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Signora in salotto, troia in camera da letto

salotto,letto: troia, ma dove? E quando?

Perché un uomo che va a letto con tante donne è considerato un figo sciupafemmine, e la parola “porco” lo definisce come capace di soddisfare ogni voglia femminile mentre una donna alla quale piace fare sesso e volentieri, ha più esperienze e gestisce il sesso come un uomo viene definita come troia, e spesso in modo dispregiativo? Il troio non esiste.

Semplice: la democrazia fra uomo e donna, la cosiddetta parità, non esiste neanche nelle questioni di sesso. Perché il lessico di cosa è giusto o sbagliato nei rapporti socio-sessuali lo decide il maschio medio allupato ma bigotto, molto confuso su quello che vuole, quello che desidera e quello che fa. Il che si traduce in uno sminuire a targhe alterne la figura femminile e, spesso, in un boomerang sessuale per il maschio stesso.

Per spiegarmi analizziamo dei classici nelle conversazioni maschili.

1. Quella è una gran troia!
L’epiteto, nella sua accezione positiva, definisce una femmina molto apprezzata per la sua disponibilità e dimestichezza con l’attrezzo maschile. Donna d’esperienza, ricercata, bramata, sognata ma… quando si tratta di parlare di coppia fissa, di matrimonio… beh, nel 2016 meglio puntare ancora su una meno esperta, che ha avuto meno uomini, magari poco divertente a letto ma nessuno potrà dire “ha sposato una troia” o “bravissima ragazza, un po’ troia però”. Una bella troia però rimane nel sogno, stranamente, di tutti: è bella e fa i numeri, cosa vuoi di più.

2. Che troia quella!
Negativo: di solito il maschio affibbia questo connotato se è stato lasciato o tradito. Cose che fa anche lui, prendendosi del bastardo forse, ma lui non è troia mai, magari sciupafemmine. Perché se è una donna che lascia o fa le corna, per molti è “perché non le bastava il mio”, è una donna facile, una troia insomma. Non importa se tu, bigottone, non te la scopavi mai e anche per le signore sia importante il sesso, la sua qualità e frequenza e, se non glielo dai, prima o poi se lo cercheranno. O uno nuovo troverà loro. E’ normale, non è da troie.

3. Che grandissima troia, stacci lontano
Una storia triste, che si ripete in molte delle testimonianze che mi arrivano dalle amiche lettrici. Lui e lei vanno a letto insieme. Ma a lui non tira abbastanza, non sempre, insomma un rapporto concluso a fatica, con il suo a fisarmonica. Oppure ce l’ha piccolo, ma si guarda bene da avvertire prima dell’imbarazzante sorpresa (se hai un problema avvertire prima in questi casi più che cortesia è obbligo). O, molto più spesso, è un eiaculatore precoce che finisce in un secondo e poi fa finta di niente, anche perché non in grado di offrire una seconda (e pensare che i nostri genitori dicevano “la prima non si conta”). Di solito il soggetto in questione attribuisce le colpe del rapporto insoddisfacente a lei: non è abbastanza capace, non ci sa fare, persino “sei troppo bella”. Insomma, non riesco a farlo perché tu sei una troia, non io incapace e meschino. Naturalmente stacci lontano è un avvertimento per l’amico che non deve scoprire, andando con la troia, che lei ci sa fare eccome, anzi, è addirittura una donna normale!

4. quella troia bastarda
Nell’immaginario maschile, dargliela sarebbe proporzionale all’investimento che lui fa in soldi e tempo su di voi. Un caffè vale conoscenza. Un aperitivo gli dovete dei dettagli sessuali. Una cena ci dovreste già stare. Seconda cena? Se non ci state siete una troia! Weekend e non ci state? La madre di tutte le troie! A parte l’ultimo caso, che confesso da maschio “se accetti di venire via un weekend e non me la dai più che troia sei una stronza”, negli altri dove è scritto che una donna te la deve dare perché paghi? Si pagano le troie, sarà questo il perché la chiami troia se non te l’ha data dopo? Sbagliato, dovresti chiamarla “ladra”, perché ti ha fregato dei soldi senza ottemperare a una prestazione non scritta sul menu del ristorante. Sei confuso? Fai bene. E poi, se te la dà la prima sera è una troia (un classico maschile: “pensa, me l’ha data già la prima sera, che troia”) e se non te la dà è una troia? Non dovrebbe essere una “seria”? Caro cretino, ma lo sai che con questo reiterato comportamento hai creato uno degli effetti collaterali più consolidati nel mondo femminile? Sai per colpa tua quante donne sane, normali, che hanno voglia di dartela la prima sera (dov’è il male?), di saltarti letteralmente addosso rimandano per non essere giudicate delle troie? Ecco un bel boomerang maschile di ritorno sui coglioni: i ristoratori ringraziano (ma tocca anche a voi prima o poi, eh eh eh).

5. quella è una troia a parole, a letto un disastro
L’uomo medio non in grado di gestire un corteggiamento dà il suo peggio nella fase di riscaldamento, cioè quando in un primo incontro si inizia a parlare di sesso, e lui dovrebbe sondare quanto “troia” è lei. Qui se ne sentono di tutti i colori. La più bella riguarda il sesso anale, agognata chimera di molti uomini (leggetevi il capolavoro del maestro Califano, l’inculata paradisiaca link qui) che poi più che non saperselo conquistare se lo giocano già a tavola. Con frasi infelici del tipo: ah io la colonscopia non la faccio (ma come sei finito sulla colonscopia! Giuro che è vero, me lo hanno raccontato) perché in culo io non mi metto neanche una supposta. E tu poi pretenderesti che lei… Le parli di dolore anale e poi le chiedi se le piace il sesso anale? Ma neanche se ce l’hai come una supposta! Un boomerang nel culo, in questo caso, perdonate il francesismo.

Una volta un caro amico mi ha detto: vedi, tu sei un uomo fortunato. Stai con la tua fidanzata da un anno e lei non è cambiata, a letto (ci dicevamo tutto io e lui) è ancora una grande troia! Invece, le altre, dopo un po’ non fanno più un cazzo! Era un complimento non a me, ma alla mia fidanzata dell’epoca. Che non era troia, le piaceva il sesso, era
n o r m a l e.

Anche i nostri avi, genitori e nonni, quando rimanevano da soli nei loro club maschili a giocare a carte, bere e fumare, rimembrando i sempre rimpianti Casini (anche mio padre, del 1929, aveva fatto in tempo a frequentarli), si vantavano poco delle prodezze personali a letto ma dicevano delle loro donne: una donna deve essere una signora in salotto e una troia in camera da letto.

Avevano ragione. E la società, allora, apparentemente più bigotta di quella di oggi, era più pragmatica e saggia. Realtà odierna che parla tanto liberamente di sesso ma che definisce troia una donna solo perché gestisce la sua sessualità normalmente, o “come un uomo”, quasi ci fossero differenze in questo campo. No, come un uomo non si può. Meno male forse, perché ci sono più donne che ci sanno fare a letto realmente che campioni a parole di sesso estremo fallaci col fallo.

Sincerely yours, meravigliose signore. Siate sempre voi stesse! In salotto e in camera da letto.

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