Litigare fa bene o male alla coppia?

Litigare riempie o svuota il vaso che contiene l’anima della coppia
Litigare riempie o svuota il vaso che contiene l’anima della coppia

Conosco coppie che litigano per ogni inezia. Ma anche coppie che sembrano vivere in Paradiso: mai uno screzio, mai una parola fuori posto e, se capita, uno dei due diventa un cuscinetto e col suo silenzio, o cambiando discorso, va oltre.

Chi di queste due coppie sopravviverà ai più acerrimi nemici della coppia stessa, e cioè il tempo che passa, la routine e il sesso che scende inesorabilmente in quantità e qualità?

Nessuna delle due, ma se dovessi scommettere voto per i litiganti.

Perché se litigare troppo e in un modo che denota poco affetto e a volte disprezzo lo considero uno dei pochi motivi per cui è giusto separarsi anche in presenza di figli piccoli, liberandoli così da scene quotidiane tipo la Guerra dei Roses, anche il silenzio pressoché totale di due fidanzati compagni o coniugi che non danno sfogo nemmeno alle normali ostilità che caratterizzano la vita di una coppia, non sono da meno come arma letale per la longevità del loro amore.

Litigare è fisiologico, ed un modo che la coppia ha di crescere. Sbagliando, discutendo per poi chiarirsi è un modo di crescere insieme, di consolidare la coppia.

Io immagino l’anima della coppia come un grande vaso dove vengono messe, in comune, le cose buone e le cose meno buone.

Ogni giorno la coppia ci mette una carezza, un’ora di sesso appagante, un litigio, un cattivo pensiero, un silenzio di sopportazione, un chiarimento costruttivo: le cose buone svuotano l’orcio di terracotta, quelle cattive, ma anche i silenzi, lo riempiono.

E quando la misura è colma l’orcio, per quanto pesante e robusto, è di terracotta, ed esplode.

Esplode in litigi fatti di quelle parole dalle quali non si torna indietro, crea schegge volanti che procurano ferite che si infettano e non si rimargineranno, oppure, nella migliore delle ipotesi, lasceranno vistose cicatrici che ogni volta che le guardi (e non puoi fare a meno di notarle) ti ricorderanno il dolore subito in quella occasione.

Sì perché ci sono cose che non si possono dire, dalle quali non si torna indietro. Le parole possono ferire più di un tradimento: ho visto coppie riprendersi da una scappatella, altre non riprendersi da offese verbali così profonde da rimanere indelebili.

E l’amato o l’amata sono coloro che ti conoscono più nel profondo, e quindi sono capaci di capirti meglio di chiunque altro, ma anche di usare i tuoi punti deboli più profondi per ucciderti.

Posso paragonare queste offese profonde e laceranti solo la violenza fisica: un uomo o una donna che mettono le mani addosso al proprio partner compiono un atto spesso senza ritorno. La violenza fisica può sembrare meno grave di certe violenze verbali, ma non è vero che ferisce più la parola che la spada, la spada uccide.

E l’omicidio dell’amore è possibile, e da quello non si torna indietro.

Il silenzio, tornando al fatto di non litigare mai o quasi mai, è letale quanto l’offesa più pesante. E’ più subdolo, perché lavora nel tempo e in modo strisciante. Al momento sembra anzi un buon modo per non fare di un piccolo fuocherello l’incendio di tutta la foresta, ma non è così.

Ogni fuocherello soffocato sul nascere col silenzio mette un pezzo di rancore e di sofferenza non detti nell’orcio dell’anima della coppia, facendo salire il livello delle cose cattive.

Litigare fa bene. Litigare chiarisce. Litigare fa crescere.

Nessuno ama litigare. Soprattutto noi uomini, campioni nelle gare di evitamento di rotture di balle, opponiamo il silenzio o svicoliamo di fronte a problemi di coppia. Se invece avessimo la vostra forza di discutere, spesso venduta con ironia come la tendenza tutta femminile a parlare troppo e a rompere anche sui dettagli, chiariremmo molte cose subito e bene e l’orcio, il nostro orcio di uomini, non si riempirebbe di quella sensazione del “che rottura di balle”, una sensazione che alla lunga fa di lei una compagna diversa da quella che avevamo amato.

Litigare, piangere, scontrarsi (senza superare le linee di non ritorno che tutti conosciamo) per poi chiarirsi, approfondire fino a ripulire l’anima dall’ultimo dubbio, lì, subito, insieme, significa rafforzare quel vaso che contiene l’anima della coppia, non solo svuotarlo. E’ come se, ogni volta che dopo aver litigato ci capiamo e capiamo perché il litigio è successo, la coppia crescesse.

Ecco perché le coppie che funzionano, quelle in crescita anche se nate da pochi mesi, dopo un litigio provano quella bellissima sensazione di amarsi di più, e spesso fanno l’amore.

E poi quanto sono importanti il tono, le parole, gli sguardi usati nelle discussioni…quando un litigio è davvero per costruire perché ci si ama, quando è solo per ferire perché ci si disprezza, piuttosto che l’indifferenza quando non si ama più… l’indifferenza che cos’è se non il silenzio e l’assenza di litigio, o se preferite di confronto animato, ma interessato ad andare fino in fondo?

Il silenzio uccide sicuramente, la parola può ferire, ma anche ricostruire la casa più forte e solida di prima.

Il silenzio è senza ritorno, alla lunga diventa tombale. Anche nell’amicizia.

Care amiche, amici, innamorati o coppie nuove, vecchie, solide e meno solide, in crisi oppure no: litigate, parlate, affrontate i problemi. Prima che l’orcio esploda.

Sincerely yours

Coppie: Pasqua con chi vuoi?

Pasqua con chi vuole lui
Pasqua con chi vuole lui

Natale con i tuoi Pasqua con chi vuoi. Il vecchio adagio sembra valere per tutti tranne che per gli amanti e le coppie che io chiamo squilibrate, dove cioè uno dei due prevale sull’altro, mi spiegherò meglio più avanti.

Ho già detto (leggi qui) che le vacanze sono il momento della prova del fuoco per molte coppie, regolari o clandestine che siano, una prova che spesso si rivela devastante.

Già perché se è vero che durante la settimana i guai, il lavoro e la routine ci sfessano per tutto il giorno è anche vero che fanno da anticorpi negli organismi con un sistema immunitario deficitario o da basse difese tipici di quelle coppie che, per un motivo o per l’altro, sono da tempo in crisi.

Nei matrimoni e fidanzamenti claudicanti, infatti, arrivare a casa dopo una dura giornata di lavoro significa spesso non… parlare. Complice e scusa la stanchezza, ci si addormenta sul divano, dopo un laconico “per favore guardiamo qualcosa alla tv che è stata una giornataccia” reiterando anche un altro rito ripetitivo delle relazioni asfittiche, e cioè il rimandare ogni rapporto sessuale, ancora una volta, per l’ennesima volta, a tempi migliori.

Quindi stress, divano, tv e sonno postprandiale proteggono le coppie di cui sopra da litigi, confronti e rimandano la cambiale all’incasso quando? Proprio alle feste comandate.

Per gli amanti la settimana feriale è un salvacoppia, perché permette gli incontri furtivi in pausa pranzo, le mattinate in motel vendute come shopping o riunione in un bunker dove, guarda caso, o il telefono non prende o non si può rispondere, mentre sappiamo che Pasqua con chi vuoi non è molto diversa dal Natale o dal Capodanno, perché comporta un allontanamento forzato e un minimizzarsi delle chiamate, per fortuna che c’è WhatsApp (sempre sia lodato). Ma anche sulle messaggerie si litiga, proprio per rimarcare che, ancora una volta, passi questa Pasqua con tua moglie (ma non doveva essere l’ultima Pasqua l’ultima volta?).

Però sugli amanti non mi voglio dilungare perché trovate l’approfondimento in questione qui, nel post Amanti, manuale di sopravvivenza per le feste o in San Valentino the day after.

Mi voglio invece dedicare di più a quelle che ho definito coppie squilibrate, o sbilanciate.

Che cosa si intende per coppia sbilanciata o squilibrata? Non tanto la classica coppia in crisi, quella ormai avanti nella strada verso la separazione.

Intendo quella coppia ancora in quella terra di mezzo in cui lei (o lui, ma lo sapete, io sono spudoratamente dedicato alle lettrici), alla domanda Pasqua con chi vuoi risponderebbe: io e te da soli da qualche parte meravigliosa o, se ci sono bimbi di mezzo, almeno suite, appartamento e camere separate.

E invece no.

Pasqua con i suoceri
Alcuni suoceri, per una coppia, sono più letali di un tradimento (come ho scritto qui). Eppure lui, mammone o succube del padre per qualsiasi motivo (soldi, lavoro, figura dispotica incombente da sempre), non è capace di staccare il cordone ombelicale neanche per i fatidici giorni del ponte Pasquale. Così, la poveretta di turno, si ritrova 365 giorni all’anno alle prese con “mamma e papà”, naturalmente i suoi, perché i genitori della malcapitata sono di solito i suoceri “buoni” e quindi automaticamente messi da parte. Quindi tutti a festeggiare a casa di mamma. Peggio: tutti a festeggiare a casa di mamma in montagna, così ci dobbiamo pure dormire. Peggio: tutti a festeggiare a casa di mamma in montagna che ci danno la camera di fianco alla loro che così amore per queste sere meglio evitare di fare l’amore perché se ci sentono si imbarazzano e poi io non sono a mio agio perché poi a papà, come quando ero ragazzino, gli basta un’occhiata per capire se l’ho fatto (e potrebbe venirsene fuori davanti alla colomba pasquale con un bel “hai usato il preservativo? Ricorda che io nipoti non ne voglio!” O viceversa… “l’avete fatto? Insomma sto nipotino arriva o no?”). Quindi la malcapitata non solo deve sopportare i suoceri, ma va pure in bianco. Queste situazioni sono destinate a portare spesso al fallimento della coppia stessa perché, per fortuna, la pazienza di voi donne, nonostante tutto, non è infinita. Il mio suggerimento, o meglio quello delle tante che ci sono passate e “hanno risolto” è questo: puntate i piedi la prossima volta, se adesso è stata l’ennesima volta con i suoceri la prossima non cedete a costo di stare a casa da sole o, meglio, di andarvene finalmente con l’amica del cuore al mare (che a voi la montagna vi ha rotto da mo’). I figli? Se li puppino i suoceri per una volta!

Pasqua con i “suoi” amici
I nemici potenziali della coppia non sono solo i suoceri versione tiranni, ma anche i suoi amici del cuore, quelli con cui passa già la vita in chat, ha il mercoledì di calcetto, la domenica allo stadio e qualche serata in birreria ci scappa pure, tempo dedicato che neanche la più focosa e attraente delle amanti potrebbe sperare. Quindi a Pasqua che si fa? Si va via con i suoi amici. E lui, finalmente immerso h 24 nella sua goliardia da Animal House (chi non ha visto il mitico film con Belushi vada subito qui) non ti si fila ma neanche di striscio! Te ne accorgi perché non ti risponde quando tenti, in quei rari attimi nei quali non è preso dagli amici, oppure ti risponde con eh? E la sera, finalmente sotto le lenzuola soli? Lui russa, perché ha fatto tre giri di superalcolici dopo due bottiglie di quel vino tanto buono. E sarà così fino al ritorno a casa, quando ti dirà: amore scusa ma questa vacanza mi ha devastato.
Consiglio di chi ci è passato? Dopo il primo giorno abbi il coraggio di tornare a casa da sola. Lo so è grossa, è una mossa azzardata ma… basta! Un uomo che da anni ti fa fare la ruota di scorta dei suoi amici capirà solo un messaggio molto netto, tangibile e preciso, altrimenti ti dirà sì sì va bene la prossima facciamo come vuoi tu. E ci vediamo a Natale o, peggio, all’estate con gli amici. Vedi tu se è ancora il caso di provare il prossimo “turno”, ma se è così, una volta a casa, devi mettere nero su bianco che A Basta con la vita coniugale condivisa con i suoi amici.

Pasqua in immersione (o dove vuole lui)
Pasqua con chi vuoi significa anche dove vuoi o a fare quello che vuoi. O meglio, dove vuole lui, o peggio a fare quello che vuole lui. Alzino la mano le disperate costrette ad aspettare che lui faccia l’ultima discesa a chiusura impianti, a scalare montagne, a fare passeggiate impervie da vescica ai piedi o a correre in Central Park invece di girare per la fifth avenue a vedere i negozi di New York. Ricorderò sempre un’immersione con questa coppia. Lui un maniaco della subacquea, lei terrorizzata dall’andare sott’acqua eppure già costretta a seguire tutto il corso per prendere il brevetto più le settanta immersioni del fidanzato, che non gliene fregava niente di lei ma la voleva comunque lì con lui. La malcapitata, mi ricordo, piangeva lacrimoni che lui non asciugava neanche (tanto siamo al mare e ti devi bagnare) e in una immersione, mentre lui era già 20 metri più sotto, aveva perso i pesi della cintura e io l’avevo dovuta soccorrere, completamente abbandonata. Roba da corna immediate per ripicca (era pure bella), ma non credo siano più insieme, o meglio, lo spero per lei. Insomma, lo sportivo o il maniaco dei posti che non ti piacciono è letale come e quanto quello della mammina sempre insieme o degli amiconi inseparabili. Il consiglio di chi ci è passato? Trovarsi un’attività sportiva o non, personale alternativa, da praticare nei luoghi comuni ma anche no. Nelle coppie squilibrate ciò potrebbe portare lui, se è in versione despota, a non riconoscere lo stesso diritto di pratica di sport o di luogo: forse vi accorgerete finalmente di che pasta è fatto (non è che state con un narcisista? Verificatelo qui) e vi auguro che la prossima vacanza, nella quale farete una settimana insieme e una separati (tu al mare ad abbronzarti con le amiche e lui a scalare l’Everest), troviate (se lo vostra coppia è decotta e Pasqua è solo uno dei tanti sintomi di malattia degenerativa) anche un’alternativa al despota delle montagne o degli abissi congrua, attenta e soprattutto disponibile a fare tutto quello che volete voi o quasi. Insomma, un “chiodo” (leggi qui) magari sedentario.

Finally, ridendoci insieme un po’ su questa Pasqua con chi vuoi, colgo l’occasione non solo per augurarvi buone feste con il mio blog, ma che vi portino anche l’occasione per riflettere su cose che non vanno magari da tempo e che è ora di cambiare o… di chiudere. L’amore è semplice: nessun squilibrio o sbilanciatura, l’amore ama le vacanze dedicate alla coppia e senza interferenze, con una buona dose di sesso senza pensieri finalmente, altro che terzo super alcolico o il russamento dell’alpino.

Sincerely yours

Perché attiro solo mascalzoni

Intimo veleno. Fotografia analogica di Patrizia Nuvolari. www.patrizianuvolari.it
Intimo veleno. Fotografia analogica di Patrizia Nuvolari. www.patrizianuvolari.it

Perché attiro solo mascalzoni o, se vogliamo dirla in inglese, solo degli str, che prima sono così affascinanti e simpatici e poi, quando ti hanno fatto fare un paio di volte la 24 ore di Le Mans a letto ti lasciano legata ai paracarri della tangenziale?

Se lo chiedono e me lo chiedono molte lettrici, che ormai si definiscono, in lacrime, collezioniste di mascalzoni, cioè di uomini che trattano le donne a mo di “usa e getta”, e che spesso hanno pure il coraggio di rifarsi vivi dopo una più o meno lunga e improvvisa latitanza, di solito nei momenti di magra (non hanno nessuna all’orizzonte e vorrebbero tirare fuori dal freezer la vostra “minestra” da riscaldare).

Da quello che mi raccontate, da quello che vedo, leggo e in base alla mia esperienza non c’è un perché solo ma perché diversi. Prima di enunciarveli voglio però raccontarvi la mia prima esperienza di mascalzone, prima per amore e poi pentito.

Avevo 16 anni ed ero innamorato di lei, più grande di me, per la prima volta (credo anche perché era stata la mia prima volta “completa”). Dopo tre mesi di grande romanticismo e kamasutra lei mi lascia per un altro, un suo ex che mi aveva descritto come un mascalzone, macché mascalzone, uno str di prima scelta! La trattava malissimo, la tradiva, non la richiamava, non si faceva trovare… io invece ero il classico bravo ragazzo, sempre carino, presente, premuroso, la riempivo di attenzioni e regali… troppo, mi aveva detto lei lasciandomi. Sei troppo carino e bravo. Fammi soffrire un po’ aveva pure aggiunto, fatti desiderare…

E lì ho pensato che il mondo girasse alla rovescia e che non era vero, come nei film, che i “buoni” vincono sempre, erano i cattivi a fare il bello e cattivo tempo con le donne, già a quell’età.

È c’era un’ingiustizia Cupidica per la quale chi come me dava tutto era destinato a farsi soffiare la morosa della vita (a 16 anni già volevo sposarla? Forse sì, sognatore pescino com’ero già allora) da un mascalzone che la faceva pure piangere. La felicità perdeva contro la sofferenza, non capivo ma… volevo, dovevo adeguarmi al “trend” femminile che mi sembrava maggioritario, e cioè viva i mascalzoni! Altrimenti… chi cuccava più! Sognatore romantico sì, ma l’ormone è l’ormone.

Così avevo cominciato anch’io ad applicare la parte dark del Teorema di Ferradini dal “in amore vince chi fugge” al “fuori dal letto nessuna pietà”. Con alcune funzionava con altre No. E il perché lo capiremo insieme, forse, rispondendo ai tanti perché attiro solo mascalzoni.

Poi, e qui finisco il mio personale racconto, avevo presto capito che solo una parte, seppur numerosa, di ragazze preferivano lo str, le altre proprio no. E non essendo io un mascalzone “naturale”, presto avevo abbandonato la caccia alle collezioniste di cattivi per seguire la mia indole romantica, per quanto lussuriosa (romanticismo e sesso vanno benissimo d’accordo), mietendo così conquiste sul versante più dolce e sognante del mondo femminile.

Ma veniamo finalmente a voi, a te. Allora… perché attiri solo o prevalentemente mascalzoni?

Perché cerchi emozioni
Lo str è divertente e mai noioso: ti stupisce con effetti speciali, prima positivi e poi, purtroppo, negativi. Non ti aspetti mai quello che fa. È eccitante. Non ti sembra mascalzone, ti sembra simpatico all’inizio. Scambi la sua propensione a “farsele tutte” per “esperienza” e virilità, è un uomo vero, un maschio alfa (per chi ci crede). È imprevedibile. Peccato che le emozioni positive si trasformeranno in negative quando sarà stufo di te (le sue storie durano raramente più di 3-6 mesi consecutivi) o avrà una preda più appetitosa di te. In realtà, fuori dal letto, a lui di te non interessa nulla.

Perché vuoi essere la sua prima scelta
Che fascino ha questo mascalzone simpatico e guascone che ci sa fare così bene con le donne. Mi scrive una lettrice: certe donne hanno il bisogno di affermare la propria autostima attraverso storie difficili e complesse. Più lui è mascalzone e più si ostinano. Sanno che lui è un rubacuori ma questo fa da calamita irresistibile in chi di voi, anche inconsciamente, vuole primeggiare sulle altre, vuole essere la sua regina, vuole essere scelta e la sua preferita. Cosa possibile, ma il tempo del suo timer, che scatta dalla prima volta che farete l’amore. Inesorabilmente.

Perché voi sì che lo cambierete
Si chiama sindrome della crocerossina, e ne ho già scritto qui. Colpisce molte donne, che di fronte a un mascalzone conclamato, nonostante gli avvisi delle amiche che hanno capito o ci sono già passate, pensano di avere la forza e il potere di cambiarlo, per poi conquistarlo definitivamente. Le crocerossine sono quelle di voi che sopportano di più le sue angherie e cambi di fronte, il passare dall’amore totale all’indifferenza più crudele, e quindi sono quelle che soffrono di più. Più è prepotente più fate quello che vuole lui. Più chiede senza dare più vi piegate. Ma poi lui vi ringrazia lasciandovi. Mi scrive una di voi: quando lo squalo sente l’odore del sangue corre! Sente lontano mille miglia l’aroma intenso che sprigiona la croce rossa che è in ognuna di noi…e dopo si salvi chi può! I lati negativi fanno presto a sorgere, ma certe donne hanno la presunzione dell’io lo cambierò. E ancora scrivete: la maggior parte dei mascalzoni si presenta come bisognoso d’affetto, e all’inizio ti corteggiano e ti prendono come nessuno ha mai fatto. Così noi donne, che amiamo tanto fare le crocerossine, ci affezioniamo ogni giorno di più e poi tac….. l’uomo si rivela per quello che è!

Perché è bravo a illudere e a farsi perdonare
A differenza di molti altri uomini il mascalzone, il più delle volte, lascia, non si fa lasciare dalle donne. E lascia senza pietà. Te lo dice dall’oggi al domani, di solito con un messaggio perché è inutile perdere tempo con un incontro, ci siamo detti tutto non c’è altro da aggiungere. E sparisce. Ma spesso torna. Perché c’era qualcosa di fisico (non intellettuale, a lui del vostro cervello interessa solo dove far breccia per il letto) che gli piace e gli manca e vuole riassaggiare, ma soprattutto perché in quel momento è “sprovvisto di carne fresca”. Il mascalzone è quello che poi, per scusarsi, ti porta in un posto bellissimo o fa il mega regalo e tu abbocchi. È un grande illusionista che ti sa riconquistare con “come te nessuna, me ne rendo conto solo ora” o ” quanto mi sei mancata, non posso vivere senza di te” ma… presto la minestra riscaldata finirà, e lui vi rilegherà al guardrail della tangenziale definitivamente, perché in chat la bellina che tampina da un po’ gli ha detto di sì.

Analizzati i perché, cosa fare per evitarlo o per liberarsi di lui prima che faccia danno?

No perché voi ragazze innamorate dei mascalzoni rimanete così annichilite da queste esperienze che spesso per tornare alla vita normale e a un semplicissimo flirt ci mettete anche più di 12 mesi, e certe di voi arrivano a pensare che gli uomini siano tutti così, dei mascalzoni, e quindi l’unica è il ritiro sociale e fisico. Un dramma per la femminilità: non confondete la vostra preziosa fragilità per un handicap che vi impedirà di amare la persona giusta.

Per evitare questo occorre innanzitutto lavorare su se stesse, sulla propria autostima, soprattutto se siete già passate da un’esperienza con un mascalzone e vi ritrovate al secondo giro.

Imparate a non accettare quello che non accettereste normalmente: l’amore è semplice. È serenità non dolore. È rispetto, non prevaricazione. È democrazia, non dittatura. È equilibrio, non squilibrio a favore di un componente della coppia. Per il mascalzone la coppia non esiste, l’amore è una parola che non ha nessun peso, tanto che ne abusa soprattutto quando fate l’amore, anche se è assurdo per precocità pronunciarla le prime volte, a poche settimane di intimità.

Scappate subito da tutto o parte di questo, ai primi segnali: non perdete tempo pensando che cambi o sottovalutando le piccole crudeltà alle quali presto inizia a sottoporvi. È vero, ci sono anche i mascalzoni accasati, ma pensate che siano dei buoni mariti in genere? In pubblico certamente, ci tengono alle apparenze più degli altri, ma chiusa la porta di casa sono padroni delle ferriere, non compagni. Sono despoti, perlopiù. Quello è solo il loro porto, ma da lì partono le scorrerie nel mondo femminile.

Quindi… Pretendete di più dai nuovi amori, come scrivo qui. Scappate dai simpaticoni che danno segni di superficialità o esagerano in promesse premature di futuri troppo radiosi insieme.

Fatevi aiutare dalle amiche più sagge ed esperte, circondatevi di amici veri, non isolatevi mai per stare e fare solo quello che vuole lui. Il mascalzone vi isola per dominarvi.

E se l’autostima già zoppica o ha subito duri colpi non serve sparire dalla società, serve un esperto che vi faccia ragionare e tiri fuori di nuovo la superdonna che eravate, che siete.

Il cimitero è pieno di mascalzoni insostituibili. Non finiteci voi nel cimitero dei sentimenti solo per un… mascalzone.

Sincerely yours

Il mio blog compie 4 anni!

L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi
L’icona del mio blog ideata dall’amico e collega Andrea Truzzi

Oggi il mio, il vostro blog compie 4 anni. Eravate poco più di 30mila all’inizio, oggi siete più di un milione di visitatrici e visitatori. Grazie del regalo più bello che potete fare a un giornalista e scrittore: seguirlo con interesse e… so quanto conta il vostro passaparola! Onorato della vostra attenzione e… buon anniversario anche a voi, lettrici e lettori!

Era mio padre

Mio padre con mamma fidanzati a Venezia
Mio padre con mamma fidanzati a Venezia

Era mio padre

Oggi, festa del papà, voglio raccontarvi il mio e pensare a lui.

Alto, Occhi azzurri, dicevano che fosse uno degli uomini più affascinanti di Venezia.

Faceva il giornalista come me e aveva vissuto per un po’ a Londra, dove aveva imparato a giocare al suo amato bridge e mi faceva lezioni di inglese, mostrandomi la cartina della metropolitana che dovevo studiare segnando col dito le zone dove abitavano le sue fidanzate, tre o quattro almeno.

Non so se fosse davvero cosi sciupafemmine, so che le donne lo amavano e lui piaceva molto.

Anche il fatto di essere corrispondente per un settimanale tedesco e il suo dover periodicamente recarsi ad Amburgo, città libera e piena di “libere donne”, come le descriveva lui, a fare quelle serate all’insegna di “Alberto please, make for us your magnifica Carbonara!”, non depone a favore della fedeltà.

Non so dunque se sia sempre stato fedele a mia madre, mi piace pensarlo anche se non è realistico per molti motivi: il suo fascino, i suoi viaggi, quei lunghi agosti noi a Venezia e lui a lavorare da solo a Milano o in qualche parte del mondo, il suo essere cresciuto all’epoca delle case di tolleranza…

Forse non è stato sempre fedele fisicamente a mia madre, ma con la testa sì, perché l’amava. Quindi che importa la fedeltà caro papà?

Si erano conosciuti a Venezia con mamma, perché il suo miglior amico era mio zio Plinio, mio padrino e fratello di mia madre.

Papà orfano già a tre anni, veniva da una famiglia povera che abitava alla Giudecca, all’epoca non proprio il sestriere di lusso della città. Mia madre invece veniva da una famiglia ricca e rispettata, che lo accoglieva a pranzo come amico di Plinio, ma mi ricordo che mia nonna diceva che “così mangiava un po’, povero ragazzo”.

Era nato così l’amore fra mia madre e mio padre, a palazzo Morosini, dove abitava la famiglia di lei all’epoca.

Mio padre non ha avuto un padre. Il nonno, morto giovane per un’infezione allora incurabile, aveva lasciato lui e sua madre soli in una Venezia prefascista, difficile da vivere.

Sua madre, mia nonna Regina detta Ginetta, si era presto risposata con quello che sarebbe diventato un fotoreporter famoso. Un matrimonio di salvataggio per lei, bellissima, d’amore per lui, almeno all’inizio narravano i miei avi.

Lui non amava mio padre, ancora meno quando mia nonna ebbe il fratellastro di mio padre.

Mi ricordo che mio padre, se solo osava fare qualcosa di sbagliato alla tavola del patrigno, riceveva una bicchierata gelida d’acqua in faccia. Un’umiliazione che a immaginarla mi ha sempre fatto del male.

Il patrigno lo aveva anche preso a lavorare nella sua agenzia e gli aveva insegnato a fotografare. Era il periodo della moda, e mio padre aveva avuto una storia con una famosa attrice. Però lui preferiva scrivere, non fotografare o commerciare in foto.

Mio padre era legato, non ricambiato, al patrigno. Quando in un momento di difficoltà lavorativa mio padre è stato abbandonato al suo destino dal patrigno, con mia nonna che rispondeva a mia madre che la pregava di aiutarci “ognun per sé, Dio per tutti”, aveva 40 anni.

Il peggior tradimento è quello dei genitori o dei fratelli.

Ma mio padre si è risollevato dai debiti E dall’infarto (fumava 60 sigarette al giorno) e ha fatto fortuna da solo, rilanciandosi nel lavoro e assicurandoci una vita agiata.

Questo era mio padre.

Io gli sono diventato amico solo a 18 anni. Con lui il rapporto è stato difficile, sempre mediato e salvato da mia madre.

Lui, che non ha avuto un padre, aveva idee confuse sul come farlo. Da una parte era troppo permissivo, dall’altra voleva essere autoritario e rispettato come il patrigno. Risultato: la mia ribellione.

Mio padre pretendeva infatti rispetto senza applicare la regola aurea del do tu des che io applico con i miei figli: io ti premio se tu fai bene il tuo lavoro, io non sono una volta tuo amico e una volta un padre autoritario, io sono tuo padre punto. E tu mi porti rispetto perché io me lo sono guadagnato, anche.

Così ogni anno la stessa storia: due materie a settembre e lui che mi comprava il motorino avvertendomi che era un investimento per il futuro. E poi la moto. E poi l’auto. E io ne approfittavo. Litigavamo ma lui cedeva.

Ma ci amavamo pur litigando ferocemente.

A 18 anni provo a lavoricchiare con lui, per guadagnare un po’. E scopro che mio padre è un Figo, non un debole. Scopro che è bravo nel suo lavoro, che sa tramutare idee in ricchezza per la famiglia. E così si guadagna la mia stima per la prima volta. E con la stima e il lavoro insieme migliorano i rapporti.

Da allora io e mio padre siamo diventati amici.

mamma se ne è andata prima di lui, e lui un giorno mi ha detto che era stufo di vivere senza di lei.

Aveva ripreso a fumare ma poi, forse spaventato dalla paura di qualche sintomo inconfessato, aveva smesso.

Dopo soli 15 giorni l’ho trovato addormentato sulla sua poltrona in pigiama, in attesa che si scaldasse la sua brioche. Se ne era andato dalla mamma.

Quando parlo con lui in questo periodo scherziamo sul fatto che smettere di fumare lo abbia di fatto ucciso.

Questo era Ed è Alberto Nicolò Pellizzari, mio padre.

Ricominciare dopo una storia

Si ricomincia sempre in salita ma alla fine c'è sempre una discesa
Si ricomincia sempre in salita ma alla fine c’è sempre una discesa

È finita. Dopo mesi, anni, a volte tanti anni la vostra storia è finita. Eravate sposati, conviventi, fidanzati, amanti. Eravate, perché ora è finita.

Siete state lasciate, o avete lasciato voi, spesso perché lui vi ha messo nelle condizioni di lasciarlo, perché molti uomini non lasciano mai. Non cambia: siete sole.

E siete sole dopo molto tempo, oppure da poco ma, se eravate innamorate, anche pochi mesi possono pesare come anni.

Magari, di fatto, sole lo eravate già. Quanti matrimoni sono separazioni di fatto sotto lo stesso tetto coniugale, quanti legami sono ormai ridotti al minimo sindacale da tempo, senza dialogo e senza sesso. Quante amanti hanno visto scemare, col tempo, gli incontri una volta così belli e passionali, o sono diventate l’ombra della moglie.

Ora anche le ultime parvenze di legame sono davvero finite. Ognuno a casa sua, ora siete davvero sole.

Come ricominciare a vivere? Come rinascere?
E, soprattutto, come non cadere nella trappola dell’isolamento, del ritiro sociale e sessuale? Come non sostituire definitivamente gli uomini, per la grande delusione, con la carica dei 101 gatti?

Dalle vostre tante storie, da chi ci è già passata e ce l’ha fatta, si possono trarre dei consigli preziosi. Vediamoli.

Il periodo zombie
È normale che le prime settimane, i primi mesi, stiate male, alternando momenti di disperazione a quelli catatonici, a momenti nei quali vi dite “che bello essere sole dopo tanta sofferenza” a quelli in cui “quello stronzo mi manca da morire, adesso gli scrivo un messaggio, forse non posso vivere senza di lui”. È normale, vi comportate come degli zombie che si aggirano in casa trascinandosi dietro il plaid, passando dalla TV al frigo, ma non siete degli zombie. Guarirete. È solo questione di tempo ma, come per l’influenza, potete decidere di sopportare stoicamente, quasi fosse un’autopunizione (aaaah come siete brave voi donne ad autopunirvi e autogiudicarvi al peggio) i 39 di febbre alzando le mani, battendo i denti e soffrendo l’impossibile oppure usare i farmaci sintomatici che, proprio perché si chiamano così, non curano le ferite d’amore ma leniscono il dolore fino a guarigione avvenuta (e si guarisce, è solo questione di tempo).

Li vediamo nei prossimi step.

I rimedi della “donna” (non della nonna, o forse li usava già anche lei).
Per uscire dal o combattere il periodo zombie la prima cosa da fare è individuare, nel vostro carnet di amici e conoscenti i più positivi, affidabili, allegri e poco sedentari. No, non sto parlando della vostra migliore amica, quella sa già tutto della vostra storia, ha la spalla rotta per i vostri pianti, ha fatto tutto quello che poteva per sorreggervi e continuerà a farlo. Ma quello che vi serve adesso è altro. È una donna, o un gruppo di donne, o anche di uomini amici che avete classificato come nonscopabili (e loro non vi vogliono frequentare e assillare per questo, altrimenti evitateli) che vi raccolgano e vi portino fuori dal covo dello zombie. Per un aperitivo, per parlare, per ballare, anche solo per passeggiare o per iniziare un corso da metalmeccanico o di tango, basta che vi tirino fuori. Devono essere propositivi, allegri e riuscire a stopparvi dopo massimo un quarto d’ora di riepilogo della storia che vi ha fatto soffrire tanto per farvi parlare di qualcos’altro. Valgono anche quelli messi da parte perché a lui non piacevano o non ve li faceva frequentare. Sforzatevi di contattarli, magari con un messaggio iniziale, come se doveste prendere un farmaco salvavita. Inizierete a mettere un piede fuori dal covo dello zombie, c’è ancora tutto un mondo lì fuori, il mondo non era solo lui. Vietatissimo il coro greco, cioè quel gruppo di amiche lasciate o deluse dagli uomini al punto da appendere le ovaie al chiodo che potranno solo unirvi a voi in un pianto greco che vi porterà alla depressione condivisa, non a uscire dall’antro.

Il codice del silenzio
Quasi tutti gli ex si rifanno vivi o tentano di ricontattarvi.
Per questioni di egoismo, possesso, per scoparvi ancora una volta, per tenervi in stand by. Non potete neanche pensare di rimanere amici, leggete qui perché. Ecco perché è fondamentale fare terra bruciata il più presto possibile con l’ex. Non cadete nella trappola del “non è educato tagliare tutti i ponti”. Fregatevene: in questo momento L’emergenza siete voi, siete voi che dovete rinascere dalle ceneri della storia fallimentare e dolorosa, provate a essere egoiste almeno un quinto di quello che è o è stato lui. Basterà. Usate la rabbia e il rancore che avete per la delusione inflittavi per bloccare tutto, cancellare tutto. Non un messaggio deve passare nell’etere e raggiungervi. In questa fase anche un banale “come stai” scritto da lui potrebbe farvi perdere in un lampo i progressi di autostima e rinascita faticosamente collezionati fra pianti e tentativi di reagire positivamente. Più farete silenzio con lui prima guarirete e starete meglio in fretta, meno lo fate o posticipate o lasciate qualche canale aperto e più il calvario sarà lungo. Lo so, capisco, si cade e si ricade. Non fate l’errore, nei casi in cui ci ricadiate, lo risentiate o lo rivediate di biasimarvi, di darvi della debole idiota irrecuperabile. Tutte ci sono passate, anche quelle che oggi sono nuovamente accoppiate e felici: è possibile, non finisce il mondo con un uomo, per quanto amato. Montanelli diceva che i cimiteri sono pieni di persone insostituibili. Non vi giudicate, non vi biasimate, chiamate l’amica del cuore, le amazzoni alla riscossa per uscire e ricominciate da zero. E, mi raccomando, in silenzio con lui. Se lavora con voi è più difficile ma appellatevi alla vostra professionalità: si parla di lavoro, possibilmente in team e non da soli e non si accetta neanche un caffè. Nemmeno uno, fanculo l’educazione.

Il primo chiodo
Uscendo con gli amici, prima o poi incontrerete un uomo interessante. Col tempo, quel senso di nausea a pensare solo di essere sfiorate dalle mani di qualcuno che non sia l’ex passerà. E, quando incontrerete uomini che in voi risvegliano un barlume di femminilità, gli immediati flash baci di voi a letto con uno “nuovo” travolti dalle scene d’amore con l’ex svaniranno. Ci sono donne che arrivano a questo punto di guarigione in sei mesi, altre che ci mettono di più. Ma se seguite i consigli precedenti sarà inevitabile, prima o poi, incontrare un uomo interessante. Che cosa significa interessante? Non cadete nell’errore di giudicare i nuovi uomini paragonandoli al vostro ex: lo so, con lui è stato per lungo tempo tutto meraviglioso, dal sesso allo stare insieme, ma poi tutto è finito e, molto spesso, perché questa meraviglia di uomo si è rivelato tutto l’opposto di quello che era agli inizi. Quindi NO PARAGONI COL PASSATO: questo tipo si chiama nuovo perché è nuovo, e voi ora guardate al futuro, non al passato. Che significa interessante? Banalmente che vi piace fisicamente, che è simpatico, vi fa ridere, dice cose intelligenti. Non deve essere il principe azzurro, deve essere, in questa fase, un donatore di serenità. Usciteci quando se è come volete. Non sentitevi obbligate a nulla. È quello che chiamo chiodo scaccia chiodo. Se dà segni di impazienza liquidatelo. Non attaccatevi a lui come l’ancora della speranza, gestitelo come una persona piacevole da frequentare punto. Per ora. Siate esigenti, molto esigenti (per approfondire perché leggi qui).

La prova del bacio
A un certo punto, passati anche due tre dieci uomini interessanti che però non vi hanno fatto decidere per riprovare ad andare a letto per la prima volta, magari dopo anche un anno, dall’ultima col vostro ex (o perché non eravate pronte o perché questi uomini non si sono rivelati poi così interessanti o perché erano assillanti sul fare sesso), avrete frequentato un uomo che, dopo un tempo variabile da settimane a qualche mese, risveglia in voi l’ormone. Se vi attrae non solo più come compagnia dell’aperitivo e della chat c’è solo una cosa da fare: baciarlo. Il bacio, come ho scritto qui, è il cancello d’entrata del sesso. Un bacio è già un rapporto sessuale, e può dire moltissimo. Anzi, è la porta che una volta aperta vi farà decidere se richiuderla subito o entrare nella stanza da letto. Un uomo che bacia male, che non vi regala una bella sensazione, che non vi eccita già dal bacio, ascoltate me, meglio non andare oltre. Se invece funziona, baciatevi e baciatevi. Allora la porta si potrà aprire.

La vostra prima nuova volta
Se lui ha superato la prova del bacio inutile e compromettente aspettare troppo per fare sesso. Perché da una parte non ce n’è ragione (se avete provato le sensazioni giuste descritte prima siete pronte) e dall’altra lui potrebbe giustamente incazzarsi e dileguarsi. Ha aspettato, ha seguito i vostri ritmi, non tirate inutilmente la corda solo per punire il genere maschile cattivo o per essere sicure che questo non scappi dopo la prima scopata. Se avete in testa queste idee o le scacciate via o non siete ancora pronte. Giocateci, come ho scritto qui. Detto questo andateci a letto per divertirvi, per provare emozioni che saranno comunque nuove e diverse rispetto al passato. Quindi godetevela. Non dovete dimostrare nulla, non dovete fare nulla che non Vi piaccia, dovete semplicemente rimontare in bicicletta, godervi la giornata di sole e la brezza sul viso. La bici scricchiola, ha una gomma sgonfia o è scomoda? Magari andrà meglio la seconda volta. Oppure lui, non voi, lui non ci sa fare. Non fate l’errore che fanno tantissime donne di giudicarsi se a letto qualcosa è andato storto, tipo L’orgasmo non è arrivato o non vi siete sembrate all’altezza della situazione. Mai giudicarsi, vietato giudicarsi. Forse siete arrugginite, ma è più probabile che lui si sia intimidito e non sia così bravo come dovrebbe essere un uomo di esperienza. Quindi o rimandate i giudizi alla seconda e seguenti volte o, se davvero non vi è piaciuto, applicate la regola del bacio non convincente: avanti un altro. E non fatevi menate del tipo ormai sono frigida non sono più capace tanto vale aspettare la menopausa… ma sapete quante donne in menopausa si godono dello splendido sesso? Tantissime. Quindi non facciamo paragoni assurdi o pensiamo al convento per una trombata così così. Men che meno pensare che l’unico uomo in grado di farvi godere fosse lui, l’ex… i ristoranti dove mangiare bene, anzi meglio, sono milioni.

La rinascita dei sentimenti
Dopo che sarete state a letto con un uomo nuovo io vi auguro che questo evento si tramuti in una storia decente, serena, duratura (non dico amore per scaramanzia ma succede, per fortuna, mica si ha una sola chance nella vita). È invece solo una storiella? Tutto rodaggio. Tutte prove, intanto per riprendere una sana attività sociale e sessuale con gli uomini papabili, cosa normale, naturale e che fa bene anche alla salute oltre che al cervello e allo spirito, e poi per prepararsi al vero decollo, cioè all’incontro con un nuovo vero amore. Perché non solo è possibile trovarlo ancora, è addirittura probabile. Basta essere esigenti, come scrivo qui, e aver seppellito la storia precedente nel camposanto dei ricordi belli e brutti.

Ah, niente fiori per l’ex ma opere di bene per voi

Sincerely yours

Traditori per bisogno e seriali

Il traditore seriale fa le corna in serie
Il traditore seriale fa le corna in serie

I cosiddetti “traditori” si dividono in due categorie ben precise, maschi o femmine che siano: traditori per bisogno e traditori seriali.

I TRADITORI PER BISOGNO
Tradiscono il proprio partner perché l’amore è finito o sta finendo. I maschi lo fanno prevalentemente per problemi sessuali nella coppia irrisolti da tempo: si scopa poco, male, sempre nello stesso modo.

Sono uomini, questi, che non sono mai stati traditori incalliti e nemmeno vedono l’ora di cornificare la compagna perché sono dei morti di figa.

Sono spesso uomini che non hanno avuto molte donne nella loro vita e che si sono innamorati presto, anche da giovanissimi.

Sono spesso uomini alle prese con un rapporto di coppia di lunga data, che per anni è stato felice e che poi, come molti amori e rapporti di lunga data si è inaridito, a partire dal sesso.

Lui ci ha anche provato a proporre varianti, ha fatto spesso il primo passo a letto, ha riproposto quei weekend da soli senza figli che si facevano agli inizi dove la coppia che funziona, per quanto oberata da compiti adolescenti mutui e problemi vari rinasce. Nulla. Certi non scopano da mesi. Tanti mesi per un uomo. O male, raramente e quando vuole e come vuole lei.

Lei è cambiata nel tempo: prima passionale e attenta, da troppo tempo ormai concentrata su altro (la famiglia, spesso) e ormonalmente quasi ferma (una volta prendeva pure l’iniziativa).

Lei Non è più moglie, è azionista al 50% della Spa famiglia. Non è più amante, è una scopata una tantum. Non è più compagna è madre, e tu spesso sei uno dei figli, e neanche il preferito. Ecco perché ho scritto che il tradimento è spesso un concorso di colpa (leggi qui).

Allora capita che questi uomini incontrino o inizino a cercare una donna con la quale fare principalmente sesso di qualità.

Certo, i più evoluti e sensibili sono spinti anche dal bisogno di risentirsi vivi, attrarre gli interessi di una donna come una volta faceva la moglie, parlare, riprovare l’adrenalina della passione ma, statene certe, per i maschi il primum movens del tradimento è il sesso.

Può esserlo anche per la donna che tradisce per bisogno, alle prese con un marito che non la guarda più, che la scopa ogni tanto, troppo in fretta per ottenere il suo orgasmo, che non le fa complimenti, che non la porta più fuori, che vive in pantofole e doccia fatta con lo spray anti traspirante.

Spesso sono famiglie queste che sfoggiano la perfezione nella società ma che nascondono il nulla in camera da letto. Di fatto, già da molto tempo dei separati in casa.

Per le donne però che tradiscono per bisogno più spesso a far decidere il passo di concedersi a un altro è un bisogno spirituale, affettivo, sentimentale. Risentirsi giovani belle e attraenti, importanti grazie alla corte di un uomo piacente e simpatico è come un fulmine che rimette in moto anche la passione, e molte di loro faranno a letto, con uno sconosciuto, quello che non hanno mai fatto, e provato quello che non hanno mai provato.

Ecco chi sono i traditori per bisogno, maschi e femmine.

I benpensanti diranno, come mi scrivono sempre: sono comunque dei traditori senza attenuanti. In questi casi, prima di tradire, ci si separa.

Semplice no? Ci si separa. Da un punto di vista teorico potrei essere d’accordo. Peccato che ci siano piccoli particolari come i figli ( prima di farli saltare di gioia perché mamma e papà si lasciano io ci penserei un attimo no?) e i soldi. Per separarsi bisogna essere spesso ricchi. Bisogna vendere tutto e andare in affitto. Pagare avvocati e assegni. Separarsi significa spesso diventare poveri. Tutti, compresi i figli. Ecco perché ci sono tanti separati in casa. Dovevano pensarci prima? Per certe persone è tutto facile in nome di una correttezza morale (spesso ipocrita e non corroborata dai fatti) con i figli la storia e il portafoglio degli altri.

Ma l’amore non ragiona per clausole contrattuali, il bisogno di felicità segue il karma, non la lista delle buone intenzioni.

Ma veniamo al traditore seriale

I TRADITORI SERIALI
Il loro bisogno non è dettato da una storia fallimentare, dalla mancanza di sesso (ne fanno moltissimo e spesso con più persone in parallelo) o dalla solitudine indotta da un amore finito.

Anzi, il traditore seriale, maschio o femmina che sia (eh sì care amiche, ci siete anche voi in questa categoria) di solito ha un marito o una moglie o fidanzato/a di riferimento ritenuti intoccabili, anche se all’amante spesso li vende come irrilevanti. Ma ci sono anche gli impenitenti single fra di loro.

Di solito vi dicono che con la moglie non scopano mai (in realtà hanno spesso rapporti regolari) e che sono separati in casa, cosa che non collima tanto con le foto sui social alle feste comandate (con la sua irrilevante metà coperta di fiori regali e in viaggio premio) e la sua disponibilità per voi.

Il traditore seriale, poi, vi promette una cosa che non mantiene mai: l’esclusiva. Vi dice: sto con mia moglie per i figli eccetera eccetera ma tu sei la mia donna, sei l’unica. Io non avrò altre donne all’infuori di te.

Ma siccome il seriale ha come caratteristica l’infedeltà cronica e il bisogno di cambiare perché dopo un po’ si annoia dello stesso corpo e della stessa persona (tanto una di riferimento, moglie o fidanzata ufficiale, c’è l’ha già), mente sta con voi lui fa nuove amicizie sui social, chatta con tre o quattro possibili sostitute, si dà da fare anche quando vi sembra che sia tutto dedicato a voi. Il suo centro commerciale è sempre aperto.

Il traditore seriale quindi deve essere giocoforza un bugiardo cronico, una persona, uomo o donna che sia, o che racconta una vita immaginaria o che racconta pochissimo della sua vita reale, per aggirare domande alle quali non saprebbe rispondere se non scoprendosi.

Il seriale è quindi elusivo, prepotente a tratti (assomiglia al narciso e spesso lo è pure) e le sue storie durano poco.

In realtà la storia con lui può durare anche mesi, ma ha una parabola caratteristica.

Un preludio, fatto di corte serrata virtuale e non che sfocia nei primi incontri. Qui se voi non piacete per qualche motivo (non siete brave a letto abbastanza o semplicemente vi classifica come rompiballe, che significa troppe domande di solito) vi fa fuori massimo in 2-3 incontri a letto e vi tratta facendo stashing, cioè vi nasconde (leggi qui).

Se gli andate bene a letto e non siete troppo invasive nella sua vita durerete anche fino a sei mesi, con i primi due mesi di sesso sfrenato, qualche weekend (se il suo impegno di riferimento lo consente, ma ci sono i seriali anche single) due mesi in cui la cosa si stabilizza, nel senso che iniziate a non vedervi più come prima (il lavoro sai…) e gli ultimi due dove si sgancia: gli impegni sono troppi, non ce la fa, insomma se vi vedevate due volte a settimana ora forse una volta ogni dieci giorni.

Il seriale è un entusiasta all’inizio: corte esagerata, proposte di vacanze insieme lunghissime, voli pindarici su un futuro fatto di casa insieme e chissà… Ma dura nei primi mesi, quando il sesso è ancora bollente. Poi questo entusiasmo si tramuterà gradualmente in indifferenza.

Il seriale non prova sensi di colpa. Per lui tradire è uno status, sa che non è etico e fa male agli altri, ma se ne fa una ragione. Chi vive di bugie mente anche a se stesso e, spesso, crede alle sue stesse bugie come se fossero la realtà.

Come lascia un seriale? Lo fa appena entra una nuova pretendente, ma di solito aspetta di essere sicuro di portarsela a letto prima di sganciarvi. Però già dai primi approcci, se capisce che quella “nuova” promette bene, inizia a trattarvi peggio, a litigare con voi, in modo da avere poi la giusta maturazione di “cattivo rapporto” per lasciarvi (il seriale con forte carattere) o farsi lasciare (il seriale con profilo prudente).

C’è poi il seriale che non lascia mai. È il mago dello stand by. Quando vi sostituisce con un’altra (o un altro se è una donna) non vi molla, non vi frequenta se non sporadicamente e vi tiene lì parcheggiate nel box, facendosi vivo con telefonate o messaggini (carichi di scuse e di tutti guai e imprevisti che gli impediscono di dedicarsi a voi come vorrebbe) per tenere “aperta” la sua esistenza. Al primo momento di “magra”, se non ci sono sostituite migliori, vi ripescherà per riportarvi a letto. Ma durerà il tempo di una eiaculazione (o due).

Ma perché il traditore seriale si comporta così?

Per natura. Voglio fare un esempio al femminile, per non parlare sempre e solo dei maschi. Un’amica, bella e intelligente, che è infedele dice lei espressamente per natura, mi racconta che lei vive il sesso come qualcosa di disgiunto dai sentimenti, come un bisogno forte ma fine a se stesso. Non è ninfomane, no se ne fa uno ogni tre giorni. Può rimanere fedele anche per anni se non trova un’altra persona giusta o che le fa esplodere l’ormone. Semplicemente se incontra una persona che la attrae prima mentalmente e poi fisicamente ci va a letto, perché è un normale completamento del suo piacere di conoscere. E lo fa anche se ha una persona di riferimento alla quale, dice, non nego nulla e alla quale voglio bene. Semplicemente la mia natura non è fatta per dedicarmi, sessualmente, a una sola persona per sempre. Perché è bella l’adrenalina dell’avventura e del sesso nuovo ma è bello avere anche una persona di riferimento. Le due anime, nel traditore naturale, convivono benissimo. Queste persone amano i compagni di riferimento? Dicono di sì, ma non danno l’esclusiva per sempre.

Per bulimia sessuale. Non so se esista il ninfomane maschio ma in questo blog ho già descritto profili simili come lo sportivo, una sorta di collezionista di mutande. In fondo noi uomini siamo semplici, e lo è anche il traditore seriale: siamo spinti dal sesso, dalla voglia di conquistare nuove donne più belle, più sexy, più brave a letto. Mio padre diceva che l’attività sviluppa l’organo. Ecco io credo che il traditore seriale più se ne fa più se ne farebbe. E’ il cosiddetto morto di figa? Dipende dalla qualità delle donne che sceglie. I morti di figa di solito “basta che respiri”.

Per aridità sentimentale. Il seriale, essendo in non pochi casi una persona sostanzialmente incapace di innamorarsi seriamente (lo dice all’inizio, forse lo è stato secoli fa una volta, ma non confondete il suo entusiasmo della fase corteggiamento con la verità) non farà che girare in questo moto perpetuo finché il suo fisico (e le donne disponibili) glielo permetteranno.

Un giorno il seriale appenderà l’ascia di guerra al muro. E diventerà fedele suo malgrado per limiti di fisico o di età. Avrà forse ancora l’eterna moglie o fidanzata ad aspettarlo, che sarà “premiata” per la pazienza secolare dalla sua nuova “fedeltà”.

Oppure, pur non amandola, il seriale sceglierà l’ultima delle sue prede elevandola al rango di compagna per il resto della vita. Ma sarà un calcolo, non amore vero.

Infine, il seriale potrà rimanere solo. Una contrappasso pesante, anche se molte delle sue donne passate potrebbero dire adeguato alle lacrime che ha fatto cadere a fiotti per la sua infedeltà cronica e accessori vari, dalle bugie Fino a certe punte di crudeltà emotiva, robe che spesso fanno collimare la figura del traditore seriale con quella del narciso.

Di uomini e donne seriali ce ne sono molti ma per fortuna, sono riconoscibili ed evitabili. Di traditori per bisogno altrettanti, ma qui entriamo in un discorso particolare e la domanda principale che dovete farvi è: siete disposte/i a fare gli amanti? Siamo tutti adulti e capaci di intendere e volere, e sappiamo tutti qual è il percorso tipico degli amanti.

Con questi soggetti, amiche e amici miei, basta non fare l’errore, purtroppo diffuso soprattutto fra le amiche lettrici, di passare sopra a certi “sintomi” sottovalutandoli o, peggio, pensando che voi siete la donna giusta (o uomo) che lo/la cambierà. Prima lo sganciate meno soffrirete, la regola è semplice ed è sempre la stessa. Quindi, al primo dubbio o bugia beccata in flagranza di reato via a gambe levate.

I traditori per bisogno o si risposano o diventano single.
I seriali non cambiano. Smettono perché anche per loro arriva il momento della pensione (ma per voi….vale la pena?)

Sincerely yours

Sesso a tre: perché te lo chiede

Lui vuole fare sesso a tre
Lui vuole fare sesso a tre

Lui vuole fare sesso a tre. Prima era una fantasia, ma ora si è tradotta in richiesta. A volte anche insistente, comunque ripetuta.

Ogni tanto è lei a chiederlo, ma prima analizziamo la richiesta maschile, più frequente.

Lui, di solito, vuole fare sesso con te e un’altra donna, più raramente con la partecipazione di un altro uomo, che però è una fantasia più femminile: la competizione fra sessi e la paura che il proprio partner faccia paragoni estetici e di prestazione entra anche fra le lenzuola.

Intendiamoci: è la più frequente delle fantasie erotiche fra coppie di breve (se molto spigliate), medio e lungo corso, non importa se ufficiali o amanti (anche se gli amanti sono in media più fantasiosi e birichini).

E fin qui niente da osservare, ce la si racconta, ce la si immagina, produce eccitazione e godimento all’interno della coppia e, una volta raggiunto l’orgasmo, finisce lì. La prossima puntata, sempre di fiction, è rimandata al giro successivo che rimane però, nella realtà, rigorosamente a due.

Ma cosa succede se lui, superato l’obnubilamento dell’eccitazione, a bocce ferme, ve lo propone davvero? Vuole farlo davvero, nella realtà? Vuole addirittura organizzare…

C’è da rifletterci.

Quasi tutti i maschi, e anche voi femminucce, durante la scopata e prima del sommo piacere, grazie all’eccitazione, chi più chi meno, siete disposti a irrefrenabili voli pindarici erotici e numeri del kamasutra, roba a volte da far impallidire il video porno più spinto.

Ma, raggiunta l’estasi, soprattutto nell’uomo che non gode di quella benedizione al femminile che si chiama multiorgasmo, di solito scende una pace fisica e cerebrale che il meglio che vuole fare è dormire.

Insomma, prima dell’orgasmo lui è come in un supermercato a mezzogiorno, con una fame pazzesca e la voglia di comprare tutto. Dopo l’orgasmo è come il postprandiale, si è mangiato tutto quello che ha comprato e agogna il divano per russare in 5 secondi netti di televisione.

E invece? Invece, a pancia piena, a eiaculazione avvenuta, lui insiste: perché una volta non lo facciamo davvero? Quella tua amica carina che mi sembra un po’ vogliosa… Oppure: quello che ti fa la corte da anni, non ci starebbe?

Che cosa significa, che cosa nasconde psicologicamente e come vero bisogno per lui, e per la coppia, e per te sua partner, questa richiesta?

TE LO CHIEDE PERCHE’ VUOLE SPERIMENTARE
Se siete insieme solo da tre-sei mesi siete nel cosiddetto periodo della sperimentazione a letto. State facendo di tutto e provando tutto l’alfabeto del sesso per conoscervi meglio e vedere come e cosa funziona. Se il sesso è molto appagante, per assurdo una richiesta del genere può essere normale e non nascondere una insoddisfazione, da parte del partner, della serie “non gli basto io”. Se siete una coppia che non ha tabu particolari sessuali, “usare” un terzo, maschio o femmina, per il proprio godimento, ci sta. Si fa una prova, se funziona si ripeterà, altrimenti si va avanti in due. Però occhio alle insistenze eccessive: tutto è lecito a letto, ma deve piacere ed essere condiviso da tutti e due, con regole di ingaggio del terzo elemento molto chiare, anche nei limiti. Conosco coppie dove lei, per paura di perdere lui, ha acconsentito ad andare con un altro uomo o un’altra donna “per forza”. Lì godeva solo lui, lei si sentiva umiliata o costretta, si sono giustamente lasciati. Il sesso a tre deve rimanere un sesso a due: il terzo è solo un sex toy che la coppia usa a suo piacimento.

TE LO CHIEDE PER SPEZZARE LA ROUTINE
Nelle coppie di medio e lungo corso a un certo punto il sesso si fa ripetitivo, si adotta una certa sequenza di preliminari e posizioni che vanno benissimo, perché sono il mix del meglio a letto degli ultimi anni, ma anche la playlist più bella, a furia di risentirla, richiede nuove canzoni di aggiornamento. Così una delle fantasie più gettonate può diventare proposta concreta. Avete la necessaria confidenza per metterla in pratica certo. Ma piace a tutti e due? E tu andresti con una donna? E se preferisci un uomo lui come la vede? Il gioco funziona solo se c’è concordia, ma attenzione. La routine nel sesso è una brutta bestia: questa sì che può nascondere l’insidia del voler cambiare e non mi basti più. Se lui, anche dietro il vostro no, insiste troppo, allarme rosso. Potrebbe avere bisogno di evadere. Insomma, l’insistenza davanti al terzo vostro NO può nascondere un problema a letto di coppia che va affrontato con una chiara e profonda discussione, se vi amate ancora, magari trovando alternative che ravvivino il rapporto sessuale che non siano la scopata in tre ma comunque di comune soddisfazione. Occhio allora perché, come scrivo sempre, il sesso è l’80% del cemento che costituisce il pilastro portante della coppia.

TE LO CHIEDE PERCHE’ SIETE IN CRISI
Vale anche per lei. E vale quanto detto sopra per la routine. Ragionate su certi dettagli. Lui prima era tranquillo e non faceva richieste di questo tipo? Era geloso, e quindi non si poteva neanche parlare di altri? Ultimamente, lo fate di rado, molto meno di prima? Dovete “aiutarvi” con dei video porno come preliminari, cosa che prima usavate come variazione sul tema e ora serve per avviare la macchina altrimenti rischia di non partire? Ahia. Forse lui è stufo di voi. O voi di lui. Ha bisogno di nuovi stimoli. Prima di tradire per la prima volta un uomo cerca in diversi casi di coinvolgere la partner in una sorta di tradimento “controllato”, un gioco a tre dove lui possa scoparsi un’altra, ma con il vostro permesso, partecipazione e zero sensi di colpa. Poi però, se la coppia è finita o comatosa, il farlo a tre per lui diventerà una sorta di droga: non riuscirà più a farlo (o quasi) se non c’è di mezzo qualcuno o qualcuna, alla fine magari questa qualcuna inizierà a frequentarla di nascosto per conto suo… O c’è già, e lui o lei chiedono cose “esagerate” perché l’eccitamento prodotto dalla storia parallela enfatizza anche quello di casa, che così diventa più trasgressivo. O serve a essere poi raccontato all’amante.

TE LO CHIEDE PERCHE’ CONTI POCO
La gelosia è un buon termometro dell’amore. Ma ci sono coppie molto ben strutturate e libere che la usano come elemento di gioco nella performance a tre. Una sorta di gioco “sadomaso”, uso un termine forte e improprio ma che rende l’idea, dove il piacere si unisce alla sofferenza: soffro a vederti con un altro o con un’altra ma godo fisicamente a vederlo fare. Queste coppie hanno ben saldo in mano il boccino del rapporto a due e sanno usare queste cose per mantenerle all’interno della coppia, condividerle, non abusarne praticandole come diversivo una tantum, o chiuderle addirittura per sempre. Della serie smetto quando voglio, ma non come lo dice il fumatore da 60 sigarette al giorno. Di solito sono coppie più o meno aperte (esplicitamente o no) e che hanno provato (o proveranno prima o poi) lo scambismo. Ma fuori da queste eccezioni (che non sono rare) la gelosia impedisce alla maggioranza delle coppie di passare dalla teoria ai fatti, soprattutto se la coppia è fatta di persone che non vivono il sesso in modo scanzonato e senza tabu, ma in maniera abbastanza codificata. Quindi, che siate una coppia di breve o media data, il fatto che lui all’improvviso faccia una richiesta del genere e insista, nonostante la vostra riluttanza, a metterla in pratica, non è da sottovalutare come sintomo di disagio di coppia in genere. Un distinguo importante: se lui ti chiede di andare con un’altra donna l’allarme potrebbe essere falso, perché gli uomini non sono gelosi delle altre donne, le vedono come uno strumento non pericoloso di trasgressione. Ma se ti chiede di andare con un altro uomo, se ti concede a un altro, eh beh, fuori dal discorso fatto sulle coppie che sanno davvero gestire queste cose come “gioco”, il fatto può significare, soprattutto se è una novità tipo fulmine a ciel sereno, che tu per lui non conti più. Non c’è più gelosia, senso del possesso, di protezione. Tu diventi un mezzo, non il fine. La coppia non c’entra più: lui vuole farti fare una cosa per il suo piacere, ma anche perché ti stima di meno, può “concederti”, il che può anche significare che non sei così importante da non poterti lasciare. E spesso, dopo questi esperimenti, lui ti lascia (o lei ti lascia). Ha solo avuto la prova che conti poco e che, anche dando di più, il massimo a letto, persino in tre, non gli basta.

TE LO CHIEDE PERCHE’ E’ DIVENTATA UNA DROGA
Il sesso a tre, pur essendo la fantasia più diffusa fra gli italiani, e quindi in teoria piace alla maggioranza, nella pratica è poi portata a termine “solo” da un terzo di chi la sogna (comunque tantissimi, e in crescita: basta guardare il successo e il diffondersi di locali per scambisti e siti internet e chat dedicate; ma basta anche ascoltare qualche chiacchiera in palestra o fra amiche).
Rimane però più facile tradire che costruire e sostenere, all’interno della coppia, un gioco di questo tipo. Ma mettiamo che lo abbiate già fatto una volta, e che sia piaciuto a tutti e due. Bene, avete trovato, oltre ai sex toys, a farlo in auto, a vestirvi da contessa e autista e a vedere video porno un nuovo gioco, molto avanzato e appagante. Che succede ora? Ciò che piace lo si vuole ripetere. Ma qui non stiamo parlando di tornare al ristorante che ci ha stupito favorevolmente, qui si tratta di andare a letto in tre, a volte in quattro! Nelle coppie equilibrate, questo gioco, per quanto appagante, viene catalogato fra le varie ed eventuali da fare ogni tanto, spesso non con le stesse persone, proprio per evitare che si creino legami con i partecipanti esterni (un lei o una lui) che potrebbero mettere in crisi il menage a due o produrre gelosie. Diciamo che si userà l’esperienza reale per migliorare quella fantasiosa di routine e magari si ripeterà il gioco a tre forse, una, due volte all’anno. Un po’ come concedersi una fuga dalla realtà, se diventa un po’ ripetitiva. O per il piacere di trasgredire, ma sempre in due, sempre in accordo, sempre per la coppia e, fondamentale, perché la cosa diverte e non crea problemi o gelosie patologiche a nessuno. Ma se invece per lui (di solito) la cosa diventa un bisogno? Se insiste per farla tutti i mesi? Se insiste anche sulle stesse persone, perché lui, lei, quella coppia sono così belle e affidabili? Attenzione. Il rischio di questi giochi, se diventano estremi, è la dipendenza. Non mi eccito più con la normalità, deve esserci sempre uno stimolo forte, sempre più forte. Se la richiesta diventa incontrollabile, addirittura ci litigate per la sua insistenza, o avete un problema di coppia interno sotto la brace (leggi punti precedenti) o è meglio, anzi meglio comunque, rivolgersi a un terapeuta di coppia. Le dipendenze non vanno mai d’accordo con l’amore, e neanche col sesso di qualità.

TE LO CHIEDE PERCHE’ NON VUOLE PERDERTI
Il sesso a tre, o comunque proposte ardite al partner, vengono fatte da lui o da lei (e accettate da lui o da lei anche controvoglia) perché uno dei due elementi della coppia si è accorto che sta perdendo il partner e il motivo è il sesso o, se preferite, la routine, che comunque si riverbera sempre anche sulla qualità del sesso di coppia. Allora uno dei due, perché sente allentarsi il legame, propone una cosa ardita a tre. Di solito questa proposta viene da lei, perché vede che lui non la nota più, non la scopa più, magari sospetta un tradimento o ha già perdonato un tradimento ma le cose a letto non sono migliorate. E sa che se offre il massimo della trasgressione il risultato è garantito. In ogni caso è un bel rischio. Perché questa frustata emotiva può rilanciare la sessualità di coppia o affondarla del tutto. Per esempio la rilancia se era proprio il sesso a non andare ma per il resto la coppia era solida. Può rilanciare se lei che propone ha veramente voglia di farlo, lo farà bene, lo farà per la coppia e senza pentimenti o forzature: non c’è niente di peggio che vedere una donna che assaggia un’ostrica e dice “che buona” nascondendo un leggero conato di vomito. Può rilanciare se, come detto prima, non diventa un droga, cioè l’unico modo per fare del sesso appagante.

In conclusione, non demonizziamo chi vuole tradurre in realtà la fantasia erotica più diffusa fra gli italiani, ma non sottovalutiamo neanche i messaggi reconditi che questo comportamento può nascondere.

Io non sono un bigotto che pensa che queste cose siano “porcherie”, come dicono tanti che spesso fanno i santi sulla bacheca dei social e poi nell’armadio hanno una succursale di un sexy shop (che va benissimo, non va bene essere ipocriti e pure giudici degli altri).

Non accetto neanche le critiche di quelli che perché hanno un solo ormone in circolazione pretendono che quelli che ne hanno mille facciano sesso solo guardando il soffitto (lei) e il cuscino (lui), o che pensano che il sesso orale faccia schifo o sia la parte di un esame che viene sempre dopo lo scritto. E dicono che chi non fa così come loro è un pervertito.

Quindi nessuna critica alla parte del sesso fatto in tre, solo riflettiamoci sempre bene prima: farà male o farà bene? E’ un gioco o è una necessità? Lo riusciamo a gestire o ci scappa di mano? Dopo, ci amiamo come prima, siamo contenti o si è creato un disagio che sembra non passare?

Meditate gente, meditate.

Sincerely yours

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

il tradimento è il sintomo di un amore finito
il tradimento è il sintomo di un amore finito

Il tradimento non esiste, è l’amore che finisce

Tradimento, corna, infedeltà, adulterio… sono termini antichi ma sempre di grande attualità.

Prima della fine degli anni ’60, soprattutto se eri donna, potevi pure finire in galera per una scappatella. Eppure succedeva lo stesso, nonostante i rischi. Come succede oggi, preludio a molti divorzi, ma anche a tante separazioni in casa o amantati infiniti.

Mi impressionano sempre le cifre in proposito, che amici avvocati matrimonialisti mi dicono essere ottimistiche, perché i numeri sono più alti: in Italia almeno il 60% delle donne ha tradito almeno una volta superando i maschietti, che sono “solo” a un “misero” 50%. Cifre, dicevamo, calcolate per difetto, non per eccesso.

Quindi siamo un paese dove più della metà della popolazione ha fatto o fa le corna, ma siamo anche un paese di bigotti e facili censori della vita altrui (mentre dal nostro armadio ormai troppo affollato fa capolino la mano di uno scheletro), dove tutto ciò ha gli epiteti negativi che abbiamo visto. Tradire si fa ma non si dice, non è bello e non conviene, almeno fino a carte legali pronte e avviate.

Ipocrita? Dipende da chi subisce e fa. Chi le corna le subisce (e chi non le ha subite, anche da una “semplice” fidanzatina. Non valgono? Sarà, ma quanto fanno soffrire, e qualcuno ci rimane pure “segnato”) urla in faccia al traditore il suo disprezzo ma, sempre le statistiche lo dicono, lo perdona sempre di più. Soli non sappiamo restare. O non conviene.

Chi le fa, le corna intendo, risponde spesso a un bisogno che, nel tempo, si è fatto più pressante: sesso coniugale morente, voglia di evadere, di risentirsi uomini o donne, noia…

E’ solo questione di tempo e di resistenza personale: chi è infelice, chi “ha bisogno”, prima o poi lo farà. Magari prima con una chat che si fa sempre più spinta, magari in un viaggio di lavoro con un collega simpatico e che ci sa fare, magari col tizio della palestra… è solo questione di tempo.

E’ solo questione di tempo perché in realtà il tradimento non esiste o, se c’è, non è che un sintomo dell’amore che finisce.

Ve lo ricordate l’amore, quello vero? Era quello che faceva davvero palpitare il cuore quando la vedevi, era quello che ti provocava paura di perderla quando l’avevi fatta arrabbiare, era quello che ti faceva sembrare un orgasmo normale il migliore della tua vita, era quello che a letto non ne avevi mai abbastanza e il telefonino esisteva solo per rispondere o chattare con lui.

Purtroppo tempus fugit e, come ho avuto modo di scrivere spesso in questo blog, anche l’amore ha un timer. Più o meno lungo a seconda dell’assortimento della coppia e del destino, che ti fa incontrare o meno altre donne o uomini della tua vita, esistono anche i colpi di fulmine, tsunami emotivi che fanno saltare qualsiasi count down dell’amore, anche se era promettente e agli inizi.

Così, un giorno, dopo mesi o anni, quegli scricchiolii che sentivi nel legno del telaio della finestra che proteggeva il tuo amore dai pericoli esterni delle tentazioni, dagli altri uomini o dalle altre donne, quei tarli nascosti fatti di routine e incomprensioni, di lei che diventa madre e non più compagna, e lui fabbricatore di soldi e non più partner, faranno spalancare i vetri sul mondo esterno, a volte crollare tutta la finestra in uno schianto secco.

Entrerà aria fresca laddove pensavi che l’aria fosse sempre la stessa, vero, ma protettiva e buona. Entrerà un vento che potrebbe portarti via.

E tradirai prima o poi. O meglio, non tradirai, ma andando con un’altra o un altro a letto metterai la parola fine a quello che una volta chiamavi amore.

Perché l’amore sarà anche a termine, ma quando c’è vuole l’esclusiva, non ti fa vedere gli altri, non c’è spazio per gli altri. E’ a tenuta stagna. Quando non lo è più è semplicemente finito. Il tradimento ne è solo la conseguenza.

Il tradimento è il termometro della febbre letale che decreta la morte dell’amore, non si dà colpa al termometro della malattia che provoca una febbre mortale.

Possiamo continuare a chiamare la FINE DELL’AMORE tradimento, per cercare di colpevolizzare il termometro e colpevolizzarci per trascinare avanti un amore morente, per fare accanimento terapeutico su coppie che non hanno più risorse per andare avanti e dove l’amante, più o meno importante che sia, non c’entra nulla, è conseguenza, non causa.

Capisco le mogli affrante che urlano: se non avesse incontrato quella lì! Sarebbe tutto a posto? No, l’amore era finito.

Non voglio giustificare nessuno, errori di percorso nelle coppie di lungo corso si fanno, e si possono anche recuperare, conosco coppie rinate dal tradimento (poche, rinate veramente). Ma sono comunque scappatelle, e possono essere una massimo due, altrimenti è un trend che dice solo una cosa: in casa qualcosa è morto, e di solito è il sesso.

E se non c’è sesso frequente e di qualità, vuol dire che il sangue della passione non arriva al cuore, e il matrimonio prima o poi subirà un infarto letale. E non ci sono farmaci che tengono, perché anche usare i figli come farmaci anti-infarto non può durare per sempre.

Dunque smettiamola di dire “quella è stata tradita, poveretta, che porco lui, che troia l’altra”, perché la verità è che quell’amore è finito, che lui non è un porco (salvo eccezioni, ma qui a noi interessa la realtà più diffusa) ma un uomo che cerca nuova linfa vitale, il sesso di qualità, e che l’altra non è una troia, perché o è lei stessa reduce da un amore finito o è solo una nuova occasione di ricominciare il gioco dell’amore.

Il gioco più bello del mondo, che ormai spesso riparte da un tradimento, che noi qui chiamiamo ancora corna come nei film in bianco e nero, e invece dovrebbe chiamarsi semplicemente THE END.

Sincerely yours

The day after San Valentino

San Valentino, festa degli innamorati. Che sono gli unici che la festeggiano volentieri, a parte gli irriducibili che da immemore tempo la snobbano come “rito commerciale” (irriducibili se sono in due, perché se lei ci crede lui, se la ama, fa buon viso a cattivo gioco).

In questo momento esiste però un day after, una specie di San valentino postumo, un deep web dell’amore che, nascosto al web ufficiale coniugale, scorre sotterraneo per festeggiare, sempre in ritardo, le ricorrenze ufficiali dell’amore.

È il day after, il momento delle coppie clandestine (brrr che sentore di peccato!)

Ma è proprio in queste ricorrenze universalmente ed espressamente dedicate all’Amore che vengono a galla tutti i difetti della freccia di Mister Cupido, una freccia che è intrisa del farmaco dell’innamoramento, una molecola che ha una efficacia limitata nel tempo, un tempo che gli esperti hanno calcolato con una durata variabile fra i 18 e i 36 mesi in media.

Il periodo dell’innamoramento ha una caratteristica principale e unica, perché è il solo parametro in cui troviamo uomo e donna che si comportano allo stesso modo nelle relazioni di coppia: principalmente con la fedeltà.

Uomo e donna innamorati non vedono gli altri, per quanto belli e disponibili siano, e quindi sono naturalmente felicemente sinceramente fedeli.

E poi? Di San Valentino in San Valentino l’innamoramento e la passione si trasformano in molte coppie (non tutte per fortuna) in una scena diversa da quella degli inizi, dove lui e lei sono al ristorante che si sbaciucchiano e non vedono l’ora di tornare a casa a letto. Nel tempo, li vedrai al tavolo col telefonino, qualche scambio di parola sui figli, telefonino e conto. Una cena come un’altra.

Ora un pensiero agli amanti, con lui preoccupato perché la moglie sta postando i piatti della cena fuori e si immagina già l’amante che li vede da rabbonire in un San Valentino postumo, the day after appunto (tutte le feste comandate sono postume per gli amanti). E lei che piange dicendo; sarà anche vero che fra loro non c’è più nulla ma i fiori e la cenetta?

San Valentino può essere anche molto doloroso cari amanti.

Comunque, stasera o domani, cioè nel vostro day after, avrete anche modo di confrontarvi su quello che avete visto su Facebook o Instagram del suo Valentino ufficiale.

E lui dovrà spiegarvi perché, dopo avervi dipinto un regime coniugale fatto di silenzi e gelidi letti voi avete visto selfie sorridenti, fiori, regali, cene stellate.

Tutta scena per tutelare l’immagine della famiglia felice, dice lui. Forse è credibile, soprattutto se a postare giubilo è la moglie, che sa e non sa che tu ci sei ma sospetta. E allora che fa? Marca il territorio, provoca, si difende come può, e io la capisco.

Nell’Età dell’innocenza, meraviglioso film sul triangolo amoroso, una apparente ingenua moglie Winona Ryder fa finta di non sapere che suo marito Daniel Day Lewis sta pensando di lasciarla per Michel Pfiffer e che fa? Gli dice che aspetta un bimbo da lui: non è vero ma lo mette in ginocchio e lui rinuncia al suo vero amore, tragedia che lo accompagnerà fino alla fine.

Certo, postare le foto del San Valentino ufficiale non allontanerà forse l’amante, ma può rovinare quello del day after.

O meglio, se ci pensate bene care amanti questa è una bella occasione per chiarirsi e chiarirvi le idee: il vostro amantato a che punto è? Riuscite ancora a reggere queste situazioni? Da quanto lo fate? Lui mente? Ancora?

Per esempio, per chiudere la serata lui e lei, la coppia ufficiale, hanno consumato? Lui dice di no, ma non lo saprete veramente mai. E comunque, il primo ufficiale vero San Valentino si è compiuto.

Però se lei ha postato i piatti e poi sono stati al telefono tutta la sera darà fastidio, ma è probabile che una volta a casa abbiano dormito.

Con buona pace della gelosia degli amanti, la più tollerante ma anche la più faticosa.

Buon San Valentino a chi ci crede. Buon day after “a tutti gli altri”…

Sincerely yours