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Facebook e i “Casanova” del caxxo

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Si sprecano caxxi, pardon, su Facebook. Piovono nelle chat delle mie amiche e conoscenti a mazzi, ripetutamente, da perfetti sconosciuti, da nuovi amici virtuali e dagli amici degli amici. Senza ritegno, a pixel di pirla. La situazione classica? Un amico setaccia le tue amicizie nelle foto o nelle conversazioni, chiede l’amicizia alla bella di turno e, se questa gliela dà (l’amicizia), una volta su 5, dopo breve scambio in chat valutato da lui come apertura parziale di cosce, scatta il pisello. Primi piani, vedute aeree, caxxi finti e di altri, bigoli in foto via chat. Questo è il biglietto da visita dei nuovi “casanova” di facebook.

Ho scomodato il mio grande conterraneo Veneziano e chiedo scusa, ma solo per ironizzare sulLa decadenza del “corteggiamento” ai tempi dei social, che ha tirato fuori il peggio del maschio italiano, e scopro anche da quello più strutturato e apparentemente educato nelle schiere dei nostri amici virtuali e non.

Non parlo dei maniaci sessuali che hanno sostituito l’impermeabile aperto ai giardinetti col cazzo postato in chat senza neanche chiedere l’amicizia: questi non sono in caccia, sono onanisti che godono nell’atto di postare in quanto tale. Archiviamoli fra i poveretti.

No io parlo di uomini normali che però, sui social, si trasformano in postatori di cazzi. Perché? Che cosa scatta nelle loro menti, care lettrici?

Lo scopo dovrebbe essere quello di suscitare in voi, immagino, una reazione mentalfisica tale da scatenare la zoccola che ogni uomo crede latente anche nella più santa delle donne, e non solo farvi urlare “andiamo subito Motel!”, ma innescare un immediato scambio di foto della vostra patata. Errore, anzi, errori.

Errore numero 1
Il cazzo via chat parte anche da un altro presupposto erroneo tipicamente mascolino: per molti di noi il sesso è una macelleria fatta a quarti di bue, dove è possibile eccitarsi focalizzando solo un pezzo della donna. Conosco non pochi uomini che sono stati con culi e tette, pur non apprezzando visi e donna in toto. Ecco, chi posta il cazzo non richiesto pensa che la donna soffra del nostro scotoma anatomico sessuale. Invece la donna ha una visuale d’insieme, certo apprezza anche l’ammennicolo (su questo sono d’accordo con i più: non esiste “le dimensioni non contano”), ma il pezzo lo considera solo all’ultimo, alla fine della filiera emotiva. Ecco perché noi uomini non finiamo mai un film porno e una donna è capace di cercarci anche un perché nella trama.

Errore numero 2
Qualcuno mi dirà che a volte il cazzo foto funziona benissimo ma, ammesso che ciò accada, non accade mai “a secco”. Sfido chiunque a dimostrare che una donna appena o quasi conosciuta sui social risponda positivamente a una foto del genere senza la dovuta preparazione. È come pretendere di scopare senza preliminari: può succedere, ma mai le prime volte. Infatti, è più facile che, dopo la dovuta corte e crescendo Rossiniano seduttivo sia la donna a postare sue parti intime per farci eccitare, non viceversa. Ma qui siamo già avanti, la scintilla è già scattata, il sesso, seppur virtuale, è già in atto. E allora lo scambio di foto è lecito, fa parte del gioco, ma mai per primi, caro “casanova” del cazzo.

Errore numero 3
Pensare che tutte le donne sono troie in base al loro atteggiamento su facebook. Intendiamoci, le vere zoccole ci saranno anche (e perché no?), ma si palesano presto. Non è detto che una donna, perché ha un certo linguaggio disinibito o posta foto in bikini o nudi generici sia pronta a darla via a tutti. Bisognerebbe, perlomeno, e prima di postare i gioielli, aver tastato il terreno sapientemente. Ma sui social vince la fretta e la legge dei grandi numeri. Su come l’uomo medio basso interpreta le foto dei social delle donne leggi qui.

Errore numero 4
Se l’obiettivo dell’uomo è di sfruttare i social per farsi nuove scopate in modo semplice e veloce, siamo nel campo della fantasia. È vero che si cucca su Facebook, è nato per quello ed è perfetto per quello, ma le regole, anche in chat, per le donne sono quelle della vita reale. Il corteggiamento via chat deve essere sapiente e intelligente, un cazzo postato non lo è mai, se non richiesto. E spesso la chat non basta per iniziare a capire che farete sesso o, addirittura, iniziare un rapporto col sesso virtuale: spesso occorre uscire, e cioè aperitivo, cena e le solite cose. I social abbreviano la selezione a monte, non eliminano il corteggiamento, per fortuna. E il cazzo in foto chiama il due di picche, a parte i pallisti che raccontano di aver cuccato così (mi ricordano quelli brutti che tornavano da Cuba dicendo che avevano fatto innamorare tre splendide ventenni). Quindi la fretta di tirarlo fuori non aiuta, cari amici esibizionisti.

Insomma, povero Casanova quello vero, chissà come rabbrividiresti a vedere tutta questa carne inutile nelle chat delle signore: tu sì che sapresti usare anche la tecnologia, per far capitolare le più belle del web. Mala tempora currunt

Ps: la maggior parte delle mie amiche, quando riceve via chat un volatile, blocca e segnala la cosa ai probi viri. Che però sembra siano più avvezzi a bloccare foto di nudi anche di famosi fotografi che i cazzi non richiesti di spammatori via chat. Misteri degli algoritmi censori digitali. Da cambiare però, e in fretta.

Foto: il corteggiatore, collezione Pellizzari


4 commenti

  1. Un ottimo “focus”. Anche se a me non è mai capitato. Però leggendo con interesse i vari punti devo riconoscere che è proprio così! Come sempre grazie per farci capire qualcosa in più di noi e voi.

  2. Internet sancisce il trionfo del porno. Certe immagini e filmati sono alla portata di tutti e non pochi sono coloro che soffrono di porno dipendenza. Se nel passato il porno lo dovevano andare a cercare ora si trova a buon mercato così come certe web girl “soft escori virtuali” che pure su Facebook invitano a chattare con reciproca visione di parti intime tramite web cam. Insomma non escludo che alcuni dopo essersi rincitrulliti con tale abbondanza di immagini non sappiano più distinguere tra come si suscita l’eros in una attrice porno è una donna reale

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