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Lui non chiama e non scrive? Non ti ama (terza puntata)

Non mancano le tecnologie per farsi vivi...
Non mancano le tecnologie per farsi vivi…

Il tuo lui non si fa vivo, neanche con un messaggino, a meno che non ti fai viva tu? Succede nove volte su dieci? Inutile credere alle sue rassicurazioni, a quanto sia impegnato sul lavoro… Non ti ama. Lascialo o fattene una ragione.

Il mio post scritto a quattro mani con Elisa Guidelli (lo trovi qui e questo è il blog di Elisa) ha prodotto migliaia di letture in questi ultimi mesi, passando in testa alla hit del mio blog come tema più clikkato.

Quando guardo i termini di ricerca utilizzati dalle navigatrici in cerca di risposte che finiscono sul mio post non ci sono dubbi: quanti “lui non mi chiama mai, non mi scrive, non risponde”, e quanto disagio producono questi silenzi nell’era di Whatsapp e delle chat.

Già: è proprio l’era dell’amore 2.0 che ha reso chiaro come sia impossibile non comunicare, almeno una volta al giorno, grazie a vari tipi di messaggerie, pure gratis, se proprio vogliamo accettare che una telefonata sia troppo impegnativa per l’uomo che sta insieme a voi ( e questo è già un assurdo).

Non è quindi accettabile, di fronte a silenzi reiterati e protratti, scuse tipo ero molto impegnato, ho troppo lavoro. Poi magari ha parlato mezz’ora al telefono del Milan ma con voi non ha il tempo neanche di mandarvi uno straccio di faccina. Ma a chi me la vuoi raccontare?

Molte mi chiedono: quali sono i tempi accettabili di silenzio? Un giorno? Due giorni? È semplice: trovo inaccettabile che la giornata si concluda senza che il vostro lui vi saluti degnamente. Basta un niente: un pensierino. Ma lui? Non produce neanche un niente. Non è pazzesco?

La cosa che mi colpisce è che siete voi, evidentemente innamorate perse, che spesso gli trovate delle scuse. Le più diffuse? Lui è uno di poche parole, è sempre stato così. Sarà, ma anche in questo caso non è normale. L’amore vuole frequenza, vuole contiguità, non distanza.

L’altra scusa e che siete sempre voi che vi fate vive. Troppo comodo. Provate a non chiamarlo o scrivergli per 24 ore (riuscite a resistere 24 ore?) e vedete se si fa vivo lui… No? Resistete altre 24 ore… Niente? Trovatevene un altro.

Insomma, la totale reiterata mancanza di attenzione da parte di lui nell’era della comunicazione più semplice e immediata è un palese sintomo di disinteresse, è inaccettabile, non ha scuse e dimostra che voi, nella sua graduatoria delle priorità, come minimo siete agli ultimi posti, dopo amici, calcio e spesso qualcun’altra.

Troppo cattivo? No care amico, obiettivo. Sotto un minimo sindacale certe cose si accettano solo se hai le fette di prosciutto sugli occhi da innamorata. Cercate di guarire presto.

Ma vediamo cosa ne pensa la mia amica di penna Eliselle Elisa…

Nell’analisi del problema, mi ha colpito molto la sicurezza del Pellizzari nel dare la colpa all’amore.
Sarà, ma io non ne sono ormai più così sicura, e non sto parlando da donna ferita (cit.) ma da osservatrice dei costumi e delle complicate situazioni pseudosentimentalidi oggi che mi portano spesso a tenermene ai margini, per capirne le dinamiche.
E qui, caro Pellizzari, se lo lasci dire: è quel suo “evidentemente innamorate perse” che mi lascia perplessa. Perché?
Ma perché secondo me la costanza di certe donne nel raccontarsela e nel farsela raccontare non nasconde affatto l’amore (o il desiderio dell’amore), quanto invece il desiderio di appagare il proprio Ego che, proprio perché viene frustrato più e più volte dal disinteressato di turno che non le ricopre di attenzioni, ecco che rende il disinteressato improvvisamente molto interessante.
E non so se mi sono spiegata.
Non voglio fare filosofia spicciola, e lungi da me fare la psicologa dell’ultimo minuto, non ne ho i requisiti (potrei dire “grazie a Dio” ma poi so che l’Ordine degli Psicologi potrebbe farmi causa, quindi non lo dirò) né le competenze (che si limitano a qualche manuale letto per ricerche personali, ché son sempre utili), ma siamo davvero così sicuri che tutta quest’ansia per il messaggino che non arriva e questa pazienza nell’attenderlo e questa cocciutaggine nel raccontarsi scuse pur di rimanere attaccate all’idea di un uomo che non scrive ma “non è vero che non mi cerca perché non gli piaccio, è solo molto impegnato [a farsi i cazzi suoi]” siano proprio da attribuire all’innamoramento, e non invece a una più sottile e narcisistica ricerca di conferme del proprio appeal di femmina? Una ricerca che tanto è più difficoltosa, tanto più terribile nella lotta per il posto al sole e nel raggiungimento dell’obiettivo, quanto più appaga i sensi e tappa i buchi di un’autostima traballante, se non proprio inesistente?
Può essere che tutto questo sospirare per un messaggio che non arriva non celi, invece del tanto strombazzato innamoramento, un’indole viziata, una semplice grettezza nel non accettare un rifiuto, tanto da considerarlo oltreché inspiegabile, persino impossibile? Sì, perché c’è questo strano meccanismo che viene messo in atto: ricercare come pazze scatenate il proprio valore attraverso gli occhi, le attenzioni, l’affetto dell’altro. E se l’altro è sfuggente, la spiegazione è che “non è mica perché non gli piaci”, GIAMMAI! Tu non puoi non piacergli, lo capirebbe anche un completo idiota che tu non puoi ricevere un rifiuto, se l’altro non ti caga èdi certo perché ha paura, ha freddo, ha le piattole, ha la mamma in carrozzina, ha il calcetto e i cazzi suoi e sicuramente GLI PIACI, senza appello, senza ombra di dubbio, è che solo non ha il coraggio di fartelo sapere. Non ha la forza di dimostrartelo. Non ha la consapevolezza di realizzarlo.
Ebbene, no, care fanciulle. Non funziona così. Funziona diversamente. Perché a un uomo puoi anche non piacere. E puoi anche non piacergli senza per questo sentirti meno figa di come sei. A un uomo puoi anche non piacere per mille motivi, che a te non devono comunque interessare. Perché puoi passare oltre. Perché c’è una vita là fuori, ci sono altri uomini là fuori, che aspettano soltanto te.
Avete fatto caso a quanto ormai i maschietti giochino sulle insicurezze delle donne con l’utilizzo di chat e affini, per fare un po’ quel cazzo che gli pare nell’era dell’autoaffermazione e dell’autodeterminismo femminile? Cos’è, ancora ci stiamo a prendere per il culo?
Che poi, se una avesse davvero quel minimo di autostima, non dico tanto eh, un minimo, capirebbe da sola che il coglioncello sta cercando di farla fessa.
Quindi in conclusione, il mio consiglio è: l’autostima non passa da qualcun altroal di fuori di voi, passa da voi; lo so che siamo tutti fragili, che cerchiamo tutti delle sicurezze, che alle volte non ci vogliamo bene e facciamo cose di cui poi ci pentiamo perché le abbiamo fatte in un momento di debolezza e realizziamo di aver fatto le cazzate solo quando ritorniamo più lucidi, però una regola c’è e va TATUATA e letta ogni volta che sentite vacillare le vostre certezze.
La regola è: “se non vi chiama non gliene frega nulla di voi”.
E udite udite: nonostante questo, VOI SOPRAVVIVERETE!
Il mio corollario alla regola sopracitata è infatti il seguente:
Se non vi chiama, STICAZZI. Se non vi scrive, STICAZZI. Ci perde lui, mica voi. Passate oltre. Non vi serve uno che non vi chiama e non vi scrive per misurare quanto siete fighe nel momento in cui (forse?) lo farà. Tanto non lo farà mai. Vivete la vostra vita e dedicate attenzione a chi se lo merita. E STICAZZI di chi no.


17 commenti

  1. Sante parole Eliselle!!!!! Tante volte dobbiamo essere noi donne a mettere “i puntini sulle i”, non tanto perché ci interessa così tanto quella persona, ma perché vogliamo essere noi quelle che guidano il gioco e sentirci piacenti e vincenti! Ma ti posso assicurare che dopo aver collezionato “minchioni”, uomini spariti o cosa…ci si aggrappa purtroppo un po’ a tutto ciò che passa e SEMBRA essere minimamente interessante, giustificando poi tutto…purtroppo!!! Io continuo ad essere in lotta tra “ho aspettato fino a 35 anni per avere una relazione come la voglio io” a “svelta che qui non si trova quasi più nulla sul mercato, presto che é tardi”!!!!

  2. D’accordissimo con Eliselle..
    Ma per alcune persone spesso è piu facile continuare a negare e sperare piuttosto che rassegnarsi. Invece spesso la soluzione è sotto il naso e così evidente. Si sa ma non si accetta. Una persona che ti vuole e a cui piaci, non si fa desiderare, non così.
    L’interesse e il piacere si vedono nei piccoli gesti, nelle piccole cose. Ma se sono proprio questi a mancare, allora meglio voltare pagina e andare avanti.

  3. Non è scusabile assolutamente… Infatti è un campanello di allarme il fatto che non sia presente.. Ma per quante persone riescono a giustificarlo e a passarci sopra, forse non lo reputano cosi importante.. Diversamente affronteresti la cosa, o no?

  4. “trovo inaccettabile che la giornata si concluda senza che il vostro lui vi saluti degnamente. Basta un niente: un pensierino”
    Ma un “pensierino” può essere classificato come “interesse”? un pensierino è un pensierino… l’interesse è voler sapere chi tu sia, cosa tu stia facendo, capire se c’è spazio per lui nella tua vita. o no?

  5. ah ok, gli altri, quelli del pensierino, appartengono alla categoria del “non so se mi interessi” o del “mi interessi ma mi costa fatica interagire”. uno step sopra. uno solo però.
    Complimenti per il blog che seguo con molto interesse

  6. Bellissimo! Centratissima l’analisi di Eliselle. Non parliamo di amore ma di gioco psicologico, anche di quarto grado, fino allo stremo delle forze da parte di colei che continuando a giustificare l’altro non esce da una relzione che si può definire esattamente di pura dipendenza affettiva. E’ una malattia che nulla a che vedere col sentimento amoroso e sottende invece bisogni masochistici e nel contempo ostinazione nel tentativo di ribaltare il ruolo da suddita a vincitrice di una battaglia persa in partenza, forse da sempre, da tempi remoti e che una volta tanto nella vita si vorrebbe pur vincere. Invece no, è sempre un’altra Caporetto, che oltretutto lei combatte da sola visto che l’altro non esiste proprio

  7. Non è crisi. Molte volte invece,per il carattere che abbiamo, c’è necessità di far arrivare le cose oltre il fondo. Perché sappiamo che quando meno cè lo aspettiamo, questi “supereroi” hanno il coraggio e la faccia tosta di richiamare come se nulla fosse (con mille scuse e giustificazioni, anche credibili qualcuna). A quel punto il “lavoro” che ti sei anticipata, te lo ritrovi fatto.E dietro tu non guarderai mai piú.

  8. Però secondo me è anche sbagliato arrabbiarsi perché lui non chiama, perché in questo lui si sente troppo importante e si pompa ancora di più!
    Infatti nel momento in cui gli dite: sono stufa di te perché non chiami mai, lui si gonfierà come un pavone e si monterà la testa 🙁

    • Che non chiama non ama. Se fossi una cosa importante ti chiamerebbe tutti giorni tante volte al giorno

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