Lui ti ha tradito? Non prendertela con l’altra

two teenagers having a fight and getting physical

Lui ti ha tradito e tu te la prendi con l’altra, la sua amante. Sbagli: oltre che inutile il vero colpevole non è uno, ma spesso tutti e tre. Un concorso di colpa che non di rado coinvolge la “vittima”, che sia un lui o una lei

Come al solito il tema nasce da un dibattito accesissimo su Facebook, quando ho lanciato l’argomento in bacheca, che ha diviso gli amici fra colpevolisti (chi ti porta via il marito è comunque una rovina famiglie) e non (l’amante non c’entra nulla).

Senza contare i commenti che potete leggere su questo blog: ogni volta che parlo di amanti c’è qualcuno che dice “lei mi ha rubato il marito”, quasi come se lui fosse la vittima di qualche vampira a caccia degli uomini degli altri. La trovo una follia, con tutto il rispetto per i traditi e tenendo conto che tutti siamo, siamo stati o saremo prima o poi traditi, se le statistiche più recenti e disparate dicono che circa 6 persone su 10, più donne che uomini (questa la novità) hanno tradito il partner almeno una volta nella vita.

Facciamo qualche considerazione, per poi lasciarvi al dibattito e ai commenti.

Non si tradisce da soli
Ci vogliono tre persone per consumare il tradimento. Un tradito, chiamiamolo per ora la vittima, anche se come vedremo spesso è causa o concausa di ciò che è accaduto, un traditore, il marito o più spesso la moglie, e l’oggetto del desiderio, ovvero l’amante. L’atteggiamento imperante della vittima, soprattutto se è donna (gli uomini in genere non se la prendono con l’amante di lei, a meno che non sia a tiro di sberle al momento della scoperta) è quello di minimizzare o perlomeno contenere le responsabilità del marito per addossarle alla “rovina famiglie”. A parte i casi (una minoranza) di vere cacciatrici di uomini altrui (leggi qui il profilo della “calciatrice”, come la chiamo io) prendersela con la terza incomoda significa avere il prosciutto sugli occhi o comunque essere attaccati al proprio marito (e non sempre è solo per amore) al punto da perdonargli ogni cosa, anche in anticipo. L’unico modo per perdonarlo per queste donne è trasformare lui in una specie di figlio che sbaglia ma in fondo è bravo e l’altra in vipera mortale e diavolo tentatore. Tutto ciò forse salverà il matrimonio asfittico come una bombola di ossigeno ma non salverà lei da future corna.

Il marito non è un santo, è lui che decide
Le motivazioni che spingono un uomo al tradimento possono essere leggere (sesso e divertimento) o pesanti (non vi ama più ma ha ancora motivi per non lasciarvi) ma, qualunque esse siano, qualcuno deve decidere se andare a letto con un’altra donna oppure no. E questo qualcuno non è la terza che si può anche offrire in modo più o meno eclatante, ma non è lei a decidere. Perché basta un no per fermare una donna. Basta non uscirci per non andarci a letto. Non ci prendi neanche l’aperitivo. Semplice. Quindi inutile cercare colpevoli in giro. È lui.

Non esistono le rovina famiglie
Non credo alle rovina famiglie, cioè a donne predatrici che vanno a letto con gli uomini impegnati per il gusto esclusivo di sottrarli a un’altra donna che, il più delle volte, non conoscono neanche. E anche in quelle situazioni in cui lei è un’amica della moglie o frequenta la famiglia, per quanto sia più degli altri censurabile questo tipo di tradimento (ho visto fratelli e sorelle “rubarsi” i partner), considero prevalente la contiguità dei rapporti, della serie è più facile che assaggi una torta che ti mettono sotto il naso tutti i giorni (come una collega) che una torta che vedi passare per caso. Quindi, a parte rari casi di donna calciatrice (vedi sopra) la donna che accetta la corte di un uomo sposato non pensa alla famiglia dell’altro, ma egoisticamente, in modo spontaneo e umano solo agli affaracci suoi: lui le piace? Ha voglia di divertirsi e di andarci a letto? Ci sono tante donne che non hanno nessuna intenzione di rubare i mariti, anzi li accettano perché mediamente rompono meno le palle degli ex mariti nuovi single invasivi, assillanti. Insomma, sono donne più indipendenti delle altre, non meno.

Mal comune mezzo gaudio?
Molte donne che diventano amanti sono a loro volta sposate. E, come l’uomo che tradisce, tradiscono perché, pur non avendo ancora deciso di mollare la famiglia per vari motivi, hanno bisogno di sentirsi vive, belle, cercate, ammirate, corteggiate. O, semplicemente, fare del buon sesso, quello che magari manca nel talamo nuziale da anni. Il tradimento è un Mal comune quanto i matrimoni zoppicanti.

Il concorso di colpa
Esistono coppie che si vogliono bene, si stimano ma che non si amano più, però stanno insieme perché hanno dei progetti importanti, per esempio i figli, ancora attivi. Ci sono coppie che non fanno più sesso. Ci sono coppie, spesso formate da persone che si sono sposate molto giovani, che ormai sono coppie di fratelli e sorelle. Ci sono mogli che si trasformano in madri e non tornano più a essere mogli: dopo un figlio, pensano solo al figlio, ai figli, e il marito diventa uno dei figli. Ci sono mariti sposati con il lavoro, con gli amici, con il calcio. Mogli che si lasciano andare, non si curano, sempre lamentose. Mariti che non si lavano o radono, sempre davanti alla TV, con la pancia. Questi e altri casi rappresentano un concorso di colpa nel tradimento. Mia madre diceva: un marito o una moglie devi saperteli tenere, non basta firmare un contratto.

La fedeltà sessuale non è di questo mondo
Invidio molto i miei genitori come coppia. Si amavano molto ma, nonostante questo, non sono sicuro neanche della fedeltà di mio padre. Che era un bellissimo uomo, moro, alto e con gli occhi azzurri. Un uomo cresciuto all’epoca dai casini, che aveva frequentato. Un uomo che aveva vissuto a Londra, e che mi insegnava a usa la metro (the tube!) mostrandomi le fermate delle sue fidanzate inglesi. Un uomo che ha fatto il giornalista ad Amburgo, città di liberi costumi dove lui cucinava la carbonara per gli amici e… le amiche tedesche. Un uomo abituato a lavorare ad agosto in città e a vivere da solo per raggiungerci nel weekend a Venezia. Mio padre era fedele? Per quanto amasse mia madre, bellissima donna innamorata, non credo. Perché la fedeltà sessuale non ha a che fare con i sentimenti. Certo, nel periodo di nascita di una coppia, se c’è innamoramento i due non vedono nessun altro, e ciò può durare anche per anni forse. Ma poi? Poi inevitabilmente arriva la routine sessuale, mentre le tentazioni esterne aumentano. Ed è quasi inevitabile caderci. Certo, ormoni, età, carattere aiutano a resistere o aumentano la voglia di trasgredire. Ma la fedeltà fisica non è una condizione naturale dell’uomo e della donna. Siamo pur sempre animali con un cervello non monogamo. Quindi non giudichiamo in base agli ormoni, non giudichiamo quelli che dormono in verginale o quasi beatitudine e non giudichiamo quelli che hanno pulsioni neo-adolescenziali, perché non sappiamo chi è “normale” e chi no, e non sempre basta la firma sul contratto, anche se spesso basta, visto i soldi, per fare i separati in casa.

La soluzione
Visto che il 50% per difetto tradisce, che la monogamia è merce rara e innaturale, visto il numero di matrimoni marcescenti e quello di separazioni (comprese quelle in casa, tantissime in tempi di crisi e figli piccoli) credo che ci aspetti un futuro di coppie aperte. Un futuro, come scrivevo qui, di coppie che stando bene insieme per tanti motivi tranne quello del sesso (che prima o poi finisce ma rimane il pilastro portante di tante coppie), faranno un più o meno tacito accordo che prevede la scappatella una tantum, sottaciuta ma approvata in silenzio assenso dai coniugi. La parola tradimento cadrà finalmente in desuetudine e verrà sostituita da boccata d’aria. Gli avvocati divorzisti si occuperanno solo dei casi in cui davvero i coniugi vogliono rifarsi una nuova famiglia o non vanno più d’accordo su niente. E quando lei ci dirà “esco con le amiche” avremo l’animo in pace perché, ci esca o no, anche noi avremo “amici” con i quali uscire ogni tanto.

Il trionfo dell’ipocrisia? No, quello della realtà. Facciamocene una ragione, il matrimonio di una volta non funziona a forza di belle promesse. E non è colpa di “quella lì”.

Credito foto: Syda – Dolgachov – iStock

Lui ti dedica poco tempo? Ecco perché

L'attesa (puhaa/iStock)
L’attesa (puhaa/iStock)

Lui ti dedica poco tempo e ti chiedi perché. Se lo chiedono milioni di donne adesso, alle prese con un uomo che ha sempre troppo “da fare” per chiamare, vederti, a volte addirittura fare sesso con te.

Perché? Sarà davvero il lavoro? I suoi impegni? La risposta vera, spesso, dipende da quanto tempo state insieme, ma comunque ha un unico presupposto: l’amore, nella sua grande semplicità, richiede il massimo tempo disponibile in modo spontaneo e naturale.

Che tradotto vuol dire: se tu gli piaci è normale che, esattamente come te, lui voglia stare il più possibile con te, dormire con te, fare le vacanze con te, almeno dei weekend, scoparti sempre, spesso, tanto. Ecco perché la lontananza, il poco tempo dedicato (a meno che non siate amanti, ma comunque ci sono dei minimi sindacali persino se si è impegnati in un matrimonio o simili) sono sinonimi di poca attenzione e legame labile.

L’amore, che parola grossa! Certo non si attaglia a una storia nuova e di pochi mesi, ne convengo (e qui torniamo alla risposta che cambia a seconda del “da quando vi siete conosciuti”). Per quanto vi piacciate, lui ti piaccia e tu provi già dei sentimenti non credo nei colpi di fulmine e quindi non aspettiamoci l’entusiasmo dell’innamoramento ma… La novità dove la mettiamo? Tu per lui sei una persona nuova, un corpo nuovo tutto da scoprire e lui che fa? Invece di vederti il più possibile, dico almeno una volta alla settimana (mica si lavora tutti i sabati!), è sempre, sempre occupatissimo. Tanto che è difficile anche comunicare con lui, se non per brevi messaggi o telefonate lampo.

No qualcosa non va in questo caso. Perché allora ti dedica così poco tempo, i rimasugli del suo tempo? Semplice: non gli interessi abbastanza. Oppure ha anche un’altra. O altre. Non pochi single hanno l’Harem. Oppure non gli piaci così tanto come dice: eppure scopiamo dici tu? Sì ma quanto? Oppure… fate solo quello principalmente? Se lui non è impegnato non ha bisogno di clandestinità, di nascondersi e nasconderti… A meno che non ti consideri sufficientemente bella da mostrarti in giro, te lo sei chiesta? Ti bacia in pubblico? No? Potrebbe essere questo, io non credo agli uomini “presi” da una donna che fanno i riservati. Un uomo al quale piaci vorrebbe toccarti appena può. L’amore, il sesso, sono semplici: si nutrono di voglie, non di distanze fredde.

Oppure lui non condivide i tuoi sentimenti. Già perché se è vero che non credo all’amore a prima vista credo invece che dopo qualche mese, un po’ di frequentazione e diversi rapporti sessuali e molti baci una persona possa già sviluppare un sentimento di legame con un’altra. Voi donne siete più portate per questo moto dello spirito, noi più utilitaristici. Non è ancora amore, ma ne è la base. E’ la fase prima dell’innamoramento, non troppo forte per tornare indietro ma abbastanza forte per andare avanti, dando sempre di più.

E questo sentimento di attaccamento iniziale spiega perché tu ti stai facendo la domanda “perché mi dedica poco tempo” e lui risponde “purtroppo non ho abbastanza tempo”, il più delle volte mentendo (magari solo per non ferirti, non esageriamo con i pensieri cattivi al maschile) o, semplicemente, relegandoti fra i suoi “tempi” da gestire con priorità diverse, e tu, evidentemente, non sei in cima alla lista: c’è il lavoro certo, ma può esserci anche il suo hobby, i suoi amici, il suo sport, un’altra che ti ha taciuto ma che scopa meglio o è più bella di te o magari solo esiste, e lui deve gestire due, tre donne, e non ha abbastanza tempo per tutto.

Insomma, il suo non tempo per te significa che tu, per qualsiasi motivo dei suddetti, non sei abbastanza importante per lui. E lui, non provando il sentimento di legame che già tu provi, non ha paura di perderti, così come non ha sempre e spesso voglia di vederti, a volte di scoparti persino (un dato anomalo per un uomo, ma molto significativo per qualsiasi coppia: il sesso è il termometro della coppia).

Mi chiedi: e allora perché non mi lascia, se non gli interesso abbastanza? Innanzitutto gli uomini lasciano raramente, preferiscono farsi lasciare, fare in modo di essere lasciati. Così non hanno colpe, anche se certi uomini possono arrivare a essere crudeli per farsi lasciare. Per non avere grane e scenate pubbliche. Perché hanno già una sostituta. Perché già ce l’avevano prima.

Mettiamo anche che lui non abbia un’altra: lui, nella sua testa, non ti sta frequentando poco, ti sta frequentando a sufficienza per lui, per le sue esigenze. Sei comoda: ti vede quando vuole, ti scopa quando vuole. Tu non obietti o protesti, se non flebilmente, perché hai già una forma di dipendenza verso di lui, non vuoi che il legame si sciolga, per quanto claudicante e insufficiente per te, altrimenti non saresti qui a leggere il mio articolo.

Perché dovrebbe rinunciare a una scopata comoda e sicura quando vuole lui? O anche alla tua compagnia, sempre nei limiti segnati da lui? L’uomo medio è pragmatico ed egoista: una “cosa” si usa quanto serve, nel modo che ti piace di più, ti è più utile, nei tempi decisi da lui.

Il non amore è semplice come l’amore, inutile farsi tante seghe mentali. Soprattutto su che cosa non va in te: non sono abbastanza bella, non sono abbastanza intelligente, non sono abbastanza furba, abbastanza gatta morta… Stop! In te non c’è nulla che non va. Non l’hai obbligato a corteggiarti e a portarti a letto, lui era consenziente. Quindi non trasformiamo limiti suoi in problemi tuoi, addirittura estetici o di carattere. Non confondere l’esistenza con una storia all’inizio o alla fine del suo tempo (poco).

Ma, mi chiedi, tutti gli uomini sono così? Ma è desolante! E li trovo tutti io? La risposta è no, per fortuna no. Ci sono uomini che sono sinceramente alla ricerca di una storia vera e normale, non sono tutti morti di figa o egoisti calcolatori. Ma tu non devi fare neanche l’ingenua o lasciarti andare troppo facilmente ai sentimenti, soprattutto se vedi che non sono corrisposti. Forse in questo puoi proteggerti nel futuro: non ti sto dicendo di diventare una rompicoglioni (leggi qui) o una fredda, ma di non cedere a troppo facili entusiasmi sì, soprattutto quando il fattore tempo è quello che ho descritto.

Attenzione: io non biasimo l’uomo che gestisce una storia come descritto. Può sembrare uno stronzo ma lo è solo se è disonesto, se cioè racconta balle (sono single e poi non lo è) o illude (faremo le vacanze insieme, e sa già che non succederà), o baratta speranze con sesso. Se invece non illude, è onesto per quanto “cinico” e diretto (ti ha detto io sono così, prendere o lasciare), non puoi rimproverargli nulla, neanche che non sia lui a lasciarti (a meno che tu non gliel’abbia chiesto e lui abbia detto, invece che “io questo ti posso dare” un “no tu sei importante sono solo incasinato andiamo avanti”). L’onestà, per quanto cruda, non può essere biasimata.

Chiediti piuttosto che film ti sei fatta tu: sei andata a vedere una commedia sexy e spensierata e sei uscita con Love story in testa? Lui non sembra, da come si comporta, il tuo uomo ideale… E poi esistono coppie che stanno insieme per qualche motivo (sesso, comodità, solitudine, attesa di una nuova e migliore occasione) donandosi poco tempo, almeno all’inizio della storia o per il periodo che dura. Non è il tuo caso? Parliamone ora, adesso, ma smettiamo di sognare una realtà diversa che non c’è e non ci sarà.

Esistono persino donne che si comportano in modo simile (migliore di solito) all’uomo medio descritto, che usano l’uomo come toy, come trombamico, come cavalier servente (leggi qui). Meno degli uomini, ma ci sono. Ma torniamo a lui.

E se invece state insieme già da tempo, diciamo più dei fatidici 6-12 mesi, e lui da assiduo o più assiduo diventa latitante? Il più delle volte è il segnale che la storia è al rush finale o che lui ha un’altra, o perlomeno gli interessa, e si sta sganciando da te per lei.

Un uomo che vi ha dato il giusto o tanto che sia, che ti ha sempre dedicato tempo e non te ne dedica più o è diventato amministratore delegato (ma esiste sempre il weekend no?) o ha altri, nuovi interessi, o tu hai perso interesse per lui. Semplice, come l’amore. Più chiaro in questo caso, perché ci sono dei precedenti, la vostra storia non è più nuova e in fase esplorativa.

Anche se, ripeto, l’amore è semplice e vuole tempo, ne vuole sempre di più insieme, non meno. Conosco uomini occupatissimi che hanno macinato centinaia di chilometri di notte per raggiungere l’amata. Hanno fatto voli pindarici per una scopata all’ora di pranzo alla faccia degli appuntamenti con i clienti. La passione e la voglia di stare insieme lo trova il tempo, fosse anche mezz’ora in un ristorante dall’altro capo della città.

Quindi ora hai capito spero: tu non conti abbastanza per lui, o non conti più.

Che fare? Niente scenate innanzitutto, sia che lui sia stato onesto sia che ti abbia raccontato balle (ci sono anche le bugie bianche, quelle che si raccontano per non ferire: non tutti gli uomini sono spietati). Fare scenate espone solo te al pubblico imbarazzo (la gente è cattiva, non premia i perdenti e gode spesso dei guai altrui), e il danno che puoi fare a lui non lenirà le tue ferite. Non c’è danno possibile in chi non ti vuole già da un po’.

Che fare allora? Chiediti, nel profondo, quanto ti senti legata a lui, e perché, pur sapendo in cuor tuo che tutto questo “non tempo” per te non è frutto di varie ed eventuali, ma solo del fatto che lui, per qualsiasi motivo, non sente quello che tu senti per lui, sei andata avanti e, come nella foto di questo articolo, rimiri il tuo telefono in attesa di un solo cenno di sua vita e interesse.

Quanto ti farebbe male lasciarlo? Tanto? Ti fa più soffrire la sua eventuale e totale sparizione o continuare a trascinare questa storia così, aspettando sempre che chiami, che arrivi, che rimanga un po’ di tempo con te?

Prova a immaginarti senza di lui: è fattibile? Tollerabile?

Un’amica mi dice sempre che prima di baciare un uomo, la prima volta che esce con qualcuno di interessante (il bacio per lei, giustamente, è la boa dopo la quale si va avanti o si torna indietro), prova a immaginarsi a letto con lui. Che effetto gli fa? Eccitamento? Schifo? Passività? Prova a immaginarti senza di lui: che effetto ti fa? Disperazione? Fastidio tollerabile? O semplicemente paura della solitudine? Su questa base decidi.

Io, fossi in te, non lascerei mai un uomo se non sono pronta a vivere il day after da sola. Mi prenderei tempo, usando, come usa lui, il poco tempo a disposizione, ma intanto eviterei di viverla come una Caporetto personale (io attiro solo stronzi, sono io che non funziono: no! NO! NO!) e inizierei a uscire di più con le amiche e, soprattutto, con altri uomini. Scopri di essere innamorata di lui, altro che sentimento di legame! e non riesci a uscire con altri? Non sei pronta, temporeggia.

Ma, se continua così, appena puoi lascialo tu. L’agonia va fermata appena possibile, e devi essere feroce, ma non facendo scenate, feroce opponendo il black out totale. Dopo un ultimo saluto in campo neutro (niente scopate di addio, ti renderebbero solo la cosa più difficile) via l’amicizia dai social, blocco di messaggi, like, telefonate. S I L E N Z I O.

Il silenzio ti guarirà, alla peggio lo sveglierà se se la prendeva solo comoda, facendolo tornare al galoppo verso di te. Ma noi non crediamo alle favole e dobbiamo pensare al tuo futuro. Che non è con lui. E’ con te, che non hai niente di sbagliato. Te lo proverà l’uomo giusto, abbi fede.

Ps: per favore non diventarmi adesso una monaca di quelle che basta uomini, niente sesso e viva i gatti e basta. L’amore si trova uscendo, frequentando gente e mantenendo la propria identità salda. Lui non ha tempo per te, non gli piaci abbastanza? Si accomodasse fuori dalla tua vita.

Sincerely yours

Amanti o traditori? 

Io non sono fra quelli che chiamano gli amanti “traditori”. Gli amanti spesso non sono il mero prodotto della lussuria, e uso un termine caro ai facili censori con i sentimenti degli altri. Gli amanti sono spesso il prodotto di una coppia decotta dove quello che è diventata è l’inevitabile prodotto di un concorso di colpa. Oltre certi limiti la fedeltà è impossibile. Un esempio? Esistono monte coppie bianche, ma l’assenza o quasi di sesso (o della sua qualità) non le qualifica come coppie reali, sono avanzi di coppia. E poi, se non esistessero gli amanti, non nascerebbero molte coppie nuove. E verissime… a meno che voi non consideriate il matrimonio un contratto e la famiglia un’azienda, allora tutto è possibile. Separarsi dite? Certo. Facciamola facile, ma la realtà spesso è ben più complicata, disse l’amica che, rispondendo all’altra sullo stato del suo matrimonio esclamò: facendo le corna tutto bene grazie. 

Separati in casa: il video

IMG_1052

Separati in casa: ecco il video riassunto della mia partecipazione come opinionista a Torto o Ragione su Rai Uno.

Qui trovate tutte le puntate compresa quella dei Separati in casa: Rai Replay Torto o ragione

Ho scritto anche un articolo sui Separati in casa: leggi qui

Come si lascia un amante?

Come si lascia un amante?

Come lasciare lui, il tuo amante? Con dolcezza? Rabbia? Lacrime? Sorrisi di rassegnazione? Facendogli capire il dolore che si prova?

Me lo chiede un’amica lettrice di questo blog, lei sposata, lui sposato, amanti da dopo l’estate, il dopo vacanze, il periodo in cui le coppie tradizionali scoppiano (leggi qui quanto letali e perché possono essere le vacanze insieme).

Laura, la chiamerò così, vive una situazione ormai molto diffusa. Qualche mese fa si è ritrovata, così mi racconta, fra le braccia di un altro uomo. È successo, nonostante il matrimonio suo e del nuovo partner, a dispetto della logica, delle convenienze, dei sensi di colpa.

Gli amanti sono così, rispondono a un bisogno, sopito e che esplode in presenza della persona, dell’occasione giusta. Che sia fisico, mentale o tutti e due, il “tradimento”, come continuiamo a chiamare per me in modo repressivo, eccessivo, sbagliato e colpevolizzante quello che è ormai pratica comune, il tradimento risponde a qualcosa che manca.

Ma non voglio tornare ancora una volta sulle motivazioni che spingono ad aprire quella finestra che dal matrimonio fa scappare nel mondo esterno alla ricerca di passione, amore, emozioni.

Qui si parla della quasi inevitabile fase finale, perché quasi tutti gli amanti si lasciano. E Laura mi chiede, vi chiede: come lasciarlo?

Già perché c’è un’altra costante nelle storie degli amanti: lui non decide. Non sceglie fra moglie e amante. Oppure sceglie la moglie, ma non ha il coraggio di essere lui a lasciare. Un uomo non lo fa quasi mai.

Perché? Vigliaccheria? Probabile. Calcolo? Spesso. L’uomo medio pensa spesso che in ogni caso è meglio fare in modo di essere lasciati, quindi fa di tutto, a parole e a fatti, per essere lasciato. Ma non pronuncerà mai la frase ti lascio. Non vuole sentirsi in colpa, per quanto il suo immobilismo possa provocare dolore, possa essere crudele. Non vuole essere accusato o sentirsi più in colpa di quello che si sente.

Pochi uomini infatti hanno i coglioni di prendersi la responsabilità di dire è finita, io non posso e non voglio lasciare mia moglie per questo e questo motivo. Si limitano a dire io non posso, punto. A volte aggiungono il perché, per esempio se ci sono di mezzo i figli, sanno che una donna questo lo capisce più di ogni altra cosa, ogni donna è madre, anche se non ha figli o non li ha ancora avuti.

Quindi eccoci qui Laura, come tante, per i motivi che ho detto, dovrai essere tu a fare il grande passo, altrimenti lui aspetterà che tu lo faccia all’infinito, lasciando che l’attesa ti logori fino a non poterne più. E tu non devi aspettare questo momento, devi lasciarlo adesso.

Sì ma come, tu chiedi.

Molti anni fa sono stato lasciato anch’io. Lei mi ha detto, voglio un’ultima cena. Mi sono detto, una cena, l’ultima gliela devo, non ho avuto il coraggio di essere così vigliacco da negarmi un’ultima volta, imponendomi mentalmente di essere corretto ma fermo e, soprattutto, di non cadere nella fortissima tentazione di andare ancora una volta, l’ultima indimenticabile volta, a letto con lei.

Lei, bellissima, con gli occhi lucidi ma ferma, mi ha presentato uno specchio dove ho rivisto tutti i miei limiti con lei. Ho rivisto felicità, passione, gioco, serenità, ma ho anche visto la razionalità che mi faceva decidere di rinunciare a tutto quello.

Lei ha concluso dicendomi. Lo vedi questo tavolo? Una volta era tutto tuo, ora lo hai perso. Non del tutto, ha aggiunto, non posso negarti che questo angolo del mio cuore sia ancora tuo, ma è un angolo, non è più il tavolo. Ci siamo detti addio con un bacio che non posso scordare.

E tu cosa devi fare? O meglio, come lo devi lasciare? Dici che lui rifiuta persino un ultimo incontro, probabilmente perché ha paura di cedere, o si vergogna, banalmente, di guardarti in faccia. O non vuole soffrire.

Forse ha ragione lui, meglio tagliare come se usassi una scure. Fai come quei pochi maschi che lasciano davvero, con una telefonata, un messaggio, e poi silenzio.

Lo so, è brutto, maschile, poco coraggioso, superficiale, ma lui forse se lo merita, se non ti concede neanche l’ultima cena. Quindi fai scattare la ghigliottina tu. Senza rabbia, non ti posso dire senza rimpianti, ma è la cosa giusta da fare, e la devi fare tu perché lui non lo farà.

È poi silenzio. Sparisci. Non rispondere, non cercarlo, togli contatti social e messaggerie che lo riguardano. Tu resta invece, vivi la tua vita reale e virtuale senza di lui, perché la vita deve andare avanti, e ti ci devi abituare. Silenzio, ma silenzio davvero, altrimenti non sarà una chiusura vera, ma per te uno stillicidio dolorosissimo.

Fatti aiutare in questo periodo. Amiche, psicologo, quello che vuoi, ma non rimanere da sola con il cuore spezzato. Ti sentirai anche meglio, credimi, negli intermezzi della disperazione, ma non durerà a lungo il dolore, soprattutto se reagirai e starai in mezzo alla gente.

Dimenticavo. Io sono tornato indietro. Qualche mese dopo quell’ultima cena non ce l’ho più fatta e sono tornato a cercarla. L’ho riconquistata per il rotto della cuffia, perché lei era bellissima e molto corteggiata e si sa, chiodo schiaccia chiodo. Come è finita? Mi ha fatto i tre regali più importanti della mia vita, i miei figli.

Ecco ora tu dirai Laura, perché Alessandro mi racconti questo? Perché mi dai una speranza, ora che mi avevi quasi convinto a chiudere senza se e senza ma?

Laura, il mio lieto fine in realtà è passato anche lui attraverso l’abbandono. L’amore, soprattutto quello fra amanti, richiede questo nella maggior parte dei casi. E, in alcuni casi, purtroppo credo minoritari, serve proprio a svegliare l’uomo che non decide. A dargli quello shock che gli serve per capire se sulla bilancia pesa di più l’amore o la convenienza, che si chiami figli soldi o non posso abbandonarla.

Ma lui deve vedere, deve toccare con mano che tu non ci sei più, che sei ormai perduta. E questo dipende da te, lui non collaborerà.

Tornerà? Te lo auguro, ma solo se torna per non andarsene più. Non tornerà? Lasciarlo è comunque, a questo punto di tutte le storie di amanti quando si infilano nel vicolo cieco del non decidere, non andare avanti, lasciarlo dicevo è comunque la scelta da fare.

Quindi Laura armati di coraggio e fallo. Senza rabbia, senza dolcezza, fallo come se fosse un telegramma. Tanto i rimpianti ci saranno. Ma la malattia non durerà e, un giorno, sarai guarita, magari con a fianco il vero uomo della tua vita.

Dimenticavo. Non rassegnarti a una vita grigia, non chiuderti in convento. Molti matrimoni rinascono da questi dolori. O, se finiscono anche per questi dolori, se non erano già finiti prima, preludono a una vita migliore. Ma tu non rinunciare all’amore nel futuro, perché a dispetto di quello che ti è successo, esiste. Ma chi non gioca la schedina è solo sicuro di non vincere.

Sincerely yours

Credito foto

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Hermit crab - Coenobita perlatus

L’uomo paguro, quello che non viene mai allo scoperto

Un’amica di Facebook mi fornisce un nuovo, interessante profilo dal mercato degli uomini papabili: l’uomo paguro.

Sapete come fa il paguro no? Gira con la sua casetta sulle spalle a caccia di cibo che, con le sue tenaglione, ingurgita avido.

Appena c’è un rischio, un pericolo, il paguro si ritrae nella sua fortezza. Non solo. Man mano che mangia e che cresce, cambia casa occupandone una più grande lasciata libera da un paguro come lui, ma che è diventato più grosso.

Non solo: il paguro è un simbionte. Se può si procura un’attinia che decide di trasportarsi sulla sua casetta, cioè un animale “adesivo” con tentacoli urticanti che lo protegge e che, per questo, si accontenta delle briciole del cibo che il paguro le lascia.

Kwiktor
Kwiktor

Questa lezioncina di biologia marina, che mi riporta indietro a una mia ricerca delle medie sulla simbiosi ieri, e oggi al mio acquario dove vive da anni un paguro, mi serviva per spiegarvi le dinamiche dell’uomo paguro.

cropped-aqua.jpg

Per l’uomo paguro il cibo sono le donne. Come vedete dalla foto, un paguro è un animale curioso, che può apparire forte (riesce a trasportare pesi non indifferenti) e anche bello, perché può avere colori sgargianti e simil-arcobaleno. L’uomo paguro, quindi, può attrarre le donne. Solo che se ne “ciba”.

Potrebbe essere paragonabile in un certo senso allo sportivo, un profilo che ho già descritto e che potete leggere clikkando qui, ma mentre lo sportivo colleziona trofei e mette in bacheca le donne conquistate (di solito ha anche un archivio con foto ricordo) l’uomo paguro non colleziona, mangia. Anzi, si nutre dei vostri sentimenti.

Quando riesce ad afferrarvi con le sue tenaglie, molto forti, vi sentite prese e soggiogate. Il resto del compito lo fa il carattere dell’uomo paguro. Gli fate domande alle quali lui non vuole rispondere? Si chiude nella sua conchiglia, e non vi risponde oppure vi risponde con una domanda, oppure svicola. Sparisce, non risponde ai messaggi, finché voi non rinunciate ad avere la risposta alla quale tenevate.

Perché non hai risposto al telefono? Ma tu mi ami? Dov’eri ieri sera? Chi è questa che ti manda messaggi o ti mette tutti questi like su facebook? Ma tu vuoi dei figli? Ma tu mi sposerai? Lascerai mai tua moglie? Niente. Lui si ritira nel suo guscio inespugnabile. E se voi cedete rinunciando, per stanchezza o debolezza a ottenere una risposta vuol dire che ormai siete ben salde nelle sue chele, e che lui si sta cibando non solo del vostro corpo, ma anche dei vostri sentimenti.

Dicevo che l’uomo paguro, mangiandosi sempre più donne, cresce e deve cambiare casa. Più vi mangia più acquisisce esperienza, diventa bello grosso, astuto e forte. Quindi a un certo punto lascerà i vostri poveri resti per ghermire un’altra di voi, una casa-donna più grande, comoda, appetibile. Lo farà senza rimorsi, tanto alla domanda “perché mi hai lasciato” o “hai un’altra” risponderà ritirandosi nel nuovo grande guscio. Imprendibile, insondabile, inespugnabile. L’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

E l’attinia, l’animale urticante che si porta a spasso? Di solito è la partner, perché anche l’uomo paguro può essere sposato o convivente o fidanzato, ma questo non gli impedisce di cacciare altre donne. Tanto l’attinia rimane lì, accontentandosi delle briciole che lui gli passa, accontentandosi di farsi vedere insieme a lui, in bella vista sulla sua conchiglia.

Anzi, lo difende con i suoi tentacoli dalle altre donne, che lui comunque riesce a catturare e consumare. Lo perdona ogni volta e lo difende dicendo che sono le prede, non il predatore, le vere colpevoli, e va avanti così. Finché l’uomo paguro non lascia anche lei, quando cambia casa per un guscio più grande e una donna più interessante, un’attinia più urticante e seducente, nuova.

Avete riconosciuto un uomo paguro che sta cercando di stringervi fra le sue chele? Depuratevi dal fascino dei suoi colori e della sua forza, e quelle tenaglie non illudetevi, sono per ghermirvi e controllarvi, non braccia possenti di un uomo che saprà proteggervi.

Avete dubbi? Misurate la sua reticenza, anche sulle piccole cose. Quanto sapete di lui? Quanto vi racconta di lui? Non confondete il suo “lasciarvi parlare” con la capacità di ascoltare le donne e comprenderle: è solo una tattica per non parlare lui ma far parlare sempre voi. Ricordate: l’uomo paguro non viene mai allo scoperto.

Provate a fargli una domanda cruciale per la vostra coppia, sul presente o sul futuro, e se lo vedrete ritirarsi, sparire nella sua conchiglia, non avrete più dubbi. Lui non ha bisogno di mentirvi, la sua forza sta nel non rispondere mai, sta nel ritirarsi nella conchiglia.

Questo è l’uomo paguro e, a meno che non abbiate il desiderio di diventare un’attinia, se imparate a riconoscerlo potrete evitare le sue chele, o una simbiosi poco felice.

Sincerely yours

Foto apertura: globalP

Perché lui ti tratta male?

Couple sitting on couch at home

Che siate insieme da poco, anche solo poche settimane o da anni, se lui inizia a trattarvi male di solito c’è un perché e, il più delle volte il lavoro, lo stress e la frenesia della vita moderna non c’entrano o non sono la causa principale, ma delle aggravanti.

Perché non sto parlando di episodi, ma di un trend, nuovo, costante, in crescendo.

Cosa significa essere trattate male? Lasciamo stare la violenza: un uomo che alza le mani su una donna deve essere lasciato seduta stante, denunciato e in base alla gravità dell’atto mandato in galera. Punto.

No io parlo della “normalità” con cui un uomo può trattare male una donna.

Innanzitutto è fondamentale il confronto con il “prima”. Prima non era così, non è stato mai così lui. Prima lui era magari non un campione di attenzioni ma non era “cattivo”, non feriva, anche nelle piccole cose.

Trattarvi male è rispondervi malamente, ma anche ignorarvi. Oppure sminuirvi o, nei casi peggiori, zittirvi e quindi umiliarvi in pubblico. Ma anche non avere più quelle attenzioni alle quali eravate abituati come coppia.

Si inizia col “dimenticarsi” del bacio quando si rientra a casa, o darlo a mezza bocca, in modo svogliato e sfuggente.

Si inizia non telefonando più a quell’ora per sapere come stai, o ignorare i tuoi messaggi. Non rispondere a domande, non ascoltare mentre parli, portarti fuori al ristorante e stare zitto se non parli tu o guardare il telefonino.

Questo, anche questo è trattare male una donna.

Se succede all’inizio di una storia significa spesso che siete a fine corsa per lui, che ha ottenuto quello che voleva o non gli è piaciuto o ne ha abbastanza o pensava meglio.

Spesso sta corteggiando già un’altra o ha già un’altra e comunque c’è l’ha in testa (o su facebook) e il trattarvi male risponde a un duplice bisogno: fare in modo che voi arriviate a lasciarlo per “stanchezza” e scaricare i nervi, perché adesso lui di voi non ne può più.

Ma se ha un’altra o gli interessa un’altra, o semplicemente voi avete fatto il vostro corso, perché non mollarvi punto? Perché gli uomini, molti uomini, non tutti certo ma molti, non vogliono prendersi questa responsabilità. Allora la provocano. Fanno in mondo, trattandovi male, di essere lasciati. Perché siete state voi, non lui. Chiamatela vigliaccheria, cinismo, opportunismo, ma certi uomini lo fanno. È non sono pochi o una rarità.

Parlavo delle storie nuove in breve defunte. E in quelle di una certa longevità? L’uomo che da partner attento o comunque normale si trasforma in “cattivo” potrebbe avere innanzitutto un’altra donna.

Si sente, in questi casi, un animale in gabbia. Vorrebbe scappare nella giungla con la sua nuova bella, ma ci siete voi sulla sua strada, avete voi le chiavi della gabbia.

Gabbia, rabbia. Scoppia in lui una rabbia che è un misto fra il ribellarsi a voi come catena che lo blocca e il ribellarsi al suo senso della realtà che, magari in presenza di un legame che comunque è stato forte, lo fa sentire in colpa.

E allora lui può arrivare a odiarvi, a considerare voi il fulcro di tutti i suoi guai, non la sua nuova passione. Allora vi attacca, vi tratta male, vi provoca, fino a litigare: sta cercando di giustificare al suo cervello il perché c’è un’altra, sta cercando un lasciapassare per fare quello che vorrebbe fare, perché “vedi come reagisce? È colpa sua, non mia, impossibile vivere con lei, giusto andare con un’altra”.

Gli innamorati ve li ricordate? Hanno la testa fra le nuvole, sono distratti, lo sguardo perso nel vuoto a pensare a lei o a lui, ma sono di buonumore o facili al pianto, ma quello bello. Chi tratta male la sua donna perché non la ama più o ama un’altra ha lo stesso atteggiamento, solo che il buonumore viene sostituito dall’aggressività e il pianto, se c’è, è quello triste dell’amore forse impossibile, quello, spesso, degli amanti.

Lui vi stimava e ora vi critica. Lui era attento, ora scostante. Ma, soprattutto, lui ormai, sempre più di frequente vi attacca, vi tratta male.

Attenzione, ripeto, deve essere un trend in crescendo perché tutti noi abbiamo problemi, ed è “normale” che il partner un po’ se la prenda e si “sfoghi” con chi gli è più vicino, chi più lo capisce. Ma se sono episodi, se dopo chiede scusa, se il barometro non è sempre e solo su variabile nuvoloso pioggia ma ci sono anche solidi e duraturi periodi di alta pressione (guarda caso coincidenti con la soluzione di un problema esterno alla coppia: soldi, salute, lavoro…) allora tranquille, armatevi di pazienza ma parlategli, approfondite, aiutate. Quando il gioco si fa duro si fa squadra, e chi dei due è più forte in quel momento deve sorreggere l’altro.

Ma se piove sempre e iniziano ad arrivare anche le tempeste non aspettate di essere spazzate via dallo tsunami. Affrontatelo. Accusatelo. Fategli vedere i suoi comportamenti, la differenza fra il prima e il dopo.

Parlare è l’unica medicina. Ma non siate sulla difensiva: deve essergli chiaro che avete capito perché vi tratta male e che cosa ne pensate. Perché i casi sono due: o vi sbagliate e allora lui deve cambiare radicalmente o, se tutte queste angherie servono perché siate voi a lasciarlo accontentatelo, lasciatelo, ma dicendogli in faccia che sapete bene qual è il piano.

È lui? Potrebbe stupirvi. Spaventarsi, risvegliarsi dalla passione più onirica che reale per un’ipotetica o vera altra, ed essere preso, finalmente, dalla paura di perdervi. La vostra presa di coscienza e di posizione sarà come una rianimazione del suo cuore malato o distratto, allora.

Ma se non è così siamo alla fine. Ed è bene che voi non soffriate ulteriormente e, soprattutto, inutilmente.

Sincerely yours

Foto: gmast3r iStock

Donne, non tirate troppo la corda dopo il primo incontro

iStock
iStock

Le donne che tirano troppo la corda dopo il primo incontro con un uomo, cioè esagerano con pretese, test di affidabilità e tempi biblici prima di concedere quella che i nostri nonni chiamavano la “prova d’amore”, che tradotto in slang moderno significa “finalmente darcela”, si terranno forse al sicuro da esperienze negative (probabilmente le ennesime nella loro storia sentimentale), ma perderanno altrettanto sicuramente buone occasioni e buoni partner, perché a tutto c’è un limite, e la corda dell’uomo medio italiano, si sa, è in genere corta e spesso fragile.

Meglio sole che male accompagnate? Certo, ma se siete fra quelle che hanno deciso di archiviare sentimenti e sesso perché “non se ne salva uno” è inutile che leggiate questo articolo, ed è forse meglio che vi compriate un gatto, animale che, peraltro, io amo quasi come il cane, ma che è tipico nell’immaginario maschile del ritiro femminile dalle attività sportive.

Battute a parte, le cattive esperienze del passato mi auguro che comunque vi abbiano lasciato un sano margine per farvi, almeno ogni tanto, un “tagliando” divertente e spensierato con qualcuno che forse non vi sposerà, ma vi farà raggiungere almeno un orgasmo. Serenità e spensieratezza (vere, non “forzate”), almeno una tantum, a voi: ve lo auguro davvero.

Ma se non siete delle kabuliste del “adesso basta uomini” e “fanno schifo tutti non se ne salva uno“, o per voi questo è solo un momento di scoramento e passaggio (certi uomini, vi capisco, farebbero passare la voglia di avere una relazione anche alla più passionale delle donne), forse qualche considerazione maschile su questo tema può esservi d’aiuto per rettificare il tiro della vostra gestione delle relazioni amorose, impedendovi appunto di tirare la corda della pazienza dell’uomo medio al punto da farla spezzare prima di capire se lui è un soggetto da “ne vale la pena o no”.

Intendiamoci, chi mi segue su questo blog sa che non sono tenero con l’uomo medio italiano. Questo blog è ricco di profili che descrivono cosa offre in genere il cosiddetto mercato degli uomini papabili, fra single, sposati, separati e divorziati.

Il panorama può essere desolante ma, credetemi, pur facendo il pessimista, di uomini potenzialmente “normali”, e cioè in grado di interessarsi a una donna non solo per le sue grazie, non morti di figa e in grado di costruire una relazione decente e duratura (almeno qualche mese?) ce ne sono. Tre su dieci? Quattro su dieci? Non lo so, ci sono e non sono così rari, testimoniano le mie fonti, che poi siete voi lettrici che mi raccontate le vostre esperienze, passate e contemporanee.

Dunque facciamo il caso che incontriate un uomo che, all’apparenza e di primo acchito, ha una serie di caratteristiche sufficienti per farne la conoscenza reale o, se lo avete conosciuto fuori dai social, proseguire nella famosa e naturale escalation di incontri. Vi piace, è simpatico, è libero (ciò vuol dire single o separato -c’è ne sono tanti-, e comunque in grado di frequentarvi e dedicarvi tempo decentemente).

Avete sezionato il suo profilo facebook scrutando fra i suoi post, avete analizzato le sue fotografie, avete controllato amicizie soprattutto per accertarvi che non sia un pescatore a strascico di donne, avete chattato con lui facendo domande dirette o trabocchetto, alla ricerca di bugie incongruenze o contraddizioni. Lui vi ha risposto gentile, sereno e anche convincente. Insomma, ha superato il primo livello del test “è uno papabile?”. E quindi decidete di accettare un suo invito.

Già invito, ma quale? Voi pensate sempre che l’uomo voglia andare al sodo il più in fretta possibile e non perdere tempo mentre voi siete magari per il caffè, un modo mininvasivo per passare al secondo livello del test senza “compromettersi” con un aperitivo o, “peggio”, una cena.

Anche l’uomo, invece, se vi ha conosciuto solo sui social e ha dubbi sulla vostra reale bellezza (certe foto e filtri fanno miracoli, e voi lo sapete) potrebbe preferire come voi un semplice caffè di partenza ma… se è un “coraggioso” e si dimostra convinto delle vostre “potenzialità di partner”, se vi trova davvero interessante, potrebbe offrirvi subito un aperitivo con possibile sforamento su cena e dopocena, persino direttamente la cena! Orrore! Orrore? E perché ? Il fatto che voglia stare con voi più di un caffè non significa che sia della orrida (appunto) categoria “io ti pago la cena e quindi tu ci devi stare”. Quindi primo consiglio: non tirate la corda e accettate almeno l’aperitivo, persino la cena, perché no.

Il primo incontro faccia a faccia è importante. O si va avanti o ci si saluta, spesso dicendo il fatidico ci sentiamo, mentre io preferirei uno schietto “non sei il mio tipo, scusa, amici come prima”.

Discorsi invece della serie “guarda sono uscita ma ho un periodo no e non voglio o cerco nessuno” o sono veri, e quindi vanno rispettati ma andrebbero fatti correttamente PRIMA di uscire, altrimenti che cazzo ci esci a fare ( non tiratemi fuori la storia dell’amicizia fra uomo e donna che non esiste, Leggete qui), oppure se sono finti e sono un test per vedere se lui, nonostante oggettive e dichiarate difficoltà (della serie questa è una difficilissima da conquistare) va avanti col corteggiamento, non ci siamo.

Gli uomini non vanno smontati ma neanche galvanizzati con una sorta di pretattica, perché esagerare dicendo non voglio nessuno non cerco nessuno non me ne frega niente è dichiarare disinteresse e tirare la corda. Scappa di sicuro quello che vuole una botta e via, ma rischia di scappare, se non subito a breve, anche il più paziente degli uomini normali al quale magari interessate. Quindi se “Non mi interessa più” è un bluff, è un bluff sbagliato e un autogol. Se è vero non usciteci, non esiste un uomo, soprattutto appena conosciuto, che vuole SOLO diventare vostro amico.

Tutti vogliamo portarvi a letto, anche se non tutti vogliono solo quello, ma comunque sempre ANCHE quello. Si chiama NORMALITÀ, non morire di figa. Lo si vede soprattutto in quegli uomini in cui capite chiaramente che non hanno bisogno di elemosinare sesso in giro perché, se come voi sono attraenti o interessanti, le scopate si rimediano sempre.

Non esagerare, non tirare troppo la corda significa anche non pretendere l’impossibile, tipo un contratto scritto. Racconta un caro amico, di solito paziente con le donne e sicuramente di successo con loro, che gli è capitato di recente una nuova conoscente incontrata su un social, una situazione talmente assurda ma così reale da avermi ispirato questo articolo. All’inizio tutto bene sembra: le chat si susseguono in un crescendo rossiniano fino all’appuntamento per un caffè (vi ho già detto che cosa penso del caffè). La ragazza però abita lontano e il mio amico, lei dice, dovrebbe andarci apposta a prendere il caffè, insomma lei pretende una specie di prova d’amore da 600 chilometri circa. Lui, secondo me più che intelligentemente da persona normale, risponde che con gli impegni lavorativi (sì, anche gli uomini lavorano) che ha magari potrebbe associare l’utile al dilettevole, e le chiede di aspettare un’occasione, non distante di secoli, di una sua visita non dico proprio lì, ma magari a un’ora di auto. Apriti cielo. Il mio amico viene investito da vituperi, accuse di pressapochismo e pescatore a strascico, morto di figa e inattendibile… Ma ti chiedo, cara signora neanche tanto imberbe, ma per caso tutte queste pretese da post matrimonio sono il frutto di una consumazione biblica? Di un contratto, di una fideiussione o di un bel cambialone? No? E allora, scusa lo dico io per il mio amico, che cazzo pretendi? Fra di voi c’è la Salerno Reggio Calabria, non vi siete mai visti, mai baciati e tu, per il primo caffè, pretendi il mondo e metti pure in dubbio la serietà di una persona? Ma allora sei peggio della Patata d’oro (leggi qui), che almeno questi casini li fa dopo essere stata a letto col malcapitato, non prima.

Ma lasciamo perdere le tiratrici di corda assurde e torniamo a quelle più reali ma non meno diffuse. Quelle che ci prendi l’aperitivo, ti fanno il secondo test (il primo è quello in chat) e lo passi.
Poi ci fai la prima cena, aridaie con le stesse domande (mixate e cammuffate in modo diverso ma sono le stesse della chat e dell’aperitivo), le superi e non osi neanche tentare di portartela a letto perché si sa, per le donne italiane andare a letto la prima sera con un uomo, per quanto bello simpatico e a prova di test non si fa. E’ disdicevole, poi che idea si fa lui, il mondo… Solo poche donne evolute sono in grado di gestire una decisione del genere.

Sì, ho detto evolute, perché il sesso non deve c’entrare nulla con la storia in atto, non è merce di scambio: l’uomo che pensa “le ho offerto una, due, tre cene ora me la deve dare per forza” è un pirla certo, ma anche la donna che pensa “non gliela devo dare finché proprio non ne può più” è una tiratrice di corda che ci si impicca da sola. Il sesso NON E’ MERCE DI SCAMBIO, E VALE ANCHE PER LE DONNE. E’ semplicemente, normalmente, il gioco più bello del mondo, il linguaggio più profondo, l’esperanto dei sessi, la normalità fra un uomo e una donna che si incontrano e si piacciono.

Quindi non usate il sesso all’orizzonte per prolungare inutilmente i test. Sapete quando devono finire i test? Non contano le cene, gli aperitivi, la supercazzola: i test devono finire quando ci si bacia.

Il bacio è quasi tutto. Quando facevo legge si diceva: dato diritto privato mezzo avvocato. Ecco: dato un bacio sai se puoi andare avanti o no, perché ha un’intimità forse più significativa di un primo amplesso.

Quindi, che fa la tiratrice di corda? Dopo il primo bacio, andato bene (se va male ciao a tutti, è giusto), riprende la litania delle cene, degli appuntamenti interrogatorio, del tornare indietro invece di andare avanti. Cara amica, o sei convinta oppure no. Non sei convinta? Si convincerà lui perché la corda si strappa, e tu avrai perso una persona che ha già dimostrato pazienza e disponibilità, merce rara nel maschio medio italiano.

E sparirà dalla tua vita. Chissà, magari sarebbe stata una bella storia, ma non lo saprai mai, perché hai preferito il terzo grado a una bella, sana, illuminante scopata (anche per te, mica scopa e gode solo lui no?).

Peccato. Anche perché tornare indietro raramente è possibile in questi casi. Perché se lui ha investito parecchio tempo (e denaro, sì di questi tempi conta molto, deve contare molto, fermo restando come la penso io sul tema: leggi qui) fino a che, tirando la corda, si è rotta, non avrà voglia di ripararla. E magari, la volta dopo, la taglierà lui per primo, la corda.

Dico sempre che il mercato degli uomini papabili è spesso disarmante e proprio per colpa degli uomini, ma ci sono casi in cui il concorso di colpa è evidente. A nessuno piace essere tamponato perché avete voluto mettervi il rossetto per la quinta volta mentre siete alla guida…

Quindi fate selezione ma non tirate troppo la corda, amiche mie, piuttosto mandateci a cagare, scusate lo slang, prima, subito, e in fretta. Soprattutto, come dicono le mitiche protagoniste di Sex and the city, “forse la stai tirando alla lunga perché non ti piace davvero”. Ma allora siate corrette come lo sanno essere solo le Superdonne: sganciate in fretta.

Sincerely yours

Il Poke e i linguaggi segreti degli amanti

poke

Sapete che cos’è un Poke? No? Benvenuti fra i non pochi frequentatori di Facebook come me che non lo sapevano. Non perché il Poke sia un mistero (esiste da quando esiste il social più famoso), ma perché viene usato poco recentemente e dopo un successo iniziale, almeno sembra da noi in Italia, se non da certi “addetti ai lavori”, per esempio gli amanti.

Il Poke è una manina (vedi foto) che per me rappresenta una ditata sulla spalla, della serie ehi ciao, ma anche ehi ci sono, oppure ehi chiamami. Esiste una sezione nei comandi di Facebook (che non ricordo neanche più dove sia) dove tu puoi scegliere a chi mandare un poke. Insomma, un modo per approcciare o per ricordare in maniera mininvasiva che esisti a qualcuno.

A parte che c’era già il grande Totò che usava una sorta di poke reale per disturbare il suo interlocutore: ricordo come toccava continuamente col dito l’antipatico di turno per fargli perdere la pazienza, e come ci riusciva bene.

Il poke nella realtà, cioè se lo usassimo fuori dal virtuale per approcciare una donna, penso rischieremmo uno schiaffone o comunque un viatico per il due di picche. Ve la immaginate la ditata sulla schiena con un “scusa posso presentarmi?”…

Il poke comunque è stato oggetto di recente dibattito, non solo sulla mia bacheca di Facebook, e tanti hanno chiesto: ma a cosa serve? Nell’epoca delle faccine credo poco generalmente, mentre resiste il mitico dito Ok alla Facebook. Se vuoi attirare l’attenzione di qualcuno nel messaggio non ci metti un dito ma un fiore, un cuore, al massimo la manina.

E allora a che serve? Sembra serva soprattutto agli amanti, mi hanno raccontato/confessato alcuni adepti della cosa, o almeno a quelli che hanno rischiato come minimo una volta di essere scoperti dai rispettivi “ufficiali” via chat.

Tutti gli amanti si scrivono in chat, e lo fanno spessissimo: c’è chi usa messenger, chi whatsapp, persino qualcuno instagram. Bacini, bacetti, cuoricini, fino alle foto spinte e alle porcate irripetibili (beati gli amanti che si divertono anche così, sesso H24).

Il problema è che scripta manent, e basta un attimo di distrazione perché quella scatola nera della nostra vita che è il telefonino cada nelle mani sbagliate, senza contare che se la nostra password è la data di nascita o 12345, prima o poi, non ci sarà neanche bisogno di sottrarci il telefono per farsi gli affari nostri, e poco conta che sia un reato… Un marito sospettoso o, peggio, una moglie con dei dubbi, dei risvolti penali di quello che fa nel guardare la posta degli altri in quel momento non interessa nulla, vuole sapere dei risvolti “penieni”, anche a costo di improvvisarsi detective.

Quindi gli amanti che usano il poke (più discreto di uno squillo di telefono o di un messaggio in lettere più o meno chiare, tipo “ci sono”… vallo a spiegare quel “ci sono” poi) pare siano quelli più scafati o che si sono già presi uno spavento perché quasi scoperti, ma sono sopravissuti alla fatidica domanda: “chi è questo qui/questa qui che ti manda il cuoricino?”, ammesso che abbiate avuto la fortuna che fosse un cuoricino e niente altro di più esplicito…

Questi sopravissuti all’incidente potenzialmente letale per il matrimonio e simili, forti dello spavento e della lezione impartita, dunque si sarebbero fatti molto più attenti.

Le loro comunicazioni fra amanti sono diventate più accorte, mi racconta per esempio Anna, 41 anni, amante da un anno, sposato lui sposata lei. E dato che è impossibile per gli amanti, visto il tempo a disposizione, parlarsi sempre al telefono (per esempio di notte), i nostri amici (quanti ne conosciamo, e quanti di noi sono stati amanti!) hanno dovuto industriarsi.

Così rieccoci con il poke, messaggio poco capibile per gli eventuali osservatori scomodi, qualcosa di non leggibile immediatamente e chiaramente (al massimo vi beccherete la domanda: chi è questo qui che ti manda un dito? Alla quale la stragrande maggioranza risponde boh, sarà un errore) ma subito traducibile per il linguaggio segreto degli amanti.

Ed ecco che poke allora diventa “sei libera”?, “puoi parlare, chiamare?”, oppure, per i più sgamati significa “Vai di là”.

Vai di là di solito è una mail con nome finto che i due amanti si sono scambiati per passarsi soprattutto fotografie di un certo tipo, un classico dell’amantato. Ma pochi usano questo metodo perché, mi spiega sempre la mia amica Anna, la mail non è una chat, può andar bene se foto e messaggi te li vuoi tenere o li leggi in un secondo tempo, ma vuoi mettere col bello della chat che ha il dialogo immediato e che ti infiamma sempre di più? Allora meglio qualcosa tipo Telegram.

Telegram? In effetti, quando i miei amici (non solo Anna) mi hanno fatto scoprire questa chat tempo fa, mi sono detto: beh, sembra fatta apposta per la segretezza. Ha un codice aggiuntivo per entrarci (o l’impronta del dito, comodissima se hai il telefono con questa opzione), puoi iniziare una conversazione segreta con lei o con lui che ha un timer di autodistruzione che imposti (va da pochi minuti a ore e giorni) e che cancella, udite udite, non solo quello che hai scritto tu sul tuo telefono, cosa che gli amanti dovrebbero già fare di deafult per far sparire le tracce compromettenti (ahia, quante dimenticanze…), ma anche dall’altra parte sparisce istantaneamente tutto, cioè sul telefono di chi riceve i tuoi messaggi. E non credo siano molte le chat che consentono una cancellazione totale bilaterale timerizzata del genere, ditemi voi se sbaglio.

Quindi la sequenza dell’amantato 2.0 sarebbe il poke e poi ci si trova su telegram o in altri lidi, se non vogliamo avere neanche le notifiche (criptate in questo caso) che ci avvertono di un messaggio.

Il poke dunque sopravvive, almeno nei racconti di chi ha voluto confidarsi sul suo uso “promiscuo” (termine ironico, sapete quanto sia indulgente sul sesso e sulle storie parallele…), fra gli amanti delle chat e non solo.

Ma in effetti da noi sembra che pochi lo usino e lo conoscano o, forse, hanno smesso di usarlo dopo i primi tempi, per comodità o prese più… dirette.

E nonostante il fatto che i numeri degli amanti rappresentino un “mercato” potenziale enorme: secondo le stime, immagino per difetto (non si risponde volentieri a certi sondaggi, o forse non si dice sempre la verità, come con le domande sul sesso tipo “quanto duri” o “quanto ce l’hai grande”), il 60% degli uomini ha tradito almeno una volta e lo ha fatto anche il 50% delle donne.

Io però tutti questi poke da amanti non li vedo. Ma forse perché non vanno fatti vedere… Il codice del silenzio è condanna e insieme salvezza (e tensione erotica, why not) di due non liberi che si amano.

Che ne pensate? Voi usate il poke? E perché?

Sincerely yours

Nuove coppie: le regole per iniziare bene per lui e per lei

Un’amica mi chiede: ma nel momento in cui ti piace un uomo e decidi di metterti insieme a lui dopo qualche tempo di frequentazione (il solito sequel di aperitivo, cena e poi finalmente si deve decidere se quagliare) ci sono delle regole morali che i due dovrebbero rispettare?

Due cose mi vengono subito in mente: la parola regola, in amore, non mi piace molto. L’amore e, soprattutto il sesso, non hanno regole, sono refrattari alle regole, sono abiti su misura. Morali poi mi suona da censorio e beghino, tipo quelli che additano gli amanti come infami zozzoni traditori senza chiedersi il perché e il percome un uomo e una donna impegnati cercano amore sesso sentimenti emozioni (in parte o tutti) fuori dalla sacra famiglia.

Detto questo e riflettendoci bene però trovo che alcune regole di ingaggio, termine che i militari usano per definire quando è lecito rispondere al fuoco nemico, ci siano. Provo a sintetizzarle per lui e per lei, poi giudicatene voi la bontà.
Ricordo che parliamo di una coppia ai primi momenti, ore e giorni di relazione.

Regole per lui

1. Verità

L’uomo se va male tende a essere bugiardo o se va bene silenzioso e reticente, di solito o perché nasconde qualcosa o perché non vuole rogne, non vuole litigare o comunque sentirsi pippe da lei. La prima regola è Verità. Lasciando stare i casi limite di bugie (tipo sono single e non lo è) un uomo dovrebbe presentarsi, l’ho detto tante volte e lo ripeto, come a un colloquio di lavoro: almeno non vendere quello che non è e non sarà mai, pena ottenere il posto di lavoro (in questo caso nel vostro cuore e letto) e non saperlo sostenere. Chi mente pone già la parola fine al primo capitolo di un libro brevissimo sulla coppia. 

2. Dedicare tempo a sufficienza. 

Noi uomini dedichiamo molto tempo alla donna, soprattutto all’inizio, a scopo puramente sessuale. La verità è che su 24 ore passate con lei 12 le destineremmo ad atti sessuali in comune o goduti come piacere ricevuto e non ricambiato, 8 a dormire e il resto a mangiare. Le donne invece possono anche reggere le 12 ore di sesso (in realtà a loro ne basterebbero 3 ben fatte), in genere dormono meno di noi e mangiano meno di noi ma hanno uno spazio “coccole e parlare” che noi non possiamo fare finta che non esista o prenderlo in considerazione solo per arrivare più in fretta al letto. Dobbiamo rivedere da subito la nostra tempistica. 

3. Non promettere l’impossibile

Il maschio, per andare in gol, spesso promette la luna a una donna. Lo fa per strategia, a volte per eccesso di entusiasmo, spesso per ottenere più favori sessuali o calmarne le “pretese”. Vacanze, weekend, regali, case, convivenza sono cose importanti: promettere di andare a vivere insieme presto, o di fare tutte le vacanze insieme quando sappiamo che non possiamo farlo a breve è scorretto e deleterio per la coppia. Peggio se non diciamo che noi di figli ne vogliamo o facciamo i possibilisti, quando sappiamo in cuor nostro che quelli che abbiamo sono già “troppi” o non ne vogliamo più. Non si bara su questi fondamentali.

4. Avere il coraggio di lasciarla

Lasciarsi non è un problema immediato (almeno spero) della coppia appena formata, ma nelle regole d’ingaggio pre-relazione deve esserci, per lui, l’impegno ad avere il coraggio, un giorno, di dire ti lascio, se toccherà a lui. Perché l’uomo medio non lascia mai, si fa lasciare. E per farsi lasciare spesso umilia o tratta così male la compagna da farla soffrire al punto che lei prende la decisione. Ma in realtà l’ha provocata lui per non sentirsi colpevole, quando magari per ottenerla si è coperto di colpe ben più gravi e dolorose di un addio fatto bene, spiegato e comunicato nei dovuti modi (non con un messaggino, mi raccomando!). 

5. A letto conta il suo orgasmo, non il tuo

Il sesso, ripeto, non ha regole. Ma si sa che l’uomo, in genere, è più assetato di sangue della donna e tende a fare cose, prendendosele d’imperio, che magari a lei non piacciono. Il rapporto anale “senza preavviso” e dovuta preparazione (un uomo se lo deve meritare) è un esempio, ma anche il pretendere troppi rapporti senza preliminari o fellatio senza un grazie, se lei non è d’accordo o in qualche modo tollera le richieste per farvi piacere non va. L’orgasmo della donna è il vero metro del piacere di coppia, non quello dell’uomo, che può essere frutto di una eiaculazione precoce sulla quale si sorvola, tanto… Eh no cari signori, il sesso è bello se si gode in due, sempre e democraticamente. Se poi lei ha i nostri gusti e viceversa, o a letto è un “maschio ( le mie donne preferite, piene di fantasia e iniziativa), tanto di guadagnato. 

Regole per lei

1. Non pensare solo di appendere il cappello 

Molte donne che conosco hanno superato i 35 anni, sono reduci da un divorzio e hanno figli da precedenti matrimoni. Trovo assolutamente lecito che si facciano dei film sulla famiglia in grado di funzionare da più punti di vista, quando conoscono un uomo, soprattutto se sono madri. Quindi, quando conoscono un uomo interessante, trovo lecito che pensino a quanti soldi ha, se vuole dei figli o accetta quelli esistenti, se vuole mettere su famiglia solidale no. Ma… sono pensieri e valutazioni che non possono essere la causa prima del fatto che decidiate di mettervi insieme a una persona. La valutazione prima non è sul portafoglio o sulle sue intenzioni a medio termine, ma sulla persona punto. Vi piace? Vi fare ridere? State bene con lui? Da qui si inizia, non dal conto in banca. Altrimenti siete fra quelle che vogliono solo appendere il cappello. È probabilmente non ci riuscirete se agite così, manco quello.

2. Non fate le profumaie

La profumaia è la donna che te la fa pesare fino alla morte. Te la fa annusare, vedere, magari toccare, ma non si fa scopare finché l’uomo non è stremato. O scappa. Esiste un tempo fisiologico per decidere di andare a letto con un uomo. Personalmente, trovo che possa essere anche la prima sera, se il feeling è quello giusto. Il sesso, come il bacio, non mentono, quindi perché procrastinare troppo il letto? Prima è prima saprete se lui è l’uomo giusto perché, credetemi, una buona sessualità di coppia fa l’80% della felicità di coppia. Lo so, c’è la storia che se la dai la prima sera magari qualcuno (forse lui, se è un limitato) può pensare che sei una “facile” ma sono grandi cazzate. Posso capire quindi che rimandiate a qualche “giro” dopo, ma se tutto va bene, la prova del nove (si chiama bacio) è stata superata, non c’è motivo per resistere. O voi non avete voglia, e allora meglio non pigliare in giro nessuno e aspettare quello che vi accenda come una torcia subito, o indugiare significa solo far incazzare e rischiare.

3. Non fate le patate d’oro.

Na lavada n’asugada la par neanca adoperada. Per quanto siate belle e desiderabili, la patata d’oro non esiste. Quindi è giusto che siate consce della preziosità della vostra patata, che la gestiate al meglio concedendola solo a chi se la merita davvero, ma non solo non è d’oro e non si sciupa (na lavada n’asugada…), non vi dà nemmeno il diritto di accampare pretese assurde. Conosco donne che dopo il primo rapporto sessuale pretendono che l’uomo sottoscriva cambiali e mutui sentimentali per la vita perché “ormai te l’ho data, è la cosa più preziosa che ho è quindi da ora in poi tu sei mio e devi fare quello che voglio io”. Vi ricordo che nessuno è obbligato ad andare a letto con nessuno, che lo scambio di fluidi e di godimento (spero) è reciproco e non dà diritti alcuni, contrattuali, matrimoniali o relazionali. È solo il primo grande step di una nuova coppia, e serve soprattutto per capire se funzionate bene insieme. Non è un’arma di ricatto o di pressione. È non è d’oro. E le miniere che la offrono, la patata d’oro o simil oro, sono molto diffuse.

4. Siate donne, sempre

Quando ci innamoriamo di voi siete delle strafighe. Tacco 12, abitini da erezione da impiccato, ben truccate, profumate. E chi non vi salterebbe addosso ogni minuto? Dormite nude o vi presentate con dei completini intimi da congiuntivite. Ecco, non deve essere la collezione della settimana della moda e poi segue un anno di saldi col pigiama antistupro. Curatevi. E anche noi ci faremo la barba e la doccia, promesso!

5. Rimanete zoccole

Zoccola, termine dispregiativo per alcuni “illuminati” che invece, in certi contesti fra partner, assume significati goderecci ed eccitanti. E che ha una valenza positiva, se lo guardiamo con la lente della giusta sensualità e seduttività femminile e di coppia. In proposito vi racconto un aneddoto. A tavola 5 amici parlano dei loro datati matrimoni. A un certo punto uno dei 5 chiede: chi è ancora fedele di voi? Uno alza timidamente la manina. Scoppia la risata corale ironica. Ma il miglior amico del “fedele”, che è presente, si alza e lo difende: guardate, cari signori, che lui è davvero fedele a sua moglie! E sapete perché? Perché sua moglie è rimasta zoccola come quando si sono fidanzati, fanno ancora i numeri a letto loro! Così lui non ha bisogno di cercare del buon sesso fuori di casa. E le nostre? Erano zoccole anche loro, si sono trasformate in mogli! Insomma, il vecchio segreto del matrimonio che funziona dei nostri nonni che diceva “signora in salotto zoccola in camera da letto” è l’antidoto migliore alle corna nei secoli dei secoli. 

Mi pare che sia tutto. Magari non saranno regole auree come la patata d’oro, ma li trovo buoni consigli, che seguirei se fossi in me.

Sincerely yours

Foto

“Couple” by David Hepworth is licensed underCC BY 2.0