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Il Poke e i linguaggi segreti degli amanti

poke

Sapete che cos’è un Poke? No? Benvenuti fra i non pochi frequentatori di Facebook come me che non lo sapevano. Non perché il Poke sia un mistero (esiste da quando esiste il social più famoso), ma perché viene usato poco recentemente e dopo un successo iniziale, almeno sembra da noi in Italia, se non da certi “addetti ai lavori”, per esempio gli amanti.

Il Poke è una manina (vedi foto) che per me rappresenta una ditata sulla spalla, della serie ehi ciao, ma anche ehi ci sono, oppure ehi chiamami. Esiste una sezione nei comandi di Facebook (che non ricordo neanche più dove sia) dove tu puoi scegliere a chi mandare un poke. Insomma, un modo per approcciare o per ricordare in maniera mininvasiva che esisti a qualcuno.

A parte che c’era già il grande Totò che usava una sorta di poke reale per disturbare il suo interlocutore: ricordo come toccava continuamente col dito l’antipatico di turno per fargli perdere la pazienza, e come ci riusciva bene.

Il poke nella realtà, cioè se lo usassimo fuori dal virtuale per approcciare una donna, penso rischieremmo uno schiaffone o comunque un viatico per il due di picche. Ve la immaginate la ditata sulla schiena con un “scusa posso presentarmi?”…

Il poke comunque è stato oggetto di recente dibattito, non solo sulla mia bacheca di Facebook, e tanti hanno chiesto: ma a cosa serve? Nell’epoca delle faccine credo poco generalmente, mentre resiste il mitico dito Ok alla Facebook. Se vuoi attirare l’attenzione di qualcuno nel messaggio non ci metti un dito ma un fiore, un cuore, al massimo la manina.

E allora a che serve? Sembra serva soprattutto agli amanti, mi hanno raccontato/confessato alcuni adepti della cosa, o almeno a quelli che hanno rischiato come minimo una volta di essere scoperti dai rispettivi “ufficiali” via chat.

Tutti gli amanti si scrivono in chat, e lo fanno spessissimo: c’è chi usa messenger, chi whatsapp, persino qualcuno instagram. Bacini, bacetti, cuoricini, fino alle foto spinte e alle porcate irripetibili (beati gli amanti che si divertono anche così, sesso H24).

Il problema è che scripta manent, e basta un attimo di distrazione perché quella scatola nera della nostra vita che è il telefonino cada nelle mani sbagliate, senza contare che se la nostra password è la data di nascita o 12345, prima o poi, non ci sarà neanche bisogno di sottrarci il telefono per farsi gli affari nostri, e poco conta che sia un reato… Un marito sospettoso o, peggio, una moglie con dei dubbi, dei risvolti penali di quello che fa nel guardare la posta degli altri in quel momento non interessa nulla, vuole sapere dei risvolti “penieni”, anche a costo di improvvisarsi detective.

Quindi gli amanti che usano il poke (più discreto di uno squillo di telefono o di un messaggio in lettere più o meno chiare, tipo “ci sono”… vallo a spiegare quel “ci sono” poi) pare siano quelli più scafati o che si sono già presi uno spavento perché quasi scoperti, ma sono sopravissuti alla fatidica domanda: “chi è questo qui/questa qui che ti manda il cuoricino?”, ammesso che abbiate avuto la fortuna che fosse un cuoricino e niente altro di più esplicito…

Questi sopravissuti all’incidente potenzialmente letale per il matrimonio e simili, forti dello spavento e della lezione impartita, dunque si sarebbero fatti molto più attenti.

Le loro comunicazioni fra amanti sono diventate più accorte, mi racconta per esempio Anna, 41 anni, amante da un anno, sposato lui sposata lei. E dato che è impossibile per gli amanti, visto il tempo a disposizione, parlarsi sempre al telefono (per esempio di notte), i nostri amici (quanti ne conosciamo, e quanti di noi sono stati amanti!) hanno dovuto industriarsi.

Così rieccoci con il poke, messaggio poco capibile per gli eventuali osservatori scomodi, qualcosa di non leggibile immediatamente e chiaramente (al massimo vi beccherete la domanda: chi è questo qui che ti manda un dito? Alla quale la stragrande maggioranza risponde boh, sarà un errore) ma subito traducibile per il linguaggio segreto degli amanti.

Ed ecco che poke allora diventa “sei libera”?, “puoi parlare, chiamare?”, oppure, per i più sgamati significa “Vai di là”.

Vai di là di solito è una mail con nome finto che i due amanti si sono scambiati per passarsi soprattutto fotografie di un certo tipo, un classico dell’amantato. Ma pochi usano questo metodo perché, mi spiega sempre la mia amica Anna, la mail non è una chat, può andar bene se foto e messaggi te li vuoi tenere o li leggi in un secondo tempo, ma vuoi mettere col bello della chat che ha il dialogo immediato e che ti infiamma sempre di più? Allora meglio qualcosa tipo Telegram.

Telegram? In effetti, quando i miei amici (non solo Anna) mi hanno fatto scoprire questa chat tempo fa, mi sono detto: beh, sembra fatta apposta per la segretezza. Ha un codice aggiuntivo per entrarci (o l’impronta del dito, comodissima se hai il telefono con questa opzione), puoi iniziare una conversazione segreta con lei o con lui che ha un timer di autodistruzione che imposti (va da pochi minuti a ore e giorni) e che cancella, udite udite, non solo quello che hai scritto tu sul tuo telefono, cosa che gli amanti dovrebbero già fare di deafult per far sparire le tracce compromettenti (ahia, quante dimenticanze…), ma anche dall’altra parte sparisce istantaneamente tutto, cioè sul telefono di chi riceve i tuoi messaggi. E non credo siano molte le chat che consentono una cancellazione totale bilaterale timerizzata del genere, ditemi voi se sbaglio.

Quindi la sequenza dell’amantato 2.0 sarebbe il poke e poi ci si trova su telegram o in altri lidi, se non vogliamo avere neanche le notifiche (criptate in questo caso) che ci avvertono di un messaggio.

Il poke dunque sopravvive, almeno nei racconti di chi ha voluto confidarsi sul suo uso “promiscuo” (termine ironico, sapete quanto sia indulgente sul sesso e sulle storie parallele…), fra gli amanti delle chat e non solo.

Ma in effetti da noi sembra che pochi lo usino e lo conoscano o, forse, hanno smesso di usarlo dopo i primi tempi, per comodità o prese più… dirette.

E nonostante il fatto che i numeri degli amanti rappresentino un “mercato” potenziale enorme: secondo le stime, immagino per difetto (non si risponde volentieri a certi sondaggi, o forse non si dice sempre la verità, come con le domande sul sesso tipo “quanto duri” o “quanto ce l’hai grande”), il 60% degli uomini ha tradito almeno una volta e lo ha fatto anche il 50% delle donne.

Io però tutti questi poke da amanti non li vedo. Ma forse perché non vanno fatti vedere… Il codice del silenzio è condanna e insieme salvezza (e tensione erotica, why not) di due non liberi che si amano.

Che ne pensate? Voi usate il poke? E perché?

Sincerely yours

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