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Ho conosciuto mia #moglie in #viaggiodinozze: io mi innamoro, lei no (parte quarta)

Rita all'epoca del racconto, quando faceva l'animatrice nei villaggi
Rita all’epoca del racconto, quando faceva l’animatrice nei villaggi

Continua la storia mia e di Rita, l’animatrice conosciuta alle Maldive durante il mio viaggio di nozze (leggi qui). Dopo la prima uscita (leggi qui) e il primo weekend (leggi qui) iniziamo a frequentarci sempre di più. Lei, però, deve partire, e io… mi innamoro. Non corrisposto

Se mangi la torta più buona del mondo, vorrai mangiarne ancora un pezzo. E poi ancora un altro. Dopo il weekend a Verona, la mia storia con Rita doveva diventare, al massimo, il classico una tantum da trombamici. Quando si può e si ha voglia, ci si vede e ci si diverte. Senza implicazioni sentimentali ed effetti collaterali: non c’è neanche bisogno di sentirsi tanto anche perché, all’epoca, chat e telefoni cellulari non esistevano.

Doveva essere così, ma eravamo stati talmente bene insieme che continuavamo a telefonarci. Quasi una volta al giorno. E appena si poteva si mangiava insieme. E si faceva l’amore, ovunque potessimo. Lo facevamo persino in auto, sfidando tutte le mie manie di sicurezza. E’ proprio vero: assaggi una torta troppo buona e non smetterai mai di mangiarla. Ero un bambino libero in una pasticceria, la migliore.

Solo che io sentivo che, piano piano, lei stava diventando più importante per me. Certo, il sesso e l’attrazione fisica la facevano da padroni, ma io adoravo già ascoltarla parlare, ragionavo con lei sul suo possibile futuro, perché lei di certo non aveva intenzione di fare l’animatrice nei villaggi per tutta la vita: aveva visto troppi giovani trasformarsi da idoli dei turisti, belli e invidiati, a vecchi signori affaticati dalle performance da Cabaret ripetute da decenni.

Una volta Rita era così protesa verso il futuro che si era messa a piangere: si sentiva ingabbiata in questa sua vita dorata da villaggio ma senza prospettive. Così l’avevo aiutata a prendere la decisione della sua vita: entro l’anno avrebbe abbandonato l’animazione turistica e si sarebbe data da fare per un nuovo futuro. Avevamo costruito insieme il primo pilastro di quella che sarebbe diventata, alcuni anni dopo, la nostra famiglia.

Non la desideravo solo più, la ammiravo come donna, anche. La sua voglia di crescere, nonostante la droga della vita che faceva, la droga di Peter Pan, che ha prodotto tanti disillusi e animatori a vita e senza sbocco. Lei diceva: o diventi capovillaggio, o diventi manager o diventi niente.

Però si avvicinava il momento della sua partenza: avrebbe passato la stagione invernale in un Club, a San Martino di Castrozza. Ho iniziato a pensare a lei da sola, in mezzo a tutti quegli uomini, a tutti quei corteggiatori, e la cosa mi faceva star male. Fisicamente. Il primo sintomo di innamoramento. Conoscendola, avrebbe sicuramente avuto qualche storia.

La fregatura è che non solo stavamo bene assieme, non solo eravamo sessualmente compatibili al massimo. La fregatura stava nel fatto che non avevamo pensieri o paure. Io non avevo paura che lei avanzasse pretese sulla vita futura insieme, che impazzisse telefonando a casa per “reclamarmi”. E lei non aveva il timore che io le rompessi le balle o interferissi con la sua vita, salvo i buoni consigli che le potevo dare visti i sette anni di differenza e la mia professione ormai avviata.

La serenità ti fa innamorare, perché sfronda di ogni paura la paura di innamorarsi. E così mi sono innamorato di lei.

Lei, però, parte per San Martino: non ci vedremo fino a febbraio, quando lei potrà fare una scappata a Milano. Però avevamo due appuntamenti: uno telefonico, il giovedì sera, e uno floreale. Ogni settimana le mandavo, con Interflora, un mazzo di rose rosse, nove per la precisione, che è il mio numero. Al telefono grandi risate ma io, già segretamente innamorato, saggiavo il terreno per capire se c’era qualche moscone che le ronzava intorno. A mazzi erano! Ma non ci potevo fare nulla, se non lavorare di telefono e fiori (un capitale in fiori, trasportati in camioncino fino alla vetta, ogni settimana).

Finalmente arriva febbraio: la prelevo in Piazzale Loreto e ci chiudiamo due giorni in una stanza. Nulla è cambiato tra di noi. Però lei ha avuto un’avventura. Soffrendo come un cane rabbioso, geloso della gelosia peggiore, quella retroattiva, mi faccio raccontare nei minimi dettagli la storia. Sembra quella di un marinaio che sbarca in un porto, dove il marinaio è lei e la bella colpita e affondata un manager sposato in libera uscita. In pratica questo le fa una corte spietata per 5 giorni, poi lei (lei) decide di bussargli alla porta alle 2 di notte. Passano la notte assieme. Punto, lei dice: non fare quella faccia lì, non sono neanche andata a salutarlo alla partenza. Mi sono solo divertita. Parliamo d’altro, anzi, facciamo altro, mi dice.

Solo qualche settimana prima questo suo “tradimento” non mi avrebbe fatto un baffo, solo che io, ormai, sono nella terra degli innamorati, sempre di più. Ma sento che non è il momento per dichiararmi, lei fuggirebbe. Passano le settimane di rose e telefonate e lei ritorna in Lombardia. Inizia a cercarsi un lavoro “vero”, come dice lei. E ci vediamo appena possiamo, e ci sentiamo moltissimo.

Una sera, riportandola a casa nella sua Brianza, in auto Whitney Huston canta I will always love you: io rallento, sterzo di colpo e ci fermiamo a un distributore della Shell. Io la guardo e non parlo, lei anche. Ci baciamo, ma è un bacio diverso da tutti gli altri, è un bacio da innamorati. Lei si stacca e mi dice: cosa ci sta succedendo? Non lo so, dico io. Siamo emozionati, non parliamo. Ci salutiamo, lei è quasi preoccupata. Il giorno dopo, al telefono, lei minimizza.

Io invece, decido di scriverle una lettera (al computer: me lo rinfaccerà per tutta la vita!) che finisce così: TI AMO.

Quel distributore è ancora lì. Ci passiamo spesso, per andare a trovare mia suocera con i bambini. Ogni volta ci fermiamo e, a distanza di vent’anni da quella sera, ci baciamo. I bambini lo sanno e ci guardano quasi attendendo questo rito come conferma che in casa è tutto ok: gli abbiamo spiegato che lì io e mamma abbiamo iniziato a capire che ci volevamo bene.

Nella prossima puntata scoprirete come Rita, l’animatrice conosciuta durante il mio viaggio di nozze alle Maldive, reagirà alla mia dichiarazione d’amore scritta. Posso anticipare che scapperà letteralmente, rifugiandosi per due mesi a Londra, lontana da me. E io? Quando il gioco si fa duro…
leggi qui la prossima puntata


18 commenti

  1. PorcaPupazza che cosa intrigante . Lo sapevo che la Tosi è TOSTA. Da come lo racconti , riesco a immaginare tutto e vedervi … Ci sono dentro … Continua continua . ( ops sembrano parole con doppio senso … Ma hai capito …) facce sogna’

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