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Primo appuntamento: la prova del gioco

devi provarlo per vedere se non ha difetti
devi provarlo per vedere se non ha difetti

Avete letto su questo blog Primo appuntamento: dopo quanto tempo fare sesso? Leggetevelo su questo link ma vi riassumo velocemente di che cosa si trattava, perché devo fare un aggiornamento sul tema che spero vi piacerà.

Il tema in sostanza era: ci esci e lo fai la prima sera, dopo un po’ o dopo un BEL PO’?
Tre testimonianze.
Rita, che ho chiamato la decisionista, che dice che in sostanza se c’è feeling e ti immagini bene a letto con lui inutile perderci tempo e fare la finta santarellina o la bigotta, decidete voi.
Monica, la chiamo l’imprenditrice perché ha la teoria del 4. Un’impresa, dice, ha 4 fasi e decolla solo alla quarta “sera”, quindi mai concedersi prima.
Elena fa fare agli uomini una sorta di maratona: devono frequentarla per almeno due tre mesi rimanendo a bocca asciutta prima di ottenere quella che i nostri nonni chiamavano “la prova d’amore”, che mi fa ancora tanto ridere come concetto (ma davvero siamo molto lontani da quei tempi? Ogni tanto ho dei dubbi…).

Rita ne usciva in minoranza, anche nei commenti delle lettrici e amiche sui social. Una minoranza alla quale voglio fare la tara, perché non tutte voi in pubblica bacheca avete sempre il coraggio di dire… “ma a me se uno piace me lo porto a letto al più presto”.

Siamo in Italia d’altronde, paese teoricamente libertino ma in pratica spesso molto bigotto, in prima fila gli uomini che la vorrebbero subito ma poi ti giudicano male (sia se gliela dai sia se non gliela dai).

Ma ecco la sorpresa: fra le mie lettrici ne compare una che, letto l’articolo suddetto, lancia una tesi assolutamente affascinante e intelligente, che a me è piaciuta e che vi giro per farvi riflettere.

E’ la versione della prova del gioco, o meglio del giocattolo.

Sapete che ogni tanto ospito qui colleghe, amiche ma anche lettrici che abbiano da dire (o da scrivere, se lo sanno e vogliono fare) qualcosa di interessante e che vada al di là di un apprezzatissimo ma breve commento, quindi ecco la…

LA VERSIONE DI DANIELA, ovvero “provare per credere”

Leggendo quanto scritto dalle tre amiche precedenti, mi viene in mente
un esempio che sfida preconcetti e strategie da attuare su quando
concedersi rispetto a un primo appuntamento con una nuova conoscenza.

Supponiamo che sia martedì, abbiamo acquistato un giocattolo, la sera
dobbiamo andare a dormire presto, il giorno dopo abbiamo la
solita levataccia per andare a lavorare, che facciamo? Cediamo alla
voglia di aprirlo comunque e giocarci un pò? Aspettiamo il sabato che
abbiamo la giornata a disposizione per giocarci con calma? Oppure ci
pregustiamo l’attesa, sabato lo scartiamo ma non ci giochiamo, magari
solo un pò e ci ripromettiamo di accenderlo per divertirci a giocare
quando avremo letto il manuale e scoperto tutti i suoi trucchi e segreti
e ne conosciamo perfettamente il meccanismo?

In tutto questo, però, non abbiamo considerato un fattore: il giocattolo
che abbiamo comprato HA UN DIFETTO!!!!

A questo punto mi chiedo: quando sarebbe stato meglio scoprirlo?

Se agissi come Rita, la “decisionista”: Martedì sera….chi se ne frega
se domani mattina avrò gli occhi gonfi e sonno tutto il giorno, ho deciso di cedere alla curiosità e alla voglia di giocarci fino a notte fonda……OPS il
giocattolo è rotto!! Pazienza…per fortuna me ne sono accorta subito,
ora di sabato l’avrò già sostituito! Anzi da ora in avanti proverò
subito i giocattoli nuovi perchè così ci gioco appena possibile, quanto
mi pare e senza sorprese sgradite!

Se agissi come Monica, l'”imprenditrice”: Mi pregusto l’attesa…mercoledì, giovedì, venerdì e finalmente è sabato!! Quanta gioia, quanta emozione, quante aspettative
di bei giochi……NOOOOOO il giocattolo è rotto…. accidenti, se solo lo
avessi aperto martedì non avrei sprecato il sabato e non avrei tutta
questa delusione per l’attesa inutile.

Se agissi come Elena, la “maratoneta”: Meglio non aprire subito i giocattoli, si sciupano. Meglio aspettare, giocarci poco la volta, non accenderlo pregustando l’attesa,far crescere il desiderio di giocarci un bel giorno quando tutto sarà
perfetto, nessuno intorno, libera da impegni e tanta voglia cresciuta
col passare del tempo e l’avvicinarsi del fatidico momento magico….

MA CHE SUCCEDE? PERCHE’ NON PARTE? DOVEVA ACCENDERSI SPOSTANDO LA
LEVETTA…MALEDIZIONE….CAVOLI…..E’ ROTTO!!!!!!!! Quanta rabbia,
delusione, frustrazione, tutti quei giochi su cui avevo fantasticato e
che non potrò fare…mi viene quasi da piangere…. se lo avessi aperto
quel fatidico martedì non ci avrei investito tanto e ora non starei così
male e no mi sentirei persino sciocca….

Personalmente, pensando a tutte queste evenienze mi sento di dirci: facciamo quello che vogliamo e sentiamo, senza giudicarci ma facendoci un regalo…

ESPRIMIAMOCI LIBERAMENTE, SPONTANEAMENTE

se sarà l’uomo a giudicarci vorrà dire che lo avevamo sopravvalutato e
quindi non era quello giusto. Se una cosa ci va e ci piace, se l’uomo
con cui siamo uscite ci ha regalato una serata appagante e stuzzicante
al punto che oltre che mentalmente ci sentiamo coinvolte anche
fisicamente….divertiamoci fino in fondo!! Magari scopriamo che è
l’uomo dei nostri sogni o che il giocattolo, almeno questa volta, funziona!

Daniela Luisa Luciani

Grazie Daniela, molto convincente e divertente la tua visione dei fatti, che porta acqua al mulino della versione di Rita, quella “pronti e via”, ma con un pizzico di praticità in più.
E io cosa ne penso? Penso che bisogna ritrovare spontaneità anche nel sesso, e non solo nelle relazioni umane. Non possiamo sempre calcolare, pensare, soppesare, misurare tutto e tutti prima. Poi voi siete donne, fidatevi del vostro istinto e, perché no, delle vostre voglie e dei vostri ormoni (è una balla quella dell’uomo sempre arrapato e la donna tutta e solo cervello). Non dico di non fare selezione, ci mancherebbe, con i soggetti maschili in giro per le chat… ma quella si fa prima dell’incontro fatidico, quello potenzialmente decisivo.

O no? Ditemi cosa ne pensate, commentate!

Sincerely yours

“Morti di F” virtuali: perché ci caschi?

Questa chat è diventata virale sui social
Questa chat è diventata virale sui social

Perché donne intelligenti cadono nella rete dei morti di F virtuali e, prima di uscirne, ci mettono troppo, davvero troppo tempo e, non di rado, pagando un prezzo in autostima e delusione amorosa?

Prima di rispondere a questa cruciale domanda che attanaglia centinaia di amiche alle prese con un morto di F virtuale nei meandri delle chat e messaggerie definiamo il soggetto.

Dicesi morto di F virtuale l’uomo che, attraverso i social, cerca di diventare amico di più donne possibili, belle o meno belle non importa, basta che più che respirino chattino. Lo scopo è fare sesso SOLO virtuale il più a lungo possibile senza incontrarsi mai, senza trasformare la relazione da virtuale a reale.

Ma come fa il morto di F ad accalappiarvi? Ecco i suoi segreti

1. Spara nel mucchio
Non avendo una grande vita reale passa molto tempo sui social dove chiede l’amicizia a una quantità impressionante di donne al giorno. Quello più sfigato schiaccia il bottone delle richieste di amicizia come se fosse una slot machine, facendosi beccare almeno da quelle che “ci sono già passate” perché chiede contemporaneamente l’amicizia a voi e ad altre vostre tre amiche (così lo beccate subito, perché voi vi parlate e dite: chi è questo qua?). Quello più sgamato dà un minimo di occhiata al vostro profilo per evitare interferenze e figuracce però, se non abboccate, guarda le vostre amiche e prova con una di loro. Ricordatevi: il suo obiettivo è un’amicizia di lungo corso a fini di “fai da te” 😂😂😂.

2. Si presenta bene
A differenza dei morti di F di basso retaggio, per intenderci quelli con un repertorio tipo “ciao bella mandami foto nuda sono superdotato vuoi vedere sei una Troia perché te la tiri e non rispondi” che non ho idea di chi gli risponda e perché, il morto di F professionale ha imparato ad approcciarsi a voi in modo educato, cortese, se è bravo anche originale. Originale per voi, perché in realtà il suo repertorio è uguale per tutte, le frasi sono buone, efficaci ma sono quelle. Ha un menu uguale per tutte. Però nel 50% dei casi è sufficiente per ottenere la vostra amicizia e iniziare a chattare.

3. Fa l’amico ma vi corteggia
Il morto di F virtuale fa sempre l’amicone. Per lui il tempo non conta, anche perché il suo obiettivo non è incontrarvi ma fare sesso virtuale con voi e quindi può investire settimane a sapere chi siete, a fare il vostro confessore, a interessarsi per finta dei vostri problemi, tanto sta facendo parallelamente con altre tre la stessa cosa e magari con qualcuno già si scambia chat sexy. Gradualmente introdurrà il corteggiamento, spostando l’attenzione dalle categorie film libri animali cucina a tua bellezza, tuo corpo, tuoi vestiti, tua intimità, tue storie precedenti fino al cosa ti piace a letto. Se state al gioco lui ha fatto un passo decisivo avanti.

4. La fase del ci provo.
Una volta che ha conquistato la vostra confidenza sul versante rapporti con gli uomini e sesso lavorerà di fioretto. Da una parte vi farà parlare delle vostre esperienze sentimentali negative precedenti, stigmatizzando la stronzaggine e scorrettezza dei vostri ex (conquistando la vostra fiducia e ammirazione, della serie “questo è diverso”), dall’altra inizierà a chiedervi di sentirvi al telefono. Al telefono sarà ancora più carino e convincente, e vi metterete d’accordo per vedervi, di solito aperitivo se siete ancora dubbiose, cena se lui ha superato le vostre difese principali.

5. Inizia il sesso virtuale
Una delle cose che vi tranquillizza del morto di F virtuale è che non ha la fretta degli altri, per esempio del pescatore a strascico o comunque di tutti i pretendenti non solo virtuali che si vabbè chattare e corteggiare via telefono ma poi ci si vede e magari si quaglia… no il vostro morto di F virtuale ha tempo (tanto suona su più tastiere virtualmente, se lo facesse realmente sarebbe molto più faticoso, complicato e avrebbe meno tempo per voi) e lo usa anche per farvi vedere che non ha fretta di arrivare al vostro letto. Però il suo linguaggio inizia a farsi più ardito e, se voi lo seguite, inizierete a parlare di cosa vi piace a letto, quali sono le esperienze più strane che avete fatto, il tutto per il suo godimento fai da te. Poi vi chiederà foto nude (almeno di parti), di fare sesso al telefono, i più avanzati in videochat.

6. L’incontro che non arriva mai
Ormai chattate e vi telefonate da qualche mese, fate sesso virtuale da un po’, a voi piace anche farlo ma… questo aperitivo cena incontro, per un motivo o per l’altro non arriva mai. Vabbè ci sono un po’ di chilometri che vi dividono e anche per questo avete acconsentito a esporvi e fare sesso virtuale, ma Dio santo esistono treni aerei ci si può trovare a metà strada ci sono i weekend lui vi ha assicurato che è libero di stato (altrimenti col cavolo che arrivavate a questo punto) e non può esserci ogni volta la mamma che sta male, il gatto sull’albero, la gomma a terra e lo sciopero dei controllori di volo. Vi accorgerete che il tempo passa, voi non vi vedete e lui continua a voler fare sempre e solo sesso virtuale.

Finché un giorno vi stuferete e gli metterete un out out: o ci vediamo entro il mese o basta.
E lui? Prometterà come al solito con mille assicurazioni millantando anche prenotazioni con tanto di foto dell’albergo romantico e intanto vi chiederà di fare un po’ di sesso virtuale nella dolce attesa. Al vostro no scocciato sparirà. O sparirete voi, stufe delle richieste e dei depliant virtuali. È finita. Voi avete accontentato il morto di F virtuale regalandogli orgasmi via etere e vi sentirete tristi, raggirate, anche un po’ boccalone.

Il problema delle delusioni amorose è che funzionano come le allergie alimentari: ogni volta che assaggi un cibo al quale sei allergico, la reazione successiva sarà sempre più grave. Così queste delusioni costruiscono, piano piano, una corazza tale da impedirvi di riconoscere il buono dal cattivo, e di vivere nuove relazioni, anche quelle potenzialmente promettenti, non in piena libertà, non in piena serenità, inficiando la vostra efficiente capacità di giudizio sugli uomini in generale.

Ma perché, vi chiedete, certi uomini fanno così?
Non credo che siano tutti dei “malati di mente”, come li chiamano molte di voi. In realtà dietro a un morto di F che vuole fare solo sesso virtuale c’è:
Un uomo che, nonostante si sia presentato come libero, è supersposato o fidanzato. Ed è uno che, per paura di perdere il suo status, per sensi di colpa o perché è la prima volta che vuole tradire la moglie, preferisce fare con le donne che ci cascano sesso virtuale. Non è pericoloso, difficile da scoprire, è comodo, è meglio del fai da te solitario o di un film porno e, in fondo, si racconta lui come una bella favola, non è tradimento.
Poi c’è quello che gli piace proprio il sesso virtuale, è il suo feticcio, così come per altri lo è il reggicalze, il tacco 12, l’amore a tre. È il motivo per cui contatta anche donne che di fatto non gli piacciono, a lui piace l’idea di farci sesso virtuale, non importa se il viso di lei non è di suo gradimento, gli basta un “pezzo” di voi. Ecco anche perché non vi vedrà mai dal vivo.
Poi c’è quello che vorrebbe passare ai fatti, ma ha dei problemi che, in precedenti incontri non virtuali, lo hanno segnato. E allora adesso ha una sorta di timore ma il bisogno di fare sesso rimane, solo che invece di andare da un andrologo e/o un sessuologo e spesso risolvere bene e presto molti dei problemi classici di chi evita il rapporto sessuale si è avvitato sul virtuale, e questa è l’unica figura di questa casistica che giustifico e comprendo, ma non al punto di giustificare le troppe balle che vi propina, anche perché se lui ha un problema ciò non deve permettergli di giocare con i vostri sentimenti, fiducia e intimità.

E voi perché ci cadete? Ragionarci su vi aiuterà a non ricaderci.
Certo lui ci sa fare, certo lui stuzzica il vostro bisogno di sentirvi corteggiate e adulate, di sentirvi cercate. Lui sembra anche diverso dagli altri, che vogliono tutto e subito, è solo quella cosa lì, lui non ha fretta, ha tempo.
Già il tempo. Il tempo è importante. Vi rassicura un uomo che si prende tempo per incontrarvi, vi lascia tempo per testarlo. Ma attente, è proprio qui la differenza fra il normale e il virtuale. L’uomo che vuole davvero conoscervi (sì anche e soprattutto per quella cosa lì, ma è nella natura umana, anche vostra) vi darà e si darà tempo, ma non esageratamente. Massimo in due mesi, più o meno a seconda di quanto siete lontani (gli aerei però non hanno più costi proibitivi) vi dovete incontrare, può corteggiarvi via chat, telefonarvi quanto volete ma poi DOVETE incontrarvi e, se vi piacete, a breve termine scopare.

Scopare è normale dopo un po’ (non troppo) se vi piacete e state bene insieme. Anzi, è necessario anche e proprio per capire se tutto, davvero tutto funziona fra di voi e se c’è un possibile le futuro.

Il sesso virtuale? Non ho nulla contro nessun tipo di sesso ma capiamoci bene: il sesso al telefono, in chat o in videochat serve forse come aperitivo, come spezzafame fra un appuntamento sessuale reale e L’altro, ma non può sostituire il caro vecchio inimitabile godibilissimo amplesso e tutti i suoi collaterali, dai preliminari alla ripresa del secondo, terzo round.

È così semplice l’amore, è così semplice il sesso, non rendiamolo complicato. Diffidate di chi ha troppa fretta di portarvi a letto (ma io lo capisco di più) ma anche di chi non ha fretta, non ha fretta per nulla ma si “accontenta” di certi “anticipi”.

Sincerely yours

C’è un futuro per le coppie di lunga data?

Che orizzonti ha la tua coppia?
Che orizzonti ha la tua coppia?

Ci sono coppie che stanno insieme da molto tempo. Lui e lei si sono conosciuti ai tempi del liceo (o giù di lì), magari si sono sposati neanche trentenni e hanno avuto subito un bambino.

Che bello: una volta l’amore non aveva “tempi di opportunità” e ci si sposava e basta.

Poi c’è stata la seconda era, quella in cui il matrimonio medio vedeva lei 35enne e lui verso i 40, complici carriera e lavoro o un matrimonio fallito alle spalle (quello dei vent’anni, guarda un po’). In ogni caso anche queste coppie medio giovani come longevità hanno magari già alle spalle, oggi, 10-15 anni di matrimonio o convivenza. Un bel pezzo di vita insieme.

Ma durerà? Quanto? E come?

Domanda non inutile, visto che molte di voi inizieranno a chiederselo, soprattutto se iniziano a cogliere segni di stanchezza.

Quali sono? Quelli che, secondo le più recenti statistiche, spingono a tradire 6 donne su 10 e 5 uomini su 10.

Sono la noia, la routine e il sesso di scarsa qualità e frequenza.

Noia e routine trasformano lui in un pantofolaio distratto, che fornisce magari la sicurezza della ripetitività ma non molte emozioni e attenzioni, lei in una donna dedicata totalmente ai figli e-o alla casa o al lavoro, che ha dimenticato il tacco 12 in lavastoviglie o in ufficio. Ma sono solo esempi, tu sai di cosa sto parlando, se lo stai vivendo sulla tua pelle.

E il sesso? Il vantaggio delle coppie di lungo corso è che ormai, a letto, di solito fanno un compendio di quello che è preferito da tutti e due, una specie di compromesso fra il preliminare che piace a lei, quello che piace a lui seguito dalla scopata nella posizione più gettonata dai due, diciamo con durata dai 15 ai 30 minuti compreso tutto (no, la doccia è esclusa ti prego) e frequenza di una volta alla settimana, figli permettendo e quando il giorno dopo si può dormire.

Un sesso non dico non piacevole, magari coronato dal quasi sempre orgasmo di lei (l’arte dell’orgasmo simulato ha i suoi vantaggi matrimoniali). Magari ci scappa ogni tanto un fuori programma, di solito orale, di solito per lui (tu, eventualmente, provvedi da sola e fantastichi un po’, in base ai tuoi picchi ormonali).

Insomma, si può vivere a lungo insieme così? In fondo il sesso è basico, non è più quello di una volta certo, ma può bastare. E la routine dà calma piatta ma sicurezza. In fondo la famiglia ha ancora grandi progetti, i figli, le case, il reddito, il futuro insieme. Fuori vedi tante tempeste dal tuo porto sicuro. Ci vediamo fra dieci anni…

Purtroppo, o per fortuna, non funziona sempre e solo così. Perché la natura umana non è così.

Gli studi ci dicono che l’innamoramento vero, quello esclusivo e passionale, l’amore con la A maiuscola (il motivo per cui l’hai sposato) dura dai 18 ai 36 mesi, dopodiché si trasforma in qualcosa di diverso, meno forte ed esclusivo. Chiamalo affetto, chiamalo come vuoi, è comunque diverso. Forse sufficiente per andare avanti molti altri anni, ma è diverso.

Sono ormai convinto che la fedeltà sia strettamente connessa all’innamoramento, e sia imparziale. Uomo e donna, per una volta identici sotto il profilo amoroso, quando sono innamorati non pensano e non vedono altri. Il sesso e la passione sono concentrati su una sola persona, ti può passare vicino il più bell’uomo del mondo che forse, al massimo, gli darai un’occhiatina.

Ma se l’innamoramento cessa al massimo dopo tre anni, anche la fedeltà non ha più questo paracadute dopo tre anni.

Ed è da questo momento che inizia il timer del possibile tradimento, anno dopo anno.

Aggiungici il “panico” da età che avanza e il timer del tradimento può avere un brusco acceleramento, come quando nei film il protagonista taglia il filo sbagliato della bomba e i secondi partono a razzo di colpo.

Nel maschio, infatti, di solito intorno ai 50 anni, scatta una molla che si chiama “voglia di vivere”, e che si traduce in un bisogno di provare a se stesso che sì, invecchio, ma sono sempre un Uomo con la U maiuscola. Come provarmelo? Con il successo nel lavoro magari, ma non basta: devo sentirmi ancora attraente e capace sessualmente. E non tutti si rivolgono alla moglie per avere riprova di questo.

Nella donna, in genere, la molla “oddio il tempo passa” scatta varcati i 40, età nella quale siete splendide. E lo sarete anche a 50, toglietevi pure 10 anni se avete saputo curare la vostra bellezza, fanculo la menopausa! Per non parlare di certe sessantenni impossibili da inserire in anagrafe precisa! Il problema è che, nonostante la bellezza che riflette il vostro specchio e gli sguardi degli altri maschi (vostro marito è distratto e avaro di complimenti?) le donne sono abilissime ad autocriticarsi e trovarsi mille difetti, da qui la crisi di identità.

E quando una donna va in crisi di “oddio il tempo passa” di colpo può accorgersi che la “comoda” routine, la “cullante” noia e il sesso “tutto previsto” non sono più una sicurezza sulla quale adagiarsi, ma un fardello insopportabile.

Allora, se il porto dal quale vedi le tempeste degli altri ti rassicurava, ora ti piacerebbe vivere una tempesta. Non dico un uragano, ma una tempesta che ti tolga il fiato fino a tornare di nuovo in porto sì.

In questi casi, se l’uomo è un praticone al quale il più delle volte basta una scopata galattica con una giovane bellezza imperiale (magari anche più di una) anche non parlante, voi donne siete più complesse: volete emozioni e qualità a 360 gradi.

Il che vuol dire che se un uomo bello e simpatico, fascinoso e intelligente inizia a corteggiarvi, a riempirvi di attenzioni, a farvi sentire belle e giovani beh, se poi vi scopa anche bene strappandovi sensazioni che credevate rimaste ai 20 anni… beh, la vostra solidissima coppia deve rivedere forse i suoi orizzonti.

E qui torniamo alla domanda iniziale: siamo tutti destinati, per i motivi suddetti, al divorzio o a una vita sicura ma non appagante?

Dipende da quanto la nostra coppia è evoluta e forte.

O prende atto che la fedeltà è a rischio, finito l’innamoramento, e che la routine non è garanzia di durata (almeno quella felice) e il sesso deve rimanere sopra una certa soglia di qualità altrimenti diventa una soap opera di cui conosci già la trama, e si resetta e si rilancia per rinascere attraverso un nuovo equilibrio, o rischia nel futuro.

E qui, a vedere quello che mi raccontate e che succede nella maggioranza dei casi le strade sono le seguenti.

La pace dei sensi
Decidete di non affrontare l’argomento fra di voi perché siete fra i “fortunati” (dipende dai punti di vista) che non mettono il sesso e le emozioni in cima alla lista delle loro necessità. Magari siete aiutati dagli ormoni, in fase calante e non ascendente, magari da giovani vi siete tolti tutti (ma tanti) gli sfizi, magari è proprio la mancanze di esperienza che vi mantiene “tranquilli”, di fatto ci sono mille motivi per continuare così e in fondo, sì potrebbe essere meglio, sì ogni tanto sogni a occhi aperti, ma quello che importa è la famiglia istituzione. Amen

Benvenuti fra i cinque… sei
Dicevo che le stime (ottimiste, i numeri secondo me sono più alti) parlano di metà della popolazione che ha tradito almeno una volta. La scappatella, almeno è così che si chiama prima di diventare amantato ripetuto e poi fisso o alternativa al vecchio matrimonio, è una delle soluzioni più gettonate nelle coppie di lungo corso, o meglio in quelle che hanno meno dialogo. Oppure dove il dialogo non ha funzionato. Esempio? Tu gli hai spiegato che ti piacerebbe rifare un weekend con lui da sola e senza figli, gli hai spiegato che se ti compri un vestito nuovo e sexy dovresti suscitare le sue attenzioni automatiche e sincere (altro che “ah sì bello, scusa stavo rispondendo a un messaggio”), gli hai spiegato che così, se lui fa troppo in fretta, TU non raggiungi l’orgasmo. Sì glielo hai spiegato, lui ha detto sì, magari è stato più attento per un po’ ma poi tutto come prima. E tu adesso ti sei trovata un “fidanzato” che compensa tutto quello che lui non ti dà più. Il finale della storia è apertissimo.

Parlate e provvedete
Ci sono coppie molto evolute, che magari non si amano più come nei primi 36 mesi ma hanno un forte coibente che li tiene insieme (affetto, rispetto, figli, progetti, un po’ di buon sesso) che, quando lei o lui notano i primi effetti collaterali della routine, ne parlano insieme a fondo ma non si limitano all’analisi, cercano di prendere provvedimenti. Per esempio riprendendosi del tempo insieme da soli e sottraendolo finalmente ai figli, al lavoro e ai pensieri. A certi basta dedicarsi un viaggio ogni tanto, inventarsi un hobby o attività che unisca (mi viene in mente una coppia che ha scoperto il golf e se lo gode come nuova passione condivisa), altri si devono industriare di più, soprattutto se il calo di emozioni è legato al sesso. E qui è più difficile. non so se basta un reggicalze o un video porno per rilanciare il sesso di coppia, ho molti dubbi. Conosco coppie che hanno provato lo scambio per vedere che effetto faceva: magari si sono limitate ad andare in un locale a curiosare, portandosi poi a casa quello che li eccitava a livello visivo-onirico e facendolo proprio senza andare con altri. Certe coppie che sono andate oltre, rischiando in certi casi di assaggiare un piatto così forte da rendere insipido quello casalingo. Altri si limitano a raccontarsi le fantasie più sfrenate, e ciò riaccende il desiderio. Alcuni uomini molto pragmatici e poco vergognini si sono rivolti al medico per un aiuto chimico, scoprendo che funziona, può dare il giusto là, tempi adatti anche per lei e non è una terapia cronica, chi con il consenso-suggerimento della compagna, chi in segreto.

La coppia aperta
Alcune coppie, è sono l’evoluzione della precedente, una volta chiaritisi su cosa non va, soprattutto se è il sesso che non va, decidono di aprire la coppia. Fanno un patto: cosa ci manca? L’emozione del corteggiamento, della seduzione e del sesso novità? Bene, non c’è bisogno di tradire, non c’è bisogno di separarsi, non esistono persone che possono sostituirci, esistono però occasioni che possono farci divertire e darci emozioni, nuova benzina per la vettura coppia, da condividere però, da mantenere nell’alveo della coppia. E così decidono che si può fare e, badate bene, si può, non si deve. Perché il segreto sta lì, mi raccontano: non è che liberi tutti si corre in braccio al primo venuto. Se capita, ed è quello giusto, si decide con il beneplacito del partner. Sarà poi la coppia a decidere se raccontarsi tutto, condividere o no. Molte coppie usano gli amanti occasionali come propellente della loro coppia. E, fuori dalle esagerazioni (se lui esce tutte le settimane con una diversa non è coppia aperta, è lui che si fa i cazzi suoi o viceversa, non vedo “utilità” per la coppia) e dalle scuse (la coppia aperta è una licenza di “uccidere”, non una licenza di “strage di cuori”) se si trova un equilibrio succede anche che basti sapere che si può fare, senza farlo. In ogni caso, la maggioranza delle coppie che praticano questa soluzione si dichiarano soddisfatte, rilanciate con nuovo entusiasmo e con un nuovo equilibrio. Alcune però, ho notato, hanno fatto la scelta con un difetto di base: lui o lei hanno accettato la coppia aperta per non perdere il partner, e questa non è una buona assicurazione di longevità. La longevità di coppia vive sulla serenità, non sulla sofferenza controllata da vari “antidolorifici” sintomatici.

I pragmatici del ristorante stellato
Certo, mancano emozioni e sesso, e questo è un problema. Però vi “amate” ancora molto (amare senza virgolette non è molto, è tutto), la famiglia è serena, i progetti tanti, i figli devono ancora spiccare il volo. Che fare? Avete parlato. Certo, avete messo in atto weekend da soli e altri trucchetti per ravvivare il tutto, ma hanno effetti, per quanto buoni, a termine. La coppia aperta? No, non siete i tipi. Però qualcosa di buono ha, se gestita in modo intelligente e da coppia azienda. Mi viene in mente il ristorante stellato. In casa la tua cucina è buona: varia, saporita, di qualità ma è sempre la stessa. E’ come frequentare il caro vecchio sicuro e senza sorprese ristorante sotto casa. E’ comodo, non lo cambieresti per nulla al mondo, il prezzo è abbordabile e speciale per te ma… ti ricordi i primi tempi quando frequentavate spesso il ristorante stellato? Certo eravate innamorati, ma ogni piatto era sorprendente, nuovo, emozionante. E quel dolce che fa anche il ristorante sotto casa, lì allo stellato è da… orgasmo multiplo! E allora, con un’intesa che solo certe coppie longeve e solide hanno, senza che nessuno racconti niente all’altro ma tollerandone la possibile possibilità, capendone la funzione limitata, ogni tanto uno dei due si concede uno stellato. Per poi tornare sazio e stupito alla normalità, una normalità, mi assicura chi mi racconta la sua esperienza, sicuramente migliorate e proiettata nel futuro. Obietto: e se ti innamori del ristorante stellato? Lei mi risponde: improbabile, troppo caro, mica ci vai ogni giorno anzi… se ci andassi ogni giorno diventa una trattoria, mica ha i plus del ristorante sotto casa. E poi, se dovesse proprio succedere, vuol dire che il ristorante sotto casa, per quanto comodo e buono, forse ha cambiato cuoco. In peggio. Ma non ti senti ipocrita, chiedo io, non è un tradimento come gli altri? No, dipende solo dalla tua testa a da quanto ti fai dominare dalla paura del giudizio degli altri e da una tradizione che vede nel sesso qualcosa di essenzialmente sporco, mentre per me il sesso è bello proprio perché è “sporco”. E io: ma non è un compromesso? E lei: no, è un patto, spesso silente fra evoluti e intelligenti, pragmatici amanti. Un tacito consenso per il futuro.

A voi il giudizio finale, il dibattito e… la scelta su quale soluzione adottare per superare la barriera del tempo o, semplicemente e per non pochi, la boa degli “anta”.

Per molti, per fortuna, c’è ancora un futuro insieme.

Sincerely yours

credito foto: pixabay.com

Perché adesso lui si comporta in modo strano?

inutile spremersi il cervello sui perché - A75 iStock
inutile pensarlo troppo – A75 iStock

In questo momento, come molte altre, ti stai spremendo il cervello per capire come mai lui si comporta in modo… strano? I conti, infatti, non ti tornano.

Dopo una corte serrata, prima via chat (nella maggior parte dei casi si inizia così) e poi nei vari incontri (non so a quanti incontri sei prima di esserti decisa a… “darla”: due? Tre? Sette?), tutto sembrava andare come qualsiasi persona, e non solo una donna, si aspetta che vada.

Complimenti, carinerie, attenzioni, persino regali. E poi messaggi a profusione: buongiorno, buon mezzogiorno, buon pomeriggio, buona sera, buona notte, sogni d’oro e faccine a profusione. Nell’era del sempre connessi la presenza anche con una faccina, un cuore o un messaggino è eloquente quanto un silenzio che duri più di 24 ore.

Poi siete andati a letto. A te è sembrato tutto bene, lui era contento, magari si è pure sbilanciato in complimenti mirati sul tuo fisico e sulle tue… prestazioni. Magari lo avete fatto anche più di una volta. Il sesso, si sa, checché molti uomini dicano che non è la cosa più importante (la maggioranza non lo pensa sul serio, lo dice per ottenerlo più in fretta, la volpe brama sempre l’uva a dispetto di quello che dice), è la cosa più importante per noi. E quindi, ottenuto il premio più agognato, come mai questo calo di attenzione nei tuoi confronti, come mai un comportamento inaspettato?

Intendiamoci un attimo su cosa significa in genere comportamento normale e comportamento strano.

Dicesi comportamento normale quello di colui che, dopo che ti ha agganciata, corteggiata, baciata e avuta, e dopo che ha espresso il suo compiacimento su tutto ciò, dovrebbe cercare di frequentarti di più, vederti di più, magari cercare anche di dormire con te (e non solo per scopare di più) e magari iniziare a fare il primo weekend insieme. Come dico sempre, l’amore è semplice, anche nelle fasi iniziali, quando raramente si è già innamorati (non credo nei colpi di fulmine) ma solo più o meno “presi”: l’amore è come una torta buona, se l’assaggi non ne avanzi, ma ne vorrai sempre di più e sempre più spesso.

Dicesi comportamento strano quello di colui che, con le premesse positive dette sopra, fa esattamente il contrario di quello che chiunque, e sottolineo chiunque (quindi tu non sei un’aliena, sei normale a pensarla così) si aspetterebbe dopo aver fatto il primo gol in porta.

Esempi? Rimanda il prossimo appuntamento con scuse da scuola media (lavoro, problemi, mancanza di tempo, gomma bucata, nonna malata, nonna morta, nonna resuscitata), non vuole trombarti appena possibile, gli incontri si diradano e “tornano indietro” (eravate arrivati al letto e siete tornati al caffè di prima mattina) e i messaggi, da quotidiani e plurimi, diventano a fatica delle risposte (in ritardo di mezze giornate) ai vostri, i cuoricini diventano pollici simil ok.

Se il tuo lui rientra nel secondo identikit non resta che cercare di spiegarti il perché secondo l’”epidemiologia di coppia”, e cioè, secondo il mio modesto parere ma soprattutto sulla base della somma di quello che vedo e che mi raccontate, il perché dicevo il ripetersi in generale di certi comportamenti maschili di fronte a uno stesso input femminile o situazionale, fatte le debite eccezioni, diventa maggioritario e, appunto, ripetuto e riconoscibile. I vostri racconti aiutano a costruire questo tipo di “epidemiologia”, aiuta anche l’esperienza ma aiutano anche gli uomini che, contrariamente a voi, hanno in genere un modus operandi abbastanza semplice e ripetitivo, pur essendo bravissimi a “venderlo” come qualcosa di diverso.

In realtà le spiegazioni del perché sono diverse ma il risultato è unico: lui si comporta così perché non gli piaci abbastanza. E non gli piaci abbastanza se… in ordine di frequenza…

…non gli piaci abbastanza se lui ha fatto l’entusiasta per finta
Non pochi uomini decidono se tu gli piaci o no in base al sesso, e se il letto conferma o meno quello che si aspettavano da te. Ricorda: tu hai bisogno, per fare sesso con lui, di molti elementi: attrazione, fascino, seduttività, bellezza (ma su questo sei anche pronta a venire a patti, se il resto c’è), simpatia, carisma e, infine, ti ci devi immaginare a fare sesso con lui. Lui, per averti, in media deve avere almeno tre di questi elementi. Per noi maschietti è più semplice, e dipende da quanta voglia abbiamo e di quanto è raffinato (lui è uno che che ogni lasciata è persa o un selettivo?) il nostro “palato”. Ci sono uomini capaci di andare a letto con una donna solo perché ha un bel seno, un bel sedere o gli fa semplicemente “sangue”: in questi casi la prova letto è ripetibile fino a che l’occhio non ha avuto la sua parte, ma comunque la coppia, se vogliamo chiamarla così, avrà vita molto breve. Se lui è un selezionatore tu gli piaci in toto, ma è più esigente a letto: se c’è stato qualcosa che non va, potrebbe darti una seconda chance, ma anche no. Ecco spiegato perché lui è sparito o sta sparendo. Come mai tanti complimenti anche sul sesso se è così la verità? Noi uomini non rischiamo quasi mai scenate o situazioni imbarazzanti con voi, quindi meglio una bugia “bianca” (a proposito, per noi sono quasi tutte bianche, ah ah ah) che reggere la vostra faccia a un “non mi trovo bene a letto con te” o “non mi piaci abbastanza” o “di faccia (tra noi uomini non lo chiamiamo viso) non mi piaci ma hai delle tette da urlo”.

… se lui è un pescatore a strascico
I social (lo hai conosciuto lì?) sono pieni di pescatori a strascico. Ne ho già parlato in questo blog (trovi qui l’articolo) ma in sintesi si tratta di uomini che usano il web per cuccare. Niente di male in questo, trovo che Facebook e simili siano fatti anche per questo (se si seguono le minime regole di educazione e rispetto reciproco), ma il pescatore a strascico non è selettivo, non usa una canna da pesca mirando al branzino da due chili e di profondità… Usa la rete per prendere più pesci possibili, grandi e piccoli, belli e meno belli. Quindi, uno dei motivi del suo comportamento anomalo è che ha un’altra presa in rete, o altre. E tu, nella sua hit parade, non sei al top di gamma oppure, semplicemente, sei scesa di turno.

…se lui è occupato e non te l’ha detto
La grande galassia degli uomini occupati (conviventi, fidanzati, maritati) è appunto grande, e non tutti hanno la correttezza di mettere in chiaro da subito il loro status, anche perché farebbero parte dei superselettivi, visto che poche donne accettano l’idea di condividere con un’altra il letto, più o meno usato che sia dall’altra parte, o semplicemente di fare le amanti e godersi la parte ludica (esiste, almeno all’inizio) dell’amantato. Così, per non perdere ghiotte occasioni e alzare l’asticella delle possibili nuove partner, i non selettivi (la maggioranza secondo la mia epidemiologia di coppia) glissano sul loro status, mentono, dicono mezze verità. Sono in crisi, sono separati, i più “coraggiosi” si spacciano persino per single. Più della verità potè la voglia dunque. Beh, questa pantomima non può reggere a lungo. Chi ha un impegno vero non può contare su grande libertà di movimento, a differenza dei veri separati (anche in casa, ce ne sono di veri, e sono anche tanti in questi tempi di crisi) che comunque si distinguono proprio dal fatto che hanno tempo per te, magari non come un single, ma serate weekend e persino vacanze insieme sono possibili. Se lui è impegnato e non te l’ha detto, e se tu non gli piaci abbastanza (in caso contrario il coniglio della sua disponibilità salterebbe fuori dal cappello ripetutamente), si dileguerà a rate. Stessa cosa se non è avvezzo alle scappatelle (magari tu sei la prima volta) e si fa prendere dai sensi di colpa: anche qui però non gli piaci abbastanza, o sei stata meno eclatante di quello che si aspettava a letto (non di rado più per colpa sua che tua, soprattutto i maschi alle “prime armi” si fanno dei film che non esistono sul sesso), altrimenti “resisterebbe” come assiduità e tempo.

…se lui è un narciso
Qui non è che non gli piaci abbastanza o sei andata “così così” a letto. Lui ti vede semplicemente come uno specchio che dà forza e riflette la sua immagine. Il narciso è innamorato solo di se stesso, gli piace abbastanza solo se stesso, scopa bene solo con se stesso. Tu sei uno dei tanti passaggi. Certo, per sopravvivere ha bisogno di conferme, e quindi delle donne, ma devono essere storie brevi, tante e fugaci. Quindi ha imparato quel tanto di savoir faire che serve per ottenere i vostri favori (altrimenti sarebbe solo e senza “specchi” nuovi), è un bugiardo complimentoso ma è un fautore dell’usa e getta. Quindi voi non avete nulla che non gli va bene, anzi, vi ha scelto solo perché siete all’altezza di camminare brevemente al suo fianco, ma siete solo un passaggio.

…se lui è un arido sentimentale
Esistono uomini che, come molte donne, escono con le ossa rotte da disfatte sentimentali precedenti. Matrimoni falliti, delusioni cocenti, come voi hanno sofferto: solo che le donne, se ferite gravemente, si tengono alla larga almeno per un po’ dall’altro sesso (certe vi rinunciano, rischiando di rinunciare anche alla loro divina, preziosa femminilità) mentre noi, ancora una volta, “più del dolor potè il digiuno” e quindi abbiamo bisogno di venire a letto con voi. Esistono anche uomini che nascono e crescono così, aridi sentimentalmente, magari perché i loro genitori non sono stati felici e li hanno fatti soffrire come figli. Sono persone che non si innamorano di nessuno, che frenano l’auto dei sentimenti molto prima di rischiare di posteggiarla anche nel migliore dei parcheggi. Molti si dicono e credono innamorati, ma spesso lo sono di tutte, almeno all’inizio: peccato che le loro storie durino poco. Questi uomini si comportano in modo strano perché non hanno stima delle donne o non credono nell’amore. Sanno presentarsi bene perché, come nel caso del narciso, devono passare almeno i vostri primi test per arrivare al vostro letto. Ma poi troverete il deserto. Comunque. Sono fatti così, guai a pensare di poterli cambiare.

… se lui è il “peggiore”
Cioè somma due o più profili precedenti. Ho conosciuto e mi avete raccontato di narcisi aridi sentimentali, di pescatori a strascico con donna fissa, di entusiasti che non si innamorano di nessuno. Al peggio non c’è mai fine diceva qualcuno, ma almeno in questi casi avete più elementi per giudicare e per prendere i provvedimenti che leggerete a conclusione del mio pensiero.

Finally, ecco dunque perché, secondo la mia (o forse sarebbe meglio dire la vostra, visto che io sono solo un cantastorie raccontate da voi) epidemiologia della coppia, lui ha iniziato bene e adesso si comporta in modo strano. Magari mi sbaglio, ma è solo questione di tempo, lo saprai presto.

Che fare? Molla prima tu. Prima lo fai, meno soffri, meno sarai presa. Ai primi segni di comportamento anomalo, non seguiti da spiegazioni logiche e comprensibili o, peggio, seguiti sempre dalle stesse spiegazioni (ricorda un sintomo importante: l’uomo che prende tempo fa molte parole e pochi fatti) o simili, fai tu la mossa dell’addio, o almeno del silenzio (quello vero: zero messaggi zero comunicazioni, altrimenti avrà sempre il “controllo” su di te). Non farti scrupoli di correttezza nel darci un taglio, perché evidentemente lui non se li sta facendo. E non cadere nella trappola di credere a un “sei tu che non ti sei fatta più viva”. Eh no bello, le regole sono che è l’uomo che deve farsi parte diligente ed educata facendosi vivo, a meno che non dichiari correttamente che la cosa non funziona e perché, situazione assai rara. Non esiste democrazia nel corteggiamento, ma ruoli precisi, almeno io la penso così.

Più tempo aspetti quindi, più lo giustifichi, più lunga e pesante si farà l’agonia. Perché tu ti sentirai più legata, cercherai di giustificarlo di più se ti piace molto (o se covi la speranza che sì, questa volta è la storia giusta) e intanto il tempo passerà, segnando come una nuova ruga profonda il tuo ottimismo sentimentale.

E, credimi, la cosa peggiore che può capitare a una donna è non credere più all’amore per colpa di qualche sopravvalutato uomo. Non sopravvalutare. Non dare tempo e possibilità a chi non le merita o non se le sa guadagnare o, spesso, non le vuole più.

Se non gli piaci abbastanza archivialo come una cena in più, una serata o una scopata divertente in più. E basta. Non come un tuo errore, niente processi, niente capitano tutti a me. Sii uomo in questi casi, guarda avanti senza voltarti indietro: preserverai la tua meravigliosa femminilità.

Sincerely yours

Diffida degli uomini che si innamorano facile

ti dono il mio cuore dopo 3 minuti
ti dono il mio cuore dopo 3 minuti

Ci sono uomini che si dichiarano innamorati dopo poche settimane, al massimo qualche mese (anche solo uno o due) che vi conoscono.

Certi campioni dell’innamoramento si dichiarano persi per voi addirittura prima di consumare, e lo fanno in chat, al telefono, ai primi caffè aperitivi pranzi o cene, e addirittura senza aver ancora fatto sesso con voi, o averlo fatto magari una o due volte.

Diffidate di questi uomini. Non perché io non creda al colpo di fulmine, un’evenienza rara quanto il famoso vaso che cade dal balcone e centra in testa il più sfigato del mondo.

Diffidate di questi uomini perché l’innamoramento, checché crediate alle favolette e ai cieli azzurri, richiede tempo, prove reiterate di vero interesse e sesso gioioso e senza problemi.

Non mi piace l’innamoramento fatto di parole, di dichiarazioni mirabolanti, di programmi a lunga scadenza e impegnativi quali la convivenza, i figli, diffido persino delle vacanze insieme pianificate con largo anticipo e troppo lunghe. Tutto a parole naturalmente.

Cinismo il mio? Forse. Come dico sempre io non sono un esperto, non sono un medico, uno psicoterapeuta o un sessuologo specializzato nelle dinamiche di coppia, ma un semplice osservatore.

Un osservatore privilegiato però, perché non tutti hanno il vantaggio di avere tante lettrici e amiche social e-o reali che decidono di raccontare le loro storie e quelle delle loro amiche su questi temi.

Siete voi, care lettrici e amiche, che mi consentite di raccontare che cosa c’è dietro i comportamenti più diffusi dell’uomo medio attualmente sul mercato dei partner papabili.

E siete voi, cari uomini, che con il vostro comportamento mi raccontate quello che fate in certe situazioni, che di solito è ripetitivo e fa parte di un copione che ho vissuto anch’io per molti versi. Da maschio fra maschi, ovviamente.

Così, per la serie chi è senza peccato scagli la prima pietra, io stesso mi sono sentito dire da una donna molto importante nella mia vita, di fronte alla mia centesima promessa di amore eterno, A FATTI STIAMO A ZERO.

Gia perché anche l’innamoramento, uno dei più nobili e abusati sentimenti umani, vive di fatti, non di teoria e di promesse o dichiarazioni d’amore.

Fatti, care amiche, fatti.

Primo fatto: diffidate di chi si innamora senza prima fare sesso
Carissime, ve l’ho detto tante volte e lo ripeto per quelle che insistono con “io non faccio sesso senza sentimenti”. Fate sesso come e quando volete, anche dopo mesi che frequentate il nuovo pretendente (lui e la sua prostata sicuramente provvederanno in altro modo, a meno che non sia un monaco di clausura) ma sappiate che il sesso è la prova del nove di un rapporto che funziona. Solo dopo aver avuto diversi rapporti potrete dire “va tutto bene”. Quindi, se prima di questo momento lui si dichiara innamorato o è un adolescente, o è un uomo che ha avuto due donne nella sua vita o mente spudoratamente sapendo più o meno di mentire, dipende da quando recita questa parte e quanto vi si immedesima. Il sesso SERVE a voi, non è solo quello che vuole innanzitutto lui. A letto si capiscono molte cose, anche solo con un bacio.

Secondo fatto: alle parole seguono azioni concrete?
L’innamorato facile parla parla parla e fa pochissimo di quello che dice e promette. Quindi è facile giudicarlo, è solo questione di tempo e qui sta il disastro per voi. Gli concedete troppo tempo per menarvi per il naso. Il tempo passa e voi siete sempre lì a ballare la rumba con lui. Facciamo le vacanze insieme? Mostrami i biglietti, conviene farli subito che costano meno. Peggio se non avete ancora fatto un weekend insieme dopo due mesi di “amore” e questo vi parla di tre settimane ad agosto, con agosto lontano. Vediamo prima il weekend. Oppure: mi separo da mia moglie. Ok, fammi vedere l’atto, oggi ci vuole poco tempo per la parte operativa. E così via, fino alla promessa di convivenza, esagerata rispetto alla realtà che state vivendo, che è ancora ai primi passi della coppia. Siate realiste: prima lo sarete, meglio sarà per voi e per la grande delusione che vi aspetta.

Terzo fatto: chi è innamorato vuole stare tanto con voi, non poco o nei ritagli di tempo
Lui è così innamorato di voi che vi vedete una volta ogni dieci giorni? Capisco se lui ha famiglia, allora voi, come amante, avete già messo in conto le visite una tantum. Ma anche in questo caso l’innamoramento dichiarato non collima con una frequenza migliore. Non parliamo del caso in cui lui sia libero: vi vedete a spizzichi e bocconi? L’amore è semplice. Vuole vedervi tanto, scopare tanto, stare insieme tanto. Non poco. Il segreto dell’amore è la semplicità, non le complicazioni. Non si può bucare la gomma per non andare a scuola più di una volta. Se non lo vedete abbastanza lui non è innamorato, si fa i cazzi suoi.

Insomma, care amiche, di fronte a queste incredibili dichiarazioni d’amore avete due scelte: sorridere facendo buon viso a cattivo gioco, prendendovi quello che lui vi può dare stando bene attente VOI a non innamorarvi (di un venditore di fumo o, nella migliore delle ipotesi, di un immaturo che sogna tanto ma agisce poco) oppure tagliare la corda.

Tagliare la corda soprattuto se sentite, dentro di voi, che lui sta diventando sempre più importante e che, quando vi dice “sono innamorato di te” vi si smuove dentro qualcosa. Allora, se i fatti non ci sono e siamo solo a reiterate promesse, prima di essere voi davvero innamorate e iniziare a soffrire come bestie per diecimila promesse mirabolanti disdette, chiudete.

Non ce la fate? In ogni caso non regalate più (meglio mai) la vostra vera voi stessa a chi non vi merita.

Non è clausura, non deve esserlo (mica bisogna rinunciare alle relazioni perché ci sono in giro “questi tipi di innamorati”), è accortezza ed esperienza, che porta alla selezione della specie anche fra finti e veri innamorati. Così, se l’uomo indossa una maschera, voi indossatene tre, una per ogni occasione.

A Venezia, la mia amata (innamoramento profondo e quasi unico) città, si usava portare la Bautta anche nella vita di tutti i giorni, perché la Serenissima considerava normale difendere la propria privacy celandosi dietro a un mantello con cappuccio e una maschera che alterava persino, grazie alla sua foggia, il timbro vocale. Indossare una maschera, in certe occasioni, serve non solo a difendersi ma a testare il pretendente finché non abbia superato tutti gli esami, e non è un consiglio che vale solo per noi Veneziani.

La bautta, in un famoso quadro di Pietro Longhi
La bautta, in un famoso quadro di Pietro Longhi

Sincerely yours

credito foto: fcscafeine istockphoto.com

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Hermit crab - Coenobita perlatus

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Un’amica di Facebook mi fornisce un nuovo, interessante profilo dal mercato degli uomini papabili: l’uomo paguro.

Sapete come fa il paguro no? Gira con la sua casetta sulle spalle a caccia di cibo che, con le sue tenaglione, ingurgita avido.

Appena c’è un rischio, un pericolo, il paguro si ritrae nella sua fortezza. Non solo. Man mano che mangia e che cresce, cambia casa occupandone una più grande lasciata libera da un paguro come lui, ma che è diventato più grosso.

Non solo: il paguro è un simbionte. Se può si procura un’attinia che decide di trasportarsi sulla sua casetta, cioè un animale “adesivo” con tentacoli urticanti che lo protegge e che, per questo, si accontenta delle briciole del cibo che il paguro le lascia.

Kwiktor
Kwiktor

Questa lezioncina di biologia marina, che mi riporta indietro a una mia ricerca delle medie sulla simbiosi ieri, e oggi al mio acquario dove vive da anni un paguro, mi serviva per spiegarvi le dinamiche dell’uomo paguro.

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Per l’uomo paguro il cibo sono le donne. Come vedete dalla foto, un paguro è un animale curioso, che può apparire forte (riesce a trasportare pesi non indifferenti) e anche bello, perché può avere colori sgargianti e simil-arcobaleno. L’uomo paguro, quindi, può attrarre le donne. Solo che se ne “ciba”.

Potrebbe essere paragonabile in un certo senso allo sportivo, un profilo che ho già descritto e che potete leggere clikkando qui, ma mentre lo sportivo colleziona trofei e mette in bacheca le donne conquistate (di solito ha anche un archivio con foto ricordo) l’uomo paguro non colleziona, mangia. Anzi, si nutre dei vostri sentimenti.

Quando riesce ad afferrarvi con le sue tenaglie, molto forti, vi sentite prese e soggiogate. Il resto del compito lo fa il carattere dell’uomo paguro. Gli fate domande alle quali lui non vuole rispondere? Si chiude nella sua conchiglia, e non vi risponde oppure vi risponde con una domanda, oppure svicola. Sparisce, non risponde ai messaggi, finché voi non rinunciate ad avere la risposta alla quale tenevate.

Perché non hai risposto al telefono? Ma tu mi ami? Dov’eri ieri sera? Chi è questa che ti manda messaggi o ti mette tutti questi like su facebook? Ma tu vuoi dei figli? Ma tu mi sposerai? Lascerai mai tua moglie? Niente. Lui si ritira nel suo guscio inespugnabile. E se voi cedete rinunciando, per stanchezza o debolezza a ottenere una risposta vuol dire che ormai siete ben salde nelle sue chele, e che lui si sta cibando non solo del vostro corpo, ma anche dei vostri sentimenti.

Dicevo che l’uomo paguro, mangiandosi sempre più donne, cresce e deve cambiare casa. Più vi mangia più acquisisce esperienza, diventa bello grosso, astuto e forte. Quindi a un certo punto lascerà i vostri poveri resti per ghermire un’altra di voi, una casa-donna più grande, comoda, appetibile. Lo farà senza rimorsi, tanto alla domanda “perché mi hai lasciato” o “hai un’altra” risponderà ritirandosi nel nuovo grande guscio. Imprendibile, insondabile, inespugnabile. L’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

E l’attinia, l’animale urticante che si porta a spasso? Di solito è la partner, perché anche l’uomo paguro può essere sposato o convivente o fidanzato, ma questo non gli impedisce di cacciare altre donne. Tanto l’attinia rimane lì, accontentandosi delle briciole che lui gli passa, accontentandosi di farsi vedere insieme a lui, in bella vista sulla sua conchiglia.

Anzi, lo difende con i suoi tentacoli dalle altre donne, che lui comunque riesce a catturare e consumare. Lo perdona ogni volta e lo difende dicendo che sono le prede, non il predatore, le vere colpevoli, e va avanti così. Finché l’uomo paguro non lascia anche lei, quando cambia casa per un guscio più grande e una donna più interessante, un’attinia più urticante e seducente, nuova.

Avete riconosciuto un uomo paguro che sta cercando di stringervi fra le sue chele? Depuratevi dal fascino dei suoi colori e della sua forza, e quelle tenaglie non illudetevi, sono per ghermirvi e controllarvi, non braccia possenti di un uomo che saprà proteggervi.

Avete dubbi? Misurate la sua reticenza, anche sulle piccole cose. Quanto sapete di lui? Quanto vi racconta di lui? Non confondete il suo “lasciarvi parlare” con la capacità di ascoltare le donne e comprenderle: è solo una tattica per non parlare lui ma far parlare sempre voi. Ricordate: l’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

Provate a fargli una domanda cruciale per la vostra coppia, sul presente o sul futuro, e se lo vedrete ritirarsi, sparire nella sua conchiglia, non avrete più dubbi. Lui non ha bisogno di mentirvi, la sua forza sta nel non rispondere mai, sta nel ritirarsi nella conchiglia.

Questo è l’uomo paguro e, a meno che non abbiate il desiderio di diventare un’attinia, se imparate a riconoscerlo potrete evitare le sue chele, o una simbiosi poco felice.

Sincerely yours

Foto apertura: globalP

Lui ti sta mentendo o dice la verità? 


 
Cara donna e lettrice… Lui ti dice la verità o ti sta mentendo? Su tutto o su qualcosa? Puoi fidarti oppure no? È un bugiardo o è onesto?

Dietro a questi quesiti e sospetti si tormentano migliaia di donne ogni giorno, alle prese con maschi sempre più silenziosi, introspettivi, sfuggenti, omissivi eeee sì, anche bugiardi.

Ma allora, come distinguere il riservato dal bugiardo, l’omissivo dal vero timido, lo sfuggente colpevole da quello distratto e innocente? Da questo a volte dipendono scelte più o meno decisive per i vostri sentimenti.

Si va dal semplice “gliela mollo oppure no” delle schermaglie iniziali, dove si deve costruire quella fiducia tale perché lui “se la meriti” (a meno che non si decida di rispondere anche al feeling sessuale, cosa diffusa e non criticabile, anzi per me fisiologica anche ai fini della vera conoscenza), ai grandi drammi degli amanti, dove c’è un lui che promette di lasciare la moglie per voi. 

Come discernere la verità dalla balla? Qualche elemento generale applicabile alla categoria Uomini c’è. 

Non credo innanzitutto al linguaggio del corpo, perché vige la regola della pressione. La regola della pressione dice che la minima e la massima vanno misurate più volte (in genere tre e poi si fa la media) perché solo il fatto che ve la stia provando il medico o state pensando di farlo voi emoziona, e quindi la alza. 

Figuratevi un uomo davanti a voi che lo guardate con occhi penetranti di bragia dantesca e fate una domanda cruciale tipo “mi ami davvero?” “Lascerai tua moglie” o “con chi eri ieri sera”. Se non è un bugiardo professionista, ormai abituato alle bugie tanto da non fare una piega alla domanda a bruciapelo, chiunque altro sfuggirà con lo sguardo, si toccherà la fronte o il naso, si stropiccerà le mani o farà uno di quei mille gesti catalogati nei manuali della lettura del linguaggio corporeo. Quindi io non ci credo, anzi, sospetterei di più di una risposta data senza segnali corporei, tipo cyborg. Lui, infatti, si può sentire a disagio per l’interrogatorio, non per la domanda in sé. Come lo studente preparato che non passa la prova per l’emozione di stare davanti al professore. 

Detto questo io penso che l’uomo sincero abbia due caratteristiche principali: il non contraddirsi e il saper dire anche cose spiacevoli. 

Chi mente, infatti, deve mentire sempre di più per far reggere la sua storia la quale, col passare del tempo, è sempre più balla e sempre meno verità. È inevitabile che prima o poi si contraddica. 

Sul luogo, sul suo passato, su quello che ha fatto ieri, su dove è stato quella volta e andrà domani, fateci caso, deve essere già successo almeno una volta, se avete una storia che non vi convince fra le mani.

Non sono le balle grandi a tradire “pinocchietto”, sono quelle piccole, quelle che si devono raccontare tutti i giorni e si dimenticano facilmente. Lì il mentitore cade in contraddizione. 

All’inizio di una relazione, quando dovete decidere se andare a letto con lui o no, se iniziarci una storia o no, ma anche se continuarla, quello che conta è la sua coerenza. 

Un uomo onesto sa porre anche dei limiti alle potenzialità di un nuovo rapporto, non fantastica o promette. La sua parola chiave è “se”: se saremo insieme potremo… sognare non è proibito, strafare sì. L’uomo onesto frena, il bugiardo spinge. Vacanze insieme, futuro insieme, figli insieme… al bugiardo non costa nulla, come a certi politici, spararle grosse, all’onesto sì. L’onesto mette più paletti anche a costo di perdervi, non illudendovi. Per l’onesto il domani è da conquistare insieme, per il bugiardo il domani è già oggi. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. 

Il vostro uomo lasciatelo comunque parlare e fate domande. Lo so, sembra un interrogatorio, ma se fatto con garbo e in modo furbo non farete la figura della stracciapalle facendo scappare magari un buon “partito”.

 Il bugiardo esagera anche in cose che non hanno bisogno di essere esagerate con voi (il lavoro, gli hobby, le amicizie importanti, i viaggi, il denaro…) mentre diventa elusivo e poco ciarliero su cose molto personali tipo matrimonio, separazione, status sentimentale, tempo disponibile per voi e in generale…

Al contrario, un uomo che si apre con voi raccontandovi dettagli personali, problemi sentimentali passati, difficoltà anche economiche o lavorative, senza esagerare in perdita di dignità e lamentosità (altrimenti non sarà un bugiardo ma forse cerca la mamma e non una donna), senza perdere di autorevolezza e solidità maschile (l’uomo deve essere uomo) è sicuramente da giudicare positivamente, soprattutto se lo fa ai vostri primi incontri. 

Il bugiardo poi racconta solo successi, non parla di insuccessi, non esistono, a meno che non voglia un prestito da voi. L’onesto, se voi gli piacete come persona oltre che come donna, potrà anche raccontarvi un suo fallimento personale (matrimonio, figli, lavoro…) perché, anche se siete ai primi incontri già vi stima, già sta investendo in voi.

Attente in questi casi a non fare un errore purtroppo diffuso fra le donne: trasformare ogni occasione in un interrogatorio. Se è giusto farlo col presunto bugiardo perché ogni occasione vi fa crescere i dubbi su di lui, ed è utile perché farà scappare a gambe levate “pinocchietto” che non reggerà a lungo l’investigatrice che c’è in voi, l’onesto prenderà questo inutile e contorto protrarsi di domande e controdomande, trabocchetti e allusioni alla bugia come un’offesa, una mancanza di fiducia e la prova provata che ha incontrato una rompicoglioni patentata. Continuerà a ripetervi la sua posizione, ma non all’infinito. Risponderà alla stessa domanda nelle vostre 20 versioni, ma poi si sentirà preso in giro. E sarà lui a lasciare. 

Se il bugiardo, infatti, per ottenere quello che vuole ha iniziato con voi un percorso di menzogna, l’onesto ne ha iniziato uno di progressione bilaterale. Con quest’ultimo le domande devono scendere, non aumentare con gli incontri. E non potete pensare che ogni volta che lo vedete si riparte da zero. E non è possibile umanamente “fargliela vedere” ogni volta senza dargliela in tempi ragionevoli. Oppure dargliela a intermittenza, a seconda del vostro umore e, soprattutto, dei vostri sospetti a scadenza alternata. Avete a che fare con un uomo adulto, non un questuante morto di figa (più diffuso fra i bugiardi). 

Siete Fra quelle che considerano il sesso un “premio” da concedere solo a chi se lo merita? Se è vero che siete più protette dai bugiardi, che hanno poca pazienza (in fondo le bugie non sono che scorciatoie), è anche vero che rischiate di perdere per eccesso di diffidenza o di uso del tempo a vostra disposizione l’uomo onesto e davvero interessato a voi. 

Il sesso poi, non dimenticatelo, se per voi è un premio, per la Natura è il modo più naturale e profondo per conoscersi davvero. Colpi di fulmine a parte, sempre più rari proprio per la diffidenza imperante, è attraverso il primo bacio e poi il sesso che due persone capiscono se andranno avanti o no. Il sesso serve anche a voi come know how. A un certo punto decidetevi, non siamo nell’800!

Anche perché lui può esservi sembrato un campione di onestà a parole, ma se poi bacia o scopa male? Ci avevate pensato? Queste cose non si possono prevedere… e poi che fate, gli insegnate l’arte?

Molte donne si stupiscono di quegli uomini che spariscono dopo due o tre scopate. Certo, ci sono anche gli sportivi, quelli che devono accumulare trofei e quindi hanno un turn over di donne alto, ma ci sono anche quelli che, nonostante la prova orale superata (conta anche molto quella alla quale state pensando, birichine!), rimangono delusi da quella più concreta a letto. Non hanno il coraggio di dirvelo e spariscono? In certi casi una bugia bianca ci sta, solo i bambini dicono sempre la verità, anche se io, persino in questi casi, ho preferito essere franco. 

Ma non andiamo sul personale, sono solo un testimone dei costumi di coppia imperanti, e torniamo al bugiardo.

Il tempo è galantuomo, diceva mio nonno. E aveva ragione. Prendiamo gli sposati che vi dicono che lasceranno la moglie, sì prendiamo gli amanti. Quando vi dice la lascerò mente o è onesto?

La separazione è un percorso. Medio-lungo se vi sono figli e la coppia ha esaurito la sua spinta propulsiva in modo pacifico e “naturale” (gli sposi diventati amici, i matrimoni di lungo corso, la routine ammazzasesso a lungo andare), corto se il matrimonio è altamente conflittuale.

L’acceleratore di questo processo siete voi, conosco pochi uomini che si separano se non hanno una donna all’orizzonte, almeno una compagna potenziale. A meno che non ne possano davvero più della vita precedente, allora la separazione è una fuga, come certi matrimoni d’altri tempi che devi fare per cambiare famiglia e città. 

Se lui ha detto che voi siete la donna della sua vita e che lascerà sua moglie per voi (ripeto: se lo ha detto chiaro e forte) i casi sono due: o il suo percorso, in un ragionevole tempo avrà una progressione chiara (più tempo con voi, più decisione, inizio delle pratiche) o non l’avrà e sarà costellato di scuse e anche marce indietro. Il tempo sarà fermo, il percorso senza orizzonte visibile, mai.

Allora le promesse saranno state, se non balle, mere intenzioni. Conosco uomini veramente convinti di rifarsi una vita con l’amante in teoria, ma poi di fronte al grande passo non ce la fanno. Forse non sono dei bugiardi, ma non hanno i coglioni per vivere il vero amore, mi raccontate spesso voi, e forse avete ragione. O forse non vi amano abbastanza, meno comunque delle loro paure, dubbi, abitudini. In questo caso, appunto, non è l’interrogatorio ma il tempo a smascherare il “bugiardo” e premiare l’onesto. 

A voi, dunque, la scelta in base al suo profilo: lasciare o investire nel futuro. Il tempo è galantuomo, ma voi non fatene passare troppo per decidere, sia per il sì sia per il no. In ogni caso. Tempus fugit 

Sincerely yours 

Gli uomini non sono più abituati al due di picche ed è un guaio per l’amore

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Gli uomini non sono più abituati al 2 di picche ed è un guaio per l’amore

Sapete quanto io sia favorevole alla genialità salvatempo, procuccaggio e antisolitudine dei social network e, mettiamoceli dentro, dei siti di incontri e delle varie app per conoscere persone nuove, ma l’amica Maria di Facebook mi ha fatto ragionare su un aspetto che vale la pena di approfondire qui con voi.

Tutti questi profili e queste chat che ci “proteggono”, ci celano e ci tengono distanti finché non facciamo il grande passo di incontrarci, se da una parte hanno dei vantaggi (il tempo guadagnato e un pubblico enorme fra cui scegliere un possibile partner, almeno in teoria), ci hanno addormentato il sistema immunitario del corteggiamento, fino a far ammalare la capacità di amare e di rischiare per amore.

È come se il nostro sistema immunitario dei sentimenti, abituato una volta, nell’era dell’analagico, a conoscere di persona le persone, a corteggiarle rischiandoci la faccia e mettendoci la faccia, si sia addormentato al riparo di una foto che ha preso il posto della faccia, di una chat che ha preso il posto della voce e del sesso virtuale che, troppo spesso, prende il posto di quello reale, troppo a lungo comunque e in alcuni casi in modo patologicamente esclusivo.

Risultato: gli uomini, soprattutto, non incassano più quei bei due di picche di persona che facevano arrossire, facevano vacillare il proprio ego ma ci insegnavano a come si tratta e si corteggia una donna, fortificando la nostra tecnica amatoria ma anche lo spirito. È rendevano il gioco dell’amore un gioco bello reale e adrenalinico, non un videogioco al computer.

Oggi chi se ne frega invece di una chat andata male, di un blocco su facebook o di un no virtuale? È il motivo per il quale molto uomini di serie c (c come cazzo) si permettono, dopo poche battute, di mandare alle mie amiche l’uccello (magari neanche originale) via messaggio. Ecco, anche qui gli esibizionisti non hanno più neanche l’ardore di andare ai giardinetti con il famoso impermeabile, rischiando in proprio sia con la polizia che con quelle superdonne che, osservando l’ammenicolo, una volta esclamavano: così piccolo?

Scherzo naturalmente: nessuno vuole ai giardini pubblici i maniaci sessuali in impermeabile, ci mancherebbe, ma non vogliamo neanche vederli moltiplicare perché sono in chat, teoricamente al riparo da ogni rappresaglia… o almeno molti di loro, fino a prova contraria a base di polizia postale, si sentono così.

Battute a parte, il nostro DNA del corteggiamento si sta impoverendo a mio avviso proprio per mancanza di coraggio ed esposizione al Temuto due di picche femminile.

È questo succede agli over 40 ma sta succedendo anche ai più giovani, come giustamente osserva l’amica Maria, ed è un peccato, perché sta crescendo tutta una nuova generazione di ragazzi incapaci o quasi di corteggiare una ragazza se non hanno l’assistenza di un telefono in mano.

Racconta un mio giovane amico: io uso una delle app di ricerca delle ragazze da conoscere, anche quando sono in un luogo pubblico, quelli che una volta ci andavano le compagnie e tu individuavi la bella di turno e provavi ad attaccar bottone.

Già ci andavi e ci dovevi andare a parlare. Ora il mio amico che fa? Restringe il campo di ricerca della app in questione a poche decine di metri e vede quali e quante ragazze sono presenti fisicamente ma soprattutto online. Sempre occhi sullo schermo e non sulla piazza, ne intercetta una e mette il fatidico cuoricino. Se lei risponde si apre una chat e i due cominciano a fare conoscenza.

Lui dice che così rompe il ghiaccio ed evita il 2 di picche possibile se andasse direttamente di persona. Già ma così non impara quel gioco di sguardi, di sorrisi e ammiccamenti che fanno parte delle prime fasi del corteggiamento e che, lasciatemelo dire, saranno anche a rischio di occhiatacce ma sono belli ed emozionanti.

Insomma, vietato soffrire nell’era delle chat: così come ci sono quelli che di fronte alle prime difficoltà della vita si prendono le goccine di ansiolitici per spegnere farmacologicamente ogni tensione, anche quelle che fanno crescere, ecco una nuova generazione di pretendenti al vostro letto che non vogliono metterci neanche la faccia.

Triste e geneticamente modificante. La Chat, se diventa una stampella del corteggiamento sostituendo il virtuale al reale, è come un ogm nel cibo: Sarà anche a prova di parassiti ma tu poi ti abituerai a non reagire a certi sentimenti.

Ecco perché, care amiche, il mercato degli uomini papabili è così decadente e ricolmo di uomini ai quali dei rapporti umani non sembra fregare nulla, neanche quella quota che serve a rendere il sesso (che poi è quello che i maschi cercano soprattutto all’inizio) più sentimentale e appagante e trasforma, nel tempo, una relazione puramente fisica in una mentale e foriera di futuri felici, brevi o lunghi che siano.

Che fare? Come sempre siete voi donne chiamate a educarci, ribaltando la situazione.

Almeno voi non fate che la comodità e velocità dei social, per me da preservare, non diventi un sostituto della realtà.

Basta con le Chat infinite, gli incontri sempre rimandati o il sesso online che sostituisce una trionfale e insuperabile amplesso.

Costringeteci a stringere: due parole virtuali, due domande cruciali in chat e al più presto un bel caffè.

E davanti al caffè, qualsiasi dettaglio fuori posto, un bel due di picche ♠️; insegnateci di nuovo a corteggiare. Perché è la base dell’amore. Non si scrive un libro se non sai la grammatica.

Sincerely yours

Inviato da iPhone

Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Vedo nudo

Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Un’amica, single e over 40, è uscita a breve distanza con l’uno e l’altro, due tipi molto diffusi di uomini sul mercato a disposizione delle single (e non…): l’imbranato e il Una botta e via ma prima mi confesso.

La storia della serata con i due è interessante, anche perché ci permette di fare delle riflessioni insieme sia sul comportamento di questi tipi di over 40 liberi di stato (ma nessuno impedisce che siano under, raccontatemi voi), ma anche su quello della mia amica, che per molti versi rispecchia l’atteggiamento (sbagliato almeno in parte) di molte di voi.

Partiamo con l’imbranato.

Come fa un uomo di più di 40 anni a essere imbranato e grossolano con le donne? La risposta è duplice: o gli manca esperienza o è un inguaribile imbranato davvero.

Nel caso della mia amica il soggetto in questione, più vicino ai 50, era reduce da una separazione. Una separazione subita, vale la pena di specificarlo, perché l’essere attori del lasciare o esserne le “vittime” cambia molto. In questo caso abbiamo a che fare con una vittima.

Di solito un uomo standard che viene lasciato dopo una storia più o meno lunga reagisce in due modi: si prende il cosiddetto anno sabbatico, cioè tenta di scoparsele tutte (pensando più o meno, dipende dalla sua cultura e intelligenza, tanto le donne son tutte troie) oppure si chiude a riccio piangendo sui suoi guai, provando qualche fugace uscita dove il tentativo è quello di indossare una maschera che gli consenta di cuccare e andare avanti, cosa che non trovo per nulla disdicevole (il “son tutte troie” sì, oltre che incivile e sbagliato alla grande).

Ma torniamo alla nostra storia e al perché sia lei che io abbiamo classificato il tizio in questione come imbranato. Lui parte bene: è piacente, cortese e invita la mia amica in un bel ristorante. La serata passa piacevolmente però con conversazione fin troppo generalista.

A mio modesto parere un uomo che vuole veramente una donna a un certo punto deve innestare la quarta e iniziare il cosiddetto Crescendo Rossiniano, in un misto di apprezzamenti, gesti di contatto e frasi che devono scaldare lei facendole capire il nostro interesse.

E l’imbranato che fa? Rimane sul generale, sfoggia cultura e paga il conto (meno male, non è più così scontato a quanto pare fra i “cavalieri). La mia amica non gli è piaciuta? Sbagliato, aspettate a vedere come prosegue.

Lui da buon candidato alle sue grazie l’accompagna in auto a casa. Scatta il momento epico del saluto di fine serata. Qui l’uomo vero si vede in un solo modo: mentre lei sta per darvi il bacetto sulla guancia l’uomo vero la tira a sé e la bacia veramente. Paura di un rifiuto? Non deve esserci, perché la serata deve avervi già dato la sicurezza di “almeno un bacio vero”. Altrimenti lui non ha capito un cazzo ed è un imbranato o uno che ci prova pensando, per la legge dei grandi numeri, che prima o poi una ci starà (orrore!).

L’altra opzione dell’imbranato poteva essere orale ma non linguale: posso salire da te a bere qualcosa? Anche in questo caso, il ristorante deve aver dato un quorum superiore a quello del bacio. Perché se il bacio è importante (da come ci si bacia si capisce se ci sarà un’altra volta, per lei e per voi, il bacio è per me metà scopata) non presuppone una salita a casa.

Anzi, l’uomo che sa deve avere il coraggio di incassare una “limonata” che, per quanto lunga e densa di significati futuri, è il viatico per andare a casa. Già perché la maggior parte delle signore italiane non la dà la prima sera (salvo segnali tangibilissimi durante la cena), quindi conviene fare i cavalieri e aspettare il prossimo incontro per approfondire.

L’imbranato invece che fa? Nella nostra storia nulla. Rimane silente, incassa i bacetti sulle guance, e vede la sua bella andarsene a casa senza profferire verbo. Lei avrebbe potuto anche scriverglielo a tavola che ci stava, ma lui è troppo imbranato e pavido per provarci. Non sopporterebbe un altro “minidivorzio”. E quindi torna a casa con la coda fra le gambe e una probabile erezione da impiccato irrisolta.

Il giorno dopo l’imbranato riceve da lei un canonico grazie per la bella serata (in realtà doveva essere lui a ringraziare): canonico perché ci sta che l’ospite ringrazi e anche perché alla mia amica non dispiaceva il tale. Che però che fa? Risponde con: avrei voluto che la serata finisse in modo diverso… E come?, dice lei. E qui l’imbranato, congelato nella realtà ma caldissimo al riparo della chat, parte in quarta con un crescendo Rossiniano fra il colpevolizzante (dovevi farmi capire di più e farmi salire da te) e il maniaco sessuale (perché io ti farei così così e così).

Insomma, la mia amica esterrefatta deve sorbirsi da una parte un pippone sul fatto che LEI non avrebbe dato sufficienti segnali di fumo per far partire l’attacco dei Sioux, dall’altra il testosterone esplodente in chat.

L’imbranato, così, non solo si è giocato l’investimento a caro prezzo di una cena inutile (sì, molto maschi fanno il budget su quanto costa arrivare a una scopata), ma si è giocato anche la seconda (e di solito più sicura) chance di uscita, facendo outing su quanto la donna sia imbranata LEI (ridere) e su quanto lui sia adolescente nelle sue pulsioni sessuali virtuali (solo virtuali, è questo anche il grave).

Ma passiamo alla seconda storia, quella che vede come protagonista il tizio da una botta e via ma prima mi confesso.

In questo caso abbiamo a che fare con un single over 50, tutt’altro che imbranato, uno di quelli che apparentemente ha una buona tempistica.

L’incontro è casuale a una mostra. Lui commenta i quadri con la mia amica e si fa notare: è piacente, colto e chiacchierone. Ha un ottimo savoir faire e quindi riesce a strappare nome e cognome alla mia amica, ma non osa chiedere il telefono. Sarebbe inopportuno e inutile: c’è Facebook per contattarvi, più discreto e più informativo per tutti, fra foto e post, a patto che uno sappia leggere fra le righe e fra le foto.

Lui è così piacevole che prendono un caffè insieme. Lui si lancia: che fai stasera? Troppo frettoloso? No, alla media delle donne piace l’uomo deciso se non ansimante e cozza, al limite si rimanda. Lei risponde che non sa se andrà in quel locale dove suonano. Si salutano.

Tempo un’ora lui le chiede l’amicizia su Facebook. La mia amica accetta, e si fa un bel giro sul profilo del pretendente: tutto regolare sembra.

A un certo punto inizia la chat, verso l’ora dell’aperitivo. Che fai dice lui. Vado in quel locale a raggiungere delle amiche dice lei. Perché invece non andiamo in quell’altro dice lui. Lei pensa: le amiche le vedo sempre, proviamo, sembra un tipo a posto. Ok.

Si vedono in un posto senza infamia e senza lode. Lui qui si rivela per quello che è. Al posto del gentile seduttore, la mia amica si trova di fronte, dopo poche battute, il lamentoso confessore. La serata passa con lui che parla malissimo e benissimo, a seconda dei momenti lirici, della sua ex, tediando in modo inverosimile la mia amica che più volte tenta di cambiare conversazione senza successo. Lui è un torrente di ricordi noiosissimi e, per di più, che hanno per oggetto un’altra donna, commettendo così peccato mortale pari all’omicidio, nella scala del galateo delle cose da non dire a una donna che ti vuoi fare.

Alla fine del lungo monologo sulla ex, la mia amica, distrutta, chiede di andare via. Lui cerca disperatamente nella tasca le monetine da due euro in quantità per pagare la misera consumazione offerta (mostrando un altro possibile lato oscuro della sua condizione, l’avarizia; non si esce con i soldi contati e in soldini come i bambini se inviti una donna, peggio c’è solo chiedere di dividere il conto) e le chiede a botta: vieni da me o andiamo da te?

Il confessore, liberatasi l’anima, punta dunque sulla botta e via: ha investito tutto quello che aveva in 12 ore e anche meno e ora vuole quagliare. Ovviamente si becca un bel due di picche, e non c’è bisogno di analizzare il perché, forse era meglio l’imbranato.

Alla fine del racconto di queste storie, che descrivono non due casi limite (come molti commentatori maschi vorranno farvi credere: per loro il mercato degli uomini papabili è meraviglioso, non claudicante) ma profili frequenti, la mia amica mi chiede e si chiede: forse sbaglio qualcosa io, forse sono troppo disponibile, o forse troppo abbottonata. Che dovrei fare?

E qui vi volevo care amiche: ma perché, ogni volta che incontrate un fesso, un imbranato o un menefreghista patentato ed evidente che vi vuole usare senza spenderci troppo in tempo e/o denaro vi chiedete cosa avete sbagliato VOI?

Ma nulla, niente, non avete sbagliato niente: è il pretendente che fa acqua da tutte le parti, non voi. Cosa dovevate fare? Accendere le luci della pista di atterraggio per farlo arrivare fino a lì? Pagare il conto? Telefonare alla sua ex per tornare con lui? Scrivergli con il coltello sulla bistecca al sangue TE LA DO? RE? MI? Ma non cadiamo in queste trappole autolesioniste.

Non è colpa vostra se siete capitate con uno dei tanti uomini un tanto all’etto che girano “disponibili” per le single ma senza arte ne parte nel campo dell’amore, manco dell’ABC dell’amore. Possibile che ci siano? Sì possibile. Sono tanti, quindi capitano di frequente. Colpa vostra? No di certo.

Quindi primo consiglio: prendetevi tempo. Non uscite subito con uno che vi invita, studiatelo, dategli l’amicizia su Facebook o su chat e vedete cosa scrive, come si comporta, cosa pubblica. Fate domande: se è veramente interessato a voi, se non è imbranato, se non cerca la mamma per confessarsi o solo una botta e via aspetterà e vi corteggerà anche virtualmente, prima di ottenere la prima uscita, che aspetterà pazientemente cercando intanto di guadagnare terreno con i mezzi che VOI gli lascerete a disposizione. Tenetelo sulla graticola per una due settimane e poi vedete.

Secondo consiglio: alla prima uscita, come la prima volta a letto, voi avete il coltello dalla parte del manico e siete voi a dover giudicare, non a essere giudicate. Vietato chiedervi cosa c’è che non va in me, andasse “male”. Chiedetevi piuttosto cosa non vi convinceva in lui e fatene tesoro per la prossima selezione. Inutile perdere tempo con chi non ha tempo per voi. Chi non investe tempo non lo investirà, e allora addio dopo le prime scopatine.

Insomma, una vita “difficile” quella delle single che si vogliono divertire e conoscere persone interessanti. Ma non impossibile, se da queste storie traiamo insegnamenti salvatempo ed evitiamo di farci i processini al nostro carattere perdendo in autostima fino al ritiro in convento.

Credetemi: non siete destinate alla clausura per assenza di cavalieri veri, dovete solo fare selezione.

Sincerely yours

Per non sbagliare uomo segui la Regola dell’Uno

Per fare l'amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d'assalto)
Per fare l’amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d’assalto)

Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E’ un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all’amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni
di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di
coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo
dell’autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per
risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere [così concreti,
uh, ché l’amore è roba per animi puri ed elevati, deh!] alle vostre nascenti
storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà
trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all’inizio,
onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo
che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET [i famosi Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying, ovvero i single
ostili alle relazioni su cui ho costruito il mio nuovo romanzo] e il sempiterno
errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione,
idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima
delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo
scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro
tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore,
non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è,
ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma
comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più
restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria,
ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi
scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai
interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di
uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento
con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui
non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di
autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che
qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa,
allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali
dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli
elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del
problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si
possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa
del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la
paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa
per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno
frequentemente di una coppia fissa [il ché non è necessariamente un male, ma
che almeno sia una relazione che faccia stare bene, e che non debba essere
fonte di ansia o preoccupazione]:
1 non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di
relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora
vaffanculo
2 mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come
sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e
allora vaffanculo
3 fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un
altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo
vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4 chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per
vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro?
e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi
interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a
settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia
nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria,
semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché
una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo
con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a
settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo
stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo
per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie
d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per
voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa
mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa

@anpellizzari

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