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Per non sbagliare uomo segui la Regola dell’Uno

Per fare l'amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d'assalto)
Per fare l’amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d’assalto)

Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E’ un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all’amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni
di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di
coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo
dell’autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per
risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere [così concreti,
uh, ché l’amore è roba per animi puri ed elevati, deh!] alle vostre nascenti
storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà
trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all’inizio,
onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo
che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET [i famosi Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying, ovvero i single
ostili alle relazioni su cui ho costruito il mio nuovo romanzo] e il sempiterno
errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione,
idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima
delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo
scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro
tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore,
non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è,
ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma
comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più
restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria,
ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi
scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai
interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di
uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento
con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui
non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di
autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che
qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa,
allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali
dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli
elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del
problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si
possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa
del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la
paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa
per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno
frequentemente di una coppia fissa [il ché non è necessariamente un male, ma
che almeno sia una relazione che faccia stare bene, e che non debba essere
fonte di ansia o preoccupazione]:
1 non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di
relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora
vaffanculo
2 mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come
sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e
allora vaffanculo
3 fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un
altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo
vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4 chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per
vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro?
e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi
interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a
settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia
nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria,
semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché
una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo
con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a
settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo
stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo
per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie
d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per
voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa
mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa

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