinvolgimento in una storia rispetto a voi donne?

Potrei liquidare la cosa in una battuta: l’uomo medio è “semplice” ed egoista, mentre la donna è “intelligente” e altruista.

Confesso la mia ammirazione per il cervello femminile, così complesso e affascinante da far valere la pena di amarvi solo per la vostra intrigata e mai noiosa complessità. Ma confesso anche di soffrire per come il vostro cervello, sempre alla ricerca di risposte, vi fa soffrire per amore.

Ed ecco quindi la prima analisi sul comportamento maschile e sulla capacità di tollerare il dolore che può nascere da una relazione, capacità inversamente proporzionale a quello che un uomo prova con 38 di febbre, quando cioè crede di morire. Pochi uomini sentono di morire per amore.

Insomma, la nostra soglia del dolore per le pene d’amore è altissima, la vostra minima: voi sopportate un parto gemellare, noi neanche un mal di testa. Voi piangete per amore, noi quasi mai.

Perché? Perché noi abbiamo inscatolato l’amore e i suoi capitoli, dividendoli e isolandoli.

Cerco di spiegarmi. La mente femminile ha una visione di insieme dell’amore: sesso, sentimenti, emozioni, futuro della coppia, procreazione, senso di protezione, senso di maternità… Potrei andare avanti con l’elenco ma la cosa importante è che per voi il rapporto di coppia è un insieme, l’amore è un tutto complesso, per noi no.

Noi lavoriamo a camere stagne. Voi a loft enormi.

Per esempio, un primo incontro fra lui e lei.
Per lei lui deve essere piacevole, se non bello almeno affascinante nell’insieme, intelligente, simpatico, empatico, sufficientemente colto, corteggiatore ma sincero e, infine, sexy (dovete immaginarvi con lui a letto e la cosa deve essere già, a livello teorico, accettabile).
Per lui lei deve essere semplicemente figa, ben vestita, sexy, far trasparire una minima certezza che non è un legno ma che le piace fare sesso, essere un minimo piacevole come conversazione (l’uomo sa già di doversi sorbire un tot di cose che non gli interessano minimamente per passare dalla conversazione al letto) e non dare già segnali di essere una rompicoglioni che vuole attaccarsi alla giugulare dopo il primo giro dell’orologio sul matrimoniale.
Queste aspettative, seppur iniziali, rendono per l’uomo meno doloroso che per una donna la disattesa delle stesse. Lei non soddisfa tutte le prerogative? Avanti un’altra, senza tanti problemi. Abbiamo la memoria corta, vi dimenticheremo presto. Forse quello che ci rompe di più è aver investito tempo e denaro per nulla. Sì, ho detto nulla, nessun uomo esce con voi solo per conversare.
Lui si rivela diverso da quello che vi ha fatto accettare l’invito a cena e sognare, anche se solo per un momento, che questo che vi piace esteticamente non è l’ennesimo scopatore seriale? La cosa vi seccherà dieci volte di più rispetto al maschio, facendovi passare da uno stato di “cazzo non ce n’è uno che si salva” al “sono io che non vado bene nessuno mi vuole, che cosa ho che non va per gli uomini” anche se siete belle, intelligenti e perfette. L’autocritica femminile vi farà soffrire anche se è solo tre volte che vedete il tizio e non gliela avete nemmeno data, mentre lui sta già chattando con un’altra.
Uomini 1, donne zero

Gli uomini sanno benissimo che ormai lo sapete come la pensiamo, ma il gioco sta nel farvi credere che “ma io non sono come gli altri“. E via col repertorio di balle: è il cervello che conta, mi piacciono i bambini, mi piacciono i gatti, il sesso non esiste se non c’è sentimento, non potrei mai andare con una se non provo qualcosa, non potrei andare mai con una che non è intelligente e profonda, complessa e intrigante. Disse lui guardandovi la scollatura e le labbra, non perché vuole baciarvi ma perché pensa “sarà brava a…”? Ma andiamo avanti.

Il sesso per noi uomini è LA meta, per voi è diventata una moneta di scambio.
Gli uomini, lo dicevano persino le nostre nonne, vogliono solo una cosa. Ed è vero. E ci semplifica la vita. Noi possiamo giocare anche la vostra partita, fare i passaggi i dribbling i calci d’angolo. Possiamo anche metterci novanta minuti ma, al novantesimo, dobbiamo averlo messo in porta. Non ci riusciamo? Questa è la massima delusione sopportabile. Dolore vicino allo zero, brucia ma avanti un’altra.
Per voi il sesso è, troppo spesso, la vostra cittadella da concedere solo all’ultima battaglia, quando lui ha superato fossato, ponte levatoio, bastioni, fortezza e finalmente è arrivato al portone reale. Ma se aprite la porta non è per godervi una bella scopata o per vedere se siete compatibili su un banco di prova che rappresenta la colonna portante della futura coppia ed è tutto qui. Se vi “concedete” è troppo spesso diventato: “barattare” la vostra cosa più preziosa con un’assicurazione onnicomprensiva firmata da lui fatta di sentimenti, coccole, esclusiva, amore, stare insieme, vedersi tanto, dormire insieme, stare bene insieme, condividervi con il mondo, essere la sola anche su Facebook, cento messaggi al giorno e telefonate illimitate. Facendo così diventare il sesso da linguaggio profondo e universale e normale scambio fra adulti che si piacciono una moneta di scambio per avere sentimenti in cambio. Una volta concessa la patata d’oro, di fronte a una clausola recessiva dal contratto “e adesso facciamo i piccioncini” vi sentirete usate, tradite, turlupinate, stupide, credulone, insomma infelici.
E così lui, dopo aver fatto il romanticone, vi dirà che è meglio se dormite a casa vostra perché domani deve alzarsi presto e se la doccia potete farla non da lui che il taxi (spero ve lo paghi) sta arrivando (perché lui a casa non vi accompagna).
Uomini 2, donne zero.

Sulla comunicazione poi c’è un abisso.
Quando vi mettete con noi voi generalmente vi aspettate un minimo di frequenza nelle comunicazioni e anche di qualità, commisurate a quanto tempo avete a disposizione da condividere con lui (quante volte vi vedete al mese?). Quindi una o più telefonate al giorno e poi, visto che chat e messaggi sono così comodi, perché no, due o tre messaggini carini al giorno? la buonanotte? il buongiorno tesoro? Avete perfettamente ragione, vi manchiamo, sentite la voglia di averci e questa cresce fino al prossimo incontro.
Per noi tutto ciò è tempo perso. Non che ci dispiaccia fare una telefonata, ma è in coda a tutte le altre, tanto mica scappate no? I messaggini? che palle, per fortuna ci sono le faccine: così a una lunga e articolata, bellissima frase d’amore vostra ce la caviamo col cuoricino. Se non vi faceste vive per 24 ore noi non risponderemmo: provate. E sapete perché? Perché noi non soffriamo se non vi sentiamo, sappiamo che sabato si scopa assicurato e tanto basta. Ecco, magari intensifichiamo la conversazione alle idi della trombata, tanto per scaldare l’ambiente, ma il resto ci provoca dolore zero. Non sentirvi per 24 ore e anche più equivale a dolore zero. Mentre voi vi tormentate con: perché non mi chiama? Non mi pensa? Non gli piaccio abbastanza? Lo chiamo io? Che sofferenza!
Uomini 3, donne zero

Anche con le amanti soffriamo meno
Devo dire che gli uomini sposati che hanno un’amante spesso hanno una sofferenza superiore agli altri uomini. Se si “innamorano” dell’amante, faranno molta fatica e proveranno sincero dolore, il più delle volte, a non lasciare la moglie, la scelta più diffusa anche dopo anni di storia parallela. Ma la sofferenza maschile, anche in questo caso, è mitigata dal fatto che l’uomo sa, spesso fin dall’inizio che, nonostante le fantasticherie su un futuro con un’altra donna e il sesso fantastico con l’amante, non lasceranno mai la sicurezza economica e comoda della famiglia, mettici i figli e il gioco è finito prima di iniziare. Il cervello di un amante maschio parte già con una grande riserva: sa, anche se in certe fasi scaccia il pensiero, che non lascerà mai la moglie o, come minimo, lo farà sempre “domani”. Ciò succede in molti casi, non tutti ma in molti. E questo preserva dalla sofferenza che arriverà alla rottura con l’amante. Mentre lei soffrirà al massimo e sempre: soffrirà mentre lui è a casa con la moglie (mentre lui magari nella routine ci sta anche, nonostante tutto), soffrirà per le lunghe attese e le feste comandate da soli, soffrirà se anche lei ha famiglia (perché una donna sposata che ama un altro uomo non desidera più il marito anche psicologicamente), soffrirà quando, di fronte al tempo che passa senza che lui si decida di lasciare la moglie, sarà lei a decidere di rompere la relazione.
Uomini 4, donne zero

Ora che avete letto sarebbe semplicistico dirvi “diventate più maschi”, siate più selettive (questo ve lo dico sempre), vivete il sesso in modo più istintivo e spontaneo (invece di considerarlo IL DONO che si concede sempre e solo in cambio di amore o sentimenti) e imparate a fregarvene e a farvi non dico meno aspettative, ma fatevele al momento giusto, quando lui davvero ha dimostrato un interesse sempre più crescente.

Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, le relazioni sono tante e sono diventate sempre più superficiali fra uomo e donna. L’uomo se le gode perché le considera IL divertimento principale della sua vita, voi troppe volte andate oltre al divertimento, entrate nell’area dell’amore vero e delle aspettative grandi e lo fate anche quando la storia è acerba.

E’ come affrontare un gelido inverno noi con la tuta termica e voi in maglietta perché siete convinte che arriverà un sole caldo e ristoratore. Ecco perché certe storie vi gelano.

Imparate a divertirvi di più e a soffrire di meno.

Perché il rischio è quello di alcune care amiche che dichiarano di preferire ormai di vivere da sole, meglio sole che con questi uomini. E così non hanno più relazioni per anni, non fanno sesso per anni, e sono anche giovani e belle.

Ma care amiche siete perfettamente in grado di riportare la partita in parità semplicemente evitando di crearvi aspettative eccessive quando i tempi non sono abbastanza maturi decretando un bel 1 a 1. Se poi doveste esservi sbagliate (anche per l’ennesima volta) non fatevene una colpa, non è voi stesse che dovete mettere in discussione, si sa, e perdersene uno che non vale tutte le vostre attenzioni è un bel 1 a zero per voi!! Non rinunciate alla vita perché gli uomini fanno soffrire. Per fortuna qualche principe azzurro (per chi ancora ci crede) o semplicemente l’uomo capace di amarvi come meritate gira ancora per strada e magari vi aspetta proprio dietro l’angolo.

Sincerely yours

foto DGlimages-iStock

C’è un futuro per le coppie di lunga data?

Che orizzonti ha la tua coppia?
Che orizzonti ha la tua coppia?

Ci sono coppie che stanno insieme da molto tempo. Lui e lei si sono conosciuti ai tempi del liceo (o giù di lì), magari si sono sposati neanche trentenni e hanno avuto subito un bambino.

Che bello: una volta l’amore non aveva “tempi di opportunità” e ci si sposava e basta.

Poi c’è stata la seconda era, quella in cui il matrimonio medio vedeva lei 35enne e lui verso i 40, complici carriera e lavoro o un matrimonio fallito alle spalle (quello dei vent’anni, guarda un po’). In ogni caso anche queste coppie medio giovani come longevità hanno magari già alle spalle, oggi, 10-15 anni di matrimonio o convivenza. Un bel pezzo di vita insieme.

Ma durerà? Quanto? E come?

Domanda non inutile, visto che molte di voi inizieranno a chiederselo, soprattutto se iniziano a cogliere segni di stanchezza.

Quali sono? Quelli che, secondo le più recenti statistiche, spingono a tradire 6 donne su 10 e 5 uomini su 10.

Sono la noia, la routine e il sesso di scarsa qualità e frequenza.

Noia e routine trasformano lui in un pantofolaio distratto, che fornisce magari la sicurezza della ripetitività ma non molte emozioni e attenzioni, lei in una donna dedicata totalmente ai figli e-o alla casa o al lavoro, che ha dimenticato il tacco 12 in lavastoviglie o in ufficio. Ma sono solo esempi, tu sai di cosa sto parlando, se lo stai vivendo sulla tua pelle.

E il sesso? Il vantaggio delle coppie di lungo corso è che ormai, a letto, di solito fanno un compendio di quello che è preferito da tutti e due, una specie di compromesso fra il preliminare che piace a lei, quello che piace a lui seguito dalla scopata nella posizione più gettonata dai due, diciamo con durata dai 15 ai 30 minuti compreso tutto (no, la doccia è esclusa ti prego) e frequenza di una volta alla settimana, figli permettendo e quando il giorno dopo si può dormire.

Un sesso non dico non piacevole, magari coronato dal quasi sempre orgasmo di lei (l’arte dell’orgasmo simulato ha i suoi vantaggi matrimoniali). Magari ci scappa ogni tanto un fuori programma, di solito orale, di solito per lui (tu, eventualmente, provvedi da sola e fantastichi un po’, in base ai tuoi picchi ormonali).

Insomma, si può vivere a lungo insieme così? In fondo il sesso è basico, non è più quello di una volta certo, ma può bastare. E la routine dà calma piatta ma sicurezza. In fondo la famiglia ha ancora grandi progetti, i figli, le case, il reddito, il futuro insieme. Fuori vedi tante tempeste dal tuo porto sicuro. Ci vediamo fra dieci anni…

Purtroppo, o per fortuna, non funziona sempre e solo così. Perché la natura umana non è così.

Gli studi ci dicono che l’innamoramento vero, quello esclusivo e passionale, l’amore con la A maiuscola (il motivo per cui l’hai sposato) dura dai 18 ai 36 mesi, dopodiché si trasforma in qualcosa di diverso, meno forte ed esclusivo. Chiamalo affetto, chiamalo come vuoi, è comunque diverso. Forse sufficiente per andare avanti molti altri anni, ma è diverso.

Sono ormai convinto che la fedeltà sia strettamente connessa all’innamoramento, e sia imparziale. Uomo e donna, per una volta identici sotto il profilo amoroso, quando sono innamorati non pensano e non vedono altri. Il sesso e la passione sono concentrati su una sola persona, ti può passare vicino il più bell’uomo del mondo che forse, al massimo, gli darai un’occhiatina.

Ma se l’innamoramento cessa al massimo dopo tre anni, anche la fedeltà non ha più questo paracadute dopo tre anni.

Ed è da questo momento che inizia il timer del possibile tradimento, anno dopo anno.

Aggiungici il “panico” da età che avanza e il timer del tradimento può avere un brusco acceleramento, come quando nei film il protagonista taglia il filo sbagliato della bomba e i secondi partono a razzo di colpo.

Nel maschio, infatti, di solito intorno ai 50 anni, scatta una molla che si chiama “voglia di vivere”, e che si traduce in un bisogno di provare a se stesso che sì, invecchio, ma sono sempre un Uomo con la U maiuscola. Come provarmelo? Con il successo nel lavoro magari, ma non basta: devo sentirmi ancora attraente e capace sessualmente. E non tutti si rivolgono alla moglie per avere riprova di questo.

Nella donna, in genere, la molla “oddio il tempo passa” scatta varcati i 40, età nella quale siete splendide. E lo sarete anche a 50, toglietevi pure 10 anni se avete saputo curare la vostra bellezza, fanculo la menopausa! Per non parlare di certe sessantenni impossibili da inserire in anagrafe precisa! Il problema è che, nonostante la bellezza che riflette il vostro specchio e gli sguardi degli altri maschi (vostro marito è distratto e avaro di complimenti?) le donne sono abilissime ad autocriticarsi e trovarsi mille difetti, da qui la crisi di identità.

E quando una donna va in crisi di “oddio il tempo passa” di colpo può accorgersi che la “comoda” routine, la “cullante” noia e il sesso “tutto previsto” non sono più una sicurezza sulla quale adagiarsi, ma un fardello insopportabile.

Allora, se il porto dal quale vedi le tempeste degli altri ti rassicurava, ora ti piacerebbe vivere una tempesta. Non dico un uragano, ma una tempesta che ti tolga il fiato fino a tornare di nuovo in porto sì.

In questi casi, se l’uomo è un praticone al quale il più delle volte basta una scopata galattica con una giovane bellezza imperiale (magari anche più di una) anche non parlante, voi donne siete più complesse: volete emozioni e qualità a 360 gradi.

Il che vuol dire che se un uomo bello e simpatico, fascinoso e intelligente inizia a corteggiarvi, a riempirvi di attenzioni, a farvi sentire belle e giovani beh, se poi vi scopa anche bene strappandovi sensazioni che credevate rimaste ai 20 anni… beh, la vostra solidissima coppia deve rivedere forse i suoi orizzonti.

E qui torniamo alla domanda iniziale: siamo tutti destinati, per i motivi suddetti, al divorzio o a una vita sicura ma non appagante?

Dipende da quanto la nostra coppia è evoluta e forte.

O prende atto che la fedeltà è a rischio, finito l’innamoramento, e che la routine non è garanzia di durata (almeno quella felice) e il sesso deve rimanere sopra una certa soglia di qualità altrimenti diventa una soap opera di cui conosci già la trama, e si resetta e si rilancia per rinascere attraverso un nuovo equilibrio, o rischia nel futuro.

E qui, a vedere quello che mi raccontate e che succede nella maggioranza dei casi le strade sono le seguenti.

La pace dei sensi
Decidete di non affrontare l’argomento fra di voi perché siete fra i “fortunati” (dipende dai punti di vista) che non mettono il sesso e le emozioni in cima alla lista delle loro necessità. Magari siete aiutati dagli ormoni, in fase calante e non ascendente, magari da giovani vi siete tolti tutti (ma tanti) gli sfizi, magari è proprio la mancanze di esperienza che vi mantiene “tranquilli”, di fatto ci sono mille motivi per continuare così e in fondo, sì potrebbe essere meglio, sì ogni tanto sogni a occhi aperti, ma quello che importa è la famiglia istituzione. Amen

Benvenuti fra i cinque… sei
Dicevo che le stime (ottimiste, i numeri secondo me sono più alti) parlano di metà della popolazione che ha tradito almeno una volta. La scappatella, almeno è così che si chiama prima di diventare amantato ripetuto e poi fisso o alternativa al vecchio matrimonio, è una delle soluzioni più gettonate nelle coppie di lungo corso, o meglio in quelle che hanno meno dialogo. Oppure dove il dialogo non ha funzionato. Esempio? Tu gli hai spiegato che ti piacerebbe rifare un weekend con lui da sola e senza figli, gli hai spiegato che se ti compri un vestito nuovo e sexy dovresti suscitare le sue attenzioni automatiche e sincere (altro che “ah sì bello, scusa stavo rispondendo a un messaggio”), gli hai spiegato che così, se lui fa troppo in fretta, TU non raggiungi l’orgasmo. Sì glielo hai spiegato, lui ha detto sì, magari è stato più attento per un po’ ma poi tutto come prima. E tu adesso ti sei trovata un “fidanzato” che compensa tutto quello che lui non ti dà più. Il finale della storia è apertissimo.

Parlate e provvedete
Ci sono coppie molto evolute, che magari non si amano più come nei primi 36 mesi ma hanno un forte coibente che li tiene insieme (affetto, rispetto, figli, progetti, un po’ di buon sesso) che, quando lei o lui notano i primi effetti collaterali della routine, ne parlano insieme a fondo ma non si limitano all’analisi, cercano di prendere provvedimenti. Per esempio riprendendosi del tempo insieme da soli e sottraendolo finalmente ai figli, al lavoro e ai pensieri. A certi basta dedicarsi un viaggio ogni tanto, inventarsi un hobby o attività che unisca (mi viene in mente una coppia che ha scoperto il golf e se lo gode come nuova passione condivisa), altri si devono industriare di più, soprattutto se il calo di emozioni è legato al sesso. E qui è più difficile. non so se basta un reggicalze o un video porno per rilanciare il sesso di coppia, ho molti dubbi. Conosco coppie che hanno provato lo scambio per vedere che effetto faceva: magari si sono limitate ad andare in un locale a curiosare, portandosi poi a casa quello che li eccitava a livello visivo-onirico e facendolo proprio senza andare con altri. Certe coppie che sono andate oltre, rischiando in certi casi di assaggiare un piatto così forte da rendere insipido quello casalingo. Altri si limitano a raccontarsi le fantasie più sfrenate, e ciò riaccende il desiderio. Alcuni uomini molto pragmatici e poco vergognini si sono rivolti al medico per un aiuto chimico, scoprendo che funziona, può dare il giusto là, tempi adatti anche per lei e non è una terapia cronica, chi con il consenso-suggerimento della compagna, chi in segreto.

La coppia aperta
Alcune coppie, è sono l’evoluzione della precedente, una volta chiaritisi su cosa non va, soprattutto se è il sesso che non va, decidono di aprire la coppia. Fanno un patto: cosa ci manca? L’emozione del corteggiamento, della seduzione e del sesso novità? Bene, non c’è bisogno di tradire, non c’è bisogno di separarsi, non esistono persone che possono sostituirci, esistono però occasioni che possono farci divertire e darci emozioni, nuova benzina per la vettura coppia, da condividere però, da mantenere nell’alveo della coppia. E così decidono che si può fare e, badate bene, si può, non si deve. Perché il segreto sta lì, mi raccontano: non è che liberi tutti si corre in braccio al primo venuto. Se capita, ed è quello giusto, si decide con il beneplacito del partner. Sarà poi la coppia a decidere se raccontarsi tutto, condividere o no. Molte coppie usano gli amanti occasionali come propellente della loro coppia. E, fuori dalle esagerazioni (se lui esce tutte le settimane con una diversa non è coppia aperta, è lui che si fa i cazzi suoi o viceversa, non vedo “utilità” per la coppia) e dalle scuse (la coppia aperta è una licenza di “uccidere”, non una licenza di “strage di cuori”) se si trova un equilibrio succede anche che basti sapere che si può fare, senza farlo. In ogni caso, la maggioranza delle coppie che praticano questa soluzione si dichiarano soddisfatte, rilanciate con nuovo entusiasmo e con un nuovo equilibrio. Alcune però, ho notato, hanno fatto la scelta con un difetto di base: lui o lei hanno accettato la coppia aperta per non perdere il partner, e questa non è una buona assicurazione di longevità. La longevità di coppia vive sulla serenità, non sulla sofferenza controllata da vari “antidolorifici” sintomatici.

I pragmatici del ristorante stellato
Certo, mancano emozioni e sesso, e questo è un problema. Però vi “amate” ancora molto (amare senza virgolette non è molto, è tutto), la famiglia è serena, i progetti tanti, i figli devono ancora spiccare il volo. Che fare? Avete parlato. Certo, avete messo in atto weekend da soli e altri trucchetti per ravvivare il tutto, ma hanno effetti, per quanto buoni, a termine. La coppia aperta? No, non siete i tipi. Però qualcosa di buono ha, se gestita in modo intelligente e da coppia azienda. Mi viene in mente il ristorante stellato. In casa la tua cucina è buona: varia, saporita, di qualità ma è sempre la stessa. E’ come frequentare il caro vecchio sicuro e senza sorprese ristorante sotto casa. E’ comodo, non lo cambieresti per nulla al mondo, il prezzo è abbordabile e speciale per te ma… ti ricordi i primi tempi quando frequentavate spesso il ristorante stellato? Certo eravate innamorati, ma ogni piatto era sorprendente, nuovo, emozionante. E quel dolce che fa anche il ristorante sotto casa, lì allo stellato è da… orgasmo multiplo! E allora, con un’intesa che solo certe coppie longeve e solide hanno, senza che nessuno racconti niente all’altro ma tollerandone la possibile possibilità, capendone la funzione limitata, ogni tanto uno dei due si concede uno stellato. Per poi tornare sazio e stupito alla normalità, una normalità, mi assicura chi mi racconta la sua esperienza, sicuramente migliorate e proiettata nel futuro. Obietto: e se ti innamori del ristorante stellato? Lei mi risponde: improbabile, troppo caro, mica ci vai ogni giorno anzi… se ci andassi ogni giorno diventa una trattoria, mica ha i plus del ristorante sotto casa. E poi, se dovesse proprio succedere, vuol dire che il ristorante sotto casa, per quanto comodo e buono, forse ha cambiato cuoco. In peggio. Ma non ti senti ipocrita, chiedo io, non è un tradimento come gli altri? No, dipende solo dalla tua testa a da quanto ti fai dominare dalla paura del giudizio degli altri e da una tradizione che vede nel sesso qualcosa di essenzialmente sporco, mentre per me il sesso è bello proprio perché è “sporco”. E io: ma non è un compromesso? E lei: no, è un patto, spesso silente fra evoluti e intelligenti, pragmatici amanti. Un tacito consenso per il futuro.

A voi il giudizio finale, il dibattito e… la scelta su quale soluzione adottare per superare la barriera del tempo o, semplicemente e per non pochi, la boa degli “anta”.

Per molti, per fortuna, c’è ancora un futuro insieme.

Sincerely yours

credito foto: pixabay.com

Dopo il sesso lui sparisce ma poi riappare: perché?

Se si sentiva incatenato perché torna?
Se si sentiva incatenato perché torna?

Dopo il sesso lui sparisce ma poi riappare: perché?
Di Alessandro Pellizzari ed Elisa Eliselle Guidelli

Ci esci, ti piace, decidi di farci sesso, per un po’ sembra filare tutto liscio, sembrate una coppia normale ai suoi primi passi ma anche promettente ma poi… lui sparisce.

Perché? E, soprattutto, perché dopo un po’ ricompare con mille scuse (si va dal lavoro alla gomma bucata) e, come nulla fosse successo, pretende di ricominciare la relazione, sesso naturalmente in testa, da dove l’aveva interrotta lui?

La vexata questio mi viene posta da una delle giovani menti illuminate che mi onorano della loro amicizia, anzi, dalla mia sparring partner di blog più agguerrita e di successo, la scrittrice Elisa Eliselle Guidelli, coautrice fra l’altro dell’articolo più letto di questo blog, Lui non ti scrive? Non gli piaci abbastanza, e Owner di Eliselle.com. A lei la parola dopo alcune mie considerazioni da uomo masculo ex alfa innamorato delle donne.

Torniamo a bomba: perché, innanzitutto, il de cuius a un tratto sparisce? Andava tutto bene vi sembrava. Eravate state attente pure a non essere soffocanti, troppo presenti, assillanti. Vi siete pure guardate bene dal non eccedere in quelle “smancerie” che fanno scappare a gambe levate molti uomini, spaventati dal “Oddio questa mi si vuole sposare!”. Non gli avete riversato tonnellate di problemi personali in monologhi da settecentomila battute senza punteggiatura… Si trombava bene, si rideva, lui era pure premuroso… perché sparisce?

Prima risposta che vi date: non gli sono piaciuta abbastanza. Io dico non è statisticamente vero. A meno che la sparizione non sia avvenuta dopo la prima trombata. Allora sì, forse a letto, nonostante le sue assicurazioni sull’orgasmo più bello della sua vita (nessun uomo dice mai verità spiacevoli, evitando così pallose discussioni, musi o scenate), qualcosa è andato storto, o al di sotto delle sue aspettative. Ma, se anche fosse così, non si spiega perché si è rifatto vivo pronto a ricominciare. Quindi no, non se ne va perché non gli piaci abbastanza, se poi torna.

Lo sposatino
In realtà se ne va perché vi ha mentito su un particolare: non è libero come vi ha detto. No, non penso alla bugia più grossa che è così facile da scoprire al punto da non essere più di moda, del tipo non sono sposato e in realtà lo è. In questi casi la bugia più frequente è “sono sposatino”. Cioè sì, vivo ancora con mia moglie ma non trombiamo, non dormiamo insieme, ognuno ha una vita in buona parte sua. Lo “sposatino”, o anche “conviventino” (mica ci vuole l’anello al dito per cercare di mettervi l’anello al naso), soprattutto se è alle prime esperienze di fuori pista, sparisce spesso per i sensi di colpa e le paure di essere beccato. L’inesperienza, nel campo delle corna, pesa sulla sua coscienza che non ha ancora formato quel callo di menefreghismo che in un futuro non lontano della sua carriera di sposatino, se andrà avanti, lo farà arrivare a credere lui stesso nelle bugie che dice. Ma non illudetevi: i sensi di colpa sono riservati alla sua compagna che, nonostante le corna, rimane la “titolare”, e sappiamo quanto in Italia anche il più fedifrago dei fedifraghi rimanga incollato fino alla fine alle due sottane della sua vita, la mamma e la prima moglie. A voi riserva la paura delle scenate, visto che comunque vi ha mentito, scenate che pochi uomini sopportano.
Perché ritorna lo sposatino? Perché, come Ugolino, più del dolor potè il digiuno. Sensi di colpa e paure spesso non sono sufficienti a tenere alla larga il bambino cresciuto da quella pasticceria che gli ha fatto assaggiare una torta tanto nuova e tanto buona.
Che fare? La prova vacanza: vuoi tornare con me? Si va via una/due settimane insieme. Subito. Presto. E prima non te la ridò. Credetemi: nessun sposatino conviventino regge un tempo così lungo se non è davvero libero o quasi. I veri separati in casa (leggi qui per saperne di più) la loro settimana a Cuba se la possono fare eccome, perché la partner se ne fa altrettanta in Jamaica! Lo sposatino invece vi tirerà fuori lavoro figli mamma ammalata influenza morbillo antrace ma più di un weekend non riesce a scucire. Quindi, se non è in grado di garantirvi a breve sette giorni sette tutti per voi niente torta. Anzi, niente più pasticceria.

L’uomo dell’algoritmo
L’ho già scritto: noi uomini in caccia siamo tutti un po’ pescatori a strascico. Che non vuol dire morti di figa: quelli sono pescatori a strascico che si accontentano di qualsiasi pesce pescato, scarpe comprese. L’uomo comune di range medio alto è pescatore a strascico per una questione di natura e di logistica, enfatizzata dall’era dei social, ma comunque fa selezione sull’estetica, qualcuno anche sul cervello. Per portarti a letto una però, pensa il pescatore, devi corteggiarne cinque, questo è l’algoritmo che molti di noi applicano nella caccia alla donna (non a caso il pescatore, prima di gettare la lenza, pastura, ovvero lancia una manciata di esche per attirare non uno, ma un branco di pesci).
Così, tu che ti chiedi come mai è arrivato e poi sparito, hai la risposta nella matematica: mentre era con te un’altra, in lavorazione corteggiamento, ha spalancato le porte della sua pasticceria. E se anche lui si trova bene nella tua, perché mai non dovrebbe assaggiare la concorrenza? Cara lettrice, noi uomini siamo limitati e investiamo nei rapporti solo dopo parecchio tempo di felice frequentazione. Se stiamo bene con una donna e ne appare all’orizzonte un’altra, mentre voi e il vostro sesto senso vi dice “io inizio a star bene con questo, l’altro lo accantoniamo perché voglio investire su questa storia” il nostro sesto senso ci dice solo una cosa: “fatti anche l’altra, poi si vedrà”. Pochi, davvero pochi uomini decidono di frequentare una pasticceria alla volta, se nel quartiere ne hanno viste altre quattro.
Perché ritorna? Perché ha scoperto che l’altra, le altre pasticcerie non sono al vostro livello. Sì, buona la sacher di là, ma come fa i cannoli lei! Ragazze, mi spiace fare questa fotografia materialistica e un po’ fellationistica del modo di pensare dell’uomo comune ma, come Andreotti, spesso a pensare male purtroppo ci azzecco.
Che fare? Qui è più difficile che con lo sposatino. L’uomo dell’algoritmo, una volta capito che voi siete la scelta migliore, sarà capace di ridurre tutti i suoi calcoli un una sola ed esaustiva equazione, oppure dopo un po’ riprenderà a far di conto e la pesca a strascico? E voi, dopo aver capito che avete inconsciamente fatto parte di una gara per appalti amorosi, siete disposte a continuare col piccolo matematico? Se la risposta è sì, perché comunque la gara l’avete vinta voi è lui vi piace molto, dovrete preoccuparvi solo della prima domanda, giudicando sulla base delle regole dell’amore, che sono semplici: se gli interessi vuole stare con te più tempo possibile, vuole scoparti sempre, vi divertite e siete sereni. Insomma, migliorerà e basta, niente più fughe e… fighe.

Lo zitello sentimentale
Ci sono uomini che, per cause diverse, non riescono a prendere una decisione definitiva su una donna, nonostante il rapporto abbia le carte in regola per funzionare. Corteggiano, sono anche brillanti all’inizio e scopano pure di gusto, ma poi scappano. Iniziano, perché hanno bisogno di sesso, di compagnia e in fondo sperano anche loro in un rapporto duraturo o migliore dei precedenti, ma poi la loro natura li scoraggia, gli fa vedere nero e scappano. Chi lo fa perché è stato mamma dipendente, chi perché è stato tradito (sì, non tradiamo e in modo crudele solo noi), chi perché ha vissuto un matrimonio e un divorzio devastanti… insomma, sono diventati delle zitelle sentimentali, il contraltare maschile di quelle donne fra voi che stufe di disfatte sentimentali hanno bollato il genere maschile (e neanche troppo a torto) con il classico “siete tutti dei bastardi uguali” e hanno deciso di appendere i genitali al chiodo. Noi uomini possiamo fare uguale, tranne che appendere i genitali al chiodo.
Ma allora, perché lui è tornato? Perché, nonostante il suo status di zitello sentimentale, voi avete provocato emozioni, forse nuove speranze. Attente però. Riprenderselo non deve essere una manovra tipo “io lo salverò” facendovi incorrere nella pericolosissima sindrome della crocerossina (leggi qui). Poté investire, ma all’insegna del do tu des. Lui guarisce, risponde agli stimoli? Non scappa più? Si va avanti. Altrimenti ciaone. Dimenticavo: attente all’età. Più il zitello sentimentale è “anziano” più è difficile che cambi e inizi a vedere in voi un bicchiere almeno mezzo pieno.

Questo il Pellizzari pensiero. Vediamo che dice la Pulzella di Canossa, Elisa, che chiamo così per il suo carattere scoppiettante e per il suo fortunato libro, il Romanzo di Matilda.

Mi sono divertita molto nella lettura di questo pezzo. Pellizzari è una sorta di guru per comprendere la psicologia maschile ed è bene ogni volta trovargli una sfida, un’occupazione nuova per non fargli perdere l’allenamento: e non è proprio un caso se gli ho chiesto di raccontarmi che cosa scatta nella testa di un uomo che dopo tanto, molto, davvero troppo tempo, dopo essere sparito silenziosamente negli anfratti di whatsapp, si rifà vivo e come se nulla fosse ricomincia a mandare messaggi dove si ripropone come la peperonata, offrendo di nuovo il proprio arzillo virgulto per prestazioni sessuali non richieste. Ripresentandosi come se si fosse fatto sentire il giorno prima, come se tutto fosse normale, come se non si fosse mai interrotto il filo delle parole e degli incontri con la donna che invece, dall’altra parte, legge il messaggio campeggiare sulla chat e aprirsi con una delle solite scuse trite e ritrite [c’è anche quella della perdita e del recupero miracoloso della rubrica, un grande classico] e pensa: “Ma questo, sul serio, chi cazzo si crede di essere? con chi crede di parlare? con la figlia più sfigata della serva?”.

Perché diciamocelo, siamo sincere: indipendentemente dai motivi per cui non lo abbiamo più sentito, la cosa che brucia più di tutte non è tanto il fatto che dopo una bella storia scoppiettante lui sia sparito e si sia defilato con un po’ troppe scuse o, peggio, senza dire niente [indipendentemente dalle motivazioni sottese a questo gesto]. Quello che brucia è che lui si ripresenti pensando che noi siamo rimaste lì ad aspettarlo, senza avere di meglio da fare. Si ripresenta dando per scontato di essere (stato) il migliore, forse credendo di essere l’ultimo uomo sulla terra, senza sapere che in realtà il paniere è pieno di maschi più presenti, più veloci, o anche solo più capaci di mantenere un equilibrio tra la storia leggera e senza pretese e il farsi sentire “senza impegno” per sapere come va e mantenersi caldo il letto [avevo parlato di un minimo sindacale nei messaggi, perché l’educazione e il saperci fare vale anche in queste occasioni, soprattutto in queste].

“Ciao, avevo perso tutti i numeri ma alla fine ti ho ritrovata! Qua si lavora sempre, si corre sempre, la vita moderna! Scopiamo?”: questo più o meno il senso del discorso, lo schema sempre quello. Una scusa a caso – poi parlare del più e del meno – last but not least proposta sessuale: senza chiedere nient’altro, dando per scontato che tu sia libera, senza informarsi di nulla ché magari nel frattempo tu ti sia fidanzata e sposata e abbia partorito un figlio o due, visto che c’è gente che sparisce pure per anni per poi bussare di nuovo alla tua porta e dire “hey ciao eh, sono qui, sono ancora interessato, dammela di nuovo”. Con un’arroganza e un ego spropositato come biglietto da visita, tanto che ti chiedi se davvero l’hai data a un cretino di tal fatta. La risposta è purtroppo sempre sì, era un cretino ma non te n’eri accorta perché all’inizio è sempre tutto nuovo e bello e intrigante e figo, ma è alla lunga e sempre alla fine [sì, perché gli uomini devono imparare questo: se non ti fai più sentire, se sparisci, se accampi scuse per non scopare più, la storia è FINITA, e stop] che si vede la vera natura e l’autentica qualità intrinseca di una persona.

Un consiglio dunque alle donne che si trovano in questa situazione: se un vostro ex [che sia amante, frequentante, trombamico, o in qualunque modo vogliate chiamarlo] si ripresenta abbiate un minimo di amor proprio e di orgoglio che no, non fa male, soprattutto in questi casi, e mandatelo a stendere. Potete usare la risposta che volete: dal “scusa, chi sei?” al “sto frequentando una persona e sono fedele, io” fino al definitivo “non ti sei fatto sentire per mesi, credi che nel frattempo io non mi sia riorganizzata con uno più capace di te?” in modo da togliervelo di torno in modo definitivo. Dopotutto è stato lui a sparire per primo, non vedo perché dobbiate avere compassione e fare pure le gentili o, peggio, ridargliela in amicizia.

Un consiglio anche agli uomini dotati di ego eccessivo che pensando di essere gli unici detentori del piacere e di avere un pene sacro e insostituibile, si abbassano a tali giochi di prestigio per tornare su campi già conosciuti: se siete spariti, abbiate il buon senso di rimanere tali. Non ripresentatevi, non fatevi più sentire ma per sempre, almeno evitare la figura degli imbecilli. Siete ominicchi o uomini? Se vi proclamate tali, allora l’unico modo per salvare la faccia è chiamare, fissare un appuntamento faccia a faccia, dire tutta la verità a costo di umiliarsi e infine chiedere scusa. Tutto il resto sono cazzate e insulti all’intelligenza. Soprattutto la vostra.

Ah, sia chiaro: so benissimo che non è questione di maschi/femmine e che anche le donne fanno gli stessi giochetti, l’illusionismo è uno dei più praticati e la sparizione/riapparizione è uno dei preferiti dai paraculo che si sa, sono trasversali tra i due sessi. Quindi, il discorso precedente vale anche al contrario. Compresi i consigli.

Credito foto: osmanpek iStock

Lui ti dice ti amo, ma ti ama?

Ti amicchio
Ti amicchio

Lui ti dice ti amo, ma ti ama?
Ti amo è un’affermazione che dà, in un istante, tutto il peso della coppia, uno status report della relazione in atto, sia essa matrimonio, fidanzamento, convivenza, amantato o una start up sentimentale. Lo è anche se detta frettolosamente come un banale ciao, o se viene detta mentendo.

Ti amo è quindi rivelatore dello stato della coppia, e segue delle norme di comportamento che dovrebbero riservarlo a momenti di verità, mentre nelle realtà subisce un abuso che lo rende spesso più annacquato del ti voglio bene, una dichiarazione di affetto idonea per amici e fratelli, non per chi ha reiterati rapporti sessuali.

Ecco alcuni ti amo per me e per voi, che me li raccontate con le relative storie, degni di nota e di riflessione.

Il ti amo durante il sesso
È il più falso e il più abusato, soprattutto dagli uomini. È facile amare una donna che ti sta facendo godere e dirglielo sotto orgasmo. Lo trovo però molto scorretto, chiunque sia a dirlo, se non corrisponde al vero. Sarebbe da stigmatizzare durante il periodo refrattario. Fossi in voi gli chiederei, mentre fumate dopo o qualunque cosa facciate: “hai detto che mi ami, lo pensi davvero?”. E poi giudicate dalla risposta. Se lui afferma “sono cose che si dicono in certi momenti” sappiate che avete probabilmente a che fare con un personaggio disposto a mentire anche sull’amore. Ammiro invece quei lei o lui che evitano di esprimere il massimo dei sentimenti nel momento di massima gratificazione e debolezza umana, il sesso. Non sarà gratificante per voi magari dire ti amo (se lo amate veramente) e non sentire risposta analoga, ma almeno avrete a che fare, se non con un partner che vi ama, con uno sincero che non spreca questa parola. Un consiglio: ti amo va bandito dalle lenzuola, che sia vero o no. Va detto forse dopo, quando l’orgasmo è sfumato e siete rientrati nella realtà, anzi lui è nel periodo refrattario maschile, un momento di verità impagabile, visto che il maschio in genere rivela proprio in questo frangente la sua vera natura (ha ottenuto quello che vuole: vi coccola o dorme? Vi sta vicino o lontano? Vuole andarsene a casa sua o vi chiama un taxi?… leggi anche Era più simpatico prima di venire.).

Il ti amo troppo precoce
Vi siete conosciuti qualche mese fa. Tutto sembra andare bene, vi vedete abbastanza spesso, sesso e dialogo funzionano. Ma, oggettivamente, ripulita la mente dai sogni sul principe azzurro, è davvero troppo presto per parlare di innamoramento. Passione fisica, coinvolgimento, divertimento, belle speranze ma… siete all’inizio. Credete al colpo di fulmine? Io anche, ma come credo ai miracoli: sono frequenti quanto una vincita milionaria a qualche gioco. Quindi se lui vi dice ti amo in questa fase primigenia della vostra storia allarme rosso! O è un bugiardo, o è un esagerato entusiasta. In tutti e due i casi il sintomo non è buono. Il bugiardo vi sta vendendo oggi l’amore, domani chissà. L’entusiasta vive fuori dalla realtà e quindi, spesso, non sa neanche che cosa vuol dire amore, forse non lo ha mai provato. È come se dicesse pizza: gli piace, ma è pur sempre una pizza, non il pranzo del matrimonio.

Il ti amo all’amante
Se ve lo dice siete arrivati a una svolta, spesso drammatica. Gli amanti seguono delle regole precise, come i robot della Fondazione di Asimov. La prima legge della robotica recita: Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
La prima legge degli amanti recita: lui e lei non possono recare danno alla famiglia di riferimento né permettere che il segreto della loro relazione, rivelato, possa recare danno. L’amore vero reca sempre danno agli amanti, tranne che in un caso. Perché è falso o impossibile, cioè viene detto solo per gratificare ma non produce quello che deve produrre, cioè una nuova coppia vera, non a cottimo. Oppure è vero, e allora produce un bivio. Il più frequente, con lui che vi ama ma non abbastanza da rinunciare alla moglie, ai figli, ai soldi. Così inizia uno stillicidio di sentimenti finché Voi non lo lascerete per mancate decisioni. L’altro bivio è più raro ma lo auguro a tutti gli amanti ai quali non basta essere amante. La nascita di una nuova coppia innamorata. Divorzio, in una parola. Nuova vita, in una parola. Ti amo veri a go go. Ma sempre al prezzo di molte sofferenze per tutti.

Il ti amo alla moglie tradita
Spesso è un ti amo di pietà. Voi siete l’amante e chiedete: tu ci scopi ancora con lei? Otto su dieci risponderanno no. Mentendo. Chiedetegli: lei ti chiede se la ami? E tu cosa rispondi? Non importa cosa vi risponderà. Nella realtà un uomo che tradisce la moglie ed è ancora a casa perché non ha preso la fatidica decisione (e spesso non la prenderà mai) risponderà “certo che ti amo”. Non ha scelta. A meno che non sostituisca il “ti amo” con un ” ti devo parlare”. Un ti amo obbligato, spesso senza via di uscita. Come amante dovete offendervi di questo? Solo se non siete più “amanti pure”, ormai aspirate ad altro che non è più la parte ludico sessuale dell’amantato e avete già trasgredito le leggi della robotica amorosa. Se siete ormai qualcosa di più di una “semplice” amante il fatto che lui dica ti amo a sua moglie, e magari lo dica anche a voi, impone una scelta. O lei o voi.

Ti amo è troppo prezioso per abusarne. Ditelo poche volte nella vita. E mai con il cervello.

Sincerely yours

Non c’è sesso senza amore?

Siete tutti uguali
Siete tutti uguali

Ah, io se non sono innamorata non faccio sesso. Ah io non faccio sesso finché non provo davvero qualcosa per lui. Ah io devo essere presa di testa altrimenti niente sesso. Ah, a me non importa di fare sesso con le donne che conosco, a me interessano solo e innanzitutto come persone.

Insomma, non c’è sesso senza amore, diceva la canzone.

E non pochi di noi, soprattutto donne, circolano sul mercato dei “disponibili”, siano essi single, separati o divorziati, proclamando al mondo la loro priorità nei rapporti di coppia, che sarebbe l’amore e non il sesso, o comunque la personalità innanzitutto, o la “mente”, e poi il sesso.

Che non siamo tutti dei malati di sesso e che cerchiamo negli altri anche cosucce tipo simpatia, intelligenza e cultura mi pare lapalissiano come dire che cerchi di andare in vacanza appena puoi.

Tuttavia, sfrondata della sua ovvia banalità, trovo questa posizione estrema, in certi casi falsa, in altri tale da impedire, di fatto, il formarsi di nuove coppie interessanti, solide, durature.

Mi spiego. Nella ricerca di una spiegazione alla domanda primigenia di questo blog, e cioè perché le mie amiche belle e intelligenti non riescono a mettere in piedi un minimo di relazione degna di questo nome, la risposta principale rimane “il mercato degli uomini papabili è desolante” ma un dubbio mi assale: non è che con questa storia della mente e dell’amore che devono prevalere sul sesso noi stiamo buttando nel cesso un sacco di buone storie potenziali che sì, magari iniziano più fondate su estetica e voglia di trombare, ma che poi potrebbero svilupparsi in qualcosa di più complesso e appagante?

Secondo me la risposta è sì. Non è che dobbiamo andare a letto e subito col primo venuto (oops), ma neanche mandare le partecipazioni a ogni incontro nuovo.

Insomma, mi sembra che soprattutto le donne abbiano perso, nella loro ricerca del partner ideale, la semplicità dell’amore. Che è fatto, all’inizio, di cose semplici e istintive, non frutto di tanti e troppi ragionamenti. Lui ti piace? È simpatico? Ti stimola sessualmente? Ti immagini a letto con lui o no? Qualche serata insieme basterà per avere queste risposte no?

E allora, se lui ha superato i test più semplici del mondo deve superarne uno solo ancora, ma il più importante: quello del letto.

Ah no, io non gliela mollo finché non sono sicura di avere a che fare con una persona seria, che è veramente interessata a me, che non è solo un pescatore a strascico di donne, un morto di Figa, un farfallone.

Vi rivelo un segreto: noi uomini siamo tutti, chi più chi meno, pescatori a strascico, morti di figa e farfalloni, e spesso lo sono ancora di più quelli che passano tutto il tempo a far vedere che loro nooo, loro non cercano donne belle ma solo e soprattutto intelligenti (leggi qui come funziona il marketing del sesso al maschile).

Allora che fate? Siccome siamo tutti uguali vi chiudete in clausura come certe vostre amiche che descrivo qui? Quanti morti di figa evitati, certo, ma anche quante belle storie potenziali sprecate.

Il sesso è normale e bello, è un linguaggio universale superiore a quello delle parole. Non usatelo come merce di scambio, usatelo perché è un modo piacevole e divertente per capire se davvero il discorso può proseguire. Il coinvolgimento mentale sparisce se a letto non funzionate. Quanti matrimoni bianchi o falliti dobbiamo ancora spendere per capire che il sesso non è un accessorio ma le fondamenta della coppia? Piacersi intellettualmente non basta, e il sesso non mente come la lingua.

Un altro piccolo particolare. Il sesso è così importante che è l’unica vera assicurazione di longevità della coppia. Sapete quante persone hanno tradito il proprio partner fisso almeno una volta nella vita? Almeno la metà. Saranno tutti maschi, direte voi… a parte il piccolo particolare che per tradire bisogna essere in tre, le donne ultimamente tradiscono di più. Sei su 10 almeno una volta, secondo le ultime stime. Io credo siano pure stime per difetto.

E sapete perché il più delle volte hanno tradito? Perché il sesso nella coppia era finito, era diventato noioso, ripetitivo, stanco, bimestrale. Quindi, se non siete fra le coppie che dicono di aver raggiunto la pace dei sensi e che il sesso può benissimo essere sostituito da un buon libro sappiate che ha un peso ben superiore a quello che gli danno coloro che dicono che non conta. Attenzione, sottolineo dicono perché poi se apri certi armadi spuntano più amanti che abiti, non nascondiamoci dietro un… anta. Conta eccome il sesso.

Il sesso è il termometro del benessere di coppia. Lo è dopo anni, come può essere non decisivo o poco importante all’inizio, quando ha come potenti alleati novità, passione, curiosità e scoperta?

E siccome conta tanto il consiglio è semplice: se vi trovate bene con un nuovo pretendente non usate il sesso come merce di scambio, ma come prova del nove. E non tirate troppo la corda prima di arrivarci, altrimenti succede come descrivo qui.

Vi dicevo che siamo un po’ tutti sciupafemmine, questo è il nostro difetto o, semplicemente, la natura dell’uomo. Sì, i più evoluti di noi vogliono anche una piacevole conversazione e una donna intelligente ma, come quelli meno evoluti della serie basta che respiri, tutti miriamo a una cosa sola: il gol in porta. Non si va alla partita per pareggiare o perdere.

Detto questo, sapete che dico sempre che apprezzo la vostra selettività, e vi sprono sempre a essere analitiche e più critiche con noi, ma senza esagerare. Non passiamo, per favore, dalla fase tipicamente femminile del cosa c’è di sbagliato in me all’opposto del gli uomini sono tutti trombatori seriali. Si gioca in due e il risultato finale dipende da tutti e due.

Anche perché, riconoscendo in voi donne una superiorità mentale rispetto all’uomo che è pari solo alla vostra fragilità sentimentale, noi possiamo migliorare solo grazie al vostro aiuto.

Se siamo tutti sciupafemmine nel DNA ma alcuni di noi ragionano e cercano qualcosa di più, certo magari dopo…, solo voi potete far pendere la nostra bilancia non solo dalla parte Figa ma anche dalla parte Sentimenti. Siete voi le maestre del rapporto equilibrato, noi siamo spesso scolari indisciplinati che tendono a bigiare la scuola. Credo sia anche per questo che nostro Signore abbia scelto voi come madri, e non i maschi.

Il mio ragionamento può sembrarvi a tratti un controsenso. Prescindere dal sesso, potrebbero dire alcuni “benpensanti”, quelli che ragionano col cervello e mai con gli ormoni, è logico se si vuole costruire un rapporto non superficiale e duraturo. Il sesso è un accessorio, ma sì, concedono, “abbastanza” importante, ma non è di certo tutto. Il sesso, col tempo passa, diventa meno importante. Mmmm posizione a rischio questa… Un viatico per potenziali corna da voglia di sesso latitante, e le statistiche non sono a favore della tesi sesso res nullius.

Ma, statistiche a parte, Rido. Dire che il sesso in una coppia è uno dei tanti elementi e neanche il più importante è Un po’ come quello che dice che l’attrazione fisica non conta, o siamo di fronte a una tesi precostituita e spesso fondata su tentativi fallimentari, o a una bugia tipicamente maschile, o siamo di fronte alla volpe e l’uva, o siamo di fronte a un assetto ormonale diverso dal mio e da quello di molti, che io rispetto se viene rispettato anche il mio equilibrio testosteronico e non mi prendo del maniaco sessuale o del morto di figa o, se fossi una donna, della Troia o ninfomane, solo perché a noi piace fare sesso e lo facciamo e lo faremmo anche solo per divertimento.

Dunque, senza trasformarvi in omologatrici di materassi (delle quali ho scritto qui) o, viceversa, in monache di clausura, nonostante gli insuccessi sul campo e il forte sospetto che tutti gli uomini vogliano Solo scoparvi, provate a scopare voi ogni tanto, se i famosi conti dei primi test tornano. Il sesto senso femminile è fatto anche di sana e inconsapevole libidine, per chiudere con un’altra canzone.

Sincerely yours

Vi siete lasciati? Chiodo scaccia chiodo

la soluzione alle lacrime (foto: MileA iStock)
la soluzione alle lacrime (foto: MileA iStock)

Stai con lui e sei infelice, perché è sposato e non lascia la moglie. Oppure è “libero” ma non vuole impegnarsi con te, ti trascura, forse ha un’altra, delle altre… Vi siete lasciati, vorresti lasciarlo o hai deciso di lasciarlo perché non vedi un futuro insieme ma è dura, perché sei innamorata, o ancora molto presa da lui. Che fare? Devi usare il chiodo scaccia chiodo.

Per dimenticare un uomo ci vuole un altro uomo: chiodo scaccia chiodo o, se preferite, lo schiaccia.

Il problema? Le donne non lo fanno. Lanciata la questione sulla mia pagina di facebook (https://it-it.facebook.com/alessandronicolo.pellizzari) il dibattito si è scatenato con tantissimi commenti femminili che hanno visto una maggioranza di donne che, di fronte all’opzione uomo scaccia uomo, hanno detto “meglio sola”, declinando la nuova clausura in varie sfumature, e una minoranza di amiche e lettrici (diciamo un 30%) che hanno detto “no, se ne trovo uno carino e simpatico ci vado subito, almeno ci provo”.

Signore, io sto con la minoranza. Perché il chiodo che prende al più presto il posto dell’altro chiodo è la medicina migliore, più efficace e veloce per lenire il dolore, addirittura spesso guarirlo, in modo miracoloso in tempi umanamente accettabili, a volte di una brevità da stupire. Perché finché siamo chiusi in un cortile, il mondo fuori è come se non esistesse. Ma se usciamo, ne saremo folgorati, stupiti.

Se siete arrivate al vicolo cieco del decidere di lasciarlo, o peggio siete state lasciate (evenienza rara, perché gli uomini che vogliono lasciare non lasciano, si fanno lasciare anche a costo di farvi morire: leggi il mio articolo sugli uomini che non lasciano mai), giratevi e vedrete che il muro che avete dietro le spalle ha una porticina, un via di fuga che si chiama “subito, presto un altro”.

“Facile a dirsi”, avete obiettato in tante. Sono d’accordo, non è facile essere prese-innamorate di un uomo, magari averci investito mesi (anche anni, nei casi delle amanti) in attesa di una sua decisione (lascio l’altra) o miglioramento (ti dedico più tempo e attenzione, andiamo a vivere insieme, persino facciamo un semplice weekend insieme…: gli uomini sono bravissimi a promettere a parole stando a zero con i fatti) e iniziare a guardarsi in giro ma, vi assicuro, o meglio vi assicurano quelle che ci hanno provato, è la medicina migliore.

In fondo non dovete fare molto. Una volta lasciate, o dopo averlo lasciato voi (più probabile), le regole da applicare sono semplici:

1. Silenzio assoluto con l’ex.
Serve a non soffrire voi e, se c’è una minima possibilità che lui si penta e torni a canossa, si avvererà solo se non avrà notizie di voi. Ricordate: la gelosia (se c’è voi contate ancora qualcosa per lui, altrimenti è perduto: leggi il mio articolo sulla gelosia come metro dell’amore) avvampa con silenzi veri e distanza, con la mancanza di notizie, non con il controllo a distanza di quello che fate. Quindi stop a messaggi, amicizia sui social, nemmeno una faccina deve vedere. Deve solo pensare che voi siete di nuovo sulla piazza, e che potreste scopare con un altro, da un momento all’altro. A prescindere da questo, il silenzio non serve tanto a ricatturare una preda (so che però ci tenete ancora, capisco, la speranza è l’ultima a morire), ma se voi continuate a tenere aperto anche un solo canale di comunicazione, sarà solo una tortura.
2. Uscite.
Andate nei locali con le amiche, nei luoghi affollati, accettate inviti a mostre e simili, andate in vacanza in un posto con tanta gente. Stare con la gente, vedere che esiste un mondo al di fuori del SUO mondo vi farà bene. E, in questo mondo senza di lui, vivono e cacciano altri LUI.
3. Non remate contro.
Vinta la voglia di segregarvi a piangere e mangiare cioccolata davanti a Love story, quando uscirete ci saranno dei maschi che vi corteggeranno. All’inizio forse vi farà “schifo”, non ne avrete voglia, ma voi NON DOVETE FARE NULLA, solo non remare contro. Se un lui carino, simpatico, piacevole, divertente vi aggancia e corteggia, godetevi la serata. Non dovete dargliela, dovete riassaporare il divertimento, le risate e il corteggiamento. Iniziate da qui, poi si vedrà.
4. Evitate le donne che si sono arrese.
Intendo le inguaribili pessimiste (gli uomini sono tutti così), l’amica in clausura da anni (perché meglio sola che con quei bastardi di uomini) che vuole regalarvi uno dei suoi gatti come succedaneo del maschio prossimo venturo. A loro è andata male? Hanno deciso che il bicchiere mezzo vuoto prevale sull’altro? Anche se hanno avuto una storia o delle storie simili alle vostre voi siete, dovete essere ancora in pista, non deve decidere il pessimismo o anche, non dico di no, la sfortuna di altre. Nei periodi di sfiga non si frequentano i pessimisti, si fa il pieno di ottimisti. Siate “egoiste”, ne avete bisogno ora.

Se seguirete queste semplici iniziali regole di ingaggio per tornare a una vita normale siete già sulla buona strada non solo per soffrire di meno da subito e a breve risorgere, ma per trovarvi il chiodo che scaccerà definitivamente il vecchio chiodo, cioè un nuovo partner. E senza che passino ere geologiche.

Che, dico il chiodo, intendiamoci, potrebbe non essere il partner della vita, certo. Le amiche che su facebook hanno reagito alla “vedovanza” accettando la corte di un nuovo “chiodo”, nella maggioranza dei casi ci sono anche andate a letto, dopo un po’ e quando si sono sentite “pronte”.

Il sesso the day after il “grande amore” che vi ha deluso può avvenire, in chi decide di rimettersi in gioco, presto o dopo mesi, secondo la vostra esperienza mediamente 6 mesi e dopo una corte di successo superiore a un mese.

Dipende da quanto voi, per vostra costituzione mentale e ormonale, scindete il sesso dai sentimenti (ovvero fate anche sesso solo per il piacere di farlo, vi capita e vi è capitato, è assolutamente “sano”) e da quanto è bello, simpatico e ci sa fare il nuovo chiodo. Ridere, scherzare, sentirsi bene fa venire, prima o poi, voglia di scopare. E scopare fa solo bene. Si chiama “scopare” anche perché richiama una ramazza che spazza via problemi, pensieri e… precedenti.

Tutto chiaro? Voglio però fare anche l’avvocato del diavolo e riprendere alcune delle principali obiezioni delle donne che, al mio “sondaggio” su facebook, hanno escluso l’opzione chiodo scaccia chiodo.

Che cosa hanno detto le lettrici CONTRARIE AL CHIODO SCACCIA CHIODO?
1. Che non si può fare perché dopo aver lasciato o essere stata lasciata dal grande-medio-piccolo amore sei così fragile che ti capita sicuramente lo stronzo che se ne approfitta.
Cosa ne penso: è vero, sarete sicuramente più fragili, ma anche più selettive. Se non siete delle sentimentali cieche e irrecuperabili (e qui non esistono medicine) avrete capito, dopo aver subito valanghe di menzogne, promesse non mantenute, delusioni (scopo ancora con mia moglie, voglio ancora bene alla mia ex, non posso lasciarla, ho un’altra che mi piace di più…) che cosa è bene e male in quello che dice un uomo. Da cosa guardarsi e da cosa no. E poi, parliamoci chiaro, mica dovete sposarvi (vedi le regole sopra). Quindi fate prevalere la selettività sulla fragilità. Non esiste un altro “lui”, può esistere però uno meglio di lui (e spesso non ci vuole tanto, liberatevi dalla gigantografia che vi siete fatte dell’ex).
2. Che vi fa schifo essere toccate, anche pensarlo, da un altro.
Schifo è una parola grossa, ma per quanto l’idea di fare sesso con un uomo possa essere l’ultimo dei vostri pensieri adesso, ciò è perfettamente normale. Ma non siete voi a dovervi “far venire voglia”. E’ il nuovo chiodo che avrà questo compito. Se riuscirà ad attrarvi ma, soprattutto, a farvi ridere, rilassare, a farvi sentire di nuovo belle, riuscirà a farvi sentire, prima o poi, donne. E da qui a immaginarvi a letto con lui per poi provare (provare… si ricomincia così) ad andarci il passo non è enorme.
3. Che volete, avete bisogno di prendervi una pausa dagli uomini.
Anche questo è normale: chi vuole un’altra storia quando è appena uscita da un fallimento, costato lacrime sangue e soprattutto tempo e coinvolgimento? Ma chi vi ha detto che dovete per forza cercarvi subito una storia! Però non dovete neanche mettervi in clausura, non uscire più, frequentare solo amiche sposate, famiglie, vivere in situazioni “protette”. Da quello che ho capito dai vostri discorsi questo periodo di latenza può durare sei mesi o più. Io dico però NON PIU’ DI 6 MESI! Altrimenti la decantazione fisiologica inizia a diventare consuetudine, per poi trasformarsi in abitudine passati i 12 mesi, e “normalità” più avanti. Allora tutto si spegne: sentimenti, libidine, sogni, desiderio. E non basterà più un chiodo, ci vorrà un ariete da assedio per farvi resuscitare dalla tomba nella quale vi sarete rinchiuse.
4. Ci ho provato, ma è andata peggio.
Non eri pronta, in questo caso hai valutato male il chiodo o, molto più probabilmente, non hai saputo USARLO. Il chiodo non deve essere il principe azzurro, difficile possa essere migliore del periodo migliore del vostro ex (tutti gli ex hanno una fase di perfezione, è quella che vi ha “fregato”), deve essere una persona di cui non siete (ancora, mai dire mai) innamorate ma che vi fa divertire, uno scacciapensieri che vi fa dimenticare, anche se fosse solo per qualche ora, l’altro. E magari che vi scopa bene, anzi meglio dell’altro, una volta provato su pista. Così funziona: se invece cercate un clone dell’ex non lamentatevi dei guai, dopo.
5. Inutile, gli uomini sono tutti uguali, non mi fido più.
Vi capisco. Questo blog nasce anche dal fatto ormai assodato che il mercato degli uomini papabili è inflazionato da morti di figa, mammoni, narcisisti, maschilisti sciupafemmine, pescatori a strascico di donne, bugiardi patentati e separati con moglie ancora attiva a letto. Ma, credetemi, è fatto anche da uomini che sicuramente vogliono innanzitutto scoparvi (è la normalità normale, inutile nascondersi dietro a… scegliete voi) ma cercano anche loro qualcosa di più, per esempio una futura compagna che non hanno ancora trovato. USATELI, approfittate dei loro lati positivi (che devono essere preponderanti, senno ciao subito), poi si vedrà.

Insomma, davvero chiodo scaccia chiodo, perché da sempre il modo migliore per imparare l’inglese è farsi una fidanzata inglese. E, come diceva mio padre, chi non gioca la schedina è sicuro di non vincere. Ah, credo anche che papà abbia avuto almeno una ventina di fidanzate inglesi nel suo anno a Londra, ma lui era un chiodo simpatico.

Sincerely yours

Diffida degli uomini che si innamorano facile

ti dono il mio cuore dopo 3 minuti
ti dono il mio cuore dopo 3 minuti

Ci sono uomini che si dichiarano innamorati dopo poche settimane, al massimo qualche mese (anche solo uno o due) che vi conoscono.

Certi campioni dell’innamoramento si dichiarano persi per voi addirittura prima di consumare, e lo fanno in chat, al telefono, ai primi caffè aperitivi pranzi o cene, e addirittura senza aver ancora fatto sesso con voi, o averlo fatto magari una o due volte.

Diffidate di questi uomini. Non perché io non creda al colpo di fulmine, un’evenienza rara quanto il famoso vaso che cade dal balcone e centra in testa il più sfigato del mondo.

Diffidate di questi uomini perché l’innamoramento, checché crediate alle favolette e ai cieli azzurri, richiede tempo, prove reiterate di vero interesse e sesso gioioso e senza problemi.

Non mi piace l’innamoramento fatto di parole, di dichiarazioni mirabolanti, di programmi a lunga scadenza e impegnativi quali la convivenza, i figli, diffido persino delle vacanze insieme pianificate con largo anticipo e troppo lunghe. Tutto a parole naturalmente.

Cinismo il mio? Forse. Come dico sempre io non sono un esperto, non sono un medico, uno psicoterapeuta o un sessuologo specializzato nelle dinamiche di coppia, ma un semplice osservatore.

Un osservatore privilegiato però, perché non tutti hanno il vantaggio di avere tante lettrici e amiche social e-o reali che decidono di raccontare le loro storie e quelle delle loro amiche su questi temi.

Siete voi, care lettrici e amiche, che mi consentite di raccontare che cosa c’è dietro i comportamenti più diffusi dell’uomo medio attualmente sul mercato dei partner papabili.

E siete voi, cari uomini, che con il vostro comportamento mi raccontate quello che fate in certe situazioni, che di solito è ripetitivo e fa parte di un copione che ho vissuto anch’io per molti versi. Da maschio fra maschi, ovviamente.

Così, per la serie chi è senza peccato scagli la prima pietra, io stesso mi sono sentito dire da una donna molto importante nella mia vita, di fronte alla mia centesima promessa di amore eterno, A FATTI STIAMO A ZERO.

Gia perché anche l’innamoramento, uno dei più nobili e abusati sentimenti umani, vive di fatti, non di teoria e di promesse o dichiarazioni d’amore.

Fatti, care amiche, fatti.

Primo fatto: diffidate di chi si innamora senza prima fare sesso
Carissime, ve l’ho detto tante volte e lo ripeto per quelle che insistono con “io non faccio sesso senza sentimenti”. Fate sesso come e quando volete, anche dopo mesi che frequentate il nuovo pretendente (lui e la sua prostata sicuramente provvederanno in altro modo, a meno che non sia un monaco di clausura) ma sappiate che il sesso è la prova del nove di un rapporto che funziona. Solo dopo aver avuto diversi rapporti potrete dire “va tutto bene”. Quindi, se prima di questo momento lui si dichiara innamorato o è un adolescente, o è un uomo che ha avuto due donne nella sua vita o mente spudoratamente sapendo più o meno di mentire, dipende da quando recita questa parte e quanto vi si immedesima. Il sesso SERVE a voi, non è solo quello che vuole innanzitutto lui. A letto si capiscono molte cose, anche solo con un bacio.

Secondo fatto: alle parole seguono azioni concrete?
L’innamorato facile parla parla parla e fa pochissimo di quello che dice e promette. Quindi è facile giudicarlo, è solo questione di tempo e qui sta il disastro per voi. Gli concedete troppo tempo per menarvi per il naso. Il tempo passa e voi siete sempre lì a ballare la rumba con lui. Facciamo le vacanze insieme? Mostrami i biglietti, conviene farli subito che costano meno. Peggio se non avete ancora fatto un weekend insieme dopo due mesi di “amore” e questo vi parla di tre settimane ad agosto, con agosto lontano. Vediamo prima il weekend. Oppure: mi separo da mia moglie. Ok, fammi vedere l’atto, oggi ci vuole poco tempo per la parte operativa. E così via, fino alla promessa di convivenza, esagerata rispetto alla realtà che state vivendo, che è ancora ai primi passi della coppia. Siate realiste: prima lo sarete, meglio sarà per voi e per la grande delusione che vi aspetta.

Terzo fatto: chi è innamorato vuole stare tanto con voi, non poco o nei ritagli di tempo
Lui è così innamorato di voi che vi vedete una volta ogni dieci giorni? Capisco se lui ha famiglia, allora voi, come amante, avete già messo in conto le visite una tantum. Ma anche in questo caso l’innamoramento dichiarato non collima con una frequenza migliore. Non parliamo del caso in cui lui sia libero: vi vedete a spizzichi e bocconi? L’amore è semplice. Vuole vedervi tanto, scopare tanto, stare insieme tanto. Non poco. Il segreto dell’amore è la semplicità, non le complicazioni. Non si può bucare la gomma per non andare a scuola più di una volta. Se non lo vedete abbastanza lui non è innamorato, si fa i cazzi suoi.

Insomma, care amiche, di fronte a queste incredibili dichiarazioni d’amore avete due scelte: sorridere facendo buon viso a cattivo gioco, prendendovi quello che lui vi può dare stando bene attente VOI a non innamorarvi (di un venditore di fumo o, nella migliore delle ipotesi, di un immaturo che sogna tanto ma agisce poco) oppure tagliare la corda.

Tagliare la corda soprattuto se sentite, dentro di voi, che lui sta diventando sempre più importante e che, quando vi dice “sono innamorato di te” vi si smuove dentro qualcosa. Allora, se i fatti non ci sono e siamo solo a reiterate promesse, prima di essere voi davvero innamorate e iniziare a soffrire come bestie per diecimila promesse mirabolanti disdette, chiudete.

Non ce la fate? In ogni caso non regalate più (meglio mai) la vostra vera voi stessa a chi non vi merita.

Non è clausura, non deve esserlo (mica bisogna rinunciare alle relazioni perché ci sono in giro “questi tipi di innamorati”), è accortezza ed esperienza, che porta alla selezione della specie anche fra finti e veri innamorati. Così, se l’uomo indossa una maschera, voi indossatene tre, una per ogni occasione.

A Venezia, la mia amata (innamoramento profondo e quasi unico) città, si usava portare la Bautta anche nella vita di tutti i giorni, perché la Serenissima considerava normale difendere la propria privacy celandosi dietro a un mantello con cappuccio e una maschera che alterava persino, grazie alla sua foggia, il timbro vocale. Indossare una maschera, in certe occasioni, serve non solo a difendersi ma a testare il pretendente finché non abbia superato tutti gli esami, e non è un consiglio che vale solo per noi Veneziani.

La bautta, in un famoso quadro di Pietro Longhi
La bautta, in un famoso quadro di Pietro Longhi

Sincerely yours

credito foto: fcscafeine istockphoto.com

Esistono relazioni che creano dipendenza?

lucifer

Una relazione può creare dipendenza? No, non parlo di quelle relazioni che vanno a finire sui giornali perché si arriva a eccessi patologici tipo violenza o schiavismo.

No, parlo di quel tipo di sudditanza strisciante, quotidiana, dolorosa ma non letale che prova chi è innamorato ma non corrisposto. Dipendenza appunto.

Amanti, nuove coppie, vecchie coppie: quando l’equilibrio democratico che dovrebbe governare il vero amore vede invece il prevalere di uno sull’altro, perché uno ama meno dell’altro (a volte molto meno), chi è innamorato totalmente diventa succube in modo più o meno accentuato, più o meno doloroso, perché è dipendente di una persona che, in misura da accertare caso per caso, può fare a meno di lui, di lei.

I sintomi di dipendenza sono più subdoli nelle coppie tradizionali, che stanno costruendo insieme le regole immediate e future del rapporto di coppia, perché spesso partono da piccole cose, da piccole privazioni in crescendo che uno subisce per colpa dell’altro, e che sopporta perché ha paura di perderlo.

Negli amanti i sintomi di dipendenza sono più chiari, perché il rapporto parte già con dei paletti molto evidenti: il tempo insieme sarà poco e rubato, niente feste comandate condivise, niente vacanze se non sporadiche. Qui è la parte emotiva e il ruolo dell’altra, la moglie o convivente o fidanzata ufficiale, che spesso sono i veri indicatori della dipendenza di uno dei due.

Parlavamo di tempo condiviso. Iniziamo dalla coppia “regular”.

Se è vero che una coppia deve, per preservare l’identità dei suoi componenti (quanto è importante non condividere tutto per garantirsi longevità amorosa, lo credo fermamente dopo due matrimoni, diverse storie importanti e i tanti vostri racconti) avere un’area personale riservata, è anche vero che questa quota non può superare un minimo sindacabile accettabile di tempo non condiviso.

Il suo calcio o la sua palestra? Ci stanno, ma non possono sempre far saltare il weekend insieme. Le uscite da soli con gli amici? Sono sanissime e raccomandabili, ma non possono superare o scalzare le uscite a due. Sempre o troppo. Non parliamo delle vacanze separate (anche parzialmente), un sintomo inequivocabile di disagio di coppia e dipendenza di chi lo accetta, se non è davvero (davvero!) frutto di un volere comune.

Insomma, se immaginiamo la vita di una coppia felice, e poche balle si è felici se si sta insieme parecchio non il meno possibile, il 70% del tempo deve essere condiviso. Se uno dei due impone all’altro, che accetta suo malgrado, un’area privata superiore si crea un malessere di coppia e una particolare forma di dipendenza: accetto che tu faccia quello che vuoi per molto più tempo di quello che vorrei perché ho paura di perderti, e se ho paura di perderti imponendo le mie giuste ragioni (un equilibrio più a favore della coppia) sento che mi amerai meno o te ne andrai.

Sì, ma in questo caso l’amore dell’altro dov’è se è pronto ad andarsene o a rivedere la sua quota di “amore” perché non vuole stare abbastanza con te? Semplice: in questi casi tirate avanti voi perché, grazie alla vostra dipendenza da lui o da lei, accettate ciò che non accettereste mai se non foste “dipendenti”.

E così in tante altre piccole, medie e grandi cose: accettate che lei vi interrompa o vi sconfessi davanti a estranei, amici o peggio i figli (gravissimo: i genitori devono essere un monolito unico e compatto con i ragazzi, si litiga dopo, in privata sede). Nel sesso lui si soddisfa e non pensa al vostro orgasmo, o vi chiede troppo spesso solo di soddisfare lui. Si guarda solo quello che vuole lei al cinema o alla tv. Non si esce mai insieme. Il calcio, il lavoro sono intoccabili e soverchianti. Insomma, piccole grandi cose che, sommate e prolungate nel tempo, dicono solo una cosa: state sopportando tutto questo perché? Perché gli volete bene senza remore o riserve? E lui? E Lei?

Gliene avete parlato? Certo che gliene avete parlato, e tante volte. Qui la dipendenza si vede da come sono cambiate le risposte del “dominante” di coppia. Prima erano: “sì hai ragione mi prenderò più tempo per noi”. Poi è diventato: “sì hai ragione”, magari guardando il telefonino. Poi: “ho bisogno dei miei spazi faccio quello che posso”. Infine: “non essere opprimente, lasciami vivere!”. E voi? Giù il rospo. Lui dominante, voi dipendente, succube, silente, prima o poi.

Magari minacciate, sbraitate. Ma mi ricordate quella povera prof del mio liceo che era troppo buona. Ogni volta che entrava, tutta la classe si trasformava in uno zoo: chi faceva il verso del gallo (io), chi la scimmia, chi l’elefante, perfino le ragazze imitavano animali, persino la secchiona di classe rideva. Un’umiliazione che la povera prof tentava, ogni volta, di ribattere allo stesso modo. Prendeva il registro di classe e diceva: ora vi scrivo una nota. Una nota che non arrivava mai. Tanto che il sottoscritto, all’epoca studente scapestrato e dominante crudele, l’ennesima volta ebbe pure il coraggio di sfidarla dicendole: tanto non la scrivi. E non la scrisse. Pierino e il lupo. Io dominante, lei dipendente, in quella strana coppia scolastica. Ma non siamo molto distanti dalle dinamiche di coppia vera.

Negli amanti la dipendenza non è tanto legata al tempo, anche se poi incide anche su questo rendendolo meno disponibile e più virtuale (tanta chat/messaggini e pochi incontri) o sessuale (poche ore di solo sesso), ma al ruolo dell’altra, come dicevo.

Nella prima fase dell’amantato l’altra, cioè la “titolare”, non ha molto peso. La coppia “clandestina” (modo orripilante di descrivere due che si piacciono e scopano insieme anche se sono occupati su altri fronti, un po’ come “traditori”, altro vecchiologismo da confessionale) se la gode quando può, come può e non ci pensa troppo.

Poi, però, se l’amantato tende verso l’anno di longevità, spesso uno dei due si innamora. E qui iniziano i guai. E la dipendenza. Perché di solito l’uomo (è lui nella maggior parte dei casi), pur dichiarandosi innamorato (e spesso crede di esserlo davvero, ma di fatto lo è con riserva) non lascia la moglie. I motivi sono sempre quelli (affetto, senso di colpa, abitudine, paura di un nuovo grande passo, soldi, figli), ma nella dipendenza è l’atteggiamento che conta. Lui soffre? Quanto soffre? Più o meno di voi? In ogni caso, anche se sembra soffrire come voi, è lui che prende la decisione di non mollare la moglie. O il marito. E voi non prendete la decisione, per questo, di mollare lui. A volte per anni. Di infelicità. Ecco la vostra dipendenza. Anche voi avete paura di perdere qualcosa che non è vostro al 100%, e ve lo fate bastare. Per anni.

La dipendenza è infelicità, sia che siate amanti trascurati o membri di una coppia dove l’altro fa sostanzialmente quello che vuole. Si nutre di quella porzione rimasta di bello della coppia (sesso, risate, pochi momenti ok insieme) che però il dominante ha ridotto a suo piacere, immagine e somiglianza.

Dunque l’altro, il dominante, è il diavolo? E qui mi ricollego all’immagine di questo articolo con l’angelo caduto che in una serie tv di successo, Lucifer, si lamenta di essere diventato, nei secoli dei secoli, il capro espiatorio di tutte le malefatte dell’uomo.

E qui forse vi stupirò, care lettrici e lettori. Il dominante non è Lucifero, il dipendente non è sempre la vittima (ripeto, parliamo di casi normali, non di violenza o patologie o cronaca nera, anche se certe dipendenze possono portare a certi abissi).

Io credo fermamente, ancora di più nelle dinamiche di coppia, che noi siamo i fautori del nostro destino. Noi forgiamo la coppia, i suoi equilibri, le sue fattezze.

Spesso si dice che le donne cercano di plasmare il proprio uomo secondo un ideale di principe azzurro che si sono fatte, se quello che hanno scelto non è conforme al 100% a questo ideale. Lo fa anche l’uomo, non tanto per plasmarvi, ma per farsi, spesso, i fattacci suoi senza rompimenti di palle. Ma non è dominio questo, in un equilibrio di coppia fa parte del crescere e cambiare insieme. Dominio è rinunciare alla propria volontà e identità e felicità a quote crescenti e nel tempo.

Ma il dominante, che sia un lui o una lei, non è il diavolo. Nulla vi viene fatto fare che voi non vogliate fare. Siete voi che avete deciso di sopportare, non vedere, inghiottire i rospi, aspettare, accettare, chinare il capo. Lui/lei sono cattivi, crudeli? Forse, ma è una ragione in più per bloccarli, lasciarli. Avete scelto voi la via della dipendenza. Potevate lasciare in ogni momento, e lo sapete.

Siete infelici? Siete ancora in tempo per spezzare le catene che voi stessi avete forgiato. Non ce la fate? Scegliete un tutor: può essere un amico vero o un professionista, cuonselor o psicoterapeuta o, perché no, un bravo medico psichiatra che sappia anche dialogare, non solo prescrivere farmaci (mica è il medico dei matti, come si diceva una volta).

Sarà un percorso doloroso, vero, ma la libertà non ha prezzo. E dietro la libertà c’è spesso una nuova esperienza, sicuramente più consapevole e felice. Anzi, la seconda cosa da fare, dopo il tutor, è farsi un nuovo amico o amica (fosse anche solo per ridere e/o scoparci, per sentirsi di nuovo “importanti”, guardati e desiderati), credetemi.

Dunque, la risposta a “esistono relazioni che creano dipendenza” per me, salvo rari casi (ripeto: non parliamo di casi estremi ma di dinamiche di coppia normali, per quanto affardellate dall’infelicità), è NO.

Non prendetevela quindi con il diavolo, perché il diavolo, al massimo, siamo noi. Noi che scegliamo la via della “dipendenza” da un altro che non ci ama quanto noi lo amiamo senza ribellarci subito, durante, dopo, comunque in tempo.

Sincerely yours

L’uomo che amava due donne

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L’uomo che amava due donne

L’uomo che amava due donne rispose all’amante: io non lascio mia moglie e non lascio te perché vi amo entrambe, quindi non posso rinunciare a nessuna delle due.

Un uomo può sinceramente amare due donne contemporaneamente? La domanda può sembrare assurda, ma diventa molto reale se una lettrice di questo blog me la pone perché lei (e non solo lei) si è sentita rispondere così quando ha chiesto al suo lui: ma tu mi ami o ami tua moglie?

Tutte e due, in modo diverso, ma è amore….
ha risposto e risponde questa tipologia di uomo dal piede in due scarpe, quello che ama “così tanto” che non può scegliere fra moglie e amante, fra fidanzata e amica, fra convivente e “l’altra”.

Uno stallo maschile che contraddistingue tante storie di amanti. Solo che c’è da fare una netta distinzione fra chi “ama” due donne e chi, sinceramente, è innamorato perdutamente dell’amante ma non riesce a fare il grande passo per i figli, i soldi, i rimorsi, la paura.

Io rispetto chi è “bloccato” nel suo percorso di felicità da seri motivi come i figli piccoli, e diffido sinceramente dai poligami dell’amore dalle facili rassicurazioni. Non critico la poligamia, ho capito ormai che la monogamia dura il tempo dell’innamoramento o poco più: critico la menzogna spudorata, capisco la bugia buona o pietosa, che però non usa mai il verbo amare.

È dunque possibile amare due donne contemporaneamente? No, e chi dice di sì o ha fatto l’autoipnosi o mente convinto di non mentire o, nel migliore dei casi, prende affetto e sentimenti vari per la moglie o l’amante confondendoli con l’amore vero.

Tu puoi amare la tua vera donna (amante o moglie che sia) e amare anche tua madre e tua sorella o tua figlia (di un amore diverso, vale la pena specificarlo di questi tempi) ma l’amore quello lì, che gronda sentimenti e passione e sesso è possibile solo per una persona.

Perché se c’è è totalizzante, non lascia spazio a nessun altro. Non è a percentuale.

Quindi, se lui amasse veramente la moglie, tu amante non esisteresti. E se amasse davvero te amante, non ti direbbe che ama in ugual modo la moglie.

Come dice la mia amica Barbara, hai a che fare con un innamorato sì, ma di se stesso. Un uomo che ama due donne e nessuna. Che si innamora di tutte e di nessuna. Perché la sua donna ideale è lui.

Vuoi sapere la verità statisticamente fondata? La maggior parte degli uomini che dicono di amare moglie e amante in realtà non amano nessuno.

La moglie è “amata” per consuetudine, affetto maturato negli anni, comodità, pavidità, interesse strumentale, sensi di colpa o come madre dei suoi figli.

L’amante è “amata” per la sua bellezza, sessualità, ormonalità e per il sogno che sa regalare.

Insomma, cara amica amante, lui non solo non lascerà la moglie ma vuole tenere anche te, a patto che tu ti limiti al ruolo che hai, senza accampare pretese. È come potresti? Sei amata alla pari della moglie, in fondo sei già sua moglie!

E tu, cara moglie, che hai scoperto che lui ha l’amante fissa da anni, e che lo hai perdonato con la promessa che la lascerà non illuderti: finché lei reggerà la parte lui non la mollerà, così come non mollerà te. Lei ha il vantaggio di fare un sesso che tu non sei più capace di esprimere (e magari non è colpa tua, capita nelle coppie di lunga data). Tu hai il vantaggio di essere la sua compagna di ogni giorno, di condividere e spesso gestire il suo quotidiano, i figli, i soldi. Lo sai, altrimenti non lo avresti perdonato, e non chiuderesti gli occhi.

Che fare? La moglie, come ho appena scritto, o è inconsapevole o ha già deciso.

E tu, amante? Potrei dirti che di fronte a una menzogna del genere (amo a pari merito due donne), fatte le solite eccezioni che confermano la regola, dovresti chiudere tu, perché lui non solo non chiuderà mai, ma non ti darà mai una virgola in più di quello che non ti dia già.

Ma sei troppo innamorata, altrimenti non avresti bisogno di chiedere a me “ma un uomo può amare veramente due donne?”. Lui è riuscito nel suo intento di giustificarsi in qualche modo del suo non scegliere e ad ammansirti nelle pretese, almeno per un po’. Lo capisco e non ti biasimo, l’amore, non a caso, è cieco.

Posso darti un solo consiglio: inizia a crearti una vita autonoma tua. Usa gli spazi che hai quando lui è con la moglie per uscire e conoscere nuove persone.

Sì lo so non ne hai voglia, forse neanche la forza. Sì lo so, gli altri non li vedi neanche e pensi sempre a lui. Sì lo so, lui non c’è ma chiama scrive ed è presente virtualmente (credimi, si legge presenza ma si chiama controllo, tu sei “sua” come la moglie, è geloso e possessivo anche quando non lo dimostra, teme gli altri, si rassicura controllando costantemente il tuo grado di innamoramento e concentrazione su di lui) ma…

Esci lo stesso, accetta gli inviti in compagnia o di altri uomini che ti “piacciono” ( usiamo una parola grossa per il tuo stato psicologico) lo stesso. Perché, come diceva mio padre, chi non gioca la schedina è sicuro di non vincere. È solo un chiodo può schiacciare e scacciare un altro chiodo.

Provaci, fatti questo regalo per il nuovo anno, mentre lui passa le feste comandate con la moglie.

Sincerely yours

Per non sbagliare uomo segui la Regola dell’Uno

Per fare l'amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d'assalto)
Per fare l’amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d’assalto)

Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E’ un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all’amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni
di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di
coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo
dell’autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per
risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere [così concreti,
uh, ché l’amore è roba per animi puri ed elevati, deh!] alle vostre nascenti
storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà
trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all’inizio,
onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo
che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET [i famosi Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying, ovvero i single
ostili alle relazioni su cui ho costruito il mio nuovo romanzo] e il sempiterno
errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione,
idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima
delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo
scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro
tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore,
non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è,
ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma
comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più
restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria,
ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi
scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai
interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di
uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento
con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui
non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di
autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che
qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa,
allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali
dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli
elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del
problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si
possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa
del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la
paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa
per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno
frequentemente di una coppia fissa [il ché non è necessariamente un male, ma
che almeno sia una relazione che faccia stare bene, e che non debba essere
fonte di ansia o preoccupazione]:
1 non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di
relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora
vaffanculo
2 mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come
sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e
allora vaffanculo
3 fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un
altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo
vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4 chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per
vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro?
e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi
interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a
settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia
nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria,
semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché
una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo
con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a
settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo
stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo
per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie
d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per
voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa
mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa