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Ti ha lasciato ed è sparito: il ghosting

Ghosting, fare il fantasma in amore secondo mia figlia, Rebecca Pellizzari, 8 anni
Ghosting, fare il fantasma in amore secondo mia figlia, Rebecca Pellizzari, 8 anni

“La sparizione è la più crudele delle azioni che si possano mettere in atto perché lascia l’altro in sospeso”. #ghosting Una lettrice di www.alessandropellizzari.com

Voglio iniziare così, con l’eloquente frase di una lettrice, a parlare di ghosting, il termine inglese che definisce uno dei malcostumi più un uso nelle relazioni di coppia, quello di lasciare e sparire letteralmente.

Niente spiegazioni, risposte, messaggi. C’è chi addirittura arriva a bloccare la vittima su tutti i canali social, persino a cambiare numero. La cosa è antica come il mondo, viene praticata da maschi (molti) e femmine (in minoranza) ma, al tempo degli smartphone e della comunicazione e collegamento h24, fa ancora più impressione.

Già perché chi mette in atto il ghosting, diventando per la ex un fantasma, non lo fa perché dall’altra parte c’è una stalker, ma per sue ragioni che ci illustra l’amica scrittrice Daniela Luisa Luciani, che qui ha già firmato articoli come il lettissimo Narcisista, Fai l’amore pensando a un altro e Primo appuntamento la prova del gioco.

Ecco cosa scrive Daniela sul ghosting

“Sono stata vittima del ghosting”. “Ho fatto ghosting”. Ma cos’è il ghosting? Sicuramente non una novità!

Se ne parla molto oggi, in tempi di social, ma non abbiamo fatto in tempo a metabolizzarlo che già è stato sostituito dall’orbiting (l’uomo che ti controlla a distanza sempre dopo la fine della storia) e dallo zombing (viene dopo l’orbiting, e succede quando lui si rifà vivo) soffermiamoci sul ghosting.

Piccolo identikit. Chi fa ghosting?

Sicuramente un pescatore a strascico, un vampiro di energia emotiva, un narciso ovvero tutti quelli che fanno del cucco usa e getta il loro motivo di vita.

Sempre pronti a lanciarsi sulla preda, erano già col pensiero altrove alla spasmodica ricerca di carne fresca non appena quella (la preda) fosse caduta nella loro trappola del “dov’eri” ” è una vita che ti aspetto” “sei di un altro pianeta” “lasciati andare” ” di te potrei innamorarmi” “finalmente ti ho trovata” e bla bla bla avanti col solito repertorio, per poi sostituirla con la prima che abbocca ad uno dei tanti ami lanciati.

Il tutto può avvenire dopo una relazione virtuale di qualche settimana, due o tre incontri sfociati nel reale o una frequentazione vera di pochi mesi. Dopo avervi promesso mare e monti o avervi trascinate col suo entusiasmo lui sparisce, si spegne come un cerino sotto un colpo di vento e addio, non esiste più.

Altra categoria: il perverso.

Il narcisista patologico, il manipolatore perverso, il crudele, sempre con qualche patologia a carico. Questi soggetti non hanno bisogno di una relazione ma di esercitare il loro potere, godono semplicemente del fatto di poter disporre a loro piacimento di una persona (la “loro” donna) al pari di un oggetto: Ti voglio? Ti prendo. Sei mia? Non ti voglio più. Ci soffri? Fammi vedere fino a che punto arrivi. Hai bisogno di me? Sparisco. Questi soggetti terribili sono spesso nascosti dietro maschere interpretative degne dei migliori attori di Hollywood. Si sono immedesimati nella parte fino a convincerci per poi rivelarsi tutt’altro e scomparire incuranti dell’effetto, ma godendo di aver gestito la relazione dall’inizio alla fine. Avanti un’altra!

E ora veniamo all’amante.

Eri la sua nuova vita, con te avrebbe cancellato il soffocante passato, tutto aveva di nuovo un senso, si sentiva pronto a rinascere e giù con promesse: faremo, andremo, supereremo,riusciremo e tutti gli emo di questo mondo e poi? Scoperto dalla moglie, il cambio di vita tanto progettato, si infrange miseramente contro gli scogli della realtà. Si torna al presente, si resta a casina e con la coda tra le gambe si interrompe la relazione dall’oggi al domani con tanto di messenger bloccato, facebook bloccato, whatsapp bloccato, cellulare bloccato! Casomai che la donna della loro vita, quella dell’amore vero non capisca l’antifona e voglia rifarsi viva. E’ finita, tutto è finito, lui sparisce e a voi l’interpretazione dell’accaduto, tanto lui non ha bisogno di dare spiegazioni, sarete voi a fare mille congetture fino ad arrivare all’unica vera realtà: lui è diventato un fantasma.

Tutti questi soggetti hanno, a mio avviso, un comune denominatore: sapevano fin dall’inizio che non eravate la donna giusta (magari sul nascere qualcuno ci ha anche pensato) e poi col passar del tempo hanno realizzato che la storia doveva finire, che dovevano uscirne prima o poi… Ma come fare senza rimetterci la faccia, doversi rimangiare tutte le promesse, dare delle spiegazioni convincenti, non doversi sorbire le vostre accuse e recriminazioni?

Semplice: sparendo….da vigliacchi, da pusillanimi. Parlarne? E perché mai?La decisione l’hanno già presa e non c’è nulla che possa far loro cambiare idea, inutile discutere, inutile persino perder tempo.Un taglio netto e via, senza dolore…per loro ma per voi?

Iniziavate a crederci e sembrava che tutto andasse bene, vi eravate donate col corpo, con la mente ma soprattutto col cuore perché vi sembrava un tipo a posto e non l’essere ributtante che si è rivelato poi, eravate amanti e le sue tante parole assieme ai pochi fatti concessi a chi ha una doppia vita vi avevano convinte (parlava sempre male della moglie, non c’era più storia, si litigava sempre, per fortuna voi… la sua isola felice, il suo futuro) e ora? A tutte resta solo l’amaro in bocca, il nulla, il vuoto emotivo, l’assenza e soprattutto l’incomprensione.

Le mille domande a cui inizialmente si danno delle risposte pensando che magari si tratti di un imprevisto, una situazione contingente, qualcosa che si sbloccherà a breve per poi riprendere o tornare tutto come prima avranno una vera risposta?

Niente, nessun messaggio, nessuna spiegazione e soprattuto nessuna risposta ai vostri messaggi! Passano i giorni e ci si rende conto della realtà.

E’ finita,  così , senza la possibilità di capire se ci siano stati errori, se c’era qualcosa che potesse essere fatto o detto diversamente, se ci sono ancora dei sentimenti o della sofferenza da parte dell’altro.

Nulla invece, tutto riversato sulle vostre congetture e sui vostri dubbi fra mille domande ma soprattutto una: PERCHE’? Non era più semplice essere chiari? Non meritavo una spiegazione? Si può mancare così tanto di rispetto verso una persona a cui si dichiarava addirittura amore? Sì, se amore non era, sì, se si viene prima di tutto e tutti, sì, se non si ha semplicemente voglia di discutere perchè in realtà l’interesse si è esaurito. Lui è già a caccia di nuove fiamme.

Non diamo giustificazioni, piuttosto facciamoci le domande giuste: IO che ero presa, che amavo, avrei mai interrotto tutto a rischio di trovare una porta chiusa se avessi tentato di tornare?No, penso proprio di no (se avete risposto sì, in altre occasioni, avete fatto ghosting anche voi e cosa vi ha aiutate a tagliare di netto? il fatto di non essere interessate né alla persona né alla situazione).

Chi ama non vuole ferire, chi ama si dona, vuole dimostrare il suo amore in ogni modo ma soprattutto C’E’.

Quindi con chi scompare non fate l’errore di cercarlo, chi legge e non risponde vi sta dicendo vigliaccamente la sua, avete bisogno di un chiarimento? Fatelo! Anche senza interlocutore, dato che legge (ricordate che quasi tutti questi individui continuano a controllarvi a distanza facendo orbiting) e non risponde cantategliela! Avete mangiato la foglia ma vendete cara la pelle, avete scoperto il suo gioco e chiamatelo col suo nome: vi servirà a non far crollare la vostra autostima e darvi pace, nel tempo.

L’unica cosa che mi sento caldamente di sconsigliare è di cedere a vendette tipo rivelare tutto, cercare di danneggiare pubblicamente le reputazioni di questi “cuori impavidi”. Si rischia di passare inutilmente dalla parte del torto per una soddisfazione effimera. Chi si comporta così è marcio dentro. E, prima o poi, tutto il marcio verrà fuori.

Grazie Daniela, preziosa come sempre. Se devo dire la mia, a conclusione delle tue riflessioni, sono molto d’accordo su due punti: la NON vendetta e il diritto a “cantargliele” sfruttando la consapevolezza che il fantasma è sparito ma aleggia ancora nei vostri social, guarda cosa scrivete e quando siete online.

Vendetta: inutile, poco dignitosa e che vi fa scendere al livello del ghost, che è bassissimo. Inoltre, vi fa passare dalla parte del torto: sputtanare il ghost pubblicamente vi farà apparire come una stalker e gli darà modo di giustificare l’ingiustificabile, di fare la vittima, lui che è spesso carnefice.

No, meglio cantargliele con lui che legge e ingoia il rospo (sa bene che avete ragione ma contava sul vostro silenzio arrendevole e confuso) senza diritto di replica. Vi sentirete liberate.

Oppure non fate nulla: se questa meteora nella vostra vita in realtà, a pensarci bene, non è così importante per voi, fategli voi ghosting. È sparito? Per voi è morto. Punto.

Sincerely yours

Il disegno di apertura è di mia figlia Rebecca, che il 13 giugno avrà 9 anni. Ho spiegato all’artista l’oggetto dell’articolo e lei lo ha interpretato disegnando un fantasma che suona una chitarra per ammaliare le sue vittime. Notate la catena al polso strappata: lui ha lasciato lei che era incatenata, spezzando le sue catene. E nello specchio? Una frase di Rebecca sull’amore e il controllo, bella al punto da perdonarle il refusino…

Lui è sparito ma ti controlla: fa orbiting

l'uomo che fa orbiting ti controlla e osserva come se fossi la terra
l’uomo che fa orbiting ti controlla e osserva come se fossi la terra

Orbiting significa orbitare intorno a una persona con cui si è stati insieme per controllarla a distanza, ed è un neologismo che è entrato a far parte del lessico delle distorsioni dell’amore, del calvario delle donne diventate ex.

Fanno orbiting quegli uomini che se ne sono andati dopo mesi di frequentazione, o quegli amanti che dopo aver promesso mari e monti sono tornati dalla moglie.

Gente che si è fatta lasciare o che ha lasciato praticando spesso anche il Ghosting, sono cioè diventati fantasmi di colpo senza dare spiegazioni del perché e del percome vi hanno lasciato. Ma del Ghosting voglio parlarvene in un prossimo post.

Che cos’è invece l’orbiting con un esempio concreto.

L’uomo che fa orbiting vi ha lasciato o si è fatto lasciare e questo lo abbiamo capito. È sparito molto spesso letteralmente, nel senso che non risponde ai vostri messaggi, alle vostre telefonate, a nessun tipo di comunicazione. È semplicemente scomparso. Comportamento tipico per esempio degli amanti che vengono scoperti dalla moglie e passano da un modo di agire del tipo voglio vivere con te al silenzio assoluto.

L’orbiting si concretizza col fatto di rimanere nella vostra orbita: voi siete la terra e lui è un austronauta che ci gira intorno e osserva quello che fate.

Lui continua a non rispondere, non chiama, non si fa più vivo ma voi ne sentite la presenza perché sapete che legge le cose che scrivete su Facebook, le vostre storie sui vari social, verifica quando siete on-line sulle varie chat e possibilmente con chi lo siete in parallelo, legge quello che scrivete agli amici in comune e interagisce con essi ma non interagisce con voi, se non perché lo vedete che lascia tracce senza commentare, neanche con una faccina, semmai la mette all’altro o all’altra che replica nella vostra conversazione.

Controlla quello che fate e probabilmente si informa con i conoscenti comuni di quella che è la vostra vita attuale. Insomma mantiene un controllo a distanza su quello che dite e quello che vivete e scrivete.

La domanda che mi fate è: perché è ancora in orbita intorno al vostro mondo, pur non rispondendo e non facendosi vivo? Pur avendo chiuso con voi?

Me la fate perché, diciamoci la verità, siete ancora prese da lui, innamorate, o comunque vi tormenta il fatto di sapere perché vi ha lasciate, visto che non vi ha dato spiegazioni o non ve ne ha date abbastanza, oppure ha avuto comportamenti ambigui e contrastanti che vi hanno mandato in confusione. Voi vi state ancora chiedendo perché vi ha lasciato o si è fatto lasciare e, adesso, perché orbita ancora intorno a voi.

La risposta sta anche nel tipo di uomo con cui avete avuto a che fare.

Ci sono i narcisisti, di cui abbiamo già parlato, ci sono i seriali, ci sono gli amanti pentiti, ci sono gli struzzi, ci sono quelli che che non sono capaci di amare le donne, gli anafettivi di ritorno o viscerali.

Facciamoci una serie di domande e cerchiamo di dare le risposte anche con l’aiuto di un esperto vero: io, come dico sempre, sono solo un testimone delle vostre storie e uso, al massimo, la calcolatrice per misurare la ripetitività di certi comportamenti in amore, quella che chiamo epidemiologia di coppia e che dice: se in una stessa situazione amorosa otto persone su dieci si comportano allo stesso modo, quello sarà l’atteggiamento maggioritario e che si ripete nel tempo e nella storia.

Dicevo che il tipo di orbiting dipende dal tipo di uomo.

Iniziamo con il narcisista.
Perché il narcisista fa orbiting? L’uomo che ama solo se stesso succhia energia emotiva dal vostro essere per buttarvi via quando siete rimaste uno straccio (leggi anche qui). Però la sua sete di controllo, la sua sete di potere su di voi non si esaurisce con la fine della vostra storia. Il narciso ritorna sempre, anche sottoforma di astronauta che orbita intorno alla vostra vita sociale e reale. Quindi lui trae dal controllo su quello che scrivete e dal farvi sentire comunque la sua presenza, anche se solo presunta o virtuale, un piacere patologico che è quello di sapere che voi non riuscite a staccarvi da lui, non riuscite a staccare la spina, non riuscite a dimenticarlo, e lui può riprendervi quando vuole. Quindi il godimento che prima poteva essere fisico, se il narciso era overt (sessualità presente), o solo psicologico, se il narciso era covert (sessualià assente o minima), ora diventa il godimento di vedere che voi sopportate la sua presenza e probabilmente sperate in un suo ritorno o in un suo semplice cenno. Lui è il Re sole e voi siete ancora lì, alla sua corte, siete la ex favorita che continua a rimanere a Versailles soffrendo le pene dell’inferno sapendo che, probabilmente, lui ha già un’altra favorita. Voi non riuscite a staccare dal lui. Questo gli basta e avanza. Per ora, perché il controllo serve anche per rientrare dalla finestra, non si sa mai.

L’altro astronauta orbitante è l’ex amante.
Dopo anni che vi dice che lui non ha rapporti con la moglie, che ormai lui e la moglie sono fratelli, che lui ha occhi e cuore solo per voi siete arrivati a un punto in cui, mettendolo con le spalle al muro (della serie o me o lei) ha risposto tornando dalla moglie, magari dicendovi che vi ama alla follia ma che non può lasciarla per i soliti motivi che c’erano prima, c’erano durante e che ci sono anche dopo nonostante le promesse e i sogni condivisi (figli soldi malattie e il femore della nonna). E allora perché rimane nei paraggi? Perché, come molte di voi raccontano, lui non vi lascia andare, si è fatto lasciare, ma non vi lascia andare? Anche in questo caso, come nel caso del narciso, è una forma di controllo, ma qui non è un godimento egoistico egocentrico e fine a se stesso, qui l’egoismo non si esprime con il potere di controllo e basta. Qui l’amante rimane della vostra orbita di ex intanto perché vuole vedere se vi trovate un altro: se vi trovate un altro a lui è preclusa la via del ritorno, una cosa che prima o poi cercherà di sfruttare, perché se ci pensate bene il suo bisogno di trovare un’altra donna risponde a un bisogno molto preciso, fisico e sessuale. Infatti, se le donne tradiscono soprattutto per noia, non solo sessuale ma anche emotiva, l’uomo tradisce soprattutto per un bisogno sessuale, fisico. Che non passerà tornando con la moglie. Allora o lui è un seriale e vi avrà sostituita con un’altra amante, oppure non è un seriale e quindi prima o poi vorrà tornare nel vostro letto. Ma diciamo che anche i seriali vogliono riassaggiare certe pietanze, magari in tempi di magra. Quindi l’orbitare intorno a voi significa controllare quand’è il momento giusto per riproporsi. Ecco perché dice spesso rimaniamo amici, ecco perché rimane nella vostra orbita.

Lo struzzo, l’uomo che di fronte alle responsabilità mette la testa dentro a un buco (leggi anche qui), rimane nell’orbita perché quando vi ha lasciato o si è fatto lasciare si era spaventato dall’impegno che potevate rappresentare per lui. Lui, che in fondo vuole solo una gran movimento sessuale, cioè cambiare donne senza prendersi responsabilità. In questo sta la sua vigliaccheria: voi eravate così bella, così intelligente, così tanta da imporre una scelta che lui non si sente di fare. Lui non può fronteggiare una donna superiore o troppo impegnativa. Sarebbe come scegliere di prendersi responsabilità sul lavoro, cosa che questo tipo di uomo non fa, non a caso, anche se è in posizioni di potere, ci è arrivato con una lunga storia da Yes man. Lui non si prende responsabilità di nessun tipo, però vi desidera e quindi rimane nella vostra orbita. Non illudetevi: è solo una questione fisica, e lui non ha nessuna intenzione di riprendere una relazione seria. Una volta che vi avrà riassaggiato, in un momento di vostra debolezza e riapertura, scapperà di nuovo o rimetterà la testa nella sua buca.

I seriali spesso coincidono con gli uomini che non sono capaci per vari motivi di amare le donne, gli anafettivi di ritorno o viscerali, e questa è l’ultima categoria che fa spesso orbiting.
Il seriale anafettivo, proprio perché vede la donna come uno strumento di piacere usa e getta, una collezione, qualcosa che deve essere cambiato a piacimento, a differenza degli altri “liquidatori di amori” molto spesso non si fa lasciare ma lascia lui, anche se pratica con frequenza il ghosting, cioè lascia senza dare spiegazioni e sparisce, appunto, come un fantasma. Perché orbita ancora intorno a voi? Per una questione logistica, puramente logistica. Qualsiasi uomo, anche il più prestante, il più sciupafemmine, ha dei momenti di stasi, cioè dei momenti in cui le varie donne che sta pasturando e che tiene in stand-by in chat per vedere quale sarà la prossima a entrare nel suo letto spariscono: non ci sono, non sono disponibili. Sono i classici periodi di magra che capitano anche ai più avvezzi al cucco social-generalizzato, ai pescatori a strascico via chat. E allora quando sei nel deserto e hai sete che cosa fai? Visto che di oasi nuove non ce ne sono all’orizzonte, il nostro amico torna all’oasi precedente, che sa dove si trova, che conosce bene, alla quale si è già abbeverato fino a prosciugarla. Ed è proprio grazie all’orbitarci intorno, nonostante abbia impalmato almeno altre cinque femmine nel frattempo, che sa che c’è ancora acqua da bere (nonostante tutto) in quell’oasi, “vecchia” ma sicura, e che lei è ancora single, e che in fondo potrebbe ancora essere lì ad aspettarlo. A quel punto lui si rifarà vivo. Dapprima in punta di piedi: faccina, like, messaggino. Poi attaccherà col grosso delle forze, facendo breccia nei punti che lui conosce bene.

L’orbiting può essere adottato anche da altri tipi di uomo, ma questi sono i profili che più lo usano.

Ma tu come mai sei vittima di questo, e cioè stai subendo coscientemente l’orbiting tollerandolo?

La risposta è semplice: anche se tu sei ferita e in certi momenti odi persino il tuo ex e vorresti fare di tutto per liberartene, sei ancora presa da lui, sei ancora dipendente da lui, sei ancora innamorata di lui, e dentro di te speri che lui ritiro ritorni.

Quindi non prendi l’orbita per quello che è, cioè una sorta di controllo inaccettabile e viscido, ma la prendi come l’ultima speranza di vederlo, di riallacciare, di rilanciare la coppia.

Ecco perché non fai l’unica cosa che dovresti fare in questi frangenti, e cioè impedirgli di orbitare intorno al tuo mondo, impedirgli di tornare, impedirgli di farti di nuovo del male, ancora più male di quello che ti ha fatto.

Che fare dunque in questi casi? Come dico spesso farsi aiutare da un esperto psicologo o psichiatra o comunque un “guru” nella terapia di coppia, soprattutto se ci sono sintomi di dipendenza (hai capito cosa devi fare ma non ci riesci pur provandoci diverse volte), fa la differenza.

Vediamo allora cosa ne pensa dell’uomo che fa orbiting lo psicoterapeuta Adriano Formoso, illuminato “sbrogliatore” di guai delle coppie (per saperne di più su di lui lo trovate qui).

Per parlare di orbiting è inevitabile porre l’attenzione su le radici nei traumi infantili che hanno impedito all’“uomo orbiting” di costruire un’identità funzionale alle relazioni personali e sociali. I legami e l’affettivtà sono le prove più difficili da affrontare perché spesso, il soggetto che fa orbiting, non ha sviluppato una idea chiara di sé e della propria vita, sostituendo il proprio sé reale, fragile e traumatizzato, con un’idea delirante di sé, grandiosa e reattiva.
Generalmente “l’uomo orbiting” è soggetto ad un costante senso di vuoto nel profondo e incline alla depressione a cui cerca di sfuggire, talvolta atteggiandosi a persona brillante che non ha bisogno di nulla e di nessuno, talvolta da “soft-stalker invisibile” chiuso nel risentimento e mosso dal piacere di padroneggiare osservazioni altrui non del tutto desiderate.La donna che non sa difendersi dall’uomo “orbiting” diventa vittima dell’ossessione amorosa percependo costui un essere migliore e con maggior successo rispetto a se stessa.Nelle mie stanze d’analisi incontro molte donne che idealizzano e percepiscono l’altro come un essere più forte e più capace di amare, senza sospettare minimamente di avere a che fare con una personalità fragile e con un’affettività sofferente. Così molte collaborano involontariamente e a volte consapevolmente all’orbiting di alcuni uomini, annullandosi e senza pensare quanto siano indispensabili al loro “carnefice”.

Il nostro esperto sottolinea bene le motivazioni profonde di molti uomini che fanno orbiting, ed è giusto analizzare certi aspetti che producono comportamenti anomali per capire le loro dinamiche, e per capire come mai molte donne li subiscono, li sopportano, cercano addirittura di soccorrerli, di “guarirli”, quasi fossero loro lo specialista.

Ma se è giusto ed è bene sapere perché un uomo arriva a fare orbiting io qui aggiungo una cosa semplice: se vuoi fare del male alle mie amiche, caro uomo che prima prende e poi molla, e che poi controlla a distanza, fai una cosa sola. Fatti curare, perché il primo a vivere male, dopo aver fatto vivere male gli altri, sei tu.

Conosco molti uomini che fanno orbiting. Forse hanno avuto un’infanzia difficile ma quando fanno orbiting lo fanno a ragion veduta con obiettivi precisi. Lo fanno per egoismo e per potere. Lo fanno per gelosia fine a se stessa e per esercitare il loro potere di controllo sulle ex.

Io ti ho presa, ti ho fatto innamorare, ti ho trattata prima bene e poi male, ti ho mollata sparendo senza spiegazioni e adesso sfrutto ciò che ti lega ancora a me per controllarti a distanza. Perché, se voglio, torno quando e come mi pare e ti riprendo.

Un uomo così per me può aver avuto tutti i problemi di questo mondo con la mamma, col papà, con la ex o col panettiere ma non deve fare il fantasma orbitante con chi gli vuole e gli ha voluto bene.

Quindi tu, cara amica, non fare la donna ospedale. Non sei una psicologa professionista. Per quanto tu ti senta crocerossina e lo ami ancora lascia ai veri esperti il lavoro da esperti, ammesso che lui abbia voglia di farsi aiutare invece di mietere vittime.

Se hai ancora le forze dentro di te per reagire da sola, l’unica cosa da fare è staccare la spina e impedire l’orbita adesso.

Ottenere questa cosa è molto semplice da un punto di vista pratico, quanto difficile da un punto di vista psicologico, perché significa che il ghosting lo devi iniziare a fare tu. Devi sparire e soprattutto non devi fare orbiting tu.

Cosa significa in pratica? Sostanzialmente bloccare il suo numero, bloccare il suo profilo, bloccare le chat, cancellare tutto, arrivare forse anche a non avere amicizie in comune, altrimenti in qualche modo vedrai cosa fa.

E poi smettere di controllare quando è on-line e con chi potrebbe essere on-line (molto difficile da fare), lasciando aperta la possibilità di vederlo nella messaggeria o nei contatti.

Quindi la cosa deve essere radicale per essere efficace: cancellate il suo numero, cancellate i collegamenti, mettete le sue e-mail nello spam.

Molte di voi si nascondono dietro al dito dell’educazione e del “non si fa e io sono superiore a queste cose”.

Forse un giorno lo sarai, Ma tu oggi sai dentro di te che in realtà questa tua presunta superiorità è una grandissima debolezza che nasconde la speranza che lui torni, che nasconde il fatto che tu appena vedi che in qualche modo lui sta orbitando intorno al tuo mondo sogni di poter ricominciare.

Sbagliatissimo. Depurati da questa menzogna che ti stai raccontando: taglia ogni tipo di comunicazione. Non fare orbiting anche tu.

E poi, scusa, con tutti gli uomini che ci sono, perché proprio tu devi dare ancora corda a uno dei maschi più problematici circolanti sul mercato? Ricordati: riprendere un uomo che ti ha deluso e trattato come ti ha trattato, e poi essere lasciata di nuovo, significherà creare un danno emotivo ai tuoi sentimenti e alla tua femminilità e capacità di interagire con l’altro sesso talmente pesante che in certi casi potrebbe essere una via senza ritorno.

Gli astronauti lasciali nello spazio profondo.

Sincerely yours

Uomini che non amano: il reduce ammaccato

L'uomo in crisi reduce ammaccato secondo Rebecca Pellizzari, 8 anni, mia figlia
L’uomo in crisi reduce ammaccato secondo Rebecca Pellizzari, 8 anni, mia figlia

Il reduce ammaccato rappresenta, nella grande famiglia degli uomini che non amano, cioè ormai incapaci di costruire relazioni normali per durata e coinvolgimento con una donna, una delle presenze più frequenti e insidiose.

Già perché se incontrare un narciso può uccidere emotivamente (leggi qui), incontrare un reduce ammaccato lascia dentro una stanchezza emotiva che può protrarsi per lungo tempo e interferire, poi, nei tuoi futuri rapporti con gli uomini, anche quelli “sani emotivamente”.

Questo tipo di uomo in crisi mi fa venire in mente la mononucleosi, la famosa malattia del bacio che non uccide (quasi mai salvo complicazioni rare) ma ti lascia senza forze per mesi, sonnolenta e incapace di sollevare persino la borsa della spesa.

Ecco, il reduce ammaccato fa un effetto mononucleosi, se hai la sventura di cedere alle sue iniziali lusinghe, fare coppia con lui per più di 3-4 settimane (fase del contagio) e non ti accorgi per tempo (diciamo nei primissimi mesi di frequentazione, fase acuta della malattia) di qual è la sua vera natura, e cioè quella di un virus che prosciuga forze mentali e fisiche alla propria partner.

E non è facile accorgersi subito che si ha a che fare con un reduce ammaccato, perché anche lui “deve mangiare-contagiare” e quindi, per procurarsi relazioni nuove, almeno ai primi appuntamenti, durante le prime settimane di frequentazione, indossa una maschera che lo rende generalmente simpatico, seducente, interessante, sexy. In una parola, quello che dovrebbe essere un uomo “normalmente interessante”.

Però, se ci pensate col senno di poi, il finto maschio alfa aveva già dei sintomi rivelatori della sua vera identità di ammaccato. A partire dall’identikit di partenza.

Già perché il reduce ammaccato è di solito un uomo vicino ai 40 e “rimane così” fino ai 60 anni e oltre, separato o divorziato (anche più volte), oppure è un single impenitente con qualche convivenza (che lui dice lunga), senza figli o con figli “addebitati” più che meno alla ex, scolarità medio-alta, cultura buona che sciorina soprattutto all’inizio per rendersi interessante, non eccessivamente sportivo (se per sport non si intende seguire le partite alla TV), con molte amicizie maschili reali e molte femminili sui social. Sessualmente, all’inizio, molto attivo

Mi rendo conto che questo identikit può combaciare con moltissimi uomini che non è detto che si rivelino poi dei reduci ammaccati, ma in una manciata di poche settimane, se concederete al soggetto in questione le vostre attenzioni, vi si rivelerà in tutto il suo splendore (si fa per dire).

Ma chi è, realmente, questo reduce ammaccato, una volta svestita la maschera da cucco iniziale?

Dicesi reduce ammaccato l’uomo che per esperienze pregresse, sua indole, un innato senso di sottovalutazione del genere femminile (confermatosi nel fluire delle sue vicende amorose) e inguaribile voglia di singletudine mista a promiscuità nella ricerca di nuove femmine da consumare (e non solo fisicamente), si rivela nel tempo come un soggetto esattamente contrario a quanto promesso e presentato fino al momento dei primi rapporti completi. Un soggetto eminentemente lamentoso, pedante, noioso e spesso tirchio.

Era brillante? Diventa mano a mano noioso e lamentoso, ammorbandoti sempre di più con i suoi problemi presenti, passati e futuri che ne condizionano la felicità e, di riflesso, le vostre uscite, persino il sesso (credo che sia stato un reduce ammaccato a coniare il popolare detto “il cxx non vuole pensieri”).

Era splendido? Ora vi ammorba con il mutuo, con il commercialista che non sa fare i conti, con gli alimenti dei figli o le pretese della ex (e gli scappa ogni tanto un “siete tutte uguali”), nei viaggi passa il tempo a controllare gli scontrini della carta di credito e ti propone di fare cassa comune come al liceo. Insomma, da principe a taccagno.

Era prestante? Beh, il sesso si fa inesorabilmente meno frequente e attivo dopo le sperimentazioni interessanti dei primi giri di orologio. Qualità e quantità cambiano. Perché lui non ha voglia e ne ha sempre meno, perché ci sono tanti problemi da risolvere e i pensieri, si sa, non aiutano. Così le sveltine guadagnano terreno su quelle ore esplorative dei primi tempi a letto, e le richieste di essere “coccolato” senza ricambiare più frequenti. E le vostre proposte indecenti per muovere un po’ lo stagno? Più che indecenti diventano inopportune: non sarà mai il momento giusto.

Era sociale? Tu casa es su casa. Perché andare al cinema, a teatro, al ristorante o vedere gli amici come una volta quando si può risparmiare rimanendo a casa tua dove, fra l’altro, tu cucini così bene? Sai che risparmio (soprattutto per lui, tu devi fare la spesa)! E poi, fra le quattro mura domestiche, lui ti può usare come personal Psicologa, sciorinando tutti i suoi guai e lamentele. Ah, vi vedete anche meno perché lui ha tutti quei problemi da risolvere… poi però te ne parla, tanto.

Era curato? Ora vi si presenta spesso in versione nutria. Barba sfatta, doccia a secco (leggi abuso di deodorante), inesplorabile dell’ombelico in giù. Si è lasciato andare, ha smesso gli abiti di seduttore per rimettere su la giacchetta consunta e che sa ancora di canfora del suo passato, la sua copertina di Linus che è l’abito dell’uomo lamentoso e trascinato. Ferito dalla vita e dalle donne. E dagli amici. E dalla mamma. Pure dai cugini.

Insomma, ecco che ti si rivela in tutto il suo grigiore il reduce ammaccato, come una vecchia auto piena di gibolli e ruggine, sopravvissuta a mille mogli e guai, ma sempre pronta a rievocarli e riversarli sulla compagna di turno.

Che di solito ha una forte indole da crocerossina (leggi qui), soprattutto se cerca di resistere a fianco del noioso e lamentoso partner. Io ti salverò e ti cambierò in un nuovo uomo, pensa illudendosi lei.

E invece lui, che non è migliorabile, cambierà fisicamente lei. Si perché il reduce sarà ammaccato, ma non lo è così tanto da sopire il suo lato narcisista (leggi qui) che richiede nuove prede da un lato per rinnovare il suo bisogno di piacere e autostima (ce l’ha, ce l’ha, solo che è monocentrica ed egoista) e dall’altro per scaricare su una nuova partner tutto il suo bagaglio di sconfitte e disillusioni, per poi dire: anche questa non è all’altezza della situazione, nessuna è all’altezza della mia situazione.

Trovo analogie fra il reduce e il mammone (leggi qui), solo che il secondo non cerca solo una discarica emotiva nella partner. Essendo cozza, cerca un solido appiglio per accasarsi. Il reduce no: lui ha fatto la guerra, si trova bene solo con altri reduci. Quindi, una volta che la crocerossina ha lenito le sue ferite, cambia ospedale perché, in fondo, quella fasciatura mica l’aveva fatta così bene.

Questo è quanto penso io, ma vediamo cosa ci dice una vera esperta, l’amica Giovanna Crespi. Chi è Giovanna? In due parole è una psichiatra e psicoterapeuta, coordinatrice locale della sezione Onda Osservatorio nazionale donna per lo studio e prevenzione dei disagi psichici nella donna. Ma su di lei trovate più notizie qui, sul suo sito.

Ecco come legge il reduce ammaccato la dottoressa Crespi

Il reduce ammaccato è colui che è in debito con la vita dalla quale pretende una ricompensa infinita e lo fa in modo subdolo, in termini tecnici con comportamento passivo-aggressivo.

Invece di trovare soluzioni ai problemi quotidiani il passivo-aggressivo esprime una rabbia rivendicativa verso il mondo e lo fa passivamente attraverso atteggiamenti di impotenza, arrendevolezza. Ma attenzione, non avendo il coraggio di affrontare le situazioni, tende, il reduce, a manipolarle a suo piacimento e convenienza.

È un buco nero che risucchia energie , perché lui non ha più nulla da dare, perché ha già dato tutto, è come un sacco vuoto, da riempire e con molte pretese.

Per alcune donne questa diventa una sfida pericolosa!

Questa situazione di bisogno attrae infatti molte persone, che si identificano con la sofferenza dell’altro cercando in ogni modo di alleviarla. Ed è proprio questa sfida che rende tutto complicato e vischioso.

Nel tentativo di lenire la sofferenza del reduce bisognoso si cerca in realtà di dar sollievo alla propria sete d’amore e di mancanza di attenzioni, come le bambine che quando sentono la mancanza di ciò di cui hanno bisogno cullano e coccolano la propria bambola. Così, prendendosi cura del reduce, si cerca di alleviare le proprie sofferenze con la convinzione che, riuscendo a eliminare le sue ammaccature, si avrà sollievo anche per le proprie.

Ma, purtroppo, il reduce le ammaccature se le porta come medaglie, trofei da esibire e, pertanto, difficilmente se ne vorrà privare. Così, più che ottenere sollievo si incorre in una profonda frustrazione con peggioramento della propria immagine e identità.

Alla base di tutto ciò vi è nelle donne, che incappano in un reduce ammaccato, un bisogno d’affermazione di sé attraverso il riflesso dell’altro, per cui il consiglio è fare di meno, preservarsi, pensare di più alla proprie ammaccature e non a quelle dell’altro, e vivere la relazione come un valore aggiunto, non cercando nella stessa una cura ai propri problemi personali o uno specchio ove ricercare la propria identità.

Fare di meno significa dedicare meno tempo a pensare alle sue pseudo preoccupazioni, ai suoi problemi, e porre più attenzione a voi stesse e alla vostra vita.

Imparare a lasciar perdere… a non entrare nei giochi di interazione quali il cercare di “aiutare” cercare di “spiegare”… Occorre rinunciare al bisogno di vincere o lottare con il reduce ammaccato mantenendo la propria centralità e dignità, avere piena consapevolezza di se stesse di cosa è giusto per voi per star bene.

Questo il parere di Giovanna Crespi che, come avrete capito, vive le vostre storie di crocerossine dell’ammaccato (come vi chiamo io) quando ormai, spesso, ci siete dentro fino al collo, ed è difficile recuperare senza l’aiuto di un esperto.

Il mio consiglio, da semplice osservatore e amante della semplicità felice dell’amore vero, è questo: fidatevi del vostro intuito, non sottovalutate i primi sintomi della sua “malattia” e usateli per… scappare a gambe levate! Prima, non dopo, quando è tutto più difficile.

Sincerely yours

Un sentito grazie a Rebecca Pellizzari, mia figlia, per aver pazientemente ascoltato la mia descrizione del reduce ammaccato per realizzare la sua prima opera sul mio blog. Ti amo mia Rebecca.

Sei la donna della mia vita

Ogni donna è l'amore unico della sua vita (foto ANP)
Ogni donna è l’amore unico della sua vita (foto ANP)

Sei la donna della mia vita

Sei davvero tu la donna della mia vita.
Ecco cosa scrive e dice spesso l’uomo comune dall’amore facile, pret a porter, il predator vulgaris dei social e dei territori di caccia per single (o separati, o separati finti, o sposati ma non morti) alla sua nuova amata nel breve periodo di “successo” della coppia. Notate bene i termini che usa perché ne faremo analisi per trarne insegnamento per il futuro, care amiche.

PRIMO MESE DI FREQUENTAZIONE
Io credo che sia davvero tu la donna della mia vita. Io non ho mai provato un sentimento così forte per una donna, tu mi hai sconvolto. Sei la più bella. A letto non ho mai provato un piacere così intenso. Io ti amo, sono innamorato di te, mi piaci tantissimo. Adoro fare l’amore con te lo farei tutti i giorni tre volte al giorno. La Voglia è talmente tanta da far fioccare sempre più spesso improvvisi pranzi di lavoro (che adesso è una scusa per vedersi, non per non vedersi) al ristorante “Lo Specchio”(leggi motel) noto per avere una copertura rete da caveau bancario.
ANALISI
Care amiche, notate l’esagerazione e l’enfasi dei termini a sole 4 settimane (poi il tempo non è una variabile costante, queste frasi mi raccontate vengono dette anche dopo pochi giorni o nel secondo mese di sesso, e sottolineo sesso, non frequentazione). Siete già la donna della sua vita… crede. Forse ci crede, ma non è un po’ presto? Certo esistono i colpi di fulmine, gli innamoramenti subitanei, ma hanno delle caratteristiche che poi vedremo che vanno aldilà delle parole. Che a letto non abbia mai provato un piacere così intenso mi fa sorridere: l’orgasmo è l’orgasmo e, per quanto voi siate brave nell’arte dell’erotismo, certi entusiasmi o sono da veri innamorati o da enfasi della novità. Ma per ora crediamogli, anche se noterete come il sesso sia molto presente in questa sua fase di amore, forse c’è più sesso che amore? A livello di parole siamo alla pari direi.

SECONDO MESE
Amore mio, sono tormentato dalle immagini di quando facciamo l’amore. Lo farei con te 5 volte al giorno e ti amo davvero tantissimo. Sto pensando a un weekend io e te soli non importa dove, basta che ci sia una camera da letto. Anzi no voglio pianificare un mese di vacanza, voglio stare con te voglio vivere con te. Ti amo. Ti ho fatto un regalo un po’ osé ma so che ti piacerà.
ANALISI
Nel secondo mese il sesso la fa troppo da padrone non trovate? Anche i riferimenti alla condivisione del tempo insieme hanno un chiodo fisso: farlo. Non fatevi abbindolare dall’idea della vacanza, promessa lontana. Vivere con te: ancora più esagerata come affermazione dalla proiezione tipo mutuo trentennale. Quello che vuole lui si esprime con il regalo osé (un vestitino, un sex toy?): ci sta benissimo, il sesso è l’80% della coppia (ed è naturale che sia copioso e sfrenato i primi tempi), ma un innamorato vero che regalo fa subito? Un anello. E non è solo una questione di tradizione.

TERZO MESE
Cara, devo scusarmi ancora per il nostro weekend continuamente rimandato ma davvero il lavoro mi sta facendo impazzire. Ho talmente da fare che non riesco più a fermarmi di notte da te, e ho paura che la cosa peggiorerà. Sai che ti voglio bene e tu sei sempre nei miei pensieri. Sei bellissima, ci rifaremo con le vacanze spero. Ah dimenticavo: dopodomani sera potrei passare da casa tua: mi prepari qualcosa e mi dedichi la tua specialità, quella cosa che mi fai e sai che mi piace tanto (e non parlo di ricette…). Non ti preoccupare per quelle nuove amicizie su facebook, sono innocue. Io non vedo che te, i loro mi piace manco li vedrei se non me li facessi notare tu.
ANALISI
Il lavoro è la scusa più usata dagli uomini che si stanno stufando di una relazione nuova, o perché ha esaurito la sua propulsione sessuale (avete finito il kamasutra due volte e state ripetendo le stesse posizioni, quelle preferite da lui) o perché ha adocchiato una sostituta che sta rispondendo (non sottovalutate le nuove amicizie social, seguite la vocina che vi sussurra “occhio”). Lavoro taglia la testa a ogni opposizione: taglia tempo e ha un grande alleato, la stanchezza. E quindi non si ferma più a dormire da voi, anche perché una volta di notte lo facevate tre volte, adesso a lui basta una e ste coccole sono un rompimento, era motivato a farle all’inizio, per ottenere più prestazioni da parte vostra e sottolineare il grande amore. E poi basta con le uscite e i ristoranti, lui ha poco tempo: si fa a casa vostra e magari con solo la specialità che piace tanto a lui (indovinate qual è la più richiesta…). Nota bene: la parola amore e donna della tua vita si sta diradando. Non a caso gli scappa un sintomatico ti voglio bene (io voglio bene a mia sorella).

QUARTO MESE
Tesoro, non capisco le tue lagnanze. Ti ho già spiegato che per vivere devo lavorare e che la cosa si è fatta più impegnativa e io devo tagliare giocoforza il tempo a nostra disposizione. Se è vero che facciamo sesso più raramente è scesa la quantità ma non certo la qualità. Sai quanto tenga a te. Ho qui un depliant per le vacanze al mare, fra due settimane quando ci vediamo a casa tua lo guardiamo insieme. Un abbraccio forte forte e dai, non perdiamo tempo a litigare. Per me sei la numero uno.
ANALISI
Come mai il sesso e la frequentazione si sono diradati? Si è stufato, non del tutto ma conta la qualità adesso, ieri contava anche la quantità. Ah, sei diventata la numero uno, un po’ meno dell’amata donna della sua vita ma farete le vacanze insieme, dice il depliant specchio per le allodole.

QUINTO MESE
Sono avvilito. Mai mi sarei aspettato da te che tu sbirciassi in modo fraudolento, mentre ero sotto la doccia, le chat del mio telefono. Ammetto di aver sbagliato a fare lo stupido con quella ragazza su facebook ma era uno scherzo, un divertimento per distrarmi. Sai che lavoro troppo. Lo so che dalla chat il linguaggio può sembrare troppo confidenziale ma non è colpa mia se questa ci sta provando. Sì lo so, avevo fissato una cena con lei, ma era solo per tenere a bada la sua corte. Io sono molto educato e non voglio offendere nessuna, e quelle sue foto che mi ha mandato in costume sono un problema suo non mio, cosa dovevo scriverle che non mi piacevano? Vedi, è questione di fiducia, se fossi davvero innamorata di me potrei andare a quella cena senza farti diventare furiosa di gelosia cieca per una chat banalissima e una cena solo promessa (e non ancora fatta, vorrei sottolineare). Invece ci rinuncerò, e questo dovrebbe farti riflettere su quanto tu sia importante per me. Mai però mi sarei aspettato un controllo da parte tua e sto pensando di chiederti di non essere più mia amica su facebook, ci fa solo litigare. Questa tua sfiducia mi fa pensare.
ANALISI
Cosa fa un traditore preso con le mani nella marmellata? Attacca. Cerca di ribaltare la situazione. Non è importante che lui stesse preparando un incontro con un’altra che palesemente ci sta, è inaccettabile che voi gli abbiate guardato il telefono per un sospetto che avevate da tempo (chi non lo ha mai fatto e neanche pensato di farlo dopo comportamenti strani del partner se è senza peccato scagli il primo smartphone). Tira fuori la fiducia per colpevolizzarvi e, mossa astuta, per farvi fuori dal suo social, zona di pesca per il futuro (altro che depliant delle vacanze). Insomma. Il quinto mese…spesso questi soggetti hanno sempre un’ottima scusa per tener celata la donna della loro vita(…) ma la realtà è che non vogliono e non possono rovinarsi la piazza col pubblico di amiche che ambiscono a diventare la sua futura donna della sua vita. Quindi? Siete scorrette, esagerate, invasive, non pensate a quanto lavora e ve la prendete per una cazzata come una cena organizzata con una che gli manda foto mezza nuda! Ma dai, non vi vergognate ? Forse siete VOI a non essere innamorate… Amore è sentire anche la mancanza di un messaggio per due ore

SESTO E ULTIMO MESE
Ti devo chiedere scusa, ma dopo le inutili discussioni per quanto è successo o credi sia successo ho bisogno di riflettere e di una pausa di riflessione. Oggi ti ho tolto l’amicizia su facebook dopo che mi hai accusato di aver reso le mie nuove amicizie non visibili per te. È vero, l’ho fatto, ma non ci ho pensato proprio, e non c’è nessun secondo fine. Sarà anche per questo che non facciamo l’amore da tre settimane e ci siamo visti solo dieci giorni fa a pranzo. Troppi pensieri, troppa sfiducia. Anche i tuoi messaggi e telefonate sono diventati troppo insistenti e interferiscono con il mio lavoro e la mia serenità. Certo che ti amo, anzi ti amo troppo. Tengo troppo a te ma proprio per questo credo che dobbiamo staccare per un po’, proprio per capire cosa c’è che non va e credimi, le altre donne non c’entrano, non esistono, esisti solo tu. Ma io non voglio farti soffrire, non voglio farti del male, piuttosto rinuncerei a te. Che ne dici se facciamo un periodo di silenzio e vediamo quello che succede? Ti amo tantissimo ma dobbiamo ritrovare la serenità. E non vederci e sentirci per un po’ è la cosa migliore. Ti voglio e ti desidero tantissimo, ma devo resistere per il nostro, soprattutto il tuo bene. Sei la più bella. Ti amo troppo. Ma decidi tu.
ANALISI
Siamo all’epilogo della vostra storia, ma in realtà ci eravamo già qualche mese fa, quando ha conosciuto la vostra potenziale sostituta. Contate quanti “troppo” usa. Sono troppo ben diversi da quelli iniziali dedicati all’amore, ma badate, le esagerazioni sono raramente fisiologiche in amore, sono proibite oltre una certa soglia glicemica come è proibito dire ti amo durante i primi orgasmi. La pausa di riflessione è una strada senza ritorno, un modo vigliacco di non dire ti lascio, perché come scrivo sempre la maggior parte degli uomini non ha le palle per lasciare, si fa lasciare. Silenzio, riflessione, stacco dai social: ha un’altra, punto. O l’avrà fra poco. Meglio staccare, perché lui pensa soprattutto al vostro bene. La donna della sua vita si è trasformata in fretta nella solita rompiballe, ossessiva gelosa e soffocante….

TRE MESI DOPO IL BLACK OUT
Ciao cara come stai? Lo so che non ho risposto ai tuoi messaggi e telefonate ma, credimi, il lavoro è stato opprimente e poi è morta la nonna di mia cugina, una persona alla quale ero molto legato sin da bambino. Ho fatto anche un incidente con l’auto ma per fortuna non mi sono fatto nulla solo che sai lo spavento… avevo davvero la testa da un’altra parte. È vero, sono stato via con quella di cui ti lamentavi qualche mese fa ma ti giuro, è stata una stupidaggine e quel weekend di cui ti hanno raccontato le tue amiche vedendo le foto sulla bacheca di quella mia conoscente (scusa, ma che infami, fra moglie e marito non si mette mai il naso!) l’ho passato con lei ma a casa sua al mare c’erano anche dei suoi amici, anche se non si vedono dalle foto e sì, eravamo abbracciati in una foto ma giuro non abbiamo fatto sesso. Comunque frequentare quella persona mi ha fatto capire che tu sei unica e vorrei rivederti. Mi sono reso conto di amarti ancora tantissimo e ho tanta voglia di rivederti presto. Cenetta a lume di candela o posso venire direttamente a casa tua? Ti amo tantissimo. Sei tu la donna della mia vita, l’ho capito forse tardi ma adesso ne sono certissimo.
ANALISI
Come mi raccontate spesso, le pause di riflessione finiscono quando l’altra, la “conoscente”, ha cessato di esistere (sarà stata un’altra donna della sua vita? Probabile) e questi uomini che vi amano troppo tornano sempre, ci riprovano sempre. Ma è solo una questione di fame e logistica. Non importa come si siano comportati, quanto siano stati lontani e assenti, al punto dal non degnarsi di rispondere neanche a un messaggio con un faccino. Più del dolor (e della dignità) poté il digiuno, e voi siete una occasione sicura in tempo di carestia, mentre è ripartita la caccia sui social. Ecco perché ora vi ama di nuovo tantissimo. Ah, lascio a voi meditare sul suo weekend senza sesso con la tipa: io vi dico che mi ricorda tanto quei mariti che dicono all’amante che non fanno sesso (mai!) con la moglie da dieci anni.

Dunque non eravate voi la donna della sua vita e sapete perché? Perché, per questo tipo di uomini dal facile amore della vita, tutte le donne sono le donne della loro vita. Non è colpa sua poverino: confonde solo il sesso con i sentimenti. Diciamolo che ha un’anima “social”. Basta che voi lo sappiate e ve ne accorgiate prima di soffrirne.

Ps
esagerare nei termini d’amore è giustificato sono in un caso: il vero colpo di fulmine. Chi l’ha vissuto veramente sa che è la forma di amore più irrazionale, travolgente è bella che si conosca. I due amanti colpiti all’unisono dal fulmine non pensano, agiscono. Si guardano, e sanno. E anche quando si giurano amore i fatti ne provano la veridicità. Vivono sospesi sul mare azzurro, veleggiando verso un futuro di felicità, senza chiedersi perché sono, uno per l’altra, i veri amori della loro vita. E nulla potrà fermarli, lavoro o social. Buon viaggio a voi, veri eroi dell’amore esagerato ma concreto, fatto di fatti, e non solo di parole. Il sole vi illumina, non vi acceca. Sembrate ciechi, ma siete solo luminosi.

Sincerely yours

Litigare fa bene o male alla coppia?

Litigare riempie o svuota il vaso che contiene l’anima della coppia
Litigare riempie o svuota il vaso che contiene l’anima della coppia

Conosco coppie che litigano per ogni inezia. Ma anche coppie che sembrano vivere in Paradiso: mai uno screzio, mai una parola fuori posto e, se capita, uno dei due diventa un cuscinetto e col suo silenzio, o cambiando discorso, va oltre.

Chi di queste due coppie sopravviverà ai più acerrimi nemici della coppia stessa, e cioè il tempo che passa, la routine e il sesso che scende inesorabilmente in quantità e qualità?

Nessuna delle due, ma se dovessi scommettere voto per i litiganti.

Perché se litigare troppo e in un modo che denota poco affetto e a volte disprezzo lo considero uno dei pochi motivi per cui è giusto separarsi anche in presenza di figli piccoli, liberandoli così da scene quotidiane tipo la Guerra dei Roses, anche il silenzio pressoché totale di due fidanzati compagni o coniugi che non danno sfogo nemmeno alle normali ostilità che caratterizzano la vita di una coppia, non sono da meno come arma letale per la longevità del loro amore.

Litigare è fisiologico, ed un modo che la coppia ha di crescere. Sbagliando, discutendo per poi chiarirsi è un modo di crescere insieme, di consolidare la coppia.

Io immagino l’anima della coppia come un grande vaso dove vengono messe, in comune, le cose buone e le cose meno buone.

Ogni giorno la coppia ci mette una carezza, un’ora di sesso appagante, un litigio, un cattivo pensiero, un silenzio di sopportazione, un chiarimento costruttivo: le cose buone svuotano l’orcio di terracotta, quelle cattive, ma anche i silenzi, lo riempiono.

E quando la misura è colma l’orcio, per quanto pesante e robusto, è di terracotta, ed esplode.

Esplode in litigi fatti di quelle parole dalle quali non si torna indietro, crea schegge volanti che procurano ferite che si infettano e non si rimargineranno, oppure, nella migliore delle ipotesi, lasceranno vistose cicatrici che ogni volta che le guardi (e non puoi fare a meno di notarle) ti ricorderanno il dolore subito in quella occasione.

Sì perché ci sono cose che non si possono dire, dalle quali non si torna indietro. Le parole possono ferire più di un tradimento: ho visto coppie riprendersi da una scappatella, altre non riprendersi da offese verbali così profonde da rimanere indelebili.

E l’amato o l’amata sono coloro che ti conoscono più nel profondo, e quindi sono capaci di capirti meglio di chiunque altro, ma anche di usare i tuoi punti deboli più profondi per ucciderti.

Posso paragonare queste offese profonde e laceranti solo la violenza fisica: un uomo o una donna che mettono le mani addosso al proprio partner compiono un atto spesso senza ritorno. La violenza fisica può sembrare meno grave di certe violenze verbali, ma non è vero che ferisce più la parola che la spada, la spada uccide.

E l’omicidio dell’amore è possibile, e da quello non si torna indietro.

Il silenzio, tornando al fatto di non litigare mai o quasi mai, è letale quanto l’offesa più pesante. E’ più subdolo, perché lavora nel tempo e in modo strisciante. Al momento sembra anzi un buon modo per non fare di un piccolo fuocherello l’incendio di tutta la foresta, ma non è così.

Ogni fuocherello soffocato sul nascere col silenzio mette un pezzo di rancore e di sofferenza non detti nell’orcio dell’anima della coppia, facendo salire il livello delle cose cattive.

Litigare fa bene. Litigare chiarisce. Litigare fa crescere.

Nessuno ama litigare. Soprattutto noi uomini, campioni nelle gare di evitamento di rotture di balle, opponiamo il silenzio o svicoliamo di fronte a problemi di coppia. Se invece avessimo la vostra forza di discutere, spesso venduta con ironia come la tendenza tutta femminile a parlare troppo e a rompere anche sui dettagli, chiariremmo molte cose subito e bene e l’orcio, il nostro orcio di uomini, non si riempirebbe di quella sensazione del “che rottura di balle”, una sensazione che alla lunga fa di lei una compagna diversa da quella che avevamo amato.

Litigare, piangere, scontrarsi (senza superare le linee di non ritorno che tutti conosciamo) per poi chiarirsi, approfondire fino a ripulire l’anima dall’ultimo dubbio, lì, subito, insieme, significa rafforzare quel vaso che contiene l’anima della coppia, non solo svuotarlo. E’ come se, ogni volta che dopo aver litigato ci capiamo e capiamo perché il litigio è successo, la coppia crescesse.

Ecco perché le coppie che funzionano, quelle in crescita anche se nate da pochi mesi, dopo un litigio provano quella bellissima sensazione di amarsi di più, e spesso fanno l’amore.

E poi quanto sono importanti il tono, le parole, gli sguardi usati nelle discussioni…quando un litigio è davvero per costruire perché ci si ama, quando è solo per ferire perché ci si disprezza, piuttosto che l’indifferenza quando non si ama più… l’indifferenza che cos’è se non il silenzio e l’assenza di litigio, o se preferite di confronto animato, ma interessato ad andare fino in fondo?

Il silenzio uccide sicuramente, la parola può ferire, ma anche ricostruire la casa più forte e solida di prima.

Il silenzio è senza ritorno, alla lunga diventa tombale. Anche nell’amicizia.

Care amiche, amici, innamorati o coppie nuove, vecchie, solide e meno solide, in crisi oppure no: litigate, parlate, affrontate i problemi. Prima che l’orcio esploda.

Sincerely yours

Perché attiro solo mascalzoni

Intimo veleno. Fotografia analogica di Patrizia Nuvolari. www.patrizianuvolari.it
Intimo veleno. Fotografia analogica di Patrizia Nuvolari. www.patrizianuvolari.it

Perché attiro solo mascalzoni o, se vogliamo dirla in inglese, solo degli str, che prima sono così affascinanti e simpatici e poi, quando ti hanno fatto fare un paio di volte la 24 ore di Le Mans a letto ti lasciano legata ai paracarri della tangenziale?

Se lo chiedono e me lo chiedono molte lettrici, che ormai si definiscono, in lacrime, collezioniste di mascalzoni, cioè di uomini che trattano le donne a mo di “usa e getta”, e che spesso hanno pure il coraggio di rifarsi vivi dopo una più o meno lunga e improvvisa latitanza, di solito nei momenti di magra (non hanno nessuna all’orizzonte e vorrebbero tirare fuori dal freezer la vostra “minestra” da riscaldare).

Da quello che mi raccontate, da quello che vedo, leggo e in base alla mia esperienza non c’è un perché solo ma perché diversi. Prima di enunciarveli voglio però raccontarvi la mia prima esperienza di mascalzone, prima per amore e poi pentito.

Avevo 16 anni ed ero innamorato di lei, più grande di me, per la prima volta (credo anche perché era stata la mia prima volta “completa”). Dopo tre mesi di grande romanticismo e kamasutra lei mi lascia per un altro, un suo ex che mi aveva descritto come un mascalzone, macché mascalzone, uno str di prima scelta! La trattava malissimo, la tradiva, non la richiamava, non si faceva trovare… io invece ero il classico bravo ragazzo, sempre carino, presente, premuroso, la riempivo di attenzioni e regali… troppo, mi aveva detto lei lasciandomi. Sei troppo carino e bravo. Fammi soffrire un po’ aveva pure aggiunto, fatti desiderare…

E lì ho pensato che il mondo girasse alla rovescia e che non era vero, come nei film, che i “buoni” vincono sempre, erano i cattivi a fare il bello e cattivo tempo con le donne, già a quell’età.

È c’era un’ingiustizia Cupidica per la quale chi come me dava tutto era destinato a farsi soffiare la morosa della vita (a 16 anni già volevo sposarla? Forse sì, sognatore pescino com’ero già allora) da un mascalzone che la faceva pure piangere. La felicità perdeva contro la sofferenza, non capivo ma… volevo, dovevo adeguarmi al “trend” femminile che mi sembrava maggioritario, e cioè viva i mascalzoni! Altrimenti… chi cuccava più! Sognatore romantico sì, ma l’ormone è l’ormone.

Così avevo cominciato anch’io ad applicare la parte dark del Teorema di Ferradini dal “in amore vince chi fugge” al “fuori dal letto nessuna pietà”. Con alcune funzionava con altre No. E il perché lo capiremo insieme, forse, rispondendo ai tanti perché attiro solo mascalzoni.

Poi, e qui finisco il mio personale racconto, avevo presto capito che solo una parte, seppur numerosa, di ragazze preferivano lo str, le altre proprio no. E non essendo io un mascalzone “naturale”, presto avevo abbandonato la caccia alle collezioniste di cattivi per seguire la mia indole romantica, per quanto lussuriosa (romanticismo e sesso vanno benissimo d’accordo), mietendo così conquiste sul versante più dolce e sognante del mondo femminile.

Ma veniamo finalmente a voi, a te. Allora… perché attiri solo o prevalentemente mascalzoni?

Perché cerchi emozioni
Lo str è divertente e mai noioso: ti stupisce con effetti speciali, prima positivi e poi, purtroppo, negativi. Non ti aspetti mai quello che fa. È eccitante. Non ti sembra mascalzone, ti sembra simpatico all’inizio. Scambi la sua propensione a “farsele tutte” per “esperienza” e virilità, è un uomo vero, un maschio alfa (per chi ci crede). È imprevedibile. Peccato che le emozioni positive si trasformeranno in negative quando sarà stufo di te (le sue storie durano raramente più di 3-6 mesi consecutivi) o avrà una preda più appetitosa di te. In realtà, fuori dal letto, a lui di te non interessa nulla.

Perché vuoi essere la sua prima scelta
Che fascino ha questo mascalzone simpatico e guascone che ci sa fare così bene con le donne. Mi scrive una lettrice: certe donne hanno il bisogno di affermare la propria autostima attraverso storie difficili e complesse. Più lui è mascalzone e più si ostinano. Sanno che lui è un rubacuori ma questo fa da calamita irresistibile in chi di voi, anche inconsciamente, vuole primeggiare sulle altre, vuole essere la sua regina, vuole essere scelta e la sua preferita. Cosa possibile, ma il tempo del suo timer, che scatta dalla prima volta che farete l’amore. Inesorabilmente.

Perché voi sì che lo cambierete
Si chiama sindrome della crocerossina, e ne ho già scritto qui. Colpisce molte donne, che di fronte a un mascalzone conclamato, nonostante gli avvisi delle amiche che hanno capito o ci sono già passate, pensano di avere la forza e il potere di cambiarlo, per poi conquistarlo definitivamente. Le crocerossine sono quelle di voi che sopportano di più le sue angherie e cambi di fronte, il passare dall’amore totale all’indifferenza più crudele, e quindi sono quelle che soffrono di più. Più è prepotente più fate quello che vuole lui. Più chiede senza dare più vi piegate. Ma poi lui vi ringrazia lasciandovi. Mi scrive una di voi: quando lo squalo sente l’odore del sangue corre! Sente lontano mille miglia l’aroma intenso che sprigiona la croce rossa che è in ognuna di noi…e dopo si salvi chi può! I lati negativi fanno presto a sorgere, ma certe donne hanno la presunzione dell’io lo cambierò. E ancora scrivete: la maggior parte dei mascalzoni si presenta come bisognoso d’affetto, e all’inizio ti corteggiano e ti prendono come nessuno ha mai fatto. Così noi donne, che amiamo tanto fare le crocerossine, ci affezioniamo ogni giorno di più e poi tac….. l’uomo si rivela per quello che è!

Perché è bravo a illudere e a farsi perdonare
A differenza di molti altri uomini il mascalzone, il più delle volte, lascia, non si fa lasciare dalle donne. E lascia senza pietà. Te lo dice dall’oggi al domani, di solito con un messaggio perché è inutile perdere tempo con un incontro, ci siamo detti tutto non c’è altro da aggiungere. E sparisce. Ma spesso torna. Perché c’era qualcosa di fisico (non intellettuale, a lui del vostro cervello interessa solo dove far breccia per il letto) che gli piace e gli manca e vuole riassaggiare, ma soprattutto perché in quel momento è “sprovvisto di carne fresca”. Il mascalzone è quello che poi, per scusarsi, ti porta in un posto bellissimo o fa il mega regalo e tu abbocchi. È un grande illusionista che ti sa riconquistare con “come te nessuna, me ne rendo conto solo ora” o ” quanto mi sei mancata, non posso vivere senza di te” ma… presto la minestra riscaldata finirà, e lui vi rilegherà al guardrail della tangenziale definitivamente, perché in chat la bellina che tampina da un po’ gli ha detto di sì.

Analizzati i perché, cosa fare per evitarlo o per liberarsi di lui prima che faccia danno?

No perché voi ragazze innamorate dei mascalzoni rimanete così annichilite da queste esperienze che spesso per tornare alla vita normale e a un semplicissimo flirt ci mettete anche più di 12 mesi, e certe di voi arrivano a pensare che gli uomini siano tutti così, dei mascalzoni, e quindi l’unica è il ritiro sociale e fisico. Un dramma per la femminilità: non confondete la vostra preziosa fragilità per un handicap che vi impedirà di amare la persona giusta.

Per evitare questo occorre innanzitutto lavorare su se stesse, sulla propria autostima, soprattutto se siete già passate da un’esperienza con un mascalzone e vi ritrovate al secondo giro.

Imparate a non accettare quello che non accettereste normalmente: l’amore è semplice. È serenità non dolore. È rispetto, non prevaricazione. È democrazia, non dittatura. È equilibrio, non squilibrio a favore di un componente della coppia. Per il mascalzone la coppia non esiste, l’amore è una parola che non ha nessun peso, tanto che ne abusa soprattutto quando fate l’amore, anche se è assurdo per precocità pronunciarla le prime volte, a poche settimane di intimità.

Scappate subito da tutto o parte di questo, ai primi segnali: non perdete tempo pensando che cambi o sottovalutando le piccole crudeltà alle quali presto inizia a sottoporvi. È vero, ci sono anche i mascalzoni accasati, ma pensate che siano dei buoni mariti in genere? In pubblico certamente, ci tengono alle apparenze più degli altri, ma chiusa la porta di casa sono padroni delle ferriere, non compagni. Sono despoti, perlopiù. Quello è solo il loro porto, ma da lì partono le scorrerie nel mondo femminile.

Quindi… Pretendete di più dai nuovi amori, come scrivo qui. Scappate dai simpaticoni che danno segni di superficialità o esagerano in promesse premature di futuri troppo radiosi insieme.

Fatevi aiutare dalle amiche più sagge ed esperte, circondatevi di amici veri, non isolatevi mai per stare e fare solo quello che vuole lui. Il mascalzone vi isola per dominarvi.

E se l’autostima già zoppica o ha subito duri colpi non serve sparire dalla società, serve un esperto che vi faccia ragionare e tiri fuori di nuovo la superdonna che eravate, che siete.

Il cimitero è pieno di mascalzoni insostituibili. Non finiteci voi nel cimitero dei sentimenti solo per un… mascalzone.

Sincerely yours

Il mio blog compie 4 anni!

L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi
L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi

Oggi il mio, il vostro blog compie 4 anni. Eravate poco più di 30mila all’inizio, oggi siete più di un milione di visitatrici e visitatori. Grazie del regalo più bello che potete fare a un giornalista e scrittore: seguirlo con interesse e… so quanto conta il vostro passaparola! Onorato della vostra attenzione e… buon anniversario anche a voi, lettrici e lettori!

Era mio padre

Mio padre con mamma fidanzati a Venezia
Mio padre con mamma fidanzati a Venezia

Era mio padre

Oggi, festa del papà, voglio raccontarvi il mio e pensare a lui.

Alto, Occhi azzurri, dicevano che fosse uno degli uomini più affascinanti di Venezia.

Faceva il giornalista come me e aveva vissuto per un po’ a Londra, dove aveva imparato a giocare al suo amato bridge e mi faceva lezioni di inglese, mostrandomi la cartina della metropolitana che dovevo studiare segnando col dito le zone dove abitavano le sue fidanzate, tre o quattro almeno.

Non so se fosse davvero cosi sciupafemmine, so che le donne lo amavano e lui piaceva molto.

Anche il fatto di essere corrispondente per un settimanale tedesco e il suo dover periodicamente recarsi ad Amburgo, città libera e piena di “libere donne”, come le descriveva lui, a fare quelle serate all’insegna di “Alberto please, make for us your magnifica Carbonara!”, non depone a favore della fedeltà.

Non so dunque se sia sempre stato fedele a mia madre, mi piace pensarlo anche se non è realistico per molti motivi: il suo fascino, i suoi viaggi, quei lunghi agosti noi a Venezia e lui a lavorare da solo a Milano o in qualche parte del mondo, il suo essere cresciuto all’epoca delle case di tolleranza…

Forse non è stato sempre fedele fisicamente a mia madre, ma con la testa sì, perché l’amava. Quindi che importa la fedeltà caro papà?

Si erano conosciuti a Venezia con mamma, perché il suo miglior amico era mio zio Plinio, mio padrino e fratello di mia madre.

Papà orfano già a tre anni, veniva da una famiglia povera che abitava alla Giudecca, all’epoca non proprio il sestriere di lusso della città. Mia madre invece veniva da una famiglia ricca e rispettata, che lo accoglieva a pranzo come amico di Plinio, ma mi ricordo che mia nonna diceva che “così mangiava un po’, povero ragazzo”.

Era nato così l’amore fra mia madre e mio padre, a palazzo Morosini, dove abitava la famiglia di lei all’epoca.

Mio padre non ha avuto un padre. Il nonno, morto giovane per un’infezione allora incurabile, aveva lasciato lui e sua madre soli in una Venezia prefascista, difficile da vivere.

Sua madre, mia nonna Regina detta Ginetta, si era presto risposata con quello che sarebbe diventato un fotoreporter famoso. Un matrimonio di salvataggio per lei, bellissima, d’amore per lui, almeno all’inizio narravano i miei avi.

Lui non amava mio padre, ancora meno quando mia nonna ebbe il fratellastro di mio padre.

Mi ricordo che mio padre, se solo osava fare qualcosa di sbagliato alla tavola del patrigno, riceveva una bicchierata gelida d’acqua in faccia. Un’umiliazione che a immaginarla mi ha sempre fatto del male.

Il patrigno lo aveva anche preso a lavorare nella sua agenzia e gli aveva insegnato a fotografare. Era il periodo della moda, e mio padre aveva avuto una storia con una famosa attrice. Però lui preferiva scrivere, non fotografare o commerciare in foto.

Mio padre era legato, non ricambiato, al patrigno. Quando in un momento di difficoltà lavorativa mio padre è stato abbandonato al suo destino dal patrigno, con mia nonna che rispondeva a mia madre che la pregava di aiutarci “ognun per sé, Dio per tutti”, aveva 40 anni.

Il peggior tradimento è quello dei genitori o dei fratelli.

Ma mio padre si è risollevato dai debiti E dall’infarto (fumava 60 sigarette al giorno) e ha fatto fortuna da solo, rilanciandosi nel lavoro e assicurandoci una vita agiata.

Questo era mio padre.

Io gli sono diventato amico solo a 18 anni. Con lui il rapporto è stato difficile, sempre mediato e salvato da mia madre.

Lui, che non ha avuto un padre, aveva idee confuse sul come farlo. Da una parte era troppo permissivo, dall’altra voleva essere autoritario e rispettato come il patrigno. Risultato: la mia ribellione.

Mio padre pretendeva infatti rispetto senza applicare la regola aurea del do tu des che io applico con i miei figli: io ti premio se tu fai bene il tuo lavoro, io non sono una volta tuo amico e una volta un padre autoritario, io sono tuo padre punto. E tu mi porti rispetto perché io me lo sono guadagnato, anche.

Così ogni anno la stessa storia: due materie a settembre e lui che mi comprava il motorino avvertendomi che era un investimento per il futuro. E poi la moto. E poi l’auto. E io ne approfittavo. Litigavamo ma lui cedeva.

Ma ci amavamo pur litigando ferocemente.

A 18 anni provo a lavoricchiare con lui, per guadagnare un po’. E scopro che mio padre è un Figo, non un debole. Scopro che è bravo nel suo lavoro, che sa tramutare idee in ricchezza per la famiglia. E così si guadagna la mia stima per la prima volta. E con la stima e il lavoro insieme migliorano i rapporti.

Da allora io e mio padre siamo diventati amici.

mamma se ne è andata prima di lui, e lui un giorno mi ha detto che era stufo di vivere senza di lei.

Aveva ripreso a fumare ma poi, forse spaventato dalla paura di qualche sintomo inconfessato, aveva smesso.

Dopo soli 15 giorni l’ho trovato addormentato sulla sua poltrona in pigiama, in attesa che si scaldasse la sua brioche. Se ne era andato dalla mamma.

Quando parlo con lui in questo periodo scherziamo sul fatto che smettere di fumare lo abbia di fatto ucciso.

Questo era Ed è Alberto Nicolò Pellizzari, mio padre.

Ricominciare dopo una storia

Si ricomincia sempre in salita ma alla fine c'è sempre una discesa
Si ricomincia sempre in salita ma alla fine c’è sempre una discesa

È finita. Dopo mesi, anni, a volte tanti anni la vostra storia è finita. Eravate sposati, conviventi, fidanzati, amanti. Eravate, perché ora è finita.

Siete state lasciate, o avete lasciato voi, spesso perché lui vi ha messo nelle condizioni di lasciarlo, perché molti uomini non lasciano mai. Non cambia: siete sole.

E siete sole dopo molto tempo, oppure da poco ma, se eravate innamorate, anche pochi mesi possono pesare come anni.

Magari, di fatto, sole lo eravate già. Quanti matrimoni sono separazioni di fatto sotto lo stesso tetto coniugale, quanti legami sono ormai ridotti al minimo sindacale da tempo, senza dialogo e senza sesso. Quante amanti hanno visto scemare, col tempo, gli incontri una volta così belli e passionali, o sono diventate l’ombra della moglie.

Ora anche le ultime parvenze di legame sono davvero finite. Ognuno a casa sua, ora siete davvero sole.

Come ricominciare a vivere? Come rinascere?
E, soprattutto, come non cadere nella trappola dell’isolamento, del ritiro sociale e sessuale? Come non sostituire definitivamente gli uomini, per la grande delusione, con la carica dei 101 gatti?

Dalle vostre tante storie, da chi ci è già passata e ce l’ha fatta, si possono trarre dei consigli preziosi. Vediamoli.

Il periodo zombie
È normale che le prime settimane, i primi mesi, stiate male, alternando momenti di disperazione a quelli catatonici, a momenti nei quali vi dite “che bello essere sole dopo tanta sofferenza” a quelli in cui “quello stronzo mi manca da morire, adesso gli scrivo un messaggio, forse non posso vivere senza di lui”. È normale, vi comportate come degli zombie che si aggirano in casa trascinandosi dietro il plaid, passando dalla TV al frigo, ma non siete degli zombie. Guarirete. È solo questione di tempo ma, come per l’influenza, potete decidere di sopportare stoicamente, quasi fosse un’autopunizione (aaaah come siete brave voi donne ad autopunirvi e autogiudicarvi al peggio) i 39 di febbre alzando le mani, battendo i denti e soffrendo l’impossibile oppure usare i farmaci sintomatici che, proprio perché si chiamano così, non curano le ferite d’amore ma leniscono il dolore fino a guarigione avvenuta (e si guarisce, è solo questione di tempo).

Li vediamo nei prossimi step.

I rimedi della “donna” (non della nonna, o forse li usava già anche lei).
Per uscire dal o combattere il periodo zombie la prima cosa da fare è individuare, nel vostro carnet di amici e conoscenti i più positivi, affidabili, allegri e poco sedentari. No, non sto parlando della vostra migliore amica, quella sa già tutto della vostra storia, ha la spalla rotta per i vostri pianti, ha fatto tutto quello che poteva per sorreggervi e continuerà a farlo. Ma quello che vi serve adesso è altro. È una donna, o un gruppo di donne, o anche di uomini amici che avete classificato come nonscopabili (e loro non vi vogliono frequentare e assillare per questo, altrimenti evitateli) che vi raccolgano e vi portino fuori dal covo dello zombie. Per un aperitivo, per parlare, per ballare, anche solo per passeggiare o per iniziare un corso da metalmeccanico o di tango, basta che vi tirino fuori. Devono essere propositivi, allegri e riuscire a stopparvi dopo massimo un quarto d’ora di riepilogo della storia che vi ha fatto soffrire tanto per farvi parlare di qualcos’altro. Valgono anche quelli messi da parte perché a lui non piacevano o non ve li faceva frequentare. Sforzatevi di contattarli, magari con un messaggio iniziale, come se doveste prendere un farmaco salvavita. Inizierete a mettere un piede fuori dal covo dello zombie, c’è ancora tutto un mondo lì fuori, il mondo non era solo lui. Vietatissimo il coro greco, cioè quel gruppo di amiche lasciate o deluse dagli uomini al punto da appendere le ovaie al chiodo che potranno solo unirvi a voi in un pianto greco che vi porterà alla depressione condivisa, non a uscire dall’antro.

Il codice del silenzio
Quasi tutti gli ex si rifanno vivi o tentano di ricontattarvi.
Per questioni di egoismo, possesso, per scoparvi ancora una volta, per tenervi in stand by. Non potete neanche pensare di rimanere amici, leggete qui perché. Ecco perché è fondamentale fare terra bruciata il più presto possibile con l’ex. Non cadete nella trappola del “non è educato tagliare tutti i ponti”. Fregatevene: in questo momento L’emergenza siete voi, siete voi che dovete rinascere dalle ceneri della storia fallimentare e dolorosa, provate a essere egoiste almeno un quinto di quello che è o è stato lui. Basterà. Usate la rabbia e il rancore che avete per la delusione inflittavi per bloccare tutto, cancellare tutto. Non un messaggio deve passare nell’etere e raggiungervi. In questa fase anche un banale “come stai” scritto da lui potrebbe farvi perdere in un lampo i progressi di autostima e rinascita faticosamente collezionati fra pianti e tentativi di reagire positivamente. Più farete silenzio con lui prima guarirete e starete meglio in fretta, meno lo fate o posticipate o lasciate qualche canale aperto e più il calvario sarà lungo. Lo so, capisco, si cade e si ricade. Non fate l’errore, nei casi in cui ci ricadiate, lo risentiate o lo rivediate di biasimarvi, di darvi della debole idiota irrecuperabile. Tutte ci sono passate, anche quelle che oggi sono nuovamente accoppiate e felici: è possibile, non finisce il mondo con un uomo, per quanto amato. Montanelli diceva che i cimiteri sono pieni di persone insostituibili. Non vi giudicate, non vi biasimate, chiamate l’amica del cuore, le amazzoni alla riscossa per uscire e ricominciate da zero. E, mi raccomando, in silenzio con lui. Se lavora con voi è più difficile ma appellatevi alla vostra professionalità: si parla di lavoro, possibilmente in team e non da soli e non si accetta neanche un caffè. Nemmeno uno, fanculo l’educazione.

Il primo chiodo
Uscendo con gli amici, prima o poi incontrerete un uomo interessante. Col tempo, quel senso di nausea a pensare solo di essere sfiorate dalle mani di qualcuno che non sia l’ex passerà. E, quando incontrerete uomini che in voi risvegliano un barlume di femminilità, gli immediati flash baci di voi a letto con uno “nuovo” travolti dalle scene d’amore con l’ex svaniranno. Ci sono donne che arrivano a questo punto di guarigione in sei mesi, altre che ci mettono di più. Ma se seguite i consigli precedenti sarà inevitabile, prima o poi, incontrare un uomo interessante. Che cosa significa interessante? Non cadete nell’errore di giudicare i nuovi uomini paragonandoli al vostro ex: lo so, con lui è stato per lungo tempo tutto meraviglioso, dal sesso allo stare insieme, ma poi tutto è finito e, molto spesso, perché questa meraviglia di uomo si è rivelato tutto l’opposto di quello che era agli inizi. Quindi NO PARAGONI COL PASSATO: questo tipo si chiama nuovo perché è nuovo, e voi ora guardate al futuro, non al passato. Che significa interessante? Banalmente che vi piace fisicamente, che è simpatico, vi fa ridere, dice cose intelligenti. Non deve essere il principe azzurro, deve essere, in questa fase, un donatore di serenità. Usciteci quando se è come volete. Non sentitevi obbligate a nulla. È quello che chiamo chiodo scaccia chiodo. Se dà segni di impazienza liquidatelo. Non attaccatevi a lui come l’ancora della speranza, gestitelo come una persona piacevole da frequentare punto. Per ora. Siate esigenti, molto esigenti (per approfondire perché leggi qui).

La prova del bacio
A un certo punto, passati anche due tre dieci uomini interessanti che però non vi hanno fatto decidere per riprovare ad andare a letto per la prima volta, magari dopo anche un anno, dall’ultima col vostro ex (o perché non eravate pronte o perché questi uomini non si sono rivelati poi così interessanti o perché erano assillanti sul fare sesso), avrete frequentato un uomo che, dopo un tempo variabile da settimane a qualche mese, risveglia in voi l’ormone. Se vi attrae non solo più come compagnia dell’aperitivo e della chat c’è solo una cosa da fare: baciarlo. Il bacio, come ho scritto qui, è il cancello d’entrata del sesso. Un bacio è già un rapporto sessuale, e può dire moltissimo. Anzi, è la porta che una volta aperta vi farà decidere se richiuderla subito o entrare nella stanza da letto. Un uomo che bacia male, che non vi regala una bella sensazione, che non vi eccita già dal bacio, ascoltate me, meglio non andare oltre. Se invece funziona, baciatevi e baciatevi. Allora la porta si potrà aprire.

La vostra prima nuova volta
Se lui ha superato la prova del bacio inutile e compromettente aspettare troppo per fare sesso. Perché da una parte non ce n’è ragione (se avete provato le sensazioni giuste descritte prima siete pronte) e dall’altra lui potrebbe giustamente incazzarsi e dileguarsi. Ha aspettato, ha seguito i vostri ritmi, non tirate inutilmente la corda solo per punire il genere maschile cattivo o per essere sicure che questo non scappi dopo la prima scopata. Se avete in testa queste idee o le scacciate via o non siete ancora pronte. Giocateci, come ho scritto qui. Detto questo andateci a letto per divertirvi, per provare emozioni che saranno comunque nuove e diverse rispetto al passato. Quindi godetevela. Non dovete dimostrare nulla, non dovete fare nulla che non Vi piaccia, dovete semplicemente rimontare in bicicletta, godervi la giornata di sole e la brezza sul viso. La bici scricchiola, ha una gomma sgonfia o è scomoda? Magari andrà meglio la seconda volta. Oppure lui, non voi, lui non ci sa fare. Non fate l’errore che fanno tantissime donne di giudicarsi se a letto qualcosa è andato storto, tipo L’orgasmo non è arrivato o non vi siete sembrate all’altezza della situazione. Mai giudicarsi, vietato giudicarsi. Forse siete arrugginite, ma è più probabile che lui si sia intimidito e non sia così bravo come dovrebbe essere un uomo di esperienza. Quindi o rimandate i giudizi alla seconda e seguenti volte o, se davvero non vi è piaciuto, applicate la regola del bacio non convincente: avanti un altro. E non fatevi menate del tipo ormai sono frigida non sono più capace tanto vale aspettare la menopausa… ma sapete quante donne in menopausa si godono dello splendido sesso? Tantissime. Quindi non facciamo paragoni assurdi o pensiamo al convento per una trombata così così. Men che meno pensare che l’unico uomo in grado di farvi godere fosse lui, l’ex… i ristoranti dove mangiare bene, anzi meglio, sono milioni.

La rinascita dei sentimenti
Dopo che sarete state a letto con un uomo nuovo io vi auguro che questo evento si tramuti in una storia decente, serena, duratura (non dico amore per scaramanzia ma succede, per fortuna, mica si ha una sola chance nella vita). È invece solo una storiella? Tutto rodaggio. Tutte prove, intanto per riprendere una sana attività sociale e sessuale con gli uomini papabili, cosa normale, naturale e che fa bene anche alla salute oltre che al cervello e allo spirito, e poi per prepararsi al vero decollo, cioè all’incontro con un nuovo vero amore. Perché non solo è possibile trovarlo ancora, è addirittura probabile. Basta essere esigenti, come scrivo qui, e aver seppellito la storia precedente nel camposanto dei ricordi belli e brutti.

Ah, niente fiori per l’ex ma opere di bene per voi

Sincerely yours

Traditori per bisogno e seriali

Il traditore seriale fa le corna in serie
Il traditore seriale fa le corna in serie

I cosiddetti “traditori” si dividono in due categorie ben precise, maschi o femmine che siano: traditori per bisogno e traditori seriali.

I TRADITORI PER BISOGNO
Tradiscono il proprio partner perché l’amore è finito o sta finendo. I maschi lo fanno prevalentemente per problemi sessuali nella coppia irrisolti da tempo: si scopa poco, male, sempre nello stesso modo.

Sono uomini, questi, che non sono mai stati traditori incalliti e nemmeno vedono l’ora di cornificare la compagna perché sono dei morti di figa.

Sono spesso uomini che non hanno avuto molte donne nella loro vita e che si sono innamorati presto, anche da giovanissimi.

Sono spesso uomini alle prese con un rapporto di coppia di lunga data, che per anni è stato felice e che poi, come molti amori e rapporti di lunga data si è inaridito, a partire dal sesso.

Lui ci ha anche provato a proporre varianti, ha fatto spesso il primo passo a letto, ha riproposto quei weekend da soli senza figli che si facevano agli inizi dove la coppia che funziona, per quanto oberata da compiti adolescenti mutui e problemi vari rinasce. Nulla. Certi non scopano da mesi. Tanti mesi per un uomo. O male, raramente e quando vuole e come vuole lei.

Lei è cambiata nel tempo: prima passionale e attenta, da troppo tempo ormai concentrata su altro (la famiglia, spesso) e ormonalmente quasi ferma (una volta prendeva pure l’iniziativa).

Lei Non è più moglie, è azionista al 50% della Spa famiglia. Non è più amante, è una scopata una tantum. Non è più compagna è madre, e tu spesso sei uno dei figli, e neanche il preferito. Ecco perché ho scritto che il tradimento è spesso un concorso di colpa (leggi qui).

Allora capita che questi uomini incontrino o inizino a cercare una donna con la quale fare principalmente sesso di qualità.

Certo, i più evoluti e sensibili sono spinti anche dal bisogno di risentirsi vivi, attrarre gli interessi di una donna come una volta faceva la moglie, parlare, riprovare l’adrenalina della passione ma, statene certe, per i maschi il primum movens del tradimento è il sesso.

Può esserlo anche per la donna che tradisce per bisogno, alle prese con un marito che non la guarda più, che la scopa ogni tanto, troppo in fretta per ottenere il suo orgasmo, che non le fa complimenti, che non la porta più fuori, che vive in pantofole e doccia fatta con lo spray anti traspirante.

Spesso sono famiglie queste che sfoggiano la perfezione nella società ma che nascondono il nulla in camera da letto. Di fatto, già da molto tempo dei separati in casa.

Per le donne però che tradiscono per bisogno più spesso a far decidere il passo di concedersi a un altro è un bisogno spirituale, affettivo, sentimentale. Risentirsi giovani belle e attraenti, importanti grazie alla corte di un uomo piacente e simpatico è come un fulmine che rimette in moto anche la passione, e molte di loro faranno a letto, con uno sconosciuto, quello che non hanno mai fatto, e provato quello che non hanno mai provato.

Ecco chi sono i traditori per bisogno, maschi e femmine.

I benpensanti diranno, come mi scrivono sempre: sono comunque dei traditori senza attenuanti. In questi casi, prima di tradire, ci si separa.

Semplice no? Ci si separa. Da un punto di vista teorico potrei essere d’accordo. Peccato che ci siano piccoli particolari come i figli ( prima di farli saltare di gioia perché mamma e papà si lasciano io ci penserei un attimo no?) e i soldi. Per separarsi bisogna essere spesso ricchi. Bisogna vendere tutto e andare in affitto. Pagare avvocati e assegni. Separarsi significa spesso diventare poveri. Tutti, compresi i figli. Ecco perché ci sono tanti separati in casa. Dovevano pensarci prima? Per certe persone è tutto facile in nome di una correttezza morale (spesso ipocrita e non corroborata dai fatti) con i figli la storia e il portafoglio degli altri.

Ma l’amore non ragiona per clausole contrattuali, il bisogno di felicità segue il karma, non la lista delle buone intenzioni.

Ma veniamo al traditore seriale

I TRADITORI SERIALI
Il loro bisogno non è dettato da una storia fallimentare, dalla mancanza di sesso (ne fanno moltissimo e spesso con più persone in parallelo) o dalla solitudine indotta da un amore finito.

Anzi, il traditore seriale, maschio o femmina che sia (eh sì care amiche, ci siete anche voi in questa categoria) di solito ha un marito o una moglie o fidanzato/a di riferimento ritenuti intoccabili, anche se all’amante spesso li vende come irrilevanti. Ma ci sono anche gli impenitenti single fra di loro.

Di solito vi dicono che con la moglie non scopano mai (in realtà hanno spesso rapporti regolari) e che sono separati in casa, cosa che non collima tanto con le foto sui social alle feste comandate (con la sua irrilevante metà coperta di fiori regali e in viaggio premio) e la sua disponibilità per voi.

Il traditore seriale, poi, vi promette una cosa che non mantiene mai: l’esclusiva. Vi dice: sto con mia moglie per i figli eccetera eccetera ma tu sei la mia donna, sei l’unica. Io non avrò altre donne all’infuori di te.

Ma siccome il seriale ha come caratteristica l’infedeltà cronica e il bisogno di cambiare perché dopo un po’ si annoia dello stesso corpo e della stessa persona (tanto una di riferimento, moglie o fidanzata ufficiale, c’è l’ha già), mente sta con voi lui fa nuove amicizie sui social, chatta con tre o quattro possibili sostitute, si dà da fare anche quando vi sembra che sia tutto dedicato a voi. Il suo centro commerciale è sempre aperto.

Il traditore seriale quindi deve essere giocoforza un bugiardo cronico, una persona, uomo o donna che sia, o che racconta una vita immaginaria o che racconta pochissimo della sua vita reale, per aggirare domande alle quali non saprebbe rispondere se non scoprendosi.

Il seriale è quindi elusivo, prepotente a tratti (assomiglia al narciso e spesso lo è pure) e le sue storie durano poco.

In realtà la storia con lui può durare anche mesi, ma ha una parabola caratteristica.

Un preludio, fatto di corte serrata virtuale e non che sfocia nei primi incontri. Qui se voi non piacete per qualche motivo (non siete brave a letto abbastanza o semplicemente vi classifica come rompiballe, che significa troppe domande di solito) vi fa fuori massimo in 2-3 incontri a letto e vi tratta facendo stashing, cioè vi nasconde (leggi qui).

Se gli andate bene a letto e non siete troppo invasive nella sua vita durerete anche fino a sei mesi, con i primi due mesi di sesso sfrenato, qualche weekend (se il suo impegno di riferimento lo consente, ma ci sono i seriali anche single) due mesi in cui la cosa si stabilizza, nel senso che iniziate a non vedervi più come prima (il lavoro sai…) e gli ultimi due dove si sgancia: gli impegni sono troppi, non ce la fa, insomma se vi vedevate due volte a settimana ora forse una volta ogni dieci giorni.

Il seriale è un entusiasta all’inizio: corte esagerata, proposte di vacanze insieme lunghissime, voli pindarici su un futuro fatto di casa insieme e chissà… Ma dura nei primi mesi, quando il sesso è ancora bollente. Poi questo entusiasmo si tramuterà gradualmente in indifferenza.

Il seriale non prova sensi di colpa. Per lui tradire è uno status, sa che non è etico e fa male agli altri, ma se ne fa una ragione. Chi vive di bugie mente anche a se stesso e, spesso, crede alle sue stesse bugie come se fossero la realtà.

Come lascia un seriale? Lo fa appena entra una nuova pretendente, ma di solito aspetta di essere sicuro di portarsela a letto prima di sganciarvi. Però già dai primi approcci, se capisce che quella “nuova” promette bene, inizia a trattarvi peggio, a litigare con voi, in modo da avere poi la giusta maturazione di “cattivo rapporto” per lasciarvi (il seriale con forte carattere) o farsi lasciare (il seriale con profilo prudente).

C’è poi il seriale che non lascia mai. È il mago dello stand by. Quando vi sostituisce con un’altra (o un altro se è una donna) non vi molla, non vi frequenta se non sporadicamente e vi tiene lì parcheggiate nel box, facendosi vivo con telefonate o messaggini (carichi di scuse e di tutti guai e imprevisti che gli impediscono di dedicarsi a voi come vorrebbe) per tenere “aperta” la sua esistenza. Al primo momento di “magra”, se non ci sono sostituite migliori, vi ripescherà per riportarvi a letto. Ma durerà il tempo di una eiaculazione (o due).

Ma perché il traditore seriale si comporta così?

Per natura. Voglio fare un esempio al femminile, per non parlare sempre e solo dei maschi. Un’amica, bella e intelligente, che è infedele dice lei espressamente per natura, mi racconta che lei vive il sesso come qualcosa di disgiunto dai sentimenti, come un bisogno forte ma fine a se stesso. Non è ninfomane, no se ne fa uno ogni tre giorni. Può rimanere fedele anche per anni se non trova un’altra persona giusta o che le fa esplodere l’ormone. Semplicemente se incontra una persona che la attrae prima mentalmente e poi fisicamente ci va a letto, perché è un normale completamento del suo piacere di conoscere. E lo fa anche se ha una persona di riferimento alla quale, dice, non nego nulla e alla quale voglio bene. Semplicemente la mia natura non è fatta per dedicarmi, sessualmente, a una sola persona per sempre. Perché è bella l’adrenalina dell’avventura e del sesso nuovo ma è bello avere anche una persona di riferimento. Le due anime, nel traditore naturale, convivono benissimo. Queste persone amano i compagni di riferimento? Dicono di sì, ma non danno l’esclusiva per sempre.

Per bulimia sessuale. Non so se esista il ninfomane maschio ma in questo blog ho già descritto profili simili come lo sportivo, una sorta di collezionista di mutande. In fondo noi uomini siamo semplici, e lo è anche il traditore seriale: siamo spinti dal sesso, dalla voglia di conquistare nuove donne più belle, più sexy, più brave a letto. Mio padre diceva che l’attività sviluppa l’organo. Ecco io credo che il traditore seriale più se ne fa più se ne farebbe. E’ il cosiddetto morto di figa? Dipende dalla qualità delle donne che sceglie. I morti di figa di solito “basta che respiri”.

Per aridità sentimentale. Il seriale, essendo in non pochi casi una persona sostanzialmente incapace di innamorarsi seriamente (lo dice all’inizio, forse lo è stato secoli fa una volta, ma non confondete il suo entusiasmo della fase corteggiamento con la verità) non farà che girare in questo moto perpetuo finché il suo fisico (e le donne disponibili) glielo permetteranno.

Un giorno il seriale appenderà l’ascia di guerra al muro. E diventerà fedele suo malgrado per limiti di fisico o di età. Avrà forse ancora l’eterna moglie o fidanzata ad aspettarlo, che sarà “premiata” per la pazienza secolare dalla sua nuova “fedeltà”.

Oppure, pur non amandola, il seriale sceglierà l’ultima delle sue prede elevandola al rango di compagna per il resto della vita. Ma sarà un calcolo, non amore vero.

Infine, il seriale potrà rimanere solo. Una contrappasso pesante, anche se molte delle sue donne passate potrebbero dire adeguato alle lacrime che ha fatto cadere a fiotti per la sua infedeltà cronica e accessori vari, dalle bugie Fino a certe punte di crudeltà emotiva, robe che spesso fanno collimare la figura del traditore seriale con quella del narciso.

Di uomini e donne seriali ce ne sono molti ma per fortuna, sono riconoscibili ed evitabili. Di traditori per bisogno altrettanti, ma qui entriamo in un discorso particolare e la domanda principale che dovete farvi è: siete disposte/i a fare gli amanti? Siamo tutti adulti e capaci di intendere e volere, e sappiamo tutti qual è il percorso tipico degli amanti.

Con questi soggetti, amiche e amici miei, basta non fare l’errore, purtroppo diffuso soprattutto fra le amiche lettrici, di passare sopra a certi “sintomi” sottovalutandoli o, peggio, pensando che voi siete la donna giusta (o uomo) che lo/la cambierà. Prima lo sganciate meno soffrirete, la regola è semplice ed è sempre la stessa. Quindi, al primo dubbio o bugia beccata in flagranza di reato via a gambe levate.

I traditori per bisogno o si risposano o diventano single.
I seriali non cambiano. Smettono perché anche per loro arriva il momento della pensione (ma per voi….vale la pena?)

Sincerely yours