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Ci si può separare avendo figli?

Un articolo online sostiene, citando delle ricerche, che la separazione dei genitori per i figli è un vero tsunami, a volte paragonabile al lutto.

Non esageriamo.

Sui figli ho una posizione netta (non si lasciano finché non arrivano ai 16 anni, più o meno, dipende dai casi e dalla loro maturità ed equilibrio e se non ci sono guerre e conflitti insanabili) ma conosco figli di genitori separati e civili, buoni papà e mamme che, nonostante il matrimonio sia finito, hanno gestito la separazione causando il minor danno ai figli che crescono assolutamente sereni.

Su questo blog ne dibattiamo spesso.

Alla luce dell’articolo sotto che ne pensate?

http://www.vitadamamma.com/144952/il-divorzio-per-i-bambini.html

Coppie: Pasqua con chi vuoi?

Pasqua con chi vuole lui
Pasqua con chi vuole lui

Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi. Il vecchio adagio sembra valere per tutti tranne che per gli amanti e le coppie che io chiamo squilibrate, dove cioè uno dei due prevale sull’altro, mi spiegherò meglio più avanti.

Ho già detto (leggi qui) che le vacanze sono il momento della prova del fuoco per molte coppie, regolari o clandestine che siano, una prova che spesso si rivela devastante.

Già perché se è vero che durante la settimana i guai, il lavoro e la routine ci sfessano per tutto il giorno è anche vero che fanno da anticorpi negli organismi con un sistema immunitario deficitario o da basse difese tipici di quelle coppie che, per un motivo o per l’altro, sono da tempo in crisi.

Nei matrimoni e fidanzamenti claudicanti, infatti, arrivare a casa dopo una dura giornata di lavoro significa spesso non… parlare. Complice e scusa la stanchezza, ci si addormenta sul divano, dopo un laconico “per favore guardiamo qualcosa alla tv che è stata una giornataccia” reiterando anche un altro rito ripetitivo delle relazioni asfittiche, e cioè il rimandare ogni rapporto sessuale, ancora una volta, per l’ennesima volta, a tempi migliori.

Quindi stress, divano, tv e sonno postprandiale proteggono le coppie di cui sopra da litigi, confronti e rimandano la cambiale all’incasso quando? Proprio alle feste comandate.

Per gli amanti la settimana feriale è un salvacoppia, perché permette gli incontri furtivi in pausa pranzo, le mattinate in motel vendute come shopping o riunione in un bunker dove, guarda caso, o il telefono non prende o non si può rispondere, mentre sappiamo che Pasqua con chi vuoi non è molto diversa dal Natale o dal Capodanno, perché comporta un allontanamento forzato e un minimizzarsi delle chiamate, per fortuna che c’è WhatsApp (sempre sia lodato). Ma anche sulle messaggerie si litiga, proprio per rimarcare che, ancora una volta, passi questa Pasqua con tua moglie (ma non doveva essere l’ultima Pasqua l’ultima volta?).

Però sugli amanti non mi voglio dilungare perché trovate l’approfondimento in questione qui, nel post Amanti, manuale di sopravvivenza per le feste o in San Valentino the day after.

Mi voglio invece dedicare di più a quelle che ho definito coppie squilibrate, o sbilanciate.

Che cosa si intende per coppia sbilanciata o squilibrata? Non tanto la classica coppia in crisi, quella ormai avanti nella strada verso la separazione.

Intendo quella coppia ancora in quella terra di mezzo in cui lei (o lui, ma lo sapete, io sono spudoratamente dedicato alle lettrici), alla domanda Pasqua con chi vuoi risponderebbe: io e te da soli da qualche parte meravigliosa o, se ci sono bimbi di mezzo, almeno suite, appartamento e camere separate.

E invece no.

Pasqua con i suoceri
Alcuni suoceri, per una coppia, sono più letali di un tradimento (come ho scritto qui). Eppure lui, mammone o succube del padre per qualsiasi motivo (soldi, lavoro, figura dispotica incombente da sempre), non è capace di staccare il cordone ombelicale neanche per i fatidici giorni del ponte Pasquale. Così, la poveretta di turno, si ritrova 365 giorni all’anno alle prese con “mamma e papà”, naturalmente i suoi, perché i genitori della malcapitata sono di solito i suoceri “buoni” e quindi automaticamente messi da parte. Quindi tutti a festeggiare a casa di mamma. Peggio: tutti a festeggiare a casa di mamma in montagna, così ci dobbiamo pure dormire. Peggio: tutti a festeggiare a casa di mamma in montagna che ci danno la camera di fianco alla loro che così amore per queste sere meglio evitare di fare l’amore perché se ci sentono si imbarazzano e poi io non sono a mio agio perché poi a papà, come quando ero ragazzino, gli basta un’occhiata per capire se l’ho fatto (e potrebbe venirsene fuori davanti alla colomba pasquale con un bel “hai usato il preservativo? Ricorda che io nipoti non ne voglio!” O viceversa… “l’avete fatto? Insomma sto nipotino arriva o no?”). Quindi la malcapitata non solo deve sopportare i suoceri, ma va pure in bianco. Queste situazioni sono destinate a portare spesso al fallimento della coppia stessa perché, per fortuna, la pazienza di voi donne, nonostante tutto, non è infinita. Il mio suggerimento, o meglio quello delle tante che ci sono passate e “hanno risolto” è questo: puntate i piedi la prossima volta, se adesso è stata l’ennesima volta con i suoceri la prossima non cedete a costo di stare a casa da sole o, meglio, di andarvene finalmente con l’amica del cuore al mare (che a voi la montagna vi ha rotto da mo’). I figli? Se li puppino i suoceri per una volta!

Pasqua con i “suoi” amici
I nemici potenziali della coppia non sono solo i suoceri versione tiranni, ma anche i suoi amici del cuore, quelli con cui passa già la vita in chat, ha il mercoledì di calcetto, la domenica allo stadio e qualche serata in birreria ci scappa pure, tempo dedicato che neanche la più focosa e attraente delle amanti potrebbe sperare. Quindi a Pasqua che si fa? Si va via con i suoi amici. E lui, finalmente immerso h 24 nella sua goliardia da Animal House (chi non ha visto il mitico film con Belushi vada subito qui) non ti si fila ma neanche di striscio! Te ne accorgi perché non ti risponde quando tenti, in quei rari attimi nei quali non è preso dagli amici, oppure ti risponde con eh? E la sera, finalmente sotto le lenzuola soli? Lui russa, perché ha fatto tre giri di superalcolici dopo due bottiglie di quel vino tanto buono. E sarà così fino al ritorno a casa, quando ti dirà: amore scusa ma questa vacanza mi ha devastato.
Consiglio di chi ci è passato? Dopo il primo giorno abbi il coraggio di tornare a casa da sola. Lo so è grossa, è una mossa azzardata ma… basta! Un uomo che da anni ti fa fare la ruota di scorta dei suoi amici capirà solo un messaggio molto netto, tangibile e preciso, altrimenti ti dirà sì sì va bene la prossima facciamo come vuoi tu. E ci vediamo a Natale o, peggio, all’estate con gli amici. Vedi tu se è ancora il caso di provare il prossimo “turno”, ma se è così, una volta a casa, devi mettere nero su bianco che A Basta con la vita coniugale condivisa con i suoi amici.

Pasqua in immersione (o dove vuole lui)
Pasqua con chi vuoi significa anche dove vuoi o a fare quello che vuoi. O meglio, dove vuole lui, o peggio a fare quello che vuole lui. Alzino la mano le disperate costrette ad aspettare che lui faccia l’ultima discesa a chiusura impianti, a scalare montagne, a fare passeggiate impervie da vescica ai piedi o a correre in Central Park invece di girare per la fifth avenue a vedere i negozi di New York. Ricorderò sempre un’immersione con questa coppia. Lui un maniaco della subacquea, lei terrorizzata dall’andare sott’acqua eppure già costretta a seguire tutto il corso per prendere il brevetto più le settanta immersioni del fidanzato, che non gliene fregava niente di lei ma la voleva comunque lì con lui. La malcapitata, mi ricordo, piangeva lacrimoni che lui non asciugava neanche (tanto siamo al mare e ti devi bagnare) e in una immersione, mentre lui era già 20 metri più sotto, aveva perso i pesi della cintura e io l’avevo dovuta soccorrere, completamente abbandonata. Roba da corna immediate per ripicca (era pure bella), ma non credo siano più insieme, o meglio, lo spero per lei. Insomma, lo sportivo o il maniaco dei posti che non ti piacciono è letale come e quanto quello della mammina sempre insieme o degli amiconi inseparabili. Il consiglio di chi ci è passato? Trovarsi un’attività sportiva o non, personale alternativa, da praticare nei luoghi comuni ma anche no. Nelle coppie squilibrate ciò potrebbe portare lui, se è in versione despota, a non riconoscere lo stesso diritto di pratica di sport o di luogo: forse vi accorgerete finalmente di che pasta è fatto (non è che state con un narcisista? Verificatelo qui) e vi auguro che la prossima vacanza, nella quale farete una settimana insieme e una separati (tu al mare ad abbronzarti con le amiche e lui a scalare l’Everest), troviate (se lo vostra coppia è decotta e Pasqua è solo uno dei tanti sintomi di malattia degenerativa) anche un’alternativa al despota delle montagne o degli abissi congrua, attenta e soprattutto disponibile a fare tutto quello che volete voi o quasi. Insomma, un “chiodo” (leggi qui) magari sedentario.

Finally, ridendoci insieme un po’ su questa Pasqua con chi vuoi, colgo l’occasione non solo per augurarvi buone feste con il mio blog, ma che vi portino anche l’occasione per riflettere su cose che non vanno magari da tempo e che è ora di cambiare o… di chiudere. L’amore è semplice: nessun squilibrio o sbilanciatura, l’amore ama le vacanze dedicate alla coppia e senza interferenze, con una buona dose di sesso senza pensieri finalmente, altro che terzo super alcolico o il russamento dell’alpino.

Sincerely yours

Era mio padre

Mio padre con mamma fidanzati a Venezia
Mio padre con mamma fidanzati a Venezia

Era mio padre

Oggi, festa del papà, voglio raccontarvi il mio e pensare a lui.

Alto, Occhi azzurri, dicevano che fosse uno degli uomini più affascinanti di Venezia.

Faceva il giornalista come me e aveva vissuto per un po’ a Londra, dove aveva imparato a giocare al suo amato bridge e mi faceva lezioni di inglese, mostrandomi la cartina della metropolitana che dovevo studiare segnando col dito le zone dove abitavano le sue fidanzate, tre o quattro almeno.

Non so se fosse davvero cosi sciupafemmine, so che le donne lo amavano e lui piaceva molto.

Anche il fatto di essere corrispondente per un settimanale tedesco e il suo dover periodicamente recarsi ad Amburgo, città libera e piena di “libere donne”, come le descriveva lui, a fare quelle serate all’insegna di “Alberto please, make for us your magnifica Carbonara!”, non depone a favore della fedeltà.

Non so dunque se sia sempre stato fedele a mia madre, mi piace pensarlo anche se non è realistico per molti motivi: il suo fascino, i suoi viaggi, quei lunghi agosti noi a Venezia e lui a lavorare da solo a Milano o in qualche parte del mondo, il suo essere cresciuto all’epoca delle case di tolleranza…

Forse non è stato sempre fedele fisicamente a mia madre, ma con la testa sì, perché l’amava. Quindi che importa la fedeltà caro papà?

Si erano conosciuti a Venezia con mamma, perché il suo miglior amico era mio zio Plinio, mio padrino e fratello di mia madre.

Papà orfano già a tre anni, veniva da una famiglia povera che abitava alla Giudecca, all’epoca non proprio il sestriere di lusso della città. Mia madre invece veniva da una famiglia ricca e rispettata, che lo accoglieva a pranzo come amico di Plinio, ma mi ricordo che mia nonna diceva che “così mangiava un po’, povero ragazzo”.

Era nato così l’amore fra mia madre e mio padre, a palazzo Morosini, dove abitava la famiglia di lei all’epoca.

Mio padre non ha avuto un padre. Il nonno, morto giovane per un’infezione allora incurabile, aveva lasciato lui e sua madre soli in una Venezia prefascista, difficile da vivere.

Sua madre, mia nonna Regina detta Ginetta, si era presto risposata con quello che sarebbe diventato un fotoreporter famoso. Un matrimonio di salvataggio per lei, bellissima, d’amore per lui, almeno all’inizio narravano i miei avi.

Lui non amava mio padre, ancora meno quando mia nonna ebbe il fratellastro di mio padre.

Mi ricordo che mio padre, se solo osava fare qualcosa di sbagliato alla tavola del patrigno, riceveva una bicchierata gelida d’acqua in faccia. Un’umiliazione che a immaginarla mi ha sempre fatto del male.

Il patrigno lo aveva anche preso a lavorare nella sua agenzia e gli aveva insegnato a fotografare. Era il periodo della moda, e mio padre aveva avuto una storia con una famosa attrice. Però lui preferiva scrivere, non fotografare o commerciare in foto.

Mio padre era legato, non ricambiato, al patrigno. Quando in un momento di difficoltà lavorativa mio padre è stato abbandonato al suo destino dal patrigno, con mia nonna che rispondeva a mia madre che la pregava di aiutarci “ognun per sé, Dio per tutti”, aveva 40 anni.

Il peggior tradimento è quello dei genitori o dei fratelli.

Ma mio padre si è risollevato dai debiti E dall’infarto (fumava 60 sigarette al giorno) e ha fatto fortuna da solo, rilanciandosi nel lavoro e assicurandoci una vita agiata.

Questo era mio padre.

Io gli sono diventato amico solo a 18 anni. Con lui il rapporto è stato difficile, sempre mediato e salvato da mia madre.

Lui, che non ha avuto un padre, aveva idee confuse sul come farlo. Da una parte era troppo permissivo, dall’altra voleva essere autoritario e rispettato come il patrigno. Risultato: la mia ribellione.

Mio padre pretendeva infatti rispetto senza applicare la regola aurea del do tu des che io applico con i miei figli: io ti premio se tu fai bene il tuo lavoro, io non sono una volta tuo amico e una volta un padre autoritario, io sono tuo padre punto. E tu mi porti rispetto perché io me lo sono guadagnato, anche.

Così ogni anno la stessa storia: due materie a settembre e lui che mi comprava il motorino avvertendomi che era un investimento per il futuro. E poi la moto. E poi l’auto. E io ne approfittavo. Litigavamo ma lui cedeva.

Ma ci amavamo pur litigando ferocemente.

A 18 anni provo a lavoricchiare con lui, per guadagnare un po’. E scopro che mio padre è un Figo, non un debole. Scopro che è bravo nel suo lavoro, che sa tramutare idee in ricchezza per la famiglia. E così si guadagna la mia stima per la prima volta. E con la stima e il lavoro insieme migliorano i rapporti.

Da allora io e mio padre siamo diventati amici.

mamma se ne è andata prima di lui, e lui un giorno mi ha detto che era stufo di vivere senza di lei.

Aveva ripreso a fumare ma poi, forse spaventato dalla paura di qualche sintomo inconfessato, aveva smesso.

Dopo soli 15 giorni l’ho trovato addormentato sulla sua poltrona in pigiama, in attesa che si scaldasse la sua brioche. Se ne era andato dalla mamma.

Quando parlo con lui in questo periodo scherziamo sul fatto che smettere di fumare lo abbia di fatto ucciso.

Questo era Ed è Alberto Nicolò Pellizzari, mio padre.

Coppie e amanti: quando il silenzio uccide, quando salva

Il silenzio scoppia la coppia
Il silenzio scoppia la coppia


Il silenzio uccide le coppie di lunga data, non è un buon segno in quelle nuove ma salva l’amante abbandonata.

Come ho già avuto modo di scrivere, ma l’argomento merita di tornarci visto il numero di commenti che ha suscitato l’articolo sugli amanti che si lasciano (o meglio lei lascia lui per sfinimento) e che fare dopo (leggi qui per saperne di più), il silenzio per la coppia, regolare o no, ufficiale o no, può essere un veleno o una medicina.

Vediamo perché e come mai il ruolo del silenzio fra lui e lei cambia a secondo del tipo di coppia ma anche della sua longevità. Ovvio che mi rivolgo innanzitutto alle amiche lettrici, le mie preferite in assoluto. I maschi sono i benvenuti ma sanno che di solito analizzo le loro malefatte, chi è senza peccato scagli il primo silenzio.

IL SILENZIO NELLA COPPIA RECENTE
Vi siete messi insieme da qualche mese e tutto sembra andare bene, anche perché di solito, secondo la mia “epidemiologia di coppia” (leggi qui se vuoi saperne di più), i primi sei mesi (si contano dal primo bacio, il bacio è fondamentale leggi qui perché) sono quelli ludici per tutti, amanti compresi. Ci si diverte, si scopa molto e si inizia a vedere se oltre al sei bello/a, simpatico/a, scopi bene c’è o ci potrebbe essere qualcosa di più in grado di far superare la boa del primo semestre. Come a scuola: promossi, bocciati o con debiti rivedibili.
Ecco, il silenzio, in questa fase, è la votazione che promuove, boccia o rimanda a settembre e poi vediamo se torni preparato.
In che senso silenzio? Omissioni o mancanza di confronto.
Il dialogo, in ogni coppia, è un po’ come il suo segno astrologico.
Se il segno di base (come il mio dei pesci) è rappresentato dalla qualità del sesso che si fa insieme (il sesso, lo dice l’epidemiologia di coppia, ha un’importanza sulla salute della stessa e sua longevità pari al 70%, che tradotto vuol dire che se non si scopa bene e spesso addio a presto o corna prima o poi) l’ascendente (per me leone), importante perché stabilizza ed enfatizza il segno-sesso di base, è il DIALOGO. Il contrario del dialogo è, appunto, il silenzio, l’altro ascendente del segno di coppia.
Dunque, l’oroscopo di una coppia appena formatasi sarà tanto favorevole quanto il suo ascendente è il dialogo.
Facciamo degli esempi concreti, perché ci sono due tipi di silenzio in questa fase da parte dell’uomo: il silenzio omissivo e quello egoistico.
Il silenzio omissivo di solito è quello dei primi due-tre mesi e si esprime con il fatto che lui, su certi argomenti, non si esprime. Non parla, svicola, se è prepotente li vieta addirittura. Comportamenti che rasentano a volte lo stashing (ne ho scritto qui se vuoi saperne di più) e che si concretizzano fondamentalmente con omissioni o non risposte su argomenti che vanno dalle sue storie precedenti, allo stato di famiglia, a che cosa fa quando non vi vede, a che cosa farà domani, a dov’è in quel momento e così via. Insomma, lui di voi ha tutte le informazioni in tempo reale e voi no.
Capite bene che se questi buchi neri toccano cose importanti come “dove vai questa sera senza di me” o “ma tu mi ami o no” la coppia ha un oroscopo che è nefasto quanto Saturno lo è stato per i Pesci negli ultimi anni (ah, fra un po’ dovrebbe togliersi dai cabbasisi, come dice Montalbano, cari Pesci). E non importa che vi dica che il silenzio omissivo è la bandiera della libertà individuale della coppia sana, perché o lo è per tutti e due (e allora forse diventerete una coppia aperta, della serie scopata liberi tutti) ma se vale solo per lui o non siete già importanti oppure sta broccolando un’altra o altre.
Il silenzio egoista è più grave perché non recuperabile. Infatti, se il silenzio omissivo può cambiare con la crescita dell’interesse dell’uomo per la donna (più diventate importanti, meno silenzio ci sarà però… attente: ciò deve avvenire presto e dare segnali di miglioramento precisi, non fate le crocerossine con la bandiera in mano del “io lo cambierò, cone me lui sarà diverso”) il silenzio egoistico è parte del Dna dell’uomo che vi è capitato. Che è uno che le donne come dire sono importanti come una bella auto, che il sesso e basta e poi avanti un’altra, che le donne sono tutte uguali e quindi sacrificabili sentimentalmente… insomma uno che di innamorarsi o ha già dato e pensa di aver sbagliato o non ha mai dato e, vista anche l’età (dopo i 40 si peggiora notevolmente), mai darà. Potete anche non credere all’oroscopo ma le vostre amiche che lo leggono in modo retroattivo (provate a leggere quello di ieri: era giusto?) potranno dirvi che silenzio omissivo o egoista non sono di… buon auspico.

IL SILENZIO NELLA COPPIA DI LUNGO CORSO
Il silenzio nella coppia di lungo corso è alla lunga e in genere un metodo infallibile per guadagnarsi le corna. La coppia di questo tipo usa il silenzio, di solito, per non discutere o litigare. All’inizio su piccole cose, piccoli sgarbi, disattenzioni o peccati veniali (una battuta infelice di lui o di lei davanti a estranei), poi per evitare scontri su grandi temi, importanti per la coppia.
I figli per esempio: le coppie che non sono unite di fronte a decisioni che riguardano i figli danneggiano la loro educazione ma anche la coppia stessa. Il papà che smentisce la mamma di fronte a loro, un genitore che revoca una punizione diventando il buono contro il cattivo, far assistere anche i più piccoli a una diatriba sulla maestra… avendo io tre figli potrei farvi milioni di esempi di occasioni per sbagliare ma di fatto, se i coniugi non fanno Testuggine Romana (formazione da guerra che rese gli antichi antenati di questa terra un esercito quasi invincibile) il risultato di fallimento sui figli e il fatto che uno dei due genitori uscirà come il cattivo o il perdente o il cretino di fronte ai figli sconvolgerà, è solo questione di tempo la coppia.
Il silenzio sul sesso è altrettanto deleterio. Ho già detto quanto conta il sesso e non ammorbatemi con il “c’è altro in una coppia”: sì certo ma se lei non ti fa scopare bene e spesso e tu non fai altrettanto prima o poi, a meno che gli ormoni non “spariscano”, si scoperà fuori. O l’uno, o l’altro, o tutti e due. Se fai un sesso routinario, ripetitivo, breve, ogni morte di governo (durano più del Papa ormai) e non ne parlate, o non ne parlate più perché non cambia nulla, le parole non dette si trasformeranno in rancore.
La parole non dette, il silenzio nella coppia di lungo corso, anche quello travestito da silenzio per quieto vivere ucciderà la coppia.
Ogni silenzio, dal più banale al più grave, riempirà il vaso della pazienza fino a farlo esondare anche con una sola ultima goccia, e allora si produrrà, spesso, un altro tipo di silenzio.
Il silenzio del tradimento. Le coppie che si abitueranno al silenzio per evitare chiarimenti o litigi, che non avranno più o poco dialogo, troveranno più facile celare nel silenzio il primo amante. Insomma, il silenzio in questi casi è un veleno che agisce lentamente e che non ha antidoto.

IL SILENZIO DEGLI AMANTI
C’è il silenzio di lui e quello di lei.
Lui di solito è quello che dice di amare la propria amante e poi però non lascia la moglie per mille ragioni (anche valide, come quella dei figli piccoli): sono coppie queste, dove uno dei due tradisce (o tutti e due) che vengono da silenzi come quelli descritti sopra. Con te, cara amante, il silenzio omissivo è quello che consiste nel dirti che lui non ha rapporti con la moglie (la stragrande maggioranza li ha, per quieto vivere anche ma li ha) e tutta una serie di omissioni che vanno dalle cene di anniversario (se non è così allocco da postarle sui social, ma magari lo fa lei) ai regali e al fatto che la moglie della crisi in corso non sa nulla, un po’ perché non la vuole vedere un po’ perché lui, al contrario di quello che ti ha detto (o non ti ha detto), in famiglia è quasi normale.
Questo tipo di silenzio è apparentemente da bugia bianca, quindi veniale, ma diventa dirompente quando tu ti accorgi (e prima o poi te ne accorgi, perché passa il tempo e lui non la molla) che il non detto nasconde un iceberg di “segreti di famiglia”.
L’altro silenzio è il tuo, ed è l’unica medicina capace di guarire da una storia fra amanti lunga arrivata al capolinea. Ormai siete insieme da più di un anno e lui, dopo aver giurato il suo amore, dopo aver detto questo è l’ultimo Natale in casa, questa è l’ultima estate in casa, questo è l’ultimo quadrimestre poi giuro signora maestra a settembre studio rimedio alle materie che mi ha dato e mi separo… non lascia la moglie.
Come ho già scritto in Crisi degli amanti e ora del silenzio la tua medicina è amarissima, indigesta, difficile come smettere di fumare per una fumatrice di quelle che si mettono la sigaretta in bocca sulle scale per guadagnare tempo e “ossigeno” prima di uscire dall’ufficio ma dopo tre sei mesi di silenzio assoluto, magari aiutati da amici e dalla strategia del chiodo scaccia chiodo (leggi qui) inizierai a sentirti più autonoma, libera, a disintossicarti, il mondo non sarà solo più solo e solo lui, ricomincerai a vivere e, rpima o poi, a cercare e probabilmente trovare un nuovo amore, forse non quello della vita ma cara, non lo era neanche lui credimi.
Ah, lo ripeterò fino alla nausea: il silenzio deve essere totale, ininterrotto e assoluto. Niente social. Niente telefonate. Niente messaggi. Niente incontri (se lavorate insieme leggi il link segnalato sopra). Solo così disintossica. Anche perché lui, il codice del silenzio, lo violerà. Gli uomini sono egoisti, anche quando sanno che fanno male e che il silenzio serve a te come terapia, perché lui ha scelto. Eccome se ha scelto. A meno che il silenzio non lo faccia rinsavire e correre da te veramente. Allora era vero amore e ritiro tutto. Ma deve correre e rimanere, il tuo silenzio deve farlo “impazzire” per farlo rinsavire.

E adesso… silenzio.

Sincerely yours

foto:Voyagerix iStock

Quando il matrimonio si trasforma in amicizia 


Esistono matrimoni bianchi e trasformatisi in separati in casa con grande anzianità di convivenza.
Un classico? Quelli che si sono sposati giovanissimi, magari ancora studenti e hanno avuto subito un figlio.
Si amavano, ma il tempo ha fatto pesare sul piatto della bilancia la rinuncia precoce alla libertà della giovinezza. 
Allora giudicati più maturi dei coetanei, oggi vedono il loro amore trasformato in affetto, amicizia, fratellanza.
Niente più sesso (se non raramente, roba da una volta al mese, forse) spesso molto affetto, solidarietà, ancora un grande progetto in corso, come quello dei figli.
Una buona parte di loro decidono di non separarsi ma di continuare insieme.
Approfittatori? Vigliacchi? Ignavi? Astuti amministratori dei beni comuni? 
Può darsi, in qualche caso.
Ma i più, pensando a una separazione, si sono fatti una domanda principale…
Ma cosa c’è fuori? Un uomo o una donna per i quali vale la pena buttare in aria tutto? Raramente 

E che cosa c’è a casa? Nonostante tutto c’è amicizia e ancora molte cose in comune. 

Allora, per ovviare al problema sesso (non tutti riescono ad appendere i genitali al chiodo) molti optano per la separazione in casa con un patto non scritto che dice: noi stiamo insieme e condividiamo tutto tranne il letto. Quello che succede con gli altri succeda, non vogliamo saperlo e non faremo domande. 
Qualche commentatore dirà: che brutto esempio da dare ai figli. Ma ai figli, soprattutto se under 13 non gliene frega niente della vita sessuale dei genitori, che fra l’altro non percepiscono. E gli adolescenti, alle prese con una grande e rivoluzionaria Crisi di identità, non sono certo in cerca di problemi genitoriali da risolvere fra due case, problemi economici e varie ed eventuali. Se in casa è sereno, raramente nuvoloso e mai tempesta in maggioranza i figli, egoisticamente, vogliono i genitori insieme. Quindi quale brutto esempio? Vero è che se il matrimonio è fallito non per consunzione naturale ma per un tradimento o incompatibilità insopportabile è banale dire che è meglio anche per i figli separarsi, non costringetemi sempre a precisare questa ovvietà. Negli altri casi no. Non è “meglio” per loro, è meglio forse e più spesso per noi.

Qualche commentatore dirà: comodo i separati in casa, ognuno fa quel cazzo che vuole che famiglia è? Rileggi bene. Le coppie di cui parlo, e sono tante (non tutti i separati in casa sono finti al fine di scoparsi anche chi non va con gli sposati, non tutti sono finti perché hanno appeso il cappello), hanno tutto della coppia tranne che il sesso. Dici poco, vero, ma se fuori non c’è nessuno che valga la pena di un divorzio, per costruire una nuova coppia? 

E Fuori spesso non c’è nessuno, lo sanno bene le single belle e intelligenti che sono sole da anni e che, tranne qualche scopata selezionata e fisiologico-ludica, non riescono a trovare un partner che regga più di sei mesi neanche con il lanternino.

Vero, ci sono donne con le palle (pochissimi uomini) che non accettano il matrimonio bianco o la separazione in casa. Ne conosco e le ammiro. Hanno affrontato i propri figli e la responsabilità di parlargli di separazione, hanno avuto le palle di affrontare spesso la loro disperazione per poi, con le loro forze (e magari l’aiuto di qualche papà intelligente), ricostruire la propria serenità e quella dei figli. Donne che lavorano sodo, perché spesso non hanno un assegno sufficiente dall’ex. Donne che non hanno scelto per egoismo, ma perché hanno creduto profondamente nella loro scelta di verità. Una scelta coraggiosa, ma non tutti ne hanno la forza e, aggiungo, le motivazioni. 

Torniamo ai nostri separati in casa. I più evoluti non affrontano lo status di separati in casa omettendo o sorvolando sul problema sessualità, come se non esistesse o fosse poco importante. Si trasformano in coppie aperte soft. Cosa vuol dire? Che al silenzio assenso della coppia separata in casa quando lui o lei “escono con amici” si sostituisce un patto il cui assunto è: “noi ci vogliamo bene ma il sesso non c’è più e quindi è lecito trovarlo fuori quando e se capita. Ne parleremo o non ne parleremo se succederà? Lo decidiamo subito o li decideremo al momento. Siamo consci del rischio di poter incontrare qualcuno che ci porti a una separazione vera”. 

Impossibile direte voi. Io vi dico che queste coppie esistono e funzionano da anni. Senza musi, scenate di gelosia o una vita in comune fatta di silenzi, menzogna e squallida routine.

Come fanno? Innanzitutto si rispettano e si vogliono ancora molto bene, anche se non si amano più. Hanno sostituito la scappatella degli amanti mordi e fuggi con la possibilità preventivata di avere delle storie in giro. Attenzione: se li immaginate sempre in giro a scopare e fuori una sera si è una no avete ragione, non sono separati in casa con opzione coppia aperta, sono coppie aperte e basta. No, questi escono ogni tanto, fanno le vacanze in famiglia pur mantenendo un 30% circa di area privata non condivisa dove spesso avviene un incontro. Aree private fatte di amici, hobbies e sport che anche chi si ama ancora può avere. Sono persone che non hanno altri partner “fissi”, hanno storie di sesso, spesso molto brevi, incidentali e sporadiche. 

Lo so, ho detto che preferisco i classici amanti alle coppie aperte: più adrenalina, passione, tensione. Ma non mi sento di dire che le coppie aperte sono fatte di ipocriti, in primis quelle dei separati in casa. Anzi.

Ah, attenzione amanti che vi state facendo delle idee su qualche uomo o donna con questo profilo: se si innamorano, loro sì che sono pronti a ricostruirsi una nuova vita perché, nonostante vivano una vita “comoda”, a loro manca tanto la passione, e non hanno tutte quelle sovrastrutture mentali del classico amante che di da i sensi di colpa. Nella separazione in casa il patto era: può succedere. E i coniugi sono ormai amici, solo amici da tempo quindi, per assurdo, tutta questa comodità non resisterà a una buona motivazione per divorziare. Sempre che siano separati in casa VERI, e lui o lei non vi abbiano raccontato una storia.

Detto questo, ecco dunque come vivono e sopravvivono molto amici che sono ancora sposati e non fanno più sesso. 
A loro auguro comunque di trovare, in qualche fuori pista concordato, “permesso” o no, una nuova motivazione per creare una nuova famiglia.
Senza però ricadere nell’illusione che il matrimonio sia uno e indissolubile. Un bel sogno che però, spesso, non corrisponde a realtà. 

Sincerely yours 

Ps: non ho trovato la firma dell’autore della simpatica vignetta che pubblico. Se qualcuno lo sa sarò ben felice di accreditarla.

Nuove coppie: le regole per iniziare bene per lui e per lei

Un’amica mi chiede: ma nel momento in cui ti piace un uomo e decidi di metterti insieme a lui dopo qualche tempo di frequentazione (il solito sequel di aperitivo, cena e poi finalmente si deve decidere se quagliare) ci sono delle regole morali che i due dovrebbero rispettare?

Due cose mi vengono subito in mente: la parola regola, in amore, non mi piace molto. L’amore e, soprattutto il sesso, non hanno regole, sono refrattari alle regole, sono abiti su misura. Morali poi mi suona da censorio e beghino, tipo quelli che additano gli amanti come infami zozzoni traditori senza chiedersi il perché e il percome un uomo e una donna impegnati cercano amore sesso sentimenti emozioni (in parte o tutti) fuori dalla sacra famiglia.

Detto questo e riflettendoci bene però trovo che alcune regole di ingaggio, termine che i militari usano per definire quando è lecito rispondere al fuoco nemico, ci siano. Provo a sintetizzarle per lui e per lei, poi giudicatene voi la bontà.
Ricordo che parliamo di una coppia ai primi momenti, ore e giorni di relazione.

Regole per lui

1. Verità

L’uomo se va male tende a essere bugiardo o se va bene silenzioso e reticente, di solito o perché nasconde qualcosa o perché non vuole rogne, non vuole litigare o comunque sentirsi pippe da lei. La prima regola è Verità. Lasciando stare i casi limite di bugie (tipo sono single e non lo è) un uomo dovrebbe presentarsi, l’ho detto tante volte e lo ripeto, come a un colloquio di lavoro: almeno non vendere quello che non è e non sarà mai, pena ottenere il posto di lavoro (in questo caso nel vostro cuore e letto) e non saperlo sostenere. Chi mente pone già la parola fine al primo capitolo di un libro brevissimo sulla coppia. 

2. Dedicare tempo a sufficienza. 

Noi uomini dedichiamo molto tempo alla donna, soprattutto all’inizio, a scopo puramente sessuale. La verità è che su 24 ore passate con lei 12 le destineremmo ad atti sessuali in comune o goduti come piacere ricevuto e non ricambiato, 8 a dormire e il resto a mangiare. Le donne invece possono anche reggere le 12 ore di sesso (in realtà a loro ne basterebbero 3 ben fatte), in genere dormono meno di noi e mangiano meno di noi ma hanno uno spazio “coccole e parlare” che noi non possiamo fare finta che non esista o prenderlo in considerazione solo per arrivare più in fretta al letto. Dobbiamo rivedere da subito la nostra tempistica. 

3. Non promettere l’impossibile

Il maschio, per andare in gol, spesso promette la luna a una donna. Lo fa per strategia, a volte per eccesso di entusiasmo, spesso per ottenere più favori sessuali o calmarne le “pretese”. Vacanze, weekend, regali, case, convivenza sono cose importanti: promettere di andare a vivere insieme presto, o di fare tutte le vacanze insieme quando sappiamo che non possiamo farlo a breve è scorretto e deleterio per la coppia. Peggio se non diciamo che noi di figli ne vogliamo o facciamo i possibilisti, quando sappiamo in cuor nostro che quelli che abbiamo sono già “troppi” o non ne vogliamo più. Non si bara su questi fondamentali.

4. Avere il coraggio di lasciarla

Lasciarsi non è un problema immediato (almeno spero) della coppia appena formata, ma nelle regole d’ingaggio pre-relazione deve esserci, per lui, l’impegno ad avere il coraggio, un giorno, di dire ti lascio, se toccherà a lui. Perché l’uomo medio non lascia mai, si fa lasciare. E per farsi lasciare spesso umilia o tratta così male la compagna da farla soffrire al punto che lei prende la decisione. Ma in realtà l’ha provocata lui per non sentirsi colpevole, quando magari per ottenerla si è coperto di colpe ben più gravi e dolorose di un addio fatto bene, spiegato e comunicato nei dovuti modi (non con un messaggino, mi raccomando!). 

5. A letto conta il suo orgasmo, non il tuo

Il sesso, ripeto, non ha regole. Ma si sa che l’uomo, in genere, è più assetato di sangue della donna e tende a fare cose, prendendosele d’imperio, che magari a lei non piacciono. Il rapporto anale “senza preavviso” e dovuta preparazione (un uomo se lo deve meritare) è un esempio, ma anche il pretendere troppi rapporti senza preliminari o fellatio senza un grazie, se lei non è d’accordo o in qualche modo tollera le richieste per farvi piacere non va. L’orgasmo della donna è il vero metro del piacere di coppia, non quello dell’uomo, che può essere frutto di una eiaculazione precoce sulla quale si sorvola, tanto… Eh no cari signori, il sesso è bello se si gode in due, sempre e democraticamente. Se poi lei ha i nostri gusti e viceversa, o a letto è un “maschio ( le mie donne preferite, piene di fantasia e iniziativa), tanto di guadagnato. 

Regole per lei

1. Non pensare solo di appendere il cappello 

Molte donne che conosco hanno superato i 35 anni, sono reduci da un divorzio e hanno figli da precedenti matrimoni. Trovo assolutamente lecito che si facciano dei film sulla famiglia in grado di funzionare da più punti di vista, quando conoscono un uomo, soprattutto se sono madri. Quindi, quando conoscono un uomo interessante, trovo lecito che pensino a quanti soldi ha, se vuole dei figli o accetta quelli esistenti, se vuole mettere su famiglia solidale no. Ma… sono pensieri e valutazioni che non possono essere la causa prima del fatto che decidiate di mettervi insieme a una persona. La valutazione prima non è sul portafoglio o sulle sue intenzioni a medio termine, ma sulla persona punto. Vi piace? Vi fare ridere? State bene con lui? Da qui si inizia, non dal conto in banca. Altrimenti siete fra quelle che vogliono solo appendere il cappello. È probabilmente non ci riuscirete se agite così, manco quello.

2. Non fate le profumaie

La profumaia è la donna che te la fa pesare fino alla morte. Te la fa annusare, vedere, magari toccare, ma non si fa scopare finché l’uomo non è stremato. O scappa. Esiste un tempo fisiologico per decidere di andare a letto con un uomo. Personalmente, trovo che possa essere anche la prima sera, se il feeling è quello giusto. Il sesso, come il bacio, non mentono, quindi perché procrastinare troppo il letto? Prima è prima saprete se lui è l’uomo giusto perché, credetemi, una buona sessualità di coppia fa l’80% della felicità di coppia. Lo so, c’è la storia che se la dai la prima sera magari qualcuno (forse lui, se è un limitato) può pensare che sei una “facile” ma sono grandi cazzate. Posso capire quindi che rimandiate a qualche “giro” dopo, ma se tutto va bene, la prova del nove (si chiama bacio) è stata superata, non c’è motivo per resistere. O voi non avete voglia, e allora meglio non pigliare in giro nessuno e aspettare quello che vi accenda come una torcia subito, o indugiare significa solo far incazzare e rischiare.

3. Non fate le patate d’oro.

Na lavada n’asugada la par neanca adoperada. Per quanto siate belle e desiderabili, la patata d’oro non esiste. Quindi è giusto che siate consce della preziosità della vostra patata, che la gestiate al meglio concedendola solo a chi se la merita davvero, ma non solo non è d’oro e non si sciupa (na lavada n’asugada…), non vi dà nemmeno il diritto di accampare pretese assurde. Conosco donne che dopo il primo rapporto sessuale pretendono che l’uomo sottoscriva cambiali e mutui sentimentali per la vita perché “ormai te l’ho data, è la cosa più preziosa che ho è quindi da ora in poi tu sei mio e devi fare quello che voglio io”. Vi ricordo che nessuno è obbligato ad andare a letto con nessuno, che lo scambio di fluidi e di godimento (spero) è reciproco e non dà diritti alcuni, contrattuali, matrimoniali o relazionali. È solo il primo grande step di una nuova coppia, e serve soprattutto per capire se funzionate bene insieme. Non è un’arma di ricatto o di pressione. È non è d’oro. E le miniere che la offrono, la patata d’oro o simil oro, sono molto diffuse.

4. Siate donne, sempre

Quando ci innamoriamo di voi siete delle strafighe. Tacco 12, abitini da erezione da impiccato, ben truccate, profumate. E chi non vi salterebbe addosso ogni minuto? Dormite nude o vi presentate con dei completini intimi da congiuntivite. Ecco, non deve essere la collezione della settimana della moda e poi segue un anno di saldi col pigiama antistupro. Curatevi. E anche noi ci faremo la barba e la doccia, promesso!

5. Rimanete zoccole

Zoccola, termine dispregiativo per alcuni “illuminati” che invece, in certi contesti fra partner, assume significati goderecci ed eccitanti. E che ha una valenza positiva, se lo guardiamo con la lente della giusta sensualità e seduttività femminile e di coppia. In proposito vi racconto un aneddoto. A tavola 5 amici parlano dei loro datati matrimoni. A un certo punto uno dei 5 chiede: chi è ancora fedele di voi? Uno alza timidamente la manina. Scoppia la risata corale ironica. Ma il miglior amico del “fedele”, che è presente, si alza e lo difende: guardate, cari signori, che lui è davvero fedele a sua moglie! E sapete perché? Perché sua moglie è rimasta zoccola come quando si sono fidanzati, fanno ancora i numeri a letto loro! Così lui non ha bisogno di cercare del buon sesso fuori di casa. E le nostre? Erano zoccole anche loro, si sono trasformate in mogli! Insomma, il vecchio segreto del matrimonio che funziona dei nostri nonni che diceva “signora in salotto zoccola in camera da letto” è l’antidoto migliore alle corna nei secoli dei secoli. 

Mi pare che sia tutto. Magari non saranno regole auree come la patata d’oro, ma li trovo buoni consigli, che seguirei se fossi in me.

Sincerely yours

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“Couple” by David Hepworth is licensed underCC BY 2.0

La mia intervista al blog Student’s Generation

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Come ho iniziato a fare il giornalista? Chi è stato il mio maestro, mentore e mi ha aiutato nella carriera? Cosa penso dell’istruzione oggi? E dei giovani? Sono indolenti o vivono una realtà troppo difficile? Che cosa va cambiato in Italia?

Domande da 10 milioni di dollari che mi hanno fatto gli studenti blogger di Student’s Generation alle quali ho tentato di rispondere.

Come? Leggete qui e lo saprete.

Forza ragazzi, ce la farete (se studiate l’inglese…).

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Sincerely yours

Separati in casa: “vigliacchi” o “eroi”?

I separati in casa per me sono degli eroi, nella maggior parte dei casi.
Dileggiati dalla maggioranza dei facili giudici delle scelte altrui perché ritenuti vigliacchi, pavidi e opportunisti, nella realtà spesso scelgono la condizione di rimanere sotto lo stesso tetto coniugale per nobili o “pesanti e pressanti” motivazioni. Roba, se non da eroi, da persone responsabili. 
Quali sono le motivazioni più diffuse che fanno decidere a una coppia di fare i separati in casa nonostante amore e sesso (io non li disgiungo mai, perché sono tutt’uno) siano finiti?
Ecco quelle che secondo me giustificano tale scelta 

I figli piccoli

Premessa: l’atmosfera in casa deve essere civile. Niente litigi o peggio scenate davanti ai figli, confronti che non devono mai uscire dalla camera da letto. Altrimenti, se c’è la guerra dei Roses, piccoli o non piccoli è meglio anche per loro che i genitori vivano in case diverse, sono d’accordo. Se invece i genitori non si amano più, non scopano più ma c’è ancora affetto, rispetto e un progetto comune soprattutto sulla prole il sacrificio di parte della propria libertà è dovuto. Nessun figlio capace di intendere e volere, infatti, preferirà mai, in condizioni pacifiche (lo ripeto, ci siamo capiti bene?) che mamma e papà stiano lontani da lui o che lo vedano a turno. Nessun figlio. Poi, poverini, si adattano anche loro, ma si adattano, la felicità è altra cosa. I due genitori invece possono salvaguardarne la crescita serena, almeno per un po’, con lo sforzo di stare insieme anche se formalmente e, se sono intelligenti e civili, di comune accordo si creeranno spazi di libertà individuali per andare avanti. Una farsa? Allora meglio sacrificare i figli certo, immolarli al dolore della separazione in nome della verità. Io questo sì che lo chiamo egoismo, i figli non hanno chiesto di nascere. I figli se ne accorgono che non vi volete bene? Palle, se siete persone equilibrate e non c’è conflitto non succede. Capisco invece se il figlio ha meno di un anno: qui la separazione vera ci sta, è troppo piccolo per soffrirne i passaggi. Perlomeno i passaggi… negli altri casi, col tempo, crescendo, il figlio potrà capire e voi completare la separazione. Ma… prima i figli. Ps: alcuni giudicatori negativi dei separati in casa non hanno figli. Consiglio di averne, prima di profferire verbo. Io non giudico le tecniche di paracadutismo. 

I soldi

I giudici dei separati in casa spesso li additano come approfittatori a scopo di lucro. Non si lascia un marito o una moglie che garantiscono la sopravvivenza economica. A meno che non si abbia un bravo avvocato da assicurare la sopravvivenza anche dopo la separazione (ma nessun avvocato giura su nulla, mai) o si sia ricchi. O non si abbiano pendenze, ossia mutui, case in comune, comunione di beni strategici per la sopravvivenza. Nell’era della crisi sciogliere quel sodalizio fatto di due stipendi in comune e comunione dei debiti significa,spesso, affrontare la miseria. Significa metter su casa da soli, pagare salate parcelle legali (costa anche separarsi consensualmente), vendere beni o rinunciarvi e vivere di un solo stipendio nel deserto economico e pluritassato di adesso, con opportunità di migliorie lavorative zero. Quindi o siete ricchi o non avrete nessuna voglia di fare la coda all’opera San Francesco dove vi sono i poveri ma anche i nuovi poveri, i divorziati rovinati dal divorzio. Una buona ragione per rimanere separati in casa. Certo, ci sono anche gli approfittatori, quelli che hanno appeso il cappello come si suol dire, ma qui parliamo di una coppia che non si ama più ma si guarda in faccia e ha il coraggio di dirsi: noi non abbiamo i soldi per separarci e/o divorziare. Glieli prestiamo noi? Tu?

L’affetto

Ci sono coppie che smettono di amarsi ma si vogliono ancora bene. Sono spesso coppie di lungo corso, che oggi hanno una certa età e che si sono messe insieme a scuola o a vent’anni, perché si sono innamorate giovani. Purtroppo l’innamoramento ha un timer. Quando scade può rimanere l’affetto, ma la passione se ne va. Ci sono coppie che sono in grado di vivere insieme senza passione, senza fare sesso per mesi. Queste coppie non si lasceranno, e anche se incontrano persone interessanti non le vedranno. L’affetto basta. Sono coppie rare. E poi, di fatto, una coppia che non fa sesso per me non è una coppia. Sono amici conviventi che stanno, nonostante tutto, bene insieme. Oppure questo tipo di coppia ha bisogno di fare ancora sesso e di provare l’emozione della passione, ma non al punto di mandare all’aria la convivenza, che va bene in tutto, sesso a parte. Ora qualcuno dirà: il sesso non è importante, col tempo viene sostituito da altro. Non ci credo. O vale per pochi belli addormentati. O per uno dei due della coppia e basta (ma l’altro, se non è un santo, cercherà avventure). Queste coppie spesso non si separano e sopravvivono “grazie” al tradimento di uno o tutti e due, cioè fuori pista periodici che appagano quello che manca, o sono coppie aperte non dichiarate, dove esiste un tacito accordo che se capita capita, ma noi non ce lo diciamo e rimaniamo insieme. Ipocriti? Perché? Si vogliono bene ma non si amano più. E la loro voglia di sesso come emozione ed espressione naturale dell’uomo e della donna è rimasta immutata, solo che deve essere soddisfatta altrove. Altrove, però, se dà sesso ed emozioni, non è sempre in grado di far saltare in aria quell’80% della coppia che funziona. Non è automatico innamorarsi di un amante, il più delle volte è solo utile in quanto boccata d’aria, viaggio all’estero, chiamatela come volete, ma non sufficiente a far saltare il resto di buono che c’è in un matrimonio. Quindi, fino a nuovo innamoramento, è giusto che i due condividano casa e tutto il resto, che funziona.

Il non essere pronti 

Una coppia in crisi, soprattutto se proviene da un grande amore precedente e non nasce da errori o salta nel giro di poco tempo, anche quando l’amore è finito fa fatica a separarsi. Anche se non ci sono figli. Prima della separazione reale attraversa molte fasi, spesso lunghe e sempre, sempre dolorose. La coppia deve attraversare la fase dello stupore: perché non è più come prima? Perché non siamo più felici come prima? La routine delle piccole cose è una ruggine che lavora piano, ma distrugge anche il ferro più resistente. Poi c’è la fase della non accettazione della realtà: è impossibile che non ci amiamo più, noi eravamo il “Mulino Bianco”, guarda le nostre foto che belle, impossibile non amarsi più. Poi c’è la fase della consapevolezza: i lunghi silenzi, la mancanza di attenzioni provocano infelicità, poi rancore, poi litigi. Litigi e Paci, litigi e Paci. Finché il tempo dei litigi annulla quello delle Paci, e il sesso non viene più usato come linguaggio universale e in grado di pacificare e sublimare anche le liti più accese, di sostituire le parole che non si riescono più a dire. Ecco, allora la coppia è davvero finita e si separa, ma la vera separazione in casa era già partita dalla prima volta che vi siete sentiti infelici. Anche questo è un processo lungo, non basta lo schiocco delle dita. Può durare anni, sotto lo stesso tetto. Io rispetto queste sofferenze, queste sofferte indecisioni.

Come vedi, caro giudicatore dei separati in casa, possono esserci motivazioni forti e persino nobili per restare sotto lo stesso tetto anche se non ci si ama più. Non sei convinto/a? Tu sei riuscito/a a tagliare di netto subito e nonostante tutto? Di sicuro te lo puoi permettere economicamente, con sacrifici certo, ma i tuoi conti all’epoca li hai fatti e allora devono essere tornati, perché anche i separati devono mangiare e pagare le bollette. Detto questo non sei più bravo, più serio, più corretto o un eroe. Sei solo l’eccezione che conferma la regola. Che non è quella dell’ipocrisia. Perché In una coppia in crisi nessuno ha diritto di ergersi a giudice e sentenziare sulle  disgrazie degli altri. E la separazione, di fatto o di diritto, è comunque un percorso di dolore e, come tale, merita rispetto. Sempre. Separati in casa o fuori
Sincerely yours

Diario di un padre single con 3 figli e un dogo argentino – video 

Come sopravvivere per 48 ore con tre figli di 14 12:07 anni e un cane che pesa 50 chili un padre di 55 anni allevato in una famiglia patriarcale che non gli ha insegnato nulla? Guardate il video e lo saprete

Devi proprio? Coppia e cellulare 


Devi proprio? Coppia e cellulare 
Questa sera al ristorante c’era dietro di me una coppia. Avranno avuto una quarantina d’anni, ed erano accompagnati dalla figlia di 10 anni. 
Ogni tanto origliavo (le distanze erano davvero esigue) e la conversazione mi sembrava del tutto normale, finché…
… Finché lui non osa estrarre il cellulare dalla tasca. Lei lo guarda severa ed esclama di fronte alla figlia: devi proprio?
L’uomo, visibilmente alterato per la reprimenda pubblica, esclama: non l’ho guardato per tutta la serata, potrò dare un’occhiata al telefono un secondo a fine serata!
Interviene la figlia di 10 anni: ma papà tu sei sempre al cellulare, la mamma lo dice sempre. 
La situazione è imbarazzante, e potrebbe finire con una capitolazione dell’uomo padre che timidamente rimette via il telefono eseguendo gli ordini e subendo immagino l’ennesima umiliazione e trattamento da bambino o figlio adulto.
Invece lui tira fuori i coglioni e dice alla figlia: intanto cara non ti permettere di dire al papà quando e come usare il cellulare.
La mamma lo fa, è vero figlia mia, ma perché ha deciso che il papà è un bambino che va educato, e non invece suo marito.
La mamma crede che il papà usi troppo il cellulare, ma non si è accorta che se lui lo usa tanto, è perché magari anche la mamma si fa molto i fatti suoi, magari non al telefono, ma i tuoi genitori passano molto tempo del loro tempo insieme a non parlarsi ormai.
E così il papà, che si sente solo, USA di più il cellulare. La mamma vuole che lui smetta, ma non lo fa per stare insieme di più con lui, lo fa solo per rompergli i coglioni, trattandolo come fossi tuo fratello.
Non so come sia finita la discussione ma una cosa è sicura: il cellulare è spesso un sintomo di disagio di coppia.
In genere se viene usato e abusato al posto di una conversazione e rapporti normali, ma in questo caso io ci vedo un uomo solo, dominato da una donna che gli dice quello che deve fare, decide il bene e il male per lui sulla base di manie femminili o semplicemente per imporsi. 
Io ci vedo una coppia squilibrata, con lei egemone e invasiva. Capace di rovinare una serata per il gusto di gestire le azioni del marito che ritiene siano da correggere. 
Il futuro? Incerto. Lui potrebbe cambiare non solo il provider.
Care mogli e fidanzate, ricordatevelo: quel “devi proprio” più è ripetuto, meno è giustificato, peggio se detto di fronte ai figli o a estranei, più traccerà un solco fra voi e lui.
Chiedetevi piuttosto perché lui lo usa così tanto: è un dipendente del giochino o c’è un perché più profondo? E voi proprio non c’entrate?
Insomma… Dovete proprio?
Se succedesse una cosa così a me, io triplicherei apposta l’uso del cellulare ovunque. E mia figlia non oserebbe dire nulla, perché non esiste che due genitori litighino o si facciano osservazioni o si diano “ordini” di fronte ai figli. 
Devo proprio

@anpellizzari

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