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Essere #single: #genetica o scelta? Lo voglio o lo subisco?

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L’amico e collega Christian Toscano commenta la notizia secondo la quale essere e rimanere single sarebbe scritto nel Dna. Il suo giudizio è lapidario: le conclusioni della ricerca sono una boiata pazzesca. E aggiunge: «Essere single non è un problema. Esistono persone splendide, sicure di sé, che portano avanti la propria vita senza farsi prendere dal terrore. Solitamente questi single, uomini o donne, hanno tanti amici, un buon lavoro, interessi personali che riescono a coltivare proficuamente e sono persone piacevoli da frequentare… Solo chi sa stare bene da solo, riesce a star bene con gli altri» (leggete qui l’articolo nella versione integrale).

Sono d’accordo al 100% con lui sullo studio. Forse non è una boiata pazzesca ma siamo stufi di leggere che tutto è predestinato dal nostro codice genetico. E allora? Sappiamo anche che avere una predisposizione genetica a essere o avere qualche cosa significa avere un maggiore rischio, in questo caso, di rimanere single, non la garanzia che lo rimarremo. Gli scenziati ci spiegano anche che persino terribili malattie come il cancro o la depressione, anche nei casi in cui nel nostro corredo genetico ci sia già la loro “presenza”, possono essere evitate con uno stile di vita antagonista. Questo, per la parte scientifica.

Per la parte filosofica, invece, non mi trovo d’accordo con te, caro Christian. Essere single non è bello, spesso è una condanna. E felice perché single spesso è una balla che si racconta la volpe che non è riuscita ad acchiappare l’uva.

E’ facile dire che bello essere single quando si è giovani, la vita è fatta per essere vissuta in piena autonomia e più si fanno esperienze, comprese quelle sessuali, meglio è.

Ma prova a chiedere a una donna over 35 anni, che non riesce a trovare nessuno con cui condividere la propria vita, che sente la pressione di essere madre, di avere figli e famiglia, mentre il timer della fertilità inesorabilmente scandisce il tempo, se è felice di essere single.

Chiedi alla meravigliosa quarantenne o cinquantenne, con una separazione alle spalle, se è contenta di essere sempre sola e di non trovare, lei ancora giovane e bella, un compagno con cui passare il resto della sua lunga e potenzialmente bellissima vita.

Chiedi a un maschio cinquantenne/sessantenne, impenitente donnaiolo, se oltre al sesso la sua spasmodica ricerca di una donna sempre diversa non celi anche il bisogno di compagnia, nonostante l’egoismo maschile renda più indipendenti (o imbruttiti?) da soli. Chiedigli se anche lui, per non restare solo dopo i 60, rischia di incappare in qualche giovanissima che si accaserà incastrandolo con un figlio…

Fatti non foste per viver come bruti, ma neanche come single.

Certo, ho amiche single che hanno fatto una scelta e sono consce e fiere della loro scelta. Ma veramente poche Scelgono davvero la singletudine. Molte si arrendono alla singletudine, dopo aver collezionato tante, troppe esperienze sentimentali fallimentari.

Non parlo poi della singletudine di passaggio, quella fetta di tempo, che però non deve superare l’anno (altrimenti diventa status), che prelude a una nuova relazione più o meno duratura, magari preceduta da “tagliandi” sessuali, fisiologici sia per la carne sana che per la normale cernita degli aspiranti (senza esagerare però, altrimenti si diventa omologatrici di materassi: leggi qui).

La maggior parte dei single di una certa età è prigioniera dell’essere single, non libera di essere single, soprattutto fra le donne.

Una prova? Queste stesse donne, quando hanno finalmente una storia che può promettere un futuro, si animano e attivano tutte le loro amiche per raccontare quello che è successo, come per gridare al mondo “sono uscita dal tunnel”!

Esistono poi segni che la singletudine si sta trasformando in qualcosa di… peggio. Una esagerata esternazione di quanto si stia bene a stare da sole. Un numero di gatti adottati inversamente proporzionale al numero di uomini avuti (uno a cento). Un’adorazione dell’animale simile a quella di una madre per un figlio che, se giustificata per un figlio, appare davvero eccessiva, rasentando spesso il ridicolo nella sua enfatizzazione (e ve lo dice uno che era innamorato del suo cane). Un ripudio dei bambini che è simile a quello degli anziani cattivi e avizziti dalla mancanza di contatto con i bimbi. Una tendenza patologica a classificare tutti gli uomini (il genere uomini) come degli sfruttatori. Una libido ridotta a zero, al punto da non avere bisogno neanche di un autosoddisfacimento naturale e funzionale per assenza di qualsiasi stimolo sessuale. Questo non è essere single, questo è essere diventate zittelle.

Quasi nessuno vuole stare, vivere da solo. E’ una legge della Natura: siamo fatti per vivere insieme, per accoppiarci e riprodurci. Siamo essere sociali, non individuali. E non basta la partita a calcetto con gli amici o la pizza con le amiche per essere felici. Non confondiamo l’indipendenza vera, che caratterizza anche la coppia più affiatata e matura (si può stare insieme ed essere indipendenti, o single in coppia se vuoi), con una scelta obbligata dal destino o dai nostri sbagli. Perché la scelta libera e cosciente, in questo campo, quella vera della vera-vero single, si conta sulle dita di una mano.

Dicevo destino o sbagli: certo. Sicuramente una donna sola che si affaccia oggi sul mondo dei single maschili della sua età può spaventarsi, avvilirsi, gettare la spugna. Ma se decide di rimanere da sola per questo, e di non continuare a cercare, non è una scelta, è una sconfitta.

Solo chi sta bene con gli altri saprà star bene da solo. Senza pianti. Rimpianti. Angosce. Pesanti silenzi. E senza trasformarsi in un asilo per gatti. Che non possono sostituire gli uomini.


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