Separati in casa: “vigliacchi” o “eroi”?

I separati in casa per me sono degli eroi, nella maggior parte dei casi.
Dileggiati dalla maggioranza dei facili giudici delle scelte altrui perché ritenuti vigliacchi, pavidi e opportunisti, nella realtà spesso scelgono la condizione di rimanere sotto lo stesso tetto coniugale per nobili o “pesanti e pressanti” motivazioni. Roba, se non da eroi, da persone responsabili. 
Quali sono le motivazioni più diffuse che fanno decidere a una coppia di fare i separati in casa nonostante amore e sesso (io non li disgiungo mai, perché sono tutt’uno) siano finiti?
Ecco quelle che secondo me giustificano tale scelta 

I figli piccoli

Premessa: l’atmosfera in casa deve essere civile. Niente litigi o peggio scenate davanti ai figli, confronti che non devono mai uscire dalla camera da letto. Altrimenti, se c’è la guerra dei Roses, piccoli o non piccoli è meglio anche per loro che i genitori vivano in case diverse, sono d’accordo. Se invece i genitori non si amano più, non scopano più ma c’è ancora affetto, rispetto e un progetto comune soprattutto sulla prole il sacrificio di parte della propria libertà è dovuto. Nessun figlio capace di intendere e volere, infatti, preferirà mai, in condizioni pacifiche (lo ripeto, ci siamo capiti bene?) che mamma e papà stiano lontani da lui o che lo vedano a turno. Nessun figlio. Poi, poverini, si adattano anche loro, ma si adattano, la felicità è altra cosa. I due genitori invece possono salvaguardarne la crescita serena, almeno per un po’, con lo sforzo di stare insieme anche se formalmente e, se sono intelligenti e civili, di comune accordo si creeranno spazi di libertà individuali per andare avanti. Una farsa? Allora meglio sacrificare i figli certo, immolarli al dolore della separazione in nome della verità. Io questo sì che lo chiamo egoismo, i figli non hanno chiesto di nascere. I figli se ne accorgono che non vi volete bene? Palle, se siete persone equilibrate e non c’è conflitto non succede. Capisco invece se il figlio ha meno di un anno: qui la separazione vera ci sta, è troppo piccolo per soffrirne i passaggi. Perlomeno i passaggi… negli altri casi, col tempo, crescendo, il figlio potrà capire e voi completare la separazione. Ma… prima i figli. Ps: alcuni giudicatori negativi dei separati in casa non hanno figli. Consiglio di averne, prima di profferire verbo. Io non giudico le tecniche di paracadutismo. 

I soldi

I giudici dei separati in casa spesso li additano come approfittatori a scopo di lucro. Non si lascia un marito o una moglie che garantiscono la sopravvivenza economica. A meno che non si abbia un bravo avvocato da assicurare la sopravvivenza anche dopo la separazione (ma nessun avvocato giura su nulla, mai) o si sia ricchi. O non si abbiano pendenze, ossia mutui, case in comune, comunione di beni strategici per la sopravvivenza. Nell’era della crisi sciogliere quel sodalizio fatto di due stipendi in comune e comunione dei debiti significa,spesso, affrontare la miseria. Significa metter su casa da soli, pagare salate parcelle legali (costa anche separarsi consensualmente), vendere beni o rinunciarvi e vivere di un solo stipendio nel deserto economico e pluritassato di adesso, con opportunità di migliorie lavorative zero. Quindi o siete ricchi o non avrete nessuna voglia di fare la coda all’opera San Francesco dove vi sono i poveri ma anche i nuovi poveri, i divorziati rovinati dal divorzio. Una buona ragione per rimanere separati in casa. Certo, ci sono anche gli approfittatori, quelli che hanno appeso il cappello come si suol dire, ma qui parliamo di una coppia che non si ama più ma si guarda in faccia e ha il coraggio di dirsi: noi non abbiamo i soldi per separarci e/o divorziare. Glieli prestiamo noi? Tu?

L’affetto

Ci sono coppie che smettono di amarsi ma si vogliono ancora bene. Sono spesso coppie di lungo corso, che oggi hanno una certa età e che si sono messe insieme a scuola o a vent’anni, perché si sono innamorate giovani. Purtroppo l’innamoramento ha un timer. Quando scade può rimanere l’affetto, ma la passione se ne va. Ci sono coppie che sono in grado di vivere insieme senza passione, senza fare sesso per mesi. Queste coppie non si lasceranno, e anche se incontrano persone interessanti non le vedranno. L’affetto basta. Sono coppie rare. E poi, di fatto, una coppia che non fa sesso per me non è una coppia. Sono amici conviventi che stanno, nonostante tutto, bene insieme. Oppure questo tipo di coppia ha bisogno di fare ancora sesso e di provare l’emozione della passione, ma non al punto di mandare all’aria la convivenza, che va bene in tutto, sesso a parte. Ora qualcuno dirà: il sesso non è importante, col tempo viene sostituito da altro. Non ci credo. O vale per pochi belli addormentati. O per uno dei due della coppia e basta (ma l’altro, se non è un santo, cercherà avventure). Queste coppie spesso non si separano e sopravvivono “grazie” al tradimento di uno o tutti e due, cioè fuori pista periodici che appagano quello che manca, o sono coppie aperte non dichiarate, dove esiste un tacito accordo che se capita capita, ma noi non ce lo diciamo e rimaniamo insieme. Ipocriti? Perché? Si vogliono bene ma non si amano più. E la loro voglia di sesso come emozione ed espressione naturale dell’uomo e della donna è rimasta immutata, solo che deve essere soddisfatta altrove. Altrove, però, se dà sesso ed emozioni, non è sempre in grado di far saltare in aria quell’80% della coppia che funziona. Non è automatico innamorarsi di un amante, il più delle volte è solo utile in quanto boccata d’aria, viaggio all’estero, chiamatela come volete, ma non sufficiente a far saltare il resto di buono che c’è in un matrimonio. Quindi, fino a nuovo innamoramento, è giusto che i due condividano casa e tutto il resto, che funziona.

Il non essere pronti 

Una coppia in crisi, soprattutto se proviene da un grande amore precedente e non nasce da errori o salta nel giro di poco tempo, anche quando l’amore è finito fa fatica a separarsi. Anche se non ci sono figli. Prima della separazione reale attraversa molte fasi, spesso lunghe e sempre, sempre dolorose. La coppia deve attraversare la fase dello stupore: perché non è più come prima? Perché non siamo più felici come prima? La routine delle piccole cose è una ruggine che lavora piano, ma distrugge anche il ferro più resistente. Poi c’è la fase della non accettazione della realtà: è impossibile che non ci amiamo più, noi eravamo il “Mulino Bianco”, guarda le nostre foto che belle, impossibile non amarsi più. Poi c’è la fase della consapevolezza: i lunghi silenzi, la mancanza di attenzioni provocano infelicità, poi rancore, poi litigi. Litigi e Paci, litigi e Paci. Finché il tempo dei litigi annulla quello delle Paci, e il sesso non viene più usato come linguaggio universale e in grado di pacificare e sublimare anche le liti più accese, di sostituire le parole che non si riescono più a dire. Ecco, allora la coppia è davvero finita e si separa, ma la vera separazione in casa era già partita dalla prima volta che vi siete sentiti infelici. Anche questo è un processo lungo, non basta lo schiocco delle dita. Può durare anni, sotto lo stesso tetto. Io rispetto queste sofferenze, queste sofferte indecisioni.

Come vedi, caro giudicatore dei separati in casa, possono esserci motivazioni forti e persino nobili per restare sotto lo stesso tetto anche se non ci si ama più. Non sei convinto/a? Tu sei riuscito/a a tagliare di netto subito e nonostante tutto? Di sicuro te lo puoi permettere economicamente, con sacrifici certo, ma i tuoi conti all’epoca li hai fatti e allora devono essere tornati, perché anche i separati devono mangiare e pagare le bollette. Detto questo non sei più bravo, più serio, più corretto o un eroe. Sei solo l’eccezione che conferma la regola. Che non è quella dell’ipocrisia. Perché In una coppia in crisi nessuno ha diritto di ergersi a giudice e sentenziare sulle  disgrazie degli altri. E la separazione, di fatto o di diritto, è comunque un percorso di dolore e, come tale, merita rispetto. Sempre. Separati in casa o fuori
Sincerely yours

Come interpretano le donne la nostra foto su Facebook?

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Rispondo in video per voi su Facebook 
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Buon 2017!

Il chirurgo angelo 

Un chirurgo ti salva la vita. Ne ho conosciuti tanti: sarà per questo che sono freddi e parlano poco con i pazienti. Troppo vicini a Dio o troppo vicini alla Morte. Sarà per questo che sembrano freddi, lontani. 
Non tutti salvano vite, alcuni salvano persone, visi. Stasera, guardando Masterchef e il ragazzo che da piccolo per mangiare la panna si è “frullato” la bocca, e vedendolo adesso praticamente a posto ho pensato a due cose. 
La prima i genitori: essendo genitore, ho pensato al panico e alla disperazione ad assistere alla scena del frullatore. Tutti noi genitori abbiamo già dato in questo senso, chi più chi meno. La vita dei genitori è fatta di grandi spaventi, più o meno a lieto fine. 
La seconda: ho pensato al chirurgo che gli ha rimontato la bocca. Quel ragazzo magari non sa neanche come si chiama, ma gli deve la faccia. E chissà quanti sono in debito con quel “freddo” camice, chino a ricucire bocche meglio che può. 
Non tutti i chirurghi salvano vite, alcuni salvano le persone. E i loro genitori

L’uomo che amava due donne

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L’uomo che amava due donne

L’uomo che amava due donne rispose all’amante: io non lascio mia moglie e non lascio te perché vi amo entrambe, quindi non posso rinunciare a nessuna delle due.

Un uomo può sinceramente amare due donne contemporaneamente? La domanda può sembrare assurda, ma diventa molto reale se una lettrice di questo blog me la pone perché lei (e non solo lei) si è sentita rispondere così quando ha chiesto al suo lui: ma tu mi ami o ami tua moglie?

Tutte e due, in modo diverso, ma è amore….
ha risposto e risponde questa tipologia di uomo dal piede in due scarpe, quello che ama “così tanto” che non può scegliere fra moglie e amante, fra fidanzata e amica, fra convivente e “l’altra”.

Uno stallo maschile che contraddistingue tante storie di amanti. Solo che c’è da fare una netta distinzione fra chi “ama” due donne e chi, sinceramente, è innamorato perdutamente dell’amante ma non riesce a fare il grande passo per i figli, i soldi, i rimorsi, la paura.

Io rispetto chi è “bloccato” nel suo percorso di felicità da seri motivi come i figli piccoli, e diffido sinceramente dai poligami dell’amore dalle facili rassicurazioni. Non critico la poligamia, ho capito ormai che la monogamia dura il tempo dell’innamoramento o poco più: critico la menzogna spudorata, capisco la bugia buona o pietosa, che però non usa mai il verbo amare.

È dunque possibile amare due donne contemporaneamente? No, e chi dice di sì o ha fatto l’autoipnosi o mente convinto di non mentire o, nel migliore dei casi, prende affetto e sentimenti vari per la moglie o l’amante confondendoli con l’amore vero.

Tu puoi amare la tua vera donna (amante o moglie che sia) e amare anche tua madre e tua sorella o tua figlia (di un amore diverso, vale la pena specificarlo di questi tempi) ma l’amore quello lì, che gronda sentimenti e passione e sesso è possibile solo per una persona.

Perché se c’è è totalizzante, non lascia spazio a nessun altro. Non è a percentuale.

Quindi, se lui amasse veramente la moglie, tu amante non esisteresti. E se amasse davvero te amante, non ti direbbe che ama in ugual modo la moglie.

Come dice la mia amica Barbara, hai a che fare con un innamorato sì, ma di se stesso. Un uomo che ama due donne e nessuna. Che si innamora di tutte e di nessuna. Perché la sua donna ideale è lui.

Vuoi sapere la verità statisticamente fondata? La maggior parte degli uomini che dicono di amare moglie e amante in realtà non amano nessuno.

La moglie è “amata” per consuetudine, affetto maturato negli anni, comodità, pavidità, interesse strumentale, sensi di colpa o come madre dei suoi figli.

L’amante è “amata” per la sua bellezza, sessualità, ormonalità e per il sogno che sa regalare.

Insomma, cara amica amante, lui non solo non lascerà la moglie ma vuole tenere anche te, a patto che tu ti limiti al ruolo che hai, senza accampare pretese. È come potresti? Sei amata alla pari della moglie, in fondo sei già sua moglie!

E tu, cara moglie, che hai scoperto che lui ha l’amante fissa da anni, e che lo hai perdonato con la promessa che la lascerà non illuderti: finché lei reggerà la parte lui non la mollerà, così come non mollerà te. Lei ha il vantaggio di fare un sesso che tu non sei più capace di esprimere (e magari non è colpa tua, capita nelle coppie di lunga data). Tu hai il vantaggio di essere la sua compagna di ogni giorno, di condividere e spesso gestire il suo quotidiano, i figli, i soldi. Lo sai, altrimenti non lo avresti perdonato, e non chiuderesti gli occhi.

Che fare? La moglie, come ho appena scritto, o è inconsapevole o ha già deciso.

E tu, amante? Potrei dirti che di fronte a una menzogna del genere (amo a pari merito due donne), fatte le solite eccezioni che confermano la regola, dovresti chiudere tu, perché lui non solo non chiuderà mai, ma non ti darà mai una virgola in più di quello che non ti dia già.

Ma sei troppo innamorata, altrimenti non avresti bisogno di chiedere a me “ma un uomo può amare veramente due donne?”. Lui è riuscito nel suo intento di giustificarsi in qualche modo del suo non scegliere e ad ammansirti nelle pretese, almeno per un po’. Lo capisco e non ti biasimo, l’amore, non a caso, è cieco.

Posso darti un solo consiglio: inizia a crearti una vita autonoma tua. Usa gli spazi che hai quando lui è con la moglie per uscire e conoscere nuove persone.

Sì lo so non ne hai voglia, forse neanche la forza. Sì lo so, gli altri non li vedi neanche e pensi sempre a lui. Sì lo so, lui non c’è ma chiama scrive ed è presente virtualmente (credimi, si legge presenza ma si chiama controllo, tu sei “sua” come la moglie, è geloso e possessivo anche quando non lo dimostra, teme gli altri, si rassicura controllando costantemente il tuo grado di innamoramento e concentrazione su di lui) ma…

Esci lo stesso, accetta gli inviti in compagnia o di altri uomini che ti “piacciono” ( usiamo una parola grossa per il tuo stato psicologico) lo stesso. Perché, come diceva mio padre, chi non gioca la schedina è sicuro di non vincere. È solo un chiodo può schiacciare e scacciare un altro chiodo.

Provaci, fatti questo regalo per il nuovo anno, mentre lui passa le feste comandate con la moglie.

Sincerely yours

Gli uomini non sono più abituati al due di picche ed è un guaio per l’amore

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Gli uomini non sono più abituati al 2 di picche ed è un guaio per l’amore

Sapete quanto io sia favorevole alla genialità salvatempo, procuccaggio e antisolitudine dei social network e, mettiamoceli dentro, dei siti di incontri e delle varie app per conoscere persone nuove, ma l’amica Maria di Facebook mi ha fatto ragionare su un aspetto che vale la pena di approfondire qui con voi.

Tutti questi profili e queste chat che ci “proteggono”, ci celano e ci tengono distanti finché non facciamo il grande passo di incontrarci, se da una parte hanno dei vantaggi (il tempo guadagnato e un pubblico enorme fra cui scegliere un possibile partner, almeno in teoria), ci hanno addormentato il sistema immunitario del corteggiamento, fino a far ammalare la capacità di amare e di rischiare per amore.

È come se il nostro sistema immunitario dei sentimenti, abituato una volta, nell’era dell’analagico, a conoscere di persona le persone, a corteggiarle rischiandoci la faccia e mettendoci la faccia, si sia addormentato al riparo di una foto che ha preso il posto della faccia, di una chat che ha preso il posto della voce e del sesso virtuale che, troppo spesso, prende il posto di quello reale, troppo a lungo comunque e in alcuni casi in modo patologicamente esclusivo.

Risultato: gli uomini, soprattutto, non incassano più quei bei due di picche di persona che facevano arrossire, facevano vacillare il proprio ego ma ci insegnavano a come si tratta e si corteggia una donna, fortificando la nostra tecnica amatoria ma anche lo spirito. È rendevano il gioco dell’amore un gioco bello reale e adrenalinico, non un videogioco al computer.

Oggi chi se ne frega invece di una chat andata male, di un blocco su facebook o di un no virtuale? È il motivo per il quale molto uomini di serie c (c come cazzo) si permettono, dopo poche battute, di mandare alle mie amiche l’uccello (magari neanche originale) via messaggio. Ecco, anche qui gli esibizionisti non hanno più neanche l’ardore di andare ai giardinetti con il famoso impermeabile, rischiando in proprio sia con la polizia che con quelle superdonne che, osservando l’ammenicolo, una volta esclamavano: così piccolo?

Scherzo naturalmente: nessuno vuole ai giardini pubblici i maniaci sessuali in impermeabile, ci mancherebbe, ma non vogliamo neanche vederli moltiplicare perché sono in chat, teoricamente al riparo da ogni rappresaglia… o almeno molti di loro, fino a prova contraria a base di polizia postale, si sentono così.

Battute a parte, il nostro DNA del corteggiamento si sta impoverendo a mio avviso proprio per mancanza di coraggio ed esposizione al Temuto due di picche femminile.

È questo succede agli over 40 ma sta succedendo anche ai più giovani, come giustamente osserva l’amica Maria, ed è un peccato, perché sta crescendo tutta una nuova generazione di ragazzi incapaci o quasi di corteggiare una ragazza se non hanno l’assistenza di un telefono in mano.

Racconta un mio giovane amico: io uso una delle app di ricerca delle ragazze da conoscere, anche quando sono in un luogo pubblico, quelli che una volta ci andavano le compagnie e tu individuavi la bella di turno e provavi ad attaccar bottone.

Già ci andavi e ci dovevi andare a parlare. Ora il mio amico che fa? Restringe il campo di ricerca della app in questione a poche decine di metri e vede quali e quante ragazze sono presenti fisicamente ma soprattutto online. Sempre occhi sullo schermo e non sulla piazza, ne intercetta una e mette il fatidico cuoricino. Se lei risponde si apre una chat e i due cominciano a fare conoscenza.

Lui dice che così rompe il ghiaccio ed evita il 2 di picche possibile se andasse direttamente di persona. Già ma così non impara quel gioco di sguardi, di sorrisi e ammiccamenti che fanno parte delle prime fasi del corteggiamento e che, lasciatemelo dire, saranno anche a rischio di occhiatacce ma sono belli ed emozionanti.

Insomma, vietato soffrire nell’era delle chat: così come ci sono quelli che di fronte alle prime difficoltà della vita si prendono le goccine di ansiolitici per spegnere farmacologicamente ogni tensione, anche quelle che fanno crescere, ecco una nuova generazione di pretendenti al vostro letto che non vogliono metterci neanche la faccia.

Triste e geneticamente modificante. La Chat, se diventa una stampella del corteggiamento sostituendo il virtuale al reale, è come un ogm nel cibo: Sarà anche a prova di parassiti ma tu poi ti abituerai a non reagire a certi sentimenti.

Ecco perché, care amiche, il mercato degli uomini papabili è così decadente e ricolmo di uomini ai quali dei rapporti umani non sembra fregare nulla, neanche quella quota che serve a rendere il sesso (che poi è quello che i maschi cercano soprattutto all’inizio) più sentimentale e appagante e trasforma, nel tempo, una relazione puramente fisica in una mentale e foriera di futuri felici, brevi o lunghi che siano.

Che fare? Come sempre siete voi donne chiamate a educarci, ribaltando la situazione.

Almeno voi non fate che la comodità e velocità dei social, per me da preservare, non diventi un sostituto della realtà.

Basta con le Chat infinite, gli incontri sempre rimandati o il sesso online che sostituisce una trionfale e insuperabile amplesso.

Costringeteci a stringere: due parole virtuali, due domande cruciali in chat e al più presto un bel caffè.

E davanti al caffè, qualsiasi dettaglio fuori posto, un bel due di picche ♠️; insegnateci di nuovo a corteggiare. Perché è la base dell’amore. Non si scrive un libro se non sai la grammatica.

Sincerely yours

Inviato da iPhone

Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Vedo nudo

Hai mai incontrato l’imbranato e il “una botta e via ma prima mi confesso”?

Un’amica, single e over 40, è uscita a breve distanza con l’uno e l’altro, due tipi molto diffusi di uomini sul mercato a disposizione delle single (e non…): l’imbranato e il Una botta e via ma prima mi confesso.

La storia della serata con i due è interessante, anche perché ci permette di fare delle riflessioni insieme sia sul comportamento di questi tipi di over 40 liberi di stato (ma nessuno impedisce che siano under, raccontatemi voi), ma anche su quello della mia amica, che per molti versi rispecchia l’atteggiamento (sbagliato almeno in parte) di molte di voi.

Partiamo con l’imbranato.

Come fa un uomo di più di 40 anni a essere imbranato e grossolano con le donne? La risposta è duplice: o gli manca esperienza o è un inguaribile imbranato davvero.

Nel caso della mia amica il soggetto in questione, più vicino ai 50, era reduce da una separazione. Una separazione subita, vale la pena di specificarlo, perché l’essere attori del lasciare o esserne le “vittime” cambia molto. In questo caso abbiamo a che fare con una vittima.

Di solito un uomo standard che viene lasciato dopo una storia più o meno lunga reagisce in due modi: si prende il cosiddetto anno sabbatico, cioè tenta di scoparsele tutte (pensando più o meno, dipende dalla sua cultura e intelligenza, tanto le donne son tutte troie) oppure si chiude a riccio piangendo sui suoi guai, provando qualche fugace uscita dove il tentativo è quello di indossare una maschera che gli consenta di cuccare e andare avanti, cosa che non trovo per nulla disdicevole (il “son tutte troie” sì, oltre che incivile e sbagliato alla grande).

Ma torniamo alla nostra storia e al perché sia lei che io abbiamo classificato il tizio in questione come imbranato. Lui parte bene: è piacente, cortese e invita la mia amica in un bel ristorante. La serata passa piacevolmente però con conversazione fin troppo generalista.

A mio modesto parere un uomo che vuole veramente una donna a un certo punto deve innestare la quarta e iniziare il cosiddetto Crescendo Rossiniano, in un misto di apprezzamenti, gesti di contatto e frasi che devono scaldare lei facendole capire il nostro interesse.

E l’imbranato che fa? Rimane sul generale, sfoggia cultura e paga il conto (meno male, non è più così scontato a quanto pare fra i “cavalieri). La mia amica non gli è piaciuta? Sbagliato, aspettate a vedere come prosegue.

Lui da buon candidato alle sue grazie l’accompagna in auto a casa. Scatta il momento epico del saluto di fine serata. Qui l’uomo vero si vede in un solo modo: mentre lei sta per darvi il bacetto sulla guancia l’uomo vero la tira a sé e la bacia veramente. Paura di un rifiuto? Non deve esserci, perché la serata deve avervi già dato la sicurezza di “almeno un bacio vero”. Altrimenti lui non ha capito un cazzo ed è un imbranato o uno che ci prova pensando, per la legge dei grandi numeri, che prima o poi una ci starà (orrore!).

L’altra opzione dell’imbranato poteva essere orale ma non linguale: posso salire da te a bere qualcosa? Anche in questo caso, il ristorante deve aver dato un quorum superiore a quello del bacio. Perché se il bacio è importante (da come ci si bacia si capisce se ci sarà un’altra volta, per lei e per voi, il bacio è per me metà scopata) non presuppone una salita a casa.

Anzi, l’uomo che sa deve avere il coraggio di incassare una “limonata” che, per quanto lunga e densa di significati futuri, è il viatico per andare a casa. Già perché la maggior parte delle signore italiane non la dà la prima sera (salvo segnali tangibilissimi durante la cena), quindi conviene fare i cavalieri e aspettare il prossimo incontro per approfondire.

L’imbranato invece che fa? Nella nostra storia nulla. Rimane silente, incassa i bacetti sulle guance, e vede la sua bella andarsene a casa senza profferire verbo. Lei avrebbe potuto anche scriverglielo a tavola che ci stava, ma lui è troppo imbranato e pavido per provarci. Non sopporterebbe un altro “minidivorzio”. E quindi torna a casa con la coda fra le gambe e una probabile erezione da impiccato irrisolta.

Il giorno dopo l’imbranato riceve da lei un canonico grazie per la bella serata (in realtà doveva essere lui a ringraziare): canonico perché ci sta che l’ospite ringrazi e anche perché alla mia amica non dispiaceva il tale. Che però che fa? Risponde con: avrei voluto che la serata finisse in modo diverso… E come?, dice lei. E qui l’imbranato, congelato nella realtà ma caldissimo al riparo della chat, parte in quarta con un crescendo Rossiniano fra il colpevolizzante (dovevi farmi capire di più e farmi salire da te) e il maniaco sessuale (perché io ti farei così così e così).

Insomma, la mia amica esterrefatta deve sorbirsi da una parte un pippone sul fatto che LEI non avrebbe dato sufficienti segnali di fumo per far partire l’attacco dei Sioux, dall’altra il testosterone esplodente in chat.

L’imbranato, così, non solo si è giocato l’investimento a caro prezzo di una cena inutile (sì, molto maschi fanno il budget su quanto costa arrivare a una scopata), ma si è giocato anche la seconda (e di solito più sicura) chance di uscita, facendo outing su quanto la donna sia imbranata LEI (ridere) e su quanto lui sia adolescente nelle sue pulsioni sessuali virtuali (solo virtuali, è questo anche il grave).

Ma passiamo alla seconda storia, quella che vede come protagonista il tizio da una botta e via ma prima mi confesso.

In questo caso abbiamo a che fare con un single over 50, tutt’altro che imbranato, uno di quelli che apparentemente ha una buona tempistica.

L’incontro è casuale a una mostra. Lui commenta i quadri con la mia amica e si fa notare: è piacente, colto e chiacchierone. Ha un ottimo savoir faire e quindi riesce a strappare nome e cognome alla mia amica, ma non osa chiedere il telefono. Sarebbe inopportuno e inutile: c’è Facebook per contattarvi, più discreto e più informativo per tutti, fra foto e post, a patto che uno sappia leggere fra le righe e fra le foto.

Lui è così piacevole che prendono un caffè insieme. Lui si lancia: che fai stasera? Troppo frettoloso? No, alla media delle donne piace l’uomo deciso se non ansimante e cozza, al limite si rimanda. Lei risponde che non sa se andrà in quel locale dove suonano. Si salutano.

Tempo un’ora lui le chiede l’amicizia su Facebook. La mia amica accetta, e si fa un bel giro sul profilo del pretendente: tutto regolare sembra.

A un certo punto inizia la chat, verso l’ora dell’aperitivo. Che fai dice lui. Vado in quel locale a raggiungere delle amiche dice lei. Perché invece non andiamo in quell’altro dice lui. Lei pensa: le amiche le vedo sempre, proviamo, sembra un tipo a posto. Ok.

Si vedono in un posto senza infamia e senza lode. Lui qui si rivela per quello che è. Al posto del gentile seduttore, la mia amica si trova di fronte, dopo poche battute, il lamentoso confessore. La serata passa con lui che parla malissimo e benissimo, a seconda dei momenti lirici, della sua ex, tediando in modo inverosimile la mia amica che più volte tenta di cambiare conversazione senza successo. Lui è un torrente di ricordi noiosissimi e, per di più, che hanno per oggetto un’altra donna, commettendo così peccato mortale pari all’omicidio, nella scala del galateo delle cose da non dire a una donna che ti vuoi fare.

Alla fine del lungo monologo sulla ex, la mia amica, distrutta, chiede di andare via. Lui cerca disperatamente nella tasca le monetine da due euro in quantità per pagare la misera consumazione offerta (mostrando un altro possibile lato oscuro della sua condizione, l’avarizia; non si esce con i soldi contati e in soldini come i bambini se inviti una donna, peggio c’è solo chiedere di dividere il conto) e le chiede a botta: vieni da me o andiamo da te?

Il confessore, liberatasi l’anima, punta dunque sulla botta e via: ha investito tutto quello che aveva in 12 ore e anche meno e ora vuole quagliare. Ovviamente si becca un bel due di picche, e non c’è bisogno di analizzare il perché, forse era meglio l’imbranato.

Alla fine del racconto di queste storie, che descrivono non due casi limite (come molti commentatori maschi vorranno farvi credere: per loro il mercato degli uomini papabili è meraviglioso, non claudicante) ma profili frequenti, la mia amica mi chiede e si chiede: forse sbaglio qualcosa io, forse sono troppo disponibile, o forse troppo abbottonata. Che dovrei fare?

E qui vi volevo care amiche: ma perché, ogni volta che incontrate un fesso, un imbranato o un menefreghista patentato ed evidente che vi vuole usare senza spenderci troppo in tempo e/o denaro vi chiedete cosa avete sbagliato VOI?

Ma nulla, niente, non avete sbagliato niente: è il pretendente che fa acqua da tutte le parti, non voi. Cosa dovevate fare? Accendere le luci della pista di atterraggio per farlo arrivare fino a lì? Pagare il conto? Telefonare alla sua ex per tornare con lui? Scrivergli con il coltello sulla bistecca al sangue TE LA DO? RE? MI? Ma non cadiamo in queste trappole autolesioniste.

Non è colpa vostra se siete capitate con uno dei tanti uomini un tanto all’etto che girano “disponibili” per le single ma senza arte ne parte nel campo dell’amore, manco dell’ABC dell’amore. Possibile che ci siano? Sì possibile. Sono tanti, quindi capitano di frequente. Colpa vostra? No di certo.

Quindi primo consiglio: prendetevi tempo. Non uscite subito con uno che vi invita, studiatelo, dategli l’amicizia su Facebook o su chat e vedete cosa scrive, come si comporta, cosa pubblica. Fate domande: se è veramente interessato a voi, se non è imbranato, se non cerca la mamma per confessarsi o solo una botta e via aspetterà e vi corteggerà anche virtualmente, prima di ottenere la prima uscita, che aspetterà pazientemente cercando intanto di guadagnare terreno con i mezzi che VOI gli lascerete a disposizione. Tenetelo sulla graticola per una due settimane e poi vedete.

Secondo consiglio: alla prima uscita, come la prima volta a letto, voi avete il coltello dalla parte del manico e siete voi a dover giudicare, non a essere giudicate. Vietato chiedervi cosa c’è che non va in me, andasse “male”. Chiedetevi piuttosto cosa non vi convinceva in lui e fatene tesoro per la prossima selezione. Inutile perdere tempo con chi non ha tempo per voi. Chi non investe tempo non lo investirà, e allora addio dopo le prime scopatine.

Insomma, una vita “difficile” quella delle single che si vogliono divertire e conoscere persone interessanti. Ma non impossibile, se da queste storie traiamo insegnamenti salvatempo ed evitiamo di farci i processini al nostro carattere perdendo in autostima fino al ritiro in convento.

Credetemi: non siete destinate alla clausura per assenza di cavalieri veri, dovete solo fare selezione.

Sincerely yours

Lui fa sesso in chat: è vero tradimento? Che fare?

Le cirna qualcuno le cerca alla grande

Hai appena scoperto che lui fa sesso in chat con un’altra: è tradimento? Che fare? Nell’era dei rapporti, anche sessuali, digitali, la risposta più spontanea, e cioè “certo che sì” non è più così automatica.

Prima domanda da farsi: voi siete innamorate di lui? Da questo dipende tutto, perché una persona innamorata, per quanto sia grande lo shock di scoprire il proprio partner (marito, convivente o fidanzato che sia) che scrive a una sconosciuta cose che fino a ieri diceva e faceva con voi a letto, di fronte a un tradimento virtuale potrebbe perdonare, così come molte persone perdonano le cosiddette scappatelle reali, o fanno finta di non vederle perché non vogliono perdere il partner.

Che fate? Potete scegliere di non dire niente e, così come siete entrate una volta nella sua chat spiandolo (sappiate che è un illecito perseguibile sia civilmente sia penalmente) continuate per vedere come va avanti oppure, come fa la maggioranza, lo affrontate subito.

Lo affrontate subito (io farei così) e scoprite che, come spesso succede, la cosa dura da un po’ ma, per ora, si è limitata a scambi di porcate scritte fra lui e l’altra, o almeno così dice lui.

Ma siccome per i maschi vale spesso quello che diceva mio padre sulle donne e i tradimenti (negare, negare sempre, negare anche di fronte all’evidenza) voi dovrete fare un vero e proprio interrogatorio di terzo grado comprensivo di waterboarding per riuscire a capire, guardandolo diritto negli occhi come solo sa fare una donna, se lui davvero non l’ha mai incontrata e quindi non ha mai consumato realmente, oltre che virtualmente.

Mettiamo che lui si sia limitato al virtuale. Mettiamo che, come molti fanno, con lei e forse con altre in precedenza o addirittura in parallelo (ci sono uomini che hanno due o tre relazioni “contemporanee” virtuali) abbia conversazioni hot ma esclusivamente virtuali.

Possibile? Sì: molte donne libere, e quindi non nella vostra condizione di occupate, magari compresa quella che sta chattando con il vostro lui, si lamentano che moltissimi uomini non passano dal dire al fare, e sono capaci di andare avanti mesi a corteggiare, limonare e scopare ma solo in chat (ne ho già scritto e trovate l’articolo in questione clikkando qui).

Quindi torniamo alla domanda iniziale: lo dovete considerare vero tradimento?

Se siete innamorate, per quanto deluse, diciamocelo schiettamente: non vedete l’ora di perdonarlo e di sperare che sia un inciampo di percorso recuperabile.

Giustamente non ascoltate, se non con l’orecchio sinistro, le solite raccomandazioni delle amiche che fanno le kabuliste con il culo degli altri (lascialo! Vile traditore! Ci è sicuramente andato! Ci andrà sicuramente! Hai il prosciutto sugli occhi!). Certe situazioni vanno vissute col cuore e certe decisioni si prendono da sole. È non basta, parlo per le amiche, esserci passate: ogni storia è peculiare, non esiste una formula valida per tutte. Quindi le amiche tenetele fuori, a meno che non siano equilibrate è in grado di lenire i vostri sfoghi con affetto, non con la carta bollata.

Dunque Siete sole con lui e quello che ha fatto e vi ha detto dell’altra dopo averlo beccato con le mani nella marmellata: allora, è vero tradimento? Dovete perdonarlo o chiudere?

Perdonare o chiudere dipende da quanto siete innamorate e qui non me la sento di dare opinioni. Ripeto: ci sono persone che decidono di perdonare un tradimento reale, figuriamoci una chat. I motivi sono mille: si va dal fatto che, appunto, una persona innamorata, per quanto ferita, se vede che c’è un margine di recupero e il colpo non è mortale cercherà di recuperare e rilanciare la coppia, e conosco coppie che da queste situazioni sono rinate alla grande, perché hanno estirpato la malattia che corrodeva l’unione proprio grazie all’amore e alla scoperta del tradimento in tempo utile. Poi qualcuno decide per la paura della solitudine, per motivi economici, per la presenza di figli ancora piccoli, per sudditanza amorosa unilaterale…

Non importa, qui parliamo di amore. Tradito o no? Perdonabile o no? Se la Cassazione dice che un tradimento virtuale è tradimento a tutti gli effetti legali, io dico no. Tradire virtualmente non è ANCORA vero tradimento.

Perché? Perché trattasi non di tradimento, ma di un sintomo di malattia della coppia, e come tale va trattato.

Un uomo normale, se non è più interessato alla sua partner perché, prendiamo l’esempio più diffuso, a casa non si scopa più e se lo si fa lo si fa ogni morte di Papa e pure male userà la chat per conoscere nuove donne per chattarci in modo da vederle, non per masturbarsi per mesi. Un uomo normale usa il virtuale, spinto o meno spinto che sia (dipende solo dal suo stile e dalla risposta di chi è disponibile dall’altra parte), solo per arrivare al dunque, che è la scopata vera.

Se è normale. Se invece, come pare nel vostro caso, lui è settimane o mesi che intrattiene una “relazione” via chat o messaggini, non è tradimento, è raffreddore (nei casi meno gravi: il disagio di coppia è agli inizi), influenza (caso medio: i problemi di coppia durano da mesi) o polmonite (caso grave, con problemi di coppia da più di un anno, palesatisi anche durante le vacanze, per esempio).

Se ci tenete alla coppia, curate la malattia. Prima domanda: che cosa l’ha provocata? Di solito è il sesso, stanco, sporadico, ripetitivo. Di solito è un concorso di colpa. La stanchezza, la routine, voi in pigiama antistupro ma lui con la barba incolta è la doccia fatta 24 ore prima… capisco tutto ma… ci si mette a tavolino e se ne parla come non ne parlavate da anni. Cosa vuole lui, cosa vuoi tu. Inserite delle novità.

Sulle novità a letto la letteratura specializzata si spreca: si va dalla sorpresa in guêpière al famolo strano in auto col pericolo che ci vedano. Io non ci credo. Un uomo con l’amante non è che fa queste cose, o forse le fa anche, ma il fatto che riesca a scoparsi tre volte di seguito in una sessione sola due volte alla settimana l’amica mentre con voi a fatica una botta una volta al mese non è un fatto legato a dei trucchi, ma all’adrenalina. È l’adrenalina è fornita dalla novità, non da un reggicalze.

Che fare allora? Dovete scoprire qual è il suo desiderio sessuale inconfessabile, il più spinto che ha, che vuole realizzare è che potrebbe realizzare con voi (magari lo avete già fatto all’inizio della vostra storia, nel pieno della passione, e poi è finito in cantina: chiedetevi se lui ve lo ha già palesato più o meno timidamente e voi ci siete passati sopra come un carro armato). E voi trovare e confessare il vostro, magari lo elettrizza.

Il suo desiderio non è realizzabile perché voi non avete nessuna intenzione, che ne so, di diventare scambista o di andare a letto con lui e una vostra amica o una sconosciuta? Lecitissimo ma… che fare, sempre se ci tenete a lui?

Io contrattaccherei. Io gli direi: bene, tu chatti e conosci persone nuove con le quali fai sesso virtuale in chat senza però quagliare mai? Lo posso fare anch’io, anzi, io ho la fila fuori che è più lunga della tua. Questa affermazione provocherà, se lui tiene a voi, una botta finale di adrenalina e gelosia che dovrebbe funzionare da antibiotico o vaccino.

Di colpo, in questo caso, l’uomo che è semplice e non ci aveva mai pensato, realizza che anche la propria partner, che di colpo rivede come la figa imperiale che lo aveva fatto capitolare dandovi l’esclusiva, potrebbe rendere pane per focaccia, anche solo virtualemente, ma mille volte meglio di lui.

Qui i casi sono due: o guarisce immediatamente o fa il Figo.

Se guarisce immediatamente la cosa non è finita: dovrete essere discretamente sicure (la certezza non si ha mai, anche se io credo molto nel vostro potere di radiografarci gli occhi e la mimica facciale) che lui non chatta più con le altre. Alcune amiche suggeriscono di farsi un profilo falso o di tentarlo attraverso un’amica avvenente. Lo trovo indegno di voi ma soprattutto inutile o pericoloso: non conosco uomo che non si scoperebbe una donna che gli si infila a letto nuda, neanche un santo, figuriamoci uno sentimentalmente zoppicante! È poi, se lo avete cattato, diventerà o un santo o particolarmente guardingo, anzi probabilmente tutti e due. O semplicemente cambierà canale di comunicazione. No, è il vostro giudizio che conta, è la vostra percezione depurata dalla paura di perderlo che conta, non i trucchetti. È quello che vi dirà la vita in comune the day after che conta, e com’era e cambierà la vostra sessualità di coppia, se questo era, e spesso lo è, la causa del tradimento virtuale.

Invece lui fa il Figo: vuoi chattate anche tu con gli uomini? Fallo pure, non sono geloso e non c’è nulla di male, come nel mio caso. Anche se la cosa si fa spinta? Lui risponde: se rimane come la mia nell’ambito della chat non mi piace ma decidi tu. Attenzione. Questo atteggiamento di sfida Può voler dire tante cose. Lui ha paura che lo facciate ma non vuole farvelo vedere anche perché così minimizza il suo “peccato”. Lui fa il furbo: se tu chatti posso continuare a farlo anch’io. Infine, non crede che lo farete davvero, non siete il tipo, pensa. Dimostrategli che si sbaglia e che così rischia di perdervi, se gli interessa davvero.

In ogni caso io lo farei. Mi sceglierei uno dei tanti spasimanti in coda messaggi e richieste di amicizie che avete e inizierei a chattare. Oh, non dovete mica dargliela, dovete usarlo per rimettere in sesto il vostro amatore casalingo. È poi, in modo trasparente, lo dichiarerei per vedere che effetto fa. La gelosia è un’arma potente. Intendiamoci: la vostra chat con il nuovo cavalier servente sarà, da parte vostra, a prova di ufficio legale (non importa cosa scriva l’altro, se si limita a un educato, anche se un po’ spinto, corteggiamento), anche perché è probabile che il vostro partner cercherà di saperne di più. L’importante che lui sappia che può aver pan per focaccia, che lo tocchi con il dito. Iniziate anche a uscire con le amiche, soprattutto se non lo facevate da molto, e mettetevi giù da corsa.

Se questo non dovesse funzionare chiedetevi se davvero gli interessate o se le chat virtuali sono più importanti di voi. Già perché, per quanto innamorate siate, se un sesso migliore, la minaccia più o meno attuata di rendergli la pariglia virtuale con il rischio che troviate davvero qualcuno con cui vale la pena almeno scopare e la gelosia non attaccano direi che il malato in questione è inguaribile.

È allora, per quanto il tradimento sia stato virtuale e di serie b, forse è il caso che ripensiate seriamente al vostro futuro a due.

Intendiamoci: nulla dura per sempre, L’innamoramento ha un timer più o meno lungo e ogni coppia deve trovare un coibente che la traghetti il più a lungo possibile (per me è l’intesa sessuale) e la monogamia è un’invenzione di diritto contrattuale, quindi io rifiuto le tesi aprioristiche di chi dice, illudendosi che esista l’amore inossidabile o essendo molto fortunato (ma allora stai zitto e incrocia le dita, non fare il facile censore col culo degli altri) o che crede che la parola data funzioni anche sul testosterone o gli estrogeni.

Esistono ormai coppie che hanno trovato dinamiche per stare insieme BENE anche attraverso qualche scappatella tipo vacanza fuoriporta o addirittura coppie più o meno dichiaratamente aperte. Credo, al di là di ogni bigottismo e dogma, pur essendo credente, che se una coppia sta bene almeno all’80% del valore di felicità assoluta deve fare di tutto per stare insieme, fosse anche un fuoripista virtuale se quello è il bisogno e se non ci sono alternative.

A questo proposito mi fa sorridere molto quella frase trovata su facebook, oggetto poi di un mio articolo (lo trovi qui) delle due amiche che chiacchierano e una chiede: come va il tuo matrimonio? E l’altra risponde: facendo le corna tutto bene. Potrà non piacere, ma questa spesso è la realtà, non viviamo nel mondo delle favole. Piuttosto lottiamo per fare di tutto che la coppia funzioni al meglio, fino a quando è possibile.

Stigmatizzo anche coloro che se la prendono con le altre donne, quelle che rispondono alla chat del traditore virtuale: sono tutte vacche rovina famiglia? No. Intanto bisogna vedere cosa lui gli ha raccontato. Secondo: magari sono sposate anche loro e hanno gli stessi problemi di coppia vostri. E comunque, anche se fossero quelle che accettano la corte di uomini impegnati, non sono certo dele missionarie che devono salvare il vostro matrimonio o tutte che godono a rubare i mariti altrui. Molto spesso, invece, cercano gli occupati per evitarsi problemi e cozze che gli si attacchino alla loro vita felice ma scopereccia (e forse felice anche per questo: leggete qui). Senza contare che non sempre le amanti producono solo tradimenti, ma anche nuovi matrimoni e figli.

E poi chi è senza peccato (ieri, oggi ma anche domani, mai dire mai) scagli la prima pietra. O, se preferite, il cornuto è l’ultimo a saperlo, quindi facciamo poco i giudici degli altri “peccatori”, e mi rivolgo ai cosiddetti sedicenti “santi”.

Perdonate, che vi sarà perdonato.

Sincerely yours

Il circo dei profili su Facebook 

Alla soglia dei fatidici 5000 amici (più i 1500 followers della pagina dedicata al mio blog) posso stilare una sorta di elenco di profili tipici di chi solca le bacheche del social più usato nel nostro paesiello, Fra amici dai caratteri diversi, amici attivi e silenti, conosciuti nella realtà o in chat, bannati o esclusi dalle mie schiere, motu mio o proprio. 
Sapete che mi piacciono i riferimenti storici da nobile decaduto, e quindi ne faccio uno, con riferimento alla foto: chi vedo su Facebook mi ricorda il Circo Volante del Barone Von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca della prima guerra mondiale. Un circo di aereoplani variopinti, pilotati da assi in qualche aspetto dei social, ma anche da principianti (nonostante la militanza) destinati a essere spesso abbattuti, in bacheca o in chat. 
Ma passiamo ai profili. Ah: non vogliatemene, sto anche un po’ scherzando. Anche….

Il mattatore (maschio)

Un presenzialista. Passa molto tempo su FB, legge tutto e commenta tutto, anche in modo sagace, dalla politica alle foto femminili. Non è che nella vita non fa un cazzo, ma è in genere molto solo. FB è una sorta di bar dello sport ma anche una fidanzata in attesa di una reale.

“voglio ma non posso” (femmina)

Sfoggia spesso un’immagine-foto falsa della donna che vorrebbe essere, di solito sensuale e spregiudicata, ma nella vita lei è una morigerata, tutta casa e chiesa. Sfoga però la sua grande passionalità sopita attraverso commenti e immagini che trasudano sesso. Se usa la sua immagine vera, fa un mix fra cose serie e immagini artistiche passionali. Ogni tanto concede qualche foto ammiccante. In chat è oggetto delle attenzioni dei morti di figa che hanno annusato la sua voglia repressa di scatenare la sua passionalità, ma lei scarta i trogloditi e ne sceglie uno di spasimante, con il quale ha lunghe conversazioni che travalicano l’erotico, ma che non si concretizzeranno mai in un incontro. Vuole ma non può: famiglia, paura, sensi di colpa. Il fuoco che le arde dentro prima o poi si spegnerà per mancanza di orgasmi.

Il grande cuccone (maschio)

Lui sta su FB per farsi più donne possibili. Attenzione: non è un morto di figa. Il morto di figa non ha metodo: manda cazzi in chat alla terza frase, ha un repertorio di parole elementare e spara nel mucchio con la speranza di coglierne una a casaccio. No, il grande cuccone studia le bacheche degli altri, maschi e femmine, rubando e copiando frasi e foto che ne mettano in risalto l’immagine. Quale immagine: la più appetibile possibile per la donna di turno. Così, come un camaleonte, passa dal romantico al macho, dal Misterioso al trasparente come l’acqua a seconda della preda. Un vero lavoro il suo su FB. 

L’intellettuale zoppicante (maschio e femmina) 

si distingue per saccente presenzialismo o distanza che utilizza per distinguersi dalla folla di FB, della quale non può fare a meno ma che disprezza più o meno velatamente. Tende a circondarsi di followers festanti che non sanno fare altro che dirgli mi piace bravo sei la migliore. I dissidenti li tollera massimo per tre post, poi li banna. Maitre a penser di se stessa/o non condivide, mette pochi mi piace (se non hanno il pane dategli brioches) e tenta sempre di essere originale e in controtendenza. Quindi se tutti dicono bello quello, lei o lui dicono, come minimo, “deja vu”. Trattasi spesso di zoppicanti onanisti del proprio io.

Il rompipalle (maschio)

Nella vita reale è anche una persona per bene ma, una volta scoperto FB, il troll che è in lui ha il sopravvento. Educato e sottomesso alla moglie dal vivo, si sfoga sulle bacheche altrui cercando di provocare zizzania anche se si parla del meteo. Fastidioso, saccente, insultante, quando si accorge che lo stanno bannando in troppi fa il leccaculo, soprattutto con le donne, in media più comprensive. Ma prima o poi offende anche quelle. 

La maestrina (femmina)

Sa tutto lei. Ha sempre ragione lei. Ed è destinata a insegnare agli altri come si vive veramente bene. Seguitissima e perfetta su FB, nella vita reale ha pagato il suo know how con grandi facciate contro uomini che non se la meritavano. Vive in singletudine inframmezzata da tentativi di partnership, che spesso si riducono a incontri sessuali o non incontri. Rischio zittellaggine alto. 

L’animalista (maschio e femmina)

Che siano gatti, cani o lombrichi, l’animalista ha da tempo sostituito l’uomo (e spesso i suoi attributi) con uno o più animali che riempiono la sua bacheca. Foto del gatto che lecca, che gioca, che piscia e che fa la cacca. Il tesorino di mamma esonda dalla bacheca dell’animalista ed è più importante di ogni forma di vita umana. Solo la maniaca dei figli può superare la densità di peli di gatto o bava di cane del soggetto in questione. Che raggiunge l’orgasmo solo quando versa l’otto per mille al veterinario. 

La vegetariana kabulista (femmina)

Si sa I musulmani pensano che il maiale sia impuro. Per lei questo è nulla: perché conduce una personale jihad contro qualsiasi persona che, come dice, si ciba di cadaveri di poveri animali. Ebbra di tofu e di altre prelibatezze che sanno di cartone, è incazzata nera col mondo per mancanza di proteine animali e pronta a insultare e polemizzare con chiunque osi mangiare un moscerino inavvertitamente inghiottito andando in moto. Per farsela, se ne avete il coraggio, niente vino. Una bella insalata e sarà alticcia e disponibile, basta condirla tanto. 

Il bombardiere (maschio) 

Sta su FB tutto il giorno. Posta in continuazione le cose che gli piacciono: calcio, donne, paesaggi, scarpe, culi. È un feticista di FB è dei social, e non condivide mai meno di dieci cose di seguito, a volte interessanti, a volte onanistiche. Per restargli amico dovete sopportare il suo continuo presenzialismo ma… se non ci fosse lui, che vuoto in bacheca. Mi ci riconosco un po’ nevvero?

Il guardone (maschio e femmina)

Guarda e non commenta. Legge tutto ma non scrive. Qualche mi piace, qualche fugace condivisione. Nella vita, uomo o donna che sia, è di quelli che a tavola sta zitto e ascolta. Vive attraverso la vita degli altri. Ogni tanto ne trovano uno morto in casa, ma dopo settimane, perché non lo cerca nessuno. Su FB è come se non ci fosse, ma la vita degli altri gli tiene compagnia. 

La figa di Facebook (femmina)

In costume. In abiti succinti. In atteggiamento ammiccante o provocante. Lo sguardo maliardo e penetrante. Il profilo? Ce l’ha solo lei, quindi è sprezzante. Se le chiedi l’amicizia ti chiede in chat: chi sei? Ci conosciamo? Come nasci? Ma se metti le poppe al vento, non è perché vuoi essere contattata? No, la sua patata d’oro la mostra solo al visconte di Cambronne: e merde alor! (Waterloo)

Lo scrivente (maschio e femmina)

Sembra che su FB siano tutti scrittori. Chatta un pochino e ognuno ha un libro nel cassetto e, se scopre che sei un addetto ai lavori, rompe subito i coglioni perché tu lo legga o gli passi dei contatti che lui o lei ritengono fagioli, ma che sono frutto di decenni di esperienza e preziosissimi. Questo se è alle prime armi. Se si ritiene già fatto e finito, scopri che ha pubblicato due robe con l’editore più famoso in Bangladesh. Pontifica sprizzando disagio e ispirazione a ogni post, e ama farsi ritrarre con libri in mano fra tamerici e coccole aulenti. L’italiano sarà anche corretto, non è questo che uccide i suoi scritti. È la noia. 

Il morto di figa (maschio)

Non legge, guarda le figure. Ti chiede se sei sposata perché non ha neanche letto, sotto il tuo nome, che sei sposata. A volte non guarda neanche di dove sei, perché alla peggio se ci stai a fare un po’ di chat sessuale basta una mano, non occorre guidare. Il suo repertorio? Ciao sei bellissima. Seconda frase: ci vediamo? Terza frase: ti manda il suo uccello.

La salutista naturista (femmina)

Noi ai vaccini, provocano malattie. La polmonite si cura col polline delle api del Kilimangiaro. L’antibiotico va bene ma prendine una sola pastiglia perché altrimenti i batteri diventano resistenti. Il bidet si fa solo con l’acqua distillata. E il vibratore deve essere di frassino, altrimenti ti viene l’allergia al clitoride. I farmaci, comunque, sono un complotto delle case farmaceutiche che hanno provocato l’11 settembre per vendere aerosol contro la polvere. 

Il ripetitore (maschio e femmina)

Il suo repertorio è quasi pari al morto di figa, solo che per lui il bene primario su FB non è la figa ma il numero di amici. Che cerca di ampliare o di mantenere a suon di che bello, hai proprio ragione, non potevi dirlo meglio, approvo ogni singola parola. Non è leccaculo, è solo limitato. E soffre di solitudine. Siate magnanimi.

” vi lascio” (maschio e femmina)

Basta con FB mi ha stufato. I dibattiti diventano scontri, non condividete mai le mie cose, mi fraintendete, ho deciso di chiudere il profilo mi spiace solo per pochi amici ma questo mondo virtuale è pieno di incomprensione brutta gente cattivi. Ce l’ho detto alla maestra ma mi ha detto di tornare al banco e di non rompere i coglioni. Allora me ne vado, chiudo il profilo, addio! No dai resta! Ok resto 

To be continued…

Ogni riferimento a persone o fatti non è casuale 
Sincerely yours 

Umberto Veronesi ci mancherai 

Umberto Veronesi non c’è più. 
Ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo e intervistarlo tante volte. 
Era sempre interessante e, a prescindere dal suo dono chirurgico e dalle sue scoperte, credo amasse profondamente le donne. Ne ha salvate tante. 
Un solo aneddoto: mi invitò all’inaugurazione del suo IEO e, parlando dell’attenzione alle persone che voleva metterci, rise molto quando dissi… sì prof, basta che al centralino non rispondano “tumoriiii”. 
Credente o no (lo sappiamo solo alla fine, veramente: bisogna toccare la morte per decidere definitivamente) sono sicuro che Dio lo vorrà vicino. Anche solo per parlarci