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I pescatori a strascico di donne sui social: chi sono e come riconoscerli

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Molti uomini sono su Facebook con lo scopo principale di trovare una donna e scoparsela al più presto. Fra questi, molto diffusi, sono i cosiddetti pescatori a strascico.

Chi sono? corteggiatori seriali. Le loro caratteristiche principali sono le seguenti.

1. La loro foto del profilo sfoggia o un primo piano con sorriso a trecento denti e sguardo sornione (della serie simpaticone ma anche ammiccante stallone) oppure, se palestrati o fisicati, foto in costume con pacco visibile (se c’è, se è minuto foto dagli addominali in su). Poi c’è chi mostra il macchinone o l’orologione, perché è rimasto fermo alla donna che si sbranda sul Porsche.

2. Non leggono minimamente il tuo profilo, il tempo è… Scopare, neanche denaro. Quindi si concentrano sulla foto (cosa dice la tua foto? Sei figa? Magari sei troia? Leggi qui come possono interpretarla) e al massimo vedono se sei sposata o single o che cosa. Poi ti chiedono l’amicizia, a te e ad altre dieci contemporaneamente: basta schiacciare il bottone sulle foto appetibili.

3. Seconda fase: tu accetti l’amicizia è il pescatore a strascico ti messaggia immediatamente. Ha un repertorio fisso fatto di frasi secondo lui di comprovata efficacia. Qualche esempio? Ti trovo interessante. Donne da scopare ne posso avere quante ne voglio a me interessano quelle intelligenti, profonde. Mi hai colpito perché sei affascinante e ironica. Cerco la donna della mia vita, voglio innamorarmi. Sono sposato ma separato in casa, nei fatti, per i figli… Il repertorio è lungo, leggi qui altre tipiche chicche del pescatore a strascico.

4. Sono multitasking. Nel senso che giocano contemporaneamente su più chat. Parlano con te ma anche con altre contemporaneamente (ecco spiegate quelle pause un po’ troppo lunghe e anomale durante la conversazione: se chiedi spiegazioni… scusa ho risposto al telefono). A volte il volume di chat aperte è così alto che si sbagliano e mandano messaggi alle persone che non c’entrano, facendosi sgamare.

5. Usano il copia incolla. I più digitalmente avanzati, invece di ripetere il repertorio a memoria si sono fatti un documento dal quale pescano le frasi più efficaci e che usano di più. Mi hanno raccontato di un “professionista” che si è iscritto come donna a un sito di incontri (le donne non pagano di solito) e ha imparato le dinamiche migliori dell’approccio chattando con le “colleghe” e facendo tesoro dei loro commenti, ma anche interagendo con gli altri maschi. Poi si è costruito una lista Faq ed è entrato come uomo nello stesso sito: assicura grande successo, dice lui.

6. Sono bugiardi. Quasi tutto è falso all’inizio. Mestiere, reddito, età, stato civile. Qualche verità te la regalano per arrivare all’appuntamento. Se pensano che tu sia abbastanza troia osano mandarti una foto del loro attrezzo. Anche questa di solito falsa. Ah, naturalmente a letto sono una bomba! Speriamo almeno che non te ne capiti uno microdotato, impotente o eiaculatore precoce (ce ne sono tanti).

7. No perditempo. Se vedono che sei complessa, fai troppe domande o sei sospettosa spariscono, soprattutto se un’altra pollastra sta dando i suoi frutti. Magari ricompaiono dopo settimane, sono stati all’estero, hanno lavorato tanto o avuto grossi problemi. Se sei complicata non desistono solo se il mercato langue e tu sei davvero figa: allora vale la pena di cercare di reggere la conversazione. Nel frattempo schiacciano 39 altre richieste di amicizia.

8. Fanno i romantici, fra cuoricini, fiorellini, bacettini. Però, appena intravedono una apertura sul sesso, son subito… Uccellini! O tentativi di scrivere porcate in chat. Occhio ai maniaci del sesso virtuale: leggi qui.

9. Dopo aver ottenuto la tua amicizia e iniziato la chat, non leggeranno i tuoi post (non sanno leggere, guardano le figure) ma frugheranno fra le tue foto. Te ne accorgi perché spuntano i mi piace sulle foto in costume, con la scollatura, in abitino stretto e tutte quelle che per il pescatore seriale hanno un significato penieno.

10. Fanno incetta delle tue amiche. I più scafati aspettano di vedere come va con te, ma i bulimici della pesca a strascico vanno a vedere se c’è qualche figa fra le tue amiche e, forti della tua amicizia, chiedono quella delle tue coetanee (o meno) più fighe. Una mossa spesso controproducente, se la tua amica ti chiede “chi è questo?” E tu giustamente ti incazzi perché erano solo 10 minuti che chattava con te.

Insomma, il pescatore a strascico cerca di presentarsi per quello che non è: un selettivo in cerca davvero dell’amore della sua vita. Se hai letto bene i 10 punti che lo contraddistinguono non dovrebbe essere difficile sgamarlo, evitando di perdere tempo o di fare il passo falso di uscirci pensando che sia un uomo che cerca un rapporto non solo sessuale. Nel caso di dubbio, fagli molte domande: o si tradirà o si stuferà perché sei troppo faticosa. Un altro buon metodo? Se vedi che ha agganciato una tua amica, chiedile cosa le sta raccontando: è probabile che abbiate la stessa versione dello stesso tema in tempo reale!

Sincerely yours

Cerco donne intelligenti, non belle: il marketing da cucco al maschile #marketingalmaschile

una serata val bene una balla. Oppure 30
una serata val bene una balla. Oppure 30

Che cosa non si fa per portarvi a letto. L’uomo moderno, resosi conto non solo della superiorità intellettuale e sentimentale femminile, ma anche dell’esponenziale aumento di donne diffidenti e ben poco propense a farsi fare su da qualche semplice complimento, due fiori e una cena, ha dovuto vincere la sua pigrizia innata (anche nel corteggiamento) e aguzzare l’ingegno.

Ci sono dei veri campioni in questo campo, addirittura degli studiosi del comportamento femminile. Mi hanno raccontato che un impenitente single, per un mese si è messo a frequentare, spacciandosi per donna, diversi forum dedicati. Ha così messo a punto una serie di affermazioni sì e affermazioni no poi utilizzate in chat per pescare a man bassa. Ha funzionato.

Supercampioni a parte, è nato così il marketing da cucco al maschile, che è riuscito a catalogare una serie di affermazioni che statisticamente funzionano con le donne. Possono avere diverse sfumature, ma il significato recondito, e soprattutto lo scopo, sono sempre gli stessi. Poi c’è quello bravo che dice le cose con voce suadente, e quello meno che recita la poesia imparata a memoria, ma è sempre marketing da cucco al maschile.

Eccone alcuni esempi


Non mi interessano le donne belle, mi interessano quelle intelligenti

Traduzione: siccome si trova di fronte a una gnocca conclamata, il marketing manager del sesso non può puntare sui soliti complimenti fisici, anche perché lei ne ha un sacco e una sporta. Deve quindi puntare tutto sulle qualità intellettuali, mostrando disdegno per la cosa che anela di più di lei: quella.

Non ho ancora trovato una donna vera, una donna migliore: tu sei diversa
Qui il marketing punta su un must della mente femminile: io ti salverò. Dentro ogni donna c’è un’infermiera pronta a salvare il single più impenitente, soprattutto se questo le fa credere che lei è diversa, la migliore, potenzialmente la sposa ideale.


Sei una donna sensibile, riesci a cogliere i miei lati più femminili

Pochi uomini hanno lati femminili, pochissimi. Tutte le donne, invece, sono sensibili. Farsi passare per una di voi serve a penetrare nel castello della diffidenza. Un uomo sensibile? Ne conosco pochi veramente sensibili nei confronti di un’estranea. Già, vi conoscete da poche chat e da quella sera e pensate veramente che lui abbia colto la vostra sensibilità, che possa essere già un amico sincero? Lui è sensibile solo a una cosa: quella.

Adoro i bambini, non ho mai trovato la donna giusta con cui farli
Può essere vero, ma il più delle volte a lui non gliene frega niente dei pupi. Non conosco uomini che amano i bambini e non ne hanno mai avuti, perché spesso non li hanno voluti, addirittura li detestano. Però sanno che in ogni donna c’è una madre, ache in quelle che non hanno potuto avere figli. Il trucco viene usato soprattutto nella fascia 35-40, le cosiddette potenziali primipare attempate, terrificante termine usato dai ginecologi per definire le madri tardive. Alcuni ginecologi sono rimasti agli anni 50, quando i bimbi si facevano a vent’anni e non c’erano secondi matrimoni. Ma lui così riesce a solleticare la vostra capacità di sognare. E poi c’è il vostro timer biologico che fa tic tac, non avete molto tempo per trovare un padre.

Il sesso non è la cosa più importante nella coppia
Questo è Guerrilla marketing. Un uomo che vi corteggia, vi porta fuori e che non è interessato al sesso? O ha dei seri problemi, o sta mentendo spudoratamente. Ma sa che a ogni complimento, sguardo ammiccante, accenno al sesso voi pensate: tu vuoi portarmi a letto e basta. E allora ecco l’assicurazione, presa alla larga, che lui vuole parlare e basta, vuole conoscervi bene e basta. Poi però si tromba vero?

Il mio sogno è trovare finalmente un punto di riferimento
Lo scopo di questa frase è insinuare nel vostro cervello che lui cerca una donna per una relazione stabile, forse addirittura per un matrimonio. Non c’è donna che non sogni il principe azzurro (esiste? Leggi qui) e di sposarsi. E non c’è donna che non detesti la precarietà dei rapporti di coppia, salvo poche vere single impenitenti (ma con loro il marketing non funziona, è anche inutile) o le single croniche, ormai arresesi di fronte a mille fregature che però, come la volpe e l’uva, proclamano la loro volontaria indipendenza. Anche queste, comunque, di fronte alla furba strategia di marketing maschile, ricadono nella trappola.

Care amiche, imparate a distinguere la pubblicità dalla verità: forse troverete, allora, un vero uomo e non un piazzista.

Social: quelle che si mettono in vetrina ma si arrabbiano se ci provi

vedo nudo se c'è il nudo
vedo nudo se c’è il nudo

Spiegatemi perché una donna si iscrive a un social specializzato in cuccaggio (sì vabbé per fare amicizia, conoscere gente nuova, certo certo…) e poi leggi nel suo profilo che:

1. non le interessa il corteggiamento
2. prega di astenersi dal fare complimenti e broccolare, non sono qui per questo
3. nella chat avverte di farsi vivi solo secondo un protocollo Onu

Poi guardi le foto ed è un book delle sue migliori, magari in costume da bagno.

Domanda in inglese: ma perché xxxo sei qui?

Idem per Facebook, nato per cuccare le ragazze dei College vicini.

Certo, su Facebook l’alibi è: qui ci sono con tutti i miei amici, allargo le mie conoscenze, che cavolo vuoi da me? C’è anche scritto che sono impegnata…

Fermo restando che rivendico il diritto di una donna di mettere le foto che vuole e anche di cuccare utilizzando le comodissime tecnologie a disposizione (ma chi ce l’ha il tempo di andare a broccolare alle feste o nei locali? Diventa un mestiere…), cosa che ho già scritto su questo blog (leggi qui), fermo restando che è illecito essere invasivi in chat in qualsiasi modo che non sia educato, dall’insistenza a postare membri (che non sono soci) in primo piano (i reati esistono e sono perseguiti anche su web, non è una zona franca) voi davvero credete che i maschi che sono in caccia su Facebook leggano i fumetti invece di guardare le figure?

Cara amica, è nel tuo diritto postare anche solo un tuo bel primo piano, ma è mio diritto ammirarti, farti un complimento e anche provarci in modo educato e adeguato in base alle tue risposte. Non dirmi che non lo sapevi, non te lo aspettavi, non lo volevi…

Detto questo, ho una mia teoria su quelle che si lamentano troppo dell’invasività maschile sui social, soprattutto quelli dedicati alla ricerca dell’anima gemella o, almeno (spero), trombabile (ah, non eravamo qui per questo? Ooops!):

1. La sindrome della volpe e dell’uva: più ti lamenti di essere infestata da maschi allupati e più ti manca l’infestazione. Il dubbio è lecito.

2. Attenti al cane: il bisogno di specificare in modo ridondante sul profilo “non voglio essere broccolata” è un modo per indurre esattamente il contrario e battere in modo “alternativo” la concorrenza agguerrita

3. quanto sono figa: comunicare al mondo che si è continuamente sottoposte al martirio del broccolaggio e dire a tutte che alla tua porta ce ne sono a frotte, spesso sottintende un bisogno di sottolineare la propria femminilità forse misconosciuta e per questo sfuggita ai più

4. il senso del ridicolo: arrabbiarsi pubblicamente con gli uomini che non rispettano (parliamo di lecito) il proprio profilo di donna bella ma impegnata e austera irreprensibilseria, che fanno troppi complimenti se posti una foto che viene messa in realtà per ricevere complimenti ed essere ammirata (altrimenti per che cosa? Per senso dell’arte?), suona ridicolo, spesso falso

5. parliamo di cose serie: incappate in un maschio realmente invasivo? Bannare, segnalazione, denuncia, Polizia postale… Questi sono i tasti da schiacciare, non quello di ODDIO QUANTO SONO BELLA E INFESTATA DI AMMIRATORI ANCHE CATTIVI, CHE SCHIFO CHE RIBREZZO CHE SCANDALOOOO!

Ho una trentina di amiche veramente classificabili anche da un cieco come belle (mia moglie compresa), che si mettono persino in costume (why not?) sui social e che credo abbiano circa un centinaio di richieste di amicizia ogni giorno. Le gestiscono senza tante menate: picchiano come dei fabbri se ce n’è bisogno, sputtanano alla grande i cretini pubblicandone la pochezza (spesso la sequenza fotografata della chat del rimbambito, un deterrente fortissimo), denunciano chi compie il reato di stalking o ingiuria, querelano i diffamatori.

Loro sono l’esempio da seguire, tutto il resto è, spesso, giocare alla Reginetta del ballo con lamentela incorporata.

Signore, così, purtroppo, non cuccherete. E non venite nemmeno ammirate. Fate le donne, siate voi stesse: è la cosa migliore, anche in termini di resa sul maschile.

PS: colgo l’occasione per salutare anche le finte bigotte, quelle che si leggono tutti i post di contenuto sessuale (spesso divertenti scambi di battute fra maschi e femmine evoluti) per poi concludere: che schifo, che cattivo gusto… Però si leggono tutto e sono sempre presenti sull’argomento. L’altra faccia della medaglia.

Ho provato #Tinder, il navigatore del cuccaggio

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Ecco la pagina di Starbene, il mio giornale, con l’articolo che ho scritto su Tinder, la app per smartphone per “cuccare”, con tutti i dettagli tecnici sul funzionamento, sui quali qui non mi dilungo e, soprattutto, il parere della psicologa, molto più autorevole di me.

Io? Questa volta non mi limito a dirvi la mia, io Tinder l’ho provato per due mesi.

Di fatto Tinder funziona come un navigatore. Una volta sul tuo telefono, cerca le donne o gli uomini compatibili con te per età, interessi e, soprattutto, distanza, un fattore che lo rende unico e geniale, e capirete perché leggendomi. Lui li cerca e te li fa vedere, con le foto e il messaggio di presentazione. E tu decidi: vedi la tua lei e se metti il cuoricino ti piace, altrimenti la “scarti” con una X. Se, dall’altra parte tu piaci il sistema vi permette di chattare, rompendo il ghiaccio.

Me lo ha fatto scoprire un giovane collega, che lo utilizza per cuccare. Mi ha raccontato che è fantastico alle feste, nei raduni all’Arco della Pace, in discoteca. Lui che fa: setta la distanza dove cercare la partner anche sotto al chilometro, e vede le ragazze compatibili a poca distanza. Loro vedono lui e, se c’è feeling, scatta la chat. Qualche battuta e il gioco è fatto. Non resta che incontrarsi, e magari eravate a pochi metri di distanza.

Lui dice che Tinder è uno spezzaghiaccio fantastico, e ti permette di evitare le brutte figure, i due di picche e la tensione del primo approccio vis a vis. Insomma, il più è fatto e non ti resta poi che approfondire, ma con l’animo leggero.

A me ricorda i bigliettini scambiati alle elementari con le bambine con su scritto “mi piaci”, o quando mandavamo l’amico o l’amica del cuore a tastare il terreno dall’altra parte per sapere se c’era possibilità di tenero fidanzamento. Tinder è il bigliettino 2.0 dell’amore, con navigatore incorporato.

Ma veniamo a me. Chiesto il permesso a mia moglie (il lavoro è lavoro…), mi sono messo su Tinder, con l’intento di provarlo e di arrivare a intervistare l’anima gemella che sarei riuscito ad ammaliare.

Ho messo 5 foto, una presentazione fra il popular e il sentimental journey (ufficiale e gentiluomo, sì, ridete pure), la mia età vera (53 anni), settato la distanza massima entro la quale volevo trovare la dolce metà (fino a 160 km) e, infine, il range d’età della mia potenziale bella, cioè dai 25 ai 50 anni. E ho aspettato.

Emozione mista a curiosità quando sono apparse le prime donne sul mio Iphone. Certe bruttissime, certe bellissime, di tutte le età. Ecco, mi ha colpito l’età: dai racconti del mio amico mi ero fatto l’idea che Tinder fosse arena per giovanissimi, e invece… Splendide quarantenni e cinquantenni, quelle che preferisco (leggete qui). Bene, mi sono detto, sto mettendo tanti di quei cuoricini che prima o poi qualcuna ci starà no?

Dopo una settimana di cuoricini e di selezione di ragazze, quasi trenta al giorno, mi stavo scoraggiando quando finalmente appare un blink, un avviso: Claudia è compatibile con te e ci puoi parlare. Claudia è notevole: 32 anni, corpo mozzafiato e foto in costume. Azzardo un ciao come stai. Mi risponde dopo 10 lunghissimi minuti: ciao, cosa cerchi qui? Ahia… Cerco un’avventura, azzardo io. E lei: e saresti disposto a tutto? Il crollo di un mito: mio silenzio e la signora sparisce.

Vabbé mi dico, cose che succedono. Il tempo passa, ne passa troppo. Cambio le foto. Aumento il range di ricerca. Mia moglie mi consola: dai che non sei brutto, a me piaci! Riparte la caccia: finalmente mi risponde Laura, bionda, 40 anni, carina, con figli. Le dico ciao. Silenzio. Ci sei? Sparita. Un disastro. Ormai mi sono quasi stufato di Tinder, anche se vedere certe bellezze che passano sul mio smartphone è stimolante. Penso anche che, visto il mio successo, sarà difficile riuscire a incontrare e intervistare una nuova “amica”. Mia moglie mi piglia sempre più in giro e vuole regalarmi un ovetto “Tinder” per tirarmi su: si sa il cioccolato è serotoninergico. Ma ormai sono lo sfigato di Tinder.

Scrivo il pezzo per il giornale, fra le risate delle colleghe alle quali racconto delle peripezie dello sfigato di Tinder quando, come per incanto, appare lei… Vanessa. 28 anni, bellissima, sexy. Le chiedo come mai una ragazza giovane (incrociando le dita perché non mi chieda di staccare un assegno) sia interessata a un over e lei mi dice che l’età e l’aspetto non contano e che quello che è importante è ciò che uno ha dentro. Lo racconto a una collega che scoppia a ridere e dice: sì, dentro il portafoglio! Piccato, continuo a chattare con Vanessa, facendole una serie di domande. Lei risponde, ma non è interessata a fare delle domande a me: strano, se per te un uomo è contenuto e non involucro… La “relazione” dura pochissimo. A un certo punto lei non risponde più.

Lo sfigato di Tinder ha raggiunto la nemesi: non solo non piace, non sa neanche chattare. O forse, semplicemente, la pesca deve durare di più di poche settimane.

Penserete che sono come la volpe e l’uva ma, nonostante la mia propensione per le tecnologie e il fatto di trovare Tinder geniale come sistema, in realtà non avere il primo approccio diretto è un handicap per quelli come me, che se la giocano da sempre tutta con battute, sguardi e simpatia. Tinder è comodo, ti porta diritto nella via che volevi raggiungere, ma è un filtro che forse funziona per i più giovani, dove l’approccio è più standard e… meno evoluto.

Alla fine, pensando al mio passato da single e alla bellezza della mia attuale e ultima moglie, mi sono sentito meno sfigato virtuale e più figo reale. E mi sono ricordato quando mio figlio Nicolò, 12 anni, bello come il sole, con i suoi occhi grigio azzurri mi ha chiesto: ma papà, ma tu come hai fatto a far innamorare la mamma? Beh, l’ho corteggiata, l’ho fatta ridere parecchio. E Nicolò: eh beh certo, tu non è che sei un granché di faccia. Silenzio. E poi io, avvicinandomi a quel viso da angelo gli ho sussurrato: certo Nicolò, tu sei bello e non avrai mai problemi con le donne ma attento… ci sarà sempre nelle vicinanze uno come papà che… zac! Te la potrà portare via con una battuta! E non c’è Tinder che tenga.

#Donne su #Facebook: il diritto al bikini

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Non è la prima volta che leggo su Facebook amiche che mettono questa sorta di avviso: non cerco fidanzati, trombamici, scambi di liquidi corporei, sesso virtuale e chi ne ha più ne metta, quindi smettetela di importunarmi via chat o, peggio, mandandomi foto e varie.

Nella mia mente bacata maschile penso: cosa avrà fatto per meritarsi queste attenzioni? Allora cerco foto di tette o sederi in bella vista nel profilo, curioso come una scimmia giornalista maschio Alfa. Niente. Solo visi belli, vestiti sexy ma come li vedresti in qualsiasi passeggiata a mare, e bikini. Qualche scollatura. A volte è la stessa foto di presentazione a essere in bikini, certo. E allora?

E allora il maschio becero che c’è in me si dice: gnocca questa qui, se ha messo la foto così è perché è in caccia. Vi risparmio i commenti di gruppo fra maschi, su certe foto prese come ideologici “son qui che aspetto”.

Senza contare le donne che si esprimono liberamente su fb, facendo battute sul sesso o postando, anche loro, uomini in costume con muscoli in bella vista. Il giudizio del maschio che guarda, spesso sarà: questa cerca… Se è un gentiluomo, se non lo è: questa è zoccola.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, è capitato che anch’io mi fossi fatto, mosso dall’ormone con unico neurone maschile, dei pensieri in base a delle impressioni fotografiche, ma poi è subentrata una domanda più umana: perché se io posto una donna scollacciata o faccio una battuta spinta o metto una mia foto in costume (Dio abbia misericordia di voi) nessuna mi prende per una zoccola e inizia a rompere via chat? Sì, lo so, non sono un Adone e il mio album è costellato di foto di figli e della moglie, ma lasciate perdere me… Pensate a qualsiasi utente maschio.

Perché una donna piacente non può osare mettere una foto sexy, sia essa in costume o in abito scollato, o fare battute spinte che subito viene classificata come nave scuola? L’uomo, invece, sui social, può dire e fare quello che vuole: è normale cha faccia battute grevi, è normale che broccoli o posti donne più o meno nude senza che nessuno gli dia del “porco”, o gli mandi proposte sessuali.

Nel momento in cui scrivo, un’amica si lamenta del broccolamento che è esondato addirittura su Linkedin, il social dei rapporti professionali, quello che guardano anche gli uffici delle risorse umane. Non si salva più neanche il cv davanti alle avances!

Ora, io rivendico il diritto delle donne di scrivere e mettere le foto che vogliono sui social senza in automatico doversi guadagnare battutacce o proposte spinte in pvt. È come se dicessimo (e purtroppo è stato detto) che una che gira in minigonna se li cerca i guai… Orrore medievale mononeuronico maschilista.

Che noi uomini si abbia il diritto di ammirarvi se postate una foto sexy questo non ci piove: possiamo anche provarci poi, ma non è che perché sei protetto (si fa per dire) da una chat puoi dire e mostrare quello che non avresti mai osato dire e fare se avessi avuto la stessa persona di fronte a te dal vivo!

E poi cosa c’è di male se una donna mette una foto un po’ sexy sul suo profilo? Ti fa sognare, non deve farti imbufalire in chat. A meno che lei non voglia. Rivendico il diritto delle donne di essere ammirate senza un secondo fine automatico!

Rivendico anche il diritto di quelle donne che invece usano facebook come veicolo di cucco e seleZione maschile, anche mettendo foto di meravigliose scollature o lati B tipo fish eye. De gustibus, certo, ma ricordiamoci che fb è nato per cuccare (il genietto, narra la leggenda, lo ha pensato inizialmente anche per conoscere le studentesse dei college limitrofi) e quindi l’unica regola è…. Educazione.

Il cucco virtuale non è diverso, poi, da quello reale. Ha le stesse regole. Se lei esce a cena con te tirata a corsa tu, nonostante i messaggi pelvici, non hai diritto a saltarle addosso se lei non ti dà il permesso e te la sei doverosamente conquistata. Idem se posta la stessa generosa scollatura: non cambia nulla, sei tu maschio limitato, che forse ti senti al sicuro perché la donna non ti guarda in faccia mentre spari castronate, a pensare che lei è lì pronta a tutto. Per qualche foto? L’abito non fa la monaca, certo, ma neanche la zoccola.

Quindi basta con il medioevo maschile commisurato alle foto e ai commenti femminili, e via libera al Sex and the Facebook che diverte, distrae e, se tutti consenzienti, può regalare qualche emozione in più. Ma, caro amico maschio, anche un’apparente Samantha non è detto che sia lì per dartela. Almeno, prima di allungare le… Chat, accertatene. O al primo appuntamento
ti comporti sempre così? Beh, se non sei capace allora è inutile spiegare, certo. Vorrà dire che ti prenderai le tue sberle virtuali che, faranno meno male di quelle reali, ma le immagino moltiplicate per mille followers.

E ora posterò una coniglietta, altrimenti qualcuno crederà che, a furia di prendere le parti delle donne, sto perdendoci in “virilità” .

@anpellizzari

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