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Uomini in crisi: il mio articolo su Starbene

Il mio Uomo in crisi su Starbene
Il mio Uomo in crisi su Starbene

Il tuo uomo è in crisi? Ecco quello che devi fare per gestire la situazione e gli errori da non commettere.

Per chi si fosse perso il mio articolo su Starbene, il settimanale di salute della Mondadori dove lavoro, ecco il link per leggerlo sul sito del giornale.

Buona lettura!

Se lui è in crisi cosa devi fare tu

Il numero di Starbene in edicola il 19 giugno con il mio articolo Se lui è in crisi
Il numero di Starbene in edicola il 19 giugno con il mio articolo Se lui è in crisi

Care lettrici e lettori, oggi 19 giugno è in edicola Starbene (www.starbene.it) con un mio articolo sull’Uomo in crisi.

Lavoro in bilico, litigi familiari, persino il compleanno dei 50 anni sono “prove” che possono mettere in ginocchio anche l’uomo più sicuro di sé.

Il punto è: tu che sei la sua compagna cosa devi fare e… non fare? Ce lo spiega lo psicoterapeuta Adriano Formoso (www.adrianoformoso.com), che ho intervistato per Starbene e che ha stilato per noi, per voi, una serie di regole d’oro da seguire in questi casi per non sbagliare e fare le mosse giuste.

Allora, appuntamento in edicola! E qui per i vostri commenti, sempre benvenuti.

Sincerely yours

Tutta e solo colpa dell’amante

Adesso chiami la tua amante davanti a me
Adesso chiami la tua amante davanti a me

È tutta colpa dell’amante: adesso la chiami e la lasci di fronte a me

Nella saga degli amanti, spesso tragedia dell’amore incompiuto, arriva un momento in cui il coniuge tradito di uno dei due scopre l’esistenza dell’amante.

Che cosa succede in questi casi? A leggere le vostre storie di amanti, i commenti su questo blog sul tema (tantissimi e interessantissimi, prendetevi del tempo per leggerli, ne vale la pena) e raccogliendo le vostre “confessioni” su messenger o alla mail anpellizzari@icloud.com spesso succede ciò che segue.

LA MOGLIE SE LA PRENDE SOLO CON L’AMANTE
Se una volta il tradimento veniva punito più frequentemente con un immediato calcio nel culo e telefonata all’avvocato più feroce del circondario oggi, complice la crisi economica, il panorama di solitudine sentimentale che caratterizza molte delle storie dei single over 40 (il mercato degli uomini papabili è desolante, lo descrivo spesso in queste pagine) e tutta una serie di vincoli matrimoniali che vanno dai figli piccoli al mutuo oggi, dicevo, la moglie tradita “perdona” e tiene in casa il marito traditore.

O meglio, più che perdonarlo lo tramuta spesso, seduta stante, in povera vittima delle trappole sessuali di qualche zoccola senza scrupoli, quella che qualcuno sui social ha descritto come “la vacca che arriva nel tuo giardino ben curato da anni e te lo divora in una scopata”. Ho già scritto qui che il tramonto del sesso di coppia, non la vacca, decreta spesso la fine di una coppia longeva.

Questo tipo di moglie tramuta il marito in una sorta di figlio aggiuntivo, sublimando la marachella (anche se lui ha l’amante da tempo, a volte anni) con un astio che si concentra tutto su “Quella Troia rovina famiglie”.

Come se il termometro fosse colpevole della febbre, come se non esistesse mai un concorso di colpa anche del coniuge tradito in queste vicende (leggi qui), come se lui fosse reso incapace di intendere e volere da una scopata fatta come si deve.

Insomma, come nelle dittature descritte dalla storia, certi coniugi additano come unico responsabile dell’attacco vile alla madre patria il nemico esterno, subdolo, feroce, rovinafamiglie.

È più facile fare così ma non salva il matrimonio è, soprattutto, non lo preserverà da future corna.

Perché un regime carcerario da 41 bis in casa, col telefono sotto controllo, i social chiusi per fine attività e le uscite da single del marito azzerate non potranno durare per sempre e, quando il tempo avrà fatto assopire il cane da guardia, il lupo pur avendo perso il pelo a suon di litigi e minacce ricomincerà col vizio.

Non solo perché il lupo è e rimane un predatore, ma perché evidentemente quello che non ha funzionato nel matrimonio, fosse sesso inesistente o routine da colpo di sonno ogni sera davanti alla tv, continua a non funzionare.

Le 2-3 coppie su dieci che vedo e delle quali sono a conoscenza che, di fronte allo shock del tradimento sono risorte davvero e hanno ricominciato rilanciandosi, non hanno infatti reagito additando il terzo incomodo come unico e solo responsabile del disastro. Anzi, spesso non se ne sono curate per nulla, se non per le ovvie domande di rito e utili a capire (la ami, da quanto siete insieme, che cos’ha lei più di me…). Queste coppie si sono concentrate sull’analisi interna del che cosa abbiamo sbagliato con l’intento di capire per ricostruire.

Queste coppie rinate hanno scoperto, grazie proprio a un tradimento, che l’affetto aveva sepolto l’amore nella routine.

Quindi non è il possesso e il controllo che salverà il tuo matrimonio. Mai.

E l’amante non c’entra nulla. È solo la buca su una strada sconnessa e non mantenuta ad hoc da immemore tempo.

A meno che non abbia fatto lei, l’amante, la grandissima cazzata di informare la moglie per ripicca, vendetta o nel tentativo folle di far prendere a lui una decisione troppo spesso rimandata, un atto di suicidio sentimentale e morale che non giustifica forse altrettanta violenza, ma il biasimo generale in questo caso sì (leggi qui). Ed è inutile, ma molto utile per disprezzarsi ed essere disprezzate. Un buon modo per passare dalla parte del torto quando non è un torto amare un uomo impegnato. Semplicemente succede. Anche a chi è stato precedentemente tradito.

LA MOGLIE LO COSTRINGE A CHIAMARE L’AMANTE
Fra le umiliazioni più dolorose e allucinanti che mi raccontate c’è quella di lei che dopo averlo catechizzato per bene e averlo costretto a giurare che lascerà senza indugio l’amante, non paga di aver assistito alla scena a volte raccapricciante per autolesionismo maschile del mea culpa, pretende che lui chiami l’amante in diretta per lasciarla.

Così lui chiama, recita la sua parte da cane bastonato e da uomo senza attributi (gli stessi che sfoggiava al motel) e l’amante sente pure sotto le contumelie e gli insulti della moglie inferocita.

Una scena penosa e soprattutto inutile per salvare un matrimonio spesso irrecuperabile. Ma tu moglie davvero vuoi tenerti un uomo così, al guinzaglio, col braccialetto elettronico alla caviglia che suona se si allontana da casa e ridotto a figlio minore ripetente? Questo sarà il vostro nuovo futuro, amore, matrimonio?

IL CONIUGE CHIAMA L’AMANTE DIRETTAMENTE
Un’amica ha paragonato questo gesto a quello di un bambino che sta perdendo al gioco e per questo ribalta per terra il tabellone o le carte, oppure se ne va o picchia l’avversario.

Apparentemente giustificato dalla disperazione, questo gesto, questa volta non solo femminile perché posto in essere anche da qualche marito, oltre ad avere tutti i difetti descritti nelle reazioni precedenti, ha in più una caratteristica di autogol pazzesco, e mi ricorda un po’ quel marito tradito che per fare dispetto alla moglie traditrice si era tagliato le palle.

Perché autogol? Perché per assurdo è meglio dibattere e coinvolgere il partner in una discussione che sfocia nel “adesso lo/la lasci” che entrare a gamba tesa costringendo l’altro o l’altra a lasciare il campo fra improperi e minacce spesso fuori da ogni logica ma anche legalità.

C’è gente che si è trasformata in stalker e ha avuto anche guai legali per aver tentato di “convincere” direttamente l’amante, attraverso la violenza verbale e spesso minacciando anche quella fisica, pensando che contro una persona spregevole come una o un “rovinafamiglie” tutto sia lecito.

Sfoghi a parte, il fatto che dall’altra parte la risposta possa essere pacata, soffocata da sensi di colpa vari e l’amante batte in ritirata, tu che hai preso in telefono in mano hai avuto una vittoria di Pirro. Forse hai scacciato la vacca che ti mangiava il prato ma il tuo esercito si è distrutto per questo. Ora ci sono solo morti sul campo di battaglia.

Non solo. Tua moglie o tuo marito forse ti lasceranno per questo, se non subito dopo, perché toccheranno con mano quanto il tuo gesto non sia disperazione ma prepotenza, non sia amore ma possesso.

Risultato? Forse quell’amante batterà in ritirata ma il tuo coniuge ti disprezzerà, perché ancora una volta gli avrai fatto toccare con mano che in fondo, lei o lui, non contano nulla anche in questo drammatico frangente. I loro sentimenti non contano nulla, se ne resteranno col cuore spezzato e identificheranno in te il fallimento della relazione (extraconiugale), che forse sarebbe fallita comunque ma sicuramente non torneranno tra le tue braccia. Non si vince al gioco dell’amore barando.

IL CONIUGE TI PERDONA. E BASTA
Lo so che sembra che io sia sempre dalla parte degli amanti, ma lo sono solo per un motivo che ripeterò alla nausea: il termometro non è la causa della febbre, ne dà la misura e basta.

Quindi inutile prendersela con chi va con gli sposati: il 50% della popolazione adulta ha avuto almeno una volta una storia con una persona impegnata quindi cosa ci stiamo raccontando? Forse dovremmo piuttosto rivedere dinamiche dogmatiche come quella dell’eterna fedeltà e dell’indissolubilità del contratto matrimoniale. E chi oggi si erge a censore della morale altrui il più delle volte di nascosto ne fa di cotte e di crude o potrebbe ritrovarsi domani nascosto nudo in un armadio, quindi un bel tacer…

Tornando al coniuge che perdona davvero, ecco una figura che io ammiro tantissimo. Perché così come me la prendo con il tradito cieco di livore che dà lui o lei il colpo di grazia al suo matrimonio come descritto nelle storie precedenti, così riconosco il grande dolore di chi ama ancora il coniuge che invece ha preferito, anche se temporaneamente, altri.

Un dolore profondo, il crollo delle certezze che ho provato anche io, come tutti i traditi. Eppure ci sono persone che amano così profondamente per le quali il tradimento non è sufficiente per non perdonare e per non riprovarci.

Queste persone non contattano l’amante, non minacciano, non pretendono nemmeno che il coniuge chiuda con la storia in atto, chiedono solo: ma tu mi ami ancora? E di fronte a veri o pietosi non lo so aggiungono: possiamo riprovarci?

E lo pensano veramente: dolore, soldi, figli non contano nella volontà di stare assieme, conta ancora l’amore.

Non sono mossi dall’egoismo nel rivolere che il partner torni da loro ma, mantenendo la dignità e lasciando lo spazio al coniuge per capire cosa vuole realmente, sono anche capaci di farlo ritornare grazie all’atteggiamento mantenuto. Queste due persone saranno probabilmente in grado di far ripartire la loro unione e l’amore perché non saranno stati intaccati dai gesti sopra descritti ma si alimenteranno della stima e del rispetto dimostrati.

Queste persone sono davvero le uniche ad avere reali chances di rigenerare la coppia e, in più, non dovranno mai maledirsi per aver costretto il coniuge a una convivenza forzata che poi spesso porta comunque ad altre corna e divorzio.

A loro i miei più sinceri auguri di successo o di autogiarigione, magari attraverso un nuovo amore anche per loro.

LA MORALE
Minacce, violenza fisica o verbale, proiettare all’esterno della coppia le responsabilità del fallimento interno o della fine di un amore possono soddisfare la sete di vendetta immediata o fare da paraocchi per un po’, possono mettere ko un amante non serio nelle intenzioni e far guadagnare tempo a una famiglia zoppicante, ma è una bomba a orologeria destinata a deflagrare presto.

Una bomba che non solo distruggerà quel che resta di quello che era il vostro amore di una volta, ma brucerà anche stima e affetto, due valori che mantengono buonissimi rapporti fra molti separati e divorziati, e Dio solo sa quanto ciò sia importante se ci sono di mezzo i figli.

Sincerely yours

Foto Voyagerix iPhoto

#primomaggio: i #politici si accorgono che c’è un problema #lavoro

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Leggo con disgustato interesse gli interventi prefabbricati dei vari politici sul problema del lavoro negli anni della crisi.

Parole stucchevoli preparate ad arte che spero non emozionino nessuno, visti i risultati.

Il mio pensiero va ai disoccupati, precari, artigiani senza credito sostituiti dai monti di pietà un tanto al grammo e di scommesse sempre pronte, imprenditori che devono scegliere se pagare le tasse o i propri dipendenti, persone che si uccidono per motivi di lavoro, gente che fruga nella spazzatura per mangiare, giovani che hanno un Futuro lungo 24h al massimo, famiglie in difficoltà, non famiglie perché non ci sono i soldi per fare figli…

Caro politico, sei veramente il migliore amico dell’uomo. Continua a promettere

Essere #padre dopo i quaranta

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Leggo che in Italia il primo figlio arriva dopo i 35 anni, spesso dopo i 40. Carriera, crisi, soldi, lavoro, casa: tutte cose che hanno a che fare poco con la gioia di essere genitore, ma che pesano, eccome se pesano.

Quando desideri un figlio, inevitabilmente fai i conti: con i soldi, con lo spazio (la tua casa sarà idonea? È tua?), con la tua libertà perché, basta vedere chi è già nel club dei genitori, lo sai che la tua libertà verrà decurtata di un 70%, almeno nei primi anni di tuo figlio.

Bene, possiamo metterci a tavolino e pensare per anni se conviene avere un figlio, se si può avere un figlio: il risultato, tranne per pochi fortunati, è che non conviene mai.

Infatti, decidere di avere un figlio non è un moto del budget, ma è un moto dello spirito. È un istinto, forse un azzardo in certe condizioni, ma è la scelta più bella del mondo. È un moto d’amore, per la coppia e per il tuo futuro.

Non va pensata, va sentita e va fatta. Se è solo la calcolatrice a dire no a un bambino, buttate via la calcolatrice. Se è un profondo non me la sento, dettato da riserve sulla coppia, su quelle che sono le proprie intime priorità (la carriera per esempio: mia moglie mi ha fatto aspettare due anni per avere il primo per questo, ed era giusto) o semplicemente perché, come molte persone, non vedete nei figli il futuro del vostro esistere (succede ed è comprensibilissimo) meglio attendere, o non farlo mai.

E l’età? Non c’entra nulla e non fa differenza. Certo, il mio amico Enrico Semprini, insigne ginecologo ed esperto di infertilità, che ha fatto nascere i miei tre figli (parti naturali e coppia fertilissima, quasi un’eccezione per lui) mi direbbe: occhio al timer biologico. Vero, più si aspetta e meno madre natura aiuta a procreare, ma credo che le tecnologie ormai siano a un punto che questo gap diventerà sempre più percentualmente ristretto.

Dicevo, l’età non c’entra. Io ho avuto il primo figlio a quarant’anni. Non per scelta: lo volevo a 35, ma chi passa attraverso un divorzio inevitabilmente deve ritarare l’orologio dei suoi desideri in avanti.

Dopo Nicolò, solo 20 mesi dopo, è arrivato Sebastiano. E poi il mio regalo dei 50 anni, Rebecca.

Tre figli. A ogni figlio la coppia ha dovuto resettarsi pesantemente sugli equilibri, con litigi e il rischio di rovinare tutto. I soldi si sono assottigliati sempre di più, perché le risorse vengono destinate praticamente tutte a loro. La nostra libertà è rimasta una goccia nel mare del tempo, che dobbiamo guadagnarci anche a forza. La stanchezza tanta.

Tutto ciò, calcolatrice in mano, potrebbe far dire, ma chi ce l’ha fatto fare! E invece siamo felici. I nostri figli sono belli, sani, sereni, educati, e ci dicono che siamo bravi genitori. Certo, tre sono tanti, ma che meraviglia.

Che meraviglia dal primo istante della loro nascita. Uomini, vale la pena fare un figlio solo per assistere a quel miracolo che è la nascita di tuo figlio, un pezzo di te, e come terribile e meraviglioso sia il dolore e la fatica che provano le nostre compagne, le nostre madri, vere SuperDonne.

La Creazione che si ripete, e tu ne sei protagonista. E la vedi crescere in loro. Futuri papà, non rinunciate mai al privilegio di assistere al parto, mai: ve ne pentireste per tutta la vita.

I figli sono un dono, a qualsiasi età. E un padre vecchio come me sa ritrovare la giovinezza, per goderseli e crescerli, anche quando torna stanco morto dal lavoro.

Il futuro sembra buio, certo, ma non è incoscienza pensare, ogni tanto, che ne farei un quarto.

Nella foto la mia Rebecca, a poche ore dalla nascita. Oggi ha quasi 5 anni.

@anpellizzari

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