Home » Piuttosto che lavorare

Category Archives: Piuttosto che lavorare

Oggi il mio blog ha superato il milione di visite!

Grazie a tutti voi! E Buon Natale 🎄🎁💫!

Serata Pellizzari con il giallo

Martedì 21 novembre vi aspetto a Milano per presentarvi il gustosissimo libro giallo della mia cara e bravissima amica scrittrice Marina Martorana.

Tutto inizia alle 19 (i dettagli nella locandina) e poi… se magna!

Vi aspetto numerosi

Sincerely yours

La mia intervista al blog Student’s Generation

students

Come ho iniziato a fare il giornalista? Chi è stato il mio maestro, mentore e mi ha aiutato nella carriera? Cosa penso dell’istruzione oggi? E dei giovani? Sono indolenti o vivono una realtà troppo difficile? Che cosa va cambiato in Italia?

Domande da 10 milioni di dollari che mi hanno fatto gli studenti blogger di Student’s Generation alle quali ho tentato di rispondere.

Come? Leggete qui e lo saprete.

Forza ragazzi, ce la farete (se studiate l’inglese…).

img_8903-3

Sincerely yours

Il circo dei profili su Facebook 

Alla soglia dei fatidici 5000 amici (più i 1500 followers della pagina dedicata al mio blog) posso stilare una sorta di elenco di profili tipici di chi solca le bacheche del social più usato nel nostro paesiello, Fra amici dai caratteri diversi, amici attivi e silenti, conosciuti nella realtà o in chat, bannati o esclusi dalle mie schiere, motu mio o proprio. 
Sapete che mi piacciono i riferimenti storici da nobile decaduto, e quindi ne faccio uno, con riferimento alla foto: chi vedo su Facebook mi ricorda il Circo Volante del Barone Von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca della prima guerra mondiale. Un circo di aereoplani variopinti, pilotati da assi in qualche aspetto dei social, ma anche da principianti (nonostante la militanza) destinati a essere spesso abbattuti, in bacheca o in chat. 
Ma passiamo ai profili. Ah: non vogliatemene, sto anche un po’ scherzando. Anche….

Il mattatore (maschio)

Un presenzialista. Passa molto tempo su FB, legge tutto e commenta tutto, anche in modo sagace, dalla politica alle foto femminili. Non è che nella vita non fa un cazzo, ma è in genere molto solo. FB è una sorta di bar dello sport ma anche una fidanzata in attesa di una reale.

“voglio ma non posso” (femmina)

Sfoggia spesso un’immagine-foto falsa della donna che vorrebbe essere, di solito sensuale e spregiudicata, ma nella vita lei è una morigerata, tutta casa e chiesa. Sfoga però la sua grande passionalità sopita attraverso commenti e immagini che trasudano sesso. Se usa la sua immagine vera, fa un mix fra cose serie e immagini artistiche passionali. Ogni tanto concede qualche foto ammiccante. In chat è oggetto delle attenzioni dei morti di figa che hanno annusato la sua voglia repressa di scatenare la sua passionalità, ma lei scarta i trogloditi e ne sceglie uno di spasimante, con il quale ha lunghe conversazioni che travalicano l’erotico, ma che non si concretizzeranno mai in un incontro. Vuole ma non può: famiglia, paura, sensi di colpa. Il fuoco che le arde dentro prima o poi si spegnerà per mancanza di orgasmi.

Il grande cuccone (maschio)

Lui sta su FB per farsi più donne possibili. Attenzione: non è un morto di figa. Il morto di figa non ha metodo: manda cazzi in chat alla terza frase, ha un repertorio di parole elementare e spara nel mucchio con la speranza di coglierne una a casaccio. No, il grande cuccone studia le bacheche degli altri, maschi e femmine, rubando e copiando frasi e foto che ne mettano in risalto l’immagine. Quale immagine: la più appetibile possibile per la donna di turno. Così, come un camaleonte, passa dal romantico al macho, dal Misterioso al trasparente come l’acqua a seconda della preda. Un vero lavoro il suo su FB. 

L’intellettuale zoppicante (maschio e femmina) 

si distingue per saccente presenzialismo o distanza che utilizza per distinguersi dalla folla di FB, della quale non può fare a meno ma che disprezza più o meno velatamente. Tende a circondarsi di followers festanti che non sanno fare altro che dirgli mi piace bravo sei la migliore. I dissidenti li tollera massimo per tre post, poi li banna. Maitre a penser di se stessa/o non condivide, mette pochi mi piace (se non hanno il pane dategli brioches) e tenta sempre di essere originale e in controtendenza. Quindi se tutti dicono bello quello, lei o lui dicono, come minimo, “deja vu”. Trattasi spesso di zoppicanti onanisti del proprio io.

Il rompipalle (maschio)

Nella vita reale è anche una persona per bene ma, una volta scoperto FB, il troll che è in lui ha il sopravvento. Educato e sottomesso alla moglie dal vivo, si sfoga sulle bacheche altrui cercando di provocare zizzania anche se si parla del meteo. Fastidioso, saccente, insultante, quando si accorge che lo stanno bannando in troppi fa il leccaculo, soprattutto con le donne, in media più comprensive. Ma prima o poi offende anche quelle. 

La maestrina (femmina)

Sa tutto lei. Ha sempre ragione lei. Ed è destinata a insegnare agli altri come si vive veramente bene. Seguitissima e perfetta su FB, nella vita reale ha pagato il suo know how con grandi facciate contro uomini che non se la meritavano. Vive in singletudine inframmezzata da tentativi di partnership, che spesso si riducono a incontri sessuali o non incontri. Rischio zittellaggine alto. 

L’animalista (maschio e femmina)

Che siano gatti, cani o lombrichi, l’animalista ha da tempo sostituito l’uomo (e spesso i suoi attributi) con uno o più animali che riempiono la sua bacheca. Foto del gatto che lecca, che gioca, che piscia e che fa la cacca. Il tesorino di mamma esonda dalla bacheca dell’animalista ed è più importante di ogni forma di vita umana. Solo la maniaca dei figli può superare la densità di peli di gatto o bava di cane del soggetto in questione. Che raggiunge l’orgasmo solo quando versa l’otto per mille al veterinario. 

La vegetariana kabulista (femmina)

Si sa I musulmani pensano che il maiale sia impuro. Per lei questo è nulla: perché conduce una personale jihad contro qualsiasi persona che, come dice, si ciba di cadaveri di poveri animali. Ebbra di tofu e di altre prelibatezze che sanno di cartone, è incazzata nera col mondo per mancanza di proteine animali e pronta a insultare e polemizzare con chiunque osi mangiare un moscerino inavvertitamente inghiottito andando in moto. Per farsela, se ne avete il coraggio, niente vino. Una bella insalata e sarà alticcia e disponibile, basta condirla tanto. 

Il bombardiere (maschio) 

Sta su FB tutto il giorno. Posta in continuazione le cose che gli piacciono: calcio, donne, paesaggi, scarpe, culi. È un feticista di FB è dei social, e non condivide mai meno di dieci cose di seguito, a volte interessanti, a volte onanistiche. Per restargli amico dovete sopportare il suo continuo presenzialismo ma… se non ci fosse lui, che vuoto in bacheca. Mi ci riconosco un po’ nevvero?

Il guardone (maschio e femmina)

Guarda e non commenta. Legge tutto ma non scrive. Qualche mi piace, qualche fugace condivisione. Nella vita, uomo o donna che sia, è di quelli che a tavola sta zitto e ascolta. Vive attraverso la vita degli altri. Ogni tanto ne trovano uno morto in casa, ma dopo settimane, perché non lo cerca nessuno. Su FB è come se non ci fosse, ma la vita degli altri gli tiene compagnia. 

La figa di Facebook (femmina)

In costume. In abiti succinti. In atteggiamento ammiccante o provocante. Lo sguardo maliardo e penetrante. Il profilo? Ce l’ha solo lei, quindi è sprezzante. Se le chiedi l’amicizia ti chiede in chat: chi sei? Ci conosciamo? Come nasci? Ma se metti le poppe al vento, non è perché vuoi essere contattata? No, la sua patata d’oro la mostra solo al visconte di Cambronne: e merde alor! (Waterloo)

Lo scrivente (maschio e femmina)

Sembra che su FB siano tutti scrittori. Chatta un pochino e ognuno ha un libro nel cassetto e, se scopre che sei un addetto ai lavori, rompe subito i coglioni perché tu lo legga o gli passi dei contatti che lui o lei ritengono fagioli, ma che sono frutto di decenni di esperienza e preziosissimi. Questo se è alle prime armi. Se si ritiene già fatto e finito, scopri che ha pubblicato due robe con l’editore più famoso in Bangladesh. Pontifica sprizzando disagio e ispirazione a ogni post, e ama farsi ritrarre con libri in mano fra tamerici e coccole aulenti. L’italiano sarà anche corretto, non è questo che uccide i suoi scritti. È la noia. 

Il morto di figa (maschio)

Non legge, guarda le figure. Ti chiede se sei sposata perché non ha neanche letto, sotto il tuo nome, che sei sposata. A volte non guarda neanche di dove sei, perché alla peggio se ci stai a fare un po’ di chat sessuale basta una mano, non occorre guidare. Il suo repertorio? Ciao sei bellissima. Seconda frase: ci vediamo? Terza frase: ti manda il suo uccello.

La salutista naturista (femmina)

Noi ai vaccini, provocano malattie. La polmonite si cura col polline delle api del Kilimangiaro. L’antibiotico va bene ma prendine una sola pastiglia perché altrimenti i batteri diventano resistenti. Il bidet si fa solo con l’acqua distillata. E il vibratore deve essere di frassino, altrimenti ti viene l’allergia al clitoride. I farmaci, comunque, sono un complotto delle case farmaceutiche che hanno provocato l’11 settembre per vendere aerosol contro la polvere. 

Il ripetitore (maschio e femmina)

Il suo repertorio è quasi pari al morto di figa, solo che per lui il bene primario su FB non è la figa ma il numero di amici. Che cerca di ampliare o di mantenere a suon di che bello, hai proprio ragione, non potevi dirlo meglio, approvo ogni singola parola. Non è leccaculo, è solo limitato. E soffre di solitudine. Siate magnanimi.

” vi lascio” (maschio e femmina)

Basta con FB mi ha stufato. I dibattiti diventano scontri, non condividete mai le mie cose, mi fraintendete, ho deciso di chiudere il profilo mi spiace solo per pochi amici ma questo mondo virtuale è pieno di incomprensione brutta gente cattivi. Ce l’ho detto alla maestra ma mi ha detto di tornare al banco e di non rompere i coglioni. Allora me ne vado, chiudo il profilo, addio! No dai resta! Ok resto 

To be continued…

Ogni riferimento a persone o fatti non è casuale 
Sincerely yours 

Umberto Veronesi ci mancherai 

Umberto Veronesi non c’è più. 
Ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo e intervistarlo tante volte. 
Era sempre interessante e, a prescindere dal suo dono chirurgico e dalle sue scoperte, credo amasse profondamente le donne. Ne ha salvate tante. 
Un solo aneddoto: mi invitò all’inaugurazione del suo IEO e, parlando dell’attenzione alle persone che voleva metterci, rise molto quando dissi… sì prof, basta che al centralino non rispondano “tumoriiii”. 
Credente o no (lo sappiamo solo alla fine, veramente: bisogna toccare la morte per decidere definitivamente) sono sicuro che Dio lo vorrà vicino. Anche solo per parlarci

Dormire, morire forse

Amleto, Sir Olivier
Amleto, Sir Olivier

Dormire, morire forse

Avete mai pensato di farla finita? Sì, di suicidarvi. Quattromila persone in Italia ogni anno si suicidano. Per motivi economici, perché sono stati licenziati (i nuovi grandi big killer figli della crisi e del lavoratore diventato numero e non più risorsa), per amore, per depressione, la madre di tutti i suicidi.

Si pensa di farla finita quando si è soli, ci si sente con le spalle al muro e nell’impossibilità di uscire da una situazione che ci fa sentire come topi in trappola, o meglio, io immagino spesso uno scorpione che è circondato dal fuoco e usa il suo pungiglione letale per uccidersi.

È la mancanza di capacità di vedere un futuro e nessuna via di fuga, la paura di perdere tutto e la depressione a far pensare a un atto estremo.

Oppure l’impossibilità di amare l’amata o dovervi rinunciare, per un errore del passato, per esempio. In L’età dell’innocenza, Daniel Day Lewis arriva a pensare a un intervento divino tipo fulmine risolutore per uscire dal blocco sentimentale che lo pietrifica.

La depressione, poi, ama il suicidio. Lo considera il suo capolavoro finale. Prima ti toglie le forze, poi le speranze, poi cerca di toglierti la vita. A volte ce la fa, soprattutto in chi rimane molto solo. spesso, per fortuna, no, e le persone si salvano, guariscono persino. Grazie ai medici, a un giusto mix di terapia psicologica e chimica e ai parenti e amici più vicini, alle persone che ti vogliono davvero bene, e che lottano per te e con te.

Mi diceva un’esperta che arrivano da lei molti manager e lavoratori licenziati o “accantonati” che parlano di suicidio. Lei ha il gravoso compito di individuare subito chi è davvero a rischio di farlo, perché per fortuna fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e molti pensano al suicidio genericamente, tipo “adesso mi ammazzo”, ma spesso e per fortuna, nonostante la disperazione o la depressione, l’istinto di conservazione prevale.

Certo che 4000 all’anno sono tanti. Si parla della fascia degli over40 per la crisi, ma ci sono anche tante donne rimaste sole, ragazzi…

Quello che deve farsi strada è la speranza. La speranza di rinascita. Se nel buio totale della disperazione e della solitudine si riaccende questa flebile luce puoi rinascere.

Ma per fare questo ci vuole l’aiuto, da soli, chiusi nella tomba della camera da letto, non ce la facciamo.

Allora, se stai pensando a cose brutte alle quali non avevi mai pensato, se sei soverchiato dai lutti, dalla mancanza di soldi, da un amore che sta morendo, dal lavoro che di colpo e senza preavviso da fonte di ricchezza e orgoglio diventa carestia e umiliazione corri subito da un amico vero, da chi ti vuole bene e chiedi di portarti da un medico, uno specialista della mente. Così ne uscirai.

Parlare, parlarne, scriverne, tu, noi tutti: questo è salvifico.

Te lo augura chi ha visto, sentito, ascoltato, provato le stesse sensazioni.

Allora…

Un abbraccio a tutti coloro che vorrebbero risorgere dai propri olocausti, perché hanno in loro già una piccola ma importante forza per farlo.

E da credente, una preghiera per chi non c’è l’ha fatta ed è scappato dalla vita: spero che il Signore, nonostante il gesto compiuto, lo abbia accolto in Paradiso, per “guarirlo” dall’inferno passato in terra. Amen

« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

La dura vita del seduttore da cellulare: il seduttore 2.0

Ma ve li ricordate i lunghi silenzi fra amanti che duravano notti, giorni, le corse alla cabina pubblica con le tasche gonfie di gettoni, i segnali di fumo da un ufficio all’altro?
Che bei tempi romantici erano quelli della comunicazione difficile fra i lui e le lei del gioco a tre: più scomodi e difficili ma anche più sicuri, se la segreteria telefonica di casa non veniva accidentalmente ascoltata da orecchie indiscrete. Tempi romantici, difficili, ma anche più sicuri. 
Prendiamo quelli di oggi. E prendiamo il soggetto maschile (via quel sorrisetto, sapete che è il mio bersaglio preferito) che più usufruisce delle nuove tecnologie, il seduttore 2.0.
Appare, almeno ai maschi del club “la gnocca deve girare” (citazione attribuita al grande avvocato) un gran figo, perché sa destreggiarsi fra chat, messaggerie, archivi segreti di nudi, email farlocche e timer che cancellano in pochi minuti le chat più calde anche dal destinatario.
Di solito è un frequentatore di Facebook ma anche di siti per cucco extraconiugale o a localizzazione tipo Tinder e simili. Si barcamena fra una donna fissa (moglie, fidanzata o convivente) ma di solito ha anche un’amante fissa di turno e almeno altre due o tre papabili che sta pasturando. 
Il suo è un vero e proprio lavoro. Passa metà del tempo a corteggiare e limonare con lo smartphone e metà del tempo a cancellare le prove. 
Password e firewall non sempre possono bastare infatti. Notifiche del tipo “ti farei un pompino” che appaiono di colpo gradite ma inopportune mentre il telefono è in bella vista sul tavolo del ristorante, suonerie accese che fanno blip ogni 5 secondi perché l’altra è incazzata e vuol sapere dove sei e tu stai guidando con a fianco tua moglie, persino Telegram, la chat definita degli amanti che ha il timer di autodistruzione delle conversazioni ha il limite che in memoria possono rimanere delle schermate che devi ricordarti di eliminare manualmente. 
Insomma, comodo ma un inferno di metallo.
Senza contare che questo succede se la compagna fissa non è un’investigatrice e tendenzialmente ignora il vostro telefono o tablet.
Ma se vi capita l’investigatrice 2.0, il vero contraltare del seduttore 2.0… 
Non so quanti divorzi si siano consumati sotto la doccia. Non tanto per la classica performance fra amanti (un must della cinematografia mondiale) ma perché il seduttore 2.0 si è dimenticato il telefono fuori dal bagno e la moglie ha digitato la più inespugnabile delle password, la data di nascita.
Queste investigatrici sono capaci di controllare quante volte ti colleghi a watsupp e incrociare l’orario con quelle che presumono siano le sospette amichette: se i conti tornano parte la sfuriata, se va bene, se va male il pedinamento. 
Esistono addirittura quelle che si fanno un archivio di screenshot (la foto della chat) per cogliervi in fallo su determinate affermazioni passate. Avevi detto che andavi a calcetto. No un mese fa sono stato in birreria. Ed ecco che fuoriesce la prova fotografica della dichiarazione. 
E che dire del messaggio “questa sera ti apro come una mela ” mandato ad A invece che a B o il viva voce attivo in tasca mentre sei a manina con l’amichetta?
Mentire è un’arte della memoria che oggi compete con quella digitale.  
Neanche un secondo telefono, il cosiddetto dirty phone, salva il seduttore tecno da incidenti di percorso: dimenticarsi in giro un telefono è possibile, un secondo è facile come cadere sul ghiaccio. 
Che fare? La domanda mi fa ridere perché mi ricorda le prime campagne contro l’AIDS nelle quali, parlando di prevenzione, si raccomandava anche la castità. No, impossibile non usare le tecnologie.
Usate piuttosto meno le chat e più la voce, che al massimo può far divertire il maresciallo dei Carabinieri se finite in uno di quei infiniti incroci di intercettazioni fra mille persone che si conoscono. 
Con l’avvertenza di cancellare l’ultima chiamata però. 
Ah, che bei tempi quelli del telefono fisso col redial. Ricordo un amico seduttore 1.0 che ogni volta che faceva il numero dell’amante poi metteva giù e richiamava il numero nove, perché suo cugino era stato beccato solo perché la fidanzata aveva fatto il redial e si era ritrovata dall’altra parte la calda Samanthaaahhh.
Sincerely yours 

La depressione è come un’arpia 


La depressione è come un’arpia. Sembra che se ne sia volata via ma può stare accovacciata nell’ombra aspettando di vederti debole per ghermirti di nuovo. Tu pensi di essere quasi guarito quando il cancro della mente ha già insinuato una nuova metastasi nel tuo cervello. Allora ecco di nuovo l’orlo dell’abisso la chemioterapia il senso di paura e di abbandono. La fragilità umana di chi si porta dietro il segno del cancro della mente da generazioni è pari a chi gioca con un cristallo di Murano usando delle tenaglie da fabbro. Non esiste forza interiore che possa aiutare in questi casi esistono solo gli amici veri e i parenti buoni. E i bravi medici. Il resto dà solo vento per sollevare l’aria che serve all’arpia per volare, né affila unghie e denti aguzzi del suo teschio sghignazzante. Ma il dolore provocato da nuove ferite può anche risvegliare il senno e aiutarlo a trovare la via smarrita, la luce in fondo all’abisso. Prego per tutti i depressi e chi gli sta accanto di avere la forza di risorgere. Anche se non fosse la prima volta alle prese col cancro della mente, che adora le menti brillanti e sensibili. E fragili. 

Amicizia virtuale e reale 

Il mio video su Facebook 

https://www.facebook.com/alessandronicolo.pellizzari/videos/10154452686278866/

Uomini? Meglio sola, così non soffro più. Le nuove supersingle 

Uomini? Meglio sola, così non soffro più. Le nuove supersingle 
Su questo blog parlo spesso di donne belle e intelligenti che non riescono non tanto a trovare l’uomo della propria vita ma neanche uno straccio d’uomo che regga per almeno una manciata di settimane il gioco delle coppie: bugiardi, sposati finti single, narcisi, morti di figa, mammoni, piagnoni, impotenti, micro dotati, eiaculatori precoci, personalità doppie, egoisti, personalità inesistenti… C’è di tutto e c’è davvero da pensare di vivere in clausura. 
Il fatto è che ora molte donne non subiscono più una solitudine temporanea, ma la scelgono come stile di vita a lungo termine. 
Basta uomini, ecco la novità, la nuova categoria femminile di single. Anzi, di supersingle. Meglio sole che mal accompagnate. Meglio l’astinenza che darla a uno che non se la merita al 100%. Meglio sola che soffrire di nuovo. Grazie no, ho dato abbastanza.
Sono giovani, anche giovanissime, o quarantenni e Giù di lì che hanno provato diverse esperienze fallimentari. 
Hanno provato a darla a chi gli piaceva senza pensarci troppo. Risultato: sono state “usate”, raccontano, finché è durata e spesso anche giudicate male, magari dalle amiche (la solidarietà femminile a volte sembra più una caccia alle streghe). Storie solo di sesso da dimenticare, a volte sesso neanche divertente.
Hanno provato l’uomo sposato nelle sue varie sfaccettature, dal bugiardo che racconta di una crisi con la moglie, crisi che non c’è all’indeciso con i sensi di colpa. E hanno subito il peggio del peggio: appuntamenti mancati, umiliazioni, vacanze negate, tira e molla insopportabili. Mai più con gli sposati, è la loro parola d’ordine. 
Hanno provato i single cronici, i separati e i divorziati, con tutti i loro carichi del passato, diffidenti, incapaci ormai di credere nell’amore duraturo, certi con un latente disprezzo per le donne (se precedentemente lasciati e cornificati) che riemerge a tratti: hanno dovuto fare le infermiere e psicologhe, a volte le sessuologhe. Anche da questa categoria, alla larga!
Hanno provato i giovani trentenni, apparentemente più freschi (almeno a letto, salvo inesperienze imperdonabili), scoprendo però immaturità indigeribili e tendenze all’infedeltà e all’egoismo poco tollerabili. Gli amici vengono prima, lo sport viene prima, preferisco dormire da solo, scusa mi sono dimenticato di risponderti, scusa non mi ricordavo che era il nostro primo anniversario, per favore non fare la cozza, no tutte le vacanze insieme no. Difficile vivere alle sue condizioni.
Hanno provato il trombamico, ma funziona solo per lamentarsi dell’ultima delusione amorosa e farsi una scopata terapeutica. Ma la donna, per quanto delusa e con cattive esperienze, sogna e desidera l’amore.
La novità, dicevo, è che le nuove supersingle sono donne belle e intelligenti che, dopo tutte le brutte esperienze precedenti hanno deciso di appendere al chiodo sia la ricerca di un partner sia il sesso.
Non è che non escono, non è che gli uomini non interessano più, è che le delusioni hanno creato una specie di corazza respingente che le rende iper selettive, troppo selettive. 
Facendo così, rendono praticamente impossibili anche quei semplici caffè o aperitivi che servono per rompere il ghiaccio. Oppure li accettano avvertendoti che loro ne hanno abbastanza degli uomini, che non cercano una scopata, che non vogliono una storia. Insomma, già in chat ti ammosciano ogni speranza, compresa la voglia del caffè. E magari sareste stati una bella coppia: non lo saprete mai. Insomma, loro non provano più, non investono più: o cade dal cielo il principe azzurro o meglio il telefilm alla TV col gatto in braccio.
Queste donne, poi, stanno rinunciando totalmente al sesso. Ciò non è sano. Una volta queste amiche dicevano: vabbé, non sarà l’uomo della mia vita ma una scopata ci sta, è belloccio e magari divertente e poi non lo faccio da tre mesi.
Fare sesso fa bene, anche se non c’è sentimento ma è puro gioco e libidine. Non farlo, fare solo dell’autoerotismo (preferisco 100 volte il mio vibratore a un pirla, mi ha scritto un’amica) è come alimentarsi di un cibo solo invece di assaggiarli tutti. È come non viaggiare mai. 
E non farlo, porta a farlo sempre meno. Mi ha fatto pena la frase di un’amica: ci sono in giro solo uomini del cazzo ma tanto io fra tre anni sono in menopausa e mi passeranno tutte le voglie (come se la menopausa fosse la morte della femminilità e del sesso).
Care supersingle, lo vedo e lo scrivo: il panorama di uomini disponibili è in buona parte terribile, ma non è tutto così. Ci sono ancora persone che si innamorano, si sposano, vanno a vivere insieme, persino si separano per formare nuove coppie. Per favore non chiudetevi in una tomba di totale diffidenza e clausura. 
Essere da sole può essere un valore aggiunto ma se è vissuto come un proprio status di libertà che non esclude gli altri. 
Non è un arrocco a scacchi (con il re in un angolo protetto da torre e pedoni ma senza spazio per muoversi), è essere la regina: può andare in tutte le direzioni della scacchiera, sola ma libera di mangiare, fuggire, difendere o difendersi. Ogni tanto incontra un alfiere interessante e… Se lo mangia. Passa oltre o magari si ferma, perché si accorge o pensa che quella è la partita della sua vita. 
Ho un’amica così: regina della scacchiera, vi viaggia toccandone tutte le sponde. Cerca il suo re ma con un senso di libertà che non le impedisce di mangiarsi tutti gli alfieri e i cavalli che ritiene degni di un suo breve o meno breve stop. 
È libera dal pensiero fisso del partner ideale, che è il modo migliore per trovarlo prima o poi. Anche lei ha avuto le sue cattive esperienze, ma non le hanno tolto la libertà e la voglia di esplorare il mondo, anche quello maschile. Lei è single ma libera, non è arroccata su una torre pronta a cannoneggiare qualsiasi maschio sospetto. 
Supersingle, tornate a essere single normali e regine della vostra libertà. Godetevi anche il sesso pura libidine, perché toglie il medico e il cattivo umore di torno. Ritrovate quello spirito istintivo e femminile che governa la mia amica. Quel sesto senso femminile che vale 10 volte di più di qualsiasi cattiva esperienza.
Single e libere anche dai timori, lo troverete il vostro lui, anche se il mercato degli uomini papabili a volte sembra il peggiore bar di Caracas.
Dedicato alla regina degli scacchi