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Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Vedo nudo

Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Un’amica, single e over 40, è uscita a breve distanza con l’uno e l’altro, due tipi molto diffusi di uomini sul mercato a disposizione delle single (e non…): l’imbranato e il Una botta e via ma prima mi confesso.

La storia della serata con i due è interessante, anche perché ci permette di fare delle riflessioni insieme sia sul comportamento di questi tipi di over 40 liberi di stato (ma nessuno impedisce che siano under, raccontatemi voi), ma anche su quello della mia amica, che per molti versi rispecchia l’atteggiamento (sbagliato almeno in parte) di molte di voi.

Partiamo con l’imbranato.

Come fa un uomo di più di 40 anni a essere imbranato e grossolano con le donne? La risposta è duplice: o gli manca esperienza o è un inguaribile imbranato davvero.

Nel caso della mia amica il soggetto in questione, più vicino ai 50, era reduce da una separazione. Una separazione subita, vale la pena di specificarlo, perché l’essere attori del lasciare o esserne le “vittime” cambia molto. In questo caso abbiamo a che fare con una vittima.

Di solito un uomo standard che viene lasciato dopo una storia più o meno lunga reagisce in due modi: si prende il cosiddetto anno sabbatico, cioè tenta di scoparsele tutte (pensando più o meno, dipende dalla sua cultura e intelligenza, tanto le donne son tutte troie) oppure si chiude a riccio piangendo sui suoi guai, provando qualche fugace uscita dove il tentativo è quello di indossare una maschera che gli consenta di cuccare e andare avanti, cosa che non trovo per nulla disdicevole (il “son tutte troie” sì, oltre che incivile e sbagliato alla grande).

Ma torniamo alla nostra storia e al perché sia lei che io abbiamo classificato il tizio in questione come imbranato. Lui parte bene: è piacente, cortese e invita la mia amica in un bel ristorante. La serata passa piacevolmente però con conversazione fin troppo generalista.

A mio modesto parere un uomo che vuole veramente una donna a un certo punto deve innestare la quarta e iniziare il cosiddetto Crescendo Rossiniano, in un misto di apprezzamenti, gesti di contatto e frasi che devono scaldare lei facendole capire il nostro interesse.

E l’imbranato che fa? Rimane sul generale, sfoggia cultura e paga il conto (meno male, non è più così scontato a quanto pare fra i “cavalieri). La mia amica non gli è piaciuta? Sbagliato, aspettate a vedere come prosegue.

Lui da buon candidato alle sue grazie l’accompagna in auto a casa. Scatta il momento epico del saluto di fine serata. Qui l’uomo vero si vede in un solo modo: mentre lei sta per darvi il bacetto sulla guancia l’uomo vero la tira a sé e la bacia veramente. Paura di un rifiuto? Non deve esserci, perché la serata deve avervi già dato la sicurezza di “almeno un bacio vero”. Altrimenti lui non ha capito un cazzo ed è un imbranato o uno che ci prova pensando, per la legge dei grandi numeri, che prima o poi una ci starà (orrore!).

L’altra opzione dell’imbranato poteva essere orale ma non linguale: posso salire da te a bere qualcosa? Anche in questo caso, il ristorante deve aver dato un quorum superiore a quello del bacio. Perché se il bacio è importante (da come ci si bacia si capisce se ci sarà un’altra volta, per lei e per voi, il bacio è per me metà scopata) non presuppone una salita a casa.

Anzi, l’uomo che sa deve avere il coraggio di incassare una “limonata” che, per quanto lunga e densa di significati futuri, è il viatico per andare a casa. Già perché la maggior parte delle signore italiane non la dà la prima sera (salvo segnali tangibilissimi durante la cena), quindi conviene fare i cavalieri e aspettare il prossimo incontro per approfondire.

L’imbranato invece che fa? Nella nostra storia nulla. Rimane silente, incassa i bacetti sulle guance, e vede la sua bella andarsene a casa senza profferire verbo. Lei avrebbe potuto anche scriverglielo a tavola che ci stava, ma lui è troppo imbranato e pavido per provarci. Non sopporterebbe un altro “minidivorzio”. E quindi torna a casa con la coda fra le gambe e una probabile erezione da impiccato irrisolta.

Il giorno dopo l’imbranato riceve da lei un canonico grazie per la bella serata (in realtà doveva essere lui a ringraziare): canonico perché ci sta che l’ospite ringrazi e anche perché alla mia amica non dispiaceva il tale. Che però che fa? Risponde con: avrei voluto che la serata finisse in modo diverso… E come?, dice lei. E qui l’imbranato, congelato nella realtà ma caldissimo al riparo della chat, parte in quarta con un crescendo Rossiniano fra il colpevolizzante (dovevi farmi capire di più e farmi salire da te) e il maniaco sessuale (perché io ti farei così così e così).

Insomma, la mia amica esterrefatta deve sorbirsi da una parte un pippone sul fatto che LEI non avrebbe dato sufficienti segnali di fumo per far partire l’attacco dei Sioux, dall’altra il testosterone esplodente in chat.

L’imbranato, così, non solo si è giocato l’investimento a caro prezzo di una cena inutile (sì, molto maschi fanno il budget su quanto costa arrivare a una scopata), ma si è giocato anche la seconda (e di solito più sicura) chance di uscita, facendo outing su quanto la donna sia imbranata LEI (ridere) e su quanto lui sia adolescente nelle sue pulsioni sessuali virtuali (solo virtuali, è questo anche il grave).

Ma passiamo alla seconda storia, quella che vede come protagonista il tizio da una botta e via ma prima mi confesso.

In questo caso abbiamo a che fare con un single over 50, tutt’altro che imbranato, uno di quelli che apparentemente ha una buona tempistica.

L’incontro è casuale a una mostra. Lui commenta i quadri con la mia amica e si fa notare: è piacente, colto e chiacchierone. Ha un ottimo savoir faire e quindi riesce a strappare nome e cognome alla mia amica, ma non osa chiedere il telefono. Sarebbe inopportuno e inutile: c’è Facebook per contattarvi, più discreto e più informativo per tutti, fra foto e post, a patto che uno sappia leggere fra le righe e fra le foto.

Lui è così piacevole che prendono un caffè insieme. Lui si lancia: che fai stasera? Troppo frettoloso? No, alla media delle donne piace l’uomo deciso se non ansimante e cozza, al limite si rimanda. Lei risponde che non sa se andrà in quel locale dove suonano. Si salutano.

Tempo un’ora lui le chiede l’amicizia su Facebook. La mia amica accetta, e si fa un bel giro sul profilo del pretendente: tutto regolare sembra.

A un certo punto inizia la chat, verso l’ora dell’aperitivo. Che fai dice lui. Vado in quel locale a raggiungere delle amiche dice lei. Perché invece non andiamo in quell’altro dice lui. Lei pensa: le amiche le vedo sempre, proviamo, sembra un tipo a posto. Ok.

Si vedono in un posto senza infamia e senza lode. Lui qui si rivela per quello che è. Al posto del gentile seduttore, la mia amica si trova di fronte, dopo poche battute, il lamentoso confessore. La serata passa con lui che parla malissimo e benissimo, a seconda dei momenti lirici, della sua ex, tediando in modo inverosimile la mia amica che più volte tenta di cambiare conversazione senza successo. Lui è un torrente di ricordi noiosissimi e, per di più, che hanno per oggetto un’altra donna, commettendo così peccato mortale pari all’omicidio, nella scala del galateo delle cose da non dire a una donna che ti vuoi fare.

Alla fine del lungo monologo sulla ex, la mia amica, distrutta, chiede di andare via. Lui cerca disperatamente nella tasca le monetine da due euro in quantità per pagare la misera consumazione offerta (mostrando un altro possibile lato oscuro della sua condizione, l’avarizia; non si esce con i soldi contati e in soldini come i bambini se inviti una donna, peggio c’è solo chiedere di dividere il conto) e le chiede a botta: vieni da me o andiamo da te?

Il confessore, liberatasi l’anima, punta dunque sulla botta e via: ha investito tutto quello che aveva in 12 ore e anche meno e ora vuole quagliare. Ovviamente si becca un bel due di picche, e non c’è bisogno di analizzare il perché, forse era meglio l’imbranato.

Alla fine del racconto di queste storie, che descrivono non due casi limite (come molti commentatori maschi vorranno farvi credere: per loro il mercato degli uomini papabili è meraviglioso, non claudicante) ma profili frequenti, la mia amica mi chiede e si chiede: forse sbaglio qualcosa io, forse sono troppo disponibile, o forse troppo abbottonata. Che dovrei fare?

E qui vi volevo care amiche: ma perché, ogni volta che incontrate un fesso, un imbranato o un menefreghista patentato ed evidente che vi vuole usare senza spenderci troppo in tempo e/o denaro vi chiedete cosa avete sbagliato VOI?

Ma nulla, niente, non avete sbagliato niente: è il pretendente che fa acqua da tutte le parti, non voi. Cosa dovevate fare? Accendere le luci della pista di atterraggio per farlo arrivare fino a lì? Pagare il conto? Telefonare alla sua ex per tornare con lui? Scrivergli con il coltello sulla bistecca al sangue TE LA DO? RE? MI? Ma non cadiamo in queste trappole autolesioniste.

Non è colpa vostra se siete capitate con uno dei tanti uomini un tanto all’etto che girano “disponibili” per le single ma senza arte ne parte nel campo dell’amore, manco dell’ABC dell’amore. Possibile che ci siano? Sì possibile. Sono tanti, quindi capitano di frequente. Colpa vostra? No di certo.

Quindi primo consiglio: prendetevi tempo. Non uscite subito con uno che vi invita, studiatelo, dategli l’amicizia su Facebook o su chat e vedete cosa scrive, come si comporta, cosa pubblica. Fate domande: se è veramente interessato a voi, se non è imbranato, se non cerca la mamma per confessarsi o solo una botta e via aspetterà e vi corteggerà anche virtualmente, prima di ottenere la prima uscita, che aspetterà pazientemente cercando intanto di guadagnare terreno con i mezzi che VOI gli lascerete a disposizione. Tenetelo sulla graticola per una due settimane e poi vedete.

Secondo consiglio: alla prima uscita, come la prima volta a letto, voi avete il coltello dalla parte del manico e siete voi a dover giudicare, non a essere giudicate. Vietato chiedervi cosa c’è che non va in me, andasse “male”. Chiedetevi piuttosto cosa non vi convinceva in lui e fatene tesoro per la prossima selezione. Inutile perdere tempo con chi non ha tempo per voi. Chi non investe tempo non lo investirà, e allora addio dopo le prime scopatine.

Insomma, una vita “difficile” quella delle single che si vogliono divertire e conoscere persone interessanti. Ma non impossibile, se da queste storie traiamo insegnamenti salvatempo ed evitiamo di farci i processini al nostro carattere perdendo in autostima fino al ritiro in convento.

Credetemi: non siete destinate alla clausura per assenza di cavalieri veri, dovete solo fare selezione.

Sincerely yours

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