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Lui non ti scrive? Non gli piaci abbastanza. Ecco le 5 regole d’oro della normalità in amore

non parlo

Eliselle, amica di Facebook con la quale abbiamo spesso confronti molto diretti sul mondo maschile (Eliselle, come leggerete, non ha mezze misure), scrive per il mio blog questo pezzo al fulmicotone. A me la replica a fondo pagina e a voi i commenti.

Siamo ancora punto e a capo. Se lui non ti chiama, non ti scrive, sparisce da chat, facebook, whatsapp e se ne guarda bene dal mandarti anche solo un “ciao come stai?”, noi donne ci facciamo ancora spiazzare e finiamo ancora a chiederci che cosa vuol dire?!, lanciandoci in mille spiegazioni per evitare il confronto diretto con la realtà, ovvero: se non ti chiama, se non ti cerca, non gli piaci abbastanza. Dobbiamo proprio essere dure di comprendonio visto che ci hanno pure fatto un libro e poi un film di successo che sicuramente abbiamo visto anche più di una volta, e dato che ci scrivono sopra manuali di regole che impariamo a memoria e declamiamo alle amiche, ma non appena troviamo uno che poco poco ci piace ce ne dimentichiamo subito e facciamo le gnorri come se nulla fosse, ficcandoci irrimediabilmente nel circolo vizioso delle ipotesi: “se non chiama è perché la nonna starà male” o “se non scrive è perché sarà all’estero, lavora tanto poverino” o “se non si fa sentire è perché ha sicuramente paura di innamorarsi, di lasciarsi andare”. Fantasie. Idiozie. Cazzate. Tutte emerite cazzate.

Ho letto la risposta che Alessandro Nicolò Pellizzari ha dato sul fenomeno dell’uomo che non si fa sentire, partendo da una riflessione dell’incontenibile Selvaggia Lucarelli, che ha stroncato gli uomini “poco invadenti” accusandoli di aver trovato l’ennesima scusa per non mettere al centro del proprio universo le donne. Pellizzari si focalizza invece sul concetto dell’egoismo: non chiamare o non richiamare una donna non è una strategia, ma è determinato da uno status, e l’uomo, che è per sua natura egoista, non chiama, punto (leggi qui il post completo). Può essere un punto di vista interessante, ma secondo me bisogna semplificare molto di più: d’altra parte il cervello maschile è semplice, dopotutto gli uomini se ne vantano continuamente. “Ma quante menate: sì/no, on/off, non c’è molto da capire”:oh, lo dicono loro eh?, mica io. Io, come si dice, mi adeguo.

A me invece, che valuto i fatti e cerco di rimanere coi piedi per terra, sembra che si stia troppo a ragionare sul perché e percome un uomo non chiama: pigrizia, egoismo, beata voglia di farsi i cazzi propri, certo, tutte supposizioni e tutte plausibili. Ma fermiamoci un secondo ai fatti, per cortesia, e qua torniamo al concetto basilare con cui ho aperto la riflessione: se non ti cerca, allora non ti vuole, se non ti chiama allora non gli piaci abbastanza. Questo sì, è un fatto. Spiacevole o no, semplicistico o no, io trovo che sia onesto e veritiero, e alla lunga onestà e verità pagano sempre [sì be’, concedetemelo anche se siamo in Italia]. Pagano soprattutto chi non ha paura di riconoscerle e di accettarle, perché mettono al riparo da delusioni e da strascichi che una storia iniziata con curiosità [magari da entrambe le parti] e poi finita scemando [poiché non c’era la stessa spinta da tutti e due i soggetti coinvolti] potrebbe lasciare per sua stessa natura: il tarlo della non-risposta è quello più pericoloso, perché lascia aperti a innumerevoli scenari, tutti giusti, tutti “ragionevoli”, tutti possibili. Eppure c’è solo una motivazione dietro la non-risposta: il disinteresse.

Quando un uomo sparisce c’è solo un motivo: non gli piacciamo abbastanza da richiamarci, oppure ne ha altre che gli piacciono più di noi, dunque che senso ha stare ad aspettare, ipotizzare, giustificare? Basta tirare una riga e voltare pagina. Sì, anche se ci piace. A maggior ragione se ci piace. Perché tanto, noi a lui non piacciamo altrettanto, quindi è sostanzialmente tempo perso e tutta sofferenza inutile che coltiviamo per l’anima de li mortacci. Ha senso? Io dico di no.

Quindi per essere pratici, basta davvero valutare i fatti: tra la linea “stalker” [un messaggio al secondo] e la linea “menefregastocazzo” [manco un messaggio in settimane/mesi] c’è un mare in mezzo. Non esiste che un rapporto di qualunque tipo, fosse anche una scopata, non vada coltivato con qualche messaggio ogni tanto: per rompere la routine del silenzio, un sms alla settimana è il minimo sindacale, un saluto, una foto, un video, una cazzata, un “ti faccio vedere che ci sono, poi vedi tu” è sempre gradito e se l’interesse è ricambiato è bello per tutti, quindi se a un uomo tira il culo compiere un gesto che si risolve in 4 secondi netti [apri whatsapp, invia messaggio, chiudi whatsapp – apri chat, invia messaggio, chiudi chat] allora vuol dire che quest’uomo non si merita il nostro tempo, le nostre energie, i nostri sospiri, i nostri pensieri [che sono essi stessi energia]. E visto che con l’energia si smuovono montagne, be’, inviate un bel vaffanculo mentale e vedrete che prima o poi gli verrà recapitato. Con gli interessi.

Eliselle

Leggete qui un ulteriore approfondimento di Eliselle: http://lafacciagenerica.com/

Tocca a me. Belle e rudi riflessioni quelle di Eliselle che, senza peli sulla lingua, picchia duro sull’uomo “distratto” e anche un po’ su di voi, care amiche, che perdete tempo a chiedervi perché lui fa così, a trovargli VOI degli alibi, a chiedervi, ricadendo nel vostro grande peccato originale, che cosa VOI avete sbagliato…

Ribadendo la mia tesi sull’egoismo come forma mentis maschile “naturale” (leggete qui) aggiungo che, se questo può portarvi a sopportare l’atteggiamento non chiamo non scrivo MA SIETE SEMPRE VOI a dover fare il primo passo, come diceva Totò, ogni limite ha una pazienza.

Perché, come l’amicizia, molto più dell’amicizia, l’amore è una pianta che va innaffiata in due. Aggiungo quotidianamente. Basta poco: un sms, una telefonata carina, un minuto in chat. Oggi le tecnologie non lasciano scuse: danno mille modi di innaffiare la pianta. E se lui non lo fa mai, e continua a non farlo mai, ha ragione Eliselle: o avete a che fare con una delle tre famose scimmie della foto o, molto probabilmente, siete diventate uno dei suoi passatempi da letto (almeno in quello rende? Ditemi di sì altrimenti proprio non vi capisco).

Anche perché quando, non voglio esagerare, due si amano, o perlomeno si piacciono, stanno bene insieme, queste sono le 5 regole d’oro della normalità in amore:
1. la voglia è quella di stare insieme il più possibile, non il meno possibile
2. si tromba tanto, non poco e ogni tanto
3. ci si sente almeno tre volte, nel modo che volete, perché è bello salutarsi al mattino, alla sera e raccontarsi le cose che ci succedono, condividendole
4. ognuno ha i suoi spazi, ma li condivide raccontandoli, senza intenti di investigazione
5. non esiste fare le vacanze separati: ma come, avete finalmente la possibilità di dormire insieme, vedere cose insieme, farsi una cenetta lontani dalla routine e… trombare di più e non ne approfittate? Strano, molto strano.

Qualcuno mi darà dell’esagerato, del teorico dell’amore cozza: PALLE! Chi si ama, o sta per amarsi, cioè ha iniziato quel percorso magnifico che parte da un’intesa iniziale promettente a una meravigliosa passione vera, non ha che in mente una cosa, sia esso maschio o femmina: stare il più possibile insieme e condividere.

Il silenzio, anche digitale, non è sintomo di gioia coniugale o di coppia. Mai

PS: DIMENTICAVO UNA COSA IMPORTANTISSIMA! Se è buona regola sociale richiamare o rispondere quando una persona viene interpellata, figuriamoci se è la fidanzata (fa anche rima)! Siete sempre voi a richiamarlo? Beh, siamo oltre l’egoismo e la maleducazione, no?

Sincerely yours

Lui non ti chiama, non scrive: poco invadente, pigro o egoista?

foto di Dirkriehele.com
foto di Dirkriehele.com

Selvaggia Lucarelli, ottima bacchettatrice dei malcostumi maschili imperanti, questa volta se la prende qui (leggi articolo) con l’uomo che, facendo finta di non voler disturbare, si fa beatamente i xxi suoi e non riesce mai a mettere al centro dei suoi interessi la donna.

Lei parla di ignavia, sciatteria e mediocrità: ci stanno. Ma sono solo l’espressione della massima caratteristica maschile, l’egoismo. Che si esprime alla massima potenza quando ce l’avete data, non prima.

Prima dobbiamo far finta di darci da fare, l’inattivo fa l’attivo, il silenzioso si sforza di essere ciarliero, l’infedele si mostra fedele, l’arido fa il coccolone passionale.

Ma, una volta varcata la soglia della vostra camera da letto, o ci accasiamo o torniamo in noi, dopo un momento ipnotico. E l’egoismo esplode in tutta la sua prepotenza.

C’è quello che è egoista con la moglie che ha appena avuto un bambino. Notti in piedi, faticate, pappa sputata a mitraglia: fa tutto lei, perché è la mamma e lui è stanco per il lavoro (però va fuori con gli amici, poverino deve tirare il fiato). L’ho fatto anch’io… Chiedo scusa, sono reo confesso e recidivo su tre figli.

C’è quello che è egoista sociale. Andiamo fuori? No sono stanco, stiamo tanto bene in casa. Uscirei con le mie amiche… Mi lasci sempre solo! Invitiamo Carlo e Diana? Uffa che palle, stiamocene per conto nostro, che palle sto buckingham palace. Mi accompagni a fare la spesa/shopping/prendere i bambini? Proprio oggi? In due versioni: pantofolaio e attivo. Il pantofolaio vi farà marcire a casa. L’attivo invece boccerà tutte le vostre proposte sostituendole con le sue: così vedrete per la prima volta San Siro, che è un bel vedere, ma sai che palle per chi non regge il calcio…

C’è l’egoista sessuale. Frequenza? La sua. Tempi? I suoi. Preliminari chi? Viva la sveltina. Meglio ricevere che dare. Fa e si gira dall’altra parte: dorme. Se poi è un eiaculatore precoce fate tesoro dei suoi pochi secondi perché Paganini non replica.

Siamo egoisti. Per questo motivo non vi chiamiamo. Non vi richiamiamo. Non è una strategia, è uno status. Non siamo tutti così ma molti di noi, se sono davvero innamorati di voi, vanno rieducati. E gli altri? Sostituiteli con uno più giovane: di solito sono più attenti e non ancora contaminati dal virus dell’egoismo. Che è come quello dell’herpes labiale. Torna sempre, e sempre nello stesso punto: basta un minimo calo delle vostre difese immunitarie. O meglio, della vostra voglia di dirci cosa dovremmo fare per rendervi più felici (ci vuole poco, ma l’egoista ha poco margine).

@anpellizzari

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