Lui fa sesso in chat: è vero tradimento? Che fare?

Le cirna qualcuno le cerca alla grande

Hai appena scoperto che lui fa sesso in chat con un’altra: è tradimento? Che fare? Nell’era dei rapporti, anche sessuali, digitali, la risposta più spontanea, e cioè “certo che sì” non è più così automatica.

Prima domanda da farsi: voi siete innamorate di lui? Da questo dipende tutto, perché una persona innamorata, per quanto sia grande lo shock di scoprire il proprio partner (marito, convivente o fidanzato che sia) che scrive a una sconosciuta cose che fino a ieri diceva e faceva con voi a letto, di fronte a un tradimento virtuale potrebbe perdonare, così come molte persone perdonano le cosiddette scappatelle reali, o fanno finta di non vederle perché non vogliono perdere il partner.

Che fate? Potete scegliere di non dire niente e, così come siete entrate una volta nella sua chat spiandolo (sappiate che è un illecito perseguibile sia civilmente sia penalmente) continuate per vedere come va avanti oppure, come fa la maggioranza, lo affrontate subito.

Lo affrontate subito (io farei così) e scoprite che, come spesso succede, la cosa dura da un po’ ma, per ora, si è limitata a scambi di porcate scritte fra lui e l’altra, o almeno così dice lui.

Ma siccome per i maschi vale spesso quello che diceva mio padre sulle donne e i tradimenti (negare, negare sempre, negare anche di fronte all’evidenza) voi dovrete fare un vero e proprio interrogatorio di terzo grado comprensivo di waterboarding per riuscire a capire, guardandolo diritto negli occhi come solo sa fare una donna, se lui davvero non l’ha mai incontrata e quindi non ha mai consumato realmente, oltre che virtualmente.

Mettiamo che lui si sia limitato al virtuale. Mettiamo che, come molti fanno, con lei e forse con altre in precedenza o addirittura in parallelo (ci sono uomini che hanno due o tre relazioni “contemporanee” virtuali) abbia conversazioni hot ma esclusivamente virtuali.

Possibile? Sì: molte donne libere, e quindi non nella vostra condizione di occupate, magari compresa quella che sta chattando con il vostro lui, si lamentano che moltissimi uomini non passano dal dire al fare, e sono capaci di andare avanti mesi a corteggiare, limonare e scopare ma solo in chat (ne ho già scritto e trovate l’articolo in questione clikkando qui).

Quindi torniamo alla domanda iniziale: lo dovete considerare vero tradimento?

Se siete innamorate, per quanto deluse, diciamocelo schiettamente: non vedete l’ora di perdonarlo e di sperare che sia un inciampo di percorso recuperabile.

Giustamente non ascoltate, se non con l’orecchio sinistro, le solite raccomandazioni delle amiche che fanno le kabuliste con il culo degli altri (lascialo! Vile traditore! Ci è sicuramente andato! Ci andrà sicuramente! Hai il prosciutto sugli occhi!). Certe situazioni vanno vissute col cuore e certe decisioni si prendono da sole. È non basta, parlo per le amiche, esserci passate: ogni storia è peculiare, non esiste una formula valida per tutte. Quindi le amiche tenetele fuori, a meno che non siano equilibrate è in grado di lenire i vostri sfoghi con affetto, non con la carta bollata.

Dunque Siete sole con lui e quello che ha fatto e vi ha detto dell’altra dopo averlo beccato con le mani nella marmellata: allora, è vero tradimento? Dovete perdonarlo o chiudere?

Perdonare o chiudere dipende da quanto siete innamorate e qui non me la sento di dare opinioni. Ripeto: ci sono persone che decidono di perdonare un tradimento reale, figuriamoci una chat. I motivi sono mille: si va dal fatto che, appunto, una persona innamorata, per quanto ferita, se vede che c’è un margine di recupero e il colpo non è mortale cercherà di recuperare e rilanciare la coppia, e conosco coppie che da queste situazioni sono rinate alla grande, perché hanno estirpato la malattia che corrodeva l’unione proprio grazie all’amore e alla scoperta del tradimento in tempo utile. Poi qualcuno decide per la paura della solitudine, per motivi economici, per la presenza di figli ancora piccoli, per sudditanza amorosa unilaterale…

Non importa, qui parliamo di amore. Tradito o no? Perdonabile o no? Se la Cassazione dice che un tradimento virtuale è tradimento a tutti gli effetti legali, io dico no. Tradire virtualmente non è ANCORA vero tradimento.

Perché? Perché trattasi non di tradimento, ma di un sintomo di malattia della coppia, e come tale va trattato.

Un uomo normale, se non è più interessato alla sua partner perché, prendiamo l’esempio più diffuso, a casa non si scopa più e se lo si fa lo si fa ogni morte di Papa e pure male userà la chat per conoscere nuove donne per chattarci in modo da vederle, non per masturbarsi per mesi. Un uomo normale usa il virtuale, spinto o meno spinto che sia (dipende solo dal suo stile e dalla risposta di chi è disponibile dall’altra parte), solo per arrivare al dunque, che è la scopata vera.

Se è normale. Se invece, come pare nel vostro caso, lui è settimane o mesi che intrattiene una “relazione” via chat o messaggini, non è tradimento, è raffreddore (nei casi meno gravi: il disagio di coppia è agli inizi), influenza (caso medio: i problemi di coppia durano da mesi) o polmonite (caso grave, con problemi di coppia da più di un anno, palesatisi anche durante le vacanze, per esempio).

Se ci tenete alla coppia, curate la malattia. Prima domanda: che cosa l’ha provocata? Di solito è il sesso, stanco, sporadico, ripetitivo. Di solito è un concorso di colpa. La stanchezza, la routine, voi in pigiama antistupro ma lui con la barba incolta è la doccia fatta 24 ore prima… capisco tutto ma… ci si mette a tavolino e se ne parla come non ne parlavate da anni. Cosa vuole lui, cosa vuoi tu. Inserite delle novità.

Sulle novità a letto la letteratura specializzata si spreca: si va dalla sorpresa in guêpière al famolo strano in auto col pericolo che ci vedano. Io non ci credo. Un uomo con l’amante non è che fa queste cose, o forse le fa anche, ma il fatto che riesca a scoparsi tre volte di seguito in una sessione sola due volte alla settimana l’amica mentre con voi a fatica una botta una volta al mese non è un fatto legato a dei trucchi, ma all’adrenalina. È l’adrenalina è fornita dalla novità, non da un reggicalze.

Che fare allora? Dovete scoprire qual è il suo desiderio sessuale inconfessabile, il più spinto che ha, che vuole realizzare è che potrebbe realizzare con voi (magari lo avete già fatto all’inizio della vostra storia, nel pieno della passione, e poi è finito in cantina: chiedetevi se lui ve lo ha già palesato più o meno timidamente e voi ci siete passati sopra come un carro armato). E voi trovare e confessare il vostro, magari lo elettrizza.

Il suo desiderio non è realizzabile perché voi non avete nessuna intenzione, che ne so, di diventare scambista o di andare a letto con lui e una vostra amica o una sconosciuta? Lecitissimo ma… che fare, sempre se ci tenete a lui?

Io contrattaccherei. Io gli direi: bene, tu chatti e conosci persone nuove con le quali fai sesso virtuale in chat senza però quagliare mai? Lo posso fare anch’io, anzi, io ho la fila fuori che è più lunga della tua. Questa affermazione provocherà, se lui tiene a voi, una botta finale di adrenalina e gelosia che dovrebbe funzionare da antibiotico o vaccino.

Di colpo, in questo caso, l’uomo che è semplice e non ci aveva mai pensato, realizza che anche la propria partner, che di colpo rivede come la figa imperiale che lo aveva fatto capitolare dandovi l’esclusiva, potrebbe rendere pane per focaccia, anche solo virtualemente, ma mille volte meglio di lui.

Qui i casi sono due: o guarisce immediatamente o fa il Figo.

Se guarisce immediatamente la cosa non è finita: dovrete essere discretamente sicure (la certezza non si ha mai, anche se io credo molto nel vostro potere di radiografarci gli occhi e la mimica facciale) che lui non chatta più con le altre. Alcune amiche suggeriscono di farsi un profilo falso o di tentarlo attraverso un’amica avvenente. Lo trovo indegno di voi ma soprattutto inutile o pericoloso: non conosco uomo che non si scoperebbe una donna che gli si infila a letto nuda, neanche un santo, figuriamoci uno sentimentalmente zoppicante! È poi, se lo avete cattato, diventerà o un santo o particolarmente guardingo, anzi probabilmente tutti e due. O semplicemente cambierà canale di comunicazione. No, è il vostro giudizio che conta, è la vostra percezione depurata dalla paura di perderlo che conta, non i trucchetti. È quello che vi dirà la vita in comune the day after che conta, e com’era e cambierà la vostra sessualità di coppia, se questo era, e spesso lo è, la causa del tradimento virtuale.

Invece lui fa il Figo: vuoi chattate anche tu con gli uomini? Fallo pure, non sono geloso e non c’è nulla di male, come nel mio caso. Anche se la cosa si fa spinta? Lui risponde: se rimane come la mia nell’ambito della chat non mi piace ma decidi tu. Attenzione. Questo atteggiamento di sfida Può voler dire tante cose. Lui ha paura che lo facciate ma non vuole farvelo vedere anche perché così minimizza il suo “peccato”. Lui fa il furbo: se tu chatti posso continuare a farlo anch’io. Infine, non crede che lo farete davvero, non siete il tipo, pensa. Dimostrategli che si sbaglia e che così rischia di perdervi, se gli interessa davvero.

In ogni caso io lo farei. Mi sceglierei uno dei tanti spasimanti in coda messaggi e richieste di amicizie che avete e inizierei a chattare. Oh, non dovete mica dargliela, dovete usarlo per rimettere in sesto il vostro amatore casalingo. È poi, in modo trasparente, lo dichiarerei per vedere che effetto fa. La gelosia è un’arma potente. Intendiamoci: la vostra chat con il nuovo cavalier servente sarà, da parte vostra, a prova di ufficio legale (non importa cosa scriva l’altro, se si limita a un educato, anche se un po’ spinto, corteggiamento), anche perché è probabile che il vostro partner cercherà di saperne di più. L’importante che lui sappia che può aver pan per focaccia, che lo tocchi con il dito. Iniziate anche a uscire con le amiche, soprattutto se non lo facevate da molto, e mettetevi giù da corsa.

Se questo non dovesse funzionare chiedetevi se davvero gli interessate o se le chat virtuali sono più importanti di voi. Già perché, per quanto innamorate siate, se un sesso migliore, la minaccia più o meno attuata di rendergli la pariglia virtuale con il rischio che troviate davvero qualcuno con cui vale la pena almeno scopare e la gelosia non attaccano direi che il malato in questione è inguaribile.

È allora, per quanto il tradimento sia stato virtuale e di serie b, forse è il caso che ripensiate seriamente al vostro futuro a due.

Intendiamoci: nulla dura per sempre, L’innamoramento ha un timer più o meno lungo e ogni coppia deve trovare un coibente che la traghetti il più a lungo possibile (per me è l’intesa sessuale) e la monogamia è un’invenzione di diritto contrattuale, quindi io rifiuto le tesi aprioristiche di chi dice, illudendosi che esista l’amore inossidabile o essendo molto fortunato (ma allora stai zitto e incrocia le dita, non fare il facile censore col culo degli altri) o che crede che la parola data funzioni anche sul testosterone o gli estrogeni.

Esistono ormai coppie che hanno trovato dinamiche per stare insieme BENE anche attraverso qualche scappatella tipo vacanza fuoriporta o addirittura coppie più o meno dichiaratamente aperte. Credo, al di là di ogni bigottismo e dogma, pur essendo credente, che se una coppia sta bene almeno all’80% del valore di felicità assoluta deve fare di tutto per stare insieme, fosse anche un fuoripista virtuale se quello è il bisogno e se non ci sono alternative.

A questo proposito mi fa sorridere molto quella frase trovata su facebook, oggetto poi di un mio articolo (lo trovi qui) delle due amiche che chiacchierano e una chiede: come va il tuo matrimonio? E l’altra risponde: facendo le corna tutto bene. Potrà non piacere, ma questa spesso è la realtà, non viviamo nel mondo delle favole. Piuttosto lottiamo per fare di tutto che la coppia funzioni al meglio, fino a quando è possibile.

Stigmatizzo anche coloro che se la prendono con le altre donne, quelle che rispondono alla chat del traditore virtuale: sono tutte vacche rovina famiglia? No. Intanto bisogna vedere cosa lui gli ha raccontato. Secondo: magari sono sposate anche loro e hanno gli stessi problemi di coppia vostri. E comunque, anche se fossero quelle che accettano la corte di uomini impegnati, non sono certo dele missionarie che devono salvare il vostro matrimonio o tutte che godono a rubare i mariti altrui. Molto spesso, invece, cercano gli occupati per evitarsi problemi e cozze che gli si attacchino alla loro vita felice ma scopereccia (e forse felice anche per questo: leggete qui). Senza contare che non sempre le amanti producono solo tradimenti, ma anche nuovi matrimoni e figli.

E poi chi è senza peccato (ieri, oggi ma anche domani, mai dire mai) scagli la prima pietra. O, se preferite, il cornuto è l’ultimo a saperlo, quindi facciamo poco i giudici degli altri “peccatori”, e mi rivolgo ai cosiddetti sedicenti “santi”.

Perdonate, che vi sarà perdonato.

Sincerely yours

Il circo dei profili su Facebook 

Alla soglia dei fatidici 5000 amici (più i 1500 followers della pagina dedicata al mio blog) posso stilare una sorta di elenco di profili tipici di chi solca le bacheche del social più usato nel nostro paesiello, Fra amici dai caratteri diversi, amici attivi e silenti, conosciuti nella realtà o in chat, bannati o esclusi dalle mie schiere, motu mio o proprio. 
Sapete che mi piacciono i riferimenti storici da nobile decaduto, e quindi ne faccio uno, con riferimento alla foto: chi vedo su Facebook mi ricorda il Circo Volante del Barone Von Richthofen, asso dell’aviazione tedesca della prima guerra mondiale. Un circo di aereoplani variopinti, pilotati da assi in qualche aspetto dei social, ma anche da principianti (nonostante la militanza) destinati a essere spesso abbattuti, in bacheca o in chat. 
Ma passiamo ai profili. Ah: non vogliatemene, sto anche un po’ scherzando. Anche….

Il mattatore (maschio)

Un presenzialista. Passa molto tempo su FB, legge tutto e commenta tutto, anche in modo sagace, dalla politica alle foto femminili. Non è che nella vita non fa un cazzo, ma è in genere molto solo. FB è una sorta di bar dello sport ma anche una fidanzata in attesa di una reale.

“voglio ma non posso” (femmina)

Sfoggia spesso un’immagine-foto falsa della donna che vorrebbe essere, di solito sensuale e spregiudicata, ma nella vita lei è una morigerata, tutta casa e chiesa. Sfoga però la sua grande passionalità sopita attraverso commenti e immagini che trasudano sesso. Se usa la sua immagine vera, fa un mix fra cose serie e immagini artistiche passionali. Ogni tanto concede qualche foto ammiccante. In chat è oggetto delle attenzioni dei morti di figa che hanno annusato la sua voglia repressa di scatenare la sua passionalità, ma lei scarta i trogloditi e ne sceglie uno di spasimante, con il quale ha lunghe conversazioni che travalicano l’erotico, ma che non si concretizzeranno mai in un incontro. Vuole ma non può: famiglia, paura, sensi di colpa. Il fuoco che le arde dentro prima o poi si spegnerà per mancanza di orgasmi.

Il grande cuccone (maschio)

Lui sta su FB per farsi più donne possibili. Attenzione: non è un morto di figa. Il morto di figa non ha metodo: manda cazzi in chat alla terza frase, ha un repertorio di parole elementare e spara nel mucchio con la speranza di coglierne una a casaccio. No, il grande cuccone studia le bacheche degli altri, maschi e femmine, rubando e copiando frasi e foto che ne mettano in risalto l’immagine. Quale immagine: la più appetibile possibile per la donna di turno. Così, come un camaleonte, passa dal romantico al macho, dal Misterioso al trasparente come l’acqua a seconda della preda. Un vero lavoro il suo su FB. 

L’intellettuale zoppicante (maschio e femmina) 

si distingue per saccente presenzialismo o distanza che utilizza per distinguersi dalla folla di FB, della quale non può fare a meno ma che disprezza più o meno velatamente. Tende a circondarsi di followers festanti che non sanno fare altro che dirgli mi piace bravo sei la migliore. I dissidenti li tollera massimo per tre post, poi li banna. Maitre a penser di se stessa/o non condivide, mette pochi mi piace (se non hanno il pane dategli brioches) e tenta sempre di essere originale e in controtendenza. Quindi se tutti dicono bello quello, lei o lui dicono, come minimo, “deja vu”. Trattasi spesso di zoppicanti onanisti del proprio io.

Il rompipalle (maschio)

Nella vita reale è anche una persona per bene ma, una volta scoperto FB, il troll che è in lui ha il sopravvento. Educato e sottomesso alla moglie dal vivo, si sfoga sulle bacheche altrui cercando di provocare zizzania anche se si parla del meteo. Fastidioso, saccente, insultante, quando si accorge che lo stanno bannando in troppi fa il leccaculo, soprattutto con le donne, in media più comprensive. Ma prima o poi offende anche quelle. 

La maestrina (femmina)

Sa tutto lei. Ha sempre ragione lei. Ed è destinata a insegnare agli altri come si vive veramente bene. Seguitissima e perfetta su FB, nella vita reale ha pagato il suo know how con grandi facciate contro uomini che non se la meritavano. Vive in singletudine inframmezzata da tentativi di partnership, che spesso si riducono a incontri sessuali o non incontri. Rischio zittellaggine alto. 

L’animalista (maschio e femmina)

Che siano gatti, cani o lombrichi, l’animalista ha da tempo sostituito l’uomo (e spesso i suoi attributi) con uno o più animali che riempiono la sua bacheca. Foto del gatto che lecca, che gioca, che piscia e che fa la cacca. Il tesorino di mamma esonda dalla bacheca dell’animalista ed è più importante di ogni forma di vita umana. Solo la maniaca dei figli può superare la densità di peli di gatto o bava di cane del soggetto in questione. Che raggiunge l’orgasmo solo quando versa l’otto per mille al veterinario. 

La vegetariana kabulista (femmina)

Si sa I musulmani pensano che il maiale sia impuro. Per lei questo è nulla: perché conduce una personale jihad contro qualsiasi persona che, come dice, si ciba di cadaveri di poveri animali. Ebbra di tofu e di altre prelibatezze che sanno di cartone, è incazzata nera col mondo per mancanza di proteine animali e pronta a insultare e polemizzare con chiunque osi mangiare un moscerino inavvertitamente inghiottito andando in moto. Per farsela, se ne avete il coraggio, niente vino. Una bella insalata e sarà alticcia e disponibile, basta condirla tanto. 

Il bombardiere (maschio) 

Sta su FB tutto il giorno. Posta in continuazione le cose che gli piacciono: calcio, donne, paesaggi, scarpe, culi. È un feticista di FB è dei social, e non condivide mai meno di dieci cose di seguito, a volte interessanti, a volte onanistiche. Per restargli amico dovete sopportare il suo continuo presenzialismo ma… se non ci fosse lui, che vuoto in bacheca. Mi ci riconosco un po’ nevvero?

Il guardone (maschio e femmina)

Guarda e non commenta. Legge tutto ma non scrive. Qualche mi piace, qualche fugace condivisione. Nella vita, uomo o donna che sia, è di quelli che a tavola sta zitto e ascolta. Vive attraverso la vita degli altri. Ogni tanto ne trovano uno morto in casa, ma dopo settimane, perché non lo cerca nessuno. Su FB è come se non ci fosse, ma la vita degli altri gli tiene compagnia. 

La figa di Facebook (femmina)

In costume. In abiti succinti. In atteggiamento ammiccante o provocante. Lo sguardo maliardo e penetrante. Il profilo? Ce l’ha solo lei, quindi è sprezzante. Se le chiedi l’amicizia ti chiede in chat: chi sei? Ci conosciamo? Come nasci? Ma se metti le poppe al vento, non è perché vuoi essere contattata? No, la sua patata d’oro la mostra solo al visconte di Cambronne: e merde alor! (Waterloo)

Lo scrivente (maschio e femmina)

Sembra che su FB siano tutti scrittori. Chatta un pochino e ognuno ha un libro nel cassetto e, se scopre che sei un addetto ai lavori, rompe subito i coglioni perché tu lo legga o gli passi dei contatti che lui o lei ritengono fagioli, ma che sono frutto di decenni di esperienza e preziosissimi. Questo se è alle prime armi. Se si ritiene già fatto e finito, scopri che ha pubblicato due robe con l’editore più famoso in Bangladesh. Pontifica sprizzando disagio e ispirazione a ogni post, e ama farsi ritrarre con libri in mano fra tamerici e coccole aulenti. L’italiano sarà anche corretto, non è questo che uccide i suoi scritti. È la noia. 

Il morto di figa (maschio)

Non legge, guarda le figure. Ti chiede se sei sposata perché non ha neanche letto, sotto il tuo nome, che sei sposata. A volte non guarda neanche di dove sei, perché alla peggio se ci stai a fare un po’ di chat sessuale basta una mano, non occorre guidare. Il suo repertorio? Ciao sei bellissima. Seconda frase: ci vediamo? Terza frase: ti manda il suo uccello.

La salutista naturista (femmina)

Noi ai vaccini, provocano malattie. La polmonite si cura col polline delle api del Kilimangiaro. L’antibiotico va bene ma prendine una sola pastiglia perché altrimenti i batteri diventano resistenti. Il bidet si fa solo con l’acqua distillata. E il vibratore deve essere di frassino, altrimenti ti viene l’allergia al clitoride. I farmaci, comunque, sono un complotto delle case farmaceutiche che hanno provocato l’11 settembre per vendere aerosol contro la polvere. 

Il ripetitore (maschio e femmina)

Il suo repertorio è quasi pari al morto di figa, solo che per lui il bene primario su FB non è la figa ma il numero di amici. Che cerca di ampliare o di mantenere a suon di che bello, hai proprio ragione, non potevi dirlo meglio, approvo ogni singola parola. Non è leccaculo, è solo limitato. E soffre di solitudine. Siate magnanimi.

” vi lascio” (maschio e femmina)

Basta con FB mi ha stufato. I dibattiti diventano scontri, non condividete mai le mie cose, mi fraintendete, ho deciso di chiudere il profilo mi spiace solo per pochi amici ma questo mondo virtuale è pieno di incomprensione brutta gente cattivi. Ce l’ho detto alla maestra ma mi ha detto di tornare al banco e di non rompere i coglioni. Allora me ne vado, chiudo il profilo, addio! No dai resta! Ok resto 

To be continued…

Ogni riferimento a persone o fatti non è casuale 
Sincerely yours 

Umberto Veronesi ci mancherai 

Umberto Veronesi non c’è più. 
Ho avuto l’onore e il piacere di conoscerlo e intervistarlo tante volte. 
Era sempre interessante e, a prescindere dal suo dono chirurgico e dalle sue scoperte, credo amasse profondamente le donne. Ne ha salvate tante. 
Un solo aneddoto: mi invitò all’inaugurazione del suo IEO e, parlando dell’attenzione alle persone che voleva metterci, rise molto quando dissi… sì prof, basta che al centralino non rispondano “tumoriiii”. 
Credente o no (lo sappiamo solo alla fine, veramente: bisogna toccare la morte per decidere definitivamente) sono sicuro che Dio lo vorrà vicino. Anche solo per parlarci

Per non sbagliare uomo segui la Regola dell’Uno

Per fare l'amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d'assalto)

Per fare l’amore ci vuole il Grande Uno Rosso (fanteria d’assalto)

Per non sbagliare uomo e perdere tempo accumulando frustrazioni a ogni incontro sbagliato devi seguire la Regola dell’Uno. E’ un insieme di limiti che sono venuti in mente (e che applica rigorosamente) all’amica scrittrice e blogger di vaglia Elisa Eliselle Guidelli (che molti di voi conoscono perché coautrice del post più letto di questo blog Lui non scrive non chiama non telefona e owner di La faccia generica), limiti che ognuna di voi deve porsi e porre quando gestisce una nuova storia con un uomo.

Elisa, oltre a essere un’ottima collega, è una bella giovane ragazza dalle idee chiare, una giusta dose di esperienza con gli uomini e, soprattutto, un approccio maschile ai rapporti di coppia che assomiglia al mio e molto vantaggioso per tutte coloro che ci leggono.

Inoltre, ha un grande vantaggio rispetto a molte di voi: non ha paura della solitudine, un vantaggio che le fa prendere decisioni sugli uomini in modo molto sereno e con la giusta dose di cinismo, visto il mercato dei papabili esistente.

Sono regole molto semplici ma efficaci, divise in pensieri unici e a colpo secco (ecco perché mi è venuto in mente di chiamarla la regola dell’uno e le epiche gesta della fanteria americana… l’amore non è forse una guerra fatta di schermaglie e battaglie, ma anche di regole precise?) che vi aiuteranno a fare selezione già in fase di chat, uno degli strumenti più usati per trovare nuovi amici attraverso Facebook o Tinder, una delle applicazioni più usate per conoscere nuovi papabili. Su Tinder avevo già scritto anche sul mio giornale (leggi qui) ma questa Regola dell’Uno mi ha convinto a riprovarci per vedere se qualcosa è cambiato (e vi farò sapere) e se viene applicata.

La Regola dell’Uno, come leggerete, è molto semplice ma rappresenta un minimo sindacale sotto il quale una relazione, non importa da quanto duri, non è più tale e può farvi male: ci si sente UNA volta alla settimana almeno, ci si vede UNA volta alla settimana almeno e… vedrete. Funziona, e funziona così, semplicemente così.

Se la Regola dell’Uno non viene accettata già a livello di approccio via web è un ottimo strumento di selezione del personale: non perdeteci tempo ed energie, sotto un altro.

Dunque, ecco La Regola dell’Uno (da diversi punti di vista) e poi il mio commento.

L’ELISA ELISELLE PENSIERO
Uno dei problemi nelle relazioni di oggi, o meglio, nei prodromi delle relazioni
di oggi, è l’inesistenza o se vogliamo l’incapacità di fissare dei limiti.

Bisognerebbe invece imparare a farlo, proprio come si fa nei percorsi di
coaching e di counselling, dove si favorisce l’autoconsapevolezza e lo sviluppo
dell’autoefficacia personale e dove ci si organizza a livello pratico per
risolvere problematiche specifiche del vissuto personale.

Penserete che sia indelicato applicare due concetti del genere [così concreti,
uh, ché l’amore è roba per animi puri ed elevati, deh!] alle vostre nascenti
storie d’amore, tutte profumate di romanticismo e aspettative, ma in realtà
trovo che sia molto più pratico e sensato decidere qualche regola all’inizio,
onde evitare di ritrovarsi per l’ennesima volta in lacrime per “quello stronzo
che mi ha illusa” o “quella zoccola che m’ha preso per il culo”.

Credo che una scelta di questo tipo sia il giusto compromesso tra il cinismo degli SNEET [i famosi Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying, ovvero i single
ostili alle relazioni su cui ho costruito il mio nuovo romanzo] e il sempiterno
errore di quelli che colorano di aspettative rosee qualunque tipo di relazione,
idealizzando chiunque incontrino, e che poi si ritrovano con l’ennesima
delusione in saccoccia da portare a casa.

Quindi, voi direte, come funziona la faccenda dei limiti?
E che cosa significa, in pratica, fissare dei limiti?
Fissare dei limiti significa innanzitutto darsi un valore, e in secondo luogo
scegliere molto attentamente le persone che possono beneficiare del nostro
tempo.

Perché signore e signori miei, spiace dirlo, ma non sono i soldi, non è l’amore,
non è l’auto fighissima né la vacanza alle Maldive la cosa più preziosa che c’è,
ma il tempo. Il tempo è qualcosa che noi regaliamo, alle volte buttiamo, ma
comunque impieghiamo ed è prezioso perché, spiace ricordarlo, non viene più
restituito.

Quindi, voi che siete alla ricerca di una relazione, senza impegno, o più seria,
ditemi: impieghereste il vostro tempo per una persona che non vi cerca, non vi
scrive, non si fa sentire e soprattutto vi impone i suoi ritmi senza mai
interpellare i preoccuparsi dei vostri? Buttereste via anche solo il tempo di
uno scambio di messaggi su Whatsapp per cercare di fissare un appuntamento
con qualcuno che si fa desiderare, vi tratta come una pezza da piedi o con cui
non riuscite mai (guarda caso!) a vedervi perché è sempre impegnato?
Se la risposta a questa domanda è sì, dovete rivedere il vostro concetto di
autostima.

Se la risposta è no, ma pensando alla vostra situazione vi accorgete che
qualcosa di quello che ho elencato vi risuona ed echeggia nella vostra testa,
allora occhio a quello che sto per dirvi, perché può davvero cambiarvi la vita.

Nel processo di coaching ci sono quattro momenti fondamentali
dell’apprendimento:
1) il “momento dello stimolo” dove viene chiarito e presentato il problema
2) il “momento evocativo” dove si discute e ci si confronta per individuare gli
elementi del problema che è stato presentato, e l’approccio è ancora emotivo
3) l’“indagine oggettiva” dove si raggiunge la consapevolezza concettuale del
problema attraverso il confronto ed il dialogo, e l’approccio diventa razionale
4) il “momento applicativo” ovvero l’esperienza concreta, effettuata sia negli
incontri simulati sia in situazioni reali
Questo ovviamente non lo dico io, ma i numerosi manuali di coaching che si
possono trovare anche in libreria.

Quindi, come si può applicare tutto questo a una relazione che non soddisfa
del tutto?
E che cosa si può fare in concreto per uscire dal circolo vizioso che alimenta la
paura della solitudine?

Fissare dei limiti, indi per cui fissare delle regole chiare su che cosa significa
per noi avere una relazione sana, costruttiva, anche se ci si vede poco o meno
frequentemente di una coppia fissa [il ché non è necessariamente un male, ma
che almeno sia una relazione che faccia stare bene, e che non debba essere
fonte di ansia o preoccupazione]:
1 non mi scrive, non mi chiama, non mi cerca mai – domanda: che cazzo di
relazione è? ma soprattutto, è una relazione sana? no? e allora
vaffanculo
2 mi scrive ogni tanto, impone i suoi ritmi senza chiedere come sto e come
sono i miei ritmi – domanda: che cosa gliene importa di me? niente? e
allora vaffanculo
3 fissa un appuntamento, poi sparisce, poi riappare e dice “oh sì avevo un
altro impegno ma voglio comunque vederti” – domanda: che cazzo
vuole? prendermi per i fondelli? e allora vaffanculo
4 chiede di vederti, poi ha un contrattempo, disdice e non rilancia per
vederti – domanda: che priorità ho per lui? sono l’ultima ruota del carro?
e allora vaffanculo
e così via…

Personalmente, io ho fissato alcuni limiti ben precisi, se una persona mi
interessa e ricambia il mio interesse: se non scrive almeno una volta a
settimana, se non si fa vedere almeno una volta a settimana o se non rilancia
nel caso in cui non ci si riesca a vedere, è depennata. Ma non per cattiveria,
semplicemente per praticità: e questo non perché ci sia la fila, ma solo perché
una sana solitudine è dieci volte meglio che buttare il proprio prezioso tempo
con chi non dimostra che vuole vederti anche solo per un paio d’ore a
settimana e che non fa mai il primo passo. Così, applico lo stesso concetto e lo
stesso modus operandi se voglio vedere qualcuno: ti scrivo, ti mando un
messaggio, mi faccio sentire, senza insistere né rompere le scatole, ma solo
per farti capire il mio “hey, se vuoi, ci sono”.

Troppo pratico, troppo semplice e troppo schematico per le vostre storie
d’amore incipienti così ricche di promesse fruttate? Aho, che dire, buon per
voi, ma fossi al posto vostro, mi metterei le mutande di ghisa, ché non si sa
mai.

IL PELLIZZARI PENSIERO
Elisa pone delle regole di ingaggio con i potenziali nuovi partner molto precise (che valgono anche per il proseguimento della storia).

Intanto una donna deve porsi e porre dei limiti: limiti emozionali (quindi capire bene chi sei e cosa vuoi e cosa sei disposta a sopportare e a non sopportare) e limiti al comportamento del nuovo lui. Fuori dalle poche regole che Elisa e ogni donna dovrebbe imporre a una relazione, soprattutto agli esordi, scatta giustamente il vaffanculo, come dice la nostra amica.

Anche perché, ricordiamocelo, l’uomo medio a caccia di donne ha due linee di condotta ataviche e basilari: l’egoismo e il paradosso.

L’egoismo naturale che l’uomo ha nei rapporti d’amore lo porta a fissare quasi naturalmente dei limiti che sono ben al di sotto del minimo sindacale della Regola dell’Uno (mi chiami e mi vedi almeno una volta alla settimana…); siete voi che, fin da subito, dovete spostare questi paletti non dico a vostro favore, ma almeno a metà strada. E, statene certe, vedersi e sentirsi almeno una volta alla settimana è davvero il minimo per una coppia, di qualsiasi età, tipo e longevità sia.

L’uomo vive di paradossi: sostiene spesso, con voi, la tesi opposta alla realtà. Il tipico paradosso è di quel personaggio detestabile e diffuso che se non gliela dai ti dà della troia. Ma è anche quello che ti accusa di essere invadente perché hai osato chiamarlo dopo 5 giorni di silenzio, oppure quello che ti dice che non gli tira perché non sei capace o sei troppo bella, o che è bello fare le vacanze separati quando ci si vuole bene e non si hanno 48 ore da condividere per tutto l’anno. Insomma, una buona parte dei single (o impegnati ma in cerca di avventure o nuove alternative) disponibili sul mercato ragiona per paradossi, agisce per paradossi. Se sfruttate la regola dell’uno, patti chiari e amicizia lunga finché durerà da subito. E addio paradossi.

Ciò, per voi, significherà non perdere tempo e non soffrire. Sfruttate invece l’entusiasmo iniziale di ogni uomo per il vostro corpo (e spero anche per la vostra mente) per “insegnargli” il minimo sindacale delle relazioni amorose, la Regola dell’Uno. Vivrete felici. In compagnia o da sole.

Già, sole, la grande paura delle donne che fanno tutto quello che chiede un uomo proprio per paura della solitudine, abiurando per prime la Regola dell’Uno: ma, credeteci, meglio sole che mal accompagnate, anche perché da sole non ci resterete a lungo e, applicando i limiti giusti alla vostra pesca, vale il detto “di pesci il mar è pieno”.

Sincerely yours anche da Elisa

Diario di un padre single con 3 figli e un dogo argentino – video 

Come sopravvivere per 48 ore con tre figli di 14 12:07 anni e un cane che pesa 50 chili un padre di 55 anni allevato in una famiglia patriarcale che non gli ha insegnato nulla? Guardate il video e lo saprete

FAQ for fuck: per cuccarvi bisogna studiare il vostro profilo come per fare un esame?

È giusto secondo voi che quando si cerca di cuccare una donna sui social occorre prepararsi come per un esame studiando il profilo interessante nei minimi dettagli? Secondo me no c’è un minimo sindacale però deve vincere la naturalezza guardatevi il mio video su Facebook

Video

Ma lui ti ama, amicchia o…? Misura il suo amore per te

da Internet

da Internet

Ma lui ti ama, amicchia, ti vuole bene, è tanto affezionato o che cosa? No perché fra le tante “mezze misure” maschili c’è anche la dichiarazione d’amore. Allora, prova a “misurare” il suo amore per te.

Mi spiego. State insieme da un po’. Tu lo ami, lo sai, lo senti, glielo dimostri spesso. Ma lui? Non tutti i suoi comportamenti sono così entusiastici e lineari con quello che io definisco l’amore canonico. Allora glielo chiedi: ma tu mi ami?

Risponde prontamente lui: certo che ti amo! Come se fosse una domanda inutile con risposta scontata. Peccato che lui non te lo dice mai o quasi.

E quindi, visto che la “misura” del suo amore per te non è così limpida e scontata, andiamo ad analizzare quelli che sono o dovrebbero essere i punti fermi secondo me, ma soprattutto secondo la maggioranza non silenziosa dei miei followers, dell’amore con la A maiuscola, canonico, normale e, soprattutto, felice.

E’ TI AMO, NON TI VOGLIO BENE O ALTRO
Innanzitutto, come suggerisce il titolo, un uomo che ama ti dice “ti amo”. Certo che se ti amo è ributtare la palla come risposta, soprattutto se non ti guarda negli occhi, specchio dell’anima e traditori di verità nascoste. Ma neanche ti voglio bene (si vuole bene a una sorella o a un amico). Persino dire “sei la persona più importante” non ha lo stesso valore del “ti amo”, perché si rifà a una graduatoria che può essere anche di valore basso: sei la persona più importante, anche più del mio gommista (ma questo si omette). Insomma, ti amo convinto, punto. E te lo dico di mia sponte. Magari non tutti i giorni, ma non solo il giorno del compleanno o mentre trombate (i ti amo mentre scopate non valgono).

NON E’ GELOSO
Lui non è geloso, ma proprio per niente. Lo vedi soprattutto in pubblico, se sei oggetto di sguardi prolungati o addirittura apprezzamenti altrui. Lui non fa una piega? Può darsi che faccia parte di quella categoria di uomini per i quali la fiducia nella partner è talmente alta che elide la gelosia, ma se uno ti guarda troppo o addirittura ti fa un apprezzamento forte davanti a lui non avere nessuna reazione non è normale. Stesso discorso è se, quando esci per conto tuo la sera “con le amiche” lui se ne frega totalmente di dove vai, con chi, a che ora rientri. Intendiamoci, non deve essere un interrogatorio, ma non chiedere MAI che fai e con chi sei non è sintomo di gelosia normale. E sottolineo GELOSIA NORMALE, perché molti uomini, quando li accusate di non essere gelosi e quindi di non amarvi fino in fondo, rispondono che la gelosia è una malattia, che è un’espressione di insicurezza, che è mancanza di fiducia. Palle: un po’ di sana gelosia ci va. Ma attenzione: non vale provocarla. Il geloso che nasconde la sua gelosia perché se ne vergogna, farà ancora di più il menefeghista se voi gli dite “esco con i miei compagni di università e c’è anche Francesco, sai quel mio ex?”. Poi si rode nel silenzio se vi ama, ma certi uomini non ammettono neanche una smorfia in questi casi. Comunque, gelosia zero e mai non è amica dell’amore.

NON BISOGNA STARE TROPPO INSIEME
L’amore di serie A vuole di norma una frequenza assidua, reiterata, entusiastica. Non sto dicendo che non devono esserci spazi propri in una coppia (hobbies, sport, amici, associazioni…), ma questi spazi non possono prevalere sul tempo che lui dedica a te. Anzi, ma è un mio parere, non si possono neanche equivalere, cioè essere al 50/50. L’amore vero condivide più tempo possibile insieme. Figli permettendo certo: ma il calcolo si fa sulla fettina che rimane a disposizione per voi, non su tutta la torta compreso lavoro e famiglia in senso allargato.

IL SEGRETO DELLA COPPIA FELICE SONO LE VACANZE SEPARATE
Certamente, ma allora siete in crisi? Ma come? Tutto l’anno lo passate fra lavoro e figli, doveri e casini, e quando finalmente avete quelle due-tre settimane o i giorni delle feste comandate a disposizione lui vuole fare i cazzi suoi perché va a pescare il tonno alle isole vergini con gli amici? Non esiste e c’è qualcosa che non va. Magari non c’è nessun tradimento in ballo (beh, diciamo che se uno non vuole tentazioni non andrà da solo in Brasile), però qui la quota di Amore per voi è azzoppata dalla mancanza di tempo prezioso condiviso.

IL SESSO IN UNA COPPIA CONSOLIDATA NON E’ POI COSI’ IMPORTANTE
Iarballe, direbbe il mitico Alex di Arancia meccanica. A meno che non siate una coppia “tiepida”, cioè che non lo ha mai fatto tutti i giorni magari 5 volte al giorno o comunque spesso: nessuna critica, ormoni e carattere. Ma il sesso è il più importante termometro della salute della coppia, quindi pochi mal di testa e stanchezza. Chi si ama lo fa spesso e volentieri e pure bene, non una sveltina e via con orgasmo simulato di lei o assente una volta al mese o anche meno (leggi cliccando qui Quanto sesso deve fare una coppia per essere felice). Quindi, occhio a vostre richieste troppo spesso respinte e ai suoi egoismi e frettolosità a letto: se voi non siete dello stesso parere parlatene, perché c’è qualcosa che non gira. E non fare sesso attira le corna come il miele le api.

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REGALI, CARINERIE E AFFINI
Dei fiori, un regalino, un pensiero amorevole anche semplice, fosse anche una cena a sorpresa soli soletti senza figli che devono fare i compiti o urlano correndo per la casa, soprattutto se non dovuti, cioè se non legati ad anniversari e feste comandate, sono importanti segni d’amore (naturalmente non devono essere la sola espressione d’amore). Se lui disdegna la cosa perché queste cose le fanno i ragazzini, rispondetegli che l’amore è ragazzino: è un bambino vivace e giocoso che gode a ricevere e fare regali. Non ci sono i soldi perché butta male: basta un pensierino, una pizza al posto dell’aragosta, un fiorellino. Questi “pensieri” sono sintomo d’amore, se non ci sono mai o sono rari come una vincita alla lotteria pensiamoci un attimo.

L’UOMO DI POCHE PAROLE
Se ve lo siete scelto così non lamentatevi, e non è neanche giusto tentare di cambiarlo totalmente, anche se, amandovi, un pochino dovrebbe migliorare. Ma se invece una volta chiacchieravate amabilmente e oggi lui legge il giornale, guarda sempre lo smartphone o la tv invece di fare almeno due parole con voi o risponde con grugniti ai vostri stimoli, non va bene. Qualcosa è cambiato, l’amore vero sta perdendo o ha perso terreno. Recuperate, se si può.

LE REGOLE DEL LITIGIO
Una coppia che non litiga mai a me fa paura. Se poi tu litighi e lui fa come se niente fosse peggio ancora. Una coppia non dovrebbe andare mai a dormire senza essersi spiegata fino in fondo e senza bacio della buonanotte almeno. Meglio: dopo un litigio una coppia che si ama spesso fa sesso, perché usa questo linguaggio profondo che non mente per fare la pace quando le parole non bastano. I litigi di fronte ai figli, poi, possono capitare, ma non possono essere la regola. Se lui litiga con te di fronte a loro non ti stima, non ti rispetta, non è solo un cattivo educatore. Idem se succede in pubblico: se stai zitta e non replichi ti ha umiliato, se gli dici quello che merita comunque avete fatto una figuraccia davanti a tutti, e se non sono amici veri qualcuno magari godrà alle vostre spalle.

I TUOI SOLDI, I TUOI SUCCESSI, LA TUA CARRIERA
Un uomo che ti ama non sarà mai geloso dei tuoi successi, ne godrà come un riccio. Un uomo che ti ama non soffrirà perché tu guadagni più di lui: è tutto grasso che cola per la famiglia. Un uomo che ti ama rispetta e agevola la tua carriera, non la ostacola o mette davanti la sua e le sue esigenze. Punto.

Care amiche e amici (le regole sono quasi tutte speculari), mi sembra di aver segnato i punti più importanti per misurare il livello di Amore tripla A. Se non siete d’accordo, se manca qualcosa non avete che da aggiungere e commentare questo mio post.

Un abbraccio e… Viva l’amore, ma quello vero e felice per tutti e due!

Dormire, morire forse

Amleto, Sir Olivier

Amleto, Sir Olivier

Dormire, morire forse

Avete mai pensato di farla finita? Sì, di suicidarvi. Quattromila persone in Italia ogni anno si suicidano. Per motivi economici, perché sono stati licenziati (i nuovi grandi big killer figli della crisi e del lavoratore diventato numero e non più risorsa), per amore, per depressione, la madre di tutti i suicidi.

Si pensa di farla finita quando si è soli, ci si sente con le spalle al muro e nell’impossibilità di uscire da una situazione che ci fa sentire come topi in trappola, o meglio, io immagino spesso uno scorpione che è circondato dal fuoco e usa il suo pungiglione letale per uccidersi.

È la mancanza di capacità di vedere un futuro e nessuna via di fuga, la paura di perdere tutto e la depressione a far pensare a un atto estremo.

Oppure l’impossibilità di amare l’amata o dovervi rinunciare, per un errore del passato, per esempio. In L’età dell’innocenza, Daniel Day Lewis arriva a pensare a un intervento divino tipo fulmine risolutore per uscire dal blocco sentimentale che lo pietrifica.

La depressione, poi, ama il suicidio. Lo considera il suo capolavoro finale. Prima ti toglie le forze, poi le speranze, poi cerca di toglierti la vita. A volte ce la fa, soprattutto in chi rimane molto solo. spesso, per fortuna, no, e le persone si salvano, guariscono persino. Grazie ai medici, a un giusto mix di terapia psicologica e chimica e ai parenti e amici più vicini, alle persone che ti vogliono davvero bene, e che lottano per te e con te.

Mi diceva un’esperta che arrivano da lei molti manager e lavoratori licenziati o “accantonati” che parlano di suicidio. Lei ha il gravoso compito di individuare subito chi è davvero a rischio di farlo, perché per fortuna fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e molti pensano al suicidio genericamente, tipo “adesso mi ammazzo”, ma spesso e per fortuna, nonostante la disperazione o la depressione, l’istinto di conservazione prevale.

Certo che 4000 all’anno sono tanti. Si parla della fascia degli over40 per la crisi, ma ci sono anche tante donne rimaste sole, ragazzi…

Quello che deve farsi strada è la speranza. La speranza di rinascita. Se nel buio totale della disperazione e della solitudine si riaccende questa flebile luce puoi rinascere.

Ma per fare questo ci vuole l’aiuto, da soli, chiusi nella tomba della camera da letto, non ce la facciamo.

Allora, se stai pensando a cose brutte alle quali non avevi mai pensato, se sei soverchiato dai lutti, dalla mancanza di soldi, da un amore che sta morendo, dal lavoro che di colpo e senza preavviso da fonte di ricchezza e orgoglio diventa carestia e umiliazione corri subito da un amico vero, da chi ti vuole bene e chiedi di portarti da un medico, uno specialista della mente. Così ne uscirai.

Parlare, parlarne, scriverne, tu, noi tutti: questo è salvifico.

Te lo augura chi ha visto, sentito, ascoltato, provato le stesse sensazioni.

Allora…

Un abbraccio a tutti coloro che vorrebbero risorgere dai propri olocausti, perché hanno in loro già una piccola ma importante forza per farlo.

E da credente, una preghiera per chi non c’è l’ha fatta ed è scappato dalla vita: spero che il Signore, nonostante il gesto compiuto, lo abbia accolto in Paradiso, per “guarirlo” dall’inferno passato in terra. Amen

« Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo,
il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo,
gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che il merito paziente riceve dagli indegni,
quando egli stesso potrebbe darsi quietanza
con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte,
il paese inesplorato dalla cui frontiera
nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà
e ci fa sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?
Così la coscienza ci rende tutti codardi,
e così il colore naturale della risolutezza
è reso malsano dalla pallida cera del pensiero,
e imprese di grande altezza e momento
per questa ragione deviano dal loro corso
e perdono il nome di azione. »

Ti presento un’amica


Ti presento un’amica
Quante volte vi siete sentiti chiedere (o avete chiesto) mi presenti un’amica/o? 
Ecco, allora sapete che nel momento in cui avete esclamato qualsiasi cosa che non fosse “non ne ho di libere/i” vi siete messe in un ginepraio dal quale è difficile uscire senza scontentare nessuno o fare brutte figure.
Ma facciamo conto, povere amiche volenterose (questa volta mi rivolgo alle femminucce), che vi siate prese questa incombenza pesantissima. Una volta individuata la persona possibile, vi sarà chiesto di descriverla, a meno che non facciate come fanno tanti, che se la cavano dicendo: si chiama così, vai a vedertela su Facebook.
Ma non tutti sono su Facebook. O mettono foto chiare e al di sopra di ogni dubbio. O danno informazioni strategiche per un uomo in cerca di partner. Quindi i quesiti rimangono e voi, care procacciatrici di fidanzate alle prime armi dovrete rispondere a domande (anche insistenti: dipende dalla fame dell’amico) con risposte che verranno interpretate in modo anche profondamente diverso da quello che è il vostro intento. 
Ciò succede in maniera imprevedibile soprattutto se il vostro interlocutore è un uomo. Nell’uomo infatti la cosa è più semplice (ma anche più spiazzante) perché vive di stereotipi che sono ancora duri a morire. 
Allora, Divertiamoci un po’ e quindi iniziamo con lei che deve trovare un’amica per lui.
Lui domanda: è carina?

Lei risponde: un bel tipo.

Risultato: lui penserà che è un cesso, al massimo con dei pezzi di corpo interessanti (ricordate che l’uomo ha una visione del corpo della donna tipo macelleria, tette, culo, gambe, viso). O al massimo passabile. Lui voleva sentire “molto bella”. 
Di solito piace: ok, pensa lui, meglio che un tipo o “ha dei bellissimi occhi”, ma sai quanti morti di figa si scopano cessi inenarrabili pur di sfogarsi. Allarme giallo 
Se gli dite “è molto intelligente” lui avrà tre sicurezze: è brutta, se è bella è rompicoglioni e comunque farà domande, troppe domande. 
Lui domanda: è scopabile?

Lei: è molto simpatica.

Lui capisce: è un cesso che non riesce a piazzare di quelle che ridono in continuazione, brutta ma ciarliera.
Lui domanda: ha avuto molti uomini?

Lei: ha fatto le sue esperienze

Lui capisce: si vabbé ne avrà avuto due o tre ed è affamata. Di sicuro fame non vuol dire che sia una porca, magari è un sacco di patate. Oppure è una nave scuola… Vi richiederà se è veramente figa, cioè vorrà più garanzie fisiche del carina e basta. 
Lui domanda: ma è libera?

Qui dalla risposta dipende la reazione.

È appena stata lasciata: lui capisce… oddio un pacco lagnoso in cerca di qualcuno che di faccia due coglioni così a raccogliere le sue lacrime e a parlargli male dell’ex. 

Ha appena lasciato il suo ex dopo tanto tempo: oddio, pensa lui, o è in caccia di cXXI o è in quella terribile fase femminile di stand by della libido post storia lunga che impedirà ogni scopata decente in tempi brevi. 

È sposata/ accoppiata ma vuole divertirsi: fuochi d’artificio ma ritorna alla casella “è carina”? 
Lui domanda: ha figli? Se la risposta è si partirà una smorfia. Avere figli significa avere poco tempo per il partner o addirittura propinarteli. Meglio di no. 
Lui domanda: che lavoro fa?

Qui i giudizi sono in base a stereotipi classici del maschio medio. Eccone alcuni. Non me ne vogliano le amiche che fanno questi mestieri ma il campione di uomini da me interpellato, dategli l’attendibilità che volete, ha risposto così.  

Infermiera: maiala da sogno 

Parrucchiera: porca da sogno 

Estetista: vedi sopra se poi è anche massaggiatrice…

Avvocato: guai in vista 

Maestra: o fa i giochini sado o rompe 

Casalinga: noiosa o vogliosa

Manager: mistress o insopportabile comandante 

Artista: si fanno i numeri o ti uccide di parole 

Impiegata: vogliosa o noiosa 

Cuoca: Se adora mangiare oltre che cucinare esperta nel sesso 

Pubblicitaria, marketing: o sveglia o gatta morta 

Mamma a tempo pieno: sacco di patate o bomba del sesso repressa 

Cameriera o simile: ottima categoria ma dagli orari impossibili e spesso le fanno male i piedi 

Poliziotta: sveglia ma vedi avvocato 

Intellettuale giornalista ECC: potenzialmente interessante a letto, faticosa da espugnare, a rischio mal di testa 

Imprenditrice: interessante ma potrebbe intimidire, se lui ha la sindrome della donna che non deve guadagnare più dell’uomo. 

Ecco, scherzandoci un po’ queste sono le idee che passano per la testa di un uomo (o meglio, del “campione” che ho interpellato) quando gli proponete un’amica. 
Tenetene conto, per non esporre la vostra beniamina a una serata pesante e noiosa o deludente, per poi sentirvi dire anche “ma chi mi hai portato”! 
Noi uomini non siamo molto riconoscenti dei vostri sforzi di amiche e voi dovete stare attente, quando “vendete” le vostre amiche, a non incorrere nel diffuso errore di dare un punteggio troppo alto alla candidata. Siate parche, circospette e dirette, se proprio volete far combinare l’incontro, senza farvi prendere dalla smania di riuscire a piazzare l’amica “disperata ma trova solo uomini che fanno schifo” a tutti i costi! 
La risposta migliore? Vattela a vedere su Facebook. 

Ps: attente anche all’amico che vi chiede di presentarvi un’amica: il pacco potrebbe essere lui. Non presentate scopatori incalliti a sognatrici in cerca del principe azzurro perché, voi più evolute, pensate: magari se si fa finalmente una bella scopata si diverte e si sveglia. No, siete troppo evolute, lasciate cenerentola a sognare, niente lupo cattivo: quello è per capuccetto rosso.