Traditori per bisogno e seriali

Il traditore seriale fa le corna in serie
Il traditore seriale fa le corna in serie

I cosiddetti “traditori” si dividono in due categorie ben precise, maschi o femmine che siano: traditori per bisogno e traditori seriali.

I TRADITORI PER BISOGNO
Tradiscono il proprio partner perché l’amore è finito o sta finendo. I maschi lo fanno prevalentemente per problemi sessuali nella coppia irrisolti da tempo: si scopa poco, male, sempre nello stesso modo.

Sono uomini, questi, che non sono mai stati traditori incalliti e nemmeno vedono l’ora di cornificare la compagna perché sono dei morti di figa.

Sono spesso uomini che non hanno avuto molte donne nella loro vita e che si sono innamorati presto, anche da giovanissimi.

Sono spesso uomini alle prese con un rapporto di coppia di lunga data, che per anni è stato felice e che poi, come molti amori e rapporti di lunga data si è inaridito, a partire dal sesso.

Lui ci ha anche provato a proporre varianti, ha fatto spesso il primo passo a letto, ha riproposto quei weekend da soli senza figli che si facevano agli inizi dove la coppia che funziona, per quanto oberata da compiti adolescenti mutui e problemi vari rinasce. Nulla. Certi non scopano da mesi. Tanti mesi per un uomo. O male, raramente e quando vuole e come vuole lei.

Lei è cambiata nel tempo: prima passionale e attenta, da troppo tempo ormai concentrata su altro (la famiglia, spesso) e ormonalmente quasi ferma (una volta prendeva pure l’iniziativa).

Lei Non è più moglie, è azionista al 50% della Spa famiglia. Non è più amante, è una scopata una tantum. Non è più compagna è madre, e tu spesso sei uno dei figli, e neanche il preferito. Ecco perché ho scritto che il tradimento è spesso un concorso di colpa (leggi qui).

Allora capita che questi uomini incontrino o inizino a cercare una donna con la quale fare principalmente sesso di qualità.

Certo, i più evoluti e sensibili sono spinti anche dal bisogno di risentirsi vivi, attrarre gli interessi di una donna come una volta faceva la moglie, parlare, riprovare l’adrenalina della passione ma, statene certe, per i maschi il primum movens del tradimento è il sesso.

Può esserlo anche per la donna che tradisce per bisogno, alle prese con un marito che non la guarda più, che la scopa ogni tanto, troppo in fretta per ottenere il suo orgasmo, che non le fa complimenti, che non la porta più fuori, che vive in pantofole e doccia fatta con lo spray anti traspirante.

Spesso sono famiglie queste che sfoggiano la perfezione nella società ma che nascondono il nulla in camera da letto. Di fatto, già da molto tempo dei separati in casa.

Per le donne però che tradiscono per bisogno più spesso a far decidere il passo di concedersi a un altro è un bisogno spirituale, affettivo, sentimentale. Risentirsi giovani belle e attraenti, importanti grazie alla corte di un uomo piacente e simpatico è come un fulmine che rimette in moto anche la passione, e molte di loro faranno a letto, con uno sconosciuto, quello che non hanno mai fatto, e provato quello che non hanno mai provato.

Ecco chi sono i traditori per bisogno, maschi e femmine.

I benpensanti diranno, come mi scrivono sempre: sono comunque dei traditori senza attenuanti. In questi casi, prima di tradire, ci si separa.

Semplice no? Ci si separa. Da un punto di vista teorico potrei essere d’accordo. Peccato che ci siano piccoli particolari come i figli ( prima di farli saltare di gioia perché mamma e papà si lasciano io ci penserei un attimo no?) e i soldi. Per separarsi bisogna essere spesso ricchi. Bisogna vendere tutto e andare in affitto. Pagare avvocati e assegni. Separarsi significa spesso diventare poveri. Tutti, compresi i figli. Ecco perché ci sono tanti separati in casa. Dovevano pensarci prima? Per certe persone è tutto facile in nome di una correttezza morale (spesso ipocrita e non corroborata dai fatti) con i figli la storia e il portafoglio degli altri.

Ma l’amore non ragiona per clausole contrattuali, il bisogno di felicità segue il karma, non la lista delle buone intenzioni.

Ma veniamo al traditore seriale

I TRADITORI SERIALI
Il loro bisogno non è dettato da una storia fallimentare, dalla mancanza di sesso (ne fanno moltissimo e spesso con più persone in parallelo) o dalla solitudine indotta da un amore finito.

Anzi, il traditore seriale, maschio o femmina che sia (eh sì care amiche, ci siete anche voi in questa categoria) di solito ha un marito o una moglie o fidanzato/a di riferimento ritenuti intoccabili, anche se all’amante spesso li vende come irrilevanti. Ma ci sono anche gli impenitenti single fra di loro.

Di solito vi dicono che con la moglie non scopano mai (in realtà hanno spesso rapporti regolari) e che sono separati in casa, cosa che non collima tanto con le foto sui social alle feste comandate (con la sua irrilevante metà coperta di fiori regali e in viaggio premio) e la sua disponibilità per voi.

Il traditore seriale, poi, vi promette una cosa che non mantiene mai: l’esclusiva. Vi dice: sto con mia moglie per i figli eccetera eccetera ma tu sei la mia donna, sei l’unica. Io non avrò altre donne all’infuori di te.

Ma siccome il seriale ha come caratteristica l’infedeltà cronica e il bisogno di cambiare perché dopo un po’ si annoia dello stesso corpo e della stessa persona (tanto una di riferimento, moglie o fidanzata ufficiale, c’è l’ha già), mente sta con voi lui fa nuove amicizie sui social, chatta con tre o quattro possibili sostitute, si dà da fare anche quando vi sembra che sia tutto dedicato a voi. Il suo centro commerciale è sempre aperto.

Il traditore seriale quindi deve essere giocoforza un bugiardo cronico, una persona, uomo o donna che sia, o che racconta una vita immaginaria o che racconta pochissimo della sua vita reale, per aggirare domande alle quali non saprebbe rispondere se non scoprendosi.

Il seriale è quindi elusivo, prepotente a tratti (assomiglia al narciso e spesso lo è pure) e le sue storie durano poco.

In realtà la storia con lui può durare anche mesi, ma ha una parabola caratteristica.

Un preludio, fatto di corte serrata virtuale e non che sfocia nei primi incontri. Qui se voi non piacete per qualche motivo (non siete brave a letto abbastanza o semplicemente vi classifica come rompiballe, che significa troppe domande di solito) vi fa fuori massimo in 2-3 incontri a letto e vi tratta facendo stashing, cioè vi nasconde (leggi qui).

Se gli andate bene a letto e non siete troppo invasive nella sua vita durerete anche fino a sei mesi, con i primi due mesi di sesso sfrenato, qualche weekend (se il suo impegno di riferimento lo consente, ma ci sono i seriali anche single) due mesi in cui la cosa si stabilizza, nel senso che iniziate a non vedervi più come prima (il lavoro sai…) e gli ultimi due dove si sgancia: gli impegni sono troppi, non ce la fa, insomma se vi vedevate due volte a settimana ora forse una volta ogni dieci giorni.

Il seriale è un entusiasta all’inizio: corte esagerata, proposte di vacanze insieme lunghissime, voli pindarici su un futuro fatto di casa insieme e chissà… Ma dura nei primi mesi, quando il sesso è ancora bollente. Poi questo entusiasmo si tramuterà gradualmente in indifferenza.

Il seriale non prova sensi di colpa. Per lui tradire è uno status, sa che non è etico e fa male agli altri, ma se ne fa una ragione. Chi vive di bugie mente anche a se stesso e, spesso, crede alle sue stesse bugie come se fossero la realtà.

Come lascia un seriale? Lo fa appena entra una nuova pretendente, ma di solito aspetta di essere sicuro di portarsela a letto prima di sganciarvi. Però già dai primi approcci, se capisce che quella “nuova” promette bene, inizia a trattarvi peggio, a litigare con voi, in modo da avere poi la giusta maturazione di “cattivo rapporto” per lasciarvi (il seriale con forte carattere) o farsi lasciare (il seriale con profilo prudente).

C’è poi il seriale che non lascia mai. È il mago dello stand by. Quando vi sostituisce con un’altra (o un altro se è una donna) non vi molla, non vi frequenta se non sporadicamente e vi tiene lì parcheggiate nel box, facendosi vivo con telefonate o messaggini (carichi di scuse e di tutti guai e imprevisti che gli impediscono di dedicarsi a voi come vorrebbe) per tenere “aperta” la sua esistenza. Al primo momento di “magra”, se non ci sono sostituite migliori, vi ripescherà per riportarvi a letto. Ma durerà il tempo di una eiaculazione (o due).

Ma perché il traditore seriale si comporta così?

Per natura. Voglio fare un esempio al femminile, per non parlare sempre e solo dei maschi. Un’amica, bella e intelligente, che è infedele dice lei espressamente per natura, mi racconta che lei vive il sesso come qualcosa di disgiunto dai sentimenti, come un bisogno forte ma fine a se stesso. Non è ninfomane, no se ne fa uno ogni tre giorni. Può rimanere fedele anche per anni se non trova un’altra persona giusta o che le fa esplodere l’ormone. Semplicemente se incontra una persona che la attrae prima mentalmente e poi fisicamente ci va a letto, perché è un normale completamento del suo piacere di conoscere. E lo fa anche se ha una persona di riferimento alla quale, dice, non nego nulla e alla quale voglio bene. Semplicemente la mia natura non è fatta per dedicarmi, sessualmente, a una sola persona per sempre. Perché è bella l’adrenalina dell’avventura e del sesso nuovo ma è bello avere anche una persona di riferimento. Le due anime, nel traditore naturale, convivono benissimo. Queste persone amano i compagni di riferimento? Dicono di sì, ma non danno l’esclusiva per sempre.

Per bulimia sessuale. Non so se esista il ninfomane maschio ma in questo blog ho già descritto profili simili come lo sportivo, una sorta di collezionista di mutande. In fondo noi uomini siamo semplici, e lo è anche il traditore seriale: siamo spinti dal sesso, dalla voglia di conquistare nuove donne più belle, più sexy, più brave a letto. Mio padre diceva che l’attività sviluppa l’organo. Ecco io credo che il traditore seriale più se ne fa più se ne farebbe. E’ il cosiddetto morto di figa? Dipende dalla qualità delle donne che sceglie. I morti di figa di solito “basta che respiri”.

Per aridità sentimentale. Il seriale, essendo in non pochi casi una persona sostanzialmente incapace di innamorarsi seriamente (lo dice all’inizio, forse lo è stato secoli fa una volta, ma non confondete il suo entusiasmo della fase corteggiamento con la verità) non farà che girare in questo moto perpetuo finché il suo fisico (e le donne disponibili) glielo permetteranno.

Un giorno il seriale appenderà l’ascia di guerra al muro. E diventerà fedele suo malgrado per limiti di fisico o di età. Avrà forse ancora l’eterna moglie o fidanzata ad aspettarlo, che sarà “premiata” per la pazienza secolare dalla sua nuova “fedeltà”.

Oppure, pur non amandola, il seriale sceglierà l’ultima delle sue prede elevandola al rango di compagna per il resto della vita. Ma sarà un calcolo, non amore vero.

Infine, il seriale potrà rimanere solo. Una contrappasso pesante, anche se molte delle sue donne passate potrebbero dire adeguato alle lacrime che ha fatto cadere a fiotti per la sua infedeltà cronica e accessori vari, dalle bugie Fino a certe punte di crudeltà emotiva, robe che spesso fanno collimare la figura del traditore seriale con quella del narciso.

Di uomini e donne seriali ce ne sono molti ma per fortuna, sono riconoscibili ed evitabili. Di traditori per bisogno altrettanti, ma qui entriamo in un discorso particolare e la domanda principale che dovete farvi è: siete disposte/i a fare gli amanti? Siamo tutti adulti e capaci di intendere e volere, e sappiamo tutti qual è il percorso tipico degli amanti.

Con questi soggetti, amiche e amici miei, basta non fare l’errore, purtroppo diffuso soprattutto fra le amiche lettrici, di passare sopra a certi “sintomi” sottovalutandoli o, peggio, pensando che voi siete la donna giusta (o uomo) che lo/la cambierà. Prima lo sganciate meno soffrirete, la regola è semplice ed è sempre la stessa. Quindi, al primo dubbio o bugia beccata in flagranza di reato via a gambe levate.

I traditori per bisogno o si risposano o diventano single.
I seriali non cambiano. Smettono perché anche per loro arriva il momento della pensione (ma per voi….vale la pena?)

Sincerely yours

Sesso a tre: perché te lo chiede

Lui vuole fare sesso a tre
Lui vuole fare sesso a tre

Lui vuole fare sesso a tre. Prima era una fantasia, ma ora si è tradotta in richiesta. A volte anche insistente, comunque ripetuta.

Ogni tanto è lei a chiederlo, ma prima analizziamo la richiesta maschile, più frequente.

Lui, di solito, vuole fare sesso con te e un’altra donna, più raramente con la partecipazione di un altro uomo, che però è una fantasia più femminile: la competizione fra sessi e la paura che il proprio partner faccia paragoni estetici e di prestazione entra anche fra le lenzuola.

Intendiamoci: è la più frequente delle fantasie erotiche fra coppie di breve (se molto spigliate), medio e lungo corso, non importa se ufficiali o amanti (anche se gli amanti sono in media più fantasiosi e birichini).

E fin qui niente da osservare, ce la si racconta, ce la si immagina, produce eccitazione e godimento all’interno della coppia e, una volta raggiunto l’orgasmo, finisce lì. La prossima puntata, sempre di fiction, è rimandata al giro successivo che rimane però, nella realtà, rigorosamente a due.

Ma cosa succede se lui, superato l’obnubilamento dell’eccitazione, a bocce ferme, ve lo propone davvero? Vuole farlo davvero, nella realtà? Vuole addirittura organizzare…

C’è da rifletterci.

Quasi tutti i maschi, e anche voi femminucce, durante la scopata e prima del sommo piacere, grazie all’eccitazione, chi più chi meno, siete disposti a irrefrenabili voli pindarici erotici e numeri del kamasutra, roba a volte da far impallidire il video porno più spinto.

Ma, raggiunta l’estasi, soprattutto nell’uomo che non gode di quella benedizione al femminile che si chiama multiorgasmo, di solito scende una pace fisica e cerebrale che il meglio che vuole fare è dormire.

Insomma, prima dell’orgasmo lui è come in un supermercato a mezzogiorno, con una fame pazzesca e la voglia di comprare tutto. Dopo l’orgasmo è come il postprandiale, si è mangiato tutto quello che ha comprato e agogna il divano per russare in 5 secondi netti di televisione.

E invece? Invece, a pancia piena, a eiaculazione avvenuta, lui insiste: perché una volta non lo facciamo davvero? Quella tua amica carina che mi sembra un po’ vogliosa… Oppure: quello che ti fa la corte da anni, non ci starebbe?

Che cosa significa, che cosa nasconde psicologicamente e come vero bisogno per lui, e per la coppia, e per te sua partner, questa richiesta?

TE LO CHIEDE PERCHE’ VUOLE SPERIMENTARE
Se siete insieme solo da tre-sei mesi siete nel cosiddetto periodo della sperimentazione a letto. State facendo di tutto e provando tutto l’alfabeto del sesso per conoscervi meglio e vedere come e cosa funziona. Se il sesso è molto appagante, per assurdo una richiesta del genere può essere normale e non nascondere una insoddisfazione, da parte del partner, della serie “non gli basto io”. Se siete una coppia che non ha tabu particolari sessuali, “usare” un terzo, maschio o femmina, per il proprio godimento, ci sta. Si fa una prova, se funziona si ripeterà, altrimenti si va avanti in due. Però occhio alle insistenze eccessive: tutto è lecito a letto, ma deve piacere ed essere condiviso da tutti e due, con regole di ingaggio del terzo elemento molto chiare, anche nei limiti. Conosco coppie dove lei, per paura di perdere lui, ha acconsentito ad andare con un altro uomo o un’altra donna “per forza”. Lì godeva solo lui, lei si sentiva umiliata o costretta, si sono giustamente lasciati. Il sesso a tre deve rimanere un sesso a due: il terzo è solo un sex toy che la coppia usa a suo piacimento.

TE LO CHIEDE PER SPEZZARE LA ROUTINE
Nelle coppie di medio e lungo corso a un certo punto il sesso si fa ripetitivo, si adotta una certa sequenza di preliminari e posizioni che vanno benissimo, perché sono il mix del meglio a letto degli ultimi anni, ma anche la playlist più bella, a furia di risentirla, richiede nuove canzoni di aggiornamento. Così una delle fantasie più gettonate può diventare proposta concreta. Avete la necessaria confidenza per metterla in pratica certo. Ma piace a tutti e due? E tu andresti con una donna? E se preferisci un uomo lui come la vede? Il gioco funziona solo se c’è concordia, ma attenzione. La routine nel sesso è una brutta bestia: questa sì che può nascondere l’insidia del voler cambiare e non mi basti più. Se lui, anche dietro il vostro no, insiste troppo, allarme rosso. Potrebbe avere bisogno di evadere. Insomma, l’insistenza davanti al terzo vostro NO può nascondere un problema a letto di coppia che va affrontato con una chiara e profonda discussione, se vi amate ancora, magari trovando alternative che ravvivino il rapporto sessuale che non siano la scopata in tre ma comunque di comune soddisfazione. Occhio allora perché, come scrivo sempre, il sesso è l’80% del cemento che costituisce il pilastro portante della coppia.

TE LO CHIEDE PERCHE’ SIETE IN CRISI
Vale anche per lei. E vale quanto detto sopra per la routine. Ragionate su certi dettagli. Lui prima era tranquillo e non faceva richieste di questo tipo? Era geloso, e quindi non si poteva neanche parlare di altri? Ultimamente, lo fate di rado, molto meno di prima? Dovete “aiutarvi” con dei video porno come preliminari, cosa che prima usavate come variazione sul tema e ora serve per avviare la macchina altrimenti rischia di non partire? Ahia. Forse lui è stufo di voi. O voi di lui. Ha bisogno di nuovi stimoli. Prima di tradire per la prima volta un uomo cerca in diversi casi di coinvolgere la partner in una sorta di tradimento “controllato”, un gioco a tre dove lui possa scoparsi un’altra, ma con il vostro permesso, partecipazione e zero sensi di colpa. Poi però, se la coppia è finita o comatosa, il farlo a tre per lui diventerà una sorta di droga: non riuscirà più a farlo (o quasi) se non c’è di mezzo qualcuno o qualcuna, alla fine magari questa qualcuna inizierà a frequentarla di nascosto per conto suo… O c’è già, e lui o lei chiedono cose “esagerate” perché l’eccitamento prodotto dalla storia parallela enfatizza anche quello di casa, che così diventa più trasgressivo. O serve a essere poi raccontato all’amante.

TE LO CHIEDE PERCHE’ CONTI POCO
La gelosia è un buon termometro dell’amore. Ma ci sono coppie molto ben strutturate e libere che la usano come elemento di gioco nella performance a tre. Una sorta di gioco “sadomaso”, uso un termine forte e improprio ma che rende l’idea, dove il piacere si unisce alla sofferenza: soffro a vederti con un altro o con un’altra ma godo fisicamente a vederlo fare. Queste coppie hanno ben saldo in mano il boccino del rapporto a due e sanno usare queste cose per mantenerle all’interno della coppia, condividerle, non abusarne praticandole come diversivo una tantum, o chiuderle addirittura per sempre. Della serie smetto quando voglio, ma non come lo dice il fumatore da 60 sigarette al giorno. Di solito sono coppie più o meno aperte (esplicitamente o no) e che hanno provato (o proveranno prima o poi) lo scambismo. Ma fuori da queste eccezioni (che non sono rare) la gelosia impedisce alla maggioranza delle coppie di passare dalla teoria ai fatti, soprattutto se la coppia è fatta di persone che non vivono il sesso in modo scanzonato e senza tabu, ma in maniera abbastanza codificata. Quindi, che siate una coppia di breve o media data, il fatto che lui all’improvviso faccia una richiesta del genere e insista, nonostante la vostra riluttanza, a metterla in pratica, non è da sottovalutare come sintomo di disagio di coppia in genere. Un distinguo importante: se lui ti chiede di andare con un’altra donna l’allarme potrebbe essere falso, perché gli uomini non sono gelosi delle altre donne, le vedono come uno strumento non pericoloso di trasgressione. Ma se ti chiede di andare con un altro uomo, se ti concede a un altro, eh beh, fuori dal discorso fatto sulle coppie che sanno davvero gestire queste cose come “gioco”, il fatto può significare, soprattutto se è una novità tipo fulmine a ciel sereno, che tu per lui non conti più. Non c’è più gelosia, senso del possesso, di protezione. Tu diventi un mezzo, non il fine. La coppia non c’entra più: lui vuole farti fare una cosa per il suo piacere, ma anche perché ti stima di meno, può “concederti”, il che può anche significare che non sei così importante da non poterti lasciare. E spesso, dopo questi esperimenti, lui ti lascia (o lei ti lascia). Ha solo avuto la prova che conti poco e che, anche dando di più, il massimo a letto, persino in tre, non gli basta.

TE LO CHIEDE PERCHE’ E’ DIVENTATA UNA DROGA
Il sesso a tre, pur essendo la fantasia più diffusa fra gli italiani, e quindi in teoria piace alla maggioranza, nella pratica è poi portata a termine “solo” da un terzo di chi la sogna (comunque tantissimi, e in crescita: basta guardare il successo e il diffondersi di locali per scambisti e siti internet e chat dedicate; ma basta anche ascoltare qualche chiacchiera in palestra o fra amiche).
Rimane però più facile tradire che costruire e sostenere, all’interno della coppia, un gioco di questo tipo. Ma mettiamo che lo abbiate già fatto una volta, e che sia piaciuto a tutti e due. Bene, avete trovato, oltre ai sex toys, a farlo in auto, a vestirvi da contessa e autista e a vedere video porno un nuovo gioco, molto avanzato e appagante. Che succede ora? Ciò che piace lo si vuole ripetere. Ma qui non stiamo parlando di tornare al ristorante che ci ha stupito favorevolmente, qui si tratta di andare a letto in tre, a volte in quattro! Nelle coppie equilibrate, questo gioco, per quanto appagante, viene catalogato fra le varie ed eventuali da fare ogni tanto, spesso non con le stesse persone, proprio per evitare che si creino legami con i partecipanti esterni (un lei o una lui) che potrebbero mettere in crisi il menage a due o produrre gelosie. Diciamo che si userà l’esperienza reale per migliorare quella fantasiosa di routine e magari si ripeterà il gioco a tre forse, una, due volte all’anno. Un po’ come concedersi una fuga dalla realtà, se diventa un po’ ripetitiva. O per il piacere di trasgredire, ma sempre in due, sempre in accordo, sempre per la coppia e, fondamentale, perché la cosa diverte e non crea problemi o gelosie patologiche a nessuno. Ma se invece per lui (di solito) la cosa diventa un bisogno? Se insiste per farla tutti i mesi? Se insiste anche sulle stesse persone, perché lui, lei, quella coppia sono così belle e affidabili? Attenzione. Il rischio di questi giochi, se diventano estremi, è la dipendenza. Non mi eccito più con la normalità, deve esserci sempre uno stimolo forte, sempre più forte. Se la richiesta diventa incontrollabile, addirittura ci litigate per la sua insistenza, o avete un problema di coppia interno sotto la brace (leggi punti precedenti) o è meglio, anzi meglio comunque, rivolgersi a un terapeuta di coppia. Le dipendenze non vanno mai d’accordo con l’amore, e neanche col sesso di qualità.

TE LO CHIEDE PERCHE’ NON VUOLE PERDERTI
Il sesso a tre, o comunque proposte ardite al partner, vengono fatte da lui o da lei (e accettate da lui o da lei anche controvoglia) perché uno dei due elementi della coppia si è accorto che sta perdendo il partner e il motivo è il sesso o, se preferite, la routine, che comunque si riverbera sempre anche sulla qualità del sesso di coppia. Allora uno dei due, perché sente allentarsi il legame, propone una cosa ardita a tre. Di solito questa proposta viene da lei, perché vede che lui non la nota più, non la scopa più, magari sospetta un tradimento o ha già perdonato un tradimento ma le cose a letto non sono migliorate. E sa che se offre il massimo della trasgressione il risultato è garantito. In ogni caso è un bel rischio. Perché questa frustata emotiva può rilanciare la sessualità di coppia o affondarla del tutto. Per esempio la rilancia se era proprio il sesso a non andare ma per il resto la coppia era solida. Può rilanciare se lei che propone ha veramente voglia di farlo, lo farà bene, lo farà per la coppia e senza pentimenti o forzature: non c’è niente di peggio che vedere una donna che assaggia un’ostrica e dice “che buona” nascondendo un leggero conato di vomito. Può rilanciare se, come detto prima, non diventa un droga, cioè l’unico modo per fare del sesso appagante.

In conclusione, non demonizziamo chi vuole tradurre in realtà la fantasia erotica più diffusa fra gli italiani, ma non sottovalutiamo neanche i messaggi reconditi che questo comportamento può nascondere.

Io non sono un bigotto che pensa che queste cose siano “porcherie”, come dicono tanti che spesso fanno i santi sulla bacheca dei social e poi nell’armadio hanno una succursale di un sexy shop (che va benissimo, non va bene essere ipocriti e pure giudici degli altri).

Non accetto neanche le critiche di quelli che perché hanno un solo ormone in circolazione pretendono che quelli che ne hanno mille facciano sesso solo guardando il soffitto (lei) e il cuscino (lui), o che pensano che il sesso orale faccia schifo o sia la parte di un esame che viene sempre dopo lo scritto. E dicono che chi non fa così come loro è un pervertito.

Quindi nessuna critica alla parte del sesso fatto in tre, solo riflettiamoci sempre bene prima: farà male o farà bene? E’ un gioco o è una necessità? Lo riusciamo a gestire o ci scappa di mano? Dopo, ci amiamo come prima, siamo contenti o si è creato un disagio che sembra non passare?

Meditate gente, meditate.

Sincerely yours

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

il tradimento è il sintomo di un amore finito
il tradimento è il sintomo di un amore finito

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

Tradimento, corna, infedeltà, adulterio… sono termini antichi ma sempre di grande attualità.

Prima della fine degli anni ’60, soprattutto se eri donna, potevi pure finire in galera per una scappatella. Eppure succedeva lo stesso, nonostante i rischi. Come succede oggi, preludio a molti divorzi, ma anche a tante separazioni in casa o amantati infiniti.

Mi impressionano sempre le cifre in proposito, che amici avvocati matrimonialisti mi dicono essere ottimistiche, perché i numeri sono più alti: in Italia almeno il 60% delle donne ha tradito almeno una volta superando i maschietti, che sono “solo” a un “misero” 50%. Cifre, dicevamo, calcolate per difetto, non per eccesso.

Quindi siamo un paese dove più della metà della popolazione ha fatto o fa le corna, ma siamo anche un paese di bigotti e facili censori della vita altrui (mentre dal nostro armadio ormai troppo affollato fa capolino la mano di uno scheletro), dove tutto ciò ha gli epiteti negativi che abbiamo visto. Tradire si fa ma non si dice, non è bello e non conviene, almeno fino a carte legali pronte e avviate.

Ipocrita? Dipende da chi subisce e fa. Chi le corna le subisce (e chi non le ha subite, anche da una “semplice” fidanzatina. Non valgono? Sarà, ma quanto fanno soffrire, e qualcuno ci rimane pure “segnato”) urla in faccia al traditore il suo disprezzo ma, sempre le statistiche lo dicono, lo perdona sempre di più. Soli non sappiamo restare. O non conviene.

Chi le fa, le corna intendo, risponde spesso a un bisogno che, nel tempo, si è fatto più pressante: sesso coniugale morente, voglia di evadere, di risentirsi uomini o donne, noia…

E’ solo questione di tempo e di resistenza personale: chi è infelice, chi “ha bisogno”, prima o poi lo farà. Magari prima con una chat che si fa sempre più spinta, magari in un viaggio di lavoro con un collega simpatico e che ci sa fare, magari col tizio della palestra… è solo questione di tempo.

E’ solo questione di tempo perché in realtà il tradimento non esiste o, se c’è, non è che un sintomo dell’amore che finisce.

Ve lo ricordate l’amore, quello vero? Era quello che faceva davvero palpitare il cuore quando la vedevi, era quello che ti provocava paura di perderla quando l’avevi fatta arrabbiare, era quello che ti faceva sembrare un orgasmo normale il migliore della tua vita, era quello che a letto non ne avevi mai abbastanza e il telefonino esisteva solo per rispondere o chattare con lui.

Purtroppo tempus fugit e, come ho avuto modo di scrivere spesso in questo blog, anche l’amore ha un timer. Più o meno lungo a seconda dell’assortimento della coppia e del destino, che ti fa incontrare o meno altre donne o uomini della tua vita, esistono anche i colpi di fulmine, tsunami emotivi che fanno saltare qualsiasi count down dell’amore, anche se era promettente e agli inizi.

Così, un giorno, dopo mesi o anni, quegli scricchiolii che sentivi nel legno del telaio della finestra che proteggeva il tuo amore dai pericoli esterni delle tentazioni, dagli altri uomini o dalle altre donne, quei tarli nascosti fatti di routine e incomprensioni, di lei che diventa madre e non più compagna, e lui fabbricatore di soldi e non più partner, faranno spalancare i vetri sul mondo esterno, a volte crollare tutta la finestra in uno schianto secco.

Entrerà aria fresca laddove pensavi che l’aria fosse sempre la stessa, vero, ma protettiva e buona. Entrerà un vento che potrebbe portarti via.

E tradirai prima o poi. O meglio, non tradirai, ma andando con un’altra o un altro a letto metterai la parola fine a quello che una volta chiamavi amore.

Perché l’amore sarà anche a termine, ma quando c’è vuole l’esclusiva, non ti fa vedere gli altri, non c’è spazio per gli altri. E’ a tenuta stagna. Quando non lo è più è semplicemente finito. Il tradimento ne è solo la conseguenza.

Il tradimento è il termometro della febbre letale che decreta la morte dell’amore, non si dà colpa al termometro della malattia che provoca una febbre mortale.

Possiamo continuare a chiamare la FINE DELL’AMORE tradimento, per cercare di colpevolizzare il termometro e colpevolizzarci per trascinare avanti un amore morente, per fare accanimento terapeutico su coppie che non hanno più risorse per andare avanti e dove l’amante, più o meno importante che sia, non c’entra nulla, è conseguenza, non causa.

Capisco le mogli affrante che urlano: se non avesse incontrato quella lì! Sarebbe tutto a posto? No, l’amore era finito.

Non voglio giustificare nessuno, errori di percorso nelle coppie di lungo corso si fanno, e si possono anche recuperare, conosco coppie rinate dal tradimento (poche, rinate veramente). Ma sono comunque scappatelle, e possono essere una massimo due, altrimenti è un trend che dice solo una cosa: in casa qualcosa è morto, e di solito è il sesso.

E se non c’è sesso frequente e di qualità, vuol dire che il sangue della passione non arriva al cuore, e il matrimonio prima o poi subirà un infarto letale. E non ci sono farmaci che tengono, perché anche usare i figli come farmaci anti-infarto non può durare per sempre.

Dunque smettiamola di dire “quella è stata tradita, poveretta, che porco lui, che troia l’altra”, perché la verità è che quell’amore è finito, che lui non è un porco (salvo eccezioni, ma qui a noi interessa la realtà più diffusa) ma un uomo che cerca nuova linfa vitale, il sesso di qualità, e che l’altra non è una troia, perché o è lei stessa reduce da un amore finito o è solo una nuova occasione di ricominciare il gioco dell’amore.

Il gioco più bello del mondo, che ormai spesso riparte da un tradimento, che noi qui chiamiamo ancora corna come nei film in bianco e nero, e invece dovrebbe chiamarsi semplicemente THE END.

Sincerely yours

The day after San Valentino

San Valentino, festa degli innamorati. Che sono gli unici che la festeggiano volentieri, a parte gli irriducibili che da immemore tempo la snobbano come “rito commerciale” (irriducibili se sono in due, perché se lei ci crede lui, se la ama, fa buon viso a cattivo gioco).

In questo momento esiste però un day after, una specie di San valentino postumo, un deep web dell’amore che, nascosto al web ufficiale coniugale, scorre sotterraneo per festeggiare, sempre in ritardo, le ricorrenze ufficiali dell’amore.

È il day after, il momento delle coppie clandestine (brrr che sentore di peccato!)

Ma è proprio in queste ricorrenze universalmente ed espressamente dedicate all’Amore che vengono a galla tutti i difetti della freccia di Mister Cupido, una freccia che è intrisa del farmaco dell’innamoramento, una molecola che ha una efficacia limitata nel tempo, un tempo che gli esperti hanno calcolato con una durata variabile fra i 18 e i 36 mesi in media.

Il periodo dell’innamoramento ha una caratteristica principale e unica, perché è il solo parametro in cui troviamo uomo e donna che si comportano allo stesso modo nelle relazioni di coppia: principalmente con la fedeltà.

Uomo e donna innamorati non vedono gli altri, per quanto belli e disponibili siano, e quindi sono naturalmente felicemente sinceramente fedeli.

E poi? Di San Valentino in San Valentino l’innamoramento e la passione si trasformano in molte coppie (non tutte per fortuna) in una scena diversa da quella degli inizi, dove lui e lei sono al ristorante che si sbaciucchiano e non vedono l’ora di tornare a casa a letto. Nel tempo, li vedrai al tavolo col telefonino, qualche scambio di parola sui figli, telefonino e conto. Una cena come un’altra.

Ora un pensiero agli amanti, con lui preoccupato perché la moglie sta postando i piatti della cena fuori e si immagina già l’amante che li vede da rabbonire in un San Valentino postumo, the day after appunto (tutte le feste comandate sono postume per gli amanti). E lei che piange dicendo; sarà anche vero che fra loro non c’è più nulla ma i fiori e la cenetta?

San Valentino può essere anche molto doloroso cari amanti.

Comunque, stasera o domani, cioè nel vostro day after, avrete anche modo di confrontarvi su quello che avete visto su Facebook o Instagram del suo Valentino ufficiale.

E lui dovrà spiegarvi perché, dopo avervi dipinto un regime coniugale fatto di silenzi e gelidi letti voi avete visto selfie sorridenti, fiori, regali, cene stellate.

Tutta scena per tutelare l’immagine della famiglia felice, dice lui. Forse è credibile, soprattutto se a postare giubilo è la moglie, che sa e non sa che tu ci sei ma sospetta. E allora che fa? Marca il territorio, provoca, si difende come può, e io la capisco.

Nell’Età dell’innocenza, meraviglioso film sul triangolo amoroso, una apparente ingenua moglie Winona Ryder fa finta di non sapere che suo marito Daniel Day Lewis sta pensando di lasciarla per Michel Pfiffer e che fa? Gli dice che aspetta un bimbo da lui: non è vero ma lo mette in ginocchio e lui rinuncia al suo vero amore, tragedia che lo accompagnerà fino alla fine.

Certo, postare le foto del San Valentino ufficiale non allontanerà forse l’amante, ma può rovinare quello del day after.

O meglio, se ci pensate bene care amanti questa è una bella occasione per chiarirsi e chiarirvi le idee: il vostro amantato a che punto è? Riuscite ancora a reggere queste situazioni? Da quanto lo fate? Lui mente? Ancora?

Per esempio, per chiudere la serata lui e lei, la coppia ufficiale, hanno consumato? Lui dice di no, ma non lo saprete veramente mai. E comunque, il primo ufficiale vero San Valentino si è compiuto.

Però se lei ha postato i piatti e poi sono stati al telefono tutta la sera darà fastidio, ma è probabile che una volta a casa abbiano dormito.

Con buona pace della gelosia degli amanti, la più tollerante ma anche la più faticosa.

Buon San Valentino a chi ci crede. Buon day after “a tutti gli altri”…

Sincerely yours

Ma se è tornato è perché mi ama ancora?

Sono tornato perché ti amo ancora (forse) e ti ho portato pure i fiori...
Sono tornato perché ti amo ancora (forse) e ti ho portato pure i fiori…

Lui era il tuo amante, il tuo compagno, il tuo fidanzato. Era perché, dopo mesi o anni di amore dichiarato, di sesso sfrenato e di sogni di vita insieme è finita.

E’ finita perché lui vi ha tirate sceme con le promesse ma non le ha realizzate. Non ha lasciato la moglie. Non è venuto a convivere con voi. Non vi ha sposate. Non ha smesso di tradirvi. Non ha lasciato l’altra, a volte LE altre.

Così voi, dopo aver staccato tutti gli assegni del vostro conto corrente dei sentimenti firmandoglieli in bianco, li avete visti investire in vacanze con la moglie, in fiori per l’altra, in weekend “da solo” con gli amici.

Finché, alla fine del calvario dell’attesa, vi siete arrese e avete deciso voi di finirla. Lo avete lasciato perché al vostro ultimatum lui ha risposto: ti amo ma non posso. Sei il più grande amore della mia vita ma non posso. E via con le scuse. Ma non posso.

Qualche campione di sensibilità ed egoismo avrà avuto anche il coraggio di dirvi che, dopo uno, due, tre, dieci anni di promesse non mantenute non avete saputo aspettarlo e quindi è tutta colpa vostra se lui non lascia l’altra. Rido per non piangere per voi.

Bene, questa la cronaca fino ad oggi. E adesso che succede?

Sono settimane, mesi che non lo sentite. Il silenzio terapeutico (leggi qui) calato fra voi e lui dopo la vostra decisione che così non si andava più avanti sta dando i suoi frutti emotivi.

Chi prima o chi dopo, ognuna di voi sta sostituendo il panico, la rabbia, il dolore profondo, la perdita, la sensazione che senza di lui il mondo sia vuoto e senza senso, con un senso di rinnovato benessere, di indipendenza, del fatto che non vederlo fa soffrire ma finalmente ha spezzato la continuità del dolore profondo, e che c’è un mondo la fuori ancora “vivo” e, soprattutto, che state tornando di nuovo voi stesse, le grandi donne che eravate prima di conoscerlo.

Qualcuna ha magari iniziato a rivivere una sana socialità, le più evolute e meno ferite o veloci a superare la convalescenza frequentano addirittura uomini nuovi (leggi la teoria del chiodo qui) andandoci o meno a letto, questione solo di quanto la ferita si è rimarginata.

Finalmente la vita normale sta riprendendo nonostante i flash back e i fisiologici e inevitabili momenti di malinconia e qualche lacrima sul passato quando… lui si rifà vivo.

Un messaggino. Un incontro più o meno casuale per strada. Una telefonata. Quelli senza ritegno osano persino un invito “per sapere come stai”, all’insegna dei bei vecchi tempi. Per “amicizia”, almeno quello dice…

A questo punto molte di voi si sentiranno come teletrasportate da una macchina del tempo infernale nell’abisso. Tutto ciò che avete costruito in settimane, mesi di riparazione del vostro dna emotivo distrutto da come vi ha trattato per mesi, anni, di come si è fatto lasciare per sfinimento ai limiti della crudeltà, sembra crollare di fronte a una mail, un messaggio, alla sua voce, alla sua presenza.

E’ gentile, usa i ricordi del passato più belli per blandirvi, si dimostra affranto per come è finita, vi ama ancora, siete state la donna più importante della sua vita, sì è vero è rimasto con la moglie perché è malata, perché non ha soldi, perché i figli sono fragili (anche se magari hanno 20 anni) ma lui sogna e ha sempre sognato voi. E, naturalmente, con l’altra non scopa. Mai. Forse non ci ha mai scopato (eppure hanno sei figli).

Se era libero non ha altre, non ne aveva mentre eravate insieme e i vostri sospetti erano infondati e lo hanno allontanato giusto il tempo di fare le vacanze con un fantasma con la terza di seno e il culo alla brasiliana.

Insomma, l’uomo perfetto si ripalesa con tutto il suo cuore. In quel momento, molte di voi si fanno subito la domanda sbagliata, sulla quale lui ha puntato le sue fiches.

Vi chiedete se lui è tornato perché vi ama ancora, ed è il primo passo per diventare di nuovo dipendenti da lui e, soprattutto, aprirgli le porte del vostro letto, del vostro cervello, della vostra capacità di ascoltare anche tutte le sue menate con la moglie o con l’altra (siete state delle sante a sorbirvi i dettagli di che cosa lui gli avrebbe regalato a Natale e di tutte le menate di scuola dei suoi figli).

Lui è tornato perché vi ama dunque? Domanda sbagliata. Quella vera è: lui è tornato, ma che cosa è cambiato?

Ha lasciato la moglie? E’ finalmente libero? Ha in mano la separazione scritta? Oppure vi sta rassicurando, a voce, per la milionesima volta, che adesso davvero lo farà? E’ tornato per rimanere o è solo di passaggio?

Perché, al netto del fatto che lui vi sta dicendo, esattamente come vi ha detto mille volte finché VOI non lo avete lasciato per distruzione fisica e mentale e fine fisiologica delle lacrime da versare, dicevo al netto che lui vi dice IO TI AMO E NON POSSO VIVERE SENZA DI TE… che cosa è cambiato concretamente? Vivrà ora adesso con te? O aspettiamo i “tempi tecnici”? Ma per favore, ragionate!

L’altra c’è? Scopate e poi lui torna a casa “per sistemare le cose”? No ragazze, per favore, non scherziamo con la vostra salute sentimentale e anche mentale.

Questo, se le cose non sono cambiate realmente e stiamo di nuovo a promesse per il futuro, può anche darvi nuove scadenze (la prossima estate sarò libero: chissà perché non il prossimo mese, settimana; lasciami il tempo di preparare il divorzio… ma come, lo dovevi preparare due anni fa!) ma non fatevi abbindolare.

Perché lui è lì per un solo motivo: ha bisogno di voi. Del vostro corpo. Della vostra testa. Della vostra disponibilità che rasenta la geisha.

Lui non vi ama, ama solo se stesso e i suoi bisogni. Vi ha amato forse, siete forse davvero stata la MIGLIORE di tutte (ed è per questo che torna anche), ma non vi sposerà, non lascerà l’altra, a meno che alle parole ci siano i fatti ora, qui, subito.

Vuoi entrare nel mio letto perché mi ami e te ne accorgi solo davvero adesso o di nuovo proprio perché questo “periodo di riflessione” (leggi qui) ha funzionato? Va bene, ma non esci da quella porta, non torni più a casa da lei. E vedrete che lui, di fronte a questo, non entrerà in casa vostra.

Perché è tornato allora? Perché vuole scoparvi. Perché vuole la sua psicologa e tutto quello che non gli dà l’altra, ma senza rinunciare a nulla. Vuole voi come completamento, l’altra per tutti i soliti motivi. Vuole due donne. Magari fra un po’ anche tre, una scappatella dalle due “ufficiali” ci sta, abbassiamo l”età anagrafica delle scopate ogni tanto.

Siete di fronte a un “mostro” di egoismo? La risposta è sì se non si ritira subito da questo tentativo non serio e a “scopo di scopata”, rendendosi conto che non può e non deve farlo se non ha deciso davvero di stare con voi e basta. Attente ai narcisisti (leggi qui)!

Non importa che sia confuso davvero anche lui, non si fa soffrire la gente perché lui ha “bisogno di rivederti” a costo di riaprire una ferita che si stava rimarginando lacerandola. Non importa che sia “solo per provare a rimanere amici”: chi ha amato e poi si è lasciato drammaticamente non può diventare amico (leggi qui).

Sono tutte scuse e il prezzo di questo ritorno non lo paga lui lo pagate voi. E lui, che è in cattiva fede anche se si dà mille scuse per rivedervi tutte validissime e ricolme di buone intenzioni, non si fa scrupolo di rifarvi male.

Ma non si rende conto che se vi abbandonerà di nuovo voi, oltre che distrutte nuovamente, vi odierete per esserci ricascate e la vostra autostima richiederà il triplo del tempo di prima per risollevarsi? No, per lui saranno problemi vostri. Lui sarà di nuovo lontano.

Lui, come alcune di voi mi scrivono, sta davvero male e ha problemi patologici affettivi che vengono dal suo rapporto con la madre o il bisnonno cretese? Voi ci avete provato, non siete una terapeuta… che si faccia curare seriamente e guarisca dai suoi problemi affettivi con chi di dovere. Se poi ci sarete quel giorno, karma. Ma guarito, non da guarire! Avete già dato, non ha funzionato, chiaro?

E poi ragazze, non confondete più l’amore con la sua voglia di figa, come qualcuno saggiamente ha detto.

Che fare? Non fate l’errore di ascoltarlo troppo, di rispondere al messaggio, di vederlo. Se proprio non ce la fate a mettergli un muro davanti, torturatevi il minimo indispensabile per capire se è cambiato tutto (qualcosa non basta) o siamo alle parole per l’ennesima volta.

Qualcuno torna davvero con serie intenzioni ma devono essere senza appello, senza ulteriori ritardi e senza esitazioni, senza se e senza ma. Potete dire finalmente e, soprattutto realizzare immediatamente cose semplici ma impossibili fino a ieri come: stasera dormi qui. Domani ci vediamo. Sabato partiamo. Ti chiamo io quando voglio. Ti presento alle mie amiche, alle persone che contano per me.

Non andateci a cena o a pranzo “per parlarne per l’ennesima ultima ultimissima giuro volta”. Men che meno a letto.

Altrimenti tutto quello che avrete sofferto e fatto per liberarvi dal suo giogo emotivo non sarò servito a nulla e ricadrete nel baratro.

Non ce la fate? La tentazione è troppo forte? Prendete tempo prima di rivederlo e andata dall’amica o dal terapeuta, esperto, quel che volete per farvi consigliare e aiutare, ma soprattutto per ragionare a voce alta su questo “ritorno di fiamma”, la sua concretezza e le conseguenze fisiche e reali di riprovarci con lui.

Siete riuscite, come spero, a respingere l’attacco e dopo un po’ lui, senza ritegno e pietà, ci riprova? Bloccate il numero. Bloccate le chat. Bloccate tutto. Altro che amore, questo è egoismo da diffida con zona di rispetto lontano da voi tipo polizia scientifica.

Non cadete più nella trappola del tutto chiacchiere, libidine ed egoismo. Vivete di nuovo. Troverete, così, anche il vero amore (leggi qui). Perché, come diceva il grande Indro, i cimiteri sono pieni di persone indispensabili.

Sincerely yours

Per dimenticarlo usa la classifica del chiodo scaccia chiodo

La classifica del chiodo scaccia chiodo - foto ANP
La classifica del chiodo scaccia chiodo – foto ANP

Lui ti ha lasciato, o si è fatto lasciare (per stremo delle tue forze) e ora sei lì a disperarti pensando ai bei tempi passati? Sei lì a farti mille seghe mentali sul perché ti diceva che ti amava tanto e poi “puff”, sparito per un’altra o per la moglie? Sei lì a stare chiusa in casa mangiandoti le unghie e chili di cioccolato pensando a quanto il tuo mondo sia solo ancora e sempre lui? Sei lì a pensare che tutti gli uomini sono degli stronzi ed è meglio comprare un gatto, forse due?

Inutile e sbagliato. La rinascita è a portata di mano e, credimi, migliaia di storie scritte su questo blog ne sono la prova. Basta un po’ di tempo (in due mesi si sta già molto meglio) e “aiutati che il Ciel ti aiuta“, che tradotto in questo blog significa che devi ricominciare a uscire e trovarti un CHIODO, cioè un uomo che ha una caratteristica fondamentale, come spiego nel mio precedente articolo: regala spensieratezza (e non serve andarci a letto, almeno non subito e mai se non se lo merita).

Per questo ospito volentieri Silvia che, oltre a essere una assidua lettrice e commentatrice illuminata, sta mettendo in pratica con successo la teoria del chiodo scaccia chiodo e ce lo racconta qui di seguito, facendo una vera e propria CLASSIFICA DEL CHIODO. Lei parla di amanti di lungo corso, ma la sua/nostra regola vale anche per i fidanzati innamorati lasciati in tangenziale. Vai Silvia!

Il “Chiodo”(cit. A.N.Pellizzari) è un uomo piacente, piacevole e soprattutto LIBERO che avrà il compito -grato per noi, forse ingrato per lui- come un novello Caronte, di traghettarci fuori dalla palude degli amanti, se non verso una verdissima prateria con casetta, giardino, 5 figli e 15 gatti, quantomeno verso un normale e banale praticello in grado di ricordarci che esiste un mondo normale di relazioni al di là della melma vischiosa che abbiamo sperimentato nella palude.

Abbiamo già appurato che, dopo una lunga storia da amante, una delle cure più efficaci da seguire per tirarsi fuori dal baratro è la “chiodo-terapia”.

La regola base perchè il chiodo funzioni è che deve essere solo e soltanto considerato come uno strumento per distogliere la nostra attenzione ed energia dall’amante.

Ma quello che dobbiamo stamparci sulla fronte è che il chiodo è qualcosa di funzionale a noi, una medicina da prendere se e solo se ci va di farlo e nelle dosi che noi riteniamo opportune per tirarci fuori da quella palude nella quale non riusciamo più a muoverci.

In questa fase è controproducente fare cose che non abbiamo voglia di fare, quindi non dobbiamo andarci a letto solo per ripicca se non ce la sentiamo, ma dobbiamo solo cogliere l’occasione per staccare testa e cuore da situazioni che hanno già prosciugato abbondantemente la nostra energia e che d’ora in avanti non dobbiamo più alimentare in alcun modo.

Attenzione però: non è sufficiente trovare un “chiodo”… va scelto. Quindi è necessario identificare pochi requisiti di base che il chiodo deve soddisfare per poter assolvere alla sua funzione, pena esclusione della sua candidatura.

Il nostro amante (o ex) è sposato, è tipicamente pesante, spesso fa le cose più complicate di quello che sono e non è assolutamente rispettoso di noi in nessun senso quindi, a pensarci bene, i requisiti del chiodo sono basati sulla regola dell’opposto.

Il chiodo deve essere…
1. Libero: il chiodo deve essere rigorosamente single, se no siamo punto e a capo.
2. Leggero: la leggerezza è un requisito irrinunciabile nel chiodo.
3. Semplificatore: Il chiodo deve semplificare e facilitare il nostro processo di guarigione, non sono quindi ammessi gli indecisi, i fanatici delle seghe mentali e nemmeno i finti intellettuali.
4. Rispettoso: se gli facciamo notre che non è aria e quel giorno non abbiamo voglia di vederlo, lui deve stare nel suo e rispettare il territorio. Questo per noi non è l’inizio di una storia, è un pezzo necessaio alla nostra guarigione e come tale va vissuto.

Il chiodo è quindi uno strumento che, a seconda della tipologia e durata della nostra storia precedente, può assumere diverse forme variando di intensità ed efficacia ma che, in ogni caso, deve rispondere a dei requisiti specifici e deve avere l’unico scopo di tirarci fuori dalla palude, iniziando a corrodere lentamente ma inesorabilmente tutta quell’area di pensieri ed emozioni dedicata in esclusiva a “lui”, all’ex, esattamente al pari di una nuova app sullo smartphone che ti rialloca lo spazio in memoria.

Esistono poi varie sfumature di chiodo, ma la classifica può essere come segue:

Chiodino: flirt superficiale, il tipo conosciuto in palestra che ti dà una mano a fare la panca, il barista che ti fa il cuoricino sul cappuccino la mattina e ti fa pure gli occhi dolci. Con il chiodino ci fai due chiacchiere, non necessariamente ci si è scambiati i numeri di telefono, al massimo siamo amici su facebook e instagram e ci mettiamo qualche like a vicenda, ma questo permette già di sottrarre quei 40 secondi di pensiero all’area suddettadedicata a “lui”. Se è carino e ci va, al chiodino possiamo anche dare il numero di telefono e uscirci a fare una bevuta, durante la quale verrà decisa la sua sorte (eventuale upgrade in classifica o cancellazione insindacabile dalla lista).

Chiodo: a questa fase ci si può arrivare per upgrade dalla precedente, se la prima serata è andata discretamente, lui non ci ha fatto cascare le braccia (e le ovaie), ha retto bene una conversazione di due-tre ore e ha rispettato i minimi sindacali di educazione e galanteria (ha pagato la bevuta, per esempio). Se dopo inizia uno scambio di whatsappini e c’è anche qualche telefonata, può scattare la seconda uscita, ma solo dopo decideremo se l’upgrade a chiodo può essere effettuato. Side effect importante, qui i 40 secondi sottratti al pensiero di “lui” iniziano a diventare minuti, anche ore se l’uscita funziona bene, a seconda della validità del chiodo. E, ricordiamoci, questo è il nostro primo vero obiettivo nel suo utilizzo.

Master Chiodo: un vero chiodo lo si può diventare dopo un po’ di frequentazione, telefonate e qualche uscita decente in cui siamo state bene e, ovviamente, in cui c’è stato qualche contatto fisico, magari un bacio, perché dobbiamo capire se toccarlo e avvicinarci fisicamente a lui ci fa schifo, ci è indifferente o ci può piacere. Più il chiodo sale in classifica e migliora la sua presenza nel quotidiano, più la porzione di RAM dedicata all’amante o ex amante si ridimensionerà.

• Chiodo Supremo: quando ci andiamo a letto una, due, più volte, il chiodo sta egregiamente assolvendo alla sua funzione, pertanto diventa supremo a pieno titolo.

Grazie Silvia, preziosa e divertente classifica. Ma, a parte i sorrisi che può strappare la descrizione dei vari chiodi, c’è molto di vero in quello che dice la nostra amica, anche perché ha provato sulla sua pelle quanto un uomo può deludere e ferire. Ma oggi, anche grazie al “aiutati che il CHIODO ti aiuta”, è quasi fuori dal tunnel.

Leggete, commentate, confrontatevi… anche lei vi risponderà.

Sincerely yours

Ho incontrato un narcisista

Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)
Il narcisista è un vampiro emotivo (Pixabay)

Incontrare un narcisista può essere devastante da un punto di vista emotivo e di autostima. Lo testimonia qui Daniela Luciani, amica e preziosa contributor di questo blog, che ha raccolto nel post che segue le storie di alcune donne alle prese con un narcisista.

Che, come scoprirete, non è sempre l’uomo forte, bello, fascinoso e sciupafemmine, ma si presenta anche sotto le vesti di uomo “comune”, ancora più infido perché apparentemente innocuo.

E invece anche questo tipo di narciso è un vampiro dei sentimenti e delle emozioni altrui, uno che vi succhierà amore, vitalità espressiva ed energia emotiva fino a lasciarvi prostrate e sole. Un vampiro capace, nelle situazioni più gravi, di danneggiare il vostro Dna emotivo al punto dal rendervi zoppe, anche per lungo tempo, dal punto di vista sentimentale.

Daniela ci spiega come lei e le sue amiche hanno incontrato un narcisista patologico, che cosa è successo ma, cosa più importante, come ne sono uscite.

Ecco cosa ci scrive

Chissà quanti nella vita ne incontriamo ma non li riconosciamo. Di narcisisti ne è pieno il mondo e, spesso, li rifuggiamo d’istinto perché le persone piene di sé ed egocentriche risultano spesso anche antipatiche.

Quelli che evitiamo in maniera inconscia, perché magari non ci puntano o perché non ne veniamo attratte subito, sono ben più pericolosi e purtroppo prima o poi ci si può cascare: sono i narcisisti patologici.

Ecco dunque il racconto dell’esperienza di più amiche che si sono ritrovate alle prese con un narcisista in cui potersi riconoscere e trarre spunto per la propria “salvezza”.

Non sono una psicologa, per cui rimando l’approfondimento sulla patologia a ricerche che possono facilmente essere condotte autonomamente su libri, internet o quant’altro.

Farò solo distinzione fra overt e covert: bello e compiaciuto, di successo, se non nella vita, almeno con le donne, il narcisista overt era, col senno di poi, davanti ai nostri occhi. Di lui ci gratifica l’essere state scelte per poi capire che siamo un numero tra le tante. Questo, in sintesi, per la cronaca.

Io mi soffermerò sul covert, più difficile da individuare.

Non bello, quasi sfigato, non di successo, nelle sembianze pacifico, un tipo tranquillo, all’apparenza sensibile e dall’animo delicato, sopraffatto dal destino poco generoso con lui, e dall’aver realizzato di aver fatto scelte sbagliate, circondandosi di persone che non sono in grado di riconoscerne il vero valore.

Ecco che d’un tratto vi riconosce come preda, gli piacete perché siete “normale”, non troppo esuberante ma sicura, ai suoi occhi vincente, con un carattere positivo, entusiasta della vita e aperta agli altri: tutto quello che lui vorrebbe essere ma non si sente di poter essere.

Allora che fa? Cerca qualcuno che lo sia, attirandolo a sé per succhiare energia emotiva, non per farla sua, ma solo per sottrarla all’altro privandolo e lasciandolo come la copia di sè stesso.

Chi ci è passato si renderà conto di come in un percorso estenuante e doloroso questa persona sia passata dall’essere dolce, sensibile, divertente, rispettosa, gratificante e presente alla totale incomunicabilità, alla mancanza di empatia, alla crudeltà e all’assenza.

Tutte mascherate dall’opposto di quel che sono al fine di destabilizzare, colpevolizzare l’altro e attuare una manipolazione costante.

Seduce in punta di piedi, fingendo di aprirsi per far aprire l’altro, ostentando fiducia per ottenere la fiducia dell’altro, essendoci sempre fino a rendersi indispensabile per fagocitarvi interamente come un serpente, in modo che poi, dopo avervi dato tutto, possa in un solo, destabilizzante e quasi mortale colpo, togliervi tutto.

Quando siete totalmente “sue”, non è detto che il soggetto in questione vi chieda di fare sesso, è più facile negli overt, i covert possono anche avere problemi sessuali, latenti o meno.

E, dopo avervi riempite di complimenti a 360 gradi un giorno potrebbe uscirsene con una frase del tipo “sei una cozza… tornatene da dove vieni”

Lì la vittima, tramortita e incredula cerca spiegazioni che non tarderanno ad arrivare, ma saranno inconsistenti e assurde, per poi ripartire con questo tira e molla che io preferisco definire volare in cielo per poi precipitare rovinosamente al suolo.

Tutto questo avviene in maniera lenta, costante, subdola e crudele tanto che la vittima diventa paradossalmente complice del suo aguzzino giustificandolo e cercando di compiacerlo perché volare alto piace, arrivare a toccare il cielo è bellissimo e forse cambiando atteggiamento, accondiscendendo sempre più ai suoi umori non si precipiterà al suolo.

Cercando di gestire la situazione si commette un grosso errore: la situazione è gestita magistralmente solo dal narcisista patologico, ogni sua mossa non può venire contrastata. Nega anche l’evidenza!

E allora collaboriamo, lo accontentiamo… ma lui non è soddisfatto, rilancia e vuole sempre di più… lui vuole tutto, finché, succhiate tutte le energie da chi gli donava amore illudendosi di essere ricambiato, il tipo non scappa lasciandovi insoddisfatta, piena di dubbi, frustrazione e con l’autostima sotto i piedi. Nel frattempo ha già puntato un’altra vittima che ha abboccato.

…il vostro orgoglio ferito potrebbe spingervi a voler tagliare i ponti e lui vi scongiurerà di ascoltarlo di dargli una seconda possibilità… perché in realtà lui… vi voleva solo mettere alla prova. L’assurdità della situazione potrebbe spingervi a perdonarlo… big mistake!

In questo percorso, mentre lui vi gestisce, nuove vittime sono ricercate costantemente, ma non sempre abboccano, ecco perché lui torna da te, ma quando quella giusta abboccherà lui non tornerà più. Almeno fino a quando non inizieranno i problemi anche con questa.

E come chiuderà con voi? Con un crudele lasciami in pace. Capito? Ciao.

A questo segue silenzio tombale suggellato da lapide sepolcrale!

Poi però potrebbe ripalesarsi per vedere se ancora ci siete, se ha ancora appeal su di voi ma solo per darsi coraggio: voi non gli interessate più, siete solo uno strumento. La sua ricerca è continua e incessante.

A questo punto chi ci è già passato lo ha identificato alle prime avvisaglie (la prima caduta da alta quota… massimo la seconda) ed è corso ai ripari cancellando, evitando ogni contatto e ignorando ogni tentativo di riavvicinamento.

Chi purtroppo è alla prima esperienza, si trova in un baratro in cui non si fa che continuare a precipitare.

L’unica soluzione è l’aiuto esterno, un professionista in grado di farvi capire che nulla è dipeso da voi, che non avete fatto errori, che non avreste potuto fare nulla per far andare le cose in modo diverso e soprattutto che questo tipo di esperienze non devono chiudervi alla vita.

Se ci siete cascate è perché avete fiducia nel prossimo e credete nei sentimenti, questi sono i vostri punti di forza e tali devono restare.

Queste persone non possono essere aiutate facendo l’errore di credere di poterle guarire: c’è solo una persona che può guarire e salvarsi: VOI!!

Allora rispondetegli un bel “Bene. Peggio per te. Ti auguro buona fortuna. Ti ho voluto bene davvero ma ora per me non esisti più. Chiaro? Ciao”.

Il narcisista si liquida così. Bisogna lasciar andare. Rialzarsi senza restare sul campo. Capire che sì, siamo circondati da narcisisti, sì, prima o poi ci ricapiterà o capiterà ad una nostra amica ma no, questa volta lo sappiamo, questa volta non ci facciamo fregare, le nostre attenzioni sappiamo che dobbiamo dedicarle a chi le merita, a chi ci corrisponde, a chi da noi tira fuori solo il meglio, a chi è in grado di dare.

A chi la nostra energia, il nostro entusiasmo e la nostra positività le fa volare alto, a chi ci accompagna liberi e leggeri perché ormai, soli o in compagnia, sappiamo volare con le nostre ali.

Grazie Daniela, perché è importante il “se lo conosci lo eviti”, ma anche sapere che al narcisista si può e si deve sopravvivere, e che è sbagliato fare il suo gioco, cioè pensare di essere sbagliate, trasformandosi in zombie emotivi incapaci di avere nuove bellissime storie d’amore.

Sincerely yours

Ma la pausa di riflessione serve?

Rifletto corteggiando altre
Ti spiace se mentre siamo in pausa di riflessione mi faccio il mondo?

Mi serve una pausa di riflessione. Ci serve una pausa di riflessione. È il momento clou di moltissime coppie. Di tutti i tipi, dai fidanzati (a volte anche senza aver compiuto un anno di anniversario) agli amanti, passando per i matrimoni decotti (almeno dagli indizi).

La pausa di riflessione è stata inventata nel 1457 da tal Nicolò dei Pellicciai, nobile decaduto veneziano (per le troppe spese) il quale, interpretando la summa di tutti i difetti maschili nei rapporti con le donne, ebbe a scrivere un libello sull’argomento, il “De prendere tempo in copulatio libertatis erga omnes” (latino volgarizzato che significa, in sintesi: prendo tempo con una per scoparmi il mondo, poi magari torno), che oltre a teorizzare le regole della pausa di riflessione per, lo scrive lui stesso, “adiuvare lo maschio a mantenere lo piede in due calzari senza incorrere in nefaste contumelie e legulei”, ebbe così fortuna da consentirgli di sperperare tutti i nuovi denari incamerati con il libretto in ulteriori riflessioni alte e brune.

Scherzi a parte, letto il libello del mio avo, ho capito che certe spiegazioni sono rimaste valide anche dopo secoli e, come al solito, qui mi voglio concentrare sulle motivazioni maschili di cotanta richiesta. Eccole, divise per scusa palese e traduzione recondita.

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHÉ SONO CONFUSO
È la pausa di riflessione più diffusa fra i single, separati o divorziati che stanno con una donna da meno di un anno o giù di lì.
La confusione è la scusa: uno è confuso quando non capisce più non si sa che cosa, ma alla vostra domanda “ma tu mi ami ancora” risponde confusamente:”sì certo, Oddio penso di sì, ne sono quasi sicuro, sono molto confuso”.
Proviamo a non vederci per un po’ così mi schiarisco le idee. I messaggini e qualche telefonata sono concessi perché, dice lui, questa pausa di riflessione non è un addio ma un arrivederci.
Nel libello del Nicolò il veneziano viene spiegata la recondita motivazione di un comportamento in tal guisa. Il nobile Serenissimo spiega di aver chiesto all’epoca alla fidanzata di turno la pausa di riflessione perché aveva intrapreso intensa corrispondenza con tale Donna Marianna di Torcello, e ormai le epistole erano arrivate all’erotico spinto, tanto che i due avevano già un appuntamento in una locanda dalle parti di San Michele.
Riportata ai giorni nostri, la motivazione recondita rimane la stessa: il tuo lui sta chattando da circa un mese con una bellona conosciuta su facebook, per esempio pescata fra le tue amiche (gli uomini sono pigri e odiano perdere troppo tempo prima di scopare, a meno che non siano per l’onanismo virtuale, leggi qui per approfondire il tema). Ormai si sono anche visti e piaciuti e lui, la prossima volta, è sicuro che la cena finirà in un orgasmo, il suo basta e avanza.
Però non vuole sentirsi colpevole, non vuole perderti (non si sa mai, l’altra promette bene ma potrebbe essere un sacco di patate mentre tu sei una certezza, come sai fare tu i tortellini…) e, dato che lei è una tua “amica di Facebook” (di serie b, mica è scemo a farsi beccare da una tua amica vera) vuole evitare sputtanamento eventuale urbi et orbi in bacheca. Quindi, citando il mio avo ” non esiste al mondo di miliore cosa in codesti frangenti che tener calma la femina al focolare mentre si va a goder de l’Amur de altra femina calda e nova”.
Così lui ti chiede una pausa non tanto lunga, diciamo che non ci vediamo per un mesetto, che è sufficiente per trombarsi bene l’altra. A codesta potrà inoltre dire di essere libero, dopo che in chat ha detto che era in crisi con te (siete amiche su facebook ma come tante, e quindi all’oscuro della trama del novello casanova) e fare con lei innumerevoli giri dell’orologio a letto.
Come vi accorgerete se la pausa di riflessione diventa tombale? Dai messaggini e telefonate. All’inizio sono sempre rassicuranti, perché lui si sente in colpa, vuole accertarsi che voi non abbiate sgamato la comune amica e vuole che rimaniate ad aspettarlo facendo il risotto che gli piace tanto, perché l’altra sì scopa bene, ma non sa fare il risotto.
Se i messaggi e le telefonate si fanno sempre più rare e voi, tentando un contatto, ottenete risposte da telegramma in ritardo di 24 ore preferisce la carbonara al risotto (leggi perché non mi scrive qui) e farete anche molta fatica per sentirvi dire di nuovo “sono sempre più confuso”.
Già perché l’uomo non lascia mai, si fa sempre lasciare. Cito Nicolò dei Pellicciai:” lo più periglioso atto che gentilomo possa esercitare su donna de facto in abandono est palesarle il de facto stesso cum vere motivazioni”: ciò può esporre a strali tali e tanti da indurre la Serenissima a comminare esilio (oggi bloccato su facebook)”.
Quindi non solo non ti lascerà (leggi qui), ma ti tirerà scema finché non lo farai tu.
Consigli? All’annuncio controlla bene i suoi movimenti social (aumentati? Stranoooooo) e dopo le prime telefonate prova a dirgli: ho conosciuto Ugo, posso scoparmelo? E vedi come reagisce. Se salta di gioia capisci. Se ti fa una scenata ma dice “lo sapevo che non eri la mia donna del destino” e coglie l’occasione capisci. Se ti dice perché no, liberi tutti, servirà per capire meglio capisci. Se mette giù il telefono e corre da te ti ama: in questo caso digli che Ugo non esiste. Al contrario, fatti subito Ugo. In ogni caso la pausa di riflessione sarà servita soprattutto a te.

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHE’ SIAMO IN CRISI
Questa è la pausa di riflessione tipica dei matrimoni in crisi.
Qui i casi sono due.
O lui ha già un’altra da tempo che lo sta pressando per separarsi anche se non se la sente, e tenta di mantenere il piede in due scarpe con una mossa disperata che è quella di uscire “temporaneamente” da casa (di solito finisce dai suoi genitori, che già significa temporaneo del temporaneo), in modo da non mettere te di fronte a una separazione “vera” e calmare l’amante che finalmente vede segni di vita e un progresso magari dopo anni di attesa e promesse.
O lui ha un’amante fresca che lo ha travolto fisicamente e mentalmente e vuole godersi un periodo di intensiva con lei ma con il paracadute, e cioè con te che lo aspetti.
Consigli? Come ho già avuto modo di scrivere, inutile cercare e, una volta scoperta l’amante, prendersela con lei. La febbre non è colpa del termometro e un’amante si insinua sempre in una situazione già in crisi, non la provoca salvo i rari casi di colpo di fulmine, che possono avvenire soprattutto in giovane età (dopo i 40 si chiamano miracoli). Quindi il tradimento nasce, nella maggioranza dei casi, per un concorso di colpa fra coniugi (leggi qui).
La domanda tua è: io lo amo ancora? Pensare che possa avermi tradito o tradirmi non mi impedirebbe di riprovarci con lui? Se la riposta è sì non puoi impedirgli di uscire ma puoi lavorare perché lui senta la tua reale mancanza. Lui non sa ancora se l’amante è davvero la nuova compagna, altrimenti non avrebbe chiesto una pausa di riflessione, avrebbe chiesto la separazione. Certo, come narra Nicolò l’antico l’uomo è “nunc vile e semper attendista”, ma di solito pausa di riflessione significa anche tenersi aperta la via del rientro. Anche se la tua è spalancata, ricorda che in amore vince chi fugge (leggi qui) e se lui pensa che sei lì a fare il suo risotto in attesa del ritorno del figliol prodigo si farà gli affari suoi. Se invece si accorgerà, finalmente in assenza della tua presenza, che la terra frana sotto i piedi e potrebbe perderti per sempre… Ah, adegua messaggi e telefonate a questa strategia. Ti pieghi ma non ti spezzi (era il motto del mio avo).

VOGLIO UNA PAUSA DI RIFLESSIONE PERCHE’ TI AMO ANCORA
No, questa volta non è una presa per i fondelli del mio antenato. Lui probabilmente vi ama ancora ma problemi, litigate e routine più errori di coppia, soprattutto se prolungati nel tempo, vi hanno messo in crisi. Può esserci stata un’altra donna, o magari un altro uomo per voi, anche temporanei, ma sono i sintomi dello stesso male. Qui motivazione e scusa recondita collimano. Se siete veramente in crisi e lui è uno con le palle, che a situazioni di stallo reagisce sempre con l’azione, la sua richiesta di pausa è realistica e non nasconde amanti. Se poi avrà altre donne fa parte della risposta alla sua domanda: amo ancora mia moglie? Per saperlo ormai, fatte tutte le altre prove, non gli resta che quella del distacco. Tu devi chiederti: io voglio lui qui con me per motivi che nulla hanno a che fare con l’amore di coppia, tipo paura, solitudine, soldi o figli? Se la risposta è sì il periodo di prova si concluderà con una separazione definitiva. Se vi amate ancora la distanza, il silenzio risveglierà il MI MANCHI, un potentissimo motore di recupero. Le coppie che da una crisi rinascono sono una minoranza lo so, ma ci sono. Ovviamente non parlo delle coppie che stanno assieme per convenienza, per i figli e sono separati in casa o matrimoni azienda. Parlo delle coppie che rinascono dalle ceneri.

ps
ho giocato con un mio presunto avo ispirato dall’opera che vedete nella foto e che mi regalò mio zio Plinio Calore, ultimo di una dinastia di mercanti d’arte in famiglia. In realtà il mio avo vero si chiamava Vittore (1459-1543) nobile veneziano scrittore e autore di un trattato di intonazione addirittura religiosa. A lui chiedo venia per le licenze storiche e araldiche, per il latino maccheronico e l’irrispettosità dei temi (anche se i Veneziani tutti potrebbero dare lezioni in campo amoroso).

Viva San Marco, viva Venezia!

Sincerely yours

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