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Partono gli eventi e le serate Pellizzari: cosa è successo in Toscana

Incontro con i lettori nella meravigliosa Toscana
Incontro con i lettori nella meravigliosa Toscana

Amiche e amici, il mio blog non è più solo mio, adesso è “fisicamente” vostro.

Nato da un aggiornamento professionale come esercizio spirituale 2.0 nel 2014 siamo passati da 37mila lettori alle centinaia di migliaia di oggi.

E pensare che quattro anni fa il mio intento, oltre a quello di prendere dimestichezza con la tecnologia, era soprattutto parlare della mia Venezia è cazzeggiare qua e là come si può fare su un diario online.

Poi ho aperto il canale SuperDonne, perché uno dei temi che mi intrigava di più era il Sapere perché le mie amiche belle, intelligenti e single non riuscivano a trovare uno “straccio” d’uomo in grado di intessere con loro non dico la storia della vita, non dico l’Amore ma almeno una relazione decente in grado di superare qualche mese”.

È così ho iniziato, lo sapete, a parlare di quello che io chiamo il Mercato degli uomini papabili, a fare profili dei tipi di uomini che incontrate, a parlare di amanti.

Siete arrivate (e arrivati, gli uomini qui sono circa il 20%) in tante, facendo la gioia di qualsiasi scrittore e giornalista, che è quella di toccare con mano che ciò che scrivi interessa e viene letto da tanti.

Così ho deciso, con la forza del vostro entusiasmo e delle vostre richieste, di portare questo blog e i suoi temi fuori dal web e iniziare a incontrarvi, per parlarne anche direttamente.

Grazie a una lettrice (poi divenuta anche contributor del blog, leggi qui l’articolo sulla prima sera e la prova del gioco), e amica, Daniela Luciani, che ha avuto la voglia e l’entusiasmo di ospitarmi nella sua splendida Le buche Wine Resort and Spa, il mio blog è uscito da queste pagine per venirvi a trovare di persona.

Partendo dalla Toscana, terra a me cara (mi sono sposato nella bellissima Cortona) dove in quel di Sarteano (provincia di Siena) ho incontrato gli ospiti di Daniela e suo marito Riccardo.

Il tema di discussione era tosto: può una coppia resistere alle intemperie del tempo che passa rimanendo unita di fronte a routine, problemi, figli incombenti e litigi vari? E anche “robette” tipo “la fedeltà esiste davvero o resiste solo nel periodo di innamoramento”, quei 18-36 mesi che gli esperti indicano come “al sicuro” da ogni tentazione esterna per il livello di passione e la qualità del sesso?

Per una volta, devo dirvi, ho trovato l’intervento degli uomini, di solito defilati e silenziosi (soprattutto in presenza delle mogli), sagaci e puntuti. Per esempio, un bel tema legato alla qualità del sesso di coppia è stato quello della eiaculazione precoce maschile, un problema molto diffuso, sottaciuto da maschi e compagne per imbarazzo o superficialità (soprattutto maschile, della serie tanto io sono venuto), spesso tollerato (quante donne fingono l’orgasmo!) e spesso ignorato al punto da portare la coppia a un sesso totalmente insoddisfacente per lei (e qui mi piace ricordare la famosa battuta della vignetta di Altan con lei che dice a lui “complimenti, più veloce del cambio gomme al box Ferrari”).

Un lettore, a un certo punto ha avuto l’ardire di esclamare: “beh certo, se voi ci fate fare l’amore una volta al mese, per forza non si dura!”. Coraggioso, sincero e utile: io, lo sapete, sono più spesso un censore dei comportamenti maschili, ma anche le donne a volte fanno la loro parte nel creare una situazione traballante sul fronte sesso di coppia, un bastione che, se cede, fa crollare il castello e apre il ponte levatoio alle avventure con altri o altre.

Abbiamo parlato tanto anche di coppia aperta e separati in casa, cioè dei nuovi tentativi di stare insieme pur riservando la categoria sesso ad altri esterni alla coppia, in modo più sporadico (i separati in casa) o frequente e ufficiale (coppia aperta) e tutti, pur non prendendo posizione se non per dire “conosco tantissimi separati in casa e matrimoni bianchi” hanno convenuto sul fatto che la coppia si deve dar da fare soprattutto sul sesso per mantenersi unita, riprendendosi anche degli spazi che lavoro, figli, stanchezza e routine hanno eroso nel tempo a cene da soli, weekend fuga romantica e altri strumenti salvacoppia.

L’incontro è durato un’ora in più del previsto, e questo mi fa molto piacere perché significa che se i lettori non ti mollano vuol dire che l’interesse è alto e l’oratore non noioso.

Domande, risposte, le vostre storie a ruota libera, è stato davvero bello e pieno di spunti per nuovi articoli che vedrete. Sono saltati fuori persino “trucchi”, quasi tutti sexy, per ravvivare il rapporto. Siete curiosi? Beh, certe signore hanno capito che non sempre sesso significa avere un rapporto sessuale completo ma “dedicarsi” solo al marito e viceversa. Banale? Sarà, ma solo una minoranza lo fa, almeno periodicamente (e non parlo di quelle amiche che lo fanno per dare un contentino al marito riservando ad altri la “cena completa”…).

Dunque, sono soddisfatto, e voglio condividere con voi il successo di questo esperimento. Ecco perché questo sarà solo il primo degli eventi con il mio blog “itinerante”, ai quali seguiranno delle serate Pellizzari (vi darò conto anche di quella poi avvenuta a Milano, siamo passati dallo Spicy tea di Daniela all’aperitivo) fra aperitivi e persino cene.

Lo voglio fare io e lo chiedete voi in tante anche sui miei social: ho avuto inviti praticamente ovunque: Roma, Firenze, Torino, Bologna, Modena, Lecce…

Le Buche wine Resort sono solo un fantastico inizio, un vero spicy tea ma… se il buongiorno si vede dal mattino, ci vedremo spesso care lettrici e lettori (sì, siete sempre invitati anche voi uomini).

Sincerely yours

“Morti di F” virtuali: perché ci caschi?

Questa chat è diventata virale sui social
Questa chat è diventata virale sui social

Perché donne intelligenti cadono nella rete dei morti di F virtuali e, prima di uscirne, ci mettono troppo, davvero troppo tempo e, non di rado, pagando un prezzo in autostima e delusione amorosa?

Prima di rispondere a questa cruciale domanda che attanaglia centinaia di amiche alle prese con un morto di F virtuale nei meandri delle chat e messaggerie definiamo il soggetto.

Dicesi morto di F virtuale l’uomo che, attraverso i social, cerca di diventare amico di più donne possibili, belle o meno belle non importa, basta che più che respirino chattino. Lo scopo è fare sesso SOLO virtuale il più a lungo possibile senza incontrarsi mai, senza trasformare la relazione da virtuale a reale.

Ma come fa il morto di F ad accalappiarvi? Ecco i suoi segreti

1. Spara nel mucchio
Non avendo una grande vita reale passa molto tempo sui social dove chiede l’amicizia a una quantità impressionante di donne al giorno. Quello più sfigato schiaccia il bottone delle richieste di amicizia come se fosse una slot machine, facendosi beccare almeno da quelle che “ci sono già passate” perché chiede contemporaneamente l’amicizia a voi e ad altre vostre tre amiche (così lo beccate subito, perché voi vi parlate e dite: chi è questo qua?). Quello più sgamato dà un minimo di occhiata al vostro profilo per evitare interferenze e figuracce però, se non abboccate, guarda le vostre amiche e prova con una di loro. Ricordatevi: il suo obiettivo è un’amicizia di lungo corso a fini di “fai da te” 😂😂😂.

2. Si presenta bene
A differenza dei morti di F di basso retaggio, per intenderci quelli con un repertorio tipo “ciao bella mandami foto nuda sono superdotato vuoi vedere sei una Troia perché te la tiri e non rispondi” che non ho idea di chi gli risponda e perché, il morto di F professionale ha imparato ad approcciarsi a voi in modo educato, cortese, se è bravo anche originale. Originale per voi, perché in realtà il suo repertorio è uguale per tutte, le frasi sono buone, efficaci ma sono quelle. Ha un menu uguale per tutte. Però nel 50% dei casi è sufficiente per ottenere la vostra amicizia e iniziare a chattare.

3. Fa l’amico ma vi corteggia
Il morto di F virtuale fa sempre l’amicone. Per lui il tempo non conta, anche perché il suo obiettivo non è incontrarvi ma fare sesso virtuale con voi e quindi può investire settimane a sapere chi siete, a fare il vostro confessore, a interessarsi per finta dei vostri problemi, tanto sta facendo parallelamente con altre tre la stessa cosa e magari con qualcuno già si scambia chat sexy. Gradualmente introdurrà il corteggiamento, spostando l’attenzione dalle categorie film libri animali cucina a tua bellezza, tuo corpo, tuoi vestiti, tua intimità, tue storie precedenti fino al cosa ti piace a letto. Se state al gioco lui ha fatto un passo decisivo avanti.

4. La fase del ci provo.
Una volta che ha conquistato la vostra confidenza sul versante rapporti con gli uomini e sesso lavorerà di fioretto. Da una parte vi farà parlare delle vostre esperienze sentimentali negative precedenti, stigmatizzando la stronzaggine e scorrettezza dei vostri ex (conquistando la vostra fiducia e ammirazione, della serie “questo è diverso”), dall’altra inizierà a chiedervi di sentirvi al telefono. Al telefono sarà ancora più carino e convincente, e vi metterete d’accordo per vedervi, di solito aperitivo se siete ancora dubbiose, cena se lui ha superato le vostre difese principali.

5. Inizia il sesso virtuale
Una delle cose che vi tranquillizza del morto di F virtuale è che non ha la fretta degli altri, per esempio del pescatore a strascico o comunque di tutti i pretendenti non solo virtuali che si vabbè chattare e corteggiare via telefono ma poi ci si vede e magari si quaglia… no il vostro morto di F virtuale ha tempo (tanto suona su più tastiere virtualmente, se lo facesse realmente sarebbe molto più faticoso, complicato e avrebbe meno tempo per voi) e lo usa anche per farvi vedere che non ha fretta di arrivare al vostro letto. Però il suo linguaggio inizia a farsi più ardito e, se voi lo seguite, inizierete a parlare di cosa vi piace a letto, quali sono le esperienze più strane che avete fatto, il tutto per il suo godimento fai da te. Poi vi chiederà foto nude (almeno di parti), di fare sesso al telefono, i più avanzati in videochat.

6. L’incontro che non arriva mai
Ormai chattate e vi telefonate da qualche mese, fate sesso virtuale da un po’, a voi piace anche farlo ma… questo aperitivo cena incontro, per un motivo o per l’altro non arriva mai. Vabbè ci sono un po’ di chilometri che vi dividono e anche per questo avete acconsentito a esporvi e fare sesso virtuale, ma Dio santo esistono treni aerei ci si può trovare a metà strada ci sono i weekend lui vi ha assicurato che è libero di stato (altrimenti col cavolo che arrivavate a questo punto) e non può esserci ogni volta la mamma che sta male, il gatto sull’albero, la gomma a terra e lo sciopero dei controllori di volo. Vi accorgerete che il tempo passa, voi non vi vedete e lui continua a voler fare sempre e solo sesso virtuale.

Finché un giorno vi stuferete e gli metterete un out out: o ci vediamo entro il mese o basta.
E lui? Prometterà come al solito con mille assicurazioni millantando anche prenotazioni con tanto di foto dell’albergo romantico e intanto vi chiederà di fare un po’ di sesso virtuale nella dolce attesa. Al vostro no scocciato sparirà. O sparirete voi, stufe delle richieste e dei depliant virtuali. È finita. Voi avete accontentato il morto di F virtuale regalandogli orgasmi via etere e vi sentirete tristi, raggirate, anche un po’ boccalone.

Il problema delle delusioni amorose è che funzionano come le allergie alimentari: ogni volta che assaggi un cibo al quale sei allergico, la reazione successiva sarà sempre più grave. Così queste delusioni costruiscono, piano piano, una corazza tale da impedirvi di riconoscere il buono dal cattivo, e di vivere nuove relazioni, anche quelle potenzialmente promettenti, non in piena libertà, non in piena serenità, inficiando la vostra efficiente capacità di giudizio sugli uomini in generale.

Ma perché, vi chiedete, certi uomini fanno così?
Non credo che siano tutti dei “malati di mente”, come li chiamano molte di voi. In realtà dietro a un morto di F che vuole fare solo sesso virtuale c’è:
Un uomo che, nonostante si sia presentato come libero, è supersposato o fidanzato. Ed è uno che, per paura di perdere il suo status, per sensi di colpa o perché è la prima volta che vuole tradire la moglie, preferisce fare con le donne che ci cascano sesso virtuale. Non è pericoloso, difficile da scoprire, è comodo, è meglio del fai da te solitario o di un film porno e, in fondo, si racconta lui come una bella favola, non è tradimento.
Poi c’è quello che gli piace proprio il sesso virtuale, è il suo feticcio, così come per altri lo è il reggicalze, il tacco 12, l’amore a tre. È il motivo per cui contatta anche donne che di fatto non gli piacciono, a lui piace l’idea di farci sesso virtuale, non importa se il viso di lei non è di suo gradimento, gli basta un “pezzo” di voi. Ecco anche perché non vi vedrà mai dal vivo.
Poi c’è quello che vorrebbe passare ai fatti, ma ha dei problemi che, in precedenti incontri non virtuali, lo hanno segnato. E allora adesso ha una sorta di timore ma il bisogno di fare sesso rimane, solo che invece di andare da un andrologo e/o un sessuologo e spesso risolvere bene e presto molti dei problemi classici di chi evita il rapporto sessuale si è avvitato sul virtuale, e questa è l’unica figura di questa casistica che giustifico e comprendo, ma non al punto di giustificare le troppe balle che vi propina, anche perché se lui ha un problema ciò non deve permettergli di giocare con i vostri sentimenti, fiducia e intimità.

E voi perché ci cadete? Ragionarci su vi aiuterà a non ricaderci.
Certo lui ci sa fare, certo lui stuzzica il vostro bisogno di sentirvi corteggiate e adulate, di sentirvi cercate. Lui sembra anche diverso dagli altri, che vogliono tutto e subito, è solo quella cosa lì, lui non ha fretta, ha tempo.
Già il tempo. Il tempo è importante. Vi rassicura un uomo che si prende tempo per incontrarvi, vi lascia tempo per testarlo. Ma attente, è proprio qui la differenza fra il normale e il virtuale. L’uomo che vuole davvero conoscervi (sì anche e soprattutto per quella cosa lì, ma è nella natura umana, anche vostra) vi darà e si darà tempo, ma non esageratamente. Massimo in due mesi, più o meno a seconda di quanto siete lontani (gli aerei però non hanno più costi proibitivi) vi dovete incontrare, può corteggiarvi via chat, telefonarvi quanto volete ma poi DOVETE incontrarvi e, se vi piacete, a breve termine scopare.

Scopare è normale dopo un po’ (non troppo) se vi piacete e state bene insieme. Anzi, è necessario anche e proprio per capire se tutto, davvero tutto funziona fra di voi e se c’è un possibile le futuro.

Il sesso virtuale? Non ho nulla contro nessun tipo di sesso ma capiamoci bene: il sesso al telefono, in chat o in videochat serve forse come aperitivo, come spezzafame fra un appuntamento sessuale reale e L’altro, ma non può sostituire il caro vecchio inimitabile godibilissimo amplesso e tutti i suoi collaterali, dai preliminari alla ripresa del secondo, terzo round.

È così semplice l’amore, è così semplice il sesso, non rendiamolo complicato. Diffidate di chi ha troppa fretta di portarvi a letto (ma io lo capisco di più) ma anche di chi non ha fretta, non ha fretta per nulla ma si “accontenta” di certi “anticipi”.

Sincerely yours

C’è un futuro per le coppie di lunga data?

Che orizzonti ha la tua coppia?
Che orizzonti ha la tua coppia?

Ci sono coppie che stanno insieme da molto tempo. Lui e lei si sono conosciuti ai tempi del liceo (o giù di lì), magari si sono sposati neanche trentenni e hanno avuto subito un bambino.

Che bello: una volta l’amore non aveva “tempi di opportunità” e ci si sposava e basta.

Poi c’è stata la seconda era, quella in cui il matrimonio medio vedeva lei 35enne e lui verso i 40, complici carriera e lavoro o un matrimonio fallito alle spalle (quello dei vent’anni, guarda un po’). In ogni caso anche queste coppie medio giovani come longevità hanno magari già alle spalle, oggi, 10-15 anni di matrimonio o convivenza. Un bel pezzo di vita insieme.

Ma durerà? Quanto? E come?

Domanda non inutile, visto che molte di voi inizieranno a chiederselo, soprattutto se iniziano a cogliere segni di stanchezza.

Quali sono? Quelli che, secondo le più recenti statistiche, spingono a tradire 6 donne su 10 e 5 uomini su 10.

Sono la noia, la routine e il sesso di scarsa qualità e frequenza.

Noia e routine trasformano lui in un pantofolaio distratto, che fornisce magari la sicurezza della ripetitività ma non molte emozioni e attenzioni, lei in una donna dedicata totalmente ai figli e-o alla casa o al lavoro, che ha dimenticato il tacco 12 in lavastoviglie o in ufficio. Ma sono solo esempi, tu sai di cosa sto parlando, se lo stai vivendo sulla tua pelle.

E il sesso? Il vantaggio delle coppie di lungo corso è che ormai, a letto, di solito fanno un compendio di quello che è preferito da tutti e due, una specie di compromesso fra il preliminare che piace a lei, quello che piace a lui seguito dalla scopata nella posizione più gettonata dai due, diciamo con durata dai 15 ai 30 minuti compreso tutto (no, la doccia è esclusa ti prego) e frequenza di una volta alla settimana, figli permettendo e quando il giorno dopo si può dormire.

Un sesso non dico non piacevole, magari coronato dal quasi sempre orgasmo di lei (l’arte dell’orgasmo simulato ha i suoi vantaggi matrimoniali). Magari ci scappa ogni tanto un fuori programma, di solito orale, di solito per lui (tu, eventualmente, provvedi da sola e fantastichi un po’, in base ai tuoi picchi ormonali).

Insomma, si può vivere a lungo insieme così? In fondo il sesso è basico, non è più quello di una volta certo, ma può bastare. E la routine dà calma piatta ma sicurezza. In fondo la famiglia ha ancora grandi progetti, i figli, le case, il reddito, il futuro insieme. Fuori vedi tante tempeste dal tuo porto sicuro. Ci vediamo fra dieci anni…

Purtroppo, o per fortuna, non funziona sempre e solo così. Perché la natura umana non è così.

Gli studi ci dicono che l’innamoramento vero, quello esclusivo e passionale, l’amore con la A maiuscola (il motivo per cui l’hai sposato) dura dai 18 ai 36 mesi, dopodiché si trasforma in qualcosa di diverso, meno forte ed esclusivo. Chiamalo affetto, chiamalo come vuoi, è comunque diverso. Forse sufficiente per andare avanti molti altri anni, ma è diverso.

Sono ormai convinto che la fedeltà sia strettamente connessa all’innamoramento, e sia imparziale. Uomo e donna, per una volta identici sotto il profilo amoroso, quando sono innamorati non pensano e non vedono altri. Il sesso e la passione sono concentrati su una sola persona, ti può passare vicino il più bell’uomo del mondo che forse, al massimo, gli darai un’occhiatina.

Ma se l’innamoramento cessa al massimo dopo tre anni, anche la fedeltà non ha più questo paracadute dopo tre anni.

Ed è da questo momento che inizia il timer del possibile tradimento, anno dopo anno.

Aggiungici il “panico” da età che avanza e il timer del tradimento può avere un brusco acceleramento, come quando nei film il protagonista taglia il filo sbagliato della bomba e i secondi partono a razzo di colpo.

Nel maschio, infatti, di solito intorno ai 50 anni, scatta una molla che si chiama “voglia di vivere”, e che si traduce in un bisogno di provare a se stesso che sì, invecchio, ma sono sempre un Uomo con la U maiuscola. Come provarmelo? Con il successo nel lavoro magari, ma non basta: devo sentirmi ancora attraente e capace sessualmente. E non tutti si rivolgono alla moglie per avere riprova di questo.

Nella donna, in genere, la molla “oddio il tempo passa” scatta varcati i 40, età nella quale siete splendide. E lo sarete anche a 50, toglietevi pure 10 anni se avete saputo curare la vostra bellezza, fanculo la menopausa! Per non parlare di certe sessantenni impossibili da inserire in anagrafe precisa! Il problema è che, nonostante la bellezza che riflette il vostro specchio e gli sguardi degli altri maschi (vostro marito è distratto e avaro di complimenti?) le donne sono abilissime ad autocriticarsi e trovarsi mille difetti, da qui la crisi di identità.

E quando una donna va in crisi di “oddio il tempo passa” di colpo può accorgersi che la “comoda” routine, la “cullante” noia e il sesso “tutto previsto” non sono più una sicurezza sulla quale adagiarsi, ma un fardello insopportabile.

Allora, se il porto dal quale vedi le tempeste degli altri ti rassicurava, ora ti piacerebbe vivere una tempesta. Non dico un uragano, ma una tempesta che ti tolga il fiato fino a tornare di nuovo in porto sì.

In questi casi, se l’uomo è un praticone al quale il più delle volte basta una scopata galattica con una giovane bellezza imperiale (magari anche più di una) anche non parlante, voi donne siete più complesse: volete emozioni e qualità a 360 gradi.

Il che vuol dire che se un uomo bello e simpatico, fascinoso e intelligente inizia a corteggiarvi, a riempirvi di attenzioni, a farvi sentire belle e giovani beh, se poi vi scopa anche bene strappandovi sensazioni che credevate rimaste ai 20 anni… beh, la vostra solidissima coppia deve rivedere forse i suoi orizzonti.

E qui torniamo alla domanda iniziale: siamo tutti destinati, per i motivi suddetti, al divorzio o a una vita sicura ma non appagante?

Dipende da quanto la nostra coppia è evoluta e forte.

O prende atto che la fedeltà è a rischio, finito l’innamoramento, e che la routine non è garanzia di durata (almeno quella felice) e il sesso deve rimanere sopra una certa soglia di qualità altrimenti diventa una soap opera di cui conosci già la trama, e si resetta e si rilancia per rinascere attraverso un nuovo equilibrio, o rischia nel futuro.

E qui, a vedere quello che mi raccontate e che succede nella maggioranza dei casi le strade sono le seguenti.

La pace dei sensi
Decidete di non affrontare l’argomento fra di voi perché siete fra i “fortunati” (dipende dai punti di vista) che non mettono il sesso e le emozioni in cima alla lista delle loro necessità. Magari siete aiutati dagli ormoni, in fase calante e non ascendente, magari da giovani vi siete tolti tutti (ma tanti) gli sfizi, magari è proprio la mancanze di esperienza che vi mantiene “tranquilli”, di fatto ci sono mille motivi per continuare così e in fondo, sì potrebbe essere meglio, sì ogni tanto sogni a occhi aperti, ma quello che importa è la famiglia istituzione. Amen

Benvenuti fra i cinque… sei
Dicevo che le stime (ottimiste, i numeri secondo me sono più alti) parlano di metà della popolazione che ha tradito almeno una volta. La scappatella, almeno è così che si chiama prima di diventare amantato ripetuto e poi fisso o alternativa al vecchio matrimonio, è una delle soluzioni più gettonate nelle coppie di lungo corso, o meglio in quelle che hanno meno dialogo. Oppure dove il dialogo non ha funzionato. Esempio? Tu gli hai spiegato che ti piacerebbe rifare un weekend con lui da sola e senza figli, gli hai spiegato che se ti compri un vestito nuovo e sexy dovresti suscitare le sue attenzioni automatiche e sincere (altro che “ah sì bello, scusa stavo rispondendo a un messaggio”), gli hai spiegato che così, se lui fa troppo in fretta, TU non raggiungi l’orgasmo. Sì glielo hai spiegato, lui ha detto sì, magari è stato più attento per un po’ ma poi tutto come prima. E tu adesso ti sei trovata un “fidanzato” che compensa tutto quello che lui non ti dà più. Il finale della storia è apertissimo.

Parlate e provvedete
Ci sono coppie molto evolute, che magari non si amano più come nei primi 36 mesi ma hanno un forte coibente che li tiene insieme (affetto, rispetto, figli, progetti, un po’ di buon sesso) che, quando lei o lui notano i primi effetti collaterali della routine, ne parlano insieme a fondo ma non si limitano all’analisi, cercano di prendere provvedimenti. Per esempio riprendendosi del tempo insieme da soli e sottraendolo finalmente ai figli, al lavoro e ai pensieri. A certi basta dedicarsi un viaggio ogni tanto, inventarsi un hobby o attività che unisca (mi viene in mente una coppia che ha scoperto il golf e se lo gode come nuova passione condivisa), altri si devono industriare di più, soprattutto se il calo di emozioni è legato al sesso. E qui è più difficile. non so se basta un reggicalze o un video porno per rilanciare il sesso di coppia, ho molti dubbi. Conosco coppie che hanno provato lo scambio per vedere che effetto faceva: magari si sono limitate ad andare in un locale a curiosare, portandosi poi a casa quello che li eccitava a livello visivo-onirico e facendolo proprio senza andare con altri. Certe coppie che sono andate oltre, rischiando in certi casi di assaggiare un piatto così forte da rendere insipido quello casalingo. Altri si limitano a raccontarsi le fantasie più sfrenate, e ciò riaccende il desiderio. Alcuni uomini molto pragmatici e poco vergognini si sono rivolti al medico per un aiuto chimico, scoprendo che funziona, può dare il giusto là, tempi adatti anche per lei e non è una terapia cronica, chi con il consenso-suggerimento della compagna, chi in segreto.

La coppia aperta
Alcune coppie, è sono l’evoluzione della precedente, una volta chiaritisi su cosa non va, soprattutto se è il sesso che non va, decidono di aprire la coppia. Fanno un patto: cosa ci manca? L’emozione del corteggiamento, della seduzione e del sesso novità? Bene, non c’è bisogno di tradire, non c’è bisogno di separarsi, non esistono persone che possono sostituirci, esistono però occasioni che possono farci divertire e darci emozioni, nuova benzina per la vettura coppia, da condividere però, da mantenere nell’alveo della coppia. E così decidono che si può fare e, badate bene, si può, non si deve. Perché il segreto sta lì, mi raccontano: non è che liberi tutti si corre in braccio al primo venuto. Se capita, ed è quello giusto, si decide con il beneplacito del partner. Sarà poi la coppia a decidere se raccontarsi tutto, condividere o no. Molte coppie usano gli amanti occasionali come propellente della loro coppia. E, fuori dalle esagerazioni (se lui esce tutte le settimane con una diversa non è coppia aperta, è lui che si fa i cazzi suoi o viceversa, non vedo “utilità” per la coppia) e dalle scuse (la coppia aperta è una licenza di “uccidere”, non una licenza di “strage di cuori”) se si trova un equilibrio succede anche che basti sapere che si può fare, senza farlo. In ogni caso, la maggioranza delle coppie che praticano questa soluzione si dichiarano soddisfatte, rilanciate con nuovo entusiasmo e con un nuovo equilibrio. Alcune però, ho notato, hanno fatto la scelta con un difetto di base: lui o lei hanno accettato la coppia aperta per non perdere il partner, e questa non è una buona assicurazione di longevità. La longevità di coppia vive sulla serenità, non sulla sofferenza controllata da vari “antidolorifici” sintomatici.

I pragmatici del ristorante stellato
Certo, mancano emozioni e sesso, e questo è un problema. Però vi “amate” ancora molto (amare senza virgolette non è molto, è tutto), la famiglia è serena, i progetti tanti, i figli devono ancora spiccare il volo. Che fare? Avete parlato. Certo, avete messo in atto weekend da soli e altri trucchetti per ravvivare il tutto, ma hanno effetti, per quanto buoni, a termine. La coppia aperta? No, non siete i tipi. Però qualcosa di buono ha, se gestita in modo intelligente e da coppia azienda. Mi viene in mente il ristorante stellato. In casa la tua cucina è buona: varia, saporita, di qualità ma è sempre la stessa. E’ come frequentare il caro vecchio sicuro e senza sorprese ristorante sotto casa. E’ comodo, non lo cambieresti per nulla al mondo, il prezzo è abbordabile e speciale per te ma… ti ricordi i primi tempi quando frequentavate spesso il ristorante stellato? Certo eravate innamorati, ma ogni piatto era sorprendente, nuovo, emozionante. E quel dolce che fa anche il ristorante sotto casa, lì allo stellato è da… orgasmo multiplo! E allora, con un’intesa che solo certe coppie longeve e solide hanno, senza che nessuno racconti niente all’altro ma tollerandone la possibile possibilità, capendone la funzione limitata, ogni tanto uno dei due si concede uno stellato. Per poi tornare sazio e stupito alla normalità, una normalità, mi assicura chi mi racconta la sua esperienza, sicuramente migliorate e proiettata nel futuro. Obietto: e se ti innamori del ristorante stellato? Lei mi risponde: improbabile, troppo caro, mica ci vai ogni giorno anzi… se ci andassi ogni giorno diventa una trattoria, mica ha i plus del ristorante sotto casa. E poi, se dovesse proprio succedere, vuol dire che il ristorante sotto casa, per quanto comodo e buono, forse ha cambiato cuoco. In peggio. Ma non ti senti ipocrita, chiedo io, non è un tradimento come gli altri? No, dipende solo dalla tua testa a da quanto ti fai dominare dalla paura del giudizio degli altri e da una tradizione che vede nel sesso qualcosa di essenzialmente sporco, mentre per me il sesso è bello proprio perché è “sporco”. E io: ma non è un compromesso? E lei: no, è un patto, spesso silente fra evoluti e intelligenti, pragmatici amanti. Un tacito consenso per il futuro.

A voi il giudizio finale, il dibattito e… la scelta su quale soluzione adottare per superare la barriera del tempo o, semplicemente e per non pochi, la boa degli “anta”.

Per molti, per fortuna, c’è ancora un futuro insieme.

Sincerely yours

credito foto: pixabay.com

Il benessere nasce dalla coppia

La pagina Facebook della manifestazione
La pagina Facebook della manifestazione

Un mio saggio amico medico soleva dire: “Ci sono tre cose che contano nella vita… Sono la salute, la salute e la salute”.

Ha così ragione che una delle poche cose alle quali non hanno rinunciato gli italiani, da quando è partita questa maledetta crisi economica, è la salute, intesa come benessere. In una sorta di introspezione difensiva, mentre il mondo esterno iniziava a crollare, la gente ha iniziato a curare di più se stessa.

Mi ricordo che le prime statistiche sugli effetti della crisi davano in flessione quasi tutti i beni di consumo ma non il mondo benessere e bellezza, dai massaggi al weekend in beauty farm. Meglio un vestito in meno e una coccola in più, così aveva reagito l’italiano medio a parole come spread, default e rating.

Non solo salute quindi, ma cura di sé a 360 gradi, benessere psicologico compreso.

Ecco perché ho accettato subito di partecipare con una conferenza sul Benessere di coppia Alla prima Fiera del benessere e della bellezza di Besozzo, un piacevole comune in riva al lago Maggiore dove, in questa occasione, si terranno anche le selezioni di Miss Italia (Se volete saperne di più sulla Fiera leggete qui).

Sono convinto che sentirsi bene e sentirsi anche più belli, dentro e fuori, interessi alle persone molto di più di mille bla bla sui nostri guai quotidiani. Anzi: la gente sta diventando sorda alle cattive notizie (o a quelle buone ma finte) e guarda sempre di più alle cose che contano: il benessere appunto.

È come si fa a ottenere il benessere? Bisogna sentirsi bene, semplice no?

Che cosa facciamo quando siamo nervosi e scontenti? Molti di noi mangiano. Aprono il frigo e si concedono un pezzo di cioccolato, un gelato, una fetta di salame (anche tre). Un gesto semplice e immediato, una medicina per il cuore e per la mente.

Qual è l’altra cosa che abbiamo a portata di mano e che può infonderci immediato benessere quando “fuori” le cose vanno male o non ci piacciono? Il partner.

Parlare, condividere, coccole, sesso: medicine immediate che la coppia può utilizzare per il proprio benessere. Lo sanno bene i fortunati che sono felici in casa: possono aver passato la peggiore giornata degli ultimi mesi lì fuori ma, chiusa la porta alle spalle, ci sarà lui o lei ad ascoltare, condividere, rassicurare.

Questa assicurazione sulla vita che è la coppia che funziona ha un però: regala benessere solo se c’è equilibrio. Ne parlerò alla conferenza: come si garantisce un equilibrio quando la coppia è chiamata a fronteggiare i problemi esterni? Cosa succede se uno dei due ha più bisogno di aiuto? Esiste un partner più “forte” emotivamente dell’altro in questi casi? Che ruolo ha il sesso in questo ambito?

Chi ci ammazza, diceva la lei di una coppia solida di fronte alla tempesta perfetta. E aveva ragione, perché i primi bastioni del benessere sono quelli che la coppia sa erigere (e mantenere in buona salute) intorno a sé.

Ci vediamo a Besozzo il 25 giugno.

Sincerely yours

La mia intervista al blog Student’s Generation

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Come ho iniziato a fare il giornalista? Chi è stato il mio maestro, mentore e mi ha aiutato nella carriera? Cosa penso dell’istruzione oggi? E dei giovani? Sono indolenti o vivono una realtà troppo difficile? Che cosa va cambiato in Italia?

Domande da 10 milioni di dollari che mi hanno fatto gli studenti blogger di Student’s Generation alle quali ho tentato di rispondere.

Come? Leggete qui e lo saprete.

Forza ragazzi, ce la farete (se studiate l’inglese…).

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Sincerely yours

Il chirurgo angelo 

Un chirurgo ti salva la vita. Ne ho conosciuti tanti: sarà per questo che sono freddi e parlano poco con i pazienti. Troppo vicini a Dio o troppo vicini alla Morte. Sarà per questo che sembrano freddi, lontani. 
Non tutti salvano vite, alcuni salvano persone, visi. Stasera, guardando Masterchef e il ragazzo che da piccolo per mangiare la panna si è “frullato” la bocca, e vedendolo adesso praticamente a posto ho pensato a due cose. 
La prima i genitori: essendo genitore, ho pensato al panico e alla disperazione ad assistere alla scena del frullatore. Tutti noi genitori abbiamo già dato in questo senso, chi più chi meno. La vita dei genitori è fatta di grandi spaventi, più o meno a lieto fine. 
La seconda: ho pensato al chirurgo che gli ha rimontato la bocca. Quel ragazzo magari non sa neanche come si chiama, ma gli deve la faccia. E chissà quanti sono in debito con quel “freddo” camice, chino a ricucire bocche meglio che può. 
Non tutti i chirurghi salvano vite, alcuni salvano le persone. E i loro genitori

Umberto Veronesi ci mancherai 

Umberto Veronesi non c’è più. 
Ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo e intervistarlo tante volte. 
Era sempre interessante e, a prescindere dal suo dono chirurgico e dalle sue scoperte, credo amasse profondamente le donne. Ne ha salvate tante. 
Un solo aneddoto: mi invitò all’inaugurazione del suo IEO e, parlando dell’attenzione alle persone che voleva metterci, rise molto quando dissi… sì prof, basta che al centralino non rispondano “tumoriiii”. 
Credente o no (lo sappiamo solo alla fine, veramente: bisogna toccare la morte per decidere definitivamente) sono sicuro che Dio lo vorrà vicino. Anche solo per parlarci

Dormire, morire forse

Amleto, Sir Olivier
Amleto, Sir Olivier

Dormire, morire forse

Avete mai pensato di farla finita? Sì, di suicidarvi. Quattromila persone in Italia ogni anno si suicidano. Per motivi economici, perché sono stati licenziati (i nuovi grandi big killer figli della crisi e del lavoratore diventato numero e non più risorsa), per amore, per depressione, la madre di tutti i suicidi.

Si pensa di farla finita quando si è soli, ci si sente con le spalle al muro e nell’impossibilità di uscire da una situazione che ci fa sentire come topi in trappola, o meglio, io immagino spesso uno scorpione che è circondato dal fuoco e usa il suo pungiglione letale per uccidersi.

È la mancanza di capacità di vedere un futuro e nessuna via di fuga, la paura di perdere tutto e la depressione a far pensare a un atto estremo.

Oppure l’impossibilità di amare l’amata o dovervi rinunciare, per un errore del passato, per esempio. In L’età dell’innocenza, Daniel Day Lewis arriva a pensare a un intervento divino tipo fulmine risolutore per uscire dal blocco sentimentale che lo pietrifica.

La depressione, poi, ama il suicidio. Lo considera il suo capolavoro finale. Prima ti toglie le forze, poi le speranze, poi cerca di toglierti la vita. A volte ce la fa, soprattutto in chi rimane molto solo. spesso, per fortuna, no, e le persone si salvano, guariscono persino. Grazie ai medici, a un giusto mix di terapia psicologica e chimica e ai parenti e amici più vicini, alle persone che ti vogliono davvero bene, e che lottano per te e con te.

Mi diceva un’esperta che arrivano da lei molti manager e lavoratori licenziati o “accantonati” che parlano di suicidio. Lei ha il gravoso compito di individuare subito chi è davvero a rischio di farlo, perché per fortuna fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e molti pensano al suicidio genericamente, tipo “adesso mi ammazzo”, ma spesso e per fortuna, nonostante la disperazione o la depressione, l’istinto di conservazione prevale.

Certo che 4000 all’anno sono tanti. Si parla della fascia degli over40 per la crisi, ma ci sono anche tante donne rimaste sole, ragazzi…

Quello che deve farsi strada è la speranza. La speranza di rinascita. Se nel buio totale della disperazione e della solitudine si riaccende questa flebile luce puoi rinascere.

Ma per fare questo ci vuole l’aiuto, da soli, chiusi nella tomba della camera da letto, non ce la facciamo.

Allora, se stai pensando a cose brutte alle quali non avevi mai pensato, se sei soverchiato dai lutti, dalla mancanza di soldi, da un amore che sta morendo, dal lavoro che di colpo e senza preavviso da fonte di ricchezza e orgoglio diventa carestia e umiliazione corri subito da un amico vero, da chi ti vuole bene e chiedi di portarti da un medico, uno specialista della mente. Così ne uscirai.

Parlare, parlarne, scriverne, tu, noi tutti: questo è salvifico.

Te lo augura chi ha visto, sentito, ascoltato, provato le stesse sensazioni.

Allora…

Un abbraccio a tutti coloro che vorrebbero risorgere dai propri olocausti, perché hanno in loro già una piccola ma importante forza per farlo.

E da credente, una preghiera per chi non c’è l’ha fatta ed è scappato dalla vita: spero che il Signore, nonostante il gesto compiuto, lo abbia accolto in Paradiso, per “guarirlo” dall’inferno passato in terra. Amen

« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

Bella, ma ha il seno rifatto!


“Seno rifatto” versus seno naturale: spesso e volentieri vedo che alcune di voi commentano le foto delle donne scollate o in costume che posto con un “rifatta”, come se andare da un chirurgo plastico fosse un’onta. 
Non diciamo cazzate e non facciamoci prendere da certe invidie femminili.
Trovo lecito e furbo che una donna possa ricorrere alle tecnologie per riparare i danni del tempo (o dell’allattamento dei figli) o semplicemente per gusto. 
Come uomo a me non me ne frega niente se quella della foto le ha naturali o rifatte (a me sembrano sue ma non importa): è il mio accessorio riproduttivo che giudicherà e, essendo privo di olfatto, non sentito odore di silicone risponderà con una duratura erezione diamantina, alla faccia del bisturi o no.
E poi, alla mia veneranda età, di seni ne ho “assaggiati” un po’: sono tutte palle che sono diversi, innaturali, freddi. O che scoppiano in aereo
Dunque, Parità per le tette di tutte le origini! E Libertà di scelta tecnologica.

Aggiungo: voi siete chirurghi plastici? No, perché a parte certi palloni che stanno evidentemente per esplodere o con i segni della protesi visibili pochi sono in grado, soprattutto da una foto, di giudicare realmente il cosiddetto “artificiale”. E quindi vai con il son tutte rifatte da bar, quasi che un seno bello o di una modella fosse automaticamente siliconato. Siamo davvero tutti allenatori di calcio!

Ps: sono contro certi eccessi della chirurgia estetica certo, soprattutto sul viso, ma quelli si commentano da soli, sono questione di gusto estetico non di invidia gratuita 

@anpellizzari

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