Come si lascia un amante?

Come si lascia un amante?

Come lasciare lui, il tuo amante? Con dolcezza? Rabbia? Lacrime? Sorrisi di rassegnazione? Facendogli capire il dolore che si prova?

Me lo chiede un’amica lettrice di questo blog, lei sposata, lui sposato, amanti da dopo l’estate, il dopo vacanze, il periodo in cui le coppie tradizionali scoppiano (leggi qui quanto letali e perché possono essere le vacanze insieme).

Laura, la chiamerò così, vive una situazione ormai molto diffusa. Qualche mese fa si è ritrovata, così mi racconta, fra le braccia di un altro uomo. È successo, nonostante il matrimonio suo e del nuovo partner, a dispetto della logica, delle convenienze, dei sensi di colpa.

Gli amanti sono così, rispondono a un bisogno, sopito e che esplode in presenza della persona, dell’occasione giusta. Che sia fisico, mentale o tutti e due, il “tradimento”, come continuiamo a chiamare per me in modo repressivo, eccessivo, sbagliato e colpevolizzante quello che è ormai pratica comune, il tradimento risponde a qualcosa che manca.

Ma non voglio tornare ancora una volta sulle motivazioni che spingono ad aprire quella finestra che dal matrimonio fa scappare nel mondo esterno alla ricerca di passione, amore, emozioni.

Qui si parla della quasi inevitabile fase finale, perché quasi tutti gli amanti si lasciano. E Laura mi chiede, vi chiede: come lasciarlo?

Già perché c’è un’altra costante nelle storie degli amanti: lui non decide. Non sceglie fra moglie e amante. Oppure sceglie la moglie, ma non ha il coraggio di essere lui a lasciare. Un uomo non lo fa quasi mai.

Perché? Vigliaccheria? Probabile. Calcolo? Spesso. L’uomo medio pensa spesso che in ogni caso è meglio fare in modo di essere lasciati, quindi fa di tutto, a parole e a fatti, per essere lasciato. Ma non pronuncerà mai la frase ti lascio. Non vuole sentirsi in colpa, per quanto il suo immobilismo possa provocare dolore, possa essere crudele. Non vuole essere accusato o sentirsi più in colpa di quello che si sente.

Pochi uomini infatti hanno i coglioni di prendersi la responsabilità di dire è finita, io non posso e non voglio lasciare mia moglie per questo e questo motivo. Si limitano a dire io non posso, punto. A volte aggiungono il perché, per esempio se ci sono di mezzo i figli, sanno che una donna questo lo capisce più di ogni altra cosa, ogni donna è madre, anche se non ha figli o non li ha ancora avuti.

Quindi eccoci qui Laura, come tante, per i motivi che ho detto, dovrai essere tu a fare il grande passo, altrimenti lui aspetterà che tu lo faccia all’infinito, lasciando che l’attesa ti logori fino a non poterne più. E tu non devi aspettare questo momento, devi lasciarlo adesso.

Sì ma come, tu chiedi.

Molti anni fa sono stato lasciato anch’io. Lei mi ha detto, voglio un’ultima cena. Mi sono detto, una cena, l’ultima gliela devo, non ho avuto il coraggio di essere così vigliacco da negarmi un’ultima volta, imponendomi mentalmente di essere corretto ma fermo e, soprattutto, di non cadere nella fortissima tentazione di andare ancora una volta, l’ultima indimenticabile volta, a letto con lei.

Lei, bellissima, con gli occhi lucidi ma ferma, mi ha presentato uno specchio dove ho rivisto tutti i miei limiti con lei. Ho rivisto felicità, passione, gioco, serenità, ma ho anche visto la razionalità che mi faceva decidere di rinunciare a tutto quello.

Lei ha concluso dicendomi. Lo vedi questo tavolo? Una volta era tutto tuo, ora lo hai perso. Non del tutto, ha aggiunto, non posso negarti che questo angolo del mio cuore sia ancora tuo, ma è un angolo, non è più il tavolo. Ci siamo detti addio con un bacio che non posso scordare.

E tu cosa devi fare? O meglio, come lo devi lasciare? Dici che lui rifiuta persino un ultimo incontro, probabilmente perché ha paura di cedere, o si vergogna, banalmente, di guardarti in faccia. O non vuole soffrire.

Forse ha ragione lui, meglio tagliare come se usassi una scure. Fai come quei pochi maschi che lasciano davvero, con una telefonata, un messaggio, e poi silenzio.

Lo so, è brutto, maschile, poco coraggioso, superficiale, ma lui forse se lo merita, se non ti concede neanche l’ultima cena. Quindi fai scattare la ghigliottina tu. Senza rabbia, non ti posso dire senza rimpianti, ma è la cosa giusta da fare, e la devi fare tu perché lui non lo farà.

È poi silenzio. Sparisci. Non rispondere, non cercarlo, togli contatti social e messaggerie che lo riguardano. Tu resta invece, vivi la tua vita reale e virtuale senza di lui, perché la vita deve andare avanti, e ti ci devi abituare. Silenzio, ma silenzio davvero, altrimenti non sarà una chiusura vera, ma per te uno stillicidio dolorosissimo.

Fatti aiutare in questo periodo. Amiche, psicologo, quello che vuoi, ma non rimanere da sola con il cuore spezzato. Ti sentirai anche meglio, credimi, negli intermezzi della disperazione, ma non durerà a lungo il dolore, soprattutto se reagirai e starai in mezzo alla gente.

Dimenticavo. Io sono tornato indietro. Qualche mese dopo quell’ultima cena non ce l’ho più fatta e sono tornato a cercarla. L’ho riconquistata per il rotto della cuffia, perché lei era bellissima e molto corteggiata e si sa, chiodo schiaccia chiodo. Come è finita? Mi ha fatto i tre regali più importanti della mia vita, i miei figli.

Ecco ora tu dirai Laura, perché Alessandro mi racconti questo? Perché mi dai una speranza, ora che mi avevi quasi convinto a chiudere senza se e senza ma?

Laura, il mio lieto fine in realtà è passato anche lui attraverso l’abbandono. L’amore, soprattutto quello fra amanti, richiede questo nella maggior parte dei casi. E, in alcuni casi, purtroppo credo minoritari, serve proprio a svegliare l’uomo che non decide. A dargli quello shock che gli serve per capire se sulla bilancia pesa di più l’amore o la convenienza, che si chiami figli soldi o non posso abbandonarla.

Ma lui deve vedere, deve toccare con mano che tu non ci sei più, che sei ormai perduta. E questo dipende da te, lui non collaborerà.

Tornerà? Te lo auguro, ma solo se torna per non andarsene più. Non tornerà? Lasciarlo è comunque, a questo punto di tutte le storie di amanti quando si infilano nel vicolo cieco del non decidere, non andare avanti, lasciarlo dicevo è comunque la scelta da fare.

Quindi Laura armati di coraggio e fallo. Senza rabbia, senza dolcezza, fallo come se fosse un telegramma. Tanto i rimpianti ci saranno. Ma la malattia non durerà e, un giorno, sarai guarita, magari con a fianco il vero uomo della tua vita.

Dimenticavo. Non rassegnarti a una vita grigia, non chiuderti in convento. Molti matrimoni rinascono da questi dolori. O, se finiscono anche per questi dolori, se non erano già finiti prima, preludono a una vita migliore. Ma tu non rinunciare all’amore nel futuro, perché a dispetto di quello che ti è successo, esiste. Ma chi non gioca la schedina è solo sicuro di non vincere.

Sincerely yours

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L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Hermit crab - Coenobita perlatus

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Un’amica di Facebook mi fornisce un nuovo, interessante profilo dal mercato degli uomini papabili: l’uomo paguro.

Sapete come fa il paguro no? Gira con la sua casetta sulle spalle a caccia di cibo che, con le sue tenaglione, ingurgita avido.

Appena c’è un rischio, un pericolo, il paguro si ritrae nella sua fortezza. Non solo. Man mano che mangia e che cresce, cambia casa occupandone una più grande lasciata libera da un paguro come lui, ma che è diventato più grosso.

Non solo: il paguro è un simbionte. Se può si procura un’attinia che decide di trasportarsi sulla sua casetta, cioè un animale “adesivo” con tentacoli urticanti che lo protegge e che, per questo, si accontenta delle briciole del cibo che il paguro le lascia.

Kwiktor
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Questa lezioncina di biologia marina, che mi riporta indietro a una mia ricerca delle medie sulla simbiosi ieri, e oggi al mio acquario dove vive da anni un paguro, mi serviva per spiegarvi le dinamiche dell’uomo paguro.

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Per l’uomo paguro il cibo sono le donne. Come vedete dalla foto, un paguro è un animale curioso, che può apparire forte (riesce a trasportare pesi non indifferenti) e anche bello, perché può avere colori sgargianti e simil-arcobaleno. L’uomo paguro, quindi, può attrarre le donne. Solo che se ne “ciba”.

Potrebbe essere paragonabile in un certo senso allo sportivo, un profilo che ho già descritto e che potete leggere clikkando qui, ma mentre lo sportivo colleziona trofei e mette in bacheca le donne conquistate (di solito ha anche un archivio con foto ricordo) l’uomo paguro non colleziona, mangia. Anzi, si nutre dei vostri sentimenti.

Quando riesce ad afferrarvi con le sue tenaglie, molto forti, vi sentite prese e soggiogate. Il resto del compito lo fa il carattere dell’uomo paguro. Gli fate domande alle quali lui non vuole rispondere? Si chiude nella sua conchiglia, e non vi risponde oppure vi risponde con una domanda, oppure svicola. Sparisce, non risponde ai messaggi, finché voi non rinunciate ad avere la risposta alla quale tenevate.

Perché non hai risposto al telefono? Ma tu mi ami? Dov’eri ieri sera? Chi è questa che ti manda messaggi o ti mette tutti questi like su facebook? Ma tu vuoi dei figli? Ma tu mi sposerai? Lascerai mai tua moglie? Niente. Lui si ritira nel suo guscio inespugnabile. E se voi cedete rinunciando, per stanchezza o debolezza a ottenere una risposta vuol dire che ormai siete ben salde nelle sue chele, e che lui si sta cibando non solo del vostro corpo, ma anche dei vostri sentimenti.

Dicevo che l’uomo paguro, mangiandosi sempre più donne, cresce e deve cambiare casa. Più vi mangia più acquisisce esperienza, diventa bello grosso, astuto e forte. Quindi a un certo punto lascerà i vostri poveri resti per ghermire un’altra di voi, una casa-donna più grande, comoda, appetibile. Lo farà senza rimorsi, tanto alla domanda “perché mi hai lasciato” o “hai un’altra” risponderà ritirandosi nel nuovo grande guscio. Imprendibile, insondabile, inespugnabile. L’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

E l’attinia, l’animale urticante che si porta a spasso? Di solito è la partner, perché anche l’uomo paguro può essere sposato o convivente o fidanzato, ma questo non gli impedisce di cacciare altre donne. Tanto l’attinia rimane lì, accontentandosi delle briciole che lui gli passa, accontentandosi di farsi vedere insieme a lui, in bella vista sulla sua conchiglia.

Anzi, lo difende con i suoi tentacoli dalle altre donne, che lui comunque riesce a catturare e consumare. Lo perdona ogni volta e lo difende dicendo che sono le prede, non il predatore, le vere colpevoli, e va avanti così. Finché l’uomo paguro non lascia anche lei, quando cambia casa per un guscio più grande e una donna più interessante, un’attinia più urticante e seducente, nuova.

Avete riconosciuto un uomo paguro che sta cercando di stringervi fra le sue chele? Depuratevi dal fascino dei suoi colori e della sua forza, e quelle tenaglie non illudetevi, sono per ghermirvi e controllarvi, non braccia possenti di un uomo che saprà proteggervi.

Avete dubbi? Misurate la sua reticenza, anche sulle piccole cose. Quanto sapete di lui? Quanto vi racconta di lui? Non confondete il suo “lasciarvi parlare” con la capacità di ascoltare le donne e comprenderle: è solo una tattica per non parlare lui ma far parlare sempre voi. Ricordate: l’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

Provate a fargli una domanda cruciale per la vostra coppia, sul presente o sul futuro, e se lo vedrete ritirarsi, sparire nella sua conchiglia, non avrete più dubbi. Lui non ha bisogno di mentirvi, la sua forza sta nel non rispondere mai, sta nel ritirarsi nella conchiglia.

Questo è l’uomo paguro e, a meno che non abbiate il desiderio di diventare un’attinia, se imparate a riconoscerlo potrete evitare le sue chele, o una simbiosi poco felice.

Sincerely yours

Foto apertura: globalP

Perché lui ti tratta male?

Couple sitting on couch at home

Che siate insieme da poco, anche solo poche settimane o da anni, se lui inizia a trattarvi male di solito c’è un perché e, il più delle volte il lavoro, lo stress e la frenesia della vita moderna non c’entrano o non sono la causa principale, ma delle aggravanti.

Perché non sto parlando di episodi, ma di un trend, nuovo, costante, in crescendo.

Cosa significa essere trattate male? Lasciamo stare la violenza: un uomo che alza le mani su una donna deve essere lasciato seduta stante, denunciato e in base alla gravità dell’atto mandato in galera. Punto.

No io parlo della “normalità” con cui un uomo può trattare male una donna.

Innanzitutto è fondamentale il confronto con il “prima”. Prima non era così, non è stato mai così lui. Prima lui era magari non un campione di attenzioni ma non era “cattivo”, non feriva, anche nelle piccole cose.

Trattarvi male è rispondervi malamente, ma anche ignorarvi. Oppure sminuirvi o, nei casi peggiori, zittirvi e quindi umiliarvi in pubblico. Ma anche non avere più quelle attenzioni alle quali eravate abituati come coppia.

Si inizia col “dimenticarsi” del bacio quando si rientra a casa, o darlo a mezza bocca, in modo svogliato e sfuggente.

Si inizia non telefonando più a quell’ora per sapere come stai, o ignorare i tuoi messaggi. Non rispondere a domande, non ascoltare mentre parli, portarti fuori al ristorante e stare zitto se non parli tu o guardare il telefonino.

Questo, anche questo è trattare male una donna.

Se succede all’inizio di una storia significa spesso che siete a fine corsa per lui, che ha ottenuto quello che voleva o non gli è piaciuto o ne ha abbastanza o pensava meglio.

Spesso sta corteggiando già un’altra o ha già un’altra e comunque c’è l’ha in testa (o su facebook) e il trattarvi male risponde a un duplice bisogno: fare in modo che voi arriviate a lasciarlo per “stanchezza” e scaricare i nervi, perché adesso lui di voi non ne può più.

Ma se ha un’altra o gli interessa un’altra, o semplicemente voi avete fatto il vostro corso, perché non mollarvi punto? Perché gli uomini, molti uomini, non tutti certo ma molti, non vogliono prendersi questa responsabilità. Allora la provocano. Fanno in mondo, trattandovi male, di essere lasciati. Perché siete state voi, non lui. Chiamatela vigliaccheria, cinismo, opportunismo, ma certi uomini lo fanno. È non sono pochi o una rarità.

Parlavo delle storie nuove in breve defunte. E in quelle di una certa longevità? L’uomo che da partner attento o comunque normale si trasforma in “cattivo” potrebbe avere innanzitutto un’altra donna.

Si sente, in questi casi, un animale in gabbia. Vorrebbe scappare nella giungla con la sua nuova bella, ma ci siete voi sulla sua strada, avete voi le chiavi della gabbia.

Gabbia, rabbia. Scoppia in lui una rabbia che è un misto fra il ribellarsi a voi come catena che lo blocca e il ribellarsi al suo senso della realtà che, magari in presenza di un legame che comunque è stato forte, lo fa sentire in colpa.

E allora lui può arrivare a odiarvi, a considerare voi il fulcro di tutti i suoi guai, non la sua nuova passione. Allora vi attacca, vi tratta male, vi provoca, fino a litigare: sta cercando di giustificare al suo cervello il perché c’è un’altra, sta cercando un lasciapassare per fare quello che vorrebbe fare, perché “vedi come reagisce? È colpa sua, non mia, impossibile vivere con lei, giusto andare con un’altra”.

Gli innamorati ve li ricordate? Hanno la testa fra le nuvole, sono distratti, lo sguardo perso nel vuoto a pensare a lei o a lui, ma sono di buonumore o facili al pianto, ma quello bello. Chi tratta male la sua donna perché non la ama più o ama un’altra ha lo stesso atteggiamento, solo che il buonumore viene sostituito dall’aggressività e il pianto, se c’è, è quello triste dell’amore forse impossibile, quello, spesso, degli amanti.

Lui vi stimava e ora vi critica. Lui era attento, ora scostante. Ma, soprattutto, lui ormai, sempre più di frequente vi attacca, vi tratta male.

Attenzione, ripeto, deve essere un trend in crescendo perché tutti noi abbiamo problemi, ed è “normale” che il partner un po’ se la prenda e si “sfoghi” con chi gli è più vicino, chi più lo capisce. Ma se sono episodi, se dopo chiede scusa, se il barometro non è sempre e solo su variabile nuvoloso pioggia ma ci sono anche solidi e duraturi periodi di alta pressione (guarda caso coincidenti con la soluzione di un problema esterno alla coppia: soldi, salute, lavoro…) allora tranquille, armatevi di pazienza ma parlategli, approfondite, aiutate. Quando il gioco si fa duro si fa squadra, e chi dei due è più forte in quel momento deve sorreggere l’altro.

Ma se piove sempre e iniziano ad arrivare anche le tempeste non aspettate di essere spazzate via dallo tsunami. Affrontatelo. Accusatelo. Fategli vedere i suoi comportamenti, la differenza fra il prima e il dopo.

Parlare è l’unica medicina. Ma non siate sulla difensiva: deve essergli chiaro che avete capito perché vi tratta male e che cosa ne pensate. Perché i casi sono due: o vi sbagliate e allora lui deve cambiare radicalmente o, se tutte queste angherie servono perché siate voi a lasciarlo accontentatelo, lasciatelo, ma dicendogli in faccia che sapete bene qual è il piano.

È lui? Potrebbe stupirvi. Spaventarsi, risvegliarsi dalla passione più onirica che reale per un’ipotetica o vera altra, ed essere preso, finalmente, dalla paura di perdervi. La vostra presa di coscienza e di posizione sarà come una rianimazione del suo cuore malato o distratto, allora.

Ma se non è così siamo alla fine. Ed è bene che voi non soffriate ulteriormente e, soprattutto, inutilmente.

Sincerely yours

Foto: gmast3r iStock

Donne, non tirate troppo la corda dopo il primo incontro

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Le donne che tirano troppo la corda dopo il primo incontro con un uomo, cioè esagerano con pretese, test di affidabilità e tempi biblici prima di concedere quella che i nostri nonni chiamavano la “prova d’amore”, che tradotto in slang moderno significa “finalmente darcela”, si terranno forse al sicuro da esperienze negative (probabilmente le ennesime nella loro storia sentimentale), ma perderanno altrettanto sicuramente buone occasioni e buoni partner, perché a tutto c’è un limite, e la corda dell’uomo medio italiano, si sa, è in genere corta e spesso fragile.

Meglio sole che male accompagnate? Certo, ma se siete fra quelle che hanno deciso di archiviare sentimenti e sesso perché “non se ne salva uno” è inutile che leggiate questo articolo, ed è forse meglio che vi compriate un gatto, animale che, peraltro, io amo quasi come il cane, ma che è tipico nell’immaginario maschile del ritiro femminile dalle attività sportive.

Battute a parte, le cattive esperienze del passato mi auguro che comunque vi abbiano lasciato un sano margine per farvi, almeno ogni tanto, un “tagliando” divertente e spensierato con qualcuno che forse non vi sposerà, ma vi farà raggiungere almeno un orgasmo. Serenità e spensieratezza (vere, non “forzate”), almeno una tantum, a voi: ve lo auguro davvero.

Ma se non siete delle kabuliste del “adesso basta uomini” e “fanno schifo tutti non se ne salva uno“, o per voi questo è solo un momento di scoramento e passaggio (certi uomini, vi capisco, farebbero passare la voglia di avere una relazione anche alla più passionale delle donne), forse qualche considerazione maschile su questo tema può esservi d’aiuto per rettificare il tiro della vostra gestione delle relazioni amorose, impedendovi appunto di tirare la corda della pazienza dell’uomo medio al punto da farla spezzare prima di capire se lui è un soggetto da “ne vale la pena o no”.

Intendiamoci, chi mi segue su questo blog sa che non sono tenero con l’uomo medio italiano. Questo blog è ricco di profili che descrivono cosa offre in genere il cosiddetto mercato degli uomini papabili, fra single, sposati, separati e divorziati.

Il panorama può essere desolante ma, credetemi, pur facendo il pessimista, di uomini potenzialmente “normali”, e cioè in grado di interessarsi a una donna non solo per le sue grazie, non morti di figa e in grado di costruire una relazione decente e duratura (almeno qualche mese?) ce ne sono. Tre su dieci? Quattro su dieci? Non lo so, ci sono e non sono così rari, testimoniano le mie fonti, che poi siete voi lettrici che mi raccontate le vostre esperienze, passate e contemporanee.

Dunque facciamo il caso che incontriate un uomo che, all’apparenza e di primo acchito, ha una serie di caratteristiche sufficienti per farne la conoscenza reale o, se lo avete conosciuto fuori dai social, proseguire nella famosa e naturale escalation di incontri. Vi piace, è simpatico, è libero (ciò vuol dire single o separato -c’è ne sono tanti-, e comunque in grado di frequentarvi e dedicarvi tempo decentemente).

Avete sezionato il suo profilo facebook scrutando fra i suoi post, avete analizzato le sue fotografie, avete controllato amicizie soprattutto per accertarvi che non sia un pescatore a strascico di donne, avete chattato con lui facendo domande dirette o trabocchetto, alla ricerca di bugie incongruenze o contraddizioni. Lui vi ha risposto gentile, sereno e anche convincente. Insomma, ha superato il primo livello del test “è uno papabile?”. E quindi decidete di accettare un suo invito.

Già invito, ma quale? Voi pensate sempre che l’uomo voglia andare al sodo il più in fretta possibile e non perdere tempo mentre voi siete magari per il caffè, un modo mininvasivo per passare al secondo livello del test senza “compromettersi” con un aperitivo o, “peggio”, una cena.

Anche l’uomo, invece, se vi ha conosciuto solo sui social e ha dubbi sulla vostra reale bellezza (certe foto e filtri fanno miracoli, e voi lo sapete) potrebbe preferire come voi un semplice caffè di partenza ma… se è un “coraggioso” e si dimostra convinto delle vostre “potenzialità di partner”, se vi trova davvero interessante, potrebbe offrirvi subito un aperitivo con possibile sforamento su cena e dopocena, persino direttamente la cena! Orrore! Orrore? E perché ? Il fatto che voglia stare con voi più di un caffè non significa che sia della orrida (appunto) categoria “io ti pago la cena e quindi tu ci devi stare”. Quindi primo consiglio: non tirate la corda e accettate almeno l’aperitivo, persino la cena, perché no.

Il primo incontro faccia a faccia è importante. O si va avanti o ci si saluta, spesso dicendo il fatidico ci sentiamo, mentre io preferirei uno schietto “non sei il mio tipo, scusa, amici come prima”.

Discorsi invece della serie “guarda sono uscita ma ho un periodo no e non voglio o cerco nessuno” o sono veri, e quindi vanno rispettati ma andrebbero fatti correttamente PRIMA di uscire, altrimenti che cazzo ci esci a fare ( non tiratemi fuori la storia dell’amicizia fra uomo e donna che non esiste, Leggete qui), oppure se sono finti e sono un test per vedere se lui, nonostante oggettive e dichiarate difficoltà (della serie questa è una difficilissima da conquistare) va avanti col corteggiamento, non ci siamo.

Gli uomini non vanno smontati ma neanche galvanizzati con una sorta di pretattica, perché esagerare dicendo non voglio nessuno non cerco nessuno non me ne frega niente è dichiarare disinteresse e tirare la corda. Scappa di sicuro quello che vuole una botta e via, ma rischia di scappare, se non subito a breve, anche il più paziente degli uomini normali al quale magari interessate. Quindi se “Non mi interessa più” è un bluff, è un bluff sbagliato e un autogol. Se è vero non usciteci, non esiste un uomo, soprattutto appena conosciuto, che vuole SOLO diventare vostro amico.

Tutti vogliamo portarvi a letto, anche se non tutti vogliono solo quello, ma comunque sempre ANCHE quello. Si chiama NORMALITÀ, non morire di figa. Lo si vede soprattutto in quegli uomini in cui capite chiaramente che non hanno bisogno di elemosinare sesso in giro perché, se come voi sono attraenti o interessanti, le scopate si rimediano sempre.

Non esagerare, non tirare troppo la corda significa anche non pretendere l’impossibile, tipo un contratto scritto. Racconta un caro amico, di solito paziente con le donne e sicuramente di successo con loro, che gli è capitato di recente una nuova conoscente incontrata su un social, una situazione talmente assurda ma così reale da avermi ispirato questo articolo. All’inizio tutto bene sembra: le chat si susseguono in un crescendo rossiniano fino all’appuntamento per un caffè (vi ho già detto che cosa penso del caffè). La ragazza però abita lontano e il mio amico, lei dice, dovrebbe andarci apposta a prendere il caffè, insomma lei pretende una specie di prova d’amore da 600 chilometri circa. Lui, secondo me più che intelligentemente da persona normale, risponde che con gli impegni lavorativi (sì, anche gli uomini lavorano) che ha magari potrebbe associare l’utile al dilettevole, e le chiede di aspettare un’occasione, non distante di secoli, di una sua visita non dico proprio lì, ma magari a un’ora di auto. Apriti cielo. Il mio amico viene investito da vituperi, accuse di pressapochismo e pescatore a strascico, morto di figa e inattendibile… Ma ti chiedo, cara signora neanche tanto imberbe, ma per caso tutte queste pretese da post matrimonio sono il frutto di una consumazione biblica? Di un contratto, di una fideiussione o di un bel cambialone? No? E allora, scusa lo dico io per il mio amico, che cazzo pretendi? Fra di voi c’è la Salerno Reggio Calabria, non vi siete mai visti, mai baciati e tu, per il primo caffè, pretendi il mondo e metti pure in dubbio la serietà di una persona? Ma allora sei peggio della Patata d’oro (leggi qui), che almeno questi casini li fa dopo essere stata a letto col malcapitato, non prima.

Ma lasciamo perdere le tiratrici di corda assurde e torniamo a quelle più reali ma non meno diffuse. Quelle che ci prendi l’aperitivo, ti fanno il secondo test (il primo è quello in chat) e lo passi.
Poi ci fai la prima cena, aridaie con le stesse domande (mixate e cammuffate in modo diverso ma sono le stesse della chat e dell’aperitivo), le superi e non osi neanche tentare di portartela a letto perché si sa, per le donne italiane andare a letto la prima sera con un uomo, per quanto bello simpatico e a prova di test non si fa. E’ disdicevole, poi che idea si fa lui, il mondo… Solo poche donne evolute sono in grado di gestire una decisione del genere.

Sì, ho detto evolute, perché il sesso non deve c’entrare nulla con la storia in atto, non è merce di scambio: l’uomo che pensa “le ho offerto una, due, tre cene ora me la deve dare per forza” è un pirla certo, ma anche la donna che pensa “non gliela devo dare finché proprio non ne può più” è una tiratrice di corda che ci si impicca da sola. Il sesso NON E’ MERCE DI SCAMBIO, E VALE ANCHE PER LE DONNE. E’ semplicemente, normalmente, il gioco più bello del mondo, il linguaggio più profondo, l’esperanto dei sessi, la normalità fra un uomo e una donna che si incontrano e si piacciono.

Quindi non usate il sesso all’orizzonte per prolungare inutilmente i test. Sapete quando devono finire i test? Non contano le cene, gli aperitivi, la supercazzola: i test devono finire quando ci si bacia.

Il bacio è quasi tutto. Quando facevo legge si diceva: dato diritto privato mezzo avvocato. Ecco: dato un bacio sai se puoi andare avanti o no, perché ha un’intimità forse più significativa di un primo amplesso.

Quindi, che fa la tiratrice di corda? Dopo il primo bacio, andato bene (se va male ciao a tutti, è giusto), riprende la litania delle cene, degli appuntamenti interrogatorio, del tornare indietro invece di andare avanti. Cara amica, o sei convinta oppure no. Non sei convinta? Si convincerà lui perché la corda si strappa, e tu avrai perso una persona che ha già dimostrato pazienza e disponibilità, merce rara nel maschio medio italiano.

E sparirà dalla tua vita. Chissà, magari sarebbe stata una bella storia, ma non lo saprai mai, perché hai preferito il terzo grado a una bella, sana, illuminante scopata (anche per te, mica scopa e gode solo lui no?).

Peccato. Anche perché tornare indietro raramente è possibile in questi casi. Perché se lui ha investito parecchio tempo (e denaro, sì di questi tempi conta molto, deve contare molto, fermo restando come la penso io sul tema: leggi qui) fino a che, tirando la corda, si è rotta, non avrà voglia di ripararla. E magari, la volta dopo, la taglierà lui per primo, la corda.

Dico sempre che il mercato degli uomini papabili è spesso disarmante e proprio per colpa degli uomini, ma ci sono casi in cui il concorso di colpa è evidente. A nessuno piace essere tamponato perché avete voluto mettervi il rossetto per la quinta volta mentre siete alla guida…

Quindi fate selezione ma non tirate troppo la corda, amiche mie, piuttosto mandateci a cagare, scusate lo slang, prima, subito, e in fretta. Soprattutto, come dicono le mitiche protagoniste di Sex and the city, “forse la stai tirando alla lunga perché non ti piace davvero”. Ma allora siate corrette come lo sanno essere solo le Superdonne: sganciate in fretta.

Sincerely yours

Il Poke e i linguaggi segreti degli amanti

poke

Sapete che cos’è un Poke? No? Benvenuti fra i non pochi frequentatori di Facebook come me che non lo sapevano. Non perché il Poke sia un mistero (esiste da quando esiste il social più famoso), ma perché viene usato poco recentemente e dopo un successo iniziale, almeno sembra da noi in Italia, se non da certi “addetti ai lavori”, per esempio gli amanti.

Il Poke è una manina (vedi foto) che per me rappresenta una ditata sulla spalla, della serie ehi ciao, ma anche ehi ci sono, oppure ehi chiamami. Esiste una sezione nei comandi di Facebook (che non ricordo neanche più dove sia) dove tu puoi scegliere a chi mandare un poke. Insomma, un modo per approcciare o per ricordare in maniera mininvasiva che esisti a qualcuno.

A parte che c’era già il grande Totò che usava una sorta di poke reale per disturbare il suo interlocutore: ricordo come toccava continuamente col dito l’antipatico di turno per fargli perdere la pazienza, e come ci riusciva bene.

Il poke nella realtà, cioè se lo usassimo fuori dal virtuale per approcciare una donna, penso rischieremmo uno schiaffone o comunque un viatico per il due di picche. Ve la immaginate la ditata sulla schiena con un “scusa posso presentarmi?”…

Il poke comunque è stato oggetto di recente dibattito, non solo sulla mia bacheca di Facebook, e tanti hanno chiesto: ma a cosa serve? Nell’epoca delle faccine credo poco generalmente, mentre resiste il mitico dito Ok alla Facebook. Se vuoi attirare l’attenzione di qualcuno nel messaggio non ci metti un dito ma un fiore, un cuore, al massimo la manina.

E allora a che serve? Sembra serva soprattutto agli amanti, mi hanno raccontato/confessato alcuni adepti della cosa, o almeno a quelli che hanno rischiato come minimo una volta di essere scoperti dai rispettivi “ufficiali” via chat.

Tutti gli amanti si scrivono in chat, e lo fanno spessissimo: c’è chi usa messenger, chi whatsapp, persino qualcuno instagram. Bacini, bacetti, cuoricini, fino alle foto spinte e alle porcate irripetibili (beati gli amanti che si divertono anche così, sesso H24).

Il problema è che scripta manent, e basta un attimo di distrazione perché quella scatola nera della nostra vita che è il telefonino cada nelle mani sbagliate, senza contare che se la nostra password è la data di nascita o 12345, prima o poi, non ci sarà neanche bisogno di sottrarci il telefono per farsi gli affari nostri, e poco conta che sia un reato… Un marito sospettoso o, peggio, una moglie con dei dubbi, dei risvolti penali di quello che fa nel guardare la posta degli altri in quel momento non interessa nulla, vuole sapere dei risvolti “penieni”, anche a costo di improvvisarsi detective.

Quindi gli amanti che usano il poke (più discreto di uno squillo di telefono o di un messaggio in lettere più o meno chiare, tipo “ci sono”… vallo a spiegare quel “ci sono” poi) pare siano quelli più scafati o che si sono già presi uno spavento perché quasi scoperti, ma sono sopravissuti alla fatidica domanda: “chi è questo qui/questa qui che ti manda il cuoricino?”, ammesso che abbiate avuto la fortuna che fosse un cuoricino e niente altro di più esplicito…

Questi sopravissuti all’incidente potenzialmente letale per il matrimonio e simili, forti dello spavento e della lezione impartita, dunque si sarebbero fatti molto più attenti.

Le loro comunicazioni fra amanti sono diventate più accorte, mi racconta per esempio Anna, 41 anni, amante da un anno, sposato lui sposata lei. E dato che è impossibile per gli amanti, visto il tempo a disposizione, parlarsi sempre al telefono (per esempio di notte), i nostri amici (quanti ne conosciamo, e quanti di noi sono stati amanti!) hanno dovuto industriarsi.

Così rieccoci con il poke, messaggio poco capibile per gli eventuali osservatori scomodi, qualcosa di non leggibile immediatamente e chiaramente (al massimo vi beccherete la domanda: chi è questo qui che ti manda un dito? Alla quale la stragrande maggioranza risponde boh, sarà un errore) ma subito traducibile per il linguaggio segreto degli amanti.

Ed ecco che poke allora diventa “sei libera”?, “puoi parlare, chiamare?”, oppure, per i più sgamati significa “Vai di là”.

Vai di là di solito è una mail con nome finto che i due amanti si sono scambiati per passarsi soprattutto fotografie di un certo tipo, un classico dell’amantato. Ma pochi usano questo metodo perché, mi spiega sempre la mia amica Anna, la mail non è una chat, può andar bene se foto e messaggi te li vuoi tenere o li leggi in un secondo tempo, ma vuoi mettere col bello della chat che ha il dialogo immediato e che ti infiamma sempre di più? Allora meglio qualcosa tipo Telegram.

Telegram? In effetti, quando i miei amici (non solo Anna) mi hanno fatto scoprire questa chat tempo fa, mi sono detto: beh, sembra fatta apposta per la segretezza. Ha un codice aggiuntivo per entrarci (o l’impronta del dito, comodissima se hai il telefono con questa opzione), puoi iniziare una conversazione segreta con lei o con lui che ha un timer di autodistruzione che imposti (va da pochi minuti a ore e giorni) e che cancella, udite udite, non solo quello che hai scritto tu sul tuo telefono, cosa che gli amanti dovrebbero già fare di deafult per far sparire le tracce compromettenti (ahia, quante dimenticanze…), ma anche dall’altra parte sparisce istantaneamente tutto, cioè sul telefono di chi riceve i tuoi messaggi. E non credo siano molte le chat che consentono una cancellazione totale bilaterale timerizzata del genere, ditemi voi se sbaglio.

Quindi la sequenza dell’amantato 2.0 sarebbe il poke e poi ci si trova su telegram o in altri lidi, se non vogliamo avere neanche le notifiche (criptate in questo caso) che ci avvertono di un messaggio.

Il poke dunque sopravvive, almeno nei racconti di chi ha voluto confidarsi sul suo uso “promiscuo” (termine ironico, sapete quanto sia indulgente sul sesso e sulle storie parallele…), fra gli amanti delle chat e non solo.

Ma in effetti da noi sembra che pochi lo usino e lo conoscano o, forse, hanno smesso di usarlo dopo i primi tempi, per comodità o prese più… dirette.

E nonostante il fatto che i numeri degli amanti rappresentino un “mercato” potenziale enorme: secondo le stime, immagino per difetto (non si risponde volentieri a certi sondaggi, o forse non si dice sempre la verità, come con le domande sul sesso tipo “quanto duri” o “quanto ce l’hai grande”), il 60% degli uomini ha tradito almeno una volta e lo ha fatto anche il 50% delle donne.

Io però tutti questi poke da amanti non li vedo. Ma forse perché non vanno fatti vedere… Il codice del silenzio è condanna e insieme salvezza (e tensione erotica, why not) di due non liberi che si amano.

Che ne pensate? Voi usate il poke? E perché?

Sincerely yours

Nuove coppie: le regole per iniziare bene per lui e per lei

Un’amica mi chiede: ma nel momento in cui ti piace un uomo e decidi di metterti insieme a lui dopo qualche tempo di frequentazione (il solito sequel di aperitivo, cena e poi finalmente si deve decidere se quagliare) ci sono delle regole morali che i due dovrebbero rispettare?

Due cose mi vengono subito in mente: la parola regola, in amore, non mi piace molto. L’amore e, soprattutto il sesso, non hanno regole, sono refrattari alle regole, sono abiti su misura. Morali poi mi suona da censorio e beghino, tipo quelli che additano gli amanti come infami zozzoni traditori senza chiedersi il perché e il percome un uomo e una donna impegnati cercano amore sesso sentimenti emozioni (in parte o tutti) fuori dalla sacra famiglia.

Detto questo e riflettendoci bene però trovo che alcune regole di ingaggio, termine che i militari usano per definire quando è lecito rispondere al fuoco nemico, ci siano. Provo a sintetizzarle per lui e per lei, poi giudicatene voi la bontà.
Ricordo che parliamo di una coppia ai primi momenti, ore e giorni di relazione.

Regole per lui

1. Verità

L’uomo se va male tende a essere bugiardo o se va bene silenzioso e reticente, di solito o perché nasconde qualcosa o perché non vuole rogne, non vuole litigare o comunque sentirsi pippe da lei. La prima regola è Verità. Lasciando stare i casi limite di bugie (tipo sono single e non lo è) un uomo dovrebbe presentarsi, l’ho detto tante volte e lo ripeto, come a un colloquio di lavoro: almeno non vendere quello che non è e non sarà mai, pena ottenere il posto di lavoro (in questo caso nel vostro cuore e letto) e non saperlo sostenere. Chi mente pone già la parola fine al primo capitolo di un libro brevissimo sulla coppia. 

2. Dedicare tempo a sufficienza. 

Noi uomini dedichiamo molto tempo alla donna, soprattutto all’inizio, a scopo puramente sessuale. La verità è che su 24 ore passate con lei 12 le destineremmo ad atti sessuali in comune o goduti come piacere ricevuto e non ricambiato, 8 a dormire e il resto a mangiare. Le donne invece possono anche reggere le 12 ore di sesso (in realtà a loro ne basterebbero 3 ben fatte), in genere dormono meno di noi e mangiano meno di noi ma hanno uno spazio “coccole e parlare” che noi non possiamo fare finta che non esista o prenderlo in considerazione solo per arrivare più in fretta al letto. Dobbiamo rivedere da subito la nostra tempistica. 

3. Non promettere l’impossibile

Il maschio, per andare in gol, spesso promette la luna a una donna. Lo fa per strategia, a volte per eccesso di entusiasmo, spesso per ottenere più favori sessuali o calmarne le “pretese”. Vacanze, weekend, regali, case, convivenza sono cose importanti: promettere di andare a vivere insieme presto, o di fare tutte le vacanze insieme quando sappiamo che non possiamo farlo a breve è scorretto e deleterio per la coppia. Peggio se non diciamo che noi di figli ne vogliamo o facciamo i possibilisti, quando sappiamo in cuor nostro che quelli che abbiamo sono già “troppi” o non ne vogliamo più. Non si bara su questi fondamentali.

4. Avere il coraggio di lasciarla

Lasciarsi non è un problema immediato (almeno spero) della coppia appena formata, ma nelle regole d’ingaggio pre-relazione deve esserci, per lui, l’impegno ad avere il coraggio, un giorno, di dire ti lascio, se toccherà a lui. Perché l’uomo medio non lascia mai, si fa lasciare. E per farsi lasciare spesso umilia o tratta così male la compagna da farla soffrire al punto che lei prende la decisione. Ma in realtà l’ha provocata lui per non sentirsi colpevole, quando magari per ottenerla si è coperto di colpe ben più gravi e dolorose di un addio fatto bene, spiegato e comunicato nei dovuti modi (non con un messaggino, mi raccomando!). 

5. A letto conta il suo orgasmo, non il tuo

Il sesso, ripeto, non ha regole. Ma si sa che l’uomo, in genere, è più assetato di sangue della donna e tende a fare cose, prendendosele d’imperio, che magari a lei non piacciono. Il rapporto anale “senza preavviso” e dovuta preparazione (un uomo se lo deve meritare) è un esempio, ma anche il pretendere troppi rapporti senza preliminari o fellatio senza un grazie, se lei non è d’accordo o in qualche modo tollera le richieste per farvi piacere non va. L’orgasmo della donna è il vero metro del piacere di coppia, non quello dell’uomo, che può essere frutto di una eiaculazione precoce sulla quale si sorvola, tanto… Eh no cari signori, il sesso è bello se si gode in due, sempre e democraticamente. Se poi lei ha i nostri gusti e viceversa, o a letto è un “maschio ( le mie donne preferite, piene di fantasia e iniziativa), tanto di guadagnato. 

Regole per lei

1. Non pensare solo di appendere il cappello 

Molte donne che conosco hanno superato i 35 anni, sono reduci da un divorzio e hanno figli da precedenti matrimoni. Trovo assolutamente lecito che si facciano dei film sulla famiglia in grado di funzionare da più punti di vista, quando conoscono un uomo, soprattutto se sono madri. Quindi, quando conoscono un uomo interessante, trovo lecito che pensino a quanti soldi ha, se vuole dei figli o accetta quelli esistenti, se vuole mettere su famiglia solidale no. Ma… sono pensieri e valutazioni che non possono essere la causa prima del fatto che decidiate di mettervi insieme a una persona. La valutazione prima non è sul portafoglio o sulle sue intenzioni a medio termine, ma sulla persona punto. Vi piace? Vi fare ridere? State bene con lui? Da qui si inizia, non dal conto in banca. Altrimenti siete fra quelle che vogliono solo appendere il cappello. È probabilmente non ci riuscirete se agite così, manco quello.

2. Non fate le profumaie

La profumaia è la donna che te la fa pesare fino alla morte. Te la fa annusare, vedere, magari toccare, ma non si fa scopare finché l’uomo non è stremato. O scappa. Esiste un tempo fisiologico per decidere di andare a letto con un uomo. Personalmente, trovo che possa essere anche la prima sera, se il feeling è quello giusto. Il sesso, come il bacio, non mentono, quindi perché procrastinare troppo il letto? Prima è prima saprete se lui è l’uomo giusto perché, credetemi, una buona sessualità di coppia fa l’80% della felicità di coppia. Lo so, c’è la storia che se la dai la prima sera magari qualcuno (forse lui, se è un limitato) può pensare che sei una “facile” ma sono grandi cazzate. Posso capire quindi che rimandiate a qualche “giro” dopo, ma se tutto va bene, la prova del nove (si chiama bacio) è stata superata, non c’è motivo per resistere. O voi non avete voglia, e allora meglio non pigliare in giro nessuno e aspettare quello che vi accenda come una torcia subito, o indugiare significa solo far incazzare e rischiare.

3. Non fate le patate d’oro.

Na lavada n’asugada la par neanca adoperada. Per quanto siate belle e desiderabili, la patata d’oro non esiste. Quindi è giusto che siate consce della preziosità della vostra patata, che la gestiate al meglio concedendola solo a chi se la merita davvero, ma non solo non è d’oro e non si sciupa (na lavada n’asugada…), non vi dà nemmeno il diritto di accampare pretese assurde. Conosco donne che dopo il primo rapporto sessuale pretendono che l’uomo sottoscriva cambiali e mutui sentimentali per la vita perché “ormai te l’ho data, è la cosa più preziosa che ho è quindi da ora in poi tu sei mio e devi fare quello che voglio io”. Vi ricordo che nessuno è obbligato ad andare a letto con nessuno, che lo scambio di fluidi e di godimento (spero) è reciproco e non dà diritti alcuni, contrattuali, matrimoniali o relazionali. È solo il primo grande step di una nuova coppia, e serve soprattutto per capire se funzionate bene insieme. Non è un’arma di ricatto o di pressione. È non è d’oro. E le miniere che la offrono, la patata d’oro o simil oro, sono molto diffuse.

4. Siate donne, sempre

Quando ci innamoriamo di voi siete delle strafighe. Tacco 12, abitini da erezione da impiccato, ben truccate, profumate. E chi non vi salterebbe addosso ogni minuto? Dormite nude o vi presentate con dei completini intimi da congiuntivite. Ecco, non deve essere la collezione della settimana della moda e poi segue un anno di saldi col pigiama antistupro. Curatevi. E anche noi ci faremo la barba e la doccia, promesso!

5. Rimanete zoccole

Zoccola, termine dispregiativo per alcuni “illuminati” che invece, in certi contesti fra partner, assume significati goderecci ed eccitanti. E che ha una valenza positiva, se lo guardiamo con la lente della giusta sensualità e seduttività femminile e di coppia. In proposito vi racconto un aneddoto. A tavola 5 amici parlano dei loro datati matrimoni. A un certo punto uno dei 5 chiede: chi è ancora fedele di voi? Uno alza timidamente la manina. Scoppia la risata corale ironica. Ma il miglior amico del “fedele”, che è presente, si alza e lo difende: guardate, cari signori, che lui è davvero fedele a sua moglie! E sapete perché? Perché sua moglie è rimasta zoccola come quando si sono fidanzati, fanno ancora i numeri a letto loro! Così lui non ha bisogno di cercare del buon sesso fuori di casa. E le nostre? Erano zoccole anche loro, si sono trasformate in mogli! Insomma, il vecchio segreto del matrimonio che funziona dei nostri nonni che diceva “signora in salotto zoccola in camera da letto” è l’antidoto migliore alle corna nei secoli dei secoli. 

Mi pare che sia tutto. Magari non saranno regole auree come la patata d’oro, ma li trovo buoni consigli, che seguirei se fossi in me.

Sincerely yours

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“Couple” by David Hepworth is licensed underCC BY 2.0

Esistono relazioni che creano dipendenza?

lucifer

Una relazione può creare dipendenza? No, non parlo di quelle relazioni che vanno a finire sui giornali perché si arriva a eccessi patologici tipo violenza o schiavismo.

No, parlo di quel tipo di sudditanza strisciante, quotidiana, dolorosa ma non letale che prova chi è innamorato ma non corrisposto. Dipendenza appunto.

Amanti, nuove coppie, vecchie coppie: quando l’equilibrio democratico che dovrebbe governare il vero amore vede invece il prevalere di uno sull’altro, perché uno ama meno dell’altro (a volte molto meno), chi è innamorato totalmente diventa succube in modo più o meno accentuato, più o meno doloroso, perché è dipendente di una persona che, in misura da accertare caso per caso, può fare a meno di lui, di lei.

I sintomi di dipendenza sono più subdoli nelle coppie tradizionali, che stanno costruendo insieme le regole immediate e future del rapporto di coppia, perché spesso partono da piccole cose, da piccole privazioni in crescendo che uno subisce per colpa dell’altro, e che sopporta perché ha paura di perderlo.

Negli amanti i sintomi di dipendenza sono più chiari, perché il rapporto parte già con dei paletti molto evidenti: il tempo insieme sarà poco e rubato, niente feste comandate condivise, niente vacanze se non sporadiche. Qui è la parte emotiva e il ruolo dell’altra, la moglie o convivente o fidanzata ufficiale, che spesso sono i veri indicatori della dipendenza di uno dei due.

Parlavamo di tempo condiviso. Iniziamo dalla coppia “regular”.

Se è vero che una coppia deve, per preservare l’identità dei suoi componenti (quanto è importante non condividere tutto per garantirsi longevità amorosa, lo credo fermamente dopo due matrimoni, diverse storie importanti e i tanti vostri racconti) avere un’area personale riservata, è anche vero che questa quota non può superare un minimo sindacabile accettabile di tempo non condiviso.

Il suo calcio o la sua palestra? Ci stanno, ma non possono sempre far saltare il weekend insieme. Le uscite da soli con gli amici? Sono sanissime e raccomandabili, ma non possono superare o scalzare le uscite a due. Sempre o troppo. Non parliamo delle vacanze separate (anche parzialmente), un sintomo inequivocabile di disagio di coppia e dipendenza di chi lo accetta, se non è davvero (davvero!) frutto di un volere comune.

Insomma, se immaginiamo la vita di una coppia felice, e poche balle si è felici se si sta insieme parecchio non il meno possibile, il 70% del tempo deve essere condiviso. Se uno dei due impone all’altro, che accetta suo malgrado, un’area privata superiore si crea un malessere di coppia e una particolare forma di dipendenza: accetto che tu faccia quello che vuoi per molto più tempo di quello che vorrei perché ho paura di perderti, e se ho paura di perderti imponendo le mie giuste ragioni (un equilibrio più a favore della coppia) sento che mi amerai meno o te ne andrai.

Sì, ma in questo caso l’amore dell’altro dov’è se è pronto ad andarsene o a rivedere la sua quota di “amore” perché non vuole stare abbastanza con te? Semplice: in questi casi tirate avanti voi perché, grazie alla vostra dipendenza da lui o da lei, accettate ciò che non accettereste mai se non foste “dipendenti”.

E così in tante altre piccole, medie e grandi cose: accettate che lei vi interrompa o vi sconfessi davanti a estranei, amici o peggio i figli (gravissimo: i genitori devono essere un monolito unico e compatto con i ragazzi, si litiga dopo, in privata sede). Nel sesso lui si soddisfa e non pensa al vostro orgasmo, o vi chiede troppo spesso solo di soddisfare lui. Si guarda solo quello che vuole lei al cinema o alla tv. Non si esce mai insieme. Il calcio, il lavoro sono intoccabili e soverchianti. Insomma, piccole grandi cose che, sommate e prolungate nel tempo, dicono solo una cosa: state sopportando tutto questo perché? Perché gli volete bene senza remore o riserve? E lui? E Lei?

Gliene avete parlato? Certo che gliene avete parlato, e tante volte. Qui la dipendenza si vede da come sono cambiate le risposte del “dominante” di coppia. Prima erano: “sì hai ragione mi prenderò più tempo per noi”. Poi è diventato: “sì hai ragione”, magari guardando il telefonino. Poi: “ho bisogno dei miei spazi faccio quello che posso”. Infine: “non essere opprimente, lasciami vivere!”. E voi? Giù il rospo. Lui dominante, voi dipendente, succube, silente, prima o poi.

Magari minacciate, sbraitate. Ma mi ricordate quella povera prof del mio liceo che era troppo buona. Ogni volta che entrava, tutta la classe si trasformava in uno zoo: chi faceva il verso del gallo (io), chi la scimmia, chi l’elefante, perfino le ragazze imitavano animali, persino la secchiona di classe rideva. Un’umiliazione che la povera prof tentava, ogni volta, di ribattere allo stesso modo. Prendeva il registro di classe e diceva: ora vi scrivo una nota. Una nota che non arrivava mai. Tanto che il sottoscritto, all’epoca studente scapestrato e dominante crudele, l’ennesima volta ebbe pure il coraggio di sfidarla dicendole: tanto non la scrivi. E non la scrisse. Pierino e il lupo. Io dominante, lei dipendente, in quella strana coppia scolastica. Ma non siamo molto distanti dalle dinamiche di coppia vera.

Negli amanti la dipendenza non è tanto legata al tempo, anche se poi incide anche su questo rendendolo meno disponibile e più virtuale (tanta chat/messaggini e pochi incontri) o sessuale (poche ore di solo sesso), ma al ruolo dell’altra, come dicevo.

Nella prima fase dell’amantato l’altra, cioè la “titolare”, non ha molto peso. La coppia “clandestina” (modo orripilante di descrivere due che si piacciono e scopano insieme anche se sono occupati su altri fronti, un po’ come “traditori”, altro vecchiologismo da confessionale) se la gode quando può, come può e non ci pensa troppo.

Poi, però, se l’amantato tende verso l’anno di longevità, spesso uno dei due si innamora. E qui iniziano i guai. E la dipendenza. Perché di solito l’uomo (è lui nella maggior parte dei casi), pur dichiarandosi innamorato (e spesso crede di esserlo davvero, ma di fatto lo è con riserva) non lascia la moglie. I motivi sono sempre quelli (affetto, senso di colpa, abitudine, paura di un nuovo grande passo, soldi, figli), ma nella dipendenza è l’atteggiamento che conta. Lui soffre? Quanto soffre? Più o meno di voi? In ogni caso, anche se sembra soffrire come voi, è lui che prende la decisione di non mollare la moglie. O il marito. E voi non prendete la decisione, per questo, di mollare lui. A volte per anni. Di infelicità. Ecco la vostra dipendenza. Anche voi avete paura di perdere qualcosa che non è vostro al 100%, e ve lo fate bastare. Per anni.

La dipendenza è infelicità, sia che siate amanti trascurati o membri di una coppia dove l’altro fa sostanzialmente quello che vuole. Si nutre di quella porzione rimasta di bello della coppia (sesso, risate, pochi momenti ok insieme) che però il dominante ha ridotto a suo piacere, immagine e somiglianza.

Dunque l’altro, il dominante, è il diavolo? E qui mi ricollego all’immagine di questo articolo con l’angelo caduto che in una serie tv di successo, Lucifer, si lamenta di essere diventato, nei secoli dei secoli, il capro espiatorio di tutte le malefatte dell’uomo.

E qui forse vi stupirò, care lettrici e lettori. Il dominante non è Lucifero, il dipendente non è sempre la vittima (ripeto, parliamo di casi normali, non di violenza o patologie o cronaca nera, anche se certe dipendenze possono portare a certi abissi).

Io credo fermamente, ancora di più nelle dinamiche di coppia, che noi siamo i fautori del nostro destino. Noi forgiamo la coppia, i suoi equilibri, le sue fattezze.

Spesso si dice che le donne cercano di plasmare il proprio uomo secondo un ideale di principe azzurro che si sono fatte, se quello che hanno scelto non è conforme al 100% a questo ideale. Lo fa anche l’uomo, non tanto per plasmarvi, ma per farsi, spesso, i fattacci suoi senza rompimenti di palle. Ma non è dominio questo, in un equilibrio di coppia fa parte del crescere e cambiare insieme. Dominio è rinunciare alla propria volontà e identità e felicità a quote crescenti e nel tempo.

Ma il dominante, che sia un lui o una lei, non è il diavolo. Nulla vi viene fatto fare che voi non vogliate fare. Siete voi che avete deciso di sopportare, non vedere, inghiottire i rospi, aspettare, accettare, chinare il capo. Lui/lei sono cattivi, crudeli? Forse, ma è una ragione in più per bloccarli, lasciarli. Avete scelto voi la via della dipendenza. Potevate lasciare in ogni momento, e lo sapete.

Siete infelici? Siete ancora in tempo per spezzare le catene che voi stessi avete forgiato. Non ce la fate? Scegliete un tutor: può essere un amico vero o un professionista, cuonselor o psicoterapeuta o, perché no, un bravo medico psichiatra che sappia anche dialogare, non solo prescrivere farmaci (mica è il medico dei matti, come si diceva una volta).

Sarà un percorso doloroso, vero, ma la libertà non ha prezzo. E dietro la libertà c’è spesso una nuova esperienza, sicuramente più consapevole e felice. Anzi, la seconda cosa da fare, dopo il tutor, è farsi un nuovo amico o amica (fosse anche solo per ridere e/o scoparci, per sentirsi di nuovo “importanti”, guardati e desiderati), credetemi.

Dunque, la risposta a “esistono relazioni che creano dipendenza” per me, salvo rari casi (ripeto: non parliamo di casi estremi ma di dinamiche di coppia normali, per quanto affardellate dall’infelicità), è NO.

Non prendetevela quindi con il diavolo, perché il diavolo, al massimo, siamo noi. Noi che scegliamo la via della “dipendenza” da un altro che non ci ama quanto noi lo amiamo senza ribellarci subito, durante, dopo, comunque in tempo.

Sincerely yours

La mia intervista rilasciata al blog Student’s Generetion

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Come ho iniziato a fare il giornalista? Chi è stato il mio maestro, mentore e mi ha aiutato nella carriera? Cosa penso dell’istruzione oggi? E dei giovani? Sono indolenti o vivono una realtà troppo difficile? Che cosa va cambiato in Italia?

Domande da 10 milioni di dollari che mi hanno fatto gli studenti blogger di Student’s Generation alle quali ho tentato di rispondere.

Come? Leggete qui e lo saprete.

Forza ragazzi, ce la farete (se studiate l’inglese…).

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Sincerely yours

Lui ti sta mentendo o dice la verità? 


 
Cara donna e lettrice… Lui ti dice la verità o ti sta mentendo? Su tutto o su qualcosa? Puoi fidarti oppure no? È un bugiardo o è onesto?

Dietro a questi quesiti e sospetti si tormentano migliaia di donne ogni giorno, alle prese con maschi sempre più silenziosi, introspettivi, sfuggenti, omissivi eeee sì, anche bugiardi.

Ma allora, come distinguere il riservato dal bugiardo, l’omissivo dal vero timido, lo sfuggente colpevole da quello distratto e innocente? Da questo a volte dipendono scelte più o meno decisive per i vostri sentimenti.

Si va dal semplice “gliela mollo oppure no” delle schermaglie iniziali, dove si deve costruire quella fiducia tale perché lui “se la meriti” (a meno che non si decida di rispondere anche al feeling sessuale, cosa diffusa e non criticabile, anzi per me fisiologica anche ai fini della vera conoscenza), ai grandi drammi degli amanti, dove c’è un lui che promette di lasciare la moglie per voi. 

Come discernere la verità dalla balla? Qualche elemento generale applicabile alla categoria Uomini c’è. 

Non credo innanzitutto al linguaggio del corpo, perché vige la regola della pressione. La regola della pressione dice che la minima e la massima vanno misurate più volte (in genere tre e poi si fa la media) perché solo il fatto che ve la stia provando il medico o state pensando di farlo voi emoziona, e quindi la alza. 

Figuratevi un uomo davanti a voi che lo guardate con occhi penetranti di bragia dantesca e fate una domanda cruciale tipo “mi ami davvero?” “Lascerai tua moglie” o “con chi eri ieri sera”. Se non è un bugiardo professionista, ormai abituato alle bugie tanto da non fare una piega alla domanda a bruciapelo, chiunque altro sfuggirà con lo sguardo, si toccherà la fronte o il naso, si stropiccerà le mani o farà uno di quei mille gesti catalogati nei manuali della lettura del linguaggio corporeo. Quindi io non ci credo, anzi, sospetterei di più di una risposta data senza segnali corporei, tipo cyborg. Lui, infatti, si può sentire a disagio per l’interrogatorio, non per la domanda in sé. Come lo studente preparato che non passa la prova per l’emozione di stare davanti al professore. 

Detto questo io penso che l’uomo sincero abbia due caratteristiche principali: il non contraddirsi e il saper dire anche cose spiacevoli. 

Chi mente, infatti, deve mentire sempre di più per far reggere la sua storia la quale, col passare del tempo, è sempre più balla e sempre meno verità. È inevitabile che prima o poi si contraddica. 

Sul luogo, sul suo passato, su quello che ha fatto ieri, su dove è stato quella volta e andrà domani, fateci caso, deve essere già successo almeno una volta, se avete una storia che non vi convince fra le mani.

Non sono le balle grandi a tradire “pinocchietto”, sono quelle piccole, quelle che si devono raccontare tutti i giorni e si dimenticano facilmente. Lì il mentitore cade in contraddizione. 

All’inizio di una relazione, quando dovete decidere se andare a letto con lui o no, se iniziarci una storia o no, ma anche se continuarla, quello che conta è la sua coerenza. 

Un uomo onesto sa porre anche dei limiti alle potenzialità di un nuovo rapporto, non fantastica o promette. La sua parola chiave è “se”: se saremo insieme potremo… sognare non è proibito, strafare sì. L’uomo onesto frena, il bugiardo spinge. Vacanze insieme, futuro insieme, figli insieme… al bugiardo non costa nulla, come a certi politici, spararle grosse, all’onesto sì. L’onesto mette più paletti anche a costo di perdervi, non illudendovi. Per l’onesto il domani è da conquistare insieme, per il bugiardo il domani è già oggi. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. 

Il vostro uomo lasciatelo comunque parlare e fate domande. Lo so, sembra un interrogatorio, ma se fatto con garbo e in modo furbo non farete la figura della stracciapalle facendo scappare magari un buon “partito”.

 Il bugiardo esagera anche in cose che non hanno bisogno di essere esagerate con voi (il lavoro, gli hobby, le amicizie importanti, i viaggi, il denaro…) mentre diventa elusivo e poco ciarliero su cose molto personali tipo matrimonio, separazione, status sentimentale, tempo disponibile per voi e in generale…

Al contrario, un uomo che si apre con voi raccontandovi dettagli personali, problemi sentimentali passati, difficoltà anche economiche o lavorative, senza esagerare in perdita di dignità e lamentosità (altrimenti non sarà un bugiardo ma forse cerca la mamma e non una donna), senza perdere di autorevolezza e solidità maschile (l’uomo deve essere uomo) è sicuramente da giudicare positivamente, soprattutto se lo fa ai vostri primi incontri. 

Il bugiardo poi racconta solo successi, non parla di insuccessi, non esistono, a meno che non voglia un prestito da voi. L’onesto, se voi gli piacete come persona oltre che come donna, potrà anche raccontarvi un suo fallimento personale (matrimonio, figli, lavoro…) perché, anche se siete ai primi incontri già vi stima, già sta investendo in voi.

Attente in questi casi a non fare un errore purtroppo diffuso fra le donne: trasformare ogni occasione in un interrogatorio. Se è giusto farlo col presunto bugiardo perché ogni occasione vi fa crescere i dubbi su di lui, ed è utile perché farà scappare a gambe levate “pinocchietto” che non reggerà a lungo l’investigatrice che c’è in voi, l’onesto prenderà questo inutile e contorto protrarsi di domande e controdomande, trabocchetti e allusioni alla bugia come un’offesa, una mancanza di fiducia e la prova provata che ha incontrato una rompicoglioni patentata. Continuerà a ripetervi la sua posizione, ma non all’infinito. Risponderà alla stessa domanda nelle vostre 20 versioni, ma poi si sentirà preso in giro. E sarà lui a lasciare. 

Se il bugiardo, infatti, per ottenere quello che vuole ha iniziato con voi un percorso di menzogna, l’onesto ne ha iniziato uno di progressione bilaterale. Con quest’ultimo le domande devono scendere, non aumentare con gli incontri. E non potete pensare che ogni volta che lo vedete si riparte da zero. E non è possibile umanamente “fargliela vedere” ogni volta senza dargliela in tempi ragionevoli. Oppure dargliela a intermittenza, a seconda del vostro umore e, soprattutto, dei vostri sospetti a scadenza alternata. Avete a che fare con un uomo adulto, non un questuante morto di figa (più diffuso fra i bugiardi). 

Siete Fra quelle che considerano il sesso un “premio” da concedere solo a chi se lo merita? Se è vero che siete più protette dai bugiardi, che hanno poca pazienza (in fondo le bugie non sono che scorciatoie), è anche vero che rischiate di perdere per eccesso di diffidenza o di uso del tempo a vostra disposizione l’uomo onesto e davvero interessato a voi. 

Il sesso poi, non dimenticatelo, se per voi è un premio, per la Natura è il modo più naturale e profondo per conoscersi davvero. Colpi di fulmine a parte, sempre più rari proprio per la diffidenza imperante, è attraverso il primo bacio e poi il sesso che due persone capiscono se andranno avanti o no. Il sesso serve anche a voi come know how. A un certo punto decidetevi, non siamo nell’800!

Anche perché lui può esservi sembrato un campione di onestà a parole, ma se poi bacia o scopa male? Ci avevate pensato? Queste cose non si possono prevedere… e poi che fate, gli insegnate l’arte?

Molte donne si stupiscono di quegli uomini che spariscono dopo due o tre scopate. Certo, ci sono anche gli sportivi, quelli che devono accumulare trofei e quindi hanno un turn over di donne alto, ma ci sono anche quelli che, nonostante la prova orale superata (conta anche molto quella alla quale state pensando, birichine!), rimangono delusi da quella più concreta a letto. Non hanno il coraggio di dirvelo e spariscono? In certi casi una bugia bianca ci sta, solo i bambini dicono sempre la verità, anche se io, persino in questi casi, ho preferito essere franco. 

Ma non andiamo sul personale, sono solo un testimone dei costumi di coppia imperanti, e torniamo al bugiardo.

Il tempo è galantuomo, diceva mio nonno. E aveva ragione. Prendiamo gli sposati che vi dicono che lasceranno la moglie, sì prendiamo gli amanti. Quando vi dice la lascerò mente o è onesto?

La separazione è un percorso. Medio-lungo se vi sono figli e la coppia ha esaurito la sua spinta propulsiva in modo pacifico e “naturale” (gli sposi diventati amici, i matrimoni di lungo corso, la routine ammazzasesso a lungo andare), corto se il matrimonio è altamente conflittuale.

L’acceleratore di questo processo siete voi, conosco pochi uomini che si separano se non hanno una donna all’orizzonte, almeno una compagna potenziale. A meno che non ne possano davvero più della vita precedente, allora la separazione è una fuga, come certi matrimoni d’altri tempi che devi fare per cambiare famiglia e città. 

Se lui ha detto che voi siete la donna della sua vita e che lascerà sua moglie per voi (ripeto: se lo ha detto chiaro e forte) i casi sono due: o il suo percorso, in un ragionevole tempo avrà una progressione chiara (più tempo con voi, più decisione, inizio delle pratiche) o non l’avrà e sarà costellato di scuse e anche marce indietro. Il tempo sarà fermo, il percorso senza orizzonte visibile, mai.

Allora le promesse saranno state, se non balle, mere intenzioni. Conosco uomini veramente convinti di rifarsi una vita con l’amante in teoria, ma poi di fronte al grande passo non ce la fanno. Forse non sono dei bugiardi, ma non hanno i coglioni per vivere il vero amore, mi raccontate spesso voi, e forse avete ragione. O forse non vi amano abbastanza, meno comunque delle loro paure, dubbi, abitudini. In questo caso, appunto, non è l’interrogatorio ma il tempo a smascherare il “bugiardo” e premiare l’onesto. 

A voi, dunque, la scelta in base al suo profilo: lasciare o investire nel futuro. Il tempo è galantuomo, ma voi non fatene passare troppo per decidere, sia per il sì sia per il no. In ogni caso. Tempus fugit 

Sincerely yours 

Separati in casa: “vigliacchi” o “eroi”?

I separati in casa per me sono degli eroi, nella maggior parte dei casi.
Dileggiati dalla maggioranza dei facili giudici delle scelte altrui perché ritenuti vigliacchi, pavidi e opportunisti, nella realtà spesso scelgono la condizione di rimanere sotto lo stesso tetto coniugale per nobili o “pesanti e pressanti” motivazioni. Roba, se non da eroi, da persone responsabili. 
Quali sono le motivazioni più diffuse che fanno decidere a una coppia di fare i separati in casa nonostante amore e sesso (io non li disgiungo mai, perché sono tutt’uno) siano finiti?
Ecco quelle che secondo me giustificano tale scelta 

I figli piccoli

Premessa: l’atmosfera in casa deve essere civile. Niente litigi o peggio scenate davanti ai figli, confronti che non devono mai uscire dalla camera da letto. Altrimenti, se c’è la guerra dei Roses, piccoli o non piccoli è meglio anche per loro che i genitori vivano in case diverse, sono d’accordo. Se invece i genitori non si amano più, non scopano più ma c’è ancora affetto, rispetto e un progetto comune soprattutto sulla prole il sacrificio di parte della propria libertà è dovuto. Nessun figlio capace di intendere e volere, infatti, preferirà mai, in condizioni pacifiche (lo ripeto, ci siamo capiti bene?) che mamma e papà stiano lontani da lui o che lo vedano a turno. Nessun figlio. Poi, poverini, si adattano anche loro, ma si adattano, la felicità è altra cosa. I due genitori invece possono salvaguardarne la crescita serena, almeno per un po’, con lo sforzo di stare insieme anche se formalmente e, se sono intelligenti e civili, di comune accordo si creeranno spazi di libertà individuali per andare avanti. Una farsa? Allora meglio sacrificare i figli certo, immolarli al dolore della separazione in nome della verità. Io questo sì che lo chiamo egoismo, i figli non hanno chiesto di nascere. I figli se ne accorgono che non vi volete bene? Palle, se siete persone equilibrate e non c’è conflitto non succede. Capisco invece se il figlio ha meno di un anno: qui la separazione vera ci sta, è troppo piccolo per soffrirne i passaggi. Perlomeno i passaggi… negli altri casi, col tempo, crescendo, il figlio potrà capire e voi completare la separazione. Ma… prima i figli. Ps: alcuni giudicatori negativi dei separati in casa non hanno figli. Consiglio di averne, prima di profferire verbo. Io non giudico le tecniche di paracadutismo. 

I soldi

I giudici dei separati in casa spesso li additano come approfittatori a scopo di lucro. Non si lascia un marito o una moglie che garantiscono la sopravvivenza economica. A meno che non si abbia un bravo avvocato da assicurare la sopravvivenza anche dopo la separazione (ma nessun avvocato giura su nulla, mai) o si sia ricchi. O non si abbiano pendenze, ossia mutui, case in comune, comunione di beni strategici per la sopravvivenza. Nell’era della crisi sciogliere quel sodalizio fatto di due stipendi in comune e comunione dei debiti significa,spesso, affrontare la miseria. Significa metter su casa da soli, pagare salate parcelle legali (costa anche separarsi consensualmente), vendere beni o rinunciarvi e vivere di un solo stipendio nel deserto economico e pluritassato di adesso, con opportunità di migliorie lavorative zero. Quindi o siete ricchi o non avrete nessuna voglia di fare la coda all’opera San Francesco dove vi sono i poveri ma anche i nuovi poveri, i divorziati rovinati dal divorzio. Una buona ragione per rimanere separati in casa. Certo, ci sono anche gli approfittatori, quelli che hanno appeso il cappello come si suol dire, ma qui parliamo di una coppia che non si ama più ma si guarda in faccia e ha il coraggio di dirsi: noi non abbiamo i soldi per separarci e/o divorziare. Glieli prestiamo noi? Tu?

L’affetto

Ci sono coppie che smettono di amarsi ma si vogliono ancora bene. Sono spesso coppie di lungo corso, che oggi hanno una certa età e che si sono messe insieme a scuola o a vent’anni, perché si sono innamorate giovani. Purtroppo l’innamoramento ha un timer. Quando scade può rimanere l’affetto, ma la passione se ne va. Ci sono coppie che sono in grado di vivere insieme senza passione, senza fare sesso per mesi. Queste coppie non si lasceranno, e anche se incontrano persone interessanti non le vedranno. L’affetto basta. Sono coppie rare. E poi, di fatto, una coppia che non fa sesso per me non è una coppia. Sono amici conviventi che stanno, nonostante tutto, bene insieme. Oppure questo tipo di coppia ha bisogno di fare ancora sesso e di provare l’emozione della passione, ma non al punto di mandare all’aria la convivenza, che va bene in tutto, sesso a parte. Ora qualcuno dirà: il sesso non è importante, col tempo viene sostituito da altro. Non ci credo. O vale per pochi belli addormentati. O per uno dei due della coppia e basta (ma l’altro, se non è un santo, cercherà avventure). Queste coppie spesso non si separano e sopravvivono “grazie” al tradimento di uno o tutti e due, cioè fuori pista periodici che appagano quello che manca, o sono coppie aperte non dichiarate, dove esiste un tacito accordo che se capita capita, ma noi non ce lo diciamo e rimaniamo insieme. Ipocriti? Perché? Si vogliono bene ma non si amano più. E la loro voglia di sesso come emozione ed espressione naturale dell’uomo e della donna è rimasta immutata, solo che deve essere soddisfatta altrove. Altrove, però, se dà sesso ed emozioni, non è sempre in grado di far saltare in aria quell’80% della coppia che funziona. Non è automatico innamorarsi di un amante, il più delle volte è solo utile in quanto boccata d’aria, viaggio all’estero, chiamatela come volete, ma non sufficiente a far saltare il resto di buono che c’è in un matrimonio. Quindi, fino a nuovo innamoramento, è giusto che i due condividano casa e tutto il resto, che funziona.

Il non essere pronti 

Una coppia in crisi, soprattutto se proviene da un grande amore precedente e non nasce da errori o salta nel giro di poco tempo, anche quando l’amore è finito fa fatica a separarsi. Anche se non ci sono figli. Prima della separazione reale attraversa molte fasi, spesso lunghe e sempre, sempre dolorose. La coppia deve attraversare la fase dello stupore: perché non è più come prima? Perché non siamo più felici come prima? La routine delle piccole cose è una ruggine che lavora piano, ma distrugge anche il ferro più resistente. Poi c’è la fase della non accettazione della realtà: è impossibile che non ci amiamo più, noi eravamo il “Mulino Bianco”, guarda le nostre foto che belle, impossibile non amarsi più. Poi c’è la fase della consapevolezza: i lunghi silenzi, la mancanza di attenzioni provocano infelicità, poi rancore, poi litigi. Litigi e Paci, litigi e Paci. Finché il tempo dei litigi annulla quello delle Paci, e il sesso non viene più usato come linguaggio universale e in grado di pacificare e sublimare anche le liti più accese, di sostituire le parole che non si riescono più a dire. Ecco, allora la coppia è davvero finita e si separa, ma la vera separazione in casa era già partita dalla prima volta che vi siete sentiti infelici. Anche questo è un processo lungo, non basta lo schiocco delle dita. Può durare anni, sotto lo stesso tetto. Io rispetto queste sofferenze, queste sofferte indecisioni.

Come vedi, caro giudicatore dei separati in casa, possono esserci motivazioni forti e persino nobili per restare sotto lo stesso tetto anche se non ci si ama più. Non sei convinto/a? Tu sei riuscito/a a tagliare di netto subito e nonostante tutto? Di sicuro te lo puoi permettere economicamente, con sacrifici certo, ma i tuoi conti all’epoca li hai fatti e allora devono essere tornati, perché anche i separati devono mangiare e pagare le bollette. Detto questo non sei più bravo, più serio, più corretto o un eroe. Sei solo l’eccezione che conferma la regola. Che non è quella dell’ipocrisia. Perché In una coppia in crisi nessuno ha diritto di ergersi a giudice e sentenziare sulle  disgrazie degli altri. E la separazione, di fatto o di diritto, è comunque un percorso di dolore e, come tale, merita rispetto. Sempre. Separati in casa o fuori
Sincerely yours