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Giornalisti: sono stato eletto grazie di cuore

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Ho appena saputo di essere stato eletto all’Associazione Lombarda dei Giornalisti nei Probiviri. Ringrazio di cuore tutti i colleghi che mi hanno votato, in primis coloro che mi hanno dato fiducia candidandomi. Ringrazio anche gli amici non giornalisti che hanno tifato per me. Vi prometto che farò di tutto per essere all’altezza dell’importante compito che mi aspetta nei prossimi anni. Sono onorato e felice 

Grazie ancora di cuore 

 

Il mio blog compie 4 anni!

L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi
L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi

Oggi il mio, il vostro blog compie 4 anni. Eravate poco più di 30mila all’inizio, oggi siete più di un milione di visitatrici e visitatori. Grazie del regalo più bello che potete fare a un giornalista e scrittore: seguirlo con interesse e… so quanto conta il vostro passaparola! Onorato della vostra attenzione e… buon anniversario anche a voi, lettrici e lettori!

Era mio padre

Mio padre con mamma fidanzati a Venezia
Mio padre con mamma fidanzati a Venezia

Era mio padre

Oggi, festa del papà, voglio raccontarvi il mio e pensare a lui.

Alto, Occhi azzurri, dicevano che fosse uno degli uomini più affascinanti di Venezia.

Faceva il giornalista come me e aveva vissuto per un po’ a Londra, dove aveva imparato a giocare al suo amato bridge e mi faceva lezioni di inglese, mostrandomi la cartina della metropolitana che dovevo studiare segnando col dito le zone dove abitavano le sue fidanzate, tre o quattro almeno.

Non so se fosse davvero cosi sciupafemmine, so che le donne lo amavano e lui piaceva molto.

Anche il fatto di essere corrispondente per un settimanale tedesco e il suo dover periodicamente recarsi ad Amburgo, città libera e piena di “libere donne”, come le descriveva lui, a fare quelle serate all’insegna di “Alberto please, make for us your magnifica Carbonara!”, non depone a favore della fedeltà.

Non so dunque se sia sempre stato fedele a mia madre, mi piace pensarlo anche se non è realistico per molti motivi: il suo fascino, i suoi viaggi, quei lunghi agosti noi a Venezia e lui a lavorare da solo a Milano o in qualche parte del mondo, il suo essere cresciuto all’epoca delle case di tolleranza…

Forse non è stato sempre fedele fisicamente a mia madre, ma con la testa sì, perché l’amava. Quindi che importa la fedeltà caro papà?

Si erano conosciuti a Venezia con mamma, perché il suo miglior amico era mio zio Plinio, mio padrino e fratello di mia madre.

Papà orfano già a tre anni, veniva da una famiglia povera che abitava alla Giudecca, all’epoca non proprio il sestriere di lusso della città. Mia madre invece veniva da una famiglia ricca e rispettata, che lo accoglieva a pranzo come amico di Plinio, ma mi ricordo che mia nonna diceva che “così mangiava un po’, povero ragazzo”.

Era nato così l’amore fra mia madre e mio padre, a palazzo Morosini, dove abitava la famiglia di lei all’epoca.

Mio padre non ha avuto un padre. Il nonno, morto giovane per un’infezione allora incurabile, aveva lasciato lui e sua madre soli in una Venezia prefascista, difficile da vivere.

Sua madre, mia nonna Regina detta Ginetta, si era presto risposata con quello che sarebbe diventato un fotoreporter famoso. Un matrimonio di salvataggio per lei, bellissima, d’amore per lui, almeno all’inizio narravano i miei avi.

Lui non amava mio padre, ancora meno quando mia nonna ebbe il fratellastro di mio padre.

Mi ricordo che mio padre, se solo osava fare qualcosa di sbagliato alla tavola del patrigno, riceveva una bicchierata gelida d’acqua in faccia. Un’umiliazione che a immaginarla mi ha sempre fatto del male.

Il patrigno lo aveva anche preso a lavorare nella sua agenzia e gli aveva insegnato a fotografare. Era il periodo della moda, e mio padre aveva avuto una storia con una famosa attrice. Però lui preferiva scrivere, non fotografare o commerciare in foto.

Mio padre era legato, non ricambiato, al patrigno. Quando in un momento di difficoltà lavorativa mio padre è stato abbandonato al suo destino dal patrigno, con mia nonna che rispondeva a mia madre che la pregava di aiutarci “ognun per sé, Dio per tutti”, aveva 40 anni.

Il peggior tradimento è quello dei genitori o dei fratelli.

Ma mio padre si è risollevato dai debiti E dall’infarto (fumava 60 sigarette al giorno) e ha fatto fortuna da solo, rilanciandosi nel lavoro e assicurandoci una vita agiata.

Questo era mio padre.

Io gli sono diventato amico solo a 18 anni. Con lui il rapporto è stato difficile, sempre mediato e salvato da mia madre.

Lui, che non ha avuto un padre, aveva idee confuse sul come farlo. Da una parte era troppo permissivo, dall’altra voleva essere autoritario e rispettato come il patrigno. Risultato: la mia ribellione.

Mio padre pretendeva infatti rispetto senza applicare la regola aurea del do tu des che io applico con i miei figli: io ti premio se tu fai bene il tuo lavoro, io non sono una volta tuo amico e una volta un padre autoritario, io sono tuo padre punto. E tu mi porti rispetto perché io me lo sono guadagnato, anche.

Così ogni anno la stessa storia: due materie a settembre e lui che mi comprava il motorino avvertendomi che era un investimento per il futuro. E poi la moto. E poi l’auto. E io ne approfittavo. Litigavamo ma lui cedeva.

Ma ci amavamo pur litigando ferocemente.

A 18 anni provo a lavoricchiare con lui, per guadagnare un po’. E scopro che mio padre è un Figo, non un debole. Scopro che è bravo nel suo lavoro, che sa tramutare idee in ricchezza per la famiglia. E così si guadagna la mia stima per la prima volta. E con la stima e il lavoro insieme migliorano i rapporti.

Da allora io e mio padre siamo diventati amici.

mamma se ne è andata prima di lui, e lui un giorno mi ha detto che era stufo di vivere senza di lei.

Aveva ripreso a fumare ma poi, forse spaventato dalla paura di qualche sintomo inconfessato, aveva smesso.

Dopo soli 15 giorni l’ho trovato addormentato sulla sua poltrona in pigiama, in attesa che si scaldasse la sua brioche. Se ne era andato dalla mamma.

Quando parlo con lui in questo periodo scherziamo sul fatto che smettere di fumare lo abbia di fatto ucciso.

Questo era Ed è Alberto Nicolò Pellizzari, mio padre.

Oggi il mio blog ha superato il milione di visite!

Grazie a tutti voi! E Buon Natale 🎄🎁💫!

Aperitivo con il mio blog a Milano il 4 ottobre

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Aperitivo con il mio blog a Milano il 4 ottobre

Care lettrici e lettori, come promesso iniziamo “le serate Pellizzari”.

Cosa Sono e cosa succederà? Di fronte a un gustoso aperitivo corredato dal giusto contorno mangereccio chiacchiereremo a ruota libera degli argomenti del mio blog.

Domande, risposte, scambi di idee e di storie: ci sarò io ma il bello sarà confrontarci a tutto tondo su questi argomenti.

La prima serata si terrà a Milano, zona Magenta, mercoledì 4 ottobre, inizio alle 19 e fino alle 21 circa e tratteremo gli argomenti di un post di particolare successo tra di voi: “Lui non lascia lei ma non lascia neanche te”.

I posti alla serata sono riservati e a esaurimento.
Per informazioni e prenotazione scrivere a :
Seratapellizzari@gmail.com

Vi aspetto!

http://www.alessandropellizzari.com/lui-non-lascia-lei-ma-non-lascia-neanche-te-perche/

Grazie amiche lettrici! 

La mia intervista al blog Student’s Generation

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Come ho iniziato a fare il giornalista? Chi è stato il mio maestro, mentore e mi ha aiutato nella carriera? Cosa penso dell’istruzione oggi? E dei giovani? Sono indolenti o vivono una realtà troppo difficile? Che cosa va cambiato in Italia?

Domande da 10 milioni di dollari che mi hanno fatto gli studenti blogger di Student’s Generation alle quali ho tentato di rispondere.

Come? Leggete qui e lo saprete.

Forza ragazzi, ce la farete (se studiate l’inglese…).

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Sincerely yours

Alessandro Pellizzari al tg2 insieme alimentazione e salute 

http://www.tg2.rai.it/dl/tg2/rubriche/PublishingBlock-1692a423-550a-42be-b8ad-8487ba192c3f.html

I Pellizzari e la Serenissima

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Racconto ai mei figli chi siamo

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Pax tibi Marce evangelista meus

L'albero genealogico dei Pellizzari
L’albero genealogico dei Pellizzari

Sorella mia perdonami

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Ho sempre desiderato tre figli e ho avuto tre figli, dopo i quarant’anni ma si sa, noi secondi matrimoni ci prendiamo tempo per decidere, e meglio tardi che mai.

Io e Rita, mia moglie, abbiamo sempre pensato che Nicolò, il nostro primogenito, non potesse rimanere da solo. Così è arrivato Sebastiano, a soli 20 mesi dal primo, e per i miei cinquant’anni finalmente una bambina, la mia Rebecca.

Ieri guardavo Nicolò e Rebecca sul lettone. Si cercano, si baciano,si coccolano. Lui la guarda con un misto di tenerezza, ammirazione e orgoglio per una sorella così piccola ma così intelligente, lei pende dalle sue labbra e da quelle dell’altro fratello, con il quale ha un rapporto più giocoso ma altrettanto bello.

Una volta goduto per l’ennesima volta di questa scena mi è venuto il magone, pensando a me e mia sorella Carlotta.

Sono stato un pessimo fratello, fin dall’inizio. Geloso, arrogante, autoritario.

Primogenito maschio in una famiglia patriarcale veneziana, esistevo solo io in casa.

Non che i nostri genitori non facessero di tutto per garantire un equilibrio, ma io rimanevo la star per nonni, zii e cugini fino al quarto grado di parentela.

Ho iniziato da subito dicevo: quando è nata Carlotta, due anni dopo di me, mentre mia madre allattava io giravo intorno alla poltrona urlando come un navajo geloso finché mamma non ha perso il latte e ha smesso di allattarla.

A Venezia, nella grande casa di famiglia, la scena classica era questa. Tavola da 20 persone, io a capotavola con di fronte il nonno, mio padre alla mia destra (meno importante di me nella gerarchia di famiglia), dietro di me le tre zie zitelle a servirmi e riverirmi, mia sorella lontana, sepolta fra i parenti.

A scuola io ero una peste, lei bravissima. Lei prendeva otto e nove e si beccava un brava. Io prendevo un sei e mi portavano in trionfo.

Una volta una zia non proprio educativa, quando eravamo ancora piccoli, si prese la briga di terrorizzarci con la storia del diavolo che andava a prendere i bambini di notte in camera loro. Credo di aver dormito sudando sotto le coperte per un mese, prima che mia madre mi spiegasse che, con tutti i bambini cattivi esistenti, era impossibile che sarebbe venuto a prendere proprio me. In quel mese, l’unico conforto notturno era pensare che se mi tenevo nascosto, il diavolo sarebbe entrato dalla porta e avrebbe visto per prima mia sorella.

I parenti ci portavano spesso cioccolatini, scatole intere. I miei duravano 10 minuti, Carlotta ne mangiava uno e, da brava formichina, li nascondeva. Ma la cicala sapeva dove…

Giocavo con mia sorella alle bambole, ma per farle saltare i nervi. Lei faceva la maestra di scuola e io gli alunni cattivi. A un certo punto impazziva per le malefatte della classe.

Più tardi la sua collezione di bambole verrà usata da me e il mio amico Dario per la cosiddetta bambolata, una guerra a tirarsi in testa le sue preziose beniamine. Ricordo in particolare Biancaneve, una pesantissima bambola di gomma piena che io e Dario chamavamo l’arma finale.

A Natale, quando si smontava il presepe, giocavamo al baratto di personaggi e animali. I più preziosi erano considerati i maiali, belli rosa e cicciottelli. Li aveva sempre lei. Allora io le sussurravo come il suo migliore amico: dammeli tutti e io in cambio ti darò quello che fa la polenta, così per comprartela alla fine avrai gli uni e l’altro. Abboccava sempre, era solo questione di tempo. E quando dopo un po’ mi chiedeva perché non compravo la sua polenta rispondevo: non mi piace.

A 13 anni ho avuto la mia camera da solo. Quel giorno sento bussare alla mia porta. Era lei. Mi dice: giochi con me? No, le ho risposto, chiudendole la porta in faccia.

Sono stato un pessimo fratello fino ai 17 anni quando, solo per interesse, mi sono accorto che le compagne di classe di mia sorella alle Marcelline erano papabili. Lì ho iniziato a frequentare loro e anche mia sorella.

Così ho scoperto che non solo stava trasformandosi da bambina timida e bruttina in una bella donna, ma anche che era intelligente e che, nonostante tutto, mi voleva bene.

Poi, iniziando a lavorare, ho capito quanto brava fosse lei, a 18 anni già capace di girare il mondo e gestire come interprete un’intera tavola di tedeschi.

Col tempo più che ritrovarci io ho capito che le volevo bene. Oggi, di fronte a tanti fratelli che non si parlano o addirittura lo fanno tramite avvocato, io e lei siamo solidali, amici, fratelli e contiamo uno sull’altro come non mai.

Io ho una sorella ma tu, Carlotta, ora hai un fratello. E per sempre.

Perdonami per il latte di mamma